Revisionismo

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Il termine revisionismo indica una linea di pensiero o di condotta di chi sostiene la necessità di correggere opinioni e tesi (correnti o dominanti) in campo ideologico, politico o storico ritenute scorrette.

Esempi di revisionismi[modifica | modifica sorgente]

Diversi sono gli esempi di revisionismo:

  • nell'ambito della prassi marxista sono qualificati con questo nome i movimenti riformisti della fine del XIX secolo o, nel secondo dopoguerra, chi non si conformava alla leadership dell'URSS
  • In politica estera, il revisionismo indica la volontà a rivedere trattati internazionali come avvenne per
    • la Germania nei confronti dei trattati di pace e delle clausole dei risarcimenti del 1919-1920.
  • nell'ambito della storiografia coloro che reinterpretano eventi opponendosi a teorie consolidate
  • viene definito sia come revisionismo dell'Olocausto sia come negazionismo dell'Olocausto un atteggiamento secondo il quale lo sterminio premeditato e volontario degli Ebrei non sarebbe avvenuto e sarebbe "un'invenzione delle potenze alleate per giustificare la debellatio della Germania nel 1945 e la nascita dello Stato di Israele nel 1947". Queste tesi sono contigue (e spesso si sovrappongono) fra loro e con altre che discutono i problemi della genesi della seconda guerra mondiale e sulle dimensioni, modalità e sull'intenzionalità dell'Olocausto, causando non pochi problemi di ordine etico, legale, politico e metodologico al dibattito nella comunità scientifica.

Revisionismo della prassi marxista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Revisionismo del marxismo.

La parola Revisionismo è utilizzata per indicare una revisione radicale delle idee di Karl Marx e di Friedrich Engels in materia di lotta di classe e di dittatura del proletariato.

In questo senso revisionisti sono i movimenti europei laburista e socialdemocratico che, in opposizione al movimento comunista hanno auspicato sin dal XIX secolo la trasformazione in senso socialista dello Stato borghese nel rispetto delle libertà politiche e nell'accettazione del metodo democratico. Per questa ragione storicamente in campo politico revisionismo è sinonimo di socialismo riformista. Ma esistette pure un revisionismo di sinistra identificabile nel sindacalismo rivoluzionario.

In seguito alla trasformazione marxista-leninista dei movimenti comunisti, revisionismo è diventata anche l'accusa che i partiti comunisti, che fino a tutti gli anni settanta del 1900 si ispiravano alle direttive di Mosca, rivolgevano non solo alla Socialdemocrazia europea ma anche a tutti quei partiti comunisti che non riconoscevano il primato e le direttive del PCUS.

Accuse di revisionismo furono, ad esempio, portate dai sostenitori della politica staliniana al maresciallo Tito per la sua re-interpretazione del comunismo nel suo paese (l'allora Jugoslavia) e poi a Nikita Khruščёv per il ripudio del principio marxista-leninista della inevitabilità della guerra e perl'accettazione della coesistenza pacifica.

Il governo della Repubblica Popolare Cinese nel 1976, con la scomparsa del leader Mao Tse-tung, indicò come revisionisti i partiti comunisti italiano e sovietico, respingendo i rispettivi telegrammi di cordoglio.

Revisionismo storiografico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Revisionismo storico.
« Vi sono Paesi in cui "revisionismo" ha conservato un significato negativo e porta cucito sul petto, anche quando passa da un contesto all'altro, un marchio d'infamia. Sono quelli il cui linguaggio politico è stato marcato da una lunga presenza comunista. In Italia ad esempio, l'aggettivo "revisionista" quando fu applicato alle opere di Renzo De Felice sul fascismo conteneva una nota di biasimo, era pronunciato a bocca storta e suggeriva implicitamente ai lettori la stessa cautela che i preti raccomandano ai loro allievi nel momento in cui debbono autorizzare la lettura di un libro interdetto.

Non credo di essere più revisionista di quanto debba essere abitualmene un qualsiasi studioso di storia. Ma se rifiutassi di fregiarmi della parola concederei un punto al gergo comunista e darei un contributo al cattivo uso che della parola si è fatto in Italia per molti anni. Ecco quindi le "confessioni di un revisionista". »

(Sergio Romano, dall'introduzione di Confessioni di un revisionista - Ponte alle Grazie - 1998.)

La storia - in quanto scienza umana - quando vede applicato il metodo scientifico alla propria materia è intimamente revisionista.

« ogni storico è un revisionista ma la sua preoccupazione ed il codice deontologico connesso alla sua professionalità gli impongono di operare applicando una appropriata metodologia, di applicare un corretto trattamento delle fonti e di operare analiticamente senza preconcetti. »

[senza fonte]

L'uso politico che continuamente viene fatto delle vicende storiche, tuttavia, impone spesso obtorto collo coloriture di fazione alle tesi revisioniste, che per questo spesso non vengono dibattute per il loro intrinseco valore scientifico, ma solo per le ricadute politiche che esse possono avere, in particolare quando queste coincidano con una critica delle basi storico-mitiche di un potere politico costituito. Il primo caso di revisionismo storico in tal senso può essere considerato lo smascheramento della cosiddetta "Donazione di Costantino" ad opera del filologo Lorenzo Valla.[senza fonte]

A causa del fatto che analogamente al revisionismo anche alcune correnti di pensiero che negano in tutto o in parte l'olocausto ebraico durante la seconda guerra mondiale "revisionano" in qualche maniera una visione del passato, queste vengono definite "revisionismo dell'olocausto". Tale corrente viene però definita "negazionismo dell'olocausto" dai detrattori, ma in realtà bisogna considerare che qualunque revisionismo nega in qualche modo qualcosa introducendo nuove informazioni e spesso sostituendolole a quelle considerate sbagliate, riduttive o di parte.

Secondo diversi critici il negazionismo avrebbe forti affinità con la cosiddetta "teoria (o sindrome) del complotto".

Revisionismo dei trattati di pace[modifica | modifica sorgente]

È fatto particolare riferimento in diritto internazionale alla politica estera tenuta da alcune potenze europee, vincitrici e sconfitte, che denunciavano le ingiuste clausole della pace sottoscritta a Versailles nel 1919, con particolare riferimento alla determinazione dei nuovi confini nazionali. La Germania, quale prima potenza sconfitta, contestò, specialmente con l'avvento del Nazionalsocialismo i suoi confini di fatto determinati dai vincitori.

Oggetto di contestazione furono i seguenti territori:

  • Carelia: una parte dell'istmo con la pace di Tartu (1920) fu ceduta alla Finlandia, mentre la zona orientale divenne una repubblica autonoma dell'Unione Sovietica. Le minoranze finlandesi portarono il governo di Helsinki a rivendicare anche la parte orientale, senza tuttavia ottenere alcun risultato. Di contro le richieste sovietiche di cedere l'intera Carelia e la base militare di Hankoe scatenò la "Guerra d'inverno" 30 novembre 1939. Nonostante la strenua difesa, il governo finlandese fu costretto alla pace di Mosca ed a cedere gran parte dell'istmo e Hankoe.

Ma, alleatasi con la Germania (25 giugno 1941), la Finlandia liberò i territori perduti e si prese quasi tutta la Carelia russa fino alla controffensiva sovietica della primavera 1944.

  • Cecoslovacchia: la nuova repubblica ebbe i primi attriti con la Germania nazista nel 1933 a causa della politica "pangermanica" promossa da Hitler, nello sforzo di riunire tutti i territori marginali (Rand-Gebieten) in un "Grande Reich". I monti Sudeti erano allora abitati da circa 3 milioni di Tedeschi che si erano organizzati in un partito nazista locale. La debole politica internazionale britannica ne permise l'annessione tedesca il 1 ottobre 1938, atto preliminare per l'imminente occupazione di Praga. Il 14 marzo 1939 con l'invasione della Boemia da parte dei tedeschi, la Slovacchia si dichiara indipendente, ponendosi sotto il protettorato tedesco 23 marzo 1939). Il nuovo stato satellite della Germania, si estese su parte della Rutenia carpatica, annettendo 38.055 km² con una popolazione di 2.653.564 abitanti nel 1940. Il governo fantoccio sostenuto dai tedeschi fu presieduto da monsignor Jozep Tiso fino all'occupazione sovietica nel 1944.
  • Lituania: indipendente dal 1918, entra subito in conflitto con la Polonia che occupa Vilna e Grodno. Il governo lituano di Kaunas riconobbe solo in parte l'annessione nel 1938. Nel 1939 la Lituania è costretta dalla Germania a cedere Memel ed il 28 settembre 1939, con l'assenso del governo di Berlino, è occupata ed annessa dall'Unione Sovietica.
  • Transcarpazia (o Ciscarpazia, o Rutenia carpatica): per una estensione di circa km². 12.800, con lo smembramento dell'Austria-Ungheria, fu ceduta alla nuova repubblica della Cecoslovacchia, ma con l'Accordo di Monaco e le pressioni del governo tedesco nel settembre 1938 fu riconosciuta dal governo di Praga come entità politica autonoma amministrata da un "governo ruteno" con sede a Uzgorod, sostenuto da Ruteni filotedeschi. Il 2 novembre 1938 la parte a sud-ovest, posta tra i fiumi Uz e Tibisco fu annessa dall'Ungheria, mentre il governo ruteno si trasferì a Chust. Quando i tedeschi nel marzo 1939 occupano Praga gli Ungheresi si decidono ad occupare tutta la regione il 16 marzo 1939, tenendola fino all'arrivo dei Sovietici nell'ottobre 1944.
  • Transilvania: l'annessione dell'intera regione da parte della Romania, sancita dal Trattato del Trianon, fu sempre contestata dal governo ungherese. Con il secondo arbitrato di Vienna Ciano-Ribbentrop del 30 agosto 1940, la parte settentrionale con Oradea Mare e Cluj-Napoca fu annessa all'Ungheria fino alla restaurazione dei confini prebellici nel 1947.
  • Schleswig: la regione baltica fu contesa tra la Germania e la Danimarca dal 1849. Annessa nella sua totalità dalla Germania dopo la campagna vittoriosa del 1864, a seguito di plebiscito la parte settentrionale tornò nel 1919 alla Danimarca. Fu nuovamente annessa dalla Germania nel 1940 fino al 1945.
  • Memel (Klàipeda): nel 1919 col trattato di pace di Versailles la città ed il suo distretto è ceduta dalla Germania per circa 2657 km². ed internazionalizzata. Tuttavia, avendo una popolazione lituana, nel 1923 è occupata dalla neo repubblica di Lituania a cui viene ufficialmente riconosciuta l'8 maggio 1924. Occupata da Hitler il 23 marzo 1939 è occupata dai Sovietici nel gennaio 1945.
  • Danzica: la città ed il suo distretto (1952 km²) nel 1919 divenne città libera sotto l'amministrazione della Società delle Nazioni in territorio doganale polacco. Il grave contrasto germanico-polacco per la presenza di una forte maggioranza tedesca e l'assenza di una concreto accordo per il cosiddetto "corridoio polacco" fu una delle cause della Seconda Guerra Mondiale.
  • Poznania: la regione di Posen (27.443 km²) apparteneva alla Prussia dal 1793 e nel corso del XIX secolo era stata pesantemente germanizzata. Il 27 dicembre 1918 fu deliberata la propria unione alla Polonia, ma presto per la presenza di forti minoranze tedesche si appuntarono le rivendicazioni di Hitler che dopo il settembre 1939 l'annetté direttamente al Reich fino al 1945.
  • Malbork: la città prussiana fu data alla Polonia con il cosiddetto corridoio polacco, finché con il plebiscito cittadino del 1920 tornò alla Germania (Marienburg) fino al 1945.
  • Hultschin (Hlucin): la città ed il suo distretto di 328  km² fu ceduta nel 1919 dalla Germania alla Cecoslovacchia, nonostante le contestazioni polacche, ma fu ripresa da Hitler con i Sudeti nel 1939.
  • Jaworzno: il 10 agosto 1920 il distretto slesiano di Spisz fu assegnato parte alla Polonia e parte con la città alla Cecoslovacchia. Ma la Polonia ricorse alla Società delle Nazioni, non riconoscendo tale ripartizione ed ebbe l'acordo di facilitazioni economiche e di traffico sulla frontiera il 6 maggio 1924.
  • Teschen: la città vicina al confine polacco fu ceduta a questa dall'Austria nel 1919, facendo nascere gravi controversie con la Cecoslovacchia, finché con la "Conferenza degli ambasciatori" del 2 ottobre 1920 la città fu divisa in due parti (polacca e ceca). La Polonia, apporfittando della crisi cecoslovacca la occupa totalmente il 2 ottobre 1938, ma l'anno dopo è annesa da Hitler finché nel 1945 si ritornò alla primitiva divisione del 1920.
  • Saarland: il distretto minerario della Sarre (2567 km²), nonostante le rivendicazioni francesi, fu tolto alla Germania ed amministrato dalla Società delle Nazioni, mentre lo sfruttamento delle miniere divenne di proprietà francese. Fu stabilito di fare nel c1935 un plebiscito perché la popolazione scegliesse a quale sovranità appartenere (francese o tedesca). La consultaizone popolare del 13 gennaio 1935, grazie anche all'abile propaganda nazista decretò con il 90,76% del voti favorevoli il ritorno alla Germania.
  • Alsazia: annessa dalla Francia nel 1919, ebbe però un forte movimento autonomista guidato dall'abate Haegy e dal dott. Ricklin, sotto la regia di Hitler che la invase il 15 giugno 1940 di fronte all'atteggiamento passivo della popolazione cattolica che era contraria ai governi popolari francesi. Tale rimase fino al febbraio 1945.
  • Eupen e Malmedy: il piccolo distretto belga (998 km²) era stato annessoa dalla Prussia nel 1815 ed assegnato poi al Belgio per motivi militari nel 1920. Ma le mire revisionistiche di Hitler portarono nel 1940 alla sua annessione al Reich con l'adiacente territorio di Moresnet in amministrazione autonoma belga (5,5 km²) fino al 1945.
  • Tracia: annessa nel 1913 dalla Bulgaria ad ovest della Marizza e ad est del Mesta, con parte della costa del Mar Nero presso Malko Tirnovo, nel 1919 la parte costiera è ceduta alla Grecia, finché nel 1941 la Bulgaria la rioccupa fino al 1945.
  • Dobrugia: contestata sin dal 1878 tra la Romania e la Bulgaria, con la pace di Bucarest del 1913 fu divisa tra i due regni e il confine fu confermato dalla Pace di Neuilly del novembre 1919. Tuttavia la Bulgaria continuò a rivendicarne l'intera parte meridionale essendovi una maggioranza bulgara. Con l'accordo di Craiova del 7 settembre 1940, appoggiando la politica revisionista dell'Asse ottiene dalla Romania il cosiddetto "Quadrilatero" fino al 10 febbraio 1947.

Revisionismo della seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Particolare posto nell'ambito del revisionismo scientifico a causa della sua contiguità con varie forme di negazionismo e giustificazionismo è quello che riguarda le origini politiche della Seconda guerra mondiale e le sue conseguenze.

  • La critica dei processi di Norimberga. Alcuni revisionisti discutono le basi giuridiche di tali processi e la loro legittimità procedurale. Altri invece si concentrano su aspetti come la presunta falsificazione o la presunta speciosità delle prove prodotte dall'accusa, il fatto che i vincitori avrebbero, a loro avviso, commesso crimini paragonabili (se non maggiori, per la pura quantità numerica) a quelli degli sconfitti (come i gulag sovietici, i massacri di prigionieri di guerra e l'averli privati di cibo, i bombardamenti indiscriminati sui civili, l'utilizzo di bombe atomiche e l'invasione di stati filotedeschi neutrali). Secondo alcune fasce più estremiste dei revisionisti di questo argomento - coincidenti col negazionismo, l'olocausto sarebbe poi stato ideato proprio per sminuire con un fantomatico crimine immane i crimini reali compiuti dai vincitori e quindi giustificare la loro intera condotta.[senza fonte]
  • La "teoria del complotto giudaico". Negli anni cinquanta emersero due argomentazioni che contestavano la responsabilità tedesca della seconda guerra mondiale: la prima sostiene che il Weltjudentum (ebraismo mondiale) avrebbe dichiarato guerra alla Germania nel 1933, e i nazisti, come partito al governo della nazione, avrebbero semplicemente risposto alla minaccia; la seconda argomentazione sostiene che, poiché negli anni trenta, sotto la guida di Hitler, la Germania era divenuta una potenza industriale e militare, le potenze occidentali avrebbero cospirato contro di essa sostenendo la Polonia, e avrebbero quindi provocato la seconda guerra mondiale.
  • Alcuni storici revisionisti, ad esempio Charles A. Beard, sostengono che gli Stati Uniti siano in parte colpevoli di aver causato il conflitto per l'eccessiva pressione sul Giappone nel 1940-41 e per la mancata ricerca di compromessi.[1]
  • Il politico statunitense Patrick Buchanan ha sostenuto che la garanzia franco-britannica di difendere la Polonia dall'espansionismo tedesco abbia incoraggiato il governo polacco a non cercare un compromesso sulla questione di Danzica, sebbene Francia e Inghilterra non fossero in grado di soccorrere la Polonia e il governo tedesco avesse proposto in cambio un'alleanza tra Berlino e Varsavia all'interno del Patto Anticomintern.[2] Buchanan afferma che in tal modo una disputa di confini sia stata trasformata in un catastrofico conflitto mondiale, col risultato di consegnare l'Europa Orientale, Polonia inclusa, alla Russia stalinista.

Negazionismo dell'olocausto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Revisionismo dell'Olocausto.
« C’è un legame di continuità tra la politica nazista di occultamento delle prove del genocidio e le attività di alcuni presunti storici che da qualche tempo tentano di convincere il mondo che la Shoah sia la “grande impostura del ventesimo secolo”. Secondo questi autori, Auschwitz e le camere a gas naziste non sarebbero altro che un’invenzione della propaganda alleata, di matrice sionista, per estorcere riparazioni di guerra alla Germania sconfitta, allo scopo di finanziare lo stato di Israele. Solitamente ci si riferisce ad essi con l’etichetta di revisionisti (appellativo con cui essi stessi amano autodefinirsi), ma la storiografia ufficiale preferisce chiamarli negazionisti. Il motivo è semplice: mentre ogni storico che si rispetti è revisionista, nel senso che è disposto a rimettere costantemente in gioco le proprie conoscenze acquisite qualora l’evidenza documentaria lo induca a rivedere le sue posizioni, il negazionista è colui che nega l’evidenza storica stessa. Se il progresso scientifico consiste nell’avvicendarsi di paradigmi, allora ogni sostenitore di un nuovo paradigma è revisionista: Copernico era revisionista rispetto al sistema tolemaico, i sostenitori dell’innocenza di Dreyfus erano revisionisti rispetto a coloro che emisero il verdetto di colpevolezza nel 1894, e così via.. »
(Valentina Pisanty)

Il revisionismo sull'Olocausto è un ambito che tende ad assumere caratteristiche scientifiche o antiscientifiche che spesso si confondono e si sovrappongono fra di loro. In genere il revisionismo scientifico tende ad analizzare le fonti e le modalità della persecuzione antiebraica tedesca, senza argomenti preconcetti. Il revisionismo antiscientifico (o parascientifico) invece parte dal presupposto che lo sterminio di milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale non sia mai avvenuto (o sia avvenuto in proporzioni enormemente minori a quanto conclamato) e pertanto viene definito più propriamente negazionismo.

Principale argomento del negazionismo sull olocausto:

  • Sull'olocausto, il negazionismo sostiene, con varie argomentazioni, che esso non sarebbe mai avvenuto, pur accettando che una persecuzione vi sia stata, ma sostanzialmente quasi "indolore" fin quando la Germania, devastata dalla guerra, non ha potuto più assicurare cibo e assistenza sanitaria agli internati nei ghetti e nei lager, che avrebbero quindi iniziato a morire in gran copia, ma sempre in un numero molto inferiore ai 4 o 6 milioni comunemente accettati dalla storiografia ufficiale.

Il "padre del negazionismo" è considerato Paul Rassinier. Il punto focale del movimento revisionista è costituito dall'Institute for Historical Review, dal periodico di tale istituto e dal congresso annuale tenuto e popolato da studiosi tra i quali il direttore dell'istituto Mark Weber, David Irving, Robert Faurisson, Ernst Zundel, Germar Rudolf e David Cole.

Le posizioni scientifiche revisioniste sull'Olocausto invece dividono gli studiosi in due gruppi, chiamati essenzialmente "intenzionalisti" e "funzionalisti"

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Funzionalismo contro intenzionalismo.

Altri negazionismi e loro rapporto col revisionismo storiografico[modifica | modifica sorgente]

Esistono anche altri negazionismi, normalmente riguardanti persecuzioni e stermini contro popolazioni minoritarie o sconfitte. In particolare sono oggetto di aspro dibattito le cifre e le modalità di persecuzione degli:

  • Armeni durante la grande guerra (da parte dei turchi ottomani e dei curdi)
  • Montagnard in Vietnam dopo la riunificazione del Paese (da parte dei vietcong)
  • Italiani d'Istria e Dalmazia nel 1943-1947 (da parte degli iugoslavi e dagli ambienti della sinistra italiana)
  • Tibetani dopo l'occupazione cinese nel 1953 (da parte dei cinesi popolari)
  • Tedeschi dei territori passati alla Polonia e dei Sudeti nel 1945 (da parte di polacchi e boemi)
  • Desaparecidos argentini durante la dittatura militare del 1976-1983 (da parte dei sostenitori della dittatura militare)

In Turchia, in particolar modo, la legge proibisce di parlare di "genocidio armeno" e punisce come diffusione di notizie false e tendenziose il dibattito e la denuncia circa l'uccisione di un numero di armeni oscillante fra i 700.000 e il milione e mezzo fra 1915 e 1917.

In Italia il dibattito attorno alle cosiddette "foibe" (cavità carsiche nelle quali venivano precipitati i prigionieri dei partigiani iugoslavi, vivi o morti) vede tuttora la negazione da parte di alcune parti politiche e degli ambienti allogeni sloveni, ossia l'eliminazione sistematica di 6-12 000 italiani in Istria e Dalmazia, con lo scopo di decapitare la comunità giuliano-dalmata e fiaccare la sua volontà di resistenza all'invasione iugoslava, oppure costringerla (come è avvenuto) all'emigrazione in massa. Secondo gli ambienti negazionisti, nelle "foibe" sarebbero stati celati i cadaveri di alcune centinaia di "criminali fascisti" e "collaborazionisti" italiani e slavi.

In Germania, il recente annuncio da parte del governo di Berlino di voler dedicare un museo ai cittadini tedeschi espulsi da Slesia, Pomerania e Prussia e dai Sudeti, ha provocato vivaci proteste da parte del governo polacco.

È importante notare che tali negazionismi si configurano come "storia ufficiale". Il revisionismo storiografico, di conseguenza, risulta essere la loro antitesi, una costante insidia alla sopravvivenza di questi costrutti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Samuel Flagg Bemis, "First Gun of a Revisionist Historiography for the Second World War," Journal of Modern History, Vol. 19, No. 1 (Mar., 1947), pp. 55–59 in JSTOR
  2. ^ Patrick J. Buchanan: Churchill, Hitler and the Unnecessary War: How Britain Lost Its Empire and the West Lost the World

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • D.Losurdo, Il revisionismo storico. Problemi e miti, Roma-Bari, Laterza, 1996.
  • Angelo del Boca (a cura di), La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico, Vicenza, Neri Pozza, 2010.
  • Luciano Canfora, L'uso politico dei paradigmi storici, Roma-Bari, Laterza, 2010.
  • Claudio Vercelli, Il negazionismo. Storia di una menzogna, Roma-Bari, Laterza, 2013.
  • Marco Testa, Il revisionismo storico. Le opinioni di studiosi e intellettuali, Cesena, Historica edizioni, 2013.