Bruce Springsteen

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Springsteen" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Springsteen (disambigua).
« Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. »
(Jon Landau, The Real Paper, 22 maggio 1974[1])
Bruce Springsteen
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Rock
Periodo di attività 1972 – in attività
Strumento voce, chitarra
Album pubblicati 30
Studio 18
Live 5
Raccolte 7
Sito web
Statuetta dell'Oscar Oscar alla migliore canzone 1994

Bruce Frederick Joseph Springsteen (Long Branch, 23 settembre 1949) è un cantautore e chitarrista statunitense.

«The Boss», come è sempre stato soprannominato, è uno degli artisti più conosciuti nell'ambito della musica contemporanea ed è considerato uno dei più rappresentativi fra i musicisti rock.[2] Accompagnato per gran parte della sua carriera dalla E Street Band, è divenuto famoso soprattutto per le sue coinvolgenti e lunghissime esibizioni dal vivo, raggiungendo il culmine della popolarità fra la seconda metà degli anni settanta e il decennio successivo.

Fra i suoi album di maggior successo si annoverano Born to Run, Darkness on the Edge of Town, The River e Born in the U.S.A., lavori emblematici della sua poetica volta a raccontare le lotte quotidiane degli "ultimi" d'America, ovvero proletari, immigrati e diseredati;[3] con il disco The Rising è intervenuto anche sulla tragedia degli attentati dell'11 settembre 2001.[4] Springsteen è noto inoltre per il suo sostegno a numerose iniziative di carattere sociale e per il suo impegno a favore dello sviluppo del suo Stato d'origine, il New Jersey. Negli anni duemila ha partecipato attivamente al dibattito politico, appoggiando le campagne presidenziali di John Kerry e di Barack Obama.[5]

In più di quarant'anni di carriera ha venduto circa 120 milioni di dischi.[6] Il suo lavoro gli è valso parecchi riconoscimenti, tra cui venti Grammy e un Oscar oltre all'onorificenza del Kennedy Center Honor, che gli è stata attribuita per il suo contributo alla diffusione della cultura americana nel mondo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e l'adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« When I was growing up, there were two things that were unpopular in my house: one was me and the other one was my guitar. »
(IT)
« Quando stavo crescendo, c'erano due cose impopolari in casa mia: una ero io e l'altra era la mia chitarra. »
(Introduzione a Growin' Up, 1978.[7])
L'incrocio tra la Main Street e la South Street a Freehold.

Bruce Springsteen nacque al Monmouth Memorial Hospital della località balneare di Long Branch nella contea di Monmouth in New Jersey, ma trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella vicina Freehold, dove abitava la famiglia, cittadina operaia nell'entroterra e capoluogo della contea.[8][9] Il padre Douglas Frederick aveva origini olandesi (da cui il cognome a volte erroneamente considerato di origine ebrea) e irlandesi.[10] La madre, Adele Ann Zirilli (o Zerilli), è invece di origine italiana, proveniente da una famiglia emigrata negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento da Vico Equense, in provincia di Napoli.[11][12] Gli Springsteen ebbero altre due figlie, Virginia (detta Ginny, nata nel 1950) e Pamela (detta Pam, nata nel 1962), ex-attrice e poi fotografa di successo.[13][14]

Bruce crebbe in una famiglia della cosiddetta working class che si trovava spesso in condizioni economiche precarie. Il padre, veterano della seconda guerra mondiale in Europa, cambiava spesso lavoro: fece il tassista e l'autista di autobus, lavorò in una fabbrica di tappeti e nello stabilimento della Nestlé e fece poi la guardia carceraria nella prigione della contea, il tutto alternato a periodi di disoccupazione.[9][10][15] La madre aveva invece un lavoro stabile come segretaria in uno studio legale specializzato nel campo immobiliare. Inizialmente Doug e Adele Springsteen abitavano in un piccolo appartamento nel quartiere di Jerseyville, ma alla nascita di Bruce si trasferirono al numero 87 di Rundolph Street nella casa dei nonni paterni.[16] A causa dell'instabilità economica la famiglia Springsteen cambiò spesso casa, in cerca di una sistemazione adeguata: nel 1954 si trasferirono in Institute Street e nel 1962, alla nascita della terzogenita Pam, al numero 68 di South Street in una villetta a due piani in affitto nei pressi di una stazione di servizio.[17] Per qualche periodo abitarono nella casa dei nonni materni, gli Zirilli.[9] Nel 1969 il padre Doug si trasferì in California, a San Mateo, in cerca di lavoro, ma Bruce rimase nel New Jersey, nella casa dei genitori, finché non fu sfrattato.[18]

Springsteen frequentò le scuole primarie presso l'istituto della sua parrocchia, la St. Rose of Lima, tra il 1955 e il 1963, per poi trasferirisi alla scuola superiore pubblica Freehold High School dove si diplomò nel giugno del 1967.[19][20] L'approccio del ragazzo con la scuola cattolica non fu facile. Poco avvezzo alla rigida disciplina delle suore visse quel periodo con sofferenza arrivando a isolarsi dal resto dei suoi compagni. Col tempo chiese con insistenza alla madre di essere trasferito in un'altra scuola, ma fu accontentato solo al momento di iniziare le superiori.[16]

Il rapporto con il padre fu conflittuale. Tra Douglas e il figlio si instaurò un muro di incomunicabilità, da una parte Douglas che viveva con sofferenza il suo stato di precarietà arrivando a rifugiarsi spesso nel silenzio e nell'alcol, dall'altra Bruce che cercava l'approvazione e l'affetto del padre senza riuscire a scalfire visibilmente la barriera che si era creata e che influiva pesantemente nel clima familare. I loro rapporti furono caratterizzati da lunghi periodi di silenzio intervallati da brevi e violente liti.[21]

Elvis Presley nel 1957.

Il primo incontro di Springsteen con la musica avvenne a sette anni, il 6 settembre 1956, quando assistette alla prima celebre esibizione di Elvis Presley all'Ed Sullivan Show, una delle trasmissioni televisive più popolari dell'epoca.[20] Il programma fu visto da sessanta milioni di telespettatori con lo share record dell'82,6% e trasformò Presley in un fenomeno senza precedenti.[22] Ancora bambino Springsteen decise che sarebbe voluto diventare come Elvis e a Natale ottenne in regalo una chitarra giocattolo di plastica.[23] Un paio di anni dopo la madre prese in affitto per Bruce uno strumento vero, dietro la promessa che il ragazzo avrebbe preso lezioni. A soli nove anni però le sue mani erano troppo piccole e Springsteen si disinteressò presto della chitarra per dedicarsi al baseball e ad altre attività più normali per la sua età.[24] Finalmente, a tredici anni, nel 1963, comperò una chitarra acustica usata per la cifra di 18 dollari, messi da parte facendo piccoli lavoretti nel quartiere. Iniziò a prendere lezioni da un suo cugino, Franck Bruno jr. detto "Frankie", che gli insegnò i primi rudimenti.[17][25] Iniziò così a trascorrere moltissimo tempo chiuso in camera o nella soffitta della casa al 68 di South Street a far pratica. Colpita dall'impegno del figlio, nel Natale del 1964 la madre Adele gli comperò una chitarra elettrica Kent di costruzione giapponese e un amplificatore. La strumentazione, acquistata in un negozio musicale nel centro di Freehold, era costata 60 dollari che la madre si era fatta prestare e che restituì con regolari rate mensile presso un ufficio locale in cui si recava puntualmente accompagnata dal figlio. La chitarra, a cui Springsteen dedicò in seguito la canzone The Wish, aprì nuovi orizzonti musicali al ragazzo che iniziò a rivolgersi maggiormente al mondo esterno facendolo uscire dal suo isolamento.[26][17][27]

La madre Adele, a differenza del marito, amava la musica e il ballo. Era anche lei una fan di Elvis e nel 1961 portò il figlio dodicenne e la sorella Ginny ad assistere a un concerto di Chubby Checker (autore della hit The Twist) ad Atlantic City. Da adolescente Springsteen rimase influenzato dalla musica delle stazioni radio di New York e Filadelfia.[28] In seguito rimase impressionato anche da altre esibizioni all'Ed Sullivan Show, come quelle degli Animals e Beatles nel 1964; fu colpito da tutta la cosiddetta British invasion con i gruppi britannici che si stavano affermando anche negli Stati Uniti, tra i quali i Rolling Stones e gli Who, ma in generale da tutta la nuova musica rock del periodo.[9][17][26][29]

Il primo brano rock che Springsteen imparò a suonare con la sua nuova chitarra elettrica fu Twist and Shout degli Isley Brothers poi riproposta con enorme successo dai Beatles. La canzone fu utilizzata da Springsteen per tutta la sua carriera come bis alla fine dei concerti.[28]

I primi gruppi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Steel Mill.

Nel 1965 il quindicenne Bruce Springsteen fu ammesso come chitarrista ritmico nei The Rougues, un gruppo di ragazzi di Freehold con i quali esordì durante una festa da ballo per teenagers. Subito dopo però la band si sciolse e Springsteen tornò a casa impegnandosi testardamente a migliorare la sua tecnica chitarristica.[28]

L'ingresso del Cafe Wha? nel Greenwich Village a New York dove i Castiles si esibirono nel gennaio del 1967.

In seguito Springsteen fu ammesso nei The Castiles, un gruppo capeggiato dal suo coetaneo e compagno di scuola George Theiss che in quel periodo usciva con Ginny Springsteen, matricola alla scuola superiore. Il gruppo, il cui nome derivava dalla marca di uno shampoo allora di moda,[30] aveva un repertorio che era quello tipico dei gruppi di adolescenti dell'epoca, amanti del nuovo rock che iniziava ad arrivare dall'Inghilterra. I ragazzi furono aiutati da Gordon "Tex" Vinyard e dalla moglie Marion che li accolsero nella loro casa al 39 di Center Street nel cui salotto si svolgevano le prove. Vinyard, trentaduenne, non era un musicista, me si propose come mentore e manager del gruppetto di adolescenti e riuscì a trovare per loro qualche ingaggio nelle feste studentesche.[31] I Castiles cominciarono anche a partecipare alle competizioni tra band. Fu durante una di queste che Springsteen incontrò Steven Van Zandt, un chitarrista appena più giovane di lui che diventerà il suo miglior amico e principale collaboratore.[28]

Il batterista Bart Haynes, finita la scuola, si arruolò nei Marines e nel 1967 fu ucciso in combattimento in Vietnam. Questo episodio segnò la vita del giovane Springsteen e di qui nacque il suo interesse per la vita dei reduci, ai quali dedicherà in futuro molto impegno sia artistico che economico.[28] Chiamato alla visti di leva, Springsteen fu scartato ed evitò così l'arruolamento e un sicuro impegno in Vietnam.[32]

I Castiles registrarono anche due canzoni, That's What You Get e Baby I (entrambe a firma Springsteen-Theiss), per un 45 giri che non fu mai pubblicato e furono ingaggiati per tenere una serie di spettacoli al Cafe Wha? nel Greenwich Village a New York.[28][33] Il gruppo si sciolse nell'estate del 1968 nonostante avesse raggiunto una certa notorietà nel New Jersey. Ormai quasi adulti Springsteen, Theiss e soci erano cresciuti molto nei due anni passati insieme e, finita la scuola, aveva iniziato a intraprendere strade diverse.[21]

Il lungomare di Asbury Park.

Springsteen si iscrisse all'università nel 1967 all'Ocean County Community College e vi rimase un paio d'anni. Con due ragazzi appena più giovani di lui conosciuti al campus formò agli Earth, un power trio sul modello dei Cream e degli Experience di Jimi Hendrix del quale era il chitarrista e cantante e che si esibiva prevalentemente nel circuito universitario con discreto successo.[34][35]

All'inizio del 1969 Springsteen iniziò a frequentare Asbury Park, località di villeggiatura del Jersey Shore che offriva molte opportunità ai musicisti con i suoi club e i locali sparsi lungo tutta la costa. Uno tra i più influenti era l'Upstage Club che, dopo la chiusura, rimaneva a disposizione dei musicisti per improvvisazioni e jam session che potevano durare tutta la notte. Springsteen, che aveva abbandonato la chitarra Kent per una fiammante Gibson Les Paul, si fece immediatamente un nome e con due frequentatori abituali dell'Upstage, il batterista Vini Lopez e l'organista Danny Federici, formò un gruppo che prese il nome di Child.[36]

Il gruppo dopo pochi mesi cambiò nome in Steel Mill ("acciaieria") e grazie alla guida di Carl "Tinker" West, un costruttore di tavole da surf che divenne il loro manager, ebbe parecchi ingaggi nel 1969 e si fece un nome nel New Jersey e nei dintorni fino alla Virginia, al punto che Richmond, la capitale dello stato, divenne per loro una seconda casa. Nell'inverno del 1970 gli Steel Mill, di cui Springsteen era divenuto nel frattempo il leader e principale compositore, suonarono anche in California al Matrix di Berkeley, un locale hippie di proprietà di Marty Balin cantante dei Jefferson Airplane.[37][38] A San Francisco fecero anche un provino al Fillmore e registrarono alcune demo per Bill Graham che offrì loro anche un contratto discografico, ma Springsteen e i suoi rifiutarono, pare per l'esigua offerta economica. Nel 1970 Steven Van Zandt divenne il bassista del gruppo e gli Steel Mill, che nel frattempo avevano aggiunto all'organico il cantante Robbin Thompson, continuarono a esibirsi e ad avere un discreto successo fino all'inizio del 1971 quando Springsteen sciolse il gruppo.[39][40]

La Bruce Springsteen Band[modifica | modifica wikitesto]

Il bassista Garry Tallent iniziò a suonare con Springsteen sin dal 1971 nella Bruce Springsteen Band.

Springsteen voleva chiudere con l'esperienza degli Steel Mill e formare una sua band. Iniziò a progettare la cosa nell'inverno del 1971: un gruppo allargato che superasse il rock chitarristico e duro degli Steel Mill per un repertorio più centrato sulle sue composizioni e su un genere più vicino a Van Morrison, artista irlandese del quale amava molto lo stile. Una miscela di rock, blues, jazz e gospel che doveva diventare il punto di riferimento della loro musica.[41]

L'ultima esibizione degli Steel Mill fu il 23 gennaio 1971 e per tutti i primi mesi di quell'anno Springsteen e gli altri si esibirono sotto diversi nomi all'Upstage e in altri locali dello shore. Nelle band di volta in volta capitanate da Springsteen e Van Zandt si esibivano spesso anche John Lyon, cantante e armonicista poi noto come Southside Johnny, e altri musicisti della zona. A marzo Springsteen e i suoi amici di Asbury Park aprirono anche una serata per la Allman Brothers Band.[42]

Mentre dava forma alla sua band, Springsteen mise in piedi un gruppo allargato e numeroso noto come Dr. Zoom and the Sonic Boom che realizzò due date nel maggio di quell'anno e che rappresentò il passaggio dal suono heavy metal degli Steel Mill a quello che renderà celebre Springsteen in seguito.[43] Nello stesso periodo si esibì la Sundance Blues Band, capitanata da Van Zandt con Southside Johnny all'armonica, Garry Tallent al basso, Vini Lopez alla batteria, Joe Hastrom alla chitarra presto sostituito da Springsteen.[44][45]

Con i Sonic Boom come embrione iniziale, Springsteen decise di formare un gruppo più grande, di dieci elementi, con una sezione di fiati e un coro femminile e con Tinker West come manager. Alle audizioni per i nuovi musicisti partecipò anche una giovane liceale con i capelli rossi, Patti Scialfa, che fu rifiutata perché troppo giovane. La formazione inizialmente era piuttosto eterogenea, anche se poi si stabilizzò intorno a un nucleo formato dai vecchi membri degli Steel Mill a cui si aggiunsero il chitarrista e tastierista di estrazione jazz David Sancious e Tallent al basso.[45] La formazione a dieci durò poco per mancanza di ingaggi e col nome di Bruce Springsteen Band si ridusse a un quintetto comprendente il leader, Sancious, Tallent, Van Zandt e Lopez a volte accompagnati da una sezione di fiati.[44] Il nuovo gruppo esordì il 10 luglio del 1971 e rimase insieme, tra alti e bassi, fino all'aprile del 1972 senza però raggiungere i risultati e il successo degli Steel Mill.[46]

Nel frattempo Springsteen stava migliorando la sua tecnica compositiva e aveva iniziato a esibirsi regolarmente da solo, di norma accompagnato dalla sua chitarra acustica. Cominciò a cancentrarsi di più sull'aspetto narrativo dei testi che stavano diventando sempre più lunghi, complessi e personali, ambientati nei luoghi conosciuti e popolate dai personaggi sempre diversi e pittoreschi che diventeranno una caratteristica peculiare di tutta la sua carriera.[47] Indeciso se puntare sul suo lavoro con il gruppo, che non gli interessava più tanto, o su quello come cantautore in versione acustica, Springsteen decise alla fine di preferire quest'ultimo.[48]

Il contratto con la Columbia Records[modifica | modifica wikitesto]

Clive Davis, presidente della Columbia Records, fu tra i principali sostenitori di Springsteen al tempo della firma del suo primo contratto discografico.

Nel novembre del 1971 Tinker West, che non faceva più il manager per la band di Springsteen, ma continuava a credere alle sue possibilità di successo, organizzò un incontro con Mike Appel e Jim Cretecos, due parolieri che volevano espandere la loro attività nel campo della produzione e del management. L'audizione fu breve e inconcludente. Springsteen iniziò a pensare di trasferirsi definitivamente in California, dove trascorse il periodo delle vacanze natalizie, non prima di aver praticamente sciolto il suo gruppo, ma poi tornò sulla Costa Est e si rifece vivo con Appel. La seconda audizione si tenne nel febbraio del 1972 e questa volta Springsteen, che nel frattempo aveva composto un gran numero di nuove canzoni, fece colpo su Appel e sul suo socio. I due lavoravano per la sitcom La famiglia Partridge per la quale scrivevano i testi delle canzoni originali, ma per seguire Springsteen decisero di lasciare tutto e di mettere in discussione anche la loro sicurezza economica. Pochi giorni dopo fecero firmare al cantautore un contratto e fondarono una nuova società, la Laurel Canyon, interamente dedicata allo sviluppo della carriera di Springsteen. Per mesi Appel si adoperò per trovare una casa discografica interessata al suo promettente cliente.[49][48]

Nella primavera del 1972 Appel decise di puntare in alto e cercò di contatare Clive Davis, presidente della più importante casa discografica di New York, la Columbia Records. Poiché Davis era indisponibile, chiamò John Hammond, considerato il più importante talent scout dell'industria discografica, colui che aveva scoperto Bob Dylan e in precedenza aveva ingaggiato per la Columbia artisti del calibro di Billie Holiday, Count Basie, Pete Seeger e ancor prima Bessie Smith e Benny Goodman. L'insistenza di Appel fu tale che alla fine riuscì a ottenere un appuntamento con Hammond per il 2 maggio. Il provino di Springsteen, che si esibì accompagnato solo dalla sua chitarra acustica, convinse Hammond che nel giro di pochi giorni fece registrare a Springsteen alcune demo da sottoporre ai vertici della Columbia. Clive Davis stesso si convinse della bontà di quello che aveva sentito e decise di mettere sotto contratto il giovane cantautore. In realtà l'accordo fu firmato con la Laurel Canyon, dopo che Springsteen aveva di fatto concesso alla società di Appel il controllo completo della sua carriera, i diritti sulle canzoni e sulle registrazioni, in pratica la maggior parte degli ipotetici ricavi ottenibili dalla produzione dei dischi e dei concerti.[50][51]

L'esordio discografico[modifica | modifica wikitesto]

Sostenuto dai vertici della Columbia, che credevano di avere per le mani una sorta di "nuovo Dylan" poiché l'avevano visto esibirsi con la chitarra acustica nelle vesti del tipico folksinger allora di moda, Springsteen si preparò per la registrazione del suo primo album.[52] Per l'occasione chiamò i suoi amici di Asbury Park che, dopo lo scioglimento della Bruce Springsteen Band, si erano dispersi e stavano cercando di guadagnarsi da vivere senza di lui. La decisione di utilizzare la sua band era per Springsteen un fatto naturale che prese alla sprovvista Appel e i discografici della Columbia. Il manager si aspettava di realizzare un disco in stile folk, dominato dalla chitarra, dai testi e dalla voce roca e sofferta di Springsteen e non di sentire le canzoni suonate con un arrangiamento rock. Analogamente la Columbia pensava di affiancare a Springsteen un gruppo di rodati session men per realizzare un disco sul modello vincente dei cantautori allora in voga come James Taylor, Carole King, Carly Simon o lo stesso Bob Dylan. Anche grazie all'appoggio di Clive Davis e contro il parere di John Hammond, Springsteen poté utilizzare il suo gruppo con Vinnie Lopez alla batteria, Garry Tallent al basso e David Sancious alle tastiere.[53] Il solo Steve Van Zandt fu escluso e partecipò solo alle prime fasi delle registrazioni.[54]

Una insegna sulla spiaggia di Asbury Park che richiama la copertina del primo album di Bruce Springsteen.

Greetings from Asbury Park, N.J. fu registrato in sole tre settimane a cavallo tra giugno e luglio del 1972 presso i 914 Sound Studios a Blauvelt nello stato di New York, studi di registrazione economici e fuori mano scelti per non sprecare il budget messo a disposizione dalla casa discografica. La band incise una decina di canzoni comprese alcune tra quelle che Springsteen aveva suonato nei suoi provini acustici, come It's Hard to Be a Saint in the City e For You. Quando Clive Davis ascoltò il risultato rispedì indietro il disco perché secondo lui nessuna canzone aveva il potenziale commerciale per affermarsi come una hit. Springsteen allora compose velocemente due nuovi pezzi, Blinded by the Light e Spirit in the Night che furono registrati dopo che la band era stata congedata. Springsteen suonò tutti gli strumenti e solo per la parte di batteria richiamò Lopez. Per questi due pezzi però volle la presenza di Clarence Clemons, un sassofonista che aveva conosciuto l'anno prima durante una esibizione della Bruce Springsteen Band e di cui era diventato amico.[51]

L'album fu pubblicato nel gennaio del 1973 e il titolo è un omaggio alla città dove Springsteen e i suoi amici avevano mosso i primi passi. Per la copertina fu scelta la rielaborazione grafica di una cartolina illustrata degli anni sessanta che richiamava l'atmosfera del luogo dove il cantante sentiva di avere le sue radici.[51][55] Parte della critica accolse molto bene il disco, ma nonostante l'impegno della Columbia per la promozione dell'album, anche per l'insistenza di Davis, i risultati di vendita furono deludenti, con circa 25.000 copie vendute nei primi mesi, molto al di sotto delle aspettative.[56] Lo scarso successo del disco dipese, oltreché dalla produzione non sufficientemente professionale, dall'equivoco iniziale secondo cui Springsteen doveva apparire come una sorta di folksinger, senza tener conto dei suoi trascorsi e della sua vena rock and roll. La critica, peraltro abituata e ormai stufa di sentirsi proporre artisti emergenti definiti come il "nuovo Dylan", faticò a inquadrare l'album che era stato prodotto senza risolvere l'ambiguità di fondo: un album troppo rude e movimentato se paragonato alla musica soft rock dei cantautori alla James Taylor e che nello stesso tempo non riusciva a esprimere completamente la vena rock di Springsteen e della sua band.[57][58]

Nel frattempo Springsteen aveva rimesso insieme la sua band per la sua prima tournée organizzata da Appel che iniziò nell'autunno del 1972. Oltre a Lopez e Tallent, furono arruolati Clemons al sassofono e Danny Federici al posto di Sancious che però si riunì al gruppo nella primavera del 1973.[59] A discapito dell'insuccesso discografico, Springsteen e la sua band stavano iniziando a imporsi grazie al passaparola e alle loro esibizioni dal vivo.[60]

Il secondo album[modifica | modifica wikitesto]

Il chiosco della cartomante e indovina Madam Marie sul lungomare di Asbury Park, famosa per essere stata citata nella canzone 4th of July, Asbury Park (Sandy).[61]

Dopo aver aperto per alcune date dei Chicago, gruppo in forza alla Columbia Records e di grande successo all'epoca, Springsteen iniziò a lavorare sul suo secondo album nel maggio del 1973. Le registrazioni, che si svolsero sempre negli economici studi di Blauvelt, si alternavano all'attività dal vivo, vera fonte di sostentamento per la band, e durarono fino al mese di settembre.[56] The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle fu pubblicato l'11 novembre e ricevette entusiastiche recensioni da parte di alcuni critici musicali, ma ebbe uno scarso successo commerciale, di poco superiore a quello di Greetings. Il disco non aveva un brano trainante e fu per lo più ignorato dalle radio, anche se qualcuna iniziò a trasmettere con regolarità Rosalita. Inoltre la scarsa attività di promozione della Columbia, dovuta anche al fatto che il presidente Clive Davis, il principale "sponsor" interno, era stato licenziato in primavera, non favorì la sua diffusione.[62] La Columbia nello stesso periodo stava spingendo molto di più Billy Joel, considerato più commerciale, a discapito del disco di Springsteen. Le canzoni di The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle contribuirono però ad ampliare il repertorio della band che continuava, lentamente ma incessantemente, a veder crescere il suo pubblico. I pezzi più energici, come Rosalita e E Street Shuffe, divennero presto molto apprezzate nei concerti.[56][63]

Per il suo secondo disco Springsteen compose e registrò un gran numero di canzoni che poi rimasero escluse dalla scaletta finale, una pratica che diverrà molto comune in seguito. Tra queste Thundertrack, una delle preferite dal pubblico, Zero and the Blind Terry e il potenziale successo The Fever, canzone inclusa da Mike Appel in un rarissimo 45 giri promozionale e che sarà incisa da Southside Johnny nel 1976, prima delle tante canzoni di successo "donate" da Springsteen a altri artisti.[56]

Il futuro del rock and roll[modifica | modifica wikitesto]

Uno degli eventi-chiave nella carriera di Springsteen avvenne il 9 maggio 1974. A Cambridge nel Massachusetts, durante un concerto di Bonnie Raitt cui Springsteen e la sua band facevano da gruppo spalla, il pubblico decretò un capovolgimento dei ruoli, richiamando a gran voce l'artista del New Jersey alla fine dello spettacolo e chiedendogli di esibirsi nuovamente.[64] Alcuni giorni dopo Jon Landau, critico musicale di Rolling Stone, scrisse sul settimanale The Real Paper di Boston:

(EN)
« Last Thursday, at the Harvard Square theatre, I saw my rock 'n' roll past flash before my eyes. And I saw something else: I saw rock and roll future and its name is Bruce Springsteen. And on a night when I needed to feel young, he made me feel like I hearing music for the very first time. »
(IT)
« Giovedì scorso, al Harvard Square Thaetre, ho visto brillarmi davanti agli occhi i miei trascorsi rock 'n' roll. E ho visto qualcos'altro. Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. In una sera in cui avevo bisogno di sentirmi giovane, lui mi ha fatto sentire come se ascoltassi musica per la prima volta. »
(Jon Landau, The Real Paper, 22 maggio 1974[1])

Dopo aver scritto l'articolo che contiene una delle frasi più citate della storia del rock,[64] Landau divenne amico di Springsteen e suo più fidato collaboratore, come produttore discografico a partire da Born to Run e poi manager dall'estate del 1978 e per tutti gli anni a venire.

Il grande successo[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio del 1974 la band iniziò a lavorare sulle prime canzoni del nuovo album. A febbraio Vini Lopez fu licenziato per un litigio con Steve Appel, fratello di Mike, e fu sostituito da Ernest Carter, un batterista amico di David Sancious anch'egli veterano dell'Upstage Club.[65] In agosto i due lasciarono il gruppo, che nel frattempo iniziava a farsi chiamare E Street Band, e furono sostituiti dal batterista Max Weinberg e dal pianista Roy Bittan ingaggiati mediante un'inserzione su un giornale.[66]

Max Weinberg sostituì Ernest "Boom" Carter nell'agosto del 1974 e entrò nella E Street Band insieme a Roy Bittan.

Per Springsteen il terzo album si prospettava essere quello decisivo. Un altro insuccesso avrebbe rischiato di compromettere definitivamente la sua carriera.[67] Nei primi mesi, tra una data e l'altra dei concerti, furono incise diverse canzoni negli 914 Sound Studios di Blauvelt. Il lavoro procedeva i rilento e con risultati deludenti. L'unica canzone che si riuscì a terminare fu Born to Run, pezzo che sembrava adatto a diventare un successo e che finì per dare il titolo all'album. Più volte Springsteen, insoddisfatto, fu sul punto di annullare tutto e propose di registrare le canzoni dal vivo in studio o in concerto.[68][69]

Nel frattempo l'attività live procedeva bene e Springsteen iniziava ad avere sempre più estimatori in quella che era la dimensione più congeniale al gruppo. L'articolo di Jon Landau, pur pubblicato in una rivista locale, colpì parte della critica e i discografici della Columbia che ricominciarono a nutrire un certo interesse per Springsteen. Inoltre, dopo un inizio lento, le vendite di The Wild, the Innocent and the E Street Shuffle iniziarono a salire avvicinandosi alle 100.000 copie nell'agosto del 1974.[70]

Visto l'andamento scoraggiante del lavoro sul nuovo disco, Springsteen chiese aiuto a Jon Landau, del quale nel frattempo era diventato amico, e lo volle alla co-produzione. La prima cosa che Landau riuscì a ottenere fu quella di spostare le registrazioni in uno studio migliore. In generale riuscì a impostare il lavoro a un livello più professionale, ma soprattutto consigliò e guidò Springsteen, preoccupato di non riuscire a fare un disco adeguato alle sue aspettative. Visto che rischiava di essere il suo ultimo lavoro, il cantautore voleva dare tutto quello che aveva per fare il miglior disco possibile, ma il suo perfezionismo contribuì solo a dilatare i tempi delle registrazioni.[69] Il lavoro riprese presso i Record Plant di New York dove tutte le canzoni furono registrate da capo.[71] Nel complesso la realizzazione del disco durò circa 18 mesi e Born to Run fu pubblicato il 25 agosto del 1975.[68][69]

Springsteen con la celebre chitarra che compare sulla copertina di Born to Run, un ibrido tra una Fender Telecaster e una meno nota Fender Esquire, modello sostanzialmente identico, ma dotato di un solo pick-up. L'acquistò nel 1973 in un negozio di strumenti del New Jersey per 185 dollari. Si trattava di una Telecaster del 1953 restaurata con l'aggiunta del manico di una Esquire dello stesso periodo. Secondo Springsteen «... è una Telecaster, ma non è del tutto corretto. È una mezzosangue, se vogliamo.»[51] La stessa chitarra, divenuta uno dei simboli più riconoscibili del cantautore, compare anche sulla copertina di altri suoi dischi.

L'album fu sostenuto da una imponente attività promozionale da parte della Columbia, basata non più sull'idea del "nuovo Dylan", ma sullo slogan coniato da Landau, "il futuro del rock and roll". Nell'agosto del 1975 Springsteen realizzò dieci spettacoli in cinque serate sold out al Bottom Line di New York. I concerti attirarono l'attenzione dei media e uno di essi fu trasmesso dalla stazione radio WNEW-FM.[72][68][73] Born to Run, ancor prima della sua uscita, divenne uno degli album più attesi dell'anno e la canzone omonima divenne una delle più trasmesse dalle radio.[70] A luglio i primi due album rientrarono insieme nella classifica di Billboard.[74][75]

L'attenzione per Springsteen e per l'album divenne enorme. Il 27 ottobre Time e Newsweek, i due più letti settimanali statunitensi, dedicarono in contemporanea le rispettive copertine al nuovo "eroe del rock".[76] L'approccio e gli articoli furono però di carattere diametralmente opposto.[77] Sulla copertina di Time campeggiava lo slogan Rock's New Sensation e l'articolo era piuttosto favorevole a Springsteen anche se l'autore Jay Crocks sottolineava che l'enfasi data dalla stampa era forse un po' esagerata.[78] La copertina del rivale Newsweek riportava invece un titolo più critico, Making of a Rock Star, e l'articolo scritto da Maureen Orth si concentrava sul modo in cui l'industria discografica costruiva le proprie star.[79] Springsteen, secondo lei, era una creazione della Columbia e dietro di lui c'era un gruppo di manipolatori che volevano imporre un prodotto senza contenuto. Springsteen veniva paragonato addirittura alla Coca Cola.[77] Molto si discusse all'epoca sul nuovo "fenomeno Springsteen" e, accanto a molti critici entusiasti, ci fu chi parlò apertamente di montatura.[80]

L'album entrò nella classifica di Billboard alla posizione 86 nei primi giorni di settembre e poi, in poche settimane, raggiunse il suo picco alla terza posizione.[81][82] Il singolo Born to Run arrivò alla posizione 29 della classifica dei 45 giri, ma fu molto trasmesso alla radio e trascinò le vendite del 33 giri.[76] Le canzoni del disco divennero i pezzi forti dei concerti nel tour nazionale che iniziò dopo l'esibizione al Bottom Line e che durò fino alla fine dell'anno. In novembre Springsteen con la E Street Band, che aveva ormai assunto la sua conformazione più stabile dopo che in luglio era stato aggiunto all'organico Steve Van Zandt come chitarrista ritmico, realizzò una breve tournée europea con due date all'Hammersmith Odeon di Londra e due date a Stoccolma e Amsterdam.[83]

Il 24 gennaio del 1976 fu pubblicato un secondo singolo tratto da Born to Run con Tenth Avenue Freeze-Out e She's the One e in aprile Springsteen e la band iniziarono un nuovo tour che durò tutto l'anno.[68][84]

La causa con Mike Appel[modifica | modifica wikitesto]

Con l'anno nuovo i contratti quinquennali stipulati da Springsteen con Mike Appel si avvicinavano alla scadenza (Jim Cretecos se n'era andato dalla Laurel Canyon nel 1974). I due iniziarono quindi a trattare l'eventuale rinnovo. Fu a questo punto che il cantante si rese conto del fatto che Appel controllava tutto, i sui soldi, la sua carriera e soprattutto le sue canzoni. Quando gli accordi erano stati firmati, nel 1972, per Springsteen il rapporto con il suo manager era basato sulla fiducia reciproca. Appel aveva rischiato tutto per spingere la sua carriera e di questo gli era riconoscente, ma ora si rendeva conto di non aver nessun controllo sulla sua attività artistica. C'era in ballo anche un anticipo di 500.000 dollari che Appel era riuscito a ottenere dalla Columbia. Si arrivò presto a una rottura insanabile.[85] Prima una causa intentata da Springsteen nei confronti di Appel che rispose con una controcitazione. Il tribunale dispose che Springsteen non avrebbe potuto registrare nulla senza l'approvazione di Appel, tanto meno con la produzione di Jon Landau. La causa, che coinvolse anche la Columbia, si trascinò per un anno e in quel periodo l'attività discografica si bloccò completamente.[86][87]

Nella primavera del 1977, dopo molti alti e bassi, la causa sembrava volgersi a favore di Springsteen che però decise di non infierire sul suo ex-manager. Il 22 maggio del 1977 si arrivò così a un accordo extragiudiziale che lasciava libero Springsteen.[88] Appel avrebbe ricevuto 800.000 dollari e la metà dei diritti della canzoni pubblicate per la Laurel Canyon. Disse Springsteen a proposito della fine della causa con Appel: «Voglio liberarmene, però lui c'è stato quando ne ho avuto bisogno. Quel che riesce a ottenere se l'è meritato.»[85]

Per tutto il 1976 e per i primi mesi del 1977, Springsteen e la band, non potendo registrare dischi, svolsero una intensa attività dal vivo, ancora sotto il controllo di Appel che, almeno formalmente, era ancora il manager del cantante. Finanziariamente le cose non andavano bene e, nonostante il successo di Born to Run e la fama raggiunta, con la causa in corso il denaro faticava ad arrivare nelle tasche dei musicisti.[89] Alcuni membri della E Street Band riuscirono a ottenere ingaggi per partecipare alla registrazione di dischi di altri artisti. Roy Bittan e Max Weinberg, ad esempio, parteciparono all'incisione di Bat Out of Hell di Meat Loaf, un album che ebbe un grande successo commerciale nel 1977.[85] Steve Van Zandt riuscì a far registrare alla E Street Band band un 45 giri con Ronnie Spector, la ex-cantante delle The Ronettes. Per la prima volta il nome del gruppo comparve sulla copertina di un disco.[90] All'inizio del 1977 sembrava però che non ci fossero sbocchi e che la storia della band fosse arrivata al capolinea.[85]

Nonostante i problemi legali e la cronica mancanza di soldi, la tournée del 1976 fu un grande successo e consolidò la reputazione di Springsteen e soprattutto della E Street Band. Alla fine Springsteen si convinse anche a suonare in ambienti più grandi delle sale da concerto in cui si esibiva di solito e accettò di tenere concerti nelle grandi arene sportive che aveva sempre rifiutato, iniziando a Phoenix in settembre e poi in ottobre allo Spectrum di Filadelfia, nella città dove aveva forse il maggior seguito in assoluto.[89][85]

Tra le poche note positive di quel periodo, Blinded by the Light, che fu pubblicata senza fortuna come singolo nel 1973, raggiunse la prima posizione della classifica dei 45 giri nell'interpretazione della Manfred Mann's Earth Band nel febbraio del 1977.[91]

La conferma[modifica | modifica wikitesto]

Appena cinque giorni dopo la stipula dell'accordo con Mike Appel, Springsteen entrò in sala d'incisione con Jon Landau e la E Street Band per cominciare il lavoro sul nuovo album.[92] All'inizio del 1976 Springsteen aveva preso in affitto una fattoria a Holmdel, nella campagna del New Jersey, e per tutta la durata della causa aveva continuato a provare e a registrare in semi-clandestinità nuove canzoni con la band in quella che era diventata la sua base operativa.[85] Quando iniziarono le registrazioni ufficiali del nuovo disco, nei primi giorni di giugno del 1977, Springsteen aveva già composto, provato, registrato o solo abbozzato decine di canzoni e molte altre sarebbero nate nell'anno trascorso a lavorare su Darkness on the Edge of Town, il suo quarto album che fu pubblicato nel giugno del 1978.[93]

Jimmy Iovine in una foto del 2002. Produttore di successo e fondatore della Interscope Records, lavorò come tecnico del suono per Springsteen in molti suoi dischi tra cui Born to Run e Darkness on the Edge of Town.

Lo stile compositivo era cambiato. Dalla manciata di canzoni registrate per Born to Run sulle quali aveva lavorato in modo maniacale in studio per più di un anno, Springsteen era passato a comporre di getto abbozzi di canzoni e che poi cuciva insieme e rielaborava di continuo. Frammenti di musica e di testo passavano da una canzone all'altra fino al raggiungimento del risultato finale, brani dotati di una struttura più semplice, con arrangiamenti meno elaborati rispetto ai suoi dischi precedenti.[94] Alla fine le canzoni provate e registrate in forma più o meno completa furono una settantina.[95] Solo dieci di esse furono poi scelte per comporre la scaletta finale del disco che per altro fu cambiata diverse volte nel corso dei mesi. La cura maniacale per i dettagli però non diminuì e il supporto di Jon Landau come produttore fu decisivo per aiutare Springsteen ad arginare la sua esuberanza.[94]

Ancora una volta Springsteen si trovava di fronte a un bivio: il suo quarto album, dopo la straordinaria affermazione di Born to Run, si sarebbe rivelato decisivo. Il rischio, come sempre dopo un album di grande successo, era di non riuscire a confermere le attese. In più, visti i due anni trascorsi dalla pubblicazione di Born to Run, c'era il fondato timore che il pubblico e la critica si fossero dimenticati di lui. Perciò Springsteen non aveva fretta. Aveva stipulato un buon accordo con la sua casa discografica, questa volta senza intermediazioni, e voleva fare il miglior disco possibile.[96][94]

Le registrazioni iniziarono presso gli Atlantic Studios di New York con Landau, che aveva fatto esperienza procucendo il fortunato The Pretender di Jackson Browne, e con Jimmy Iovine come tecnico del suono. Steve Van Zandt doveva curare gli arrangiamenti e poi fu accreditato come "assistente alla produzione" sulla copertina del disco per il suo decisivo ruolo.[97] In seguito a diversi problemi tecnici, le sessioni furono spostate nei familari Record Plant dove era stato realizzato il disco precedente.[98]

L'album, che la Columbia sperava di far uscire entro la fine del 1977, fu pubblicato, dopo molti ritardi, il 2 giugno del 1978 con la tournée promozionale già iniziata e raggiunse la posizione 5 della classifica di Billboard.[99][100] La fase di post-produzione fu problematica perché Iovine e il tecnico del suono Toby Scott non riuscivano a mixare il disco come voleva Springsteen. Landau contattò allora Charles "Chuck" Plotkin, un produttore che lavorava a Los Angeles, chiedendogli il suo aiuto. Plotkin in poche ore sistemò le cose, fondamentalmente aumentando il volume del basso elettrico di Tallent e la grancassa di Weinberg, dando alla musica più profondità e conferendo al disco il suono deciso e oscuro che ne è una delle caratteristiche principali.[101][94] Darkness suscitò reazioni molto positive da parte della critica ma, pur essendo entrato subito nella top ten, non riuscì a rimanervi a lungo. I due singoli pubblicati, Prove It All Night e Badlands, si fermarono alle posizioni 33 e 42.[99]

Il 23 maggio del 1978 a Buffalo Springsteen inaugurò il lunghissimo tour nazionale per la promozione di Darkness che si concluse dopo 115 date il 1º gennaio dell'anno successivo.[102] La tournée è considerata una delle più celebri della storia del rock e diede ampio risalto a Springsteen che per sette mesi girò gli Stati Uniti riempiendo quasi sempre i teatri e le arene sportive più importanti.[103][104] Con la scaletta resa più robusta dall'innesto delle canzoni del nuovo album e dalle molte che invece ne furono escluse, ma che divennero parte integrante del suo repertorio insieme a decine di cover e classici del rock and roll, i concerti si dilatarono, vere maratone musicali che spesso sfioravano le tre ore, al punto che lo spettacolo fu diviso in due parti con l'inserimento di un breve intervallo tra le due sezioni. In realtà in alcune zone degli Stati Uniti, in particolare quelle del sud, ci furono sale non sempre piene e un'accoglienza un po' fredda. Lo scopo della tournée era però anche quella di far conoscere Springsteen negli stati dove era meno noto.[99] In compenso Springsteen e la band fecero il tutto esaurito per tre sere al Madison Square Garden di New York.[102]

La consacrazione[modifica | modifica wikitesto]

Bruce Springsteen in concerto a Drammen in Norvegia nel maggio 1981 durante la sua prima vera tournée europea.

Le sedute per il quinto album iniziarono nel maggio del 1979 presso lo studio Power Station di New York, ritardate da un incidente motociclistico che fermò Springsteen per qualche tempo.[105] Le registrazioni dovevano durare poche settimane che poi si dilatarono, come di consueto, in mesi. Il disco, la cui uscita era prevista nelle intenzioni della casa discografica per il periodo delle festività natalizie del 1979, era inizialmente basato sul gruppetto di canzoni che Springsteen aveva più volte suonato durante la tournée di Darkness e il veloce pezzo rock The Ties That Bind avrebbe dovuto dargli il titolo. In realtà il numero delle canzoni che Springsteen fece provare alla band continuava ad aumentare finché il cantante riuscì a convincere la Columbia a produrre un album doppio.[106]

Le registrazioni furono sospese in settembre quando Springsteen e la E Street Band parteciparono a due dei quattro concerti organizzati al Madison Square Garden di New York dal collettivo di musicisti denominato MUSE (Musicians United for Safe Energy, "musicisti uniti per l'energia sicura") guidato da Jackson Browne. L'evento No Nukes intendeva sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema del pericolo rappresentato dall'energia nucleare soprattutto dopo l'incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island avvenuto il 28 marzo dello stesso anno.[106] Come testimonianza dei concerti nel 1980 furono realizzati un film/documentario e un triplo album che rappresenta la prima apparizione di Bruce Springsteen e della E Street Band in un disco dal vivo.[107][108]

Le session continuarono in autunno e nell'inverno successivo e The River fu pubblicato il 17 ottobre del 1980.[109] Il brano che diede il titolo all'album fu presentato in anteprima durante i concerti del MUSE ed era ispirato e dedicato alla sorella Ginny, rimasta incinta a 17 anni come la Mary protagonista della canzone.[110] Per Springsteen The River fu il disco della consacrazione. Da un punto di vista musicale e dei testi proseguiva e completava quanto iniziato nell'album precedente. L'ossatura è costituita da veloci pezzi rockabilly che si susseguono in modo incalzante, inframezzati da alcune ballate più lente e meditate e da pezzi country. Pochi accordi in brani dalla struttura più semplice rispetto alle composizioni del passato.[111]

The River fu il primo album di Springsteen ad arrivare in vetta alla classifica statunitense rimanendovi quattro settimane dopo aver esordito in quarta posizione.[112][113] Prodotto da Springsteen, Landau e Van Zandt, vendette più di un milione e mezzo di copie prima della fine dell'anno e in seguito arrivò a conquistare 5 dischi di platino negli Stati Uniti.[111] Hungry Heart, definito da John Lennon «il miglior singolo di rock 'n' roll dai tempi dei Beatles»,[114] fu inoltre il primo 45 giri di Springsteen a entrare nella top ten raggiungendo la quinta posizione.[115]

Il 3 ottobre iniziò la tournée promozionale di The River che durò quasi un anno per un totale di 140 concerti. Tra l'aprile e il giugno del 1981 Springsteen si esibì anche fuori dagli Stati Uniti, in quello che fu di fatto il suo primo vero tour europeo non considerando la breve apparizione del 1975. Nonostante la presenza dei nuovi scatenati pezzi del nuovo album, Springsteen e la band continuavano a inserire in scaletta cover di classici del rock and roll, dei Creedence Clearwater Revival e di altri pezzi amati in gioventù dal cantante, ma fece il suo esordio anche il folk di Woody Guthrie con la classica This Land Is Your Land.[116]

Gli anni ottanta e il successo mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Un registratore a cassette Tascam Portastudio, simile a al modello 144 con cui Springsteen registrò le tracce del suo Nebraska nel gennaio del 1982. La grande novità dell'apparecchio, prodotto dalla divisone professionale della giapponese TEAC, era il fatto che l'audio multitraccia veniva registrato su normali musicassette e non su nastri a bobina da 1 pollice.

Terminata la tournée di The River, armato di chitarra acustica e armonica, Springsteen si chiuse nella sua casa e iniziò a registrare una serie di provini di un gruppo di nuovi brani che aveva composto nei mesi precedenti. Il 3 gennaio del 1982, assistito dal suo tecnico delle chitarre Mike Batlan, incise 15 canzoni su un registratore semiprofessionale a quattro piste Tascam. Nei mesi successivi furono provate con la E Street Band in versione elettrica e poi incise nuovamente in studio in modo professionale ma sempre in versione acustica. Alla fine Springsteen e Landau, non soddisfatti del risultato, decisero di recuperare le tracce registrate col Tascam per un nuovo album così com'erano.[117] Nebraska, pubblicato in ottobre, sorprese la critica e il pubblico: canzoni acustiche, cupe e a tratti amare, con un suono grezzo, essenziale e poco rifinito, ma molto personale e riconoscibile. Il disco acustico che John Hammond e i discografici della Columbia si aspettavano all'inizio della carriera di Springsteen era stato alla fine realizzato.[118] Dopo i fasti del poderoso rock di The River la casa discografica accettò con qualche perplessità il nuovo disco, ma i risultati di vendita, pur non eccezionali, furono comunque sorprendenti.[119] Nebraska raggiunse la terza posizione della classifica statunitense pur non potendo per ovvie ragioni essere trainato da un singolo di grande successo.[120] Atlantic City fu comunque pubblicata su 45 giri e della canzone, in seguito sempre riproposta dal vivo in una versione full band, fu realizzato il primo video clip della carriera di Springsteen.

In quel periodo Springsteen iniziò a soffrire di depressione e iniziò a frequentare regolarmente uno psichiatra. Ma iniziò anche a frequentare le palestre per mantenersi in forma e ciò lo aiutò anche da un punto di vista mentale.[118]

Proprio da un pezzo scartato da Nebraska, intitolato Born in the U.S.A. e pensato inizialmente per un film di Paul Schrader poi non realizzato, prese le mosse l'album successivo.[121] Le registrazioni iniziarono di fatto nel gennaio 1982, quando Springsteen stava cercando di dare una versione definitiva ai provini acustici che divennero Nebraska. Messe da parte le versioni full band di quelle canzoni, con il gruppo iniziò a lavorare su alcuni nuovi pezzi. Il lavoro fu più frammentario rispetto al passato. Van Zandt iniziò a pianificare la sua carriera solista come Little Steven e realizzò nel 1982 il suo primo album; anche Clemons registrò un suo album e tutti furono coinvolti nel rilancio della carriera di Gary U.S. Bonds, un cantante di rock and roll popolare nei primi anni sessanta il cui unico vero successo era stato Quarter to Three nel 1961, brano che Springsteen aveva riproposto spesso nei suoi concerti sin dai tempi di Born to Run.[122][123]

Steven Van Zandt lasciò la E Street Band nel 1984 per dedicarsi alla carriera da solista come Little Steven.

Anche questa volta il numero di canzoni registrate, oltre sessanta, poteva riempire più di un disco e alla fine del 1983 non era ancora stata stabilita la scaletta definitiva. La sensazione era che mancasse il singolo di punta per l'album. Fu allora che Springsteen compose Dancing in the Dark. Mixata da Bob Clearmountain e dominata dai sintetizzatori di Roy Bittan (una delle novità dell'intero disco), la canzone aveva un suono più commerciale rispetto alla normale produzione di Springsteen e divenne uno dei suoi maggiori successi grazie anche a un video clip, diretto da Brian De Palma, che fu massicciamente trasmesso dalle televisioni specializzate.[124] Pubblicato il 4 giugno 1984, pochi giorni dopo l'annuncio ufficiale dell'uscita di Van Zandt dalla E Street Band, l'album Born in the U.S.A. esordì al nono posto della classifica di Billboard e raggiunse la prima il 7 luglio rimanendovi per quattro settimane.[125] Rimase comunque nelle prime dieci posizioni per ben 84 settimane preceduto solo da Purple Rain di Prince. La Columbia pubblicò nel corso dei mesi ben sette singoli estratti dall'album e tutti entrarono nella top ten. Dancing in the Dark fu il singolo di maggior successo e raggiunse la seconda posizione della classifica.[126] Born in the U.S.A. fu il disco più venduto nel 1985 ed è arrivato a vendere 30 milioni di copie nel mondo di cui 15 nei soli Stati Uniti.[127][128]

Grazie a Born in the U.S.A. Springsteen si trasformò da seguitissimo musicista rock di successo a uno dei più importanti esponenti della musica mainstream degli anni ottanta. L'immagine di Springsteen si affermò a livello internazionale come un'icona tipicamente americana e il successo fu enorme anche a livello internazionale. Sebbene anche Born in the U.S.A., come il precedente Nebraska, sia una esplorazione del lato oscuro del sogno americano, parte del pubblico lo percepì come un vigoroso inno patriottico.[126] Ronald Reagan stesso, durante la sua campagna presidenziale del 1984, tentò di coinvolgere Springsteen nella sua propaganda elettorale. Springsteen reagì duramente e rifiutò anche i tentativi di coinvolgimento nella disputa politica che arrivavano da parte democratica. La copertina del disco, che riporta un'immagine dell'artista ripreso di schiena sullo sfondo a stelle e strisce, è rimasta tra le più celebri di quegli anni.[124]

La canzone che dà il titolo all'album è un'amara riflessione sul destino dei soldati e dei veterani della guerra del Vietnam. Nonostante il testo fosse piuttosto esplicito in tal senso, grazie al potente e orecchiabile ritornello, al contorno sonoro, al titolo e all'immagine di copertina dell'album, fu letta da molti come una canzone patriottica se non addirittura gingoista e non come una esplicita denuncia.[129] Anni dopo, per contrastare l'interpretazione diffusa ed errata che ormai era stata data alla canzone, Springsteen ritornò a eseguirla in una versione acustica del tutto simile a come era stata inizialmente concepita ai tempi dei provini di Nebraska.[130]

Il tour con la E Street Band, nella quale erano entrati nel frattempo la corista Patti Scialfa e il chitarrista Nils Lofgren in sostituzione di Steven Van Zandt, iniziò il 29 giugno del 1984 e si concluse il 2 ottobre del 1985 spaziando per tutti gli Stati Uniti, l'Europa, l'Australia e il Giappone. Il successo fu clamoroso ovunque e i concerti, come sempre lunghissimi, riempirono i grandi teatri e i palazzetti sportivi per poi spostarsi negli stadi all'aperto.[131] Il successo planetario della monumetale tournée accrebbe ancor di più la fama di Springsteen. In alcuni casi, come in Giappone e in Australia, si raggiunsero livelli di fanatismo che erano stati riservati solo ai Beatles negli anni sessanta.[124][132]

Julianne Phillips, la prima moglie di Springsteen.

Il 28 gennaio 1985, Springsteen partecipò al progetto Usa for Africa registrando, insieme a numerose star della musica americana, la celebre We Are the World e lo stesso anno partecitpò al progetto Artists United Against Apartheid promosso da Van Zandt e alla registrazione dell'album Sun City.[133][134] Nel maggio del 1985, durante una pausa del tour di Born in the U.S.A., sposò con una cerimonia segreta l'attrice e modella Julianne Phillips conosciuta pochi mesi prima.[126]

Il periodo di Born in the U.S.A. rappresentò l'apice della popolarità e della visibilità di Springsteen nei media e nella cultura popolare. Per completare il momento magico Springsteen pubblicò alla fine del 1986 il suo primo album dal vivo, un monumentale quintuplo in vinile (disponibile anche in 3 CD) che ripercorreva tutto il decennio precedente riproponendo quelli che nelle intenzioni erano stati i momenti più significativa dell'intesa attività svolta con la E Street Band (che per la prima volta fu esplicitamente accreditata sulla copertina di un disco di Springsteen).[126] Live/1975-85 ebbe un successo senza precedenti per un prodotto del genere ed esordì in testa alla Billborad 200 diventando uno dei dischi dal vivo di maggior successo di tutti i tempi arrivando a vendere 13 milioni di copie negli Stati Uniti. L'operazione aumentò ancor di più la reputazione di Springsteen come uno dei migliori performer in circolazione e quella della E Street Band come uno dei migliori gruppi rock, ma suscitò anche qualche perplessità critica da parte dei fan di vecchia data che, abituati agli innumerevoli bootleg disponibili, non mancarono di segnalare alcune assenze reputate significative nella pur lunghissima scaletta. Dall'album fu tratto come singolo una cover di War, canzone anti-militarista che era stata una hit di Edwin Starr nel 1970 e che entrò ancora nella top ten americana. Il secondo singolo Fire, la canzone che Springsteen aveva scritto per Elvis Presley, fu accolto fiaccamente, quasi a dimostrare che la sovresposizione mediatica di Springsteen che durava da tre anni aveva saturato un po' il pubblico.[126]

Quasi a voler intercettare l'umore del pubblico, Springsteen iniziò a lavorare su un nuovo album in studio da solo, senza la E Street Band. Le canzoni erano molto più personali e il tema fondamentale del disco era il rapporto di coppia. Il cantautore stava esplorando in tutti i suoi aspetti la vita matrimoniale con tutti i dubbi che si portava dietro.[135] Aiutato dal fido Toby Scott, Springsteen iniziò a lavorare su qualche demo nel febbraio del 1987. L'attrezzatura del suo studio personale era migliorara e ora disponeva di sintetizzatori e drum machine. In poche settimane registrò tutte le canzoni e solo alla fine chiamò, ad uno ad uno, i musicisti della E Street Band per qualche sovraincisione. Se le parti suonate dai membri del gruppo si fossero rivelate migliori di quelle registrate in proprio sarebbero state inserite nel disco. Dei contributi degli E Streeters si salvò poco: alcune parti di batteria di Weinberg, un pregevole assolo di Lofgren, qualche parte di organo di Federici e poco altro. Addirittura mancava completamente il sassofono di Clarence Clemons. I musicisti non la presero bene, si sentivano messi da parte e già qualcuno iniziava a intuire che la storia della band potesse essere arrivata al capolinea.[126]

Tunnel of Love uscì nell'ottobre del 1987 ed esordì al primo posto della classifica (quarto album di Springsteen a raggiungere la cima nel corso degli anni ottanta), trainato anche dai primi due singoli pubblicati, Brilliant Disguise e Tunnel of Love, entrambi nella top ten.[136]

Il 25 febbraio 1988 iniziò il Tunnel of Love Express Tour. A discapito del fatto che quello appena pubblicato fosse a tutti gli effetti un album "solista", Springsteen ripartì per i concerti con la E Street Band al completo. Molte le differenze con la precedente tournée: un clima più formale, meno gigantismo. Springsteen aveva cambiato anche la posizione dei musicisti sul palco, che era strutturato per sembrare un luna park, e introdotto delle rigide regole sull'abbigliamento. Lo spettacolo iniziava con i musicisti che entravano fingendo di comperare il biglietto d'ingresso da un botteghino nel quale Terry Mcgovern, l'assistente personale di Springsteen, era sistemato vestito in frac. La tournée, che fu più breve delle precedenti, iniziò negli Stati Uniti con concerti prevalentemente tenuti nei palazzetti e poi proseguì in Europa con diverse date in grandi stadi.[137] L'evento più importante fu il concerto a Berlino Est il 19 luglio, quando Springsteen suonò davanti a una folla stimata in più di 100.000 persone.[138]

Bruce Springsteen all'aeroporto Port Bouet di Abidjan in Costa d'Avorio durante lo Human Rights Now! Tour a favore di Amnesty International nel 1988.

Proprio dall'Italia rimbalzò negli Stati Uniti la notizia del nuovo legame con Patti Scialfa: in occasione del concerto di Torino dell'11 giugno 1988 un giornalista de La Stampa, vedendo i due nei camerini dello Stadio Comunale, intitolò il suo articolo il giorno dopo Bruce e Patty nel tunnel dell'amore basandosi sul titolo del disco e la notizia venne in breve ripresa dai tabloid americani.[139]

Alla fine del 1988 Springsteen partecipò con la band alla tournée mondiale Human Rights Now! per Amnesty International insieme ad altri artisti di successo come Sting, Peter Gabriel, Tracy Chapman e Youssou N'dour. In venti tappe il tour toccò l'Europa, il Nord America, ma anche il Sud America, l'Africa e l'Asia.[140][141]

Nell'ottobre 1989 Springsteen sciolse la E Street Band e lasciò liberi i suoi componenti.[142] L'annuncio ufficiale fu dato il 13 dicembre e sorprese il pubblico, i fan e la critica.[143][144]

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Naufragato il matrimonio con la prima moglie, Springsteen lasciò il New Jersey e si trasferì con Patty Scialfa a Los Angeles nel gennaio del 1989.[145] I due si sposeranno l'8 giugno del 1991 dopo la nascita del loro primo figlio Evan James avvenuta nel luglio dell'anno precedente.[126] La seconda figlia Jessica Rae nacque nel dicembre del 1991 e il terzogenito Sam Ryan nacque nel gennaio del 1994.[146][147]

Il periodo che seguì Tunnel of Love fu contrassegnato da grandi cambiamenti nella vita di Springsteen, ma anche da un inaridimento creativo.[142][146] Subito dopo lo scioglimento della E Street Band però, nel dicembre del 1989, Springsteen si incontrò a Los Angeles con Roy Bittan con il quale diede l'avvio al progetto per un nuovo album.[145] Iniziò così un lungo periodo di prove e registrazioni che si protrassero fino al 1992. Springsteen e Bittan lavorarono su un gran numero di nuovi brani insieme a Toby Scott, alcuni dei quali scritti dal tastierista e che erano dominati dai suoi nuovi sintetizzatori. Furono coinvolti alcuni noti session men tra i quali il bassista Randy Jackson e il batterista dei Toto Jeff Porcaro e addirittura in qualche pezzo David Sancious. Intorno a Bittan, che assunse anche il ruolo di co-produttore, Jackson e Porcaro si concentrò la formazione che diede la veste definitiva ai brani registrati.[146]

Human Touch, dopo molti ritardi dovuti anche al fatto che come ai vecchi tempi Springsteen aveva preparato un numero enorme di canzoni, fu pubblicato il 31 marzo del 1992 insieme a un secondo album intitolato Lucky Town che Sopringsteen registrò praticamente da solo, in poche settimane, nel suo studio personale a Los Angeles. Due dischi molto diversi che furono pubblicati insieme nonostante qualche perplessità della Columbia. Il primo era un album rock con sonorità moderne, patinate, che ben rappresentavano la nuova vita californiana di Springsteen. Il secondo era invece composto da una manciata di canzoni ruvide, dominate dalle sonorità sporche della chitarra. La critica accolse tiepidamente i due dischi "gemelli" che all'inizio vendettero molto bene ed esordirono alla seconda e terza posizione in classifica, ma poi scesero piuttosto rapidamente. Springsteen, dopo cinque anni dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro, fu criticato da alcuni per l'assenza della E Street Band e per il fatto di essersi allontanato dal New Jersey per la luccicante Los Angeles.[146]

Nel giugno del 1992 iniziò una tournée mondiale che durò un anno. Springsteen e Bittan misero in piedi un nuovo gruppo, spesso identificato informalmente come "The Other Band" ("l'altro gruppo") per distinguerlo dalla E Street Band, composto in gran parte da musicisti sconosciuti ai più: oltre a Bittan alle tastiere e Patty Scialfa in qualche data, ne facevano parte Shane Fontaine alla chitarra, Crystal Taliafero ai cori e poi al sassofono, il bassista Tommy Sims, il batterista Zachary Alford e un nutrito gruppo di coriste.[146][148] Il tour iniziò molto bene durante le prime date in Europa, ma nonostante le undici trionfali date a East Rutherford nel New Jersey, non andò altrettanto bene nel resto degli Stati Uniti.[146] Nel dicembre del 1992 fu pubblicato In Concert, un video contente una esibizione di Springsteen e la sua nuova band realizzata nell'ambito della serie degli Unplugged dell'emittente MTV. Nell'aprile del 1993 fu pubblicato per il mercato internazionale anche un album dello stesso concerto che uscì negli Stati Uniti nel 1997 ed entrò a mala pena nella classifica di Billboard.[149]

Dopo l'esperienza di Human Touch e Lucky Town Springsteen iniziò a sperimentare nuovi modi di comporre e registrare. Tra la fine del tour mondiale e il 1994 incise un certo numero di canzoni insieme a Toby Scott nel suo studio personale utilizzando prevalentemente loop, percussioni e strumenti elettronici. Tutto iniziò con la realizzazione di Streets of Philadelphia per il film Philadelphia di Jonathan Demme, che valse a Springsteen l'Oscar alla migliore canzone e che fu il primo di molti brani scritti e incisi per il cinema. La canzone, pubblicata nella colonna sonora del film e poi come singolo nel febbraio del 1994, ebbe uno straordinario successo, rilanciando la carriera del cantautore dopo la parentesi degli album "gemelli". Il singolo raggiunse la nona posizione della Hot 100 di Billboard e vendette 9 milioni di copie nei soli Stati Uniti.[150] Grazie al successo della canzone e al suo nuovo interesse per una musica più sperimentale, Springsteen entrò in sala d'incisione a Los Angeles e incise una ventina di brani per un album che non fu mai pubblicato. Canzoni nello stile di Streets of Philadelphia, basate per la maggior parte su un leggero sottofondo di suoni e ritmi elettronici. Di quelle sedute si salvarono solo Missing che comparve nella colonna sonora del film Tre giorni per la verità diretto da Sean Penn e Secret Garden che fu pubblicata nel 1996 nell'EP Blood Brothers.[150]

Jonathan Demme, regista di Philadelphia, film vincitore di due Oscar, tra i quali quello per la miglior canzone, Streets of Philadelphia di Springsteen. Demme ha diretto anche il videoclip di Murder Incorporated nel 1995.

Alla fine del 1994 il progetto fu repentinamente abbandonato e Springsteen iniziò a dedicarsi alla realizzazione della sua prima raccolta di successi, anche per approfittare del momento favorevole dopo il successo di Streets of Philadelphia. Nel gennaio del 1995 riunì dopo sei anni la E Street Band al completo e con i suoi vecchi musicisti, compreso Steven Van Zandt, registrò alcune canzoni che furono incluse nel Greatest Hits che fu pubblicato il 28 febbraio 1995.[151][152] A testimonianza di questa breve ma effimera riunion fu realizzato anche il documentario Blood Brothers diretto da Ernie Fritz a cui fece seguito un EP con lo stesso titolo. Durante l'anno il gruppo fece anche qualche apparizione dal vivo come il 2 settembre a Cleveland per il concerto di inaugurazione del museo e della nuova sede della Rock and Roll Hall of Fame.[153][154] All'epoca si pensò che questi fatti potessero portare a una riunone stabile del vecchio gruppo. In realtà verso la fine dell'anno Springsteen pubblicò il suo nuovo album senza la band e iniziò il successivo solitario tour acustico.[155]

La raccolta Greatest Hits, composta da quattordici successi (tra i quali Street of Philadelphia) e da quattro inediti incisi con la E Street Band per l'occasione, ricevette poche recensioni positive, ma arrivò al primo posto in classifica in molti paesi compresi gli Stati Uniti vendendo una decina di milioni di copie.[150]

Non ancora pronto a riprendere il ruolo del rocker e di suonare con la band, Springsteen passò parte del 1995 a comporre e registrare canzoni semi-acustiche di sapore folk. Testi incentrati sulle storie delle fasce più deboli della società, degli immigrati messicani, dei disordini razziali, prendendo come spunto i personaggi del romanzo Grapes of Wrath (Furore in italiano) di John Steinbeck filtrati, nel caso di Springsteen, attraverso la visione del film omonimo di John Ford e l'ascolto delle canzoni di Woody Guthrie, ma spesso attingendo all'attualità. Il protagonista della canzone che diede il titolo all'album, The Ghost of Tom Joad, era lo stesso della ballata Tom Joad di Guthrie inclusa nel suo album Dust Bowl Ballads del 1940 ispirata a sua volta al protagonista del romanzo di Steinbeck e del film di Ford.[156][150]

Il cantautore folk Woody Guthrie ispirò la canzone The Ghost of Tom Joad di Springsteen.

Pubblicato il 16 novembre del 1995 (e il 21 dello stesso mese negli Stati Uniti) The Ghost of Tom Joad era stato realizzato con l'ausilio di un ristretto gruppo di musicisti, tra i quali Danny Federici, Garry Tallent, il batterista Gary Mallabar, Marty Rifkin alla steel guitar e Patty Scialfa con le amiche Lisa Lowell e Soozie Tyrell ai cori, ma gran parte delle canzoni erano sostanzialmente dominate dalla chitarra acustica e dalla voce di Springsteen. Nel novembre dello stesso anno il cantautore iniziò una tournée mondiale, prevalentemente in piccoli teatri, durante la quale si esibì da solo accompagnato dalla chitarra acustica e che si concluse, suddiviso in varie tranche che lo portarono anche in Giappone e in Australia, il 27 maggio del 1997.[151][157] La critica accolse benissimo il nuovo album, spesso paragonandolo a Nebraska, ma colpì anche il nuovo format dei concerti, più intimi e personali e lontani dal gigantismo delle lunghe maratone musicali a cui con la E Street Band si era abituati.[150]

Nel 1996 Springsteen ritornò con la famiglia nel New Jersey, in una tenuta in campagna a Colts Neck, a pochi chilometri da Freehold, dove aveva messo in piedi anche uno studio di registrazione personale.[150] Il suo tecnico del suono Toby Scott aveva iniziato sin dagli anni ottanta ad ascoltare, catalogare e convertire in formato digitale le centinaia di registrazioni in studio prodotte da Springsteen e poi dimenticate. Alla fine del 1997 Scott aveva catalogato fino a trecentocinquanta brani inediti tra i quali quelli dell'album scartato tre anni prima.[158] L'esito di tale lavoro fu la pubblicazione nel 1998 di un cofanetto di quattro CD intitolato Tracks contenente sessantasei brani che partivano dai provini per la Columbia del 1972 fino alla reunion con la E Street Band del 1995, completo di un libretto con le note personali del cantautore. Pubblicato il 10 novembre 1998, il cofanetto riscosse un grande successo, ma anche qualche critica per il fatto che era in gran parte stato trascurato il periodo di Darkness of the Edge of Town. Mancavano infatti le versioni in studio di canzoni famosissime tra i fan come Because the Night, Fire e soprattutto The Promise, la canzone che avrebbe dovuto dare il titolo all'album del 1978. Nel 1999 Springsteen pubblicò 18 Tracks, una versione ridotta a un solo disco di Tracks, nella quale incluse altri tre inediti tra i quali The Fever del 1973 poi donata a Southside Johnny e una versione registrata per l'occasione, per solo pianoforte, di The Promise.[159] In contemporanea a Tracks, Springsteen pubblicò il volume Songs, contenente i testi delle sue canzoni da lui stesso commentate.[160]

Il ritorno della E Street Band[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la pubblicazione di Tracks i tempi sembrarono maturi per una riunione stabile della E Street Band a dieci anni dallo scioglimento.[161] Nel marzo del 1999 Springsteen fu incluso nella Rock and Roll Hall of Fame. Durante la cerimonia di premiazione, nonostante l'assegnazione del riconoscimento non includesse la E Street Band, il cantante si presentò con il gruppo al completo interpretando Tenth Avenue Freeze-Out.[162] Il Reunion Tour iniziò subito dopo, il 9 aprile del 1999 in Spagna e terminò dopo oltre un anno, il 1º luglio 2000 a New York.[163] La lunga tournée mondiale riscosse un grande successo e fu poi immortalata nel film Bruce Springsteen & The E Street Band: Live in New York City registrato durante le ultime due date al Madison Square Garden e trasmesso dalla rete via cavo HBO e da cui furono tratti poi un doppio album live e un doppio DVD.

Parte dell'album The Rising è ispirato ai tragici eventi dell'11 settembre 2001. All'indomani dell'attacco Springsteen si recò in una spiaggia del New Jersey per vedere il nuovo deturpato skyline di Manhattan. Un uomo lo scorse e gli gridò dal finestrino della sua auto: «Hey, abbiamo bisogno di te!».[164]

Il 21 settembre del 2001 Springsteen aprì il programma televisivo America: A Tribute to Heroes trasmesso dalle principali emittenti statunitensi a reti unificate e destinato a raccogliere fondi per le famiglie delle vittime degli attentati dell'11 settembre cantando la nuova canzone My City of Ruins. In ottobre partecipò a un concerto benefico per le vittime provenienti dalla Contea di Monmouth, dov'era nato e dove abitava, che secondo le stime erano oltre 150.[164][165]

La reazione di Springsteen agli attentati fu l'album The Rising, il primo registrato con la E Street Band dai tempi di Born in the U.S.A.[166] Prodotto da Brendan O'Brien, noto per il suo lavoro con i Pearl Jam e altri, e registrato ad Atlanta, l'album fu pubblicato nel luglio del 2002 e conteneva molte canzoni che erano nate come riflessioni sull'evento che aveva così tanto colpito la vita e la coscienza del popolo americano. Il cantautore decise di affidarsi per la prima volta dopo molti anni a un produttore esterno per essere sgravato di alcune responsabilità e potersi così concentrare meglio sulla musica.[164] Springsteen si impegnò molto per la promozione dell'album, come una questione personale più che una faccenda di semplici affari, anche perché era da lui che la gente e l'opinione pubblica si attendevano una risposta all'11 settembre.[167][168][164][169]

The Rising arrivò subito al primo posto in classifica, il suo primo album a riuscirvi dai tempi del Greatest Hits e il primo di canzoni inedite da Tunnel of Love, e garantì al suo autore una nuova copertina su Time.[170][171]

Il The Rising Tour iniziò il 7 agosto 2002 nel New Jersey e si concluse dopo 120 concerti nell'ottobre dell'anno successivo spaziando tra il Nord America, l'Europa e l'Australia. Fu la più grande tournée realizzata da Springsteen da molti anni. Anche se con meno date, ebbe un successo se possibile ancora più grande della precedente anche grazie all'imponente campagna promozionale (Springsteen aveva iniziato ad apparire anche nei talk show come ad esempio quello di David Letterman).[172]. Se nel Reunion Tour il pubblico andò ai concerti per la curiosità di rivedere il cantautore all'opera con la ricostituita E Street Band, questa volta ad attrarlo furono anche le canzoni del nuovo album [164] Al termine del tour fu pubblicato, questa volta senza un corrispondente album dal vivo, un DVD con la registrazione del concerto a Barcellona dell'ottobre 2002.

Durante la presidenza repubblicana di George W. Bush, Springsteen si schierò apertamente e pubblicamente contro l'amministrazion americana. Se riteneva inevitabile la risposta militare che portò all'invasione dell'Afganistan, come una parte dell'opinione pubblica statunitense non approvò invece il successivo conflitto contro l'Iraq iniziato nel 2003.[173] Cominciò quindi un periodo del tutto inedito di impegno politico e pubblico che si concretizzò nella partecipazione ad alcune date di Vote for Change, tournée musicale a sostegno della campagna elettorale del candidato democratico John Kerry per le presidenziali del 2004 realizzata insieme ad altri musicisti statunitensi. Tra questi i vecchi amici Jackson Browne e Bonnie Raitt con i quali aveva gia diviso il palco ai tempi di No Nukes venticinque anni prima e in altri eventi simili, ma anche i Perl Jam, i R.E.M., John Legend, James Taylor, John Fogerty e altri.[164]

Dopo oltre quattro anni di grande espozione mediatica dovuta alle gigantesche tournée con la E Street Band e a The Rising, Springsteen si prese un breve periodo di pausa e nell'aprile del 2005 ritornò con un nuovo album, questa volta da solista e in gran parte semi-acustico sul modello di The Ghost of Tom Joad. In effetti molte delle canzoni del nuovo album erano state composte negli anni novanta e alcune erano proprio scarti di quell'album. Devils & Dust arrivò al primo posto della classifica (il suo primo disco folk a riuscirvi) e durante l'anno il cantautore intraprese una tournée durante la quale si esibì da solo come aveva fatto nove anni prima. L'album, che fu prodotto ancora da Brendan O'Brian, era influenzato della visione politica che Springsteen aveva all'epoca, dopo l'impegno per la canpagna per Kerry e la guerra in Iraq. La canzone che diede il titolo all'album era stata scritta nel 2003 ed è un monologo di un soldato americano impegnato in una non meglio precisata zona di guerra nel deserto, ma che richiama comunque il conflitto contro Saddam Hussein.[164]

Al repertorio e alla musica del folk-singer Pete Seeger è dedicato l'album We Shall Overcome.

Nell'aprile del 2006 fu pubblicato We Shall Overcome: The Seeger Sessions un album del tutto anomalo rispetto alla precedente produzione springsteeniana. Fu infatti realizzato con un eterogeo e inedito gruppo di musicisti ed era totalmente incentrato sul repertorio di canzoni popolari e tradizionali del folk-singer e attivista Pete Seeger, artista molto amato da Springsteen. Anche in questo caso il progetto traeva la sua origine dagli anni novanta quando Springsteen registrò una sua versione dell'inno We Shall Overcome per l'album tributo a Seeger Where Have All the Flowers Gone del 1997. Tramite la violinista Soozie Tyrell, che aveva già collaborato con lui in precedenza e che poi sarebbe stata aggiunta alla E Street Bad durante il tour di The Rising, Springsteen incontrò i Gotham Playboys, un gruppo di musicisti poco conosciuti che suonava un repertorio di brani zydeco e cajun. Con loro registrò un gruppetto di canzoni del repertorio di Seeger, in presa diretta, nel suo studio di Colts Neck. Poi, nel 2005 e nel 2006, Springsteen riunì gli stessi musicisti con l'aggiunta dei fiati dei Miami Horns e riprese in mano quelle vecchie registrazioni informali per completarle e dar loro una veste definitiva.[164] Dopo l'uscita dell'album Springsteen, insieme alla nuova formazione battezzata per l'occasione The Session Band e della quale facevano parte anche la Tyrell e Patti Scialfa, iniziò una tournée che si svolse per la maggior parte in Europa in due distinte tranche in maggio e poi in autunno. Springsteen suonò i pezzi dell'album dedicato a Seeger, ma anche molte canzoni del suo repertorio riarrangiate al modo della Session Band. Dai concerti di Dublino di novembre furono tratti l'album dal vivo e il DVD omonimo Bruce Springsteen with the Sessions Band: Live in Dublin.[174]

Nell'ottobre del 2007 e a più di cinque anni dal precedente, fu pubblicato un nuovo album con la E Street Band intitolato Magic che raggiunse nuovamente il primo posto della classifica americana dopo che il precedente dedicato a Pete Seeger si era feremato al terzo posto. Anche in questo caso l'album fu accompagnato da un lungo tour mondiale di grande successo che si concluse nel 2008 alla fine di agosto. Al posto di Danny Federici, malato e poi scomparso il 17 aprile del 2008, fu aggregato alla E Street Band il tastierista Charles Giordano proveniente della Session Band.[164]

Springsteen tornò a occuparsi di politica dando il suo appoggio al candidato democratico e futuro presidente degli Stati Uniti Barak Obama durante la campagna elettorale del 2008, parecipando ad alcuni momenti pubblici e al concerto tenuto dopo il suo insediamento quando si esibì insieme a Pete Seeger in This Land Is Your Land.[164]

Il successivo album di Springsteen, ancora con la E Street Band, uscì a poco più di un anno dal precedente. Basato su canzoni che il cantautore e il produttore Breandan O'Brian avevano inziato a registrare subito dopo la conclusione di Magic e pubblicato nel gennaio del 2009, Working on a Dream raggiunse subito la prima posizione in classifica. Springsteen dedicò la canzone The Last Carnival all'amico tastierista Danny Federici.[175] Il 1º febbraio 2009 Springsteen e la E Street Band suonarono nell'intervallo del Super Bowl XLIII a Tampa in Florida.[176] Nel tour mondiale che seguì la pubblicazione dell'album ci furono alcune novità nell'organico della band. Oltre ai musicisti aggiunti Soozie Tyrell e Charles Giordano, che prese stabilmente il posto di Federici, Springsteen aggregò anche un gruppo di coristi e il trombettista Curt Ramm, tutti provenienti dalla Session Band.[177] Dal concerto tenuto a Londra il 28 giugno del 2009 fu tratto il DVD London Calling: Live in Hyde Park.

Tom Morello ha contribuito agli album Wrecking Ball e , in maniera maggiore, al successivo High Hopes.

Il 18 giugno 2011 morì il sassofonista Clarence Clemons per le complicanze seguite a un infarto.[178] Dopo il lavoro per speciale riedizione di Darkness on the Edge of Town nel 2010, Springsteen ritornò con un nuovo album nel marzo del 2012. Wrecking Ball fu registrato utilizzando in gran parte musicisti esterni alla E Street Band tra i quali il nuovo produttore Ron Aniello, il batterista Matt Chamberlain e il chitarrista Tom Morello dei Rage Against the Machine che inizierà così una duratura collaborazione con Springsteen con la sua partecipazione anche ad alcune date del successivo tour come sostituto di Steven Van Zandt. In due brani dell'album è presente il sassofono di Clarence Clemons in registrazioni precedenti alla sua scomparsa, mentre sono totalmente assenti Roy Bittan e Garry Tallent. Wrecking Ball raggiunse il primo posto in classifica negli Stati Uniti, in Italia e in molti altri paesi.[175] Un disco definito "rabbioso" e che si distacca dall'ottimismo che in parte aveva contraddistinto il suo lavoro precedente e l'impegno dell'autore verso la politica di Barack Obama a cui faceva implicitamente riferimento Working on a Dream.[169]

Nella lunga tournée mondiale iniziata dopo la pubblicazione dell'album, Springsteen riunì nuovamente quanto rimaneva della E Street Band con Soozie Tyrell e Charles Giordano e con una potente sezione di fiati denominata E Street Horns e un gruppo di coristi denominato E Street Choir. Di fatto un gruppo allargato in grado di interpretare il repertorio classico e quello della Session Band nella quale alcuni dei musicisti avevano militato.[179] In questa formazione le parti di sassofono di Clarence Clemons furono affidate al nipote Jake e all'esperto Eddie Manion.[180][181]

Il 14 gennaio 2014 uscì High Hopes, quarto disco di Springsteen consecutivo (e undicesimo in totale) a guadagnare il primo posto nella classifica degli album più venduti negli Stati Uniti. [182] L'album è un mix di nuove canzoni, cover di altri artisti, materiale registrato in passato e nuove registrazioni di brani già pubblicati come una riedizione elettrica di The Ghost of Tom Joad. Anche la canzone che dà il titolo all'album, una cover di un brano di Tim Scott e primo singolo estratto, era già apparsa in un'altra versione nell'EP Blood Brothers nel 1996. L'album fu prodotto ancora da Ron Aniello e realizzato con il principale ausilio di Tom Morello, ma con la partecipazione di tutti i membri della E Street Band, compresi Federici e Clemons in registrazioni effettuate prima della loro scomparsa, e di tutti i musicisti del Wrecking Ball Tour. Il 25 marzo è stato pubblicato il video del concerto tributo dedicato a Springsteen realizzato in occasione dell'assegnazione del premio come persona dell'anno dall'associazione no-profit MusiCares; il 19 aprile è uscito l'EP in edizione limitata American Beauty, contenente quattro brani inediti tratti dalle sessioni di High Hopes.[183]

Il 10 aprile 2014 la E Street Band è stata inclusa nella Rock and Roll Hall of Fame, quindici anni dopo il suo leader, nella categoria Award for Musical Excellence.[184] La cerimonia si è svolta al Barclays Center di Brooklyn e il gruppo è stato introdotto dallo stesso Springsteen. Oltre ai membri storici, Roy Bittan, Garry Tallent, Max Weinberg, Steven Van Zandt, Nils Lofgren e Patty Scialfa, il premio è stato attribuito anche a Vini Lopez e David Sancious. Victoria Clemons, vedova di Clarence, e Jason Federici, figlio di Dan, hanno ritirato il premio per i due musicisti scomparsi.[185]

The Boss[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente statunitense Barack Obama e la moglie Michelle con gli artisti premiati con il Kennedy Center Honor nel 2009: Mel Brooks, Dave Brubeck, Grace Bumbry, Robert De Niro e Bruce Springsteen.

L'origine del soprannome "The Boss" ("il capo"), con cui Bruce Springsteen è conosciuto, non è del tutto certa e solo parzialmente si spiegherebbe con il suo ruolo di leader nella E Street Band. Secondo alcuni il soprannome deriverebbe dal fatto che, nei primi tempi, Springsteen era colui che pagava lo stipendio agli altri; secondo altri invece deriverebbe dalla sua bravura nel gioco del Monopoli.[44][186][187] Nel 1971 Springsteen e gli amici con cui condivideva un piccolo appartamento a Asbury Park, tra i quali Steve Van Zandt e John Lyon, erano soliti ritrovarsi per giocare a una versione modificata del Monopoli. Pare che sia stato lo stesso Springsteen ad attribuirsi il soprannome di "Boss" perché lui era quello che in poco tempo, vista la sua arguzia nell'interpretare il gioco, riusciva ad acquisire tutte le proprietà sconfiggendo gli avversari. Nei primi anni il soprannome era rimasto confinato all'interno del circolo dei suoi amici più stretti, dei musicisti e dello staff, ma nel 1974 venne alle orecchie di qualche giornalista che lo sentì usare probabilmente da un membro della E Street Band o della staff e iniziò a diffonderlo pubblicamente. Il cantautore ha più volte dichiarato di non amare il soprannome, ma in realtà ha anche giocato molto su questa sua presunta riluttanza.[16]

In alcune occasioni Springsteen arrivò a modificare un verso del suo cavallo di battaglia Rosalita per sottolineare il suo scarso gradimento per l'appellativo.[188][16] La versione originale recita:

(EN)
« You don't have to call me lieutenant, Rosie
And I don't want to be your son »
(IT)
« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
E io non voglio essere tuo figlio »
(Rosalita (Come Out Tonight)[189])

La versione modificata era invece una chiara richiesta di non usare il soprannome:

(EN)
« You don't have to call me lieutenant, Rosie
Just don't ever call me Boss»
(IT)
« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
Solo non chiamarmi Boss»

In un'altra occasione, dopo aver cantato il verso «Non chiamarmi capo!», Springsteen sarebbe poi tornato a rivolgersi al pubblico per riaffermare che, dopo tutto lui era il "capo" («I am the Boss!»).[190] Nel 1980 dichiarò di odiare il soprannome, soprattutto perché il suo uso era uscito dalla ristretta cerchia dei suoi amici, ma in un'altra occasione, nel 1984, dichiarò invece che a volte gli faceva piacere.[191][192][193] Durante la registrazione di Give the Girl a Kiss nel novembre del 1977, canzone scartata da Darkness e poi inclusa nell'antologia di inediti Tracks, Springsteen introdusse il suo assolo di chitarra urlando al microfono «Boss time!»[93][194]

Il 6 dicembre 2009 alla Casa Bianca, durante la cerimonia di assegnazione dei Kennedy Center Honors, premio attribuito dal governo statunitense agli artisti che si sono distinti nella diffusione della cultura americana, Barack Obama presentò scherzosamente Springsteen utilizzando il soprannome:

(EN)
« I'm the president, but he's the Boss»
(IT)
« Io sono il presidente, ma lui è il Boss»
(Barack Obama, 6 dicembre 2009[195])

Il nome stesso dei Dr. Zoom and the Sonic Boom, uno dei gruppi che hanno dato origine all E Street Band, deriverebbe dal soprannome con cui era conosciuto Springsteen tra i suoi amici in precedenza, cioè "The Doctor".[196][191]

La E Street Band[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi E Street Band.
La E Street Band sul palco durante il Working on a Dream Tour, a Valladolid in Spagna nel 2009.

Il nucleo del gruppo di supporto di Bruce Springsteen si formò ai tempi del suo primo album, nel 1972, ma solo nel 1974 si iniziò a utilizzare il nome E Street Band.[197][198]

Nonostante i dischi di Springsteen siano stati quasi sempre firmati solo con il suo nome, la maggior parte di essi è stata realizzata con il contributo quasi esclusivo della band. Nei concerti però al nome del cantautore veniva sin dal 1974 (e con maggior regolarità dal 1975[75]) associato quello del gruppo, utilizzando la formula "Bruce Springsteen & the E Street Band".[197] Quindi un vero gruppo rock, pur con la indicussa leadership di Springsteen e in una dimensione quasi familiare.[199][200] Solo nel 1986 la band ottenne il privilegio di essere accreditata sulla copertina di un disco, il quintuplo dal vivo Live/1975-85, proprio per rimarcare il contributo fondamentale della E Street Band nell'attività live.[201]

Quella che è considerata la formazione definitiva e storica della E Street Band si delineò nel 1974 durante le sedute di registrazione di Born to Run e soprattutto nei concerti di quel periodo.[67] Springsteen liquidò la band nel 1989 dopo la tournée di Tunnel of Love e per un decennio operò da solo o con altri musicisti di supporto (la cosiddetta "Other Band", l'altro gruppo).[142] Solo nel 1999, pur con una breve parentesi nel 1995 per registrare alcuni pezzi aggiuntivi per la raccolta di successi Greatest Hits, Springsteen riunì la E Street Band per una nuova tournée (il Reunion Tour).[202] Da quell'anno, salvo la parentesi solitaria per i concerti legati all'album Devils & Dust e l'accompagnamento di una formazione completamente diversa per l'attività legata all'album We Shall Overcome (la cosiddetta "Sessions Band"), il cantautore ha sempre realizzato i suoi tour accompagnato dalla E Street Band.[203]

Se si tiene conto del 1972 come data di fondazione, il membro più longevo del gruppo è stato il bassista Garry Tallent, già parte di quella che dopo vari cambi di nome divenne la Bruce Springsteen Band nel 1971 e presente sin dalle registrazione di Greetings, disco in cui suonò anche il sassofonista Clarence Clemons, scomparso però nel 2011. In realtà Danny Federici, scomparso anche lui prematuramente nel 2007, iniziò a suonare con Springsteen negli Steel Mill sin dal 1969. Steve Van Zandt entrò nel gruppo l'anno successivo e rimase con la Bruce Springsteen Band fino al 1972, ma non fu incluso nel gruppo che incise Greetings. Messosi in proprio, ritornò stabilmente in quella che era divenuta la E Street Band solo nel 1975.

Considerando la formazione più nota, quella attiva tra il 1974 e il 1984, il nucleo portante della E Street Band era costituito dalla potente e solida sezione ritmica formata da Tallent e dal batterista Max Weinberg. Musicalmente ha sempre avuto una parte di grande rilievo il pianoforte di Roy Bittan, pur senza dimenticare il contributo dell'organista Federici, il cui glockenspiel (strumento affine allo xilofono da lui utilizzato in una versione dotata di tasti) è stato per anni uno degli elementi caratteristici del suono della band. Nei concerti fondamentale era la presenza di Clemons, vera spalla di Springsteen, la cui figura imponente ben si prestava ad affiancare l'esuberanza del leader. Steve Van Zandt, chitarrista e seconda voce, assunse dopo il suo ingresso il ruolo di vero braccio destro di Springsteen, che lo coinvolse anche nella produzione dei suoi album a partire da Darkness on the Edge of Town del 1978.[94]

Uno dei momenti più caratteristici dei concerti di Springsteen è sempre stata la presentazione dei membri del gruppo introdotti utilizzando i caratteristici nomignoli e soprannomi: "Professor" per Roy Bittan, "Miami" per Van Zandt, "Phantom" per Federici, "Mighty Max" per Weinberg, ecc. Per ultimo veniva introdotto Clarence "Big Man" Clemons, al quale di norma Springsteen dedicava uno spazio particolare, dando vita a siparietti comici che costituivano uno dei momenti più apprezzati dei concerti.[199] Per anni la presentazione è stata fatta nel mezzo di Rosalita (Come Out Tonight) poi, quando la canzone è scomparsa dalla scaletta, durante Tenth Avenue Freeze-Out.[204][205]

Influenze e stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Il verso «Roy Orbison singing for the lonely» di Thunder Road si riferisce alla canzone Only the Lonely di Roy Orbison.

Considerato come il più grande performer del rock, Springsteen è stato definito come una sintesi tra Elvis Presley e Bob Dylan, due delle figure più importanti del genere.[206][207]

Tra le sue inflenze giovanili, Springsteen ha ricordato spesso gli stessi Presley e Dylan, ma in generale tutta la musica pop e rock ascoltata da ragazzo tramite la radio, dal rock and roll alla musica arrivata dall'Inghilterra negli anni sessanta, in particolare gli Animals di Eric Burdon. Ma anche Chuck Berry, i Beatles, i Rolling Stones, i Manfred Mann e gli Who il folk-rock dei Byrds e in egual misura il soul della Motown e della Stax.[208]

Tra i preferiti di Springsteen anche John Fogerty e i suoi Creedence Clearwater Revival a cui ha dedicato molte cover nei concerti. Di Roy Orbison, citato nel testo di Thunder Road, cercò di imitare la voce nella realizzazione di Born to Run. Lo stesso album era stato immaginato utilizzando come modello il cosiddetto wall of sound che aveva reso famoso il produttore Phil Spector negli anni sessanta.[209] All'epoca di Darkness on the Edge of Town, tramite Robert Gordon che registrò la sua Fire, Springsteen si appasionò di rockabilly e registrò molti pezzi di rock and roll ballabile che però non entrarono nella scaletta del disco e furono recuperate solo nel 2010 nell'antologia di inediti The Promise.[210][175] Verso la fine degli anni settanta Springsteen iniziò ad appassionarsi di country e di Hank Williams e incontrò il folk di Woody Guthrie che lasciarono molte tracce nella sua produzione successiva.[211]

Tematiche e poetica[modifica | modifica wikitesto]

Bruce Springsteen in concerto nel 2005 durante la tournée in solitaria per Devils & Dust.
« La mia musica ha sempre voluto misurare la distanza tra la realtà e il sogno americano »
(Bruce Springsteen, Wrecking Ball, a conversation with Bruce Springsteen[212])

Per la poetica e la forza narrativa delle sue canzoni Bruce Springsteen è stato collocato nel solco degli storici storyteller ("narratori") americani come Woody Guthrie, Pete Seeger e Bob Dylan.[213] Le storie che racconta sono state lette come paradigmatiche delle dinamiche sociali americane, con un forte risvolto collettivo che ha contribuito ad aumentare la sua reputazione di narratore privilegiato della realtà del suo paese al punto che col tempo Springsteen ha potuto spendere la sua autorevolezza anche in campo politico.[3][169]

Vista la specificità della cultura americana dove musica popolare e colta coabitano in armonia, Springsteen è stato avvicinato anche alla grande letteratura. Il corpus delle sue canzoni è considerato in tal senso come «una sorta di Grande Romanzo Americano».[214][215]

Soprattutto dopo il disco The Rising del 2002, ma già a partire dagli anni ottanta, è stato oggetto di studio anche a livello universitario con dibattitti per il suo ruolo nella letteratura americana, per la sua visione politica e sociale, per il suo ruolo di figura carismatica e di ispiratore di un movimento di rinascita dopo i tragici eventi dell'11 settembre.[216] Springsteen è tra i rappresentanti della musica popolare a cui sono stati dedicati più libri, sia biografici che di critica, saggi e tesi universitarie, superando in questo sia Dylan che Presley.[217]

La scrittura di Springsteen è stata definitiva come "cinematografica".[214] Anche se in ambientazioni conosciute e che derivano dalla sua esperienza, il cantautore racconta storie che non necessariamente autobiografiche assumendo spesso il ruolo di narratore.[218] In tal senso molta influenza hanno avuto nelle sue canzoni alcuni film come Badlands di Terrence Malick (La rabbia giovane in italiano), da cui ha tratto il titolo di una sua celebre canzone, e libri come Furore di Steinbeck, mediato però dalla visione dell'omonimo film di John Ford.[216][219] Pur non essendo Springsteen un letterato di professione, la lettura di libri di alcuni dei principali scittori americani ha avuto molta influenza nei suoi testi, soprattutto dalla fine degli anni settanta.[220] Molte storie narrate nelle sue canzoni richiamano quelle di Flannery O'Connor che Springsteen aveva conosciuto dalla visione del film La saggazza nel sangue (Wise Blood in originale) tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice della Georgia. Le canzoni The River e A Good Man Is Hard to Find prendono il titolo da due racconti della O'Connor.[221]

Springsteen ebbe un approccio molto problematico con l'educazione cattolica che gli fu imposta da adolescente a scuola e al catechismo, al punto che da giovane si allontanò dalla religione e in alcune delle sue primissime canzoni (quasi mai pubblicate) scrisse testi in cui rappresentava in modo dissacrante e caricaturale le figure del Vangelo.[222][223] In realtà il cantautore utilizza spesso immagini religiose e bibliche che derivano in parte cattolicesimo, ma sono più spesso tratte dalla cultura protestante americana in cui è comunque cresciuto.[214] Più che per i contenuti teologici, Springsteen utilizza i riferimenti religiosi per la loro carica evocativa ed emozionale. Il fiume, presente in moltissimi suoi testi, è ad esempio un elemento salvico che rimanda al battesimo per immersione tipico delle chiese evangeliche. La "terra promessa" è la destinazione, spesso mai raggiunta, di molte fughe descritte nelle sue canzoni, ma è anche sinonimo della "terra delle possibilità" a cui rimanda il concetto del "sogno americano".[224][218] Così la "promessa infranta" e il "prezzo da pagare", altre figure utilizzatissime, sono spesso l'esito disilluso di questa ricerca.[225]

Dopo i pittoreschi e improbabili personaggi che popolavano le ambientazioni urbane dei primi dischi, i protagonisti delle canzoni iniziarono a diventare più realistici, persone normali che hanno gli stessi problemi economici o familiari che Springsteen aveva vissuto attraverso i suoi genitori o gli amici di Freehold.[226][227] La precarietà e la mancanza di lavoro diventano temi ricorrenti nei suoi testi soprattutto a partire da Darkness on the Edge of Town al punto che Springsteen viene identificato come l'artista che dà voce a quella grossa fetta della società americana nota come blue collars a cui apparteneva suo padre ("colletti blu", cioè gli operai con la tuta da lavoro in contrapposizione alla categoria dei "colletti bianchi") .[228] Anche con chiari riferimenti politici non del tutto pertinenti, Springsteen è stato definito l'"eroe della classe lavoratrice" (Working-class hero).[229][230][3] Dopo il grande successo di Born in the U.S.A. Springsteen realizzò tre album, Tunnel of Love, Human Touch e Lucky Town, più introspettivi, anche se non necessariamente autobiografici, il cui tema principale era il rapporto uomo-donna.[231]

Il tema della fuga, spesso a bordo di potenti automobili che percorrono oscure o incandescenti autostrade, centrale in Born to Run, diventa in seguito il desiderio di lasciare l'insicurezza economica e sociale alla ricerca di migliori condizioni di vita.[232][233] Secondo Springsteen l'idea originaria del "sogno americano" è che «avremmo vissuto qui come una famiglia, dove i forti potevano aiutare i deboli, i ricchi potevano aitare i poveri. Sapete, il sogno americano, e non credo si intendesse che tutti avrebbero fatto un milione di dollari.» La "promessa infranta" diventa il tema di molte canzoni a sfondo sociale a partire dagli anni ottanta e in seguito.[225] Così, con l'album The Ghost of Tom Joad, Springsteen descrive la condizione di coloro che hanno vissuto gli esiti della grande depressione americana degli anni trenta (con le immagini riprese da Steinbeck e Guthrie) e della condizione del tutto analoga, ad esempio, dei disoccupati dopo la chiusura delle acciaierie di Youngstown e degli immigrati clandestini messicani negli anni novanta.[234] Dopo la positività di Working on a Dream del 2009 in cui invitava a lavorare per il "sogno" incarnato nella figura del presidente Obama, lo stesso il tema della promessa non mantenuta sarà centrale tre anni dopo nell'album Wrecking Ball.[169] I testi di Springsteen mostrano «diverse facce dell'America, conpresi i suoi aspetti maledetti, la sua parte di sconfitta.»[235] Nonostante ciò le sue canzoni e la sua musica sono sempre pervarse da un messaggio di speranza, da una fede venata di religiosità nella realizzabilità dei sogni individuali e collettivi.[3]

L'impegno politico e sociale[modifica | modifica wikitesto]

Springsteen si esibisce durante un comizio di Barak Obama a Cleveland al termine della campagna elettorale per le presidenziali del 2008.

Nei primi anni della sua carriera Bruce Springsteen non manifestò mai apertamente le sue preferenze politiche né affrontò nelle sue canzoni particolari tematiche legate all'attualità, alla cronaca o alla politica. La prima occasione in cui Springsteen si espose pubblicamente affrontando un tema controverso fu con la canzone Roulette, scritta come reazione all'incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island. Springsteen rimase molto colpito dalla notizia, anche perché avvenuto in Pennsylvania a poca distanza dal suo New Jersey, e suonò la canzone durante i concerti dell'evento No Nukes nel settembre del 1979, quando si schierò apertamente e pubblicamente contro l'energia nucleare aderendo al collettivo Musicians United for Safe Energy.[236][158][237]

Fino agli anni ottanta l'attivismo di Springsteen si era limitato alla causa dei reduci del Vietnam e al sostegno alle food bank che recuperavano cibo per gli indigenti.[164] Nel 1985 Springsteen affiancò il suo amico fraterno Steven Van Zandt nella realizzazione dell'album collettivo Sun City contro l'apartheid in Sud Africa e nello stesso anno partecipò alla registrazione di We Are the World aderendo alla campagna di beneficenza USA for Africa con il gotha della musica statunitense dell'epoca. Sempre più attento ai temi sociali e dei diritti umani, nel 1988 Springsteen aderì alla tournée Human Rights Now! promossa da Amnesty International insieme a Sting, Peter Gabriel, Tracy Chapman e altri.[238] Negli anni ottanta iniziò a devolvere parte dei proventi dei suoi concerti ad associazioni benefiche e sindacati come reazione alla politica dell'epoca che sentiva come non aderente alla sua visione del "sogno americano" e iniziò a realizzare concerti di beneficenza nella sua Freehold.[239]

Con il successo di Streets of Philadelphia per il film Philadelphia di Jonathan Demme, Springsteen entrò nell'emergente dibattito sull'AIDS con un testo che affrontava il tema della sofferenza e del pregiudizio.[158] Solo nel 2000 affrontò nuovamente in modo diretto un controverso evento di stretta attualità quando scrisse American Skin (41 Shots), canzone dedicata alla morte di Amadou Diallo, un immigrato africano ucciso dalla polizia di New York con 41 colpi di pistola. La canzone fu suonata durante le date newyorkesi del Reunion Tour provocando molte polemiche e il risentimento di parte dell'aministrazione cittadina e del sindacato di polizia locale.[158]

In generale, anche dopo gli eventi dell'11 settembre 2001 e l'album The Rising, Springsteen continuò a scrivere canzoni che, pur potendo essere lette come risposte a eventi di stretta attualità, sono soprattutto una riflessione personale sull'America e sulle promesse non mantenute del cosiddetto "sogno americano".[240]

Ai tempi dei concerti di No Nukes nel 1979 Springsteen era considerato il musicista più "apolitico" tra quelli presenti alla kermesse antinuclearista. In realtà nel 1972, quando era ancora un perfetto sconosciuto, aveva tenuto qualche concerto acustico nel suo New Jersey per sostenere il candidato democratico George McGovern, poi sconfitto dal presidente uscente Richard Nixon.[241] Nel 1980 durante un concerto in Arizona, subito dopo l'elezione di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti, Springsteen si espose pubblicamente per la prima volta con una dichiarazione smaccatamente politica:[242]

(EN)
« I don't know what you guys think about what happened last night, but I think it's pretty frightening »
(IT)
« Non so cosa ne pensate voi ragazzi di quello che è successo la notte scorsa, ma io penso che sia abbastanza spaventoso »

In occasione della successiva campagna elettorale Reagan stesso, fraintendendone il significato, tentò di utilizzate Born in the U.S.A. come inno politico. Springsteen rifiutò categoricamente di essere accostato all'allora presidente repubblicano, ma rifiutò altresì qualsiasi utilizzo della sua musica da parte democratica.[241][158]

La sua posizione politica divenne più esplicita quando nel 1990 partecipò a dei concerti per la raccolta di fondi a favore del Christic Institute, organizzazione di sinistra, insieme agli amici Jackson Browne e Bonnie Raitt e poi prestò la sua immagine per contrastare un disegno di legge californiano volto a limitare i diritti degli immigrati clandestini in ambito sanitario.[164][243]

Springsteen si espose direttamente solo molti anni dopo, come reazione alla politica dell'amministrazione Bush e alla guerra in Iraq. In occasione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2004, partecipò al Vote for Change Tour, realizzato a sostegno del candidato democratico John Kerry in opposizione al presidente in carica George W. Bush.[164] Nella successiva tornata elettorale del 2008 si schierò apertamente a favore di Barack Obama, poi eletto presidente, con un messaggio di sostegno sul suo sito web e partecipando attivamente alla campagna elettorale.[164] La canzone The Rising fu utilizzata come colonna sonora per i comizi del candidato insieme a City of Blinding Lights degli U2.[244] Obama disse di Springsteen «Ho scelto di candidarmi alla presidenza solo perché non posso essere Bruce Springsteen.»[245]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Bruce Springsteen.

Album registrati in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Discografia non ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Bruce Springsteen è stato uno degli artisti rock più interessato dal fenomeno dei dischi pirata (o bootleg) sin dalla fine degli anni anni settanta.[246] Il successo ottenuto dalla sua tournée del 1978, la grande fama che ottennero i suoi concerti, il fatto che alcuni di questi furono all'epoca registrati professionalmente, favorirono la pubblicazione e la diffusione di dischi non ufficiali contenenti registrazioni delle sue esibizioni live.[104] Inoltre, proprio nei concerti del 1978, Springsteen inserì più o meno stabilmente nella sua scaletta un certo numero di canzoni scartate dal lunghissimo elenco di quelle che avrebbero dovuto far parte dell'album Darkness on the Edge of Town. Alcune di queste vennero poi recuperate nel successivo album, ma altre, tra le quali le famose Because the Night, Fire e The Promise, rimasero inedite per anni pur diventando punti fissi dei suoi concerti. Ciò rese molto ricercate le registrazioni dal vivo che le contenevano, insieme al gran numero di cover di classici del rock 'n' roll e del rhythm 'n' blues che Springsteen e la sua band offrivano al pubblico negli interminabili encore dei concerti.[104]

Altro elemento che favorì una larga diffusione di dischi pirata di Springteen fu la gran quantità di canzoni che il cantautore e la sua band registravano, magari solo abbozzate, durante la produzione degli album in studio. Il caso più noto è ancora quello di Darkness on the Edge of Town, disco pubblicato nel 1978 per il quale si contano una settantina di canzoni tra le quali fu poi scelta la scaletta finale.[247] La più nota è probabilmente The Promise, canzone che inizialmente doveva dare il titolo all'album, ma che poi fu scartata.[248] Una gran quantità di materiale registrato durante le registrazioni di Darkness comparve su dischi non ufficiali nel corso degli anni. Altrettanto ricercate erano le versioni in studio di canzoni come Because the Night e Fire o la più vecchia The Fever, risalente alla metà degli anni settanta, tutte note per essere state registrate da altri artisti e suonate stabilmente da Springsteen dal vivo.[247]

La quasi totalità dei suoi concerti del Darkness Tour del 1978 fu negli anni resa disponibile in forma di bootleg e ben cinque di questi furono registrati in modo professionale per essere trasmessi alla radio.[249]

Uno dei più celebri è quello registrato il 7 luglio al Roxy Theatre di West Hollywood. Per l'occasione il concerto fu trasmesso in diretta dalla stazione radio KMET e le registrazioni furono poi distribuite su dischi illegali (uno dei titoli più comuni utilizzato per tali dischi fu Roxy Night).[104][250] Consapevole del fatto che il concerto sarebbe stato trasmesso alla radio, prima di iniziare la seconda parte del concerto, Springsteen introdusse l'inedita Paradise by the C con una frase divenuta celebre:[251]

(EN)
« Well, bootleggers out there in radioland, roll your tapes! »
(IT)
« Bene, fabbricanti di bootleg là fuori alla radio, fate girare i vostri nastri! »
(Bruce Springsteen, introduzione a Paradise by the C, 7 luglio 1978[104])

Le registrazioni del concerto al Roxy furono poi in parte utilizzate nel 1986 per Live/1975-85, il primo disco dal vivo ufficiale di Springsteen per la Columbia Records.[201]

Ancora più celebre divenne il disco contenente parte del concerto tenuto al Winterland di San Francisco la sera del 15 dicembre. Live in the Promised Land è considerato il disco pirata "per eccellenza" e, dopo innumerevoli ristampe su vinile e su CD, avrebbe venduto circa 100.000 copie.[250][252][253][254]

Non meno noti sono i concerti tenuti a Passaic nel New Jersey in tre serate tra il 19 e il 21 settembre 1978. Il concerto della prima sera fu distribuito in un disco pirata intitolato Piece De Resistance (o in altre versioni Passaic Night) che contende, secondo alcuni, la palma di bootleg più famoso della storia a Live in the Promised Land.[253] Le registrazioni audio erano tecnicamente di gran qualità e inoltre i concerti furono ripresi con il sistema di telecamere in bianco e nero della sala, riprese di qualità non eccelsa, ma che divennero ricercatissime per essere una delle poche testimonianze filmate di quella celebre tournée (divennero ampiamente disponibili con l'avvento di internet e dei siti di video sharing).[249]

Springsteen si dimostrò all'inizio abbastanza accondiscendente con la pratica di realizzare bootleg dei suoi concerti, tanto che si trovò in disaccordo con la sua casa discografica e la RIAA quando queste fecero causa a due presunti pirati discografici che finiro anche in carcere.[255] Anche durante il concerto del 15 dicembre al Winterland il cantautore sembrò incoraggiare i bootlegers quando dedicò la canzone Sandy alle ragazze del New Jersey e sembrò quasi voler immortalare il momento approfittando della loro presenza.

(EN)
« Bootlegers, roll your tapes, this in gonna be a hot one! »
(IT)
« Bootlegers, fate girare i vostri nastri, questa diventerà un successo! »
(Bruce Springsteen, introduzione a Fourth of July, Asbury Park (Sandy), 15 dicembre 1978[249])

Cambiò idea in seguito quando la quantità e la qualità dei dischi pirata iniziò a diventare un fenomeno non trascurabile e travalicò i confini della ristretta cerchia dei suoi fan più incalliti. Ma soprattutto quando iniziarono a circolare bootleg contenenti materiale registrato in studio. Non tanto per i risvolti economici, ma soprattutto per quelli artistici.[256] Il fenomeno però si intensificò soprattutto negli anni ottanta con l'introduzione del formato CD.[249][255]

La pratica di distribuire dischi non ufficiali delle esibizioni dal vivo di Springsteen non accennò a diminuire nemmeno con la pubblicazione del gigantesco quintuplo dal vivo Live/1975-85 nel 1986 e con i dischi ufficiali successivi. Negli anni novanta Springsteen pubblicò le raccolte di materiale inedito Tracks e 18 Tracks, contenenti una gran mole di registrazioni, B side e scarti, in precedenza disponibili solo tramite bootleg. Si dovette però attendere l'uscita del doppio The Promise nel 2010 per veder pubblicate gran parte delle canzoni scartate da Darkness on the Edge of Town che avevano contribuito alla realizzazione di innumerevoli album non ufficiali che si autoproclamavano "il vero Darkness". Nella versione in cofanetto di The Promise è presente anche un DVD con il film di un intero concerto della celebre tournée del 1978, atteso da molti anni dai fan più incalliti di Springsteen.[247][253]

Tour[modifica | modifica wikitesto]

Bruce Springsteen durante un concerto al Forum d'Assago il 12 maggio 2006 con al Session Band.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

I primi due film di Sean Penn come regista furono legati strettamente alla musica di Bruce Springsteen. Lupo solitario del 1991 è interamente basato sul testo della canzone Highway Patrolman tratta da Nebraska, anche se nel film non è presente nessuna canzone del cantautore. In Tre giorni per la verità è invece presente la canzone Missing. Dead Man Walking di Tim Robbins del 1996, dove Penn è il protagonista, contiene invece la canzone omonima che valse a Springsteen una seconda nomination all'Oscar dopo la vittoria per Streets of Philadelphia.[257]

Come nel caso di altri artisti di successo, le canzoni di Springsteen sono state utilizzate nella colonna sonora di molti film, in alcuni casi scritte e registrate appositamente. La prima canzone inedita concessa al mondo del cinema fu Light of Day per il film omonimo di Paul Schrader del 1987, cantata però da Joan Jett e dal protagonista Michael J. Fox nel 1987. Per Streets of Philadelphia, dal film di Jonathan Demme Philadelphia, il cantautore ha vinto l'Oscar alla migliore canzone, ottenendo una nomination anche per Dead Man Walking dal film omonimo di Tim Robbins.[257]

Nel 2000 Springsteen esordì come attore in un cameo del film Alta fedeltà di Stephen Frears tratto dal romanzo omonimo di Nick Hornby, apparendo in sogno al protagonista mentre imbraccia la sua Telecaster.[257]

Nel luglio del 2013 è stato distribuito nelle sale cinematografiche il film-documentario Springsteen & I, diretto da Baillie Walsh e prodotto da Ridley Scott, che documenta la vita e la carriera di Bruce Springsteen attraverso gli occhi e il racconto dei suoi fan in tutto il mondo.[258]

Springsteen ha pubblicato nel luglio del 2014 sul suo sito web un cortometraggio intitolato Hunter of Invisible Game basato sull'omonima canzone presente nell'album High Hopes. Si è trattato del suo esordio come regista (coaudiovato dal suo documentarista storico Thom Zimny).[259]

Tributi[modifica | modifica wikitesto]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Premi e riconoscimenti di Bruce Springsteen.

Bruce Springsteen ha ottenuto nella sua carriere svariati premi e riconoscimenti tra i quali il Polar Music Prize nel 1997, un premio Oscar come autore della canzone Streets of Philadelphia nel 1994, due Golden Globe, uno per la stessa canzone e uno per The Wrestler nel 2009, due Emmy Award per lo speciale televisivo Live in New York City e venti Grammy Award in varie categorie.[260][261] Otto dei suoi album sono stati inclusi nella lista dei migliori album di tutti i tempi dalla rivista statunitense Rolling Stone e tre delle sue canzoni nella analoga lista delle migliori canzoni.[262][263] Nel 2009 è stato insignito del Kennedy Center Honors e l'asteroide 23990 è stato battezzato in suo onore nel 1999.[195][264]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Campbell, p. 326
  2. ^ William Ruhlmann, Bruce Springsteen - Artist Biography in AllMusic. URL consultato il 31 novembre 2014 (archiviato il 31 novembre 2014).
  3. ^ a b c d Cristian Degano, Bruce Bruce Springsteen - Il menestrello dell'Altramerica in Ondarock. URL consultato il 31 ottobre 2014 (archiviato il 31 ottobre 2014).
  4. ^ (EN) Bruce Springsteen - The Rising, Musicbox-online.com. URL consultato il 16 luglio 2010.
  5. ^ (EN) Rachel Sklar, The Boss Picks A Boss: Bruce Springsteen Endorses Obama, Huffingtonpost.com, 16 aprile 2008. URL consultato il 16 luglio 2010.
  6. ^ (EN) Top Selling Artists, RIAA.com. URL consultato il 16 luglio 2010.
  7. ^ Growin' Up in 1986 – Bruce Springsteen & the E Street Band, Live/1975-85, LP (x5), Columbia Records C5X 40558
  8. ^ (EN) Chris Epting, The Birthplace Book, Stackpole Books, 2009, p. 49, ISBN 978-0-8117-4018-0. URL consultato il 13 maggio 2013.
  9. ^ a b c d Kirkpatrick, pp. 23-24
  10. ^ a b Marsh, 2004, pp. 21-22
  11. ^ Samuele F.S. Pardini, Bruce Zirilli: the italian sides of Bruce Springsteen. in Womack, p. 97
  12. ^ Il cognome della famiglia materna di Springsteen è indicato a volte come "Zirilli" e altre come "Zerilli". Il nome familiare era in effetti Zerilli, ma il cambio di vocale fu probabilmente frutto di una errata trascrizione dovuta alla deformazione di pronuncia tra la lingua italiana e quella inglese, come spesso è avvenuto per gli immigrati italiani registrati a Ellis Island (v. Valerio Bruner, Come Bruce Springsteen è diventato "Paisà": intervista all'Associazione Culturale Pink Cadillac Music in Il Levante, 4 maggio 2013. URL consultato il 13 maggio 2013 (archiviato il 13 maggio 2013).).
  13. ^ Colombati, p. 532
  14. ^ (EN) Biography, Sito ufficiale di Pamela Springsteen. URL consultato il 13 maggio 2013 (archiviato il 13 maggio 2013).
  15. ^ Colombati, p. 474
  16. ^ a b c d Carlin, Cap. 1
  17. ^ a b c d Colombati, p. 608
  18. ^ Marsh, 2004, p. 49
  19. ^ Kirkpatrick, p. 25
  20. ^ a b Labianca, 2002, p. 11
  21. ^ a b Carlin, Cap. 3
  22. ^ (EN) Gary R. Edgerton, TheColumbia History of American Television, Columbia University Press, 2009, p. 187, ISBN 978-0-231-12165-1. URL consultato il 17 maggio 2013.
  23. ^ Masur, p. 17
  24. ^ Colombati, p. 607
  25. ^ Labianca, 2002, pp. 8-9
  26. ^ a b Masur, p. 23
  27. ^ The Wish è una canzone del 1987 scartata dall'album Tunnel of Love poi inserita nella raccolta di inediti Tracks (v. 1998Tracks, CD (quadruplo), Columbia Recors CXK 69475).
  28. ^ a b c d e f Carlin, Cap. 2
  29. ^ Marsh, 2004, p.23
  30. ^ Castile soap è il nome con cui è conosciuto nei paesi anglosassoni il sapone di Castiglia a base di olio di oliva e originario dell'omonima regione spagnola.
  31. ^ Marsh, 2004, pp. 28-29
  32. ^ Colombati, p. 477
  33. ^ Marsh, 2004, p. 40
  34. ^ Marsh, 2004, p. 41
  35. ^ Carlin, Cap. 4
  36. ^ Marsh, 2004, pp. 41-44
  37. ^ Carlin, Cap. 5
  38. ^ (EN) Joel Selvin, PHIL ELWOOD: 1926-2006 / Beloved Bay Area jazz and blues critic in San Francisco Chronicle, Hearst Communications Inc., 11 gennaio 2006. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato il 16 maggio 2013).
  39. ^ Marsh, 2004, pp. 46-47
  40. ^ Wien, pp. 41-43
  41. ^ Carlin, Cap. 6
  42. ^ Colombati, p. 615
  43. ^ Wien, pp. 62-64
  44. ^ a b c Marsh, 2004, pp. 48-49
  45. ^ a b Colombati, p. 616
  46. ^ Colombati, p. 657
  47. ^ Colombati, p. 479
  48. ^ a b Carlin, Cap. 7
  49. ^ Masur, pp. 34-35
  50. ^ Marsh, 2004, pp. 51-55
  51. ^ a b c d Carlin, Cap. 8
  52. ^ Marsh, 2004, p. 56
  53. ^ Marsh, 2004, pp. 56-58
  54. ^ Non è ben chiaro il motivo per cui Van Zandt non entrò a far parte del progetto. Secondo Mike Appel la decisione fu dello stesso Springsteen che non sentiva il bisogno di avere un altro chitarrista. Secondo altri fu invece Appel che lo volle escludere per limitarne l'influenza su Springsteen (v. Carlin, Cap. 8).
  55. ^ Colombati, p. 478
  56. ^ a b c d Carlin, Cap. 10
  57. ^ Marsh, 2004, pp. 74-78
  58. ^ Kirkpatrick, pp. 52-56
  59. ^ Colombati, p. 658
  60. ^ Carlin, Cap. 9
  61. ^ (EN) William Vitka, Madame Marie Is Back, CBSNews, 17 giugno 2004. URL consultato l'8 luglio 2010 (archiviato il 30 settembre 2014).
  62. ^ Marsh, 2004, p. 82
  63. ^ Marsh, 2004, p. 97
  64. ^ a b Marsh, 2004, p. 115
  65. ^ Carlin, Cap. 11
  66. ^ Labianca, 2002, p. 42
  67. ^ a b Thom Zimny, Wings for Wheels in 2005Born to Run: 30th Anniversary Edition, DVD, Columbia Records Sony BMG 828767558929
  68. ^ a b c d Labianca, 2002, p. 45
  69. ^ a b c Carlin, Cap. 12
  70. ^ a b Marsh, 2004, pp. 117-118
  71. ^ Marsh, 2004, pp. 123-138
  72. ^ (EN) Inside Track in Billboard, Billboard Publications, Inc., 9 agosto 1975, p. 78. URL consultato il 16 ottobre 2013.
  73. ^ Nel 2004 la rivista musicale Rolling Stone ha incluso i concerti tra i "50 momenti che hanno cambiato il rock and roll" (v. (EN) data 24 luglio 2004, The Moments in Rolling Stone. URL consultato il 16 ottobre 2013 (archiviato il 4 dicembre 2007).).
  74. ^ (EN) Billboard Album Radio Action in Billboard, Billboard Publications, Inc., 13 settembre 1975, p. 72. URL consultato il 16 ottobre 2013.
  75. ^ a b (EN) Top LPs & Tape in Billboard, Billboard Publications, Inc., 9 agosto 1975, p. 76. URL consultato il 16 ottobre 2013.
  76. ^ a b Carlin, Cap. 13
  77. ^ a b Marsh, 2004, pp. 153-154
  78. ^ (EN) Jay Cocks, The Backstreet Phantom of Rock in Time, Time Inc., 27 ottobre 1975, p. 62. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  79. ^ (EN) Maureen Orth, Janet Huck, Peter S. Greenberg, Making of a Rock Star in Newsweek, 27 ottobre 1975.
  80. ^ (EN) Nik Cohn, Ventilating the Hype in New York Magazine, New York Magazine Co. Inc., 20 ottobre 1975, p. 75. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  81. ^ (EN) Top Lps & Tape in Billboard, Billboard Publications, Inc., 13 settembre 1975, p. 74. URL consultato il 22 ottobre 2013.
  82. ^ Colombati, p. 665
  83. ^ Labianca, 2002, p. 80
  84. ^ Labianca, 2002, p. 81
  85. ^ a b c d e f Carlin, Cap. 14
  86. ^ Colombati, pp. 623-624
  87. ^ Eliot, cap. 12-13
  88. ^ Marsh, 2004, pp. 183-184
  89. ^ a b Marsh, 2004, pp. 178-179
  90. ^ Note di copertina di Ronnie Spector & the E Street Band, Say Goodbye to Hollywood / Baby Please Don't Go, Epic Records 8-50374, 45 giri, 1977.
  91. ^ (EN) Billboard Hot 100 in Billboard, Billboard Publications, Inc., 19 febbraio 1977, p. 68. URL consultato il 25 ottobre 2013.
  92. ^ Marsh, 2004, p. 167
  93. ^ a b Labianca, 2002, pp. 66-72
  94. ^ a b c d e 2011 – Thom Zimny, The Promise: the Making of Darkness on the Edge of Town, DVD, Columbia Records Sony Music 886978746696
  95. ^ Oltre alle 10 di Darkness, nel corso degli anni Springsteen ha pubblicato molte canzoni per lo più inedite registrate o almeno abbozzate durante le sessioni del 1977-1978: 5 su Tracks nel 1998, 20 su The Promise nel 2010. Altre 6 dello stesso periodo furono reincise per il successivo album The River del 1980, per un totale di 41 canzoni alle quali si devono aggiungere brani solo abbozzati che sono stati resi disponibili, in varie forme, attraverso dischi illegali.
  96. ^ Carlin, Cap. 15
  97. ^ Marsh, 2004, p. 185
  98. ^ Labianca, 2002, pp. 46-47
  99. ^ a b c Carlin, Cap. 16
  100. ^ (EN) Billboard Top Lps & Tape in Billboard, Billboard Publications, Inc., 29 luglio 1978, p. 86. URL consultato il 25 ottobre 2013.
  101. ^ Springsteen con Jon Landau e Chuck Plotkin come produttori e Toby Scott come tecnico del suono, formarono un gruppo affiatato che rimase sostanzialmente invariato fino al 2001.
  102. ^ a b Labianca, 2002, pp. 84-88
  103. ^ Marsh, 2004, p. 264
  104. ^ a b c d e Guaitamacchi, Cap. Bruce Springsteen & the E Street Band - Nasce il mito della banda del Boss
  105. ^ Marsh, 2004, p. 209
  106. ^ a b Marsh, 2004, pp. 208, 221-225
  107. ^ Per la prima volta il gruppo fu accreditato su disco come Bruce Springsteen & the E Street Band.
  108. ^ Note di copertina di AA.VV., No Nukes, Asylum Records ML-801, LP (triplo), 1979.
  109. ^ Labianca, 2002, p. 48
  110. ^ Wiersema, p. 19
  111. ^ a b Carlin, Cap. 17
  112. ^ (EN) Top LPs & Tape in Billboard, Billboard Publications, Inc., 1º novembre 1980, p. 95. URL consultato il 24 dicembre 2013.
  113. ^ (EN) Top LPs & Tape in Billboard, Billboard Publications, Inc., 8 novembre 1980, p. 67. URL consultato il 24 dicembre 2013.
  114. ^ Colombati, p. 628
  115. ^ (EN) Hot 100 in Billboard, Billboard Publications, Inc., 27 dicembre 1980, p. 95. URL consultato il 24 dicembre 2013.
  116. ^ Labianca, 2002, p. 90
  117. ^ Labianca, 2002, pp. 101-109
  118. ^ a b Carlin, Cap. 18
  119. ^ (EN) Paul Grein, Bruce Is On The Loose; Doors Take Midline Title in Billboard, Billboard Publications, Inc., 16 ottobre 1982, p. 6. URL consultato il 31 dicembre 2013.
  120. ^ (EN) Top LPs & Tape in Billboard, Billboard Publications, Inc., 30 ottobre 1982, p. 71. URL consultato il 31 dicembre 2013.
  121. ^ Colombati, p. 570
  122. ^ Labianca, 2002, p. 101
  123. ^ Colombati, p. 627
  124. ^ a b c Carlin, Cap. 19
  125. ^ Labianca, 2002, p. 102
  126. ^ a b c d e f g Carlin, Cap. 20
  127. ^ Petrillo, p. 81
  128. ^ I dischi più venduti di sempre negli USA in Il Post, 7 febbraio 2012. URL consultato il 18 marzo 2014 (archiviato il 18 marzo 2014).
  129. ^ Colombati, p. 83
  130. ^ La versione originale del brano, per sola chitarra acustica, fu in seguito inclusa nella raccolta di inediti Tracks.
  131. ^ Labianca, 2002, pp. 118-124
  132. ^ Guaitamacchi, Cap. Bruce Springsteen & the E Street Band - L'Italia e il Boss: amore a prima vista
  133. ^ Colombati, p. 632
  134. ^ Marsh, 2004, p. 451
  135. ^ Petrillo, p. 103
  136. ^ Labianca, 2002, p. 130
  137. ^ Carlin, Cap. 21
  138. ^ Gli spettatori furono 160.000 secondo alcune fonti (v. (EN) More then 100,000 East German fans see Springsteen in The Lewinstn Journal, 22 luglio 1988. URL consultato il 1º aprile 2014.), 220.000 secondo altre (v. Colombati, p. 634), 300.000 secondo altre ancora (v. (EN) Kate Connely, The night Bruce Springsteen played East Berlin – and the wall cracked in The Guardian, 5 luglio 2013. URL consultato il 1º aprile 2014 (archiviato il 1º aprile 2014).).
  139. ^ Gabriele Ferraris, Quando Bruce stava con Patty, pubblicato su La Stampa di sabato 18 luglio 2009, pag. 47 e 67
  140. ^ Labianca, 2002, pp. 146-147
  141. ^ Guaitamacchi, Cap. Human Rights Now! Springsteen si schiera per i diritti umani
  142. ^ a b c Colombati, p. 496
  143. ^ (EN) Steve Hochman, E Streeters, Fans Unsure of the Boss' Moves in Los Angeles Times, 18 novembre 1989. URL consultato il 23 gennaio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  144. ^ Wiersema, p. 30
  145. ^ a b Labianca, 2002, p. 131
  146. ^ a b c d e f Carlin, Cap. 22
  147. ^ Labianca, 2002, p. 156
  148. ^ Colombati, p. 659
  149. ^ (EN) Bruce Springsteen Chart Hystory in Billboard. URL consultato il 18 settembre 2014 (archiviato il 18 settembre 2014).
  150. ^ a b c d e f Carlin, Cap. 23
  151. ^ a b Labianca, 2002, p. 197
  152. ^ Marsh, 2004, p. 662
  153. ^ Wiersema, p. 32
  154. ^ (EN) History and Overview, The Rock and Roll Hall of Fame and Museum. URL consultato il 21 gennaio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  155. ^ Dolan, Cap. 10
  156. ^ Colombati, p. 84-89
  157. ^ Colombati, p. 660
  158. ^ a b c d e Carlin, Cap. 24
  159. ^ Labianca, 2002, p. 226
  160. ^ Labianca, 2002, p. 227
  161. ^ Dolan, Cap. 11
  162. ^ (EN) Induction: Bruce Springsteen 1999, The Rock and Roll Hall of Fame and Museum, 15 marzo 1999. URL consultato il 21 gennaio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  163. ^ Marsh, 2006, pp. 235-249
  164. ^ a b c d e f g h i j k l m n Carlin, Cap. 25
  165. ^ Marsh, 2006, p. 256
  166. ^ La Shore Fire Media, società che cura le pubbliche relazioni di Springsteen, nel 2002 presentò The Rising come il primo album in studio di Springsteen con la E Street Band dal 1984, cioè dai tempi di Born in the U.S.A. (v. (EN) Bruce Springsteen's 'The Rising' Set for July 30 release on Columbia Records, Shore Fire Media, 3 giugno 2002. URL consultato l'8 gennaio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).).
  167. ^ Giampiero Di Carlo, The Rising in Rockol.it, 24 luglio 2002. URL consultato il 23 settembre 2014 (archiviato il 23 settembre 2014).}}
  168. ^ Marsh, 2004, p. 496
  169. ^ a b c d Paolo Vites, "Wrecking Ball", addio a Obama e al sogno americano in ilsussidiario.net, 22 febbraio 2012. URL consultato il 29 settembre 2014 (archiviato il 23 settembre 2014).
  170. ^ (EN) Fred Bronson, Chart Beat in Billboard, Billboard Music Group, 17 agosto 2002, p. 4. URL consultato il 23 settembre 2014.
  171. ^ (EN) Josh Tyrangiel, Kate Carcaterra, Bruce Rising in Time, Time Inc., 5 agosto 2002. URL consultato il 23 settembre 2014 (archiviato il 23 settembre 2014).
  172. ^ Marsh, 2006, p. 262-266
  173. ^ (EN) Jann Wenner, Bruce Springsteen talks about his conscience and the nature of an artist and his audience in Rolling Stone, nº 959, 14 ottobre 2004. URL consultato il 24 settembre 2014 (archiviato il 24 settembre 2014).
  174. ^ Guaitamacchi, Cap. Bruce Springsteen with the Session Band - Canzoni di festa e di protesta
  175. ^ a b c Carlin, Cap. 26
  176. ^ (EN) Super Bowl XLIII - Events in NFL.com, 1º febbraio 2009. URL consultato il 29 settembre 2014 (archiviato il 29 settembre 2014).
  177. ^ Bruce Springsteen – La scaletta della data zero in Virgin Radio, 26 marzo 2009. URL consultato il 26 settembre 2014 (archiviato il 26 settembre 2014).
  178. ^ (EN) Andy Greene, E Street Band's Clarence Clemons Dies at 69 in Rolling Stone, 18 giugno 2011. URL consultato il 26 settembre 2014 (archiviato il 26 settembre 2014).
  179. ^ (EN) The Band in The Official Bruce Springsteen Website. URL consultato il 4 marzo 2014 (archiviato il 4 marzo 2014).
  180. ^ (EN) Associated Press, Clemons' Nephew to Play Sax on Springsteen Tour in WGRZ.com, 9 febbraio 2012. URL consultato il 18 gennaio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  181. ^ Gianni Poglio, Jake Clemons, nipote del grande Clarence, il nuovo sax della E Street Band in Panorama.it, 10 febbraio 2012. URL consultato il 18 gennaio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  182. ^ (EN) Keith Caulfiel, Bruce Springsteen Aiming for 11th No. 1 Album on Billboard 200 Chart in Yahoo. URL consultato il 25 settembre 2014 (archiviato il 25 settembre 2014).
  183. ^ (EN) Bruce Springsteen's MusiCares Tribute Video Out March 25th; new EP Coming April 19th in The Official Bruce Springsteen Website, 24 febbraio 2014. URL consultato il 24 settembre 2014 (archiviato il 25 settembre 2014).
  184. ^ (EN) E Street Band – Inducted at: The 2014 Induction Ceremony, The Rock and Roll Hall of Fame and Museum. URL consultato il 21 marzo 2014 (archiviato il 21 marzo 2014).
  185. ^ (EN) Carlyn Rose, Bruce Springsteen Makes It Right, Inducts The E Street Band Into Rock Hall in Billboard, 11 aprile 2014. URL consultato il 28 aprile 2014 (archiviato il 28 aprile 2014).
  186. ^ Wiersema, p. 14
  187. ^ (EN) Oliver Brett, What's in a nickname? in BBC News Magazine, 15 gennaio 2009. URL consultato il 1º febbraio 2013 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  188. ^ Marsh, 2004, p. 559
  189. ^ Rosalita (Come Out Tonight) in 1973The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle, LP, Columbia Records KC 32432
  190. ^ (EN) Ed Harrison, Concert Battle in Billboard, Billboard Publications, Inc., 5 settembre 1981, p. 21. URL consultato il 14 maggio 2013.
  191. ^ a b (EN) Dave Davies, Backstage With Bruce: Springsteen on His Early Work in National Public Radio, NPR, 30 gennaio 2009. URL consultato il 15 maggio 2013 (archiviato il 15 maggio 2013).
  192. ^ Dave Dimartino, The Stranger in Creem Magazine (Detroit), Creem International, gennaio 1981. URL consultato il 15 maggio 2013 (archiviato il 15 maggio 2013).
  193. ^ (EN) Don McLeese, Bruce Springsteen: A Lost Interview from His 'Glory Days', 1984. URL consultato il 15 maggio 2013 (archiviato il 15 maggio 2013). in Burger
  194. ^ La frase è udibile al minuto 1:40 di Give the Girl a Kiss in 1973Tracks, CD (quadruplo), Columbia Records COL 492605 2
  195. ^ a b (EN) AP, Kennedy Center Honors Springsteen, De Niro in CBSNews, CBS Interactive Inc, 6 dicembre 2009. URL consultato il 17 maggio 2013 (archiviato il 17 maggio 2013).
  196. ^ Labianca, 2002, p. 16
  197. ^ a b (EN) David Fricke, The Band on Bruce: Their Springsteen in Rolling Stone, Wenner Media, 21 gennaio 2009. URL consultato il 20 dicembre 2012 (archiviato il 2 febbraio 2013).
  198. ^ (EN) Brian J. Kelly, Springsteen rock concert draws thousands of fans in Red Bank Register, 16 agosto 1974. URL consultato il 20 dicembre 2012 (archiviato il 5 febbraio 2013).
  199. ^ a b Alberto Crespi, Addio Clemons Big Man in L'Unità, 20 giugno 2006. URL consultato il 17 gennaio 2012 (archiviato il 4 febbraio 2013).
  200. ^ Colombati, p. 503
  201. ^ a b Note di copertina di Live/1975-85, Columbia Records C5X 40558, LP (x5), 1986.
  202. ^ Colombati, pp. 95-97
  203. ^ Colombati, p. 110
  204. ^ Rosalita (Come Out Tonight) in 1986 – Bruce Springsteen & the E Street Band, Live/1975-85, LP (x5), Columbia Records C5X 40558
  205. ^ Tenth Avenue Freeze-Out in 2001 – Bruce Springsteen & the E Street Band, Live in New York City, CD (doppio), Columbia Records COL 500000 2
  206. ^ Phillips, p. 142
  207. ^ Colombati, p. 42
  208. ^ Marsh, 2004, p. 19
  209. ^ Colombati, p. 483
  210. ^ Marsh, 2004, p. 157
  211. ^ Colombati, p. 484
  212. ^ (EN)  Thom Zimny, Wrecking Ball, a conversation with Bruce Springsteen, Corriere TV, 19 giugno 2012. URL consultato il 29 settembre 2014.
  213. ^ Garman, p. 192
  214. ^ a b c Ennio Morricone, Presentazione in Colombati, pp. 7-8
  215. ^ Colombati, p. 485
  216. ^ a b Portelli, p. 339
  217. ^ Marsh, 2004, p. 121
  218. ^ a b Portelli, p. 350
  219. ^ Petrillo, p. 19
  220. ^ Colombati, p. 486
  221. ^ Kirkpatrick, pp. 198-200
  222. ^ Colombati, p. 473
  223. ^ Kirkpatrick, p. 46
  224. ^ Colombati, p. 60
  225. ^ a b Petrillo, pp. 86-87
  226. ^ Colombati, p. 487
  227. ^ Kirkpatrick, p. 130
  228. ^ Womack, p. 27
  229. ^ Womack, p. 65
  230. ^ Masur, p. 157
  231. ^ Colombati, p. 493
  232. ^ Colombati, p. 59
  233. ^ Marsh, 2004, p. 122
  234. ^ Petrillo, p. 92-93
  235. ^ Colombati, p. 498
  236. ^ Labianca, 2002, pag. 56
  237. ^ La canzone fu registrata nel corso del 1979, ma non fu inclusa nel successivo album The River apparendo solo come B-Side del singolo One Step Up nove anni dopo e quindi inclusa nell'antologia Tracks nel 1998.
  238. ^ Dolan, Cap. 8
  239. ^ Petrillo, p. 86
  240. ^ Colombati, p. 108
  241. ^ a b Dolan, Cap. 7
  242. ^ Heylin, 2012, Cap. 7
  243. ^ Wiersema, p. 27
  244. ^ Tahman Bradley, Springsteen Songs Slip into Obama’s Play List Post Endorsement in ABC News, 17 aprile 2008. URL consultato il 1º ottobre 2014 (archiviato il 23 settembre 2014).
  245. ^ (EN) Jon Pareles, The Rock Laureate in The New York Times, 28 gennaio 2009. URL consultato il 25 settembre 2014 (archiviato il 25 settembre 2014).)
  246. ^ Heylin, 2012, Appendice: A Selective Bootleg CD Discography
  247. ^ a b c Elio Girompini, La Promessa mantenuta di Springsteen. I video e gli inediti anni '70 in un cofanetto in Corriere della Sera.it, RCS Quotidiani SpA, 9 novembre 2010. URL consultato il 20 dicembre 2012.
  248. ^ Labianca, 2002, p. 72
  249. ^ a b c d Heylin, 2003, pp. 105-106
  250. ^ a b Labianca, 2002, p. 47
  251. ^ La versione di Paradise by the C registrata il 7 luglio al Roxy fu poi inserita nell'album dal vivo Live/1975-85, ma l'introduzione fu tagliata. È invece possibile ascoltarla in uno degli innumerevoli bootleg del concerto.
  252. ^ Labianca, 2002, p. 88
  253. ^ a b c Colombati, p. 626
  254. ^ Wiersema, p. 186
  255. ^ a b Marsh, 2004, p. 612
  256. ^ Marsh, 2004, pp. 211-212
  257. ^ a b c Labianca, 2002, pp. 176-177
  258. ^ (EN) Springsteen & I, Sito ufficiale. Ridley Scott Associates. URL consultato il 3 settembre 2013.
  259. ^ (EN) Coming soon: Hunter Of Invisible Game in The Official Bruce Springsteen Website, 30 giugno 2014. URL consultato il 24 settembre 2014.
  260. ^ Labianca, 2002, pag. 172
  261. ^ (EN) Twenty-time Grammy winner Bruce Springsteen to be honored as 213 musicares person of the year in Grammy.org, 28 giugno 2012. (archiviato il 13 marzo 2014).
  262. ^ (EN) 500 greatest album of all time in Rolling Stone. URL consultato il 13 marzo 2014 (archiviato il 13 marzo 2014).
  263. ^ (EN) 500 greatest songs of all time in Rolling Stone. URL consultato il 13 marzo 2014 (archiviato il 13 marzo 2014).
  264. ^ Labianca, 2002, pag. 264

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Enciclopedie[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Bertoncelli, Enciclopedia rock anni '80, Roma, Arcana, 1989, ISBN 88-85859-34-8.
  • (EN) Colin Larkin, The Guinness Encyclopedia of Popular Music, Guinness, 1992, ISBN 0-85112-939-0.
  • Cesare Rizzi, Enciclopedia della Musica Rock. 1970-1979, Firenze, Giunti Editore, 1996, ISBN 978-88-09-21523-8.
  • Martin C. Strong, The great rock discography, Firenza, Giunti Editore, 1998, ISBN 88-09-21522-2.
  • Riccardo Bertoncelli, Storia leggendaria della musica rock, Firenze, Giunti Editore, 1999, ISBN 978-88-09-01407-7.
  • Cesare Rizzi, Enciclopedia della musica rock. 3. 1980 - 1989, Volume 3, Firenze, Giunti Editore, 2000, ISBN 978-88-09-01796-2.
  • E. Cilia, F. Guglielmi, Rock. I 500 dischi fondamentali, Firenze, Giunti Editore, 2002, ISBN 978-88-09-02750-3.
  • Federico Guglielmi, Cesare Rizzi, Grande Enciclopedia Rock, Firenze, Giunti Editore, 2002, ISBN 88-09-02852-X.
  • (EN) Peter Buckley, Jonathan Buckley, The Rough Guide to Rock, Londra, Rough Guides Ltd., 2003, ISBN 1-84353-105-4.
  • Alessandro Bonini, Emanuele Tamagnini, I Classici del Rock: i Protagonisti Che Hanno Contribuito a Rendere Immortale il Rock, Roma, Gremese Editore, 2005, ISBN 978-88-8440-363-6.
  • Ezio Guaitamacchi, 1000 concerti che ci hanno cambiato la vita, 1ª ed., Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-04222-2.

Monografie[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Dave Marsh, Born to Run. The Bruce Springsteen Story, Dolphin Books, 1979.
  • Dave Marsh, Bruce Springsteen. Nato per correre, Milano, Gammalibri, 1983, SBN IT\ICCU\LO1\0043067.
  • Francesco Coli, Bruce Springsteen. Interviste, testi inediti, discografia completa, Roma, Arcana, 1984, ISBN 88-85008-66-6.
  • (EN) Dave Marsh, Glory Days: Bruce Springsteen in the 1980s, New York, Pantheon Books, 1987, ISBN 0-394-54668-7.
  • Dave Marsh, Glory Days: Bruce Springsteen, tradotto da Tullio Dobner, Milano, Sperling & Kupfer, 1988, ISBN 88-200-0770-3.
  • Massimo Cotto, Ermanno Labianca, Bruce Springsteen. Dizionario rock, Roma, Arcana, 1990, ISBN 88-85859-50-X.
  • (EN) Marc Eliot, Down thunder road: the making of Bruce Springsteen, con Mike Appel, New York, Simon & Schuster, 1992, ISBN 0-671-78933-3.
  • Bruce Springsteen, Bruce Springsteen. Tutti i testi con traduzione a fronte, a cura di Guido Harari, Roma, Arcana, 1992, ISBN 88-85008-37-2.
  • Bruce Springsteen, The Boss. Bruce Springsteen si racconta, a cura di John Duffy, tradotto da Marzia Mazzini, Milano, Kaos, 1996, ISBN 88-7953-055-0.
  • Eddy Cilia, Bruce Springsteen, Firenze, Giunti, 1998, ISBN 88-09-21359-9.
  • Paolo Vites (a cura di), Bruce Springsteen. Il fiume e altre storie, Roma, Arcana, 1998, ISBN 88-7966-151-5.
  • Bruce Springsteen, Songs, tradotto da Arianna Dagnino, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-46944-7.
  • Stefano Barcoveglio, Alberto Neri; Andrea Marasso, Bruce Springsteen Anthology: tutti i dischi, tutte le canzoni, Roma, Arcana, 1999, ISBN 88-7966-196-5.
  • Ermanno Labianca, American skin. Vita e musica di Bruce Springsteen, 2ª ed., Firenze, Giunti, 2002, ISBN 88-09-02897-X.
  • Antonella D'Amore, Mia città di rovine: l'America di Bruce Springsteen, Roma, Manifestolibri, 2002, ISBN 88-7285-289-7.
  • Stefano Barcoveglio, Andrea Marasso, Bruce Springsteen, Roma, Editori Riuniti, 2002, ISBN 88-359-5255-7.
  • Christopher Sandford, Springsteen. Il futuro del rock'n'roll. La biografia definitiva, tradotto da Stefania Cherchi, Roma, Arcana, 2003, ISBN 88-7966-220-1.
  • (EN) Dave Marsh, Bruce Springsteen - Two Hearts: The Definitive Biography, 1972-2003, New York, Routledge, 2004, ISBN 978-0-415-96928-4.
  • Ermanno Labianca, Giovanni Canitano, Real World. Sulle strade di Bruce Springsteen, Roma, Arcana, 2005, ISBN 88-7966-396-8.
  • (EN) Dave Marsh, Bruce Springsteen on Tour: 1968-2005, New York, Bloomsbury USA, 2006, ISBN 978-1-59691-282-3.
  • Ermanno Labianca, Springsteen. Talk About a Dream. Testi commentati (1973-1988), Roma, Arcana, 2008, ISBN 978-88-6231-025-3.
  • Ermanno Labianca, Bruce Springsteen. Long Walk Home. Testi commentati. 1992-2009, Roma, Arcana, 2009, ISBN 978-88-6231-026-0.
  • (EN) Louis P. Masur, Runaway Dream: Born to Run and Bruce Springsteen's American Vision, New York, Bloomsbury Publishing USA, 2009, ISBN 978-1-60819-101-7.
  • Marina Petrillo, Nativo americano: la voce folk di Bruce Springsteen, Milano, Feltrinelli Editore, 2010, ISBN 978-88-07-49097-2.
  • Clarence Clemons, Don Reo, Big Man. Storie vere & racconti incredibili, tradotto da G. Marano, Roma, Arcana, 2010, ISBN 978-88-6231-097-0.
  • Stefano Pecoraio, Bruce Springsteen. Welcome to Asbury Park, Roma, Aliberti, 2010, ISBN 978-88-7424-581-9.
  • (EN) David Masciotra, Working on a Dream. The Progressive Political Vision of Bruce Springsteen, New York, Continuum International Publishing Group, 2010, ISBN 978-0-8264-2505-8.
  • (EN) Robert J. Wiersema, Walk Like a Man: Coming of Age With the Music of Bruce Springsteen, Greystone Books, 2011, ISBN 978-1-55365-845-0.
  • Leonardo Colombati, Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole. Il grande romanzo americano, 5ª ed., Milano, Sironi Editore, 2011, ISBN 978-88-518-0140-3.
  • Frank Stefanko, Giorni di sogni e speranza. Un ritratto intimo di Bruce Springsteen, tradotto da Gianluca Testani, Roma, Arcana, 2012, ISBN 978-88-6231-252-3.
  • Ermanno Labianca, Springsteen. Spare Parts. Testi commentati (1973-2012), Roma, Arcana, 2012, ISBN 978-88-6231-230-1.
  • Daniele Benvenuti, All the Way Home - Bruce Springsteen in the Italian Land 1985-2012, Trieste, Luglio, 2012, ISBN 978-88-96940-76-1.
  • (EN) Marc Dolan, Bruce Springsteen and the Promise of Rock 'n' Roll, New York, W. W. Norton & Company, 2012, ISBN 978-0-393-08421-4.
  • (EN) Clinton Heylin, E Street Shuffle. The Glory Days of Bruce Springsteen & the E Street Band, ebook, Londra, Constable & Robinson Ldt., 2012, ISBN 978-1-78033-580-3.
  • (EN) Kenneth Womack; Jerry Zolten; Mark Bernhard (a cura di), Bruce Springsteen, Cultural Studies and the Runaway American Dream, Farnham, Ashgate Publishing, Ltd., 2013, ISBN 978-1-4094-9525-3.
  • (EN) Jeff Burger (a cura di), Springsteen on Springsteen: Interviews, Speeches and Encounters, Chicago Review Press, 2013, ISBN 978-1-61374-434-5.
  • Peter Ames Carlin, Bruce, ebook, Milano, Mondadori, 2013, ISBN 978-88-520-3979-9.
  • (EN) Christopher Phillips; Louis P. Masur; (a cura di), Talk About a Dream: The Essential Interviews of Bruce Springsteen, New York, Bloomsbury Publishing USA, 2013, ISBN 978-1-60819-101-7 978-1-62040-073-9 .
  • Rob Kirkpatrick, Magic in the night. Le parole e la musica di Bruce Springsteen, Milano, Baldini & Castoldi, 2014, ISBN 978-88-685-2290-2.

Altri testi[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Bryan K. Garman, A Race of Singers: Whitman's Working-class Hero from Guthrie to Springsteen, Chapel Hillanno=2000, UNC Press Books, ISBN 978-0-8078-4866-1.
  • (EN) Gary Wien, Beyond the Palace, 1ª ed., Trafford Publishing, 2003, ISBN 978-1-4120-0314-8.
  • (EN) Clinton Heylin, Bootleg: The Rise & Fall of the Secret Recording History, 1ª ed., Londra, Music Sales Group, 2003, ISBN 978-1-84449-151-3.
  • Alessandro Portelli, Canoni americani: oralità, letteratura, cinema, musica, Roma, Donzelli Editore, 2004, ISBN 978-88-7989-846-1.
  • (EN) Michael Campbell, Rock and Roll. An Introduction, con James Brody, 2ª ed., Belmont, Thomson Shirmer, 2008, ISBN 978-0-534-64295-2.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 84960550 LCCN: n83017057

Rock Portale Rock: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Rock