Teoria degli antichi astronauti

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Un dogū (土偶) del periodo Jomon Finale (1000-400 a.C.), Museo Nazionale di Tokyo, Giappone. Alcuni ufologi hanno interpretato la statuetta di argilla come un antico astronauta che visitò la Terra nel Giappone antico; mostra dettagli che si vuole siano una tuta spaziale, una visiera e un elmetto.

La teoria degli antichi astronauti (detta anche teoria del paleocontatto o paleoastronautica) è l'insieme di quelle idee, che ipotizzano un contatto tra civiltà extraterrestri e antiche civiltà umane quali Sumeri, Egizi, civiltà dell'India antica e civiltà precolombiane.

Tali teorie, diffusesi a partire dalla metà del XX secolo,[1] non sono accettate dalla comunità scientifica accademica e pertanto vengono generalmente inquadrate nel più vasto e controverso campo pseudoscientifico della cosiddetta "archeologia misteriosa" o pseudoarcheologia, mentre sono diffuse nel campo dell'ufologia, rientrando in particolare nel campo di indagine definito dagli ufologi come "archeologia spaziale", "archeologia ufologica" o clipeologia.

Origine[modifica | modifica sorgente]

La nascita della paleoastronautica si fa risalire al 1960 con la pubblicazione di un articolo del matematico russo Matest Agrest[2]. In seguito, le teorie sul presunto contatto tra civiltà extraterrestri e alcune antiche civiltà umane, sono divenute popolari negli anni sessanta e soprattutto negli anni settanta con la pubblicazione dei libri di Erich von Däniken e Peter Kolosimo e in particolare attraverso i numerosi best seller di Kolosimo tra cui Non è terrestre (1968) e Astronavi sulla preistoria (1972).

Il substrato di tali teorie era già stato elaborato alcuni anni addietro, subito dopo gli anni cinquanta, con la nascita dell'ufologia in seguito alle prime testimonianze documentate di avvistamenti di UFO. Questo tema si unì agli argomenti già elaborati da Charles Fort sull'apparente incoerenza cronologica di alcuni manufatti e al rinnovato interesse popolare degli anni sessanta nei confronti delle antiche civiltà e delle loro mitologie, per cui in ambito ufologico nacque la clipeologia o paleoufologia, rivolta allo studio delle presunte manifestazioni di UFO nelle epoche passate. Inizialmente la paleoastronautica si sviluppò come una branca della clipeologia rivolta al periodo preistorico e protostorico, concentrando la sua attenzione su reperti archeologici di tali epoche.

I sostenitori delle teorie sugli antichi astronauti non si limitano a sostenere - come fanno i clipeologi - che le visite di UFO siano avvenute anche nei secoli passati, ma affermano che vi sia stata anche un'influenza aliena nello sviluppo della civiltà e della specie umana, arrivando a mettere in discussione - almeno in parte - la teoria evolutiva di Charles Darwin, talvolta sostituendola con tesi creazioniste, secondo le quali la specie umana sarebbe stata creata da entità superiori o per il tramite di "angeli" extraterrestri.

Se per la paleoantropologia tradizionale l'uomo è il risultato di un processo evolutivo durato tre milioni di anni che ha portato le protoscimmie africane via via ad assumere la stazione eretta e a sviluppare la propria intelligenza, andando a formare società via via più avanzate, i sostenitori di queste idee ipotizzano che l'uomo sia stato aiutato a compiere questo percorso, o che addirittura vi sia stato indotto, e che nel passato siano avvenuti numerosi contatti fra alieni sbarcati sulla Terra e popolazioni locali. Questi contatti, in taluni casi costituiti da soggiorni prolungati di extraterrestri sulla Terra, avrebbero influenzato lo sviluppo di alcune civiltà; tracce a testimonianza di questi eventi sarebbero riconoscibili - secondo i fautori di queste teorie - studiando con una certa "forma mentis" alcuni reperti preistorici.

Tra i principali divulgatori di tali ipotesi vi sono stati lo scrittore e giornalista italiano Peter Kolosimo e l'archeologo e scrittore svizzero Erich von Däniken,[3] preceduti di alcuni anni dal francese Robert Charroux e dal britannico W. Raymond Drake.[4] Kolosimo e von Däniken dalla seconda metà degli anni sessanta hanno prodotto una serie di libri di grande presa popolare diffusi in molti paesi del mondo. Tali teorie sono state sostenute anche da alcuni religiosi, come il pastore presbiteriano e ufologo statunitense Barry Downing e il sacerdote cattolico spagnolo Salvador Freixedo. Altri popolari scrittori che in seguito hanno ripreso questa teoria sono Zecharia Sitchin e Robert K. G. Temple. Tra gli altri che si erano interessati, prima della seconda guerra mondiale, a tali teorie vi fu anche il sensitivo Edgar Cayce.

Diversi altri autori hanno teorizzato la presenza aliena nei testi sacri o comunque mitologici. Tra questi Mario Pincherle, Mauro Biglino, padre Enrique López Guerrero, Claude Vorilhon, Lloyd Pye, Corrado Malanga e Biagio Russo.

L'avvento di Internet ha favorito la diffusione di tali idee, attraverso la nascita di innumerevoli siti web, per lo più amatoriali, che trattano di miti e presunti misteri mescolandoli assieme ad argomenti di archeologia divulgativa, ignorando, rigettando o mettendo in discussione le posizioni attualmente riconosciute nel mondo scientifico e accademico[5].

Idee principali[modifica | modifica sorgente]

un jet d'oro trovato in Colombia.
Un jet d'oro precolombiano, esempio di OOPArt che Erich von Däniken ha interpretato come il segno lasciato da antiche civiltà aliene presenti sul pianeta Terra[6].
Riproduzione del coperchio del sarcofago di Pakal (Tempio delle Iscrizioni, Palenque). Secondo alcuni, si tratterebbe della raffigurazione di una navicella spaziale.

Esistono diverse idee e ipotesi sul "paleocontatto":

  • L'uomo sarebbe il risultato di creazione guidata o esperimenti genetici condotti da extraterrestri sugli ominidi (che fino a quel punto si sarebbero evoluti naturalmente sulla Terra in concordanza con la Teoria di Darwin e dunque senza nessuna apparente contraddizione) al fine di farle evolvere in tempi rapidi: adattamento evolutivo e neocreazionismo dunque sarebbero veri entrambi. Il principale argomento a sostegno di questa idea è il tempo relativamente breve impiegato dall'Homo sapiens (300.000 anni) per giungere al livello mai raggiunto da altri organismi che esistono da centinaia di milioni di anni.
  • L'uomo avrebbe avuto contatti con extraterrestri sin dalle ere più antiche. Questi esseri sarebbero le divinità delle società antiche e sarebbero stati raffigurati nell'antichità in diversi dipinti e opere d'arte (egizi, maya, aztechi, popoli della Mesopotamia, romani)[7]. Gli extraterrestri si sarebbero manifestati anche in epoche successive: dipinti medievali e rinascimentali, specie a carattere religioso, raffiguranti Dio, il Figlio e gli angeli, mostrerebbero in cielo delle navicelle spaziali, a volte addirittura con degli angeli guidatori. Altri indizi della presenza di extraterrestri in epoche passate sarebbero celati in testi religiosi, come la Bibbia e il Rāmāyaṇa, o in opere di carattere storico.
  • Il ritrovamento di OOPArt, ossia "oggetti fuori posto", in quanto "fuori dal tempo", che vedrebbero l'uomo e la sua tecnologia molto più antichi rispetto a ciò che l'archeologia canonica afferma.

Prove scientifiche[modifica | modifica sorgente]

La teoria non è sostenuta da alcuna prova scientificamente valida, né da pubblicazioni validate dalla comunità scientifica.

Secondo i sostenitori della teoria, elementi a favore si possono trovare nell'architettura e nell'arte antica: esisterebbero numerosi luoghi con antiche rovine e siti archeologici a testimonianza del contatto con gli alieni, alcuni dei quali costruiti con tale perizia da suggerire l'uso di tecnologie aliene. Gli ufologi e in particolare i clipeologi ritengono prove indiziarie alcuni famosi siti archeologici (tra i quali Giza, Baalbek, Yonaguni, le Linee di Nazca, i monoliti di Stonehenge) e opere d'arte come raffigurazioni, incisioni rupestri e statuette (Nord e Sud America, isole del Pacifico, Australia e varie aree europee come la Scozia[8] e zone alpine quali il Musinè [9] o la Valcamonica [10]), a sostegno delle loro ipotesi di un contatto fra le popolazioni umane primitive e forme di vita aliene, che sarebbero state viste come "angeli", "spiriti", "dei" o "semidei" da tali popolazioni[11].

Inoltre i teorici degli antichi astronauti interpretano letteralmente l'antica letteratura sumera e testi sacri prodotti da antiche civiltà del pianeta, indicandone vari brani come possibili resoconti di un contatto a livello planetario. In particolare sono spesso citati l'Epopea di Gilgamesh, il Rāmāyaṇa (dove si parla di carri volanti chiamati Vimana) e alcuni libri della Bibbia, come il Libro di Ezechiele (in cui è descritta la visione di un "carro di fuoco").

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Nonostante i proponenti di tali teorie interpretino a proprio modo testi e manufatti antichi, non è ancora stata trovata alcuna prova a sostegno dell'ipotesi degli antichi astronauti. I riferimenti in testi epici sono interpretati come elementi mitologici o metafore poetiche[12] e quelli in testi religiosi come visioni mistiche o allegorie religiose[13], mentre gli elementi archeologici portati a sostegno di tali teorie trovano una spiegazione scientifica senza bisogno di ricorrere agli alieni[14], malgrado gli autori che propagandano la teoria degli antichi astronauti parlino frequentemente di "misteri" e di oggetti "senza spiegazione" nei loro libri.

Alan F. Alford, autore di Gods of the New Millennium (1996), era un aderente della teoria degli antichi astronauti. Molto del suo lavoro si basa sulle teorie di Sitchin. Egli tuttavia trova ora fallace la teoria di Sitchin, dopo un'analisi più approfondita, affermando che "Sono ormai saldamente del parere che queste divinità personificavano la caduta del cielo, in altre parole, la discesa degli dèi era una resa poetica del mito del cataclisma che era al centro di antiche religioni del Vicino Oriente."[15]

La comunità cristiana creazionista è a sua volta assai critica su molte delle idee sugli antichi astronauti: lo scrittore creazionista della "giovane Terra" Clifford A. Wilson ha pubblicato Crash Go the Chariots nel 1972 in cui ha tentato di screditare tutte le indicazioni fornite nel libro di von Däniken Gli extraterrestri torneranno? (Chariots of the Gods)[16].

In un articolo del 2004 sulla rivista Skeptic[17], Jason Colavito sostiene che von Däniken avrebbe plagiato molti dei concetti del libro Il mattino dei maghi e che questo libro, a sua volta, è stato fortemente influenzato dal Miti di Cthulhu, e che il nucleo della teoria degli antichi astronauti ha origine nei racconti di H. P. Lovecraft Il richiamo di Cthulhu e Alle montagne della follia.

Ancient Astronaut Society[modifica | modifica sorgente]

L'Ancient Astronaut Society è una società fondata il 14 settembre 1973 dall'avvocato Gene Philips, con l'obiettivo di coordinare tutte le ricerche che si svolgono nell'ambito della teoria degli antichi astronauti (detta paleoastronautica o archeologia spaziale), cercando di dimostrare un primo contatto tra alieni scesi da navi spaziali e uomini avvenuto migliaia di anni fa[18]. Tutti gli anni organizza almeno un congresso, cui partecipano ufologi e scienziati da tutto il mondo. Il primo si è svolto a Chicago dal 26 al 28 aprile 1974.

La AAS pubblica inoltre il bollettino Ancient Skies.

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

L'ipotesi del paleocontatto è stata utilizzata come ispirazione per un gran numero di romanzi di fantascienza, film e serie televisive. In realtà la teoria compare ben prima in varie opere fantastiche che nella saggistica, a partire dal romanzo Edison's Conquest of Mars di Garrett P. Serviss (1898) e dai racconti di H. P. Lovecraft Il richiamo di Cthulhu (1926) e Alle montagne della follia (1931). Si trovano dei punti di connessione con questa teoria anche nel celebre racconto La sentinella (The sentinel in lingua originale), di Arthur C. Clarke e nelle sequenze iniziali del film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio a esso ispirato.

Altre opere che si ispirano a questa teoria sono i film Prometheus, di Ridley Scott e il fanta-horror Il quarto tipo, il franchise di fantascienza Stargate e l'anime giapponese Il mistero della pietra azzurra.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'idea è in realtà precedente: a parte i racconti di fantascienza, anche mistici come Swedenborg l'hanno proposta, anche se non in versione "astronautica".
  2. ^ Malini-Campaniolo, UFO. Il dizionario enciclopedico, Giunti, Firenze, 2006
  3. ^ Erich von Däniken. Chariot of the Gods?, 1968
  4. ^ Francesco Lamendola, Una pagina al giorno: L'uomo che visse domani, di Peter Kolosimo in AriannaEditrice.it, 6 agosto 2009. URL consultato il 7 marzo 2014.
  5. ^ La teoria degli antichi astronauti - befan.it
  6. ^ Prehistoric “plane” flies!
  7. ^ Extraterrestri nel passato dell'uomo - centroufologicoionico.com
  8. ^ Stefania Casini, Carta archeologica della Lombardia: La provincia di Lecco, Panini, 1994.
  9. ^ Laura Fezia, Misteri, crimini e storie insolite di Torino, Newton Compton Editori, 2013.
  10. ^ Jean Guilaine, Storia d'Europa: Vol. 2. Preistoria e antichità, Volume 2, edizioni Einaudi, 1994.
  11. ^ Gli antichi astronauti: dei per il mondo antico, alieni per quello moderno - apocalisselaica.net
  12. ^ Kanishk Nathan, UFOs and India:Ancient and Contemporary
  13. ^ La Bibbia parla degli UFO?
  14. ^ Fanta-Archeologia
  15. ^ Ancient Astronauts, Eridu.co.uk. URL consultato il 18 giugno 2011.
  16. ^ Clifford Wilson, Crash Go the Chariots, Lancer Books, 1972
  17. ^ Charioteer of the Gods, Jcolavito.tripod.com, 10 marzo 2001. URL consultato il 18 giugno 2011.
  18. ^ Sito ufficiale dell'AAS

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Peter Kolosimo. Astronavi sulla preistoria, Milano 1972.
  • W.H. Stiebing Jr. Antichi astronauti. Dalle pile di Babilonia alle piste di Nazca, Avverbi 1998. (recensione)
  • Zecharia Sitchin. Il pianeta degli dei, Piemme 1998.
  • Erich von Däniken. Cronache da un altro passato. Misteriosi monumenti della preistoria parlano di mondi lontani, Piemme 2002.

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