Martin Luther King

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(EN)
« I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal" »
(IT)
« Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali" »
(Martin Luther King, 28 agosto 1963, Washington, discorso[1] al Lincoln Memorial durante la marcia per lavoro e libertà)
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Martin Luther King
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 1964

Martin Luther King Jr. (Atlanta, 15 gennaio 1929Memphis, 4 aprile 1968) è stato un politico, attivista e pastore protestante statunitense, leader dei diritti civili. È stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964 all'età di soli trentacinque anni.

Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta nonviolenta.

L'impegno civile di Martin Luther King è condensato nella Letter from Birmingham Jail (Lettera dalla prigione di Birmingham), scritta nel 1963, e in Strength to love (La forza di amare) che costituiscono un'appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia.

Unanimemente riconosciuto apostolo instancabile della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, "redentore dalla faccia nera", Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuta nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico. Ha predicato l'ottimismo creativo dell'amore e della resistenza non violenta, come la più sicura alternativa sia alla rassegnazione passiva che alla reazione violenta preferita da altri gruppi di colore, come ad esempio, i seguaci di Malcolm X.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La gioventù e i primi studi

Martin Luther King Jr. nacque il 15 gennaio 1929, ad Atlanta, in Georgia. Il padre era il reverendo Martin Luther King, Sr., e Alberta Williams King. In realtà il nome del padre era "Michael King", e lo stesso Luther King, Jr., alla nascita aveva preso il nome di "Michael King, Jr.". Quando però la famiglia, nel 1934, compie un viaggio in Europa (visitando tra l'altro la Germania), il reverendo King Senior rimane affascinato dalla figura di Martin Lutero e decide così di cambiare il suo nome e quello del figlio. La famiglia King era inoltre composta dalla sorella Willie Christine, più vecchia di Martin, e dal più giovane fratello Alfred Daniel Williams King. Il piccolo Martin faceva anche parte del coro che cantò alla premiere (di Atlanta) di Via col Vento, nel 1939.

King crebbe ad Atlanta, dove frequentò la Booker T. Washington High School; King si iscrive a quindici anni al collegio per neri Morehouse College di Atlanta, formalmente senza aver concluso gli studi precedenti. Nel 1948 conclude gli studi al Morehouse, e si guarda intorno sulla scelta da fare per il futuro. Venuto a contatto, durante l'adolescenza, con i soprusi a cui doveva sottostare la comunità afroamericana, il giovane King desidera dedicarsi al riscatto dei suoi fratelli: pensa di diventare medico o avvocato[2].

[modifica] La scelta religiosa

Il nonno, il reverendo Marthin Luther King Seniore, consiglia al figlio di diventare pastore battista come lui: inizialmente scettico sulla scelta di dedicarsi alla vita religiosa, King è poi definitivamente convinto della bontà della scelta fatta dalla lettura dei grandi pensatori religiosi.[2] Martin inizia così il suo percorso di studi religiosi: prima a Crozer Theological Seminary di Chester, in Pennsylvania, dove nel 1951 riceve il baccalaureato in teologia, e poi all'università di Boston, dove consegue il Dottorato in Filosofia il 5 giugno 1955. Negli anni ottanta varie indagini dimostrarono come porzioni della tesi di laurea di King a Boston fossero plagiate, nonostante rimanesse il valore del lavoro.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Il caso della tesi di laurea.

Nel 1954, mentre si apprestava a conseguire il dottorato King ha la possibilità di scegliere tra varie parrocchie degli Stati Uniti dove fare il pastore, e infine decide per la chiesa battista di Dexter Avenue a Montgomery, in Alabama. A venticinque anni Martin Luther King Jr. diventa così il pastore in una delle città nel profondo Sud dell'America dove la situazione razziale era tra le più dure.

[modifica] Il caso di Rosa Parks

La situazione di segregazione e negazione dei più elementari diritti civili alla comunità nera, a Montgomery come in molte altre parti degli USA, aveva già portato la tensione in seno alla comunità afroamericana ad altissimi livelli, e non erano mancate già diverse iniziative di protesta, spesso violente. Nel marzo del 1955 Claudette Colvin, una studentessa quindicenne, si rifiuta di cedere il proprio posto a sedere (nel settore riservato ai bianchi sui bus) ad un uomo bianco. Il caso viene messo al vaglio di una commissione della comunità afroamericana, in cui siede anche King il quale, assieme agli attivisti Edgar Nixon e Clifford Durr, decide di non prendere iniziative, al momento.

Nemmeno 9 mesi dopo il caso si ripete, in modalità assai simili, ma stavolta l'arresto di Rosa Parks,accusata di aver violato le leggi sulla segregazione fa scaturire la rivolta dei neri. L'impegno politico vero e proprio di King inizia così la notte del 1º dicembre 1955: Rosa Parks (già appartenente al Movimento per i Diritti Civili americano e del NAACP) si rifiuta di abbandonare il proprio posto, destinato ai soli passeggeri bianchi ma l'unico rimasto libero, sull'autobus che la riporta a casa. Il conducente dell'autobus di fronte al rifiuto della donna ferma l'autobus e chiama la polizia. Rosa viene arrestata e incarcerata .

L'autobus dove la Parks fu arrestata

In un primo momento la notizia del sopruso scatenò una reazione violenta da parte della comunità nera di Montgomery, e la polizia reagì agli incendi degli autobus e alle vetrine fracassate sparando.[2] Ma quella stessa notte cinquanta leader della comunità afro-americana, guidati dall'allora sconosciuto Martin Luther King, si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto. King propone di affrontare la situazione in modo radicalmente diverso: attuare un sistema di protesta non violento, basato sulla resistenza passiva e sul boicottaggio. Viene così indetta per il 5 dicembre una riunione di massa, mentre si invita la comunità nera al boicottaggio dei mezzi di trasporto in risposta ai soprusi bianchi. La riunione serale del 5 dicembre alla chiesa battista di Holt Street fu un successo, così come il boicottaggio dei mezzi pubblici, che assunse proporzioni sempre più vaste man mano la notizia si diffuse: la comunità afromaericana si spostava come poteva, a piedi o con l'aiuto di tassisti e liberi cittadini che si prestavano volentieri alla protesta.

La rabbia della comunità bianca montò sempre di più, fino a sfociare nella violenza (in buona parte dal Ku Klux Klan), al punto che viene scagliata una bomba nella casa di King: tempo dopo con il pretesto di eccesso di velocità viene addirittura arrestato e incarcerato.Intanto la notizia della protesta comincia a riscuotere consensi anche fuori dall'Alabama, e il movimento afroamericano riceve fondi e sostengo morale perfino da paesi lontani come il Giappone e la Svizzera.[2]

[modifica] La decisione della Corte Suprema

La campagna si conclude dopo un lungo strascico nei tribunali: il 19 giugno 1956, la Corte Distrettuale degli Stati Uniti stabilì (caso Browder v. Gayle) che la segregazione forzata di passeggeri neri e bianchi sugli autobus operanti a Montgomery violava la Costituzione Americana (in particolare contrastando con quanto stabilito dal XIV emendamento).

Il 13 novembre 1956, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò fuorilegge (con approvazione unanime[2]) la segregazione razziale sui mezzi di trasporto pubblici in quanto incostituzionale. L'ordine della Corte suprema arrivò a Montgomery il 20 dicembre 1956, ed il boicottaggio dei bus finì il giorno successivo, dopo ben 385 giorni.

La decisione dei tribunali, accolta con entusiasmo dalla comunità nera, provoca rabbia e sgomento in parte degli attivisti bianchi più estremisti, tanto che si verificano molte violenze, tra le quali si ricordano i lanci di bombe nelle chiese e nelle case di molti pastori, tra cui l'amico di Luther King Ralph Abernathy.

[modifica] Leader per i diritti civili

Nel 1957, King, assieme a Ralph Abernathy ad altri attivisti per i diritti civili della comunità afroamericana, fondano la Southern Christian Leadership Conference (SCLC). L'obbiettivo di questa associazione era di organizzare in modo chiaro e dare un'autorità di riferimento al movimento per i diritti. La SCLC riesce così a riunire e dare una forma precisa al movimento dei vari gruppi di neri che in precedenza avevano come unico riferimento le singole parrocchie della città. King guiderà la SCLC dalla sua nascita fino al suo assassinio, 11 anni più tardi. In particolare le prime campagne di King era incentrate sull'abolizione di quel sistema di norme segregazioniste vigenti in particolare negli stati del Sud (in primis l'Alabama) degli USA, note informalmente come "leggi di Jim Crow". Jim Crow era un personaggio di una notissima coon song di fine Ottocento, un nero sciancato, derelitto, emblema della discriminazione razziale. Infatti uno dei motti tipici della lotta all'emancipazione era "Stop Jim Crow".

Sulla scia dei primi successi della SCLC King diventò il leader del movimento per i diritti civili dei neri americani: la sua linea politica nonviolenta, soprattutto nei primi anni di protesta, ottiene ottimi risultati e il consenso di gran parte degli attivisti e dei membri della comunità afroamericana.

Nel 1958, mentre firmava alcune copie del suo libro Stride toward freedom in un negozio di Harlem, fu gravemente pugnalato al petto, con un tagliacarte, da Izola Curry, una squilibrata donna di colore.


Non si deve confondere la militanza di King nei diritti civili con una militanza politica o di partito. Inoltre non si possono comprendere il pensiero e la vita di Martin Luther King se non si pensa al fatto che era un repubblicano, come il padre. La cosa non deve affatto sorprendere. Dovrebbe invece sorprendere il fatto che -in Italia- questo semplice dato sia stato offuscato anche dai protestanti italiani, che almeno in questo caso hanno seguito la chiesa cattolica nel politicizzare la religione, pur predicando il contrario. Del resto anche il presidente Lincoln -abolizionista della schiavitù- era un repubblicano. Inoltre i democratici erano segregazionisti fino a tempi recentissimi (li si accusa di essere stati parte predominante del Ku Klux Klan, a partire dal sen. Robert Byrd). Si veda a questo proposito un articolo di Frances Rice, presidente della Nation Black Republican Association (NBRA). Si veda inoltre la discussione che ne è seguita, ad esempio in questo articolo del Washington Post, nel quale giustamente si sottolinea che King non fu eminentemente un politico legato ai partiti, ma piuttosto un uomo di chiesa (e in quanto tale più legato a Cristo che a Gandhi).

Tuttavia il contesto dei partiti era diverso da quello attuale: è stato il presidente repubblicano Dwight Eisenhower, ad aver imposto il Civil Rights Act del 1957 e ad aver inviato l'esercito nell'Arkansas, per presidiare le scuole che volevano mantenere la segregazione degli studenti neri. Bisogna essere molto attenti alla falsificazione politica della vita e degli eventi che hanno ruotato attorno a Martin Luther King. Per esempio, il presidente democratico John F. Kennedy in Italia è lodato come un fautore dei diritti civili. Tuttavia Kennedy ha votato contro il Civil Rights Act del 1957, mentre era un senatore, così come fece il senatore democratico Al Gore Sr. E c'è da aggiungere che Robert Kennedy aveva posto King sotto controllo della FBI sospettatandolo di essere un comunista.

Il partito repubblicano ha chiesto l'abolizione della schiavitù e ha modificato la Costituzione per concedere cittadinanza ai neri (Emendamento 13) e il diritto di voto (15a modifica). Richard Nixon con il Piano Filadelfia del 1969 (realizzato dal repubblicano afroamericano Art Fletcher). La Affirmative action è stata avviata sempre da Nixon e trasformata dai democratici in un sistema di quote. La Affirmative Action rimediò alla "cacciata dei neri" dai posti di lavoro pubblici, attuata nel 1912 dal presidente democratico Woodrow Wilson. Il quadro politico, nonostante il miglioramento dei rapporti di King coi Kennedy, non cambiò per molti decenni ancora. Nel citato articolo di Frances Rice si ricorda che un dixiecrat democratico, il senatore Ernest Hollings, piazzò la bandiera dei Confederati sopra quella a stelle e strisce, quando diventò governatore della South Carolina.

[modifica] I problemi al Sud e i Kennedy

Nel luglio del 1960 John F. Kennedy ottiene la nomination per la casa bianca: inizialmente King non ha fiducia nel politico democratico.[2] Si deve parzialmente ricredere quando durante le agitazioni in Georgia viene arrestato e poco tempo dopo rilasciato grazie alle pressioni di John e Robert Kennedy.[2] Alle elezioni presidenziali Kennedy riceve circa il settanta percento dei voti della comunità nera: nell'agenda del nuovo presidente degli Stati Uniti entrano così di prepotenza i temi dei diritti civili (voto, lavoro, elezione...) per i neri.

Grazie anche all'appoggio della Casa Bianca King e gli altri leader della SCLC proseguono le loro campagne nel Sud degli States, soprattutto nel Mississippi e nella Georgia.

[modifica] La campagna in Albany

Nel novembre del 1961 ad Albany, in Georgia, si forma un movimento di lotta anti-segregazionista, entro il quale a dicembre si inserisce anche il movimento di lotta non-violenta di King e della SCLC. Il movimento mobilita centinaia di cittadini e la campagna, mirata a far emergere, attraverso tecniche di nonviolenza, l'attenzione della cittadinanza e dell'opinione pubblica statunitense e mondiale. Il 16 dicembre 1961 King, recatosi in città solo il giorno prima, viene incarcerato nel corso di un arresto di massa dei manifestanti: di fronte a tale ingiustizia decide di lasciare Albany. Al suo ritorno, nel giugno del 1962, è costretto a scontare la sua pena, e, di fronte all'opportunità di un'ammenda pecuniaria o della prigione, sceglie la seconda, anche se tre giorni dopo la sentenza verrà rilasciato.

Purtroppo con il passare del tempo, dopo un anno intero di intenso attivismo, il fronte del movimento per i diritti civili di Albany cominciò a mostrare delle spaccature, e ben presto si deteriorò irrimediabilmente, nonostante gli sforzi di King, anche a causa dell'atteggiamento troppo circospetto di molte autorità governative locali. Sebbene non avesse raggiunto l'obiettivo prefissato, la campagna di Albany mostrò per la prima volta il supporto che una ben organizzata lotta non-violenta poteva fornire alla lotta del movimento nazionale per i diritti civili.

[modifica] Il lunghissimo 1963

[modifica] La campagna di Birmingham

Sotto la guida del reverendo Wyatt Tee Walker, direttore esecutivo della SCLC nel periodo 1960-1964, inizia a Birmingham, in Alabama, una campagna per la promozione dei diritti civili degli afroamericani, per eliminare le politiche sociali, civili ed economiche segregazioniste del paese. Il culmine della lotta si ha nella primavera del 1963, in particolare nei mesi di aprile e maggio. L'arma principale che il movimento utilizzò fu quella della cosiddetta disobbedienza civile: disobbedire alle leggi che si ritenevano ingiuste, e subirne le conseguenze penali. Questa tattica aveva due finalità: da una parte far risaltare la violazione della legge, pubblicamente, in modo da rendere evidenti a tutti la protesta e le sanzioni; dall'altra costringere la polizia, con gli arresti di massa, a riempire oltremodo le prigioni della città.

Le tattiche nonviolente mirate alla lotta contro leggi considerate ingiuste non si limitarono solo alla disobbedienza civile, ma anche al boicottaggio di molte attività commerciali. La pressione dei boicottaggi degli attivisti però non smosse le posizioni dei grandi leader economici di Birmingham, e così la SCLC dovette cambiare strategia. King lanciò così quello che Tee Walker aveva chiamato Project C: una serie di sit-in e marce per costringere la polizia all'arresto dei manifestanti. Un tipico sit-in consisteva in entrare in un locale "proibito" ai neri, sedersi sul pavimento finché la polizia non interveniva per sgombrare: gli attivisti non reagivano alle violenze verbali e fisiche della polizia, ma si lasciavano trascinare fuori dai locali fino alle prigioni.[2]

Il 13 aprile King è arrestato; appena uscito di prigione la campagna riprende con ulteriore ardore. Vista la mancanza, causa arresto, di molti attivisti, la campagna si avvale anche di bambini (la cosiddetta "Crociata dei bambini"). In questo contesto di proteste, pur con la presenza di donne e bambini tra i manifestanti, il Dipartimento di Polizia di Birmingham, guidato da Eugene "Bull" Connor, si lascia andare ad episodi di violenza.[2] In questo senso bisogna dire che non sempre tutti i manifestanti si comportavano in maniera pacifica, e spesso gli attacchi di pochi scalmanati verso le forze dell'ordine provocavano una reazione generale contro tutti. Momento chiave in questo senso è il 2 maggio: la polizia reagisce in maniera violenta alle proteste lanciando i cani sulla pacifica folla e utilizzando le pompe antincendio contro i neri. Nel contempo mentre molti bianchi segregazionisti gli lanciano contro mattoni e bottiglie. Il corteo diventa improvvisamente una terribile battaglia, e sotto gli occhi di tutto il mondo gli Stati Uniti danno un terribile spettacolo di razzismo e violenza.[2]

Nonostante gli episodi di scontro tra polizia e manifestanti, e nonostante le accuse verso King e la SCLC di utilizzare i bambini nelle proteste, esponendoli a gravi pericoli, alla fine della campagna di Birmingham la reputazione di Martin Luther King e del movimento dei diritti civili cresce notevolmente. Lo stesso Connor perde il lavoro e, cosa più importante le "leggi di Jim Crow" vigenti nella città vengono eliminate, aprendo molti posti pubblici alla presenza dei neri.

[modifica] La marcia su Washington

[modifica] La genesi della marcia

Sull'onda dell'indignazione per i fatti di Birmingham il presidente Kennedy ha intanto presentato al Congresso un provvedimento che sancisca pari diritti per bianchi e neri d'America: l'idea del presidente viene fortemente osteggiata dagli stati del Sud.

Per dare ulteriore forza all'iniziativa di Kennedy King, insieme a molti altri leader delle principali organizzazioni per la lotta per i diritti civili dei neri, guida verso Washington la celeberrima "marcia per il lavoro e la libertà (28 agosto 1963), il cui organizzatore strategico e logistico fu Bayard Rustin. Si parlò in questo senso di partecipazione delle "Sei Grandi" organizzazioni, riunite in un'unica manifestazione; assieme a King (SCLC) c'erano: Roy Wilkins (National Association for the Advancement of Colored People), Whitney Young (National Urban League), A. Philip Randolph (Brotherhood of Sleeping Car Porters), John Lewis (SNCC) e James L. Farmer Junior (Congress of Racial Equality).

[modifica] Le perplessità di Kennedy

In realtà l'idea originale della manifestazione, così com'era stata pensata all'inizio, era quella di una marcia che facesse risaltare tutte le ingiustizie e le disperate condizioni in cui erano costretti a vivere gli afroamericani degli stati del Sud degli Stati Uniti. Perfino l'idea di recarsi a Washington era un chiaro segnale di come si chiedesse di risolvere la situazione al potere in se, recandosi nella capitale della nazione e facendo sentire la voce del movimento. Gli organizzatori intendevano rendere pubblico il fallimento delle politiche del governo federale in materia di salvaguardia dei diritti civili nel Sud degli States e di sicurezza fisica dei manifestanti neri. Appariva chiaro quindi come il presidente Kennedy non fosse assolutamente d'accordo con l'idea dalla marcia, vedendovi un attacco politico non troppo indiretto alla sua amministrazione; inoltre la Casa Bianca temeva che la marcia potesse influire negativamente sul provvedimento sui diritti civili che sarebbe stato esaminato dal Congresso.

Di fronte all'irremovibilità degli organizzatori John F. Kennedy cercò di esercitare delle pressioni su di essi in modo che fosse cambiato lo scopo della protesta. In questo senso Martin Luther King si trovò a dover mediare tra le idee di Kennedy, a cui si stava sempre più avvicinando, e le intenzioni degli altri leader afroamericani. Alla fine l'influenza di Kennedy ebbe ragione, e l'evento acquisì un tono meno stridente e meno drammatico. Questo fatto causò non pochi attriti tra molti attivisti del movimento, che accusarono la manifestazione di non avere quel tono di scontro che si era auspicato, bensì di cercare di rendere il più possibile palese un'armonia nel rapporto tra la comunità bianca e nera che soprattutto nel Sud non era tale. Tra le voci più critiche vi fu quella di Malcolm X, che epitetò l'evento come la "Farsa su Washington" ("Farce on Washington"), mentre a molti membri della Nation of Islam non fu permesso di partecipare alla marcia.

[modifica] Il successo dell'evento

Nonostante le tensioni interne la partecipazione all'evento fu notevolissima e la marcia risultò un grande successo per il movimento. Più di duecentocinquantamila persone i affollarono al Lincoln Memorial di Washington l'enorme folla poté assistere alla stretta di mano tra Kennedy e i leader della SCLC e al celebre discorso "I have a dream" di King, che divenne il discorso-simbolo della marcia ed uno dei più famosi della storia oratoria americana (paragonabile ad esempio coll'"Infamy Speech" di Roosevelt'). Al tempo quella straordinaria partecipazione era la più grande che Washington avesse mai avuto nella sua secolare storia.

La "marcia per il lavoro e la libertà" non si limitò solo a questo, ma fece precise richieste: fine della segregazione razziale nelle scuole, una efficace legiferazione sul tema dei diritti civili, la protezione dalle brutalità della polizia per gli attivisti, uno stipendio minimo di 2 dollari per tutti i lavoratori ed un organo di auto-governo per Washington D.C., a quel tempo governata da un comitato.

[modifica] La morte di Kennedy

Il 22 novembre 1963 l'America è sconvolta dall'omicidio di John Fitzgerald Kennedy a Dallas: colui che più di ogni altro politico recente aveva rappresentato la grande speranza per i neri di riscattarsi dalla loro posizione di segregazione. King, superato il momento di sconforto per la morte del presidente Kennedy, continuò a intavolare trattative e a sottoporre richieste da parte del movimento alla nuova amministrazione Johnson, sia nel periodo in cui prese il posto di Kennedy sia successivamente quando ottenne il mandato definitivo (1964).

[modifica] Augustine (1964), Selma (1965) e i primi dissensi

Altre importanti occasioni di protesta avvennero a St. Augustine, in Florida, nel 1964: Martin Luther King e la SCLC furono attaccati da segregazionisti bianchi durante le marce notturne, con il conseguente arresto e imprigionamento di molti degli attivisti.

Sul finire del '64 la SCLC unì le proprie forze con un'altra grande organizzazione per i diriti civili dei neri, la SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee), per organizzare manifestazioni a Selma, in Alabama, dove già da tempo la SNCC stava dando da fare per incentivare la partecipazione al voto dei membri della comunità nera. La campagna di protesta congiunta di SCLC e SNCC fu drasticamente colpita da un'ordinanza di un giudice locale, che impedì ogni riunione di tre o più individui sotto le sigle di SNCC, SCLC o DCVL; erano inoltre proibiti gli incontri a cui partecipasse anche uno solo di 41 leader afroamericani bollati dall'ingiunzione. La situazione si risolse quando King, sfidando apertamente l'ordine del tribunale, tenne un discorso pubblico alla Brown Chapel il 2 gennaio 1965

Grazie a queste e altre importanti proteste la figura di King assunse grande rilevanza a livello mondiale come leader riconosciuto e rispettato del movimento per i diritti della comunità afroamericana. Questo suo ruolo fu suggellato da due importanti eventi accaduti nel 1964: l'assegnazione del premio Nobel per la pace e l'incontro con il papa Paolo VI, che gli dà pieno appoggio nella sua azione[2].

Infatti in quel periodo comincia a riscuotere grande successo, nei "ghetti" neri delle grandi città e non solo, una linea politica violenta e aggressiva, ben rappresentata dal pensiero di Malcolm X. In realtà soprattutto all'inizio della sua ascesa nel movimento per i diritti degli afroamericani il conflitto tra King e Malcolm X non appariva insanabile, anche se il secondo aveva più di una volta duramente contestato il pastore. Ma man mano che Malcolm X acquisiva sempre più potere all'interno della Nation of Islam (NOI) l'inconciliabilità tra le idee dei due appariva di giorno in giorno maggiore. La NOI era una setta islamica nazionalista, e le sue posizioni, sia religiose sia politiche (auspicava la creazione di una grande nazione nera e considerava con disprezzo i non-neri) erano in aperto contrasto con quelle della SCLC e di King.

Inoltre mentre le posizioni di Martin Luther King si erano progressivamente avvicinate a quelle di John Kennedy, Malcolm nutriva per il presidente degli USA un profondo disprezzo, arrivando a dichiararsi felice per il suo assassinio (dichiarazione che destò enorme scalpore e critiche anche dall'interno della NOI) e, in precedenza, criticando la marcia della libertà a Washington. La divisione tra i due grandi leader afroamericani non cessò neppure quando Malcolm X venne assassinato (21 febbraio 1965): Stokely Carmichael emerse ben presto come attivista di punta del movimento che inneggiava al black power, contrapposto al white power[2].

[modifica] Il "Bloody Sunday" e la marcia su Montgomery

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bloody Sunday (1965).

Sempre nell'ottica della lotta per i diritti civili nella città di Selma King e la SCLC, con la parziale collaborazione della SNCC, cercarono di organizzare una marcia da Selma fino a Montgomery, capitale dello stato dell'Alabama, il 7 marzo 1965, di domenica. Il primo tentativo in questa data fu sospeso a causa degli attacchi ricevuti dai manifestanti da parte di bande di bianchi e della polizia. I terribili scontro di quel 7 marzo 1965 fecero sì che in seguito quella data venisse ricordata come il "Bloody Sunday": nonostante King non fosse presente alla marcia essa costituì una delle tappe più importanti della lotta nonviolenta del movimento per i diritti civili. Le immagini e le testimonianze delle brutalità delle polizia verso i manifestanti fecero il giro degli Stati Uniti, rendendo partecipe gran parte dell'opinione pubblica dell'entità della questione sollevata dal movimento.

King cercò di organizzare una nuova marcia due giorni, dopo, il 9 marzo: la SCLC presentò una petizione contro lo stato dell'Alabama, ma la corte federale la respinse e il giudice ordinò che la marcia fosse bloccata. Ciò nonostante King guidò la marcia fino al ponte di Edmund Pettus, dove tenne una breve preghiera assieme alla folla. In seguito a ciò decise di terminare la marcia, facendo disperdere i manifestanti per non violare l'ordine del tribunale. Questo comportamento fu visto da molti esponenti delle organizzazioni locali come una "cessione" di fronte ai soprusi del tribunale e dell'Alabama, e alimentò il consenso delle parti meno moderata del fronte per i diritti civili, che si stringeva perlopiù attorno alla NOI e a Stokely Carmichael.

Al terzo tentativo, in data 25 marzo, la marcia si tenne.

[modifica] Chicago (1966)

Nel 1966, sull'onda dei grandi successi ottenuti dal movimento per i diritti civili nel Sud degli Stati Uniti, Martin Luther King, come presidente della SCLC, assieme a molte altre organizzazioni, cercò di far espandere il movimento di protesta anche agli altri Stati della nazione americana. La prima città coinvolta nella nuova campagna fu Chicago: King e Abernathy, provenienti entrambi dalla media borghesia, si recarono nei quartieri più poveri della "città del vento", in particolare nel North Lawndale per dare il loro supporto alla lotta dei disagiati cittadini che risiedevano in queste zone.

La SCLC formò una coalizione con la CCCO (Coordinating Council of Community Organizations) e, a partire dalla primavera del 1966, condusse una serie di grandi marce per la lotta contro la discriminazione nella città di Chicago, che toccarono molti quartieri come Bogan, Belmont, Cragin e Jefferson Park. In particolare la campagna denunciò la gravissima situazione in cui versava il sistema immobiliare. Era infatti abitudine consolidata che le agenzie immobiliari della città assegnassero, a parità di requisiti quali il numero di figli ed il reddito, le case alle coppie bianche piuttosto che a quelle di colore.

I leader afroamericani si resero ben presto conto che la situazione razziale a Chicago, città del Nord degli USA, non era assolutamente migliore rispetto a quanto avevano trovato al Sud. Spesso infatti le marce di protesta erano accolte nei rioni con il lancio di bottiglie e con pesantissime offese verso i manifestanti: lo stesso King fu colpito da un mattone durante una marcia, ma proseguì a tenere testa al corteo nonostante i rischi. Il clima di tensione costrinse lo stesso King ad accordarsi con il sindaco Richard J. Daley per cancellare una marcia al fine di evitare eventuali episodi di violenza.

Quando King e gli altri membri delle organizzazioni ritornarono al Sud, essi lasciarono la situazione in mano ad un giovane studente di un seminario: Jesse Jackson. Jackson era entrato a far parte della SCLC a Selma, in poco tempo la collaborazione e l'intesa con King erano diventati tali che quest'ultimo non esitò ad affidargli la direzione organizzativa per l'SCLC di Chicago. L'anno successivo Jackson viene promosso direttore nazionale, iniziando il cammino che lo porterà, negli anni ottanta, a raggiungere la grande notorietà imponendosi come leader degli afro-americani e come politico del Partito Democratico.

[modifica] La "Poor People's Campaign"

Nel 1968 King e la SCLC organizzarono la "Poor People's Campaign", incentrata sui temi della giustizia sociale. La campagna culminò nel marzo di quell'anno quando a Washington, D.C. il movimento fece sentire la sua voce, domandando aiuti economici per le fasce sociali più povere degli Stati Uniti. King e la SCLC chiedevano al governo americano di investire nel ricostruire le zone più disagiate delle città americane. Denunciò inoltre, in piena Guerra Fredda e con la corsa agli armamenti in atto, l'ostilità verso i poveri che il governo dimostrava spendendo ingenti quantità di fondi per gli armamenti e per la Guerra nel Vietnam (a cui King era assolutamente contrario).

King attraversò molti stati, cercando di raccogliere attorno a sé una grande quantità di povera gente: questa massa si concentrò poi a Washington, dando inizio ad una campagna di disobbedienza civile finché il Congresso non approvò un progetto di legge per tutelare i diritti dei poveri americani.

Anche dopo questo atto del Congresso King non smise di denunciare la situazione in cui versavano le fasce povere degli Stati Uniti, osservando come le misure prese erano certamente apprezzabili, ma non fossero niente di più che una misera elemosina verso le fasce più disagiate. La visione di King spingeva verso una rivoluzione di quel sistema in cui viveva la società americana, fatto di "razzismo, povertà, militarismo e materialismo".

[modifica] I dissidi interni al movimento

Se la "Poor People's Campaign" aveva comunque ottenuto una certa quantità, seppur piccola, di garanzie per i poveri degli USA, dal punto di vista politico non ottenne però quel largo seguito che da un po' di tempo mancava al movimento per i diritti degli afroamericani. Molti leader non furono d'accordo con le mosse di King, giudicando che gli obiettivi della protesta erano troppo generici e comunque irrealizzabili, sostenendo che essa avrebbe solamente accelerato il divario tra la classe di potere bianca e la comunità nera unita e dei poveri. Come detto in questa fase la stella di Martin Luther King è appannata: pur non essendoci più la grande figura carismatica di Malcolm X il movimento per i diritti della comunità nera si presenta come composto da sempre più numerose frange che tendono a distaccarsi dalla posizioni moderate e nonviolente di King.

Stokely Carmichael è uno di questi "separatisti": influenzato dalle idee di Malcolm X e Kwame Nkrumah nel 1966 Carmichael aveva costituito la Lowndes County Freedom Organization (LCFO), che per la stampa divenne conosciuta come "Black Panther Party" , nome che successivamente sarebbe stato di ispirazione per il più conosciuto Black Panther Party. Il movimento del "black power" di Carmichael attaccò duramente King, rifiutando l'idea dell'integrazione razziale, considerandola un insulto alla cultura Afro-americana, ma spingendo per l'indipendenza della classe nera. Un altro leader, Omali Yeshitela, in nome delle violenze perpetrate dalla colonizzazione europea dell'Africa e dallo schiavismo incitava non al dialogo con la comunità bianca ma allo scontro violento con essa.

Il clima di tensione e violenza che si registra in seno al movimento per i diritti delle comunità nere sfocia negli scontri nel ghetto nero di Los Angeles, nell'estate del 1966: 35 morti, 1033 feriti e decine di milioni di dollari di danni.[2] La reazione della polizia e di molti bianchi è spietata e terribile: molti leader sono picchiati e alcuni uccisi, perfino al Nord degli USA l'atteggiamento verso il movimento nero si fa più critico.[2]

[modifica] L'assassinio

King, perseguitato dagli ambienti segregazionisti del sud degli Stati Uniti, aveva ricevuto diverse minacce di morte, ad esempio a Chicago.

Il 29 marzo 1968 a Memphis, nel Tennessee, gli spazzini neri rappresentati dalla AFSCME Local 1733, che erano in sciopero dal 12 marzo per il riconoscimento del loro sindacato e l'aumento della paghe (al livello dei bianchi) ricevono l'appoggio diretto di King.

Egli scende dal Nord degli States, arrivando a Memphis il 3 aprile, dopo che il suo volo era stato ritardato per un allarme bomba. King si mette alla testa del corteo degli spazzini: la marcia pacifica viene interrotta a causa dei sobillatori del gruppo di Stokely Carmichael.[2] In pochi minuti il corteo si trasforma in una battaglia urbana: centinaia di neri escono dal corteo e cominciano a fracassare vetrine e tirare pietre contro la polizia, che reagisce caricando la folla. Negli scontri si registra anche una vittima, il sedicenne Larry Paine, ucciso da un colpo di fucile.[2]

King, afflitto, rientra al Lorraine Motel, di proprietà di Walter Bailey, sempre a Memphis. Nella sua stanza, la 306, assieme ai suoi collaboratori (tra cui il reverendo Ralph Abernathy e Jesse Jackson) cerca di organizzare una nuovo corteo per uno dei giorni successivi. Alle 18:01 King esce sul balcone del secondo piano del motel, dove viene colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa. Come testimoniato da Jesse Jackson, presente al momento dello sparo, le ultime parole di King furono rivolte al musicista Ben Branch, che avrebbe dovuto suonare quella sera ad un incontro locale in una chiesa dove era programmato un culto. King gli chiese di intonare, e bene, il suo inno preferito Take my hand, my precious Lord (prendimi per mano, mio prezioso Signore), poi intonato davvero dalla celebre Mahalia Jackson, cara amica di King, nel corso dei suoi funerali. Gli eventi che si susseguirono allo sparo sono molto contestati: in particolare alcuni accusarono Jesse Jackson di aver esagerato le risposte ai successivi interrogatori.[senza fonte]

Portato al St. Joseph's Hospital, Martin Luther King muore un'ora dopo lo sparo, alle 19.05 del 4 aprile 1968.

[modifica] Eventi successivi alla morte

La notizia dell'assassinio di King portò ad un'ondata di violenze in tutta l'America: si registrarono rivolte in più di 100 città. Il candidato democratico per la casa bianca Robert Kennedy fu informato dell'omicidio mentre si stava dirigendo a Indianapolis, per fare campagna elettorale. Nel suo breve ma concitato discorso a coloro che gli stavano intorno, Kennedy espresse il desiderio che gli attivisti legati a King continuassero sulla strada della non-violenza. Il presidente Lyndon B. Johnson dichiarò il 7 aprile come giorno di lutto nazionale in onore del grande leader per i diritti civili. Johnson non fu però presente ai funerali di King, dove mandò il vicepresidente Hubert Humphrey, in quanto c'era la paura che la sua presenza potesse causare proteste e violenze. In generale l'opinione pubblica americana e mondiale fu molto scossa dall'assassinio di Martin Luther King, a soli 5 anni di distanza dalla morte violenta di John Fitzgerald Kennedy.

Su richiesta della vedova Coretta King al funerale del marito fu letto l'ultimo sermone che il defunto aveva pronunciato il 4 febbraio di quell'anno. Nel sermone King chiese che il funerale si svolgesse con grande semplicità: la sua bara fu trascinata da un carro con due asinelli, così come espressamente richiesto da lui quando era ancora in vita. King non volle che fossero menzionati i suoi premi o altri onori che aveva ricevuto; chiese solamente che fosse ricordato come chi avesse cercato di dare da mangiare agli affamati, coprire coloro che non avevano i vestiti, essere chiaro e duro sulla questione della guerra in Vietnam e infine "amare e servire l'umanità".

Poco tempo dopo la morte di King la città di Memphis provvide a accettare le richieste degli spazzini neri, che interruppero così lo sciopero.

[modifica] Indagini sull'omicidio

Il suo assassino, James Earl Ray dapprima confessò l'omicidio.

Il Lorraine motel

Due mesi dopo la morte di King l'evaso James Earl Ray venne catturato all'aeroporto Heathrow di Londra, mentre cercava di lasciare il Regno Unito con un falso passaporto canadese, intestato a "Ramon George Sneyd". Ray fu velocemente estradato in Tennessee e accusato dell'omicidio di King; egli dapprima (10 marzo 1969) confessò di essere l'assassino, ma tre giorni dopo ritrattò. Secondo il legale di Ray, Percy Foreman (che poco tempo dopo lo stesso Ray licenziò), il suo assistito si sarebbe professato innocente per evitare la pena di morte. Ray verrà poi condannato a 99 anni di prigione.

Ray sostenne di aver incontrato, in Québec, un uomo che si faceva chiamare "Raoul" e che sarebbe stato coinvolto nella cospirazione per uccidere M.L. King. Ray passò il resto della sua vita tentando, senza successo, di ritrattare la sua iniziale dichiarazione di colpevolezza per ottenere il processo che non ebbe mai. Il 10 giugno 1977, poco tempo dopo aver testimoniato davanti alla commissione investigativa sull'omicidio di King di non essere stato lui a sparare al leader afroamericano, Ray e altri 6 carcerati evasero dal penitenziario di stato Brushy Mountain (a Petros, in Tennessee). I sette furono ritrovati tre giorni dopo e ricondotti in prigione.

Gli atti dell'indagine sull'assassinio di Martin Luther King jr. sono stati secretati fino al 2002 dall'amministrazione americana.

[modifica] La famiglia King

King sposò Coretta Scott il 18 giugno 1953 ad Heiberger, in Alabama. La coppia ebbe in totale quattro figli:

[modifica] Influenze

[modifica] Tradizione populista e populismo nero

Harry C. Boyte, che si definisce un populista, e che fu, seppur bianco, segretario della Southern Christian Leadership Conference e attivista per i diritti civili, descrive un episodio che secondo lui lascia trapelare alcune delle influenze politiche che avevano colpito maggiormente King:

Il mio primo incontro con il significato profondo del populismo avvenne nel 1964, all'eta di diciannove anni, mentre lavoravo come segretario di campo per la SCLC a St. Augustine. Un giorno fui catturato da cinque uomini e una donna che erano membri del Ku Klux Klan. Mi accusarono di essere "comunista e Yankee"; io replicai: "Non sono uno Yankee – la mia famiglia risiede nel Sud [degli USA] fin dalla Rivoluzione. E non sono un comunista. Sono un populista. Credo che i neri e i bianchi poveri dovrebbero unirsi per fare qualcosa per colmare le nostre divisioni". Parlammo qualche minuto su come un movimento del genere dovesse apparire. Poi mi lasciarono andare.

Quando venne a sapere dell'incidente, Martin Luther King, a capo della SCLC, mi disse che egli si identificava con la tradizione populista e mi assegnò all'organizzazione dei poveri di pelle bianca.[3]

[modifica] Thurman

Howard Thurman, leader della lotta per i diritti civili, teologo e educatore, fu una delle prime influenze di King. Thruman era stato compagno di classe del padre di King al Morehouse College,[4] e fece da mentore per il giovane King e alcuni suoi amici.[5] Il lavoro missionario di Thurman lo aveva portato spesso all'estero, dove tra gli altri aveva incontrato e conferito con Gandhi.[6] Mentre era studente alla Boston University King visitava spesso Thurman, che era il decano della Marsh Chapel.[7] Walter Fluker, studioso degli scritti di Thurman, ha affermato: "Non credo che avremmo mai avuto un Martin Luther King senza un Howard Thurman".[8]

[modifica] Gandhi e Rustin

Ispirato dal successo dell'attivismo nonviolento che aveva ottenuto Gandhi, King andò in India a visitare la famiglia del Mahatma nel 1959, con l'assistenza del gruppo quacchero dell'American Friends Service Committee.[9] Il viaggio indiano toccò nel profondo King, accrescendo la sua conoscenza sul concetto di resistenza nonviolenta ed il suo impegno nella lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. In un discorso radiofonico fatto durante la sua ultima sera in India, King si espresse così: "Da quando sono in India, sono sempre più convinto di prima che il metodo della resistenza nonviolenta è l'arma più potente a disposizione degli oppressi nella loro lotta per la giustizia e la dignità umana. Veramente il Mahatma Gandhi ha incarnato nella sua vita principi universali certi che sono ineluttabili quanto la legge di gravità."[10]La vicinanza di King alle idee di Gandhi fu possibile anche grazie alla profonda influenza che ebbero gli insegnamenti evangelici sui due: seppure King fosse un religioso mentre Gandhi citasse il pensiero di Cristo come una grande influenza (al pari di quella buddhista, induista e islamica), entrambi vedevano un collegamento tra la nonviolenza e gli insegnamenti di Cristo. In particolare Gandhi si riferiva al discorso della montagna: "Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra" (Matteo 5,39).

L'attivista afroamericano per i diritti civili Bayard Rustin, che studiò a fondo gli insegnamenti gandhiani,[11] consigliò a King di dedicarsi ai principi della nonviolenza.[12] Rustin fu principale consigliere e mentore nei primi anni di attivismo di Martin Luther King[13] e organizzatore della Marcia su Washington del 1963.[11][14] Nel proseguo della lotta degli afroamericani per i diritti civili molti leader del movimento (bianchi e neri) chiesero a King di prendere le distanze da Rustin, a causa della sua aperta omosessualità[11], del suo supporto al socialismo democratico e dei suoi precedenti legami con il Partito Comunista Americano.[11][15]

[modifica] Il movimento per i diritti civili

[modifica] Gli obiettivi

Tra i diritti civili per i quali il movimento si batteva grande importanza era data al diritto di voto: King si adoperò soprattutto per effettuare tra la popolazione nera la cosiddetta "campagna del voto". In una situazione politica in cui mediamente meno di un nero su 5 esercitava il suo diritto di voto, la SCLC pose l'accento sull'influenza che poteva esercitare l'elettorato afroamericano votando un candidato piuttosto che un altro candidato razzista.

[modifica] I risultati della lotta

King era convinto che se l'applicazione delle tecniche gandhiane di non-violenza all'organizzazione (da parte della SCLC) di campagne per i diritti avrebbe consentito, attraverso la copertura mediatica che ne derivava, la denuncia della situazione in cui versava la comunità nera. Di fatto questa strategia si rivelò vincente: i giornali e la televisione riportavano giornalmente sia le manifestazioni di protesta (marce, boicottaggi, episodi di resistenza civile come i sit-in..) sia la violenza e lo stato di segregazione a cui erano sottoposti i neri. Tutto ciò riuscì a convincere gran parte dell'opinione pubblica americana dell'importanza e della priorità che il problema dei Diritti Civili della comunità afroamericana aveva. King, in America, come Gandhi in India, organizzò una protesta pacifica,senza armi, soprattutto basandosi sul dialogo, ottenendo anch'egli grandi risultati. Le campagne di disobbedienza civile portarono lo stesso King ad essere più volte imprigionato. King applicò i principi della nonviolenza riscuotendo grandi successi, grazie anche ad una meticolosa e strategica preparazione dei metodi, dei luoghi e dei momenti di protesta, in modo da massimizzare la loro visibilità e il loro impatto mediatico e sulla popolazione, sia bianca sia nera.

King e la SCLC organizzarono così decine e decine di marce e manifestazioni di protesta per assicurare alla comunità nera d'America il diritto di voto, la fine della segregazione, pari diritti sul lavoro e altri basilari diritti civili. Molte delle richieste del movimenti furono in seguito accolte, e si tradussero in leggi degli Stati Uniti, grazie all'approvazione di documenti come il Civil Rights Act (1964) ed il Voting Rights Act (1965).

[modifica] Fasi del movimento

[modifica] La nascita della SCLC

Come detto nel 1957 diventa il presidente della neonata SCLC, con l'intento dichiarato di organizzare al meglio il movimento e ottenere i risultati prefissatisi. La SCLC riesce così a riunire e dare una forma precisa al movimento dei vari gruppi di neri che in precedenza avevano come unico riferimento le singole parrocchie della città. King indirizzerà il movimento per i diritti civili secondo le tecniche nonviolente ispirate alla filosofia di Gandhi. Le campagne di protesta della SCLC contro alcune leggi ritenute ingiuste per la comunità nera utilizzarono i metodi della non violenza per raggiungere l'abrogazione di tali norme.

[modifica] Le prime violenze e l'insorgere dei movimenti "estremi"

Nonostante i grandi risultati ottenuti spesso accadde che le manifestazioni sfociarono in scontri violenti con i movimenti segregazionisti e con le forze dell'ordine. Perfino nei primi anni del movimento per i diritti civili, quando la linea nonviolenta di King era quella dominante, gli episodi di violenza verbale (anche da parte di importanti uomini politici) ma soprattutto fisica, si susseguono in molti stati del Sud degli Stati Uniti. Incendi di case, minacce, percosse e veri e propri assassini a sangue freddo di neri riempiono le cronache dei giornali americani, suscitando grande scalpore, anche fuori dai confini nazionali americani.

[modifica] Le intercettazioni del FBI

L'attenzione dell'FBI nei confronti di King fu alta fin da quando egli cominciò ad emergere come uno dei principali leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani. L'attenzione dell'agenzia si manifestò inizialmente con il tracciamento degli spostamenti aerei del pastore protestante e con le ricerche sui suoi collaboratori.[16]

In piena Guerra Fredda J. Edgar Hoover, capo del FBI in quel periodo, nutriva inoltre il sospetto, condiviso da altri esponenti del FBI, che i comunisti volessero infiltrare loro membri nel movimento per i diritti civili, anche grazie al grande consenso popolare che esso stava riscuotendo. All'interno dei collaboratori di King vi erano infatti ex membri del Partito Comunista, ma che si erano separati dallo stesso al momento di entrare nel movimento per i diritti civili.

Nel luglio del 1963 lo stesso Hoover richiese all'allora Procuratore generale Robert Kennedy di poter piazzare cimici e tenere sotto controllo il telefono di Martin Luther King e di molti suoi collaboratori. L'interesse del FBI per King si intensificò dopo la marcia su Washington e il celebre discorso I Have a Dream, tanto che un memorandum dell'epoca descriveva King come "il più pericoloso ed efficace leader nero nella nazione".[16] Nel settembre di quello stesso anno Robert Kennedy acconsentì alla sorveglianza tecnica, raccomandando agli agenti particolare attenzione data la delicatezza della faccenda e richiedendo di essere informato personalmente di ogni sviluppo.[16]

Nonostante durante il periodo di intercettazioni non fossero emerse prove di connivenze di King con i marxisti l'FBI utilizzò parte dei contenuti registrati (riguardanti la sua vita sessuale) per mettere in difficoltà King e cercare allontanarlo dalla sua posizione di leader del movimento per i diritti civili delle comunità afroamericane.[16]

[modifica] Opposizione alla Guerra del Vietnam

Dal 1965 King iniziò a esprimere dubbi sul ruolo che gli Stati Uniti stavano avendo durante la guerra del Vietnam. Il 4 aprile 1967 (un anno esatto prima della sua morte), alla chiesa di New York City Riverside, nel suo discorso "Beyond Vietnam", attaccò il ruolo degli USA nella regione e affermò che la loro presenza in Vietnam era finalizzata ad una occupazione di tipo coloniale dello stesso. Nello stesso discorso disse che il governo statunitense in quel momento era il più grande generatore di violenza del mondo; insistette anche sul fatto che il paese dovesse subire un vasto cambiamento morale.

King si oppose fermamente alla guerra del Vietnam anche perché vi vedeva un enorme spreco di denaro a scapito di tanti interventi sul welfare che vi si sarebbero potuti fare. In particolare questo tipo di denuncia si fece più forte durante il periodo della campagna cosiddetta "Poor People's Campaign", quando prese le difese dei milioni di poveri americani, che avrebbero avuto tanto bisogno di aiuto dallo stato, e che invece vedevano miliardi di dollari sprecati nella guerra. King chiarì il concetto che il Congresso stesse spendendo sempre meno in programmi contro la povertà e sempre più in armamenti (e non solo, ad esempio nella corsa allo spazio) con questa frase: "Una nazione che continua anno dopo anno a spendere più soldi nella difesa militare che nei programmi di aiuto sociale si sta avvicinando alla morte spirituale".

Le forti prese di posizioni di Martin Luther King sulla guerra del Vietnam aumentarono ulteriormente i suoi oppositori negli ambienti segregazionisti del sud degli Stati Uniti: inoltre si attirò le antipatie tra molti mass-media (come il Washington Post e il magazine Life).

King dichiarò che il Vietnam del Nord non iniziò a inviare grandi rifornimenti o truppe al Sud fino a che gli USA non arrivarono nel paese con decine di migliaia di soldati. Criticò inoltre la resistenza degli Stati Uniti alle riforme terriere del Vietnam del Nord, e accusò gli States di aver ucciso milioni di vietnamiti, in gran parte bambini.

Queste affermazioni riflettevano l'evoluzione del pensiero di King negli ultimi anni, mentre insegnava al Highlander Research and Education Center, di ispirazioni progressiste, dove era affiliato. King iniziò a introdurre nei suoi discorsi anche richieste di profondi cambiamenti politici ed economici negli USA. Si schierò sempre più apertamente contro la guerra (in nome delle sue idee non-violente) e a favore di una corretta ridistribuzione delle risorse per correggere le ingiustizie razziali ed economiche. Queste ed altre posizioni alimentarono sospetti di filocomunismo del leader afroamericano, da parte anche della stessa FBI che lo mise sotto controllo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce L'alternativa a capitalismo e comunismo, critiche e strumentalizzazioni.

King non si espresse mai a favore del comunismo, e solamente alcune volte, in privato, parlò di un suo supporto verso un socialismo democratico, che portasse l'America ad una migliore redistribuzione della ricchezza. Pur affermando che vi fosse qualcosa di sbagliato nel capitalismo tradizionale, e avendo comunque letto autori come Marx e Morehouse, King rifiutava il comunismo per la sua "interpretazione materialistica della storia" che negava la religione, il suo "relativismo etico" e il suo "totalitarismo politico".

Sempre nel discorso "Beyond Vietnam" Martin Luther King sostenne che la vera compassione non sta tanto nell'elemosina ad un mendicante, quanto in un cambiamento della società che eviti che si creino mendicanti. King sostenne inoltre che le posizioni politiche che gli Stati Uniti avevano in Vietnam e in altri paesi del mondo (come il Sud America) era sbagliato. Secondo il pastore afroamericano gli USA in molti paesi erano più dalla parte delle lobby e delle elites, che reprimevano le rivoluzioni, piuttosto che verso i poveri e gli emarginati che cercavano nella rivoluzione una soluzione ai loro problemi.

[modifica] I Have a Dream

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce I have a dream.
M.L. King

Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington e nel quale pronunciò più volte la fatidica frase "I have a dream" (in Italia evocata spesso in maniera forse impropria ma efficace con: Io ho un sogno) che sottintendeva la (spasmodica) attesa che egli coltivava, assieme a molte altre persone, perché ogni uomo venisse riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative, proprio negli anni in cui - per dirla con le parole di Bob Dylan - i tempi stavano cambiando e solo il vento poteva portare una risposta. Martin, molte volte fu soggetto ad aggressioni e ad offese molto gravi.

Secondo alcune analisi il discorso I have a dream sarebbe in parte molto simile alla discussione di Archibald Carey, Sr. tenuta alla Republican National Convention nel 1952. La somiglianza consiste nel fatto che entrambi i discorsi finiscono con una recitazione del primo verso dell'inno popolar patriottico America (My Country ´Tis of Thee) di Samuel Francis Smith, e i due discorsi condividono i nomi di numerose montagne per cui entrambi esortano "let the freedom ring" (lasciate risuonare la libertà).[17]

I have a dream I say to you today, even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream It is a dream that is deeply rooted in the American dream. I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal." [...]

[modifica] Riconoscimenti

[modifica] Il Martin Luther King Day

Nel 1983 il Presidente Ronald Reagan firmò una legge con la quale veniva istituita una festa nazionale per commemorare Martin Luther King, da celebrarsi il terzo lunedì di gennaio, un giorno vicino cioè al 15 gennaio, giorno della sua nascita. Fu osservato per la prima volta il 20 gennaio 1986. Non tutti i 50 Stati però riconobbero da subito questa festività, e alcuni la celebravano con nomi diversi. Il 18 gennaio 1993 il Martin Luther King Day è stato celebrato per la prima volta in tutti i cinquanta stati degli USA.

[modifica] Il Nobel per la Pace

Nel 1964 all'età di soli trentacinque anni (attualmente il più giovane vincitore del premio) gli fu consegnato il Premio Nobel per la pace della storia; non essendovi a quel tempo la consuetudine di dare la motivazione per l'assegnazione del premio, si fa riferimento all'incarico che aveva:

« Capo della Southern Christian Leadership Conference, attivista per i diritti civili»

[modifica] Influenza nella cultura popolare

La celebre canzone Pride (In the Name of Love), tratta dall'album The Unforgettable Fire degli U2 è dedicata a Martin Luther King. Inoltre nel medesimo album della band irlandese è presente un secondo pezzo ispirato a King, MLK, titolo coniato semplicemente prendendo le iniziali del reverendo.

Altre canzoni che fanno riferimento a lui sono One Vision dei Queen, nel brano di Ben Harper Like a king e nell'inedito Super Pop di Madonna ("If I was a hero I'd be Martin Luther"), canzone della session di Confessions on a Dance Floor, ma poi non rientrata nella track-list finale dell'album (la si può sempre scaricare da internet o da ICON); ma la prima in ordine cronologico fu Le rondini bianche di Armando Stula, nel 1969. Nel video di Man in the Mirror di Michael Jackson appare più volte Martin Luther King così come nella canzone They Don't Care About Us sempre di Michael Jackson viene nominato in questa frase: "but if Martin Luther was living he wouldn't let this be"; ancora Michael Jackson, stavolta in HIStory, campiona una parte del celeberrimo discorso "I have a dream".

Anche il celeberrimo cantante Elvis Presley fece un proprio tributo a Martin Luther King: si tratta della canzone If I Can Dream, scritta da Walter Earl Brown. Venne incisa da Elvis Presley circa due mesi dopo l'assassinio di Martin Luther King, e venne riprodotta per la prima volta in pubblico nello speciale televisivo Elvis Presley's '68 Comeback Special, come brano finale dello show andato in onda sulle reti della NBC il 3 dicembre 1968.

La canzone "Wake Up" dei Rage Against The Machine, tratta dal loro primo (e omonimo) album, si riferisce esplicitamente all'opera di King e contiene al suo interno parte di un memorandum segreto scritto su di lui dall'allora capo dell'FBI J.E. Hoover: "He may be a real contender for this position should he abandon his supposed obediance to white liberal doctrine of non-violence and embrace black nationalism Through counter-intelligence it should be possible to pinpoint potential troublemakers and neutralize them, neutralize them, neutralize them" (Counterintelligence Program BLACK NATIONALIST-HATE GROUPS RACIAL INTELLIGENCE 3/4/68 By J. Edgar Hoover).

[modifica] Il pensiero

[modifica] L'alternativa a capitalismo e comunismo, critiche e strumentalizzazioni

Il reverendo King condannò duramente sia il capitalismo selvaggio che il marxismo. Sostiene nei suoi sermoni, in particolare un sermone dedicato alla giustizia e riportato integralmente nel libro "La forza di amare" (casa editrice SEI), la necessità di riconoscere il bene e il male in entrambi i sistemi economici che si fronteggiavano durante la guerra fredda. partendo dalla convinzione che Dio desidera liberare dal peccato la stessa struttura sociale ed economica, descrisse come il capitalismo è fonte di libertà e ricchezza per l'uomo ma al tempo stesso fonte d'impoverimento spirituale perché produce materialismo e consumismo sfrenato, così come il comunismo sovietico è dovuto da giuste esigenze di eguaglianza ma distrugge la libertà individuale e annienta l'uomo con i suoi mezzi crudeli e aberranti. Il dottor King credeva nel sogno della fratellanza umana tra i popoli della Terra, nella cosiddetta "beloved community" (comunità d'amore) che era ai suoi occhi la "sintesi creativa" della tesi (capitalismo) e dell'antitesi (comunismo), motivata dalla sua profonda fede in Gesù Cristo.

Nonostante ciò piovvero alcune ingiuste accuse da parte di esponenti dei comitati razzisti o del KKK, solo per il fatto di aver partecipato a titolo di curiosità personale ai primi di settembre del 1957 ad una riunione organizzata dall' Highlander Folk School a Monteagle, Tennessee, organizzazione fondata da Myles Horton e Don West, entrambi esponenti di alto grado del Partito comunista americano. Lo scopo di questa riunione era organizzare rivolte e proteste nel sud degli Stati Uniti. Idem per l'inevitabile varietà del movimento dei diritti civili che non aveva pregiudizi ma apriva alla partecipazione di tutti, come al segretario personale di Martin Luther King, Bayard Rustin, omosessuale dichiarato, organizzatore della celebre e storica Marcia di Washington nel 1963. solo per il suo aver aderito alla 'Youth Communist League' nel 1936, presso il New York City College. la manifestazione di Washington venne strumentalizzata dai gruppi marxisti americani intendendola, pur sapendo di mentire, come una loro naturale espressione. Un'altra strumentalizzazione nasce dalla sua introduzione al libro Negroes With Guns (Neri Armati) di Robert Williams, un residente a Cuba, che godeva dell'appoggio di Mao Tse-Tung e trasmetteva regolarmente tre volte a settimana una trasmissione ad alta frequenza in cui giunse in almeno un caso ad incitare rivolte ed atti sovversivi. Senza però aver mai letto tale introduzione e l'ispirazione di King che è sempre stata per il rifiuto totale di ogni forma di strumento violento.

[modifica] Controversie

[modifica] Il caso della tesi di laurea

Nel 1984, presso l'Università di Stanford venne costituito un comitato per la pubblicazione delle opere di King. Durante la raccolta dei documenti, però, i ricercatori pensarono in un primo momento che buona parte delle opere del pastore battista erano state "copiate". Tra queste, la tesi con cui si era laureato all'Università di Boston.

Il caso era clamoroso, anche perché toccava una personalità di grande impatto sociale come un Premio Nobel per la Pace. La notizia fece fatica a trovare spazio negli organi di stampa. Lo stesso presidente del Comitato, Claiborne Carson, minimizzò per anni la portata del presunto plagio, perché di plagio non si tratta ma fa parte della tradizionale retorica dei predicatori afro americani che amavano riprendere e riadattare nuovamente discorsi e sermoni di predicatori precedenti. Ma l'evidente intuizione di Martin Luther King fu proprio quella di riadattare certi brani in una meravigliosa sintesi creativa, così come riconosciuto dall'Ateneo.

Nel 1990, nel tentativo di porre una pietra tombale sulla vicenda, il Rettore dell'Università di Boston sentenziò che la tesi di King è stata esaminata scrupolosamente da specialisti e che non è stato trovato un singolo esempio di plagio su 343 pagine[18]. Ma la dichiarazione ebbe l'effetto di riaprire il caso. Soltanto un mese dopo un giornalista de The Wall Street Journal dimostrò di essere in possesso della tesi da cui King aveva copiato diffusamente.

A Carson non restò che ammettere le somiglianze. Un anno dopo, nel 1991, l'Università di Boston pubblicò i risultati di un altro comitato, incaricato di quantificare le dimensioni del presunto "plagio" della tesi del Premio Nobel: il 45% della prima metà e il 21% della seconda metà risultarono copiati[18].

La notizia fece il giro del mondo. L'ateneo argomentò che comunque il lavoro di King costituiva un "contributo originale alla disciplina" e rifiutò la proposta di revocargli il titolo di dottore.

Oggi nella biblioteca universitaria, sulla tesi di Martin Luther King è affisso un foglio che spiega dove e da quali libri il lavoro ha preso spunto.

[modifica] Note

  1. ^ video discorso I have a dream
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Teresio Bosco, Uomini come noi, Società Editrice Internazionale, 1968
  3. ^ http://ginsberg.umich.edu/downloads Il documento in questione è "Boyte_Dewey_Lecture2007.doc"
  4. ^ Howard Thurman, With Head and Heart: The Autobiography of Howard Thurman, Harcourt, 1981. pag. 254 ISBN 0-15-697648-X
  5. ^ Howard Thurman; Walter E. Fluker, Catherine Tumber, A Strange Freedom: The Best of Howard Thurman on Religious Experience and Public Life, Beacon Press, 1998. pag. 6 ISBN 0-8070-1057-X
  6. ^ Nancy C. Curtis, Black Heritage Sites: An African American Odyssey and Finder's Guide, ALA Editions, 1996. pag. 62 ISBN 0-8389-0643-5
  7. ^ Charles Marsh, God's Long Summer: Stories of Faith and Civil Rights, Princeton University Press, 1999. ISBN 0-691-02940-7
  8. ^ (EN) The Legacy of Howard Thurman - Mystic and Theologian in Religion & Ethics Newsweekly. PBS, 18-01-2002. URL consultato il 17-09-2009.
  9. ^ Martin Luther King, Jr; Clayborne Carson, Peter Holloran, Ralph Luker, Penny A. Russell, The papers of Martin Luther King, Jr., University of California Press, 1992. pag. 3 ISBN 0-520-07950-7
  10. ^ Martin Luther King, Jr; Clayborne Carson, Peter Holloran, Ralph Luker, Penny A. Russell, The papers of Martin Luther King, Jr., University of California Press, 1992. pp. 135-136 ISBN 0-520-07950-7
  11. ^ a b c d Richard D. Kahlenberg. (EN) Book Review: Bayard Rustin: Troubles I've Seen. Washington Monthly, Aprile 2007. URL consultato il 17-09-2009.
  12. ^ Scott H. Bennett, Radical Pacifism: The War Resisters League and Gandhian Nonviolence in America, 1915-1963, Syracuse University Press, 2003. pag. 217 ISBN 0-8156-3003-4
  13. ^ James J. Farrell, The Spirit of the Sixties: Making Postwar Radicalism, Routledge, 1997. 90 ISBN 0-415-91385-3
  14. ^ David De Leon, Leaders from the 1960s: a biographical sourcebook of American activism, Greenwood Publishing Group, 1994. pag. 138 ISBN 0-313-27414-2
  15. ^ Raymond Arsenault, Freedom Riders: 1961 and the Struggle for Racial Justice, Oxford University Press US, 2006. pag. 62 ISBN 0-19-513674-8
  16. ^ a b c d Christensen, Jen. (EN) Scholar: FBI wiretaps show MLK's selflessness. 31-03-2008. URL consultato il 17-09-2009.
  17. ^ http://web.archive.org/web/19990508205053/chem-gharbison.unl.edu/mlk/whose_dream.html
  18. ^ a b Giuseppe Ghini, «L'icona mitizzata di Martin Luther King», La Voce di Romagna, 15 giugno 2008.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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