Teoria del complotto lunare

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Buzz Aldrin e Neil Armstrong si allenano nei laboratori della NASA. I teorici del complotto sostengono che lo sbarco sia stato simulato in uno studio cinematografico

La teoria del complotto lunare (detta anche Moon Hoax, "frottola della Luna" in inglese)[1] è l'ipotesi complottista secondo cui le missioni del programma Apollo non avrebbero realmente trasportato gli astronauti sulla Luna, e le prove degli allunaggi sarebbero state falsificate dalla NASA, in una cospirazione condotta con la collaborazione del governo degli Stati Uniti. Secondo i teorici del complotto, le immagini degli allunaggi sarebbero riprese fatte in studio con l'ausilio di effetti speciali.

Nel 1999 un sondaggio della Gallup ha rilevato che solo il 6% dei cittadini USA ha dubbi sull'allunaggio[2]. Il consenso scientifico è che le missioni Apollo sono state reali e l'uomo ha indiscutibilmente camminato sulla Luna, come dimostrato anche da numerose prove indipendenti.

Origini della teoria[modifica | modifica sorgente]

La teoria del complotto lunare appare nei media per la prima volta nel 1976 con il libro Non siamo mai andati sulla luna[3] (We Never Went to the Moon)[4], dell'americano Bill Kaysing in collaborazione con Rendy Reid.

Kaysing, laureato in lingua e letteratura inglese (Bachelor of Arts) presso l'Università della California meridionale;[5], dichiara di scrivere basandosi sulle proprie esperienze lavorative presso la Rocketdyne, un'azienda produttrice di motori a razzo. Il ruolo di Kaysing era però di supervisione nella stesura dei manuali tecnici, non progettuale, e terminò nel 1963, diversi anni prima delle missioni Apollo.

Nel suo libro, Kaysing afferma che la tecnologia degli anni sessanta non sarebbe stata sufficientemente avanzata da permettere un allunaggio con equipaggio; che la NASA, a causa della cattiva amministrazione di quegli anni, non avrebbe potuto ottenere il successo dichiaratamente ottenuto, e che la motivazione di NASA e Rocketdyne per fingere l'allunaggio sarebbe stata di natura economica.[6]

Secondo Kaysing, l'incaricato a girare i filmati delle missioni sarebbe stato il regista Stanley Kubrick, già famoso per gli effetti speciali nel suo film 2001: Odissea nello spazio. L'incarico gli sarebbe stato assegnato sotto la minaccia di rendere pubblico il coinvolgimento del fratello Raul col Partito Comunista. Queste affermazioni contrastano però con il fatto che Kubrick non ha mai avuto alcun fratello, ma solo una sorella minore, Barbara Mary, nata nel 1934. Il filmato dell'allunaggio sarebbe stato girato alla Norton Air Force Base di San Bernardino.

Quelle di Kaysing sono le prime affermazioni a carattere complottista sulle missioni Apollo ad essere pubblicate su un libro. Tali affermazioni sono ad oggi ritenute valide da alcuni sostenitori della teoria del complotto lunare.

Nel suo libro A Man on the Moon[7] pubblicato nel 1994, Andrew Chaikin sostiene che teorie del complotto sugli allunaggi circolavano già ai tempi della missione dell'Apollo 8, nel dicembre 1968.

Caratteristiche della teoria[modifica | modifica sorgente]

Charles Conrad pianta la bandiera statunitense sul suolo lunare

Esistono versioni distinte e numerose affermazioni di diverso tenore che vengono accorpate nella “teoria del complotto lunare”. Le affermazioni contenute nel libro di Kaysing sono quelle generalmente ritenute valide dai sostenitori della teoria, esistono tuttavia corollari, aggiunte e teorie nuove e completamente diverse per spiegare le motivazioni che avrebbero spinto la NASA a mettere in scena gli allunaggi.

Secondo alcuni teorici del complotto, la corsa verso la Luna va vista nel complesso ambito della guerra fredda. Le prime tappe di questa corsa erano state vinte dall'Unione Sovietica, che era riuscita a mandare in orbita il primo satellite artificiale, a fotografare l'altra faccia della Luna e a portare il primo uomo nello spazio. Gli americani avrebbero quindi inscenato la conquista della Luna per potersi fregiare di questo prestigioso successo.

Questa vittoria tecnologica fu per il popolo americano estremamente motivante quale dimostrazione di supremazia non solo militare. Il progetto di esplorazione umana della Luna subentrò all'abbandonato progetto A119, "A Study of Lunar Research Flights", sviluppato nel 1950 dalla Armour Research Foundation di Chicago (oggi Illinois Institute of Technology Research) per la "United States Air Force" che prefigurava l'esplosione di una testata nucleare sulla Luna. Si presuppone che lo scopo fosse di dimostrare la superiorità militare sull'Unione Sovietica e sul resto del mondo durante la Guerra Fredda. I piani non furono mai svelati perché comportavano rischi incalcolabili e perché l'esplorazione umana fu considerata assai più accettabile dal pubblico.

In alternativa, la corsa verso la Luna sarebbe servita a coprire i massicci finanziamenti per la sperimentazione di nuovi armamenti e la ricerca e i test di nuovi sistemi missilistici.

Secondo altri, l'allunaggio sarebbe stato inscenato per distrarre gli americani dalla guerra del Vietnam.

Una possibile motivazione della NASA per inscenare gli allunaggi sarebbe stata il timore di perdere il budget assegnatole, che ammontava già allora a 30 miliardi di dollari. Le missioni Apollo sarebbero state messe in scena per attirare l'interesse della popolazione verso le missioni lunari e assicurarsi il finanziamento delle future attività.

L'idea predominante della teoria del complotto è che gli astronauti non siano mai andati sulla Luna, ma esistono anche altre versioni della teoria. Una di queste sostiene che la NASA non riuscì a riprendersi velocemente dall'incidente dell'Apollo 1, e decise quindi di falsificare le prime missioni lunari; secondo questa versione, la prima missione lunare autentica non sarebbe stata l'Apollo 11, ma l'Apollo 14 o l'Apollo 15[8].

Secondo un'altra versione sostenuta da un fotografo francese, Philippe Lheureux, autore del libro Lumières sur la Lune, lo sbarco umano sulla Luna c'è stato veramente, ma la NASA ha diffuso false fotografie per evitare che altre nazioni potessero trarre beneficio dalle informazioni scientifiche deducibili dalle vere fotografie[9]. Una teoria analoga è sostenuta da William L. Brian, ingegnere nucleare statunitense e autore del libro Moongate, che sostiene che lo sbarco sulla Luna c'è stato veramente, ma le vere scoperte fatte dagli astronauti sono state tenute nascoste[10].

Nella maggioranza dei casi, i teorici del complotto non portano alcuna prova a sostegno delle proprie ipotesi. Le teorie di complotto lunare si basano generalmente su affermazioni non provate, su elucubrazioni e su apparenti impossibilità fisiche o tecnologiche nelle missioni o nelle riprese. I teorici del complotto si basano su presunte incongruenze presenti nelle fotografie e nei filmati delle missioni o citano alcune morti accidentali dei piloti coinvolti nelle missioni come dimostrazione di un ipotetico insabbiamento.

Obiezioni alla teoria[modifica | modifica sorgente]

Il consenso scientifico e degli addetti ai lavori è che non vi è alcun dubbio sulla realtà oggettiva delle missioni lunari e sul fatto che l'uomo abbia camminato sulla luna. Gli esperti dichiarano che la messinscena necessaria per fingere le missioni Apollo sarebbe stata probabilmente molto più complessa che effettuare realmente le missioni.

James Longuski, docente alla Purdue University, nota come l'ampiezza e la complessità del complotto dovrebbe essere tale che è impossibile considerarlo verosimile[11]. Più di 400 000 persone lavorarono per il progetto lunare per circa dieci anni e una dozzina di uomini che camminarono sulla luna tornarono raccontando la propria esperienza[11]. È quindi inverosimile che centinaia di migliaia di persone appartenenti alle categorie più diverse (astronauti, ingegneri, tecnici, burocrati e altri) abbiano mantenuto il segreto. Sarebbe stato infatti più semplice atterrare sulla Luna che inscenare un complotto di simili proporzioni[11]. Analoga considerazione, sottolineando l'assurdità della teoria del complotto, è svolta anche dal giornalista Beppe Severgnini[12] e dallo scrittore Umberto Eco.[13] Il complotto non si sarebbe quindi potuto limitare solo alla NASA, ma avrebbe dovuto coinvolgere anche personale esterno, dato che la costruzione dei mezzi spaziali era appaltata a ditte private i cui ingegneri avevano parte attiva nella progettazione.

L'astronauta Michael Collins, nel documentario In the Shadow of the Moon, ha fatto notare la difficoltà e complessità di falsificare sei allunaggi nell'arco di tre anni (dal 1969 al 1972), coinvolgendo parecchie persone e portando avanti una disinformazione prolungata con tutti i rischi connessi di indiscrezioni; se si voleva fare un falso, era più semplice limitarsi a uno o due allunaggi e poi fermare il programma Apollo. Da questo punto di vista, l'incidente dell'Apollo 13 sarebbe stata un'ottima scusa per fermare tutto il programma.

I debunker del complotto obbiettano che se la NASA avesse deciso di falsificare gli allunaggi sarebbe stato logico e prudente ridurre al minimo certe attività e quindi fare pochissime fotografie, non girare video o fare filmati brevi, non dare appalti esterni, non fornire abbondanti notizie alla stampa. Sarebbe stato assurdo e molto rischioso, oltre che praticamente impossibile, falsificare un'enorme massa di documentazione come migliaia di fotografie e decine di ore di filmati[14].

Obiezioni degli scienziati[modifica | modifica sorgente]

Alcuni scienziati si sono occupati in particolare della teoria del complotto lunare, rispondendo alle obiezioni avanzate dai fautori della teoria.

Martin Hendry e Ken Skeldon dell'Università di Glasgow nel 2004 hanno ricevuto dal Particle Physics and Astronomy Research Council l'incarico di indagare sulle tesi relative alla teoria del complotto lunare. Nel novembre 2004 hanno tenuto al Glasgow Science Center una lezione in cui le dieci principali tesi avanzate dai sostenitori del complotto sono state ad una ad una esaminate e refutate[15].

Alex R. Blackwell dell'Università delle Hawaii ha invece esaminato le foto prese dagli astronauti dell'Apollo in orbita intorno alla Luna e ha evidenziato che sono le migliori immagini disponibili dei siti di atterraggio; tali foto mostrano le ombre del lander, anche se la risoluzione non permette di vedere il lander stesso[16].

Vince Calder e Andrew Johnson hanno invece esaminato la teoria del complotto alla luce del metodo scientifico e hanno preparato una dettagliata confutazione di questa teoria sotto forma di domande e risposte, che hanno pubblicato sul sito web dell'Argonne National Laboratory[17]. Secondo le indicazioni del metodo scientifico, un'ipotesi che è contraddetta da fatti osservabili deve essere rigettata; tutte le evidenze riguardanti lo sbarco lunare vengono invece sistematicamente rifiutate dai sostenitori del complotto[18]. I due ricercatori mostrano che il racconto della NASA è fondamentalmente accurato e coerente, concedendo alcuni errori comuni come foto mal inquadrate e imperfezioni nei ricordi personali. Nelle ipotesi del complotto mancano invece un quadro unitario e una consistenza narrativa, perché le spiegazioni variano a seconda dei proponenti e in qualche caso uno stesso proponente fornisce ipotesi diverse. L'ipotesi del reale allunaggio è una singola storia, che proviene da una singola fonte. Ci sono invece molte ipotesi di complotto, ciascuna delle quali si indirizza ad uno specifico aspetto dell'allunaggio; questa variazione è considerata un'indicazione chiave che le ipotesi sul falso allunaggio costituiscono una teoria del complotto[19].

Altri scienziati hanno svolto attività divulgative chiarendo i dubbi relativi all'allunaggio in programmi televisivi e siti web. Tra questi vi sono:

  • Jim Scotti, astronomo statunitense curatore di una pagina sulle missioni Apollo del sito del Planetario dell'Università dell'Arizona[20]
  • Phil Plait, astronomo statunitense curatore del sito Bad Astronomy
  • Jay Windley, ingegnere aerospaziale statunitense, curatore del sito web Moon Base Clavius
  • Harald Lesch, astrofisico tedesco, docente all'Università di Monaco di Baviera e curatore di programmi di divulgazione scientifica in alcune emittenti televisive tra cui ZDF[21]
  • Michael Shermer, storico della scienza, fondatore dell'associazione The Skeptic Society ed editore della rivista Skeptic[22].

Immagini della sonda SELENE[modifica | modifica sorgente]

La sonda giapponese SELENE, lanciata nel 2007, ha eseguito foto e rilievi della zona dove è sbarcato l'Apollo 15 ed è risultata una perfetta corrispondenza con le foto scattate dagli astronauti americani nel 1971; si tratta di una prova importante, fornita dall'Agenzia Spaziale di un'altra nazione[23].

Immagini della sonda Chandrayaan 1[modifica | modifica sorgente]

La sonda indiana Chandrayaan 1 ha fotografato il sito di allunaggio dell'Apollo 15, rilevando i segni dell'atterraggio del modulo lunare[24]. Secondo Prakash Chauhan, scienziato dell'ISRO, l'Agenzia Spaziale Indiana, le immagini riprese dalla fotocamera multispettrale della sonda hanno confermato la veridicità della missione lunare Apollo 15[25].

2009: le immagini della zona d'allunaggio[modifica | modifica sorgente]

Immagine dalla missione LRO che mostra la zona di allunaggio dell'Apollo 14. Quando l'LRO avrà raggiunto l'orbita stabilita si avranno fotografie di risoluzione 2-3 volte superiore[26]

Il 17 luglio del 2009 la NASA ha cominciato a divulgare le foto delle zone d'allunaggio dell'Apollo 11, Apollo 14, Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17 acquisite nell'ambito della missione Lunar Reconnaissance Orbiter già prima che fosse raggiunta l'orbita di destinazione[26]. Le foto mostrano ciò che rimane dei moduli lunari sulla superficie, alcune apparecchiature usate per gli esperimenti scientifici e l'ombra del tracciato di impronte lasciate da un astronauta della missione Apollo 14 tra i lander e le apparecchiature scientifiche per gli esperimenti[26][27]. Nel settembre 2011 la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter è scesa fino ad una distanza di soli 25 km dalla superficie, inviando nuove immagini dei siti degli allunaggi, alla definizione di 25 cm/pixel.[28][29]

Reazioni della NASA[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 la NASA commissionò a James Oberg per 15 000 dollari un libro che rigettasse punto per punto le affermazioni dei complottisti ma, lo stesso anno, cancellò la commessa a fronte delle lamentele di chi vedeva in tale azione una legittimazione delle accuse dei complottisti. Oberg da parte sua dichiarò di voler portare a termine il progetto.[30][31]

Media artistici[modifica | modifica sorgente]

Il film Capricorn One[modifica | modifica sorgente]

A contribuire ulteriormente alla diffusione popolare della teoria fu Capricorn One, un film del 1978 per la regia di Peter Hyams. La trama tratta, in maniera analoga, di una missione su Marte. Nel film la NASA scopre di non essere in grado di partire per la missione; onde evitare che i finanziamenti per missioni successive vengano cancellati, decide di inscenare il tutto in uno studio televisivo. Poco prima del lancio, gli astronauti vengono portati in una base militare nel deserto. Così il razzo viene lanciato nello spazio vuoto e all'umanità vengono presentate le immagini registrate in un apposito studio televisivo. Mentre il mondo si prepara a festeggiare gli astronauti al rientro dalla missione, accade però che la capsula (vuota) esploda durante il rientro in atmosfera. Così la NASA si trova costretta ad "eliminare" gli astronauti, per evitare il rischio che l'inganno possa venire scoperto. Gli astronauti, scoperto tale progetto, riescono tuttavia a fuggire dalla base militare. Vengono dunque inseguiti attraverso il deserto per essere eliminati. Contemporaneamente un giornalista (nel film con il nome di Robert Caulfield) inizia la sua ricerca su diversi fatti anomali della missione, scoprendo man mano l'imbroglio messo in scena dalla NASA.

Il “mockumentary” Operazione Luna[modifica | modifica sorgente]

Operazione Luna (Kubrick, Nixon e l'uomo sulla Luna) (2002) è un falso documentario che ricostruisce il complotto e l'ipotetico ruolo del regista Kubrick.

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Un episodio di Martin Mystère di Alfredo Castelli, intitolato Cospirazione luna (numero 295, febbraio-marzo 2008) è interamente dedicato all'ipotetico complotto sull'allunaggio dell'Apollo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) The Great Moon Hoax, NASA. URL consultato il 12 aprile 2014.
  2. ^ (EN) Brandon Griggs, Could moon landings have been faked? Some still think so in CNN, 17 luglio 2009. URL consultato il 12 aprile 2014.
  3. ^ Bill Kaysing, Publio Liberi, Non siamo mai andati sulla luna. Una truffa da 30 miliardi di dollari, Cult Media Net Edizioni, 1997, ISBN 978-88-87179-00-2.
  4. ^ (EN) Bill Kaysing, Randy Reid, We Never Went to the Moon: America's Thirty Billion Dollar Swindle, Paperback, giugno 1976, ISBN 978-0-7873-0487-4.
  5. ^ (EN) Wendy L. Kaysing, A Brief Biography of Bill Kaysing in Bill Kaysing tribute Site. (archiviato dall'url originale il 22 settembre 2008).
  6. ^ Kaysing, We Never Went to the Moon, pag 26-40
  7. ^ (EN) Andrew Chaikin, A Man on the Moon: The Voyages of the Apollo Astronauts, Penguin Books, 16 marzo 1998, ISBN 978-0-14-027201-7.
  8. ^ (EN) Irrefutable proof in bautforum.com. URL consultato il 12 aprile 2014.
  9. ^ (FR) Superlutin, http://superlutin.net . URL consultato il 12 aprile 2014.
  10. ^ (EN) Clavius: Bibliography - dramatis personae in clavius.org. URL consultato il 12 aprile 2014.
  11. ^ a b c (EN) Jim Longuski, The Seven Secrets of How to Think Like a Rocket Scientist, Springer, 2006, ISBN 0-387-30876-8., p. 102.
  12. ^ Beppe Severgnini, Mai andati sulla Luna? in Corriere della Sera, 21 luglio 2009. URL consultato il 12 aprile 2014.
  13. ^ Umberto Eco, Il complotto lunare in L'Espresso, 24 luglio 2009. URL consultato il 12 aprile 2014.
  14. ^ Paolo Attivissimo, Domande per i lunacomplottisti (UPD 20091203) in complottilunari.blogspot.it, 17 ottobre 2009. URL consultato il 12 aprile 2014.
  15. ^ (EN) Mario Di Maggio, Hoax Busters in dimaggio.org, novembre 2004. (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  16. ^ (EN) Michael Richmond, Can we see Apollo hardware on the Moon? in tass-survey.org, 3 gennaio 2001. (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2002).
  17. ^ (EN) Andrew Johnson, Burden of Proof in NEWTON Ask A Scientist, Argonne National Laboratory, 12 ottobre 2002. URL consultato il 12 aprile 2014.
  18. ^ (EN) Statemaster in stetemaster.com. [collegamento interrotto]
  19. ^ Robin Ramsay, Conspiracy Theories, Pocket Essentials, 2006, ISBN 1-904048-65-X.
  20. ^ (EN) Jim Scotti's Apollo page in pirlwww.lpl.arizona.edu. URL consultato il 12 aprile 2014.
  21. ^ (DE) Harald Lesch, Die Landung auf dem Mond, 28 settembre 2003. (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2009).
  22. ^ (EN) Michael Shermer, Michael Shermer's Brilliant "Moon Hoax" Debunk in homepages.wmich.edu. URL consultato il 12 aprile 2014.
  23. ^ (EN) Kaguya, Japan Aerospace eXploration Agency, maggio 2008. [collegamento interrotto]
    riportato anche in
  24. ^ (EN) Chandrayaan sends images of Apollo 15 landing in The Times of India (Panaji), 2 settembre 2009. URL consultato il 12 aprile 2014.
  25. ^ (ES) Adiós a la teoría de la conspiración: el hombre sí llegó a la Luna in Radiotelevisión Española (Madrid), 3 settembre 2009. URL consultato il 12 aprile 2014.
  26. ^ a b c (EN) LRO Sees Apollo Landing Sites, NASA, 17 luglio 2009. URL consultato il 12 aprile 2014.
  27. ^ (EN) NASA's LRO Spacecraft Gets its First Look at Apollo Landing Sites in LRO pages, NASA, luglio 2009. (archiviato dall'url originale il 26 luglio 2009).
    «NASA's Lunar Reconnaissance Orbiter, or LRO, has returned its first imagery of the Apollo moon landing sites. The pictures show the Apollo missions's lunar module descent stages sitting on the moon's surface, as long shadows from a low sun angle make the modules's locations evident.».
  28. ^ (EN) Skimming the Moon in Lunar Reconnaissance Orbiter Camera, NASA, 6 settembre 2011. URL consultato il 12 aprile 2014.
  29. ^ (EN) A Stark Beauty All Its Own in Lunar Reconnaissance Orbiter Camera, NASA, 7 marzo 2012. URL consultato il 12 aprile 2014.
  30. ^ (EN) James Oberg, Lessons of the ‘Fake Moon Flight’ Myth in Skeptical Inquirer, marzo/aprile 2003, pp. 23, 30. URL consultato il 12 aprile 2014.
  31. ^ (EN) David Whitehouse, Nasa pulls Moon hoax book in BBC News, 8 novembre 2002. URL consultato il 12 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Charles T. Hawkins: The Moon Landing Hoax. 285 S., New York 2004, ISBN 0-9749405-0-X
  • Philippe Lheureux: Moon Landings: Did NASA Lie? 192 S., 2003, ISBN 1-59209-041-9
  • Philippe Lheureux: Lumières sur la Lune. Editions Carnot, 2000.
  • Mary Bennett, David S. Percy: Dark Moon: Apollo and the Whistle-Blowers. 558 S., London 1999, ISBN 1-898541-10-8
  • Ralph Rene: NASA Mooned America. 186 S., Passaic, New Jersey 1992.
  • Bill Kaysing, Randy Reid: We never went to the moon. America's Thirty Billion Dollar Swindle. Paperback, 1976.
  • Bill Kaysing, We never went to the moon. America's Thirty Billion Dollar Swindle. Health Research Books 2002, ISBN 0-7873-0487-5.
  • William L. Brian: Moongate:suppressed findings of the U.S. space program:the NASA-military cover-up. Future Science Research Pub. Co., 1982.
  • Philip Plait: Bad Astronomy: Misconception and Misures Revealed, from Astrology to the Moon Landing "Hoax". John Wiley & Sons, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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