Superstizione

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La superstizione è una credenza di natura irrazionale che può influire sul pensiero e sulla condotta di vita delle persone che la fanno propria, in particolare la credenza che gli eventi futuri siano influenzati da particolari comportamenti senza che vi sia una relazione causale.

Il termine che deriva dal latino superstitiònem, composto da sùper (sopra) e stìtio (stato), sulla base di "stàre" o "sìstere". Il termine venne impiegato da Cicerone nel De natura deorum per indicare coloro che insistentemente si rivolgevano alla divinità con preghiere, voti e sacrifici, affinché serbassero i loro figli "superstiti" (cioè sani e salvi).[1] Da qui il termine, come espressione di atteggiamento di pavido uso del soprannaturale con lo scopo di scamparla.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Dalle varie dottrine religiose vengono normalmente bollate come superstizioni le teorie e credenze non condivise, oppure desuete o divenute palesemente inaccettabili.

Albert Einstein, ad esempio, partendo dalla religione ebraica affermò quanto segue sulle religioni in generale:

« La religione ebraica, come tutte le altre, è un’incarnazione delle più puerili superstizioni[2] »

I termini religione e superstizione hanno portato, in alcuni casi anche a problematiche di tipo traduttivo. Ad esempio, nel De Rerum Natura di Lucrezio – che la considerava un instrumentum regni – è presente il seguente passo:

« Humana ante oculos foede cum vita iaceret

in terris, oppressa gravi sub religione quae caput a caeli regionibus ostendebat »

Mentre secondo alcuni la traduzione corretta è quella più fedele alle parole del testo originale, pertanto “religione”, per altri la parola sarebbe da tradurre col termine “superstizione” sostenendo che per l’autore le religioni equivalgono a superstizioni. Tradurre la parola con superstizione, tuttavia, farebbe perdere il rapporto originale tra il significante “religione” ed il significato che l’autore attribuiva alla stessa. Spesso nelle superstizioni è possibile riconoscere il persistere (eventualmente in forma modificata) di credenze pseudoscientifiche non più compatibili con le conoscenze scientifiche. Questa persistenza dà l'idea della forza della superstizione e dei modi in cui si radica nelle credenze popolari.

A partire dal XIX secolo la superstizione è divenuta terreno di una serie di studi psicologici. La cosiddetta “superstizione eccessiva” diviene sintomo del disturbo ossessivo-compulsivo, un disordine psichico e comportamentale. [3]

Inoltre, da uno studio condotto dal Dipartimento di Psicologia Generale, Università degli Studi di Padova, si deduce che la superstizione potrebbe offrire un’inefficiente strategia di coping nel fronteggiare incertezze e pericoli e, dunque, agisca in maniera sinergica con nozioni alterate ed ipertrofiche di responsabilità, ipervalutazione del rischio ed intolleranza verso l’eventuale mancanza di certezze. [4]

Scaramanzia[modifica | modifica sorgente]

Amuleti per scopi specifici in vendita presso un santuario scintoista in Giappone

La scaramanzia è una forma di superstizione secondo la quale alcune frasi o gesti attirerebbero o allontanerebbero la fortuna o la sfortuna. Un tipico esempio di tale credenza è l'idea che dicendo qualcosa, questa non accadrà, o potrebbe accadere il contrario di ciò che si è detto. Per tale motivo, in particolare in Italia, si usa augurare il contrario di ciò che si desidera che accada. Per esempio, a un cacciatore non si dirà "Buona caccia", ma "In bocca al lupo" (espressione che potrebbe anche derivare dall'ambiente della pastorizia), termine entrato anche nel linguaggio comune e utilizzato per augurare "buona fortuna" (di fatto, l'espressione "Buona caccia" è in uso come augurio e frase cerimoniale soltanto presso gli scout). La scaramanzia non è limitata soltanto a frasi dette, ma anche a gesti e comportamenti. Per esempio, credere che se si esce senza ombrello pioverà, mentre invece portandoselo con sé non pioverà.

Benché si tratti di una superstizione tipicamente italiana (in altre culture non vi è alcun problema ad augurare "buona fortuna" in maniera diretta, per esempio "Good luck" in inglese, "Bonne chance" in francese, "Suerte" in spagnolo), vi è un notevole esempio nel romanzo "Il vecchio e il mare" (del 1952) di Ernest Hemingway, ambientato nelle isole caraibiche, in cui il narratore attribuisce al protagonista, Santiago, la seguente considerazione:

(EN)
« He did not say that because he knew that if you said a good thing it might not happen. »
(IT)
« Non lo disse perché sapeva che se dicevi una cosa bella poteva non accadere. »
(Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare)

Inoltre, in senso lato, gesti scaramantici per propiziare l'accadere di un evento desiderato, o evitare che accada un evento indesiderato, si riscontrano anche in altre culture, per esempio negli Stati Uniti si usa incrociare le dita o toccare legno (in Italia invece per tenere lontana la sfortuna si usa toccare ferro o fare le corna).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le superstizioni percorrono i millenni e hanno interessato tutti i popoli antichi. Per quanto riguarda i Romani Marco Tullio Cicerone scriveva De divinatione (II, XXIV):

« Assai spiritoso è il vecchio motto di Catone che affermava di meravigliarsi che un aruspice non si mettesse a ridere ogni volta che vedeva un altro aruspice. Quante sono le cose predette da essi che sono poi accadute? E se qualcuna si è verificata, quali prove ci sono contro l’eventualità che essa sia accaduta per caso? Il re Prusia allorché Annibale, esule presso di lui, lo esortava a far guerra a oltranza, diceva di non volersi arrischiare, perché l’esame delle viscere lo dissuadeva. “Dici sul serio?” esclamò Annibale, ”preferisci dar retta a un pezzetto di carne di vitella che a un vecchio condottiero?”. Anche Cesare, dissuaso dal grande aruspice dall’imbarcarsi per l’Africa prima del solstizio d’inverno, non si imbarcò egualmente? Se non l’avesse fatto le truppe dei suoi nemici avrebbero avuto il tempo di concentrarsi in un solo luogo. Dovrei mettermi a fare l’elenco (che sarebbe davvero infinito) dei responsi degli aruspici senza alcun effetto o addirittura opposto alle previsioni? »

Superstizione e mass-media[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la condanna implicita della cultura moderna verso la superstizione, molte credenze di questo genere sono estremamente diffuse anche nella società occidentale e persino favorite dai media. È il caso, ad esempio, dell'astrologia dell'oroscopo, una pratica divinatoria.

La superstizione è anche generalmente molto diffusa in relazione al gioco d'azzardo, in particolare a quelli basati esclusivamente sul caso, dalla roulette alle lotterie. Anche in questo caso la cultura dei media (e non solo) non contrasta, ma anzi spesso coltiva, la superstizione. Si può citare per esempio il caso dei numeri "ritardatari" nel gioco del lotto, che vengono ampiamente segnalati dai media con l'implicita (talvolta esplicita) indicazione che siano i numeri che hanno maggiori probabilità di venire estratti, il che va apertamente contro le leggi del calcolo delle probabilità. In casi del genere, le credenze superstiziose vengono rivestite di credibilità attraverso il riferimento improprio a leggi matematiche e scientifiche (come la legge dei grandi numeri).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cicerone, De natura deorum II, 72: nam qui totos dies precabantur et immolabant, ut sibi sui liberi superstites essent, superstitiosi sunt appellati.
  2. ^ Eroici Furori - All’asta lettera di Eistein, definì la fede “superstizione puerile”
  3. ^ cultumedia.it - cultumedia Resources and Information. This website is for sale!
  4. ^ Psicc.net - Portale di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]