Harry Belafonte

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Harry Belafonte
Fotografia di Harry Belafonte
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Calypso
Periodo di attività 1949-2003
Album pubblicati 36
Studio 34
Live 2
Raccolte 0
Statuetta dell'Oscar Oscar Premio umanitario Jean Hersholt 2015

Harold George Belafonte, meglio noto come Harry Belafonte (New York, 1º marzo 1927), è un musicista, attore e attivista dei diritti civili statunitense.

Fu soprannominato "Re del Calypso" per aver reso popolare la musica caraibica negli anni cinquanta: uno dei suoi brani più celebri è Banana Boat Song. Per tutto l'arco della sua carriera, Belafonte si è battuto a favore di cause legate ai diritti umani e umanitarie. Negli ultimi anni è stato fra i critici più decisi dell'amministrazione Bush.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a New York nel 1927 si trasferisce nel 1935 con sua madre ad Aboukir, un villaggio della Giamaica, terra natia dei suoi genitori. Nel 1939 torna a New York e frequenta la George Washington High School, dopodiché si arruola nella marina degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale.

La sua carriera di musicista inizia alla fine degli anni quaranta, quando comincia a esibirsi in vari spettacoli collaborando anche con l'American Negro Theatre. Nel 1952 incide per la RCA Victor il suo primo singolo: Matilda. Ma il grande successo arriva prima con l'album Belafonte nel 1956 e poi con Calypso, il primo album a vendere più di un milione di copie. Nell'album era compresa anche la famosa Banana Boat Song. Belafonte continua a incidere per la RCA negli anni sessanta e settanta, portando alla ribalta in America cantanti come Miriam Makeba e Nana Mouskouri. Nel suo album Midnight Special (1962) suona anche un giovane armonicista: Bob Dylan.

Nel 1985 partecipò ad USA for Africa, un supergruppo di 45 celebrità della musica pop tra cui Michael Jackson, Lionel Richie, Stevie Wonder e Bruce Springsteen, cantando We Are the World prodotta da Quincy Jones e incisa a scopo benefico. I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Il brano vinse il Grammy Award come "canzone dell'anno", come "disco dell'anno", e come "miglior performance di un duo o gruppo vocale pop".

Belafonte è il primo afro-americano della storia a ricevere il Kennedy Center Honors nel 1989; successivamente riceve anche la National Medal of Arts (1994) e riceve il Grammy Lifetime Achievement Award (2000). Belafonte tiene il suo ultimo concerto nel 2003. Durante la sua lunga carriera ha interpretato inoltre vari film e ha sempre mantenuto un forte impegno per il riconoscimento dei diritti dei neri americani. Nel 2012 riceve il Pardo alla carriera dal Festival internazionale del film di Locarno.[2]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Harry Belafonte in gioventù.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica) - nastrino per uniforme ordinaria Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica)
Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
«Per il suo eccellente contributo al sogno di un mondo migliore per tutti, libero da razzismo, povertà e sfruttamento e per il suo contributo globale all'umanitarismo alla musica e alla cinematografia.»
— 24 aprile 2007[3]
Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Argento (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Argento (Sudafrica)
«Per il suo eccellente contributo alla lotta contro l'oppressione razziale, dedicando la sua vita all'attività umanitaria e per i contributi alle arti della musica e della cinematografia.»
— 22 aprile 2008[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Democracy Now! | Harry Belafonte on Bush, Iraq, Hurricane Katrina and Having His Conversations with Martin Luther King Wiretapped by the FBI
  2. ^ La Repubblica, 7 agosto 2012, p. 41.
  3. ^ Sito web della Presidenza della Repubblica: dettaglio decorato.
  4. ^ Sito web della Presidenza della Repubblica: dettaglio decorato.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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