Bruce Springsteen

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« Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. »
(Jon Landau, The Real Paper, 22 maggio 1974[1])
Bruce Springsteen
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Heartland rock
Roots rock
AOR
Periodo di attività 1972 – in attività
Strumento Voce
Chitarra
Armonica a bocca
Album pubblicati 28
Studio 17
Live 5
Raccolte 6
Sito web
Statuetta dell'Oscar Oscar alla migliore canzone 1994

Bruce Frederick Joseph Springsteen (Long Branch, 23 settembre 1949) è un cantautore statunitense.

Considerato uno dei più rappresentativi musicisti rock, ha raggiunto il grande successo nella seconda metà degli anni settanta nel suo paese e a livello mondiale nel decennio successivo. Springsteen, accompagnato per gran parte della sua carriera dalla E Street Band, è divenuto famoso per le sue coinvolgenti e lunghissime esibizioni dal vivo.

In carriera, Springsteen, ha guadagnato circa 1,6 miliardi di dollari, raggiungendo la terza posizione nella classifica delle più alte retribuzioni nel mondo musicale dietro soltanto a U2 e Rolling Stones. I suoi album di maggior successo sono stati Born to Run, Darkness on the Edge of Town e Born in the U.S.A., lavori che simboleggiano la sua grande propensione per testi riguardanti le lotte della vita quotidiana in America e che lo hanno reso uno degli artisti più noti degli anni ottanta.

Il suo sostegno alla campagna presidenziale del senatore John Kerry e del Presidente Barack Obama, che lo ha ringraziato con la battuta "ho scelto di fare il presidente solo perché non potevo essere Bruce Springsteen", ha portato ad accostare i suoi testi al movimento liberal americano.[2] Noto per il suo sostegno a numerose opere sociali e per gli sforzi per la ricostruzione nel New Jersey, con l'album The Rising è anche intervenuto sulla tragedia degli attentati al World Trade Center di New York dell'11 settembre 2001.[3] Secondo un sondaggio condotto dalla nota rivista Vanity Fair, Springsteen è l'artista straniero più amato dagli italiani.

Nelle liste stilate dalla celebre rivista musicale Rolling Stone, Springsteen occupa il 23º posto nella classifica dei migliori artisti,[4] il 36º in quella dei miglior cantanti,[5] ha otto album nella lista dei migliori 500[6] e quattro singoli tra le migliori 500 canzoni.[7] È al 96º posto della Lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone È stato definito dalla stessa rivista come miglior performer di tutti i tempi. Fa parte, dal 2008, della New Jersey Hall of Fame.

Ha ottenuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro tra cui: venti Grammy Awards, due Golden Globes, un Academy Award, un Polar Music Prize. Ha venduto oltre 120 milioni di dischi nei soli Stati Uniti e circa 500 milioni in tutto il mondo.[8]

Indice

Biografia[modifica]

Infanzia e adolescenza[modifica]

L'incrocio tra la Main Street e la South Street a Freehold.

Bruce Springsteen nacque al Monmouth Memorial Hospital della località balneare di Long Branch nella contea di Monmouth nel New Jersey, ma trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella vicina Freehold, cittadina operaia nell'entroterra e capoluogo della contea.[9][10] Il padre, Douglas Frederick, aveva origini olandesi (da cui il cognome a volte erroneamente considerato di origine ebrea) e irlandesi.[11] La madre, Adele Ann Zirilli (o Zerilli), è invece di origine italiana, proveniente da una famiglia emigrata negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento da Vico Equense, in provincia di Napoli.[12][13][14] Ha due sorelle minori, Virginia (detta Ginny, nata nel 1950) e Pamela (detta Pam, nata nel 1962), ex-attrice e poi fotografa di successo.[14][15]

Bruce crebbe in una famiglia che si trovava spesso in condizioni economiche precarie. Il padre cambiava spesso lavoro: fece il tassista e l'autista di autobus, lavorò in una fabbrica di tappeti e fece poi la guardia carceraria nella prigione della contea.[10][16] Inizialmente Doug e Adele Springsteen abitavano in un piccolo appartamento nel quartiere di Jerseyville, ma alla nascita di Bruce si trasferirono al numero 87 di Rundolph Street, nella casa dei nonni paterni.[17] Con la nascita della seconda figlia Ginny, la madre Adele trovò lavoro come segretaria in uno studio legale. A causa dell'instabilità economica la famiglia Springsteen cambiò spesso casa, in cerca di una sistemazione adeguata: nel 1954 si trasferirono in Institute Street e nel 1962, alla nascita della terzogenita Pam, al numero 68 di South Street, in una villetta a due piani in affitto nei pressi di una stazione di servizio.[18] Per qualche periodo abitarono nella casa dei nonni materni, gli Zirilli.[10] Nel 1969 il padre Doug si trasferì in California, a San Mateo, in cerca di lavoro, ma Bruce rimase nel New Jersey, nella casa dei genitori, finché non fu sfrattato.[19]

Springsteen frequentò le scuole primarie presso l'istituto della sua parrocchia, la St. Rose of Lima, tra il 1955 e il 1963, per poi trasferirisi alla scuola superiore pubblica Freehold High School dove si diplomò nel giugno del 1967.[20][21] Ragazzo esuberante e poco incline alla disciplina, una volta fu obbligato da una suora dell'istituto a trascorrere per penitenza l'intera giornata scolastica dietro la lavagna, seduto sul cestino dei rifiuti.[22]

Il rapporto con il padre era conflittuale: Douglas era una figura severa e autoritaria, non approvava le scelte del figlio e soprattutto la sua passione per la musica. I rapporti padre-figlio furono caratterizzati da lunghi periodi di silenzio intervallati da brevi e violente liti. Una volta Douglas pagò un suo amico barbiere per tagliare i capelli contro la sua volontà al giovane Bruce, costretto per qualche settimana all'immobilità da un incidente motociclistico.[22] La madre Adele, personalità in contrasto con quella del marito, stabilmente impiegata presso un ufficio legale, fu invece sempre comprensiva e attenta alle necessità dei figli.

Il primo incontro di Springsteen con la musica avvenne a sette anni, il 6 settembre 1956, quando assistette alla prima celebre esibizione di Elvis Presley all'Ed Sullivan Show, una delle trasmissioni televisive più popolari dell'epoca.[21] Il programma fu visto da sessanta milioni di telespettatori con lo share record dell'82,6% e trasformò Presley in un fenomeno senza precedenti in termini di popolarità.[23] Ancora bambino Springsteen decise avrebbe voluto diventare come Elvis e chiese ai genitori una chitarra.[24] A Natale ottenne una chitarra giocattolo di plastica. Un paio di anni dopo la madre prese in affitto per Bruce uno strumento vero, dietro la promessa che il ragazzo avrebbe preso lezioni. A soli nove anni però le sue mani erano tropo piccole e Springsteen si disinteressò presto della chitarra per dedicarsi al baseball e a altre attività più normali per la sua età.[25] Finalmente, a tredici anni, nel 1963, comperò una chitarra acustica usata per la cifra di 18 dollari, messi da parte facendo piccoli lavoretti nel quartiere. Iniziò a prendere lezioni da un suo cugino, Frack Bruno jr. detto "Frankie", che gli insegnò i primi rudimenti.[18][26] Iniziò così a trascorrere moltissimo tempo chiuso in camera o nella soffitta della casa al 68 di South Street a far pratica. Colpita dall'impegno del figlio, nel Natale del 1964 la madre Adele gli comperò una chitarra elettrica Kent di costruzione giapponese e un amplificatore. La strumentazione, acquistata in un negozio musicale nel centro di Freehold, era costata 60 dollari che la madre si era fatta prestare e che restituì con regolari rate mensile presso un ufficio locale in cui si recava puntualmente accompagnata dal figlio. La chitarra, a cui Springsteen dedicò in seguito la canzone The Wish, aprì nuovi orizzonti musicali al ragazzo che iniziò a rivolgersi maggiormente al mondo esterno facendolo uscire dal suo isolamento.[27][18][28]

Springsteen rimase impressionato anche da altre esibizioni all'Ed Sullivan Show, come quelle degli Animals e Beatles nel 1964; fu colpito da tutta la cosiddetta British invasion con i gruppi britannici che si stavano affermando anche negli Stati Uniti, tra i quali i Rolling Stones e gli Who, ma in generale da tutta la musica rock che si sentiva alla radio.[10][18][27][29]

The Castiles[modifica]

Nell'estate 1966 Springsteen iniziò a suonare in un gruppo chiamato The Castiles (nome ispirato dalla marca di uno shampoo in voga a quei tempi), la cui formazione era costituita da tre chitarre, un basso e una batteria, ottenendo un discreto successo locale in alcuni club e feste studentesche. Il gruppo incise due canzoni, That's What You Get e Baby I, per un 45 giri che non fu mai pubblicato. Nel 1967 il batterista del gruppo fu arruolato nel corpo dei marines e partì per la guerra del Vietnam, dove dopo pochi mesi fu ucciso in combattimento. Questo episodio segnò la vita del giovane Springsteen, e di qui nacque il suo interesse per la vita dei reduci, ai quali dedicherà in futuro molto impegno sia artistico che economico.[22] Anche Springsteen fu chiamato alla visita di leva, ma fu riformato proprio per gli esiti dell'incidente motociclistico del quale era rimasto vittima a 17 anni. Nello stesso anno i Castiles tentarono il grande salto a New York dove erano stati ingaggiati per tenere 29 concerti al Greenwich Village nel Cafe Wha? (lo stesso locale in cui esordì Jimi Hendrix), ma la band non ebbe successo e si sciolse poco dopo.

L'Upstage[modifica]

Springsteen ritornò così nel New Jersey, ma decise di spostarsi ad Asbury Park, località di villeggiatura sulla East Coast che offriva molte opportunità ai musicisti con i suoi club e i locali sparsi lungo tutta la costa. Uno tra i più influenti locali, l'Upstage Club, grazie alla passione musicale del suo gestore, dopo la chiusura rimaneva a disposizione dei musicisti per improvvisazioni e jam session, nelle quali il giovane Springsteen ebbe presto la possibilità di farsi notare.

A notarlo furono Steve Van Zandt, Danny Federici e Vini Lopez, che lo invitarono a formare con loro un gruppo. Tra il 1969 e il 1971 questo gruppo suonò con diversi nomi (inizialmente Child, poi Steel Mill, successivamente Dr.Zoom and the Sonic Boom fino ad arrivare al nome definitivo Bruce Springsteen and The E Street Band). Il gruppo decise di caratterizzarsi con il rifiuto delle cover e con un repertorio costituito completamente da pezzi originali composti da Springsteen e dagli altri. Al grosso successo locale, con concerti in tutte le località della costa orientale degli Stati Uniti, non riuscì tuttavia a far seguito un contratto discografico. Lo scoppio di incidenti a seguito di disordini razziali, le tensioni continue fra abitanti e forze di polizia e il crescente inquinamento della costa determinarono per Asbury Park una perdita di attrattiva come località di villeggiatura; l'inesorabile declino della cittadina e di tutta la Jersey Shore, che si prolungò lungo tutti gli anni settanta, e lo spostamento della scena musicale verso la West Coast, fu una delle cause dello scioglimento del gruppo nel gennaio 1971.[22]

Il contratto con la Columbia Records e i primi album[modifica]

Springsteen si spostò a New York dove tentò per alcuni mesi di imporsi come solista. Nel 1972 riuscì ad ottenere un'audizione alla Columbia Records, nonostante l'iniziale opposizione del manager Clive Davis. A credere in lui furono i produttori discografici Mike Appel e Jim Cretecos, che fecero pressioni su John Hammond affinché gli accordasse il permesso per un provino. Springsteen si esibì a lungo con l'accompagnamento della sola chitarra acustica, cantando alcune sue composizioni di stile folk-cantautorale.

Hammond, leggendario manager che aveva messo sotto contratto dieci anni prima Bob Dylan, vide in lui un nuovo cantautore da lanciare con ballate acustiche in cui i testi avevano un ruolo preponderante e gli fece stipulare un contratto di collaborazione per 10 album. Questa scelta manageriale si rivelò successivamente sbagliata, e causò parecchi problemi a Springsteen con battaglie legali e lunghi periodi di inattività musicale a causa degli strascichi giudiziari.

La musica giovanile di Springsteen era principalmente caratterizzata da un rock molto vivo e grezzo e da ballate strutturate e melodiose, che colpirono immediatamente alcuni critici ma che passarono quasi inosservate fuori dai confini degli Stati Uniti. I testi erano molto lunghi, complessi, e narravano una vita di strada fatta di corse, motori e personaggi comuni ma ribelli, a tratti raffigurati come i veri eroi di una America che illude con il suo stile di vita imposto.

Una volta sottoscritto il contratto con la Columbia, Springsteen volle chiamare nuovamente accanto a sé i ragazzi con cui aveva suonato nel New Jersey: ancora non accreditati con il nome E Street Band con cui verranno conosciuti a partire dal secondo album, essi cominciarono nell'autunno 1972 a provare i brani per la realizzazione del primo album. Rinchiusi nei 914 Sound Studios, studi di registrazione economici e fuori mano per evitare di sprecare il basso budget messo a disposizione dalla casa discografica, nel giro di pochi giorni completarono una scaletta di una decina di brani. Clive Davis bocciò il prodotto, affermando che nessuno di essi poteva avere un appeal commerciale e costrinse Springsteen ad eliminare alcune composizioni e ad aggiungere Spirits in the Night e Blinded by the Light, due pezzi che furono poi lanciati come singoli. L'album vide la luce nel gennaio 1973 e il titolo, Greetings from Asbury Park, N.J., non poteva che ispirarsi alle esperienze giovanili del cantautore. La copertina era la rielaborazione grafica di una cartolina illustrata degli anni sessanta e i brani si richiamavano inevitabilmente a uno stile dylaniano. La cosa fu notata da numerosi critici che recensirono il disco, rischiando di applicargli un'etichetta ampiamente fuori luogo, ma i giudizi furono unanimemente positivi. L'album tuttavia non fu notato dal pubblico e, nella sua prima edizione, vendette solo 25 000 copie malgrado il tour promozionale che portò il gruppo in diverse località dell'East Coast.

A cinque mesi dall'uscita di Greetings, nonostante il parere negativo della divisione marketing della Columbia, che voleva spingere la vena cantautorale di Springsteen per farne un nuovo Bob Dylan, la band si riunì nuovamente per realizzare un album che virava verso il rock and roll. Il secondo disco uscì nel settembre 1973 con il titolo The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle e, ancora una volta, ricevette entusiastiche recensioni dai critici musicali ma nessun successo commerciale. L'album non aveva un brano trainante e non fu programmato dalle radio, ma ebbe molto successo nelle esibizioni dal vivo del gruppo. I discografici si erano resi conto dell'enorme carisma di Springsteen dal vivo e lo incoraggiarono a promuovere anche questo album con una lunga tournée, ma cominciarono a fare pressioni sull'artista perché un suo terzo insuccesso poteva significare la fine della sua carriera discografica.

Il futuro del rock and roll[modifica]

L'evento-chiave nella carriera di Springsteen si verificò il 9 maggio 1974. A Cambridge nel Massachusetts, durante un concerto di Bonnie Raitt cui Springsteen e la sua band facevano da gruppo spalla, il pubblico decretò un capovolgimento dei ruoli, richiamando a gran voce l'artista del New Jersey alla fine dello spettacolo e chiedendogli di esibirsi nuovamente.[30] Alcuni giorni dopo Jon Landau, critico musicale di Rolling Stone, scrisse sul settimanale The Real Paper di Boston:

(EN)
« Last Thursday, at the Harvard Square theatre, I saw my rock 'n' roll past flash before my eyes. And I saw something else: I saw rock and roll future and its name is Bruce Springsteen. And on a night when I needed to feel young, he made me feel like I hearing music for the very first time. »
(IT)
« Giovedì scorso, al Harvard Square Thaetre, ho visto brillarmi davanti agli occhi i miei trascorsi rock 'n' roll. E ho visto qualcos'altro. Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. In una sera in cui avevo bisogno di sentirmi giovane, lui mi ha fatto sentire come se ascoltassi musica per la prima volta. »
(Jon Landau, The Real Paper, 22 maggio 1974[1])

Dopo aver scritto l'articolo che contiene una delle frasi più citate della storia del rock,[30] Landau divenne amico di Springsteen e ne divenne il più fidato collaboratore, come manager e produttore discografico in tutti gli anni a venire.

Il grande successo[modifica]

Nei ritagli di tempo, tra una data e l'altra del tour, il gruppo provava i pezzi di quello che sarebbe diventato il terzo album. Questo album ebbe una gestazione lunga (circa 18 mesi) e la scelta dei brani e degli arrangiamenti furono oggetto di numerosi ripensamenti. Più volte Springsteen fu sul punto di annullare l'impegno e decidere di pubblicare un album dal vivo, che sembrava essere l'unica dimensione a lui congeniale. Decisivi furono i consigli di Landau, che lasciò la critica musicale per diventare manager, produttore e consigliere di Springsteen, e l'album Born to Run poté finalmente vedere la luce alla fine di agosto 1975, andando immediatamente al terzo posto della classifica statunitense. La prima tiratura andò rapidamente esaurita grazie anche alla massiccia trasmissione del title-track su molte radio commerciali. Il tour promozionale fu imponente, e fece entrare l'album nella top-ten mondiale. Il 27 ottobre 1975, a conferma del trionfo ottenuto in America, Springsteen apparve contemporaneamente sulle copertine di Time e Newsweek.

I temi trattati nell'album non si discostano molto da quelli dei precedenti: i sentimenti dell'uomo della strada, la ribellione, la vacuità del sogno americano. L'asfalto, i motori, le gare e le automobili veloci sono metafore sulla fuga dalle regole imposte. Al successo tanto cercato fa da contraltare la citazione in giudizio da parte dell'ex manager Mike Appel che, sostituito da Jon Landau, reclamava un risarcimento per i dischi ancora da realizzare. La causa si protrasse per un lungo periodo, durante il quale Springsteen fu tenuto lontano dagli studi di registrazione con la minaccia del sequestro dei nastri, e si concluse nell'agosto 1977 con un accordo extragiudiziale, i cui termini furono tenuti riservati.

L'album che scaturì dalle sessioni immediatamente successive al raggiungimento dell'accordo, Darkness on the Edge of Town (1978), costituisce una svolta nello stile compositivo di Springsteen. Ai testi diretti e ai personaggi grezzi si sostituiscono storie più articolate, che riflettono la crescita intellettuale e politica del cantautore. I brani si presentano meno frammentati, più studiati e più musicalmente consapevoli rispetto ai primi due album. Anche a questo album fece seguito un tour promozionale, che riconfermò le capacità di Springsteen come instancabile performer dal vivo.

Contemporaneamente, Springsteen si andò affermando anche come autore: nel 1977 arrivò al primo posto nelle classifiche di vendita Blinded by the Light nella versione della Manfred Mann's Earth Band, nel 1978 Patti Smith portò al successo l'inedita Because the Night, nel 1979 toccò alle Pointer Sisters la pubblicazione di un altro inedito di Springsteen dal titolo Fire. Negli stessi anni, il musicista recitò anche un monologo incluso nella famosa canzone di Lou Reed Street Hassle, ma il suo nome non comparve nei credits per sua stessa richiesta.

Del 1979 è l'adesione di Springsteen e della E Street Band al collettivo antinucleare che ebbe grande visibilità mediatica con il concerto No Nukes tenutosi al Madison Square Garden, di cui rimane testimonianza registrata su disco e filmata. In quella occasione il gruppo presentò in anteprima due brani dell'album doppio che sarebbe uscito l'anno successivo, The River. Pubblicato contro il parere negativo della casa discografica che temeva la difficile commerciabilità di un LP doppio, The River fu invece il primo album di Springsteen ad arrivare al numero uno nella classifica statunitense.[22] Prodotto da Springsteen, Landau e Van Zandt, vendette più di due milioni di copie. Le 20 canzoni che lo compongono, alcune delle quali erano rimaste escluse dalle scalette degli album precedenti, hanno strutture e sonorità più orientate al pop-rock. Hungry Heart, estratto dall'album, fu il primo singolo di Springsteen a entrare nella top ten statunitense.[31]

Gli anni ottanta e il successo mondiale[modifica]

Bruce Springsteen nel 1981

Nel 1981 Springsteen si rinchiuse in casa e, in una stanza appositamente adibita a studio di registrazione con un rudimentale apparecchio a quattro piste e un mixer, cominciò a incidere una serie di demo su audiocassette. I pezzi, destinati al nuovo lavoro, furono poi rielaborati nell'arrangiamento e reincisi con la E Street Band ma, dopo un riascolto finale, Springsteen insieme a Landau prese la decisione di buttare via le reincisioni e di pubblicare le demo così come erano state registrate nello studio domestico. Nebraska fu pertanto il primo album pubblicato senza il supporto dell'allora immancabile E Street Band: se negli altri album si alternavano pezzi lenti e rock, in questo album, quasi completamente acustico, le canzoni costituiscono una collezione monocorde di ritratti amari e pessimisti di personaggi americani della vita di tutti i giorni. In questo album trova posto anche un significativo ricordo del batterista dei Castiles, vittima della guerra del Vietnam. Nebraska spezzava completamente la discografia fino ad allora proposta. I critici gridarono al capolavoro, ma le vendite furono deludenti e Jon Landau, messo sotto pressione, divenne il capro espiatorio della Columbia.[22]

Secondo Dave Marsh, critico musicale e autore della vendutissima biografia di Springsteen Two Hearts: The Definitive Biography, questo album fu scritto in un periodo di depressione.

Proprio da un pezzo scartato da Nebraska, intitolato Born in the U.S.A. e pensato inizialmente per un film di Paul Schrader che poi non fu realizzato, prese le mosse l'album successivo. Dopo un lavoro deliberatamente anticommerciale, realizzato più per sé stesso che per gli altri, Springsteen volle nuovamente lanciare un messaggio ad un pubblico ampio e con l'album Born in the U.S.A. ripeté il successo di Born to Run. Pubblicato il 4 giugno 1984, l'album rimase primo in classifica per ben 85 settimane. Tutti i singoli estratti entrarono nella top ten: Dancing in the Dark (numero 2), Cover Me (numero 7), Born in the U.S.A. (numero 9), I'm on Fire (numero 6), Glory Days (numero 5), I'm Goin' Down (numero 9) e My Hometown (numero 6).[31] Il successo superò i confini e il tour che fece seguito all'album toccò 20 paesi oltre gli Stati Uniti. Gli introiti generati permisero a Springsteen il lusso di ingaggiare il regista Brian De Palma per filmare il videoclip di Dancin' in the Dark in cui Springsteen si esibiva dal vivo in uno stadio: la ragazza presa dal pubblico per ballare con lui sul palco è l'allora adolescente Courteney Cox Arquette, poi attrice di successo per la sua partecipazione alla sit-com Friends e ad altri film.

La copertina del disco, che riporta un'immagine dell'artista ripreso di schiena sullo sfondo a stelle e strisce, è rimasta tra le più celebri degli anni ottanta. Il berretto rosso infilato nella tasca posteriore dei jeans apparteneva al padre di uno dei musicisti della E Street Band: Springsteen volle fare omaggio a questo umile blue collar, scomparso poche settimane prima della realizzazione del disco.[22]

Sebbene anche Born in the U.S.A. sia una esplorazione del lato oscuro del sogno americano, la gran parte del pubblico lo percepì come un vigoroso inno patriottico. Ronald Reagan stesso, durante la sua campagna presidenziale del 1984, tentò di coinvolgere Springsteen nella sua propaganda elettorale. Springsteen reagì evitando apparizioni televisive e servizi fotografici, e pubblicizzando in tutti i suoi concerti la sua collaborazione con organizzazioni impegnate nella protezione dell'ambiente e nella difesa dei diritti civili.[32]

Nei testi incominciavano ad inserirsi riferimenti religiosi più evidenti: con la stampa Springsteen si è spesso dichiarato in conflitto con la religione cattolica insegnatagli da adolescente, o più semplicemente si è dichiarato ateo. In molti album di questo periodo però si trovano i temi della redenzione cristiana paragonata spesso al riscatto sociale, la ricerca della Terra Promessa in una America deludente, citando personaggi biblici come metafore: Adam raised a Cain, The Promised Land, Reason to Believe sono alcuni dei brani con più riferimenti religiosi.

I personaggi maschili narrati diventavano più facilmente riconoscibili: poliziotti, soldati, fratelli, padri sono spesso citati in ogni album. I testi risultano molto più liberi, spaziando in molti più argomenti, anche se gli elementi distintivi degli anni passati si ritrovano per tutto il periodo.

Il 28 gennaio 1985, Springsteen partecipò al progetto Usa for Africa registrando, insieme a numerose star della musica americana, il celebre We Are the World. A maggio, con una cerimonia segreta, sposò l'attrice-modella Julianne Phillips, ma il matrimonio ebbe breve durata. Proprio alle difficoltà del matrimonio sono dedicate alcune canzoni del successivo album Tunnel of Love, pubblicato nel 1987: i temi ricorrenti sono il fallimento e le difficoltà di coppia nella vita quotidiana.

Questo disco, suonato per la maggior parte dallo stesso Springsteen con l'apporto occasionale dei membri della E Street Band, era molto più ricercato e con alcune sonorità elettriche meno rock ereditate della musica degli anni ottanta; si rivelò meno apprezzato dei precedenti sulla base delle vendite mondiali.

Proprio dall'Italia rimbalzò negli Stati Uniti la notizia del nuovo legame con Patti Scialfa: in occasione del concerto di Torino dell'11 giugno 1988 un giornalista de La Stampa, vedendo i due nei camerini dello Stadio Comunale, intitolò il suo articolo il giorno dopo Bruce e Patty nel tunnel dell'amore basandosi sul titolo del disco e la notizia venne in breve ripresa dai tabloid americani.[33]

Alla fine degli anni ottanta, Springsteen decise di sciogliere la E Street Band, liquidandola con un assegno da 2 milioni di dollari,[22] e di trasferirsi con Patti Scialfa e con il bambino appena avuto da lei in una tenuta in California.

Gli anni novanta[modifica]

Questo decennio è stato per Springsteen il periodo musicale più sterile e con meno successi di vendite. Nel 1992 Springsteen pubblica 2 album quasi in contemporanea, Human Touch e Lucky Town, registrati avvalendosi di musicisti turnisti. Il risultato, sia in fatto di vendite che di apprezzamento da parte dei fan fu deludente rispetto agli album precedenti. Questi lavori, per quanto gradevoli, furono bollati come album poco interessanti, principalmente a causa dell'assenza della E Street Band.

Paradossalmente, però, proprio l'esperienza di Human Touch e Lucky Town portarono Springsteen a sperimentare nuove sonorità e nuovi modi di comporre. Nacque così nel 1993 Streets of Philadelphia (premio Oscar quale migliore canzone per il film di Jonathan Demme, Philadelphia) e nel 1995 Missing per il film di Sean Penn The Crossing Guard (Tre giorni per la verità).

Così come era già accaduto in passato (il binomio The River - Nebraska e Born in the U.S.A. - Tunnel of Love) e come accadrà in futuro (The Rising, Devils & Dust) ad un album di grande esposizione mediatica segue un lavoro più intimista, una sorta di ripiegamento su sé stesso. Nel 1995 usciva così The Ghost of Tom Joad, album semi-acustico, omaggio alla scrittura di John Steinbeck in Grapes of Wrath (Furore in italiano) e all'omonima riproposizione cinematografica di John Ford: le canzoni, quasi tutte ambientate sul confine con il Messico, parlano dei problemi degli immigrati messicani negli Stati Uniti, o della seconda guerra mondiale vista dalla gente comune.

Alla fine degli anni novanta, Springsteen riparte con un tour mondiale insieme alla ritrovata E Street Band, chiamato Reunion Tour: critica e fan hanno plaudito la scelta.

Gran parte dell'album The Rising è ispirato ai tragici eventi dell'11 settembre 2001 e racconta storie di pompieri (Into the Fire) e delle reazioni della gente comune.

La rinascita e il successo dopo il 2000[modifica]

All'indomani della strage dell'11 settembre 2001, un ragazzo gli gridò dal finestrino dell'auto: «Abbiamo bisogno di te!».[22] La risposta di Springsteen a questo appello fu The Rising, album realizzato in collaborazione con la E Street Band e prodotto da Brendan O'Brien. Il tema trainante è ovviamente la risollevazione dell'orgoglio nazionale ferito dall'attacco, senza cadere in tematiche patriottiche: tutto l'album infatti è composto da vari generi musicali (rock, ethno, gospel) e il tema della religione è toccato in maniera globale con riferimenti continui ed espliciti al Cristianesimo, oltre ad accenni al Buddhismo e all'Islamismo.

Durante la presidenza di George W. Bush, Springsteen si schierò apertamente e duramente contro l'amministrazione americana, in particolar modo per la politica estera riferita ai conflitti in Iraq nel 2003: dopo 2 anni, nel 2005 venne pubblicata la canzone Devils & Dust per narrare le sensazioni di un soldato statunitense in guerra, contenuta nell'omonimo album, che include alcune canzoni scartate dall'album The Ghost of Tom Joad, e come già quest'ultimo e Nebraska dalle sonorità prevalentemente acustiche.

L'album Devils & Dust fu il primo disco di Springsteen ad essere sottoposto alla censura e al bollino di avvertimento a causa della canzone Reno, un pezzo che narra in dettaglio di un rapporto sessuale tra un uomo disperato e una prostituta. La catena di caffetterie statunitensi Starbucks si rifiutò per questo motivo di commercializzare l'album.[34] Nel 2006 è uscito We Shall Overcome: The Seeger Sessions: album anomalo rispetto alla produzione springsteeniana in quanto tutte le canzoni sono delle reinterpretazioni di brani della tradizione americana con il denominatore comune di essere stati tutti reinterpretati da Pete Seeger, cantante bluegrass e folk americano. Il 2 ottobre 2007 è uscito negli Stati Uniti un nuovo album con la E Street Band intitolato Magic. Nella prima settimana di uscita l'album ha venduto 335 000 copie, balzando al primo posto della classifica USA.

Il 27 gennaio 2009 è stato pubblicato Working on a Dream, anch'esso registrato insieme alla fedele E Street Band. Con questo lavoro, Springsteen è divenuto l'artista straniero giunto più volte, dieci, al primo posto della classifica italiana degli album.

Una speciale riedizione di Darkness on the Edge of Town è stata distribuita nei negozi a partire dal 16 novembre 2010. Inizialmente prevista nel 2008 per festeggiare il trentennale della sua prima uscita, la confezione comprende tre CD (due di inediti con brani registrati prevalentemente nel 1978, dal titolo The Promise, e la rimasterizzazione ad alta qualità dell'originale Darkness on the Edge of Town) e tre DVD (il documentario realizzato con materiale video d'epoca sul making of dell'album; un concerto dal vivo appositamente pensato per quest'edizione, registrato nel 2009 al Paramount Theatre di Asbury Park e riproducente l'esatta scaletta dell'album, insieme a materiale live del periodo 1976-1978; il bootleg di un intero show del 1978 tenutosi a Houston).

Il documentario presente nella raccolta e intitolato The Promise: the Making of Darkness on the Edge of Town è stato proiettato in anteprima in occasione del Toronto Film Festival e della quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma rispettivamente nell'ottobre e nel novembre 2010.

Wrecking Ball[modifica]

Nel gennaio 2012 fu annunciato un nuovo disco di Springsteen, supportato dal tour mondiale. Il 19 gennaio 2012 uscì il singolo We Take Care of Our Own, il 6 marzo 2012 nei negozi di tutto il mondo arrivò Wrecking Ball. Il disco raggiunse il primo posto in classifica negli Stati Uniti, in Italia e in molti paesi europei.[35] L'album, che si discosta in parte dal classico rock springsteeniano, risente di forti influenze dalla musica folk; un modo, come il cantautore stesso ha spiegato, per raccontare l'America dilaniata dalla crisi attraverso il recupero di quella musica popolare che ne rappresenta la storia.

The Boss[modifica]

Il presidente statunitense Barack Obama e la moglie Michelle con gli artisti premiati con il Kennedy Center Honor nel 2009: Mel Brooks, Dave Brubeck, Grace Bumbry, Robert De Niro e Bruce Springsteen.

L'origine del soprannome "The Boss" (il capo), con cui Bruce Springsteen è conosciuto, non è del tutto certa: solo parzialmente si spiega con la sua leadership all'interno del gruppo e non sarebbe in ogni caso legata ad uno scherzoso riferimento mafioso per le sue origini italiane. Secondo alcune fonti il soprannome deriverebbe dal fatto che, nei primi tempi, lui era quello che pagava lo stipendio agli altri; secondo altre, il nomignolo deriverebbe dal fatto che ai tempi dell'Upstage Springsteen era il più bravo a giocare a Monopoli.[36][37][38] Il nome stesso dei Dr. Zoom and the Sonic Boom deriverebbe dal soprannome con cui era conosciuto Springsteen tra i suoi amici in precedenza, cioè "The Doctor".[39][40] Nel 1971 Springsteen e gli amici con cui condivideva un piccolo appartamento a Asbury Park, tra i quali Steve Van Zandt e John Lyon, erano soliti ritrovarsi per giocare a una versione modificata del Monopoli. Pare che sia stato lo stesso Springsteen ad attribuirsi il soprannome di "Boss" perché lui era quello che in poco tempo, vista la sua arguzia nell'interpretare il gioco, riusciva ad acquisire tutte le proprietà sconfiggendo gli avversari.

Nei primi anni il soprannome era rimasto confinato all'interno del circolo dei suoi amici più stretti, dei musicisti e dello staff, ma nel 1974 venne alle orecchie di qualche giornalista che lo sentì usare probabilmente da un membro della E Street Band e iniziò a diffonderlo pubblicamente. In alcune occasioni Springsteen arrivò a modificare un verso del suo cavallo di battaglia Rosalita.[41][42] La versione originale recita:

(EN)
« You don't have to call me lieutenant, Rosie
And I don't want to be your son »
(IT)
« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
E io non voglio essere tuo figlio »
(Rosalita (Come Out Tonight)[43])

La versione modificata era invece una chiara richiesta di non usare il soprannome:

(EN)
« You don't have to call me lieutenant, Rosie
Just don't ever call me Boss»
(IT)
« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
Solo non chiamarmi Boss»

Il cantautore non ha mai amato questo soprannome, ma in realtà ha anche giocato molto su questa sua presunta riluttanza.[42] Dopo aver annunciato «Non chiamarmi capo!» durante un concerto, Springsteen sarebbe poi tornato a rivolgersi al pubblico per riaffermare che, dopo tutto lui era il "capo" («I am the Boss!»).[44] Nel 1980 dichiarò di odiare il soprannome, soprattutto perché il suo uso era uscito dalla ristretta cerchia dei suoi amici, ma in un'altra occasione, nel 1984, dichiarò invece che a volte gli piaceva.[40][45][46]

Il 6 dicembre 2009 alla Casa Bianca, durante la cerimonia di assegnazione dei Kennedy Center Honors, premio attribuito dal governo statunitense agli artisti che si sono distinti nella diffusione della cultura americana, Barack Obama presentò scherzosamente Springsteen utilizzando il soprannome:

(EN)
« I'm the president, but he's the Boss»
(IT)
« Io sono il presidente, ma lui è il Boss»
(Barack Obama, 6 dicembre 2009[47])

La musica di Bruce Springsteen[modifica]

Bruce Springsteen durante un concerto nel 2005

Bruce Springsteen in carriera ha venduto oltre 500 milioni di dischi; di cui solo 120 milioni negli Stati Uniti d'America. Musicalmente nella produzione springsteeniana dominano rock e r'n'b - con fortissime influenze e commistioni con i più diversi generi e con sempre più frequenti incursioni nel folk - e ritroviamo un fil rouge che parte da Rosalita, e via via passa per 10th Avenue Freeze-out, Prove it all night, Darkness on The Edge of Town, Hungry Heart, I'm going down, Glory Days. Le radici folk dell'artista, vanno ricercate nella musica (e nei testi) di Woody Guthrie, dello stesso Dylan e nella musica popolare statunitense in genere.

In realtà Bruce Springsteen è soprattutto un rappresentante della musica popolare statunitense. Per mezzo di lui sono tramandate canzoni e personaggi che altrimenti si sarebbero potute perdere nel periodo della musica anni ottanta. Il successo riscosso in quegli anni si deve anche alla netta contrapposizione tra il suo modo di proporsi e la moda androgina tipica del periodo. I testi dei primi lavori parlano generalmente di una gioventù statunitense illusa, e sin dai primi anni la stampa definì Springsteen Working Class Hero, l'eroe della classe operaia. Il tema del fallimento del sogno americano è comunque molto ricorrente nelle sue opere: i suoi personaggi sono spesso dei perdenti, gente comune dell'immensa periferia statunitense che lotta per sopravvivere.

Alcune sue canzoni possono essere considerate delle poesie musicate o delle brevi storie: nel 1991 l'attore e regista Sean Penn produsse il film The Indian Runner (Lupo solitario in italiano), pellicola completamente ispirata ad una sola canzone di Springsteen, Highway Patrolman.

Prolificità nel comporre canzoni[modifica]

Springsteen stupisce spesso la critica musicale e i propri fan per la facilità nello scrivere canzoni. Anche se ci sono stati parecchi anni di inattività tra alcune opere ed altre, Springsteen è riuscito a scrivere una quantità notevole di brani.

Ha incominciato nel 1973 con Greetings from Asbury Park, N.J. e sempre nello stesso anno con The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle. Nel 1992 pubblicò a pochi giorni di distanza 2 album di canzoni completamente inedite: Human Touch e Lucky Town. Nel 1998 è stato pubblicato un cofanetto quadruplo Tracks di soli inediti per un totale di 66 canzoni mai pubblicate prima. Altri inediti non sono ancora stati pubblicati: parecchie sue composizioni, scartate dallo stesso Springsteen sono diventate il maggior successo per altri cantanti. Because the Night cantata da Patti Smith (che ne cambiò alcune parole), o Fire (che fu scritta per Elvis Presley) cantata dalle The Pointer Sisters sono solo un esempio della prolificità di Springsteen.

Alcuni titoli: The Promise, Sugarland, Little Girl, Waitin' for the End of the World, If I was a Priest.

La musica come strumento di denuncia sociale[modifica]

Molte canzoni di Springsteen sono ambientate sulla costa del New Jersey:questa meta turistica ebbe profonda crisi già alla fine degli anni settanta. Il turismo legato a Springsteen ha permesso di recuperare gran parte delle strutture da lui citate. Nella foto, un chiosco di una lettrice di carte[48] reso famoso da 4th of July, Asbury Park (Sandy).

La sua visione della caducità della società statunitense ha portato a Bruce Springsteen parecchie polemiche: per la canzone American Skin (41 Shots) dedicata alla morte del ragazzo di colore Amadou Diallo ucciso dalla polizia con 41 colpi di pistola per aver estratto il portafoglio dai pantaloni, Springsteen fu boicottato ferocemente dalla polizia e da manifestanti simpatizzanti.

Nel 1979 aderì a parecchi concerti No Nuke indetti dal Muse (Musicians United for Safe Energy), per contestare l'uso di energia nucleare dopo l'incidente incorso alla centrale nucleare statunitense di Three Mile Island. Inoltre partecipò nel 1988 con eventi e concerti a Human Rights Now!, campagna per i diritti umani promossa da Amnesty International, e partecipò all'incisione di We Are the World, canzone composta per beneficenza e cantata dai più grandi esponenti della musica pop-rock degli anni ottanta, dove duettava con il cantante Stevie Wonder, mostrando un timbro molto più aggressivo rispetto alla norma.

Poco prima delle Elezioni Presidenziali degli Stati Uniti del 2004, ha partecipato al Vote for Change Tour, una tournée erroneamente considerata a favore del candidato democratico John Kerry (di fatto contro la politica di George W. Bush) in collaborazione con cantanti famosi come John Mellencamp, John Fogerty, R.E.M., Dixie Chicks, Pearl Jam, James Taylor, Ben Harper, Tracy Chapman, Dave Matthews Band, Jackson Browne e molti altri. Non fu la prima volta in cui Springsteen prese una posizione netta contro la politica repubblicana statunitense: Ronald Reagan in passato aveva tentato di utilizzare la sua più famosa canzone, Born in the U.S.A. come inno per una campagna elettorale più per orecchiabilità che per i testi: infatti questa canzone è forse uno dei massimi attacchi al sistema americano perché parla dei veterani della Guerra del Vietnam, entrando poi in polemica con lo stesso Presidente.

Durante i mesi della campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti 2008, proseguendo il suo impegno a favore del Partito Democratico, ha sostenuto il candidato Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca. La canzone The Rising è stata scelta come colonna sonora per i comizi del candidato (assieme a City of Blinding Lights degli U2) e lo stesso Springsteen ha deciso di scendere in campo in prima persona, suonando in acustico a Cleveland (Ohio) il 2 novembre 2008, durante uno degli ultimi discorsi del futuro Presidente degli Stati Uniti.

Nel dicembre 2009, dopo il conferimento del "Kennedy Center Honor" si schiera a favore del matrimonio tra persone omosessuali[49] (tema, quello dell'omosessualità, già trattato in sue canzoni come Streets of Philadelphia).

I concerti[modifica]

Bruce Spingsteen durante un concerto al Forum d'Assago di Milano, il 12 maggio 2006

La musica di Springsteen è infine soprattutto passione: celebri sono i suoi concerti che percorrono quasi sempre tutta la sua discografia. Spesso intermezza le sue canzoni con lunghi discorsi, dialogando con i fan su tematiche disparate e introducendo i brani, spesso raccontando aneddoti sui motivi che hanno portato alla composizione. Springsteen, nel corso della sua carriera, si è esibito nei posti più diversi: teatri per le sue performance acustiche, palazzetti medi e grandi (tra cui il Madison Square Garden) e stadi all'aperto (come San Siro a Milano, dove il 21 giugno 1985 tenne il suo primo concerto italiano, o il Wembley Arena di Londra). Memorabile la sua esibizione del 28 giugno 2003 allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, come da lui rivelato in un'intervista concessa al periodico italiano "Vanity Fair" del 9 giugno 2009:

« ...Dopo un paio di canzoni è venuto giù uno dei diluvi più incredibili che abbia mai visto. Eravamo sul punto di smettere, anche perché eravamo preoccupati che un fulmine centrasse l'impianto elettrico. Ma non uno di voi sessantamila pazzi italiani s'è mosso di un centimetro, e così abbiamo continuato e ne è venuto fuori quello che io considero uno dei migliori cinque concerti della mia vita. Davvero, è sempre un piacere infinito tornare in Italia. C'è qualcosa di magico nei concerti che faccio nel vostro Paese, e ogni volta non vedo l'ora di venire a suonare a casa vostra. »
(Bruce Springsteen)

Dato che è molto seguito dai fan, a volte è stato necessario fare più di 10 concerti consecutivi nello stesso posto, e spesso la scaletta dei brani è decisa solo poche ore prima e subisce sostanziali variazioni con i precedenti concerti anche nello stesso tour. Alcune canzoni vengono proposte solo dal vivo e mai incise: un esempio è la canzone Land of Hope and Dreams, scritta nel 1997 e utilizzata spesso a chiusura di uno show prima della sua incisione in studio ne "Wrecking Ball": inoltre non è raro che altri cantanti famosi partecipino come ospiti anche solo per l'esecuzione di un brano dal vivo. Memorabile anche il tour in Italia legato al disco We Shall Overcome: The Seeger Sessions con 7 date tra il 1º ottobre e il 10 ottobre 2006 (Bologna, Torino, Udine, Verona, Perugia, Caserta, Roma). L'anno seguente (2007), Springsteen è tornato con i fedeli amici e compagni della E Street Band e, in occasione del tour mondiale cominciato il 2 ottobre in concomitanza con l'uscita del nuovo disco "Magic", sono stati al DatchForum il 28 novembre per l'unica data italiana del tour autunnale. Il cantautiore e la sua band, che il 17 aprile 2008 ha perso uno dei membri fondatori, l'organista/tastierista Danny Federici portato via da un melanoma che combatteva da tre anni e che gli aveva impedito di seguire il tour europeo di fine 2007, sono tornati in Italia il 25 giugno 2008 con un concerto allo stadio Meazza di Milano. Danny era stato sostituito dopo il suo ultimo concerto (Boston, 19 novembre 2007 - più una toccante apparizione ad Indianapolis il 20 marzo 2008, l'ultima in assoluto sul palco) dal musicista Charles Giordano che aveva già collaborato con Springsteen nel precedente progetto della Seeger Session. Un altro lutto, sfortunatamente, colpisce la E-street Band il 18 giugno del 2011 portandosi via il suo fido sassofonista Clarence Clemons. Big man, già reduce di problemi fisici legati alla sua stazza, viene colpito da un ictus pochi giorni prima del suo decesso. Springsteen si dirà, nell'occasione, distrutto dal dolore. Nel 2012 il musicista torna in Italia per 3 date in concomitanza dell uscita di Wrecking Ball: il 7 giugno (Stadio San Siro), l'8 giugno (Firenze) e il 10 giugno (Trieste). Nel 2013, per la gioia dei suoi innumerevoli fan, tornerà in Italia per esibirsi in ben 4 tappe: il 23 maggio a Napoli (Piazza del Plebiscito), dove ha ricordato di essere originario del Sud Italia,[50] il 31 maggio a Padova (Stadio Euganeo), il 3 giugno a Milano (Stadio San Siro), e l'11 luglio a Roma (Rock In Roma, Ippodromo Delle Capannelle).

E Street Band[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi E Street Band.

Il nucleo del gruppo di supporto di Bruce Springsteen si formò ai tempi del suo primo album, nel 1972, ma solo nel 1974 si iniziò ad utilizzare il nome E Street Band.[51][52]

Nonostante i dischi di Springsteen siano stati quasi sempre firmati solo con il suo nome, la maggior parte di essi è stata realizzata con il contributo quasi esclusivo della band. Nei concerti però al nome del cantautore veniva sin dal 1974 (e con maggior regolarità dal 1975[53]) associato quello del gruppo, utilizzando la formula "Bruce Springsteen & the E Street Band".[51] Quindi un vero gruppo rock, pur con la indicussa leadership di Springsteen e in una dimensione quasi familiare.[54][55] Solo nel 1986 la band ottenne il privilegio di essere accreditata sulla copertina di un disco, il quintuplo dal vivo Live/1975-85, proprio per rimarcare il contributo fondamentale della E Street Band nell'attività live.[56]

Quella che è considerata la formazione definitiva e storica della E Street Band si delineò nel 1974 durante le sedute di registrazione di Born to Run e soprattutto nei concerti di quel periodo.[57] Springsteen liquidò la band nel 1989 dopo la tournée di Tunnel of Love e per un decennio operò da solo o con altri musicisti di supporto (la cosiddetta "Other Band", l'altro gruppo).[58] Solo 1999, pur con una breve parentesi nel 1995 per registrare alcuni pezzi aggiuntivi da inserire nella raccolta di successi Greatest Hits, Springsteen riunì la E Street Band per una nuova tournée (il Reunion Tour).[59] Da quell'anno, salvo la parentesi solitaria per i concerti legati all'album Devils & Dust e l'accompagnamento di una formazione completamente diversa per l'attività legata all'album We Shall Overcome (la cosiddetta "Sessions Band"), il cantautore ha sempre realizzato i suoi tour accompagnato dalla E Street Band.[60]

Se si tiene conto del 1972 come data di fondazione, il membro più longevo del gruppo è stato il bassista Garry Tallent, già parte di quella che dopo vari cambi di nome divenne la Bruce Springsteen Band nel 1971 e presente sin dalle registrazione di Greetings, disco in cui suonò anche il sassofonista Clarence Clemons, scomparso però nel 2011. In realtà Danny Federici, scomparso anche lui prematuramente nel 2007, iniziò a suonare con Springsteen sin dal 1969 mentre Steve Van Zandt entrò nel gruppo l'anno successivo, ma, messosi in proprio subito dopo, ritornò stabilmente in quella che era divenuta la E Street Band solo nel 1975.

Considerando la formazione più nota, quella attiva tra il 1974 e il 1984, il nucleo portante della E Street Band era costituito dalla potente e solida sezione ritmica formata da Tallent e dal batterista Max Weinberg. Musicalmente ha sempre avuto una parte di grande rilievo il pianoforte di Roy Bittan, pur senza dimenticare il contributo dell'organista Federici, il cui glockenspiel (strumento affine allo xilofono da lui utilizzato in una versione dotata di tasti) è stato per anni uno degli elementi caratteristici del suono della band. Nei concerti fondamentale era la presenza di Clemons, vera spalla di Springsteen, la cui figura imponente ben si prestava ad affiancare l'esuberanza del leader. Steve Van Zandt, chitarrista e seconda voce, assunse dopo il suo ingresso il ruolo di vero braccio destro di Springsteen, che lo coinvolse anche nella produzione dei suoi album a partire da Darkness on the Edge of Town del 1978.[61]

Uno dei momenti più caratteristici dei concerti di Springsteen è sempre stata la presentazione dei membri del gruppo introdotti utilizzando i caratteristici nomignoli e soprannomi: "Professor" per Roy Bittan, "Miami" per Van Zandt, "Phantom" per Federici, "Mighty Max" per Weinberg, ecc. Per ultimo veniva introdotto Clarence "Big Man" Clemons, al quale di norma Springsteen dedicava uno spazio particolare, dando vita a siparietti comici che costituivano uno dei momenti più apprezzati dei concerti.[54] Per anni la presentazione è stata fatta nel mezzo di Rosalita (Come Out Tonight) poi, quando la canzone è scomparsa dalla scaletta, durante Tenth Avenue Freeze-Out.[62][63]

Discografia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Bruce Springsteen.

Album registrati in studio[modifica]

Album dal vivo[modifica]

Raccolte[modifica]

Videografia[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Bruce Springsteen#Videografia.

Discografia non ufficiale[modifica]

Bruce Springsteen è stato uno degli artisti rock più interessato dal fenomeno dei dischi pirata o bootleg sin dalla fine degli anni anni settanta.[64] Il successo ottenuto dalla sua tournée del 1978, la grande fama che ottennero i suoi concerti, il fatto che alcuni di questi furono all'epoca registrati professionalmente, favorirono la pubblicazione e la diffusione di dischi non ufficiali contenenti registrazioni delle sue esibizioni live.[65] Inoltre, proprio nei concerti del 1978, Springsteen inserì più o meno stabilmente nella sua scaletta un certo numero di canzoni scartate dal lunghissimo elenco di quelle che avrebbero dovuto far parte dell'album Darkness on the Edge of Town. Alcune di queste vennero poi recuperate nel successivo album, ma altre, tra le quali le famose Because the Night, Fire e The Promise, rimasero inedite per anni pur diventando punti fissi dei suoi concerti e questo rese molto ricercate le registrazioni dal vivo che le contenevano, insieme al gran numero di cover di classici del rock 'n' roll e del rhythm 'n' blues che Springsteen e la sua band offrivano al pubblico negli interminabili encore dei concerti.[65]

Altro elemento che favorì una larga diffusione di dischi pirata di Springteen fu la gran quantità di canzoni che il cantautore e la sua band registravano, magari solo abbozzate, durante la produzione dei propri album. Il caso più noto è ancora quello di Darkness on the Edge of Town, disco pubblicato nel 1978 per il quale si contano una settantina di canzoni tra le quali fu poi scelta la scaletta finale.[66] La più nota è probabilmente The Promise, canzone che inizialmente doveva dare il titolo all'album, ma che poi fu scartata.[67] Una gran quantità di materiale registrato durante le session di Darkness comparve su bootleg nel corso degli anni. Altrettanto ricercate erano le versioni in studio di canzoni come Because the Night e Fire o la più vecchia The Fever, risalente alla metà degli anni settanta, tutte note per essere state registrate da altri artisti e suonate stabilmente da Springsteen dal vivo.[66]

La quasi totalità dei suoi concerti del Darkness Tour del 1978 fu negli anni resa disponibile in forma di bootleg e ben cinque di questi furono trasmessi alla radio e di conseguenza registrati in modo professionale.[68]

Uno dei più celebri è quello registrato il 7 luglio al Roxy Theatre di West Hollywood. Per l'occasione il concerto fu trasmesso in diretta dalla stazione radio KMET e le registrazioni furono poi distribuite su dischi illegali (uno dei titoli più comuni utilizzato per tali dischi fu Roxy Night).[65][69] Consapevole del fatto che il concerto sarebbe stato trasmesso alla radio, prima di iniziare la seconda parte del concerto, Springsteen introdusse l'inedita Paradise by the C con una frase divenuta celebre:[70]

(EN)
« Well, bootleggers out there in radioland, roll your tapes! »
(IT)
« Bene, fabbricanti di bootleg là fuori alla radio, fate girare i vostri nastri! »
(Bruce Springsteen, introduzione a Paradise by the C, 7 luglio 1978[65])

Le registrazioni del concerto al Roxy furono poi in parte utilizzate nel 1986 per Live/1975-85, il primo disco dal vivo ufficiale di Springsteen per la Columbia Records.[56]

Ancora più celebre divenne il disco contenente parte del concerto tenuto al Winterland di San Francisco la sera del 15 dicembre. Live in the Promised Land è considerato il disco pirata "per eccellenza" e, dopo innumerevoli ristampe su vinile e su CD, avrebbe venduto circa 100.000 copie.[69][71][72][73]

Non meno noti sono i concerti tenuti a Passaic nel New Jersey in tre serate tra il 19 e il 21 settembre 1978 (pochi giorni prima del compleanno del cantante). Il concerto della prima sera fu distribuito in un disco pirata intitolato Piece De Resistance (o in altre versioni Passaic Night) che contende, secondo alcuni, la palma di bootleg più famoso della storia a Live in the Promised Land.[72] Le registrazioni audio erano tecnicamente di gran qualità e inoltre i concerti furono ripresi con il sistema di telecamere in bianco e nero della sala, riprese di qualità non eccelsa, ma che divennero ricercatissime per essere una delle poche testimonianze filmate di quella celebre tournée (divennero ampiamente disponibili con l'avvento di internet e dei siti di video sharing).[68]

Springsteen si dimostrò all'inizio abbastanza accondiscendente con la pratica di realizzare bootleg dei suoi concerti, tanto che si trovò in disaccordo con la sua casa discografica e la RIAA quando queste fecero causa a due presunti pirati discografici che finiro anche in carcere.[74] Anche durante il concerto del 15 dicembre al Winterland il cantautore sembrò incoraggiare i bootlegers quando dedicò la canzone Sandy alle ragazze del New Jersey e sembrò quasi voler immortalare il momento approfittando della loro presenza.

(EN)
« Bootlegers, roll your tapes, this in gonna be a hot one! »
(IT)
« Bootlegers, fate girare i vostri nastri, questa diventerà un successo! »
(Bruce Springsteen, introduzione a Fourth of July, Asbury Park (Sandy), 15 dicembre 1978[68])

Cambiò idea in seguito quando la quantità e la qualità dei dischi pirata iniziò a diventare un fenomeno non trascurabile e travalicò i confini della ristretta cerchia dei suoi fan più incalliti. Ma soprattutto quando iniziarono a circolare bootleg contenenti materiale registrato in studio. Non tanto per i risvolti economici, ma soprattutto per quelli artistici.[75] Il fenomeno però si intensificò soprattutto negli anni ottanta con l'introduzione del formato CD.[68][74]

La pratica di distribuire dischi non ufficiali delle esibizioni dal vivo di Spingsteen non accennò a diminuire nemmeno con la pubblicazione del gigantesco quintuplo dal vivo Live/1975-85 nel 1986 e con i dischi ufficiali successivi. Negli anni novanta Spingsteen pubblicò le raccolte di materiale inedito Tracks e 18 Tracks, contenenti una gran mole di registrazioni, B side e scarti, in precedenza disponibili solo tramite bootleg. Si dovette però attendere l'uscita del doppio The Promise nel 2010 per veder pubblicate gran parte delle canzoni scartate da Darkness on the Edge of Town che avevavo contribuito alla realizzazione di innumerevoli album non ufficiali che si autoproclamavano "il vero Darkness". Nella versione in cofanetto di The Promise è presente anche un DVD con il film di un intero concerto della celebre tournée del 1978, atteso da molti anni dai fan più incalliti di Springsteen.[66][72]

Cinema[modifica]

Come altri artisti di successo, le canzoni di Springsteen sono state utilizzate nella colonna sonora di molti film, in alcuni casi scritte e registrate appositamente. Per Streets of Philadelphia, dal film di Jonathan Demme Philadelphia, il cantautore ha vinto l'Oscar alla migliore canzone, ottenendo una nomination anche per Dead Man Walking dal film omonimo di Tim Robbins.[76] Il film Lupo solitario di Sean Penn (The Indian Runner in originale) è invece interamente basato sul testo della canzone Highway Patrolman dall'album Nebraska.[77]

Jonathan Demme, regista di Philadelphia, film vincitore di due Oscar, tra i quali quello per la miglior canzone, Streets of Philadelphia di Springsteen. Demme ha diretto anche il videoclip di Murder Incorporated nel 1995.

Nel 2000 Springsteen esordì come attore in un cameo del film Alta fedeltà di Stephen Frears tratto dal romanzo omonimo di Nick Hornby, apparendo in sogno al protagonista mentre imbraccia la sua Telecaster.[76]

Tributi[modifica]

Premi e riconoscimenti[modifica]

2001 - 2 Emmy Award sezione tecnica per lo speciale della TV HBO su Live in New York City
1984 - Grammy Award per la canzone Dancing in the Dark, categoria maschile
1987 - Grammy Award per la canzone Tunnel of Love, categoria solisti
1994 - Grammy Award il brano Streets of Philadelphia, categoria miglior canzone per film
1994 - Grammy Award per il brano Streets of Philadelphia, categoria miglior canzone rock
1994 - Grammy Award per il brano Streets of Philadelphia, categoria miglior performance maschile
1994 - Grammy Award per il brano Streets of Philadelphia, categoria miglior canzone dell'anno
1996 - Grammy Award per l'album The Ghost of Tom Joad, categoria miglior album folk
2002 - Grammy Award per l'album The Rising, categoria miglior album rock
2002 - Grammy Award per il brano The Rising, categoria miglior canzone rock
2002 - Grammy Award per il brano The Rising, categoria miglior performance maschile
2003 - Grammy Award per il brano Disorder in the House, categoria miglior performance in duo o gruppo con Warren Zevon
2004 - Grammy Award per il brano Code of Silence, categoria miglior performance maschile solisti
2005 - Grammy Award per il brano Devils & Dust, categoria miglior performance maschile solisti
2006 - Grammy Award per l'album We Shall Overcome - The Seeger Sessions, categoria miglior album folk tradizionale
2006 - Grammy Award per Long Form Music Video: Wings for Wheels: The Making of Born to Run
2007 - Grammy Award per il brano Radio Nowhere, categoria miglior canzone rock
2007 - Grammy Award per il brano Radio Nowhere, categoria miglior performance rock maschile solista
2007 - Grammy Award per il brano Once Upon A Time In The West contenuto nell'album We All Love Ennio Morricone, categoria miglior performance rock strumentale
2008 - Grammy Award per il brano Girls in their summer clothes, categoria miglior canzone rock
2009 - Grammy Award per il brano Working on a Dream, categoria miglior performance rock maschile solista
In aggiunta ai Grammy, l'8 febbraio 2013 la National Academy of Recording Arts and Sciences ha insignito Springsteen del premio MusiCares Person of the Year.
1994 - Premio Oscar per la migliore canzone, Streets of Philadelphia
  • Altri riconoscimenti
1997 - Vincitore del premio Polar Music Prize
1999 - Inserito nella Hall of Fame sezione Rock and roll
1999 - Inserito nella Hall of Fame sezione Cantautori
1999 - L'asteroide 23990 viene battezzato Springsteen in suo onore
2003 - La rivista Rolling Stone ha assegnato il:
18º posto a Born to Run
85º posto a Born in the U.S.A.
132º posto a The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle
151º posto a Darkness on the Edge of Town
224º posto a Nebraska
250º posto a The River
379º posto a Greetings From Asbury Park, N.J.
445º posto a Tunnel of Love
nella Lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone di tutti i tempi.
2004 - La rivista Rolling Stone ha assegnati il:
21º posto a Born to Run
86º posto a Thunder Road
275º posto a Born in the U.S.A.
nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone di tutti i tempi.
2009 - Insignito del Kennedy Center Honors
2012 - Conferimento della Cittadinanza Onoraria da parte della Città di Vico Equense

Note[modifica]

  1. ^ a b Campbell, op. cit., p. 326
  2. ^ Rachel Sklar. (EN) Your request is being processed... The Boss Picks A Boss: Bruce Springsteen Endorses Obama. Huffingtonpost.com, 16 aprile 2008. URL consultato in data 16 luglio 2010.
  3. ^ (EN) Bruce Springsteen - The Rising. Musicbox-online.com. URL consultato in data 16 luglio 2010.
  4. ^ (EN) 23 Bruce Springsteen. URL consultato in data 5 maggio 2011.
  5. ^ (EN) 36 Bruce Springsteen. URL consultato in data 5 maggio 2011.
  6. ^ (EN) 500 greatest albums of all time. URL consultato in data 5 maggio 2011.
  7. ^ (EN) The RS 500 Greatest Songs of All Time. URL consultato in data 5 maggio 2011.
  8. ^ (EN) Top Selling Artists. RIAA.com. URL consultato in data 16 luglio 2010.
  9. ^ Chris Epting, The Birthplace Book (in inglese), Stackpole Books, 2009, p. 49. ISBN 978-08-1174-018-0 URL consultato il 13 maggio 2013.
  10. ^ a b c d Kirkpatrick, op. cit., pp. 2-3
  11. ^ Marsh, 2004, op. cit., p. 21
  12. ^ Samuele F.S. Pardini, Bruce Zirilli: the italian sides of Bruce Springsteen. in Womack, op. cit., p. 97
  13. ^ Il cognome della famiglia materna di Springsteen è indicato a volte come "Zirilli" e altre come "Zerilli". Il nome familiare era in effetti Zerilli, ma il cambio di vocale fu probabilmente frutto di una errata trascrizione dovuta alla deformazione di pronuncia tra la lingua italiana e quella inglese, come spesso è avvenuto per gli immigrati italiani registrati a Ellis Island (v. Valerio Bruner, Come Bruce Springsteen è diventato "Paisà": intervista all'Associazione Culturale Pink Cadillac Music, in «Il Levante», 4 maggio 2013. URL consultato in data 13 maggio 2013 (archiviato in data 13 maggio 2013).).
  14. ^ a b Colombati, op. cit., p. 532
  15. ^ (EN) Biography. Sito ufficiale di Pamela Springsteen. URL consultato in data 13 maggio 2013(archiviato in data 13 maggio 2013)
  16. ^ Marsh, 2004, op. cit., p. 22
  17. ^ Carlin, op. cit., pos. 125
  18. ^ a b c d Colombati, op. cit., p. 608
  19. ^ Marsh, 2004, op. cit., p. 49
  20. ^ Kirkpatrick, op. cit., p. 4
  21. ^ a b Labianca, 2002, op. cit., p. 11
  22. ^ a b c d e f g h i Tutto su Bruce Springsteen, documentario in onda su Sky Uno nel novembre 2010
  23. ^ Gary R.ISBN 978-0-231-12165-1 Edgerton, The Columbia History of American Television (in inglese), Columbia University Press, 2009, p. 187. URL consultato il 17 maggio 2013.
  24. ^ Masur, op. cit., p. 17
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  70. ^ La versione di Paradise by the C registrata il 7 luglio al Roxy fu poi inserita nell'album dal vivo Live/1975-85, ma l'introduzione fu tagliata. È invece possibile ascoltarla in uno degli innumerevoli bootleg del concerto.
  71. ^ Labianca, 2002, op. cit., p. 88
  72. ^ a b c Colombati, op. cit., p. 626
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Bibliografia[modifica]

Enciclopedie[modifica]

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  • Colin Larkin, The Guinness Encyclopedia of Popular Music (in inglese), Guinness, 1992, pp. 3295. ISBN 0-851-12939-0
  • Cesare Rizzi, Enciclopedia della Musica Rock. 1970-1979, Firenze, Giunti editore, 1996. ISBN 978-88-092-1523-8
  • Martin C. Strong, The great rock discography, Giunti Editore, 1998, pp. 1120. ISBN 88-0921-522-2
  • Riccardo Bertoncelli, Storia leggendaria della musica rock, Firenze, Giunti Editore, 1999, pp. 216. ISBN 978-88-090-1407-7
  • Cesare Rizzi, Enciclopedia della musica rock. 3. 1980 - 1989, Volume 3, Giunti Editore, 2000, pp. 634. ISBN 978-88-090-1796-2
  • E. Cilia; F. Guglielmi, Rock. I 500 dischi fondamentali, Firenze, Giunti Editore, 2002, pp. 226. ISBN 978-88-090-2750-3
  • Federico Guglielmi; Cesare Rizzi, Grande Enciclopedia Rock, Firenze, Giunti editore, 2002. ISBN 88-09-02852-X
  • Peter Buckley; Jonathan Buckley, The Rough Guide to Rock (in inglese), Rough Guides, 2002, 2003, pp. 1225. ISBN 1-84353-105-4
  • Alessandro Bonini; Emanuele Tamagnini, I Classici del Rock: i Protagonisti Che Hanno Contribuito a Rendere Immortale il Rock, Roma, Gremese editore, 2005. ISBN 978-88-844-0363-6
  • Ezio Guaitamacchi, 1000 concerti che ci hanno cambiato la vita, 1ª ed., Milano, Rizzoli, 2010, pp. 935. ISBN 978-88-1704-222-2 URL consultato il 13 dicembre 2012.

Monografie[modifica]

Altri testi[modifica]

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Collegamenti esterni[modifica]

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