Bruce Springsteen

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Bruce Springsteen
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Bruce Springsteen in concerto nel 1988 in Germania orientale
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Rock
Periodo di attività 1972 – in attività
Strumento voce, chitarra
Album pubblicati 30
Studio 18
Live 5
Raccolte 7
Sito web
Statuetta dell'Oscar Oscar alla migliore canzone 1994

Bruce Frederick Joseph Springsteen (pronuncia americana: [bɻuːs ˈfɻɛdəɻɪk ˈʤoʊzəf ˈspɻɪŋstiːn]; Long Branch, 23 settembre 1949) è un cantautore e chitarrista statunitense.

«The Boss», come è sempre stato soprannominato, è uno degli artisti più conosciuti nell'ambito della musica contemporanea ed è considerato uno dei più rappresentativi fra i musicisti rock.[1] Accompagnato per gran parte della sua carriera dalla E Street Band, è divenuto famoso soprattutto per le sue coinvolgenti e lunghissime esibizioni dal vivo, raggiungendo il culmine della popolarità fra la seconda metà degli anni settanta e il decennio successivo.

Fra i suoi album di maggior successo si annoverano Born to Run, Darkness on the Edge of Town, The River e Born in the U.S.A., lavori emblematici della sua poetica volta a raccontare le lotte quotidiane degli "ultimi" d'America, ovvero proletari, immigrati e diseredati;[2] con il disco The Rising è intervenuto anche sulla tragedia degli attentati dell'11 settembre 2001.[3] Springsteen è noto inoltre per il suo sostegno a numerose iniziative di carattere sociale e per il suo impegno a favore dello sviluppo del suo Stato d'origine, il New Jersey. Negli anni duemila ha partecipato attivamente al dibattito politico, appoggiando le campagne presidenziali di John Kerry e di Barack Obama.[4]

In più di quarant'anni di carriera ha venduto circa 120 milioni di dischi.[5] Il suo lavoro gli è valso parecchi riconoscimenti, tra cui venti Grammy e un Oscar oltre all'onorificenza del Kennedy Center Honor, che gli è stata attribuita per il suo contributo alla diffusione della cultura americana nel mondo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e l'adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« When I was growing up, there were two things that were unpopular in my house: one was me and the other one was my guitar. »

(IT)

« Quando stavo crescendo, c'erano due cose impopolari in casa mia: una ero io e l'altra era la mia chitarra. »

(Introduzione a Growin' Up, 1978[6])
Scorcio della South Street a Freehold.

Bruce Springsteen nacque al Monmouth Memorial Hospital della località balneare di Long Branch, nel New Jersey, ma trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella vicina Freehold, cittadina operaia dell'entroterra e capoluogo della contea.[7][8] Il padre Douglas Frederick aveva ascendenze irlandesi e olandesi, da cui il cognome a volte erroneamente considerato di origine ebrea.[9] La madre, Adele Ann Zirilli (o Zerilli), è invece di origine italiana, proveniente da una famiglia emigrata negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento da Vico Equense, in provincia di Napoli.[10][11] Gli Springsteen ebbero altre due figlie, Virginia (detta Ginny, nata nel 1950) e Pamela (detta Pam, nata nel 1962), poi attrice e fotografa di successo.[12][13]

Bruce crebbe in una famiglia della cosiddetta working class che si trovava spesso in condizioni economiche precarie. Il padre, veterano della seconda guerra mondiale in Europa, cambiava spesso lavoro: in tempi diversi fu impiegato come tassista, conducente di autobus, operaio e guardia carceraria, il tutto alternato a periodi di disoccupazione; la madre aveva invece un lavoro stabile come segretaria in uno studio legale[8][9][14]. A causa delle difficoltà finanziarie, il nucleo familiare fu costretto a cambiare spesso alloggio: inizialmente Doug e Adele Springsteen abitavano in un piccolo appartamento nel quartiere di Jerseyville, ma alla nascita del figlio si trasferirono al numero 87 di Rundolph Street nella casa dei nonni paterni;[15] nel 1954 si spostarono poi in Institute Street e nel 1962, quando nacque la terzogenita Pam, al numero 68 di South Street in una villetta a due piani in affitto, nei pressi di una stazione di servizio;[16] per qualche tempo furono ospitati dai nonni materni, gli Zirilli.[8] Il rapporto di Bruce con il padre fu conflittuale, contraddistinto da lunghi periodi di silenzio alternati ad aspri litigi, il che andò a detrimento dell'armonia familiare.[17] Nel 1969 infine Doug Springsteen emigrò in California, a San Mateo, per cercare lavoro, ma il figlio restò a vivere nella casa dei genitori finché non fu sfrattato.[18]

Bruce frequentò la scuola primaria presso l'istituto della sua parrocchia, la St. Rose of Lima, fra il 1955 e il 1963, per poi trasferirisi alla scuola superiore pubblica Freehold High School dove si diplomò nel 1967.[19][20] L'approccio del ragazzo con la scuola cattolica non fu facile: poco propenso ad adeguarsi alla rigida disciplina imposta delle suore, egli visse quel periodo con sofferenza arrivando a isolarsi dai suoi coetanei. Più volte chiese alla madre di essere spostato in un'altra scuola, venendo accontentato solo al momento di iniziare le superiori.[15]

Elvis Presley nel 1957.

Il primo incontro di Springsteen con la musica avvenne all'età di sette anni, il 6 settembre 1956, quando assistette alla prima celebre esibizione di Elvis Presley all'Ed Sullivan Show, una delle trasmissioni televisive più popolari dell'epoca.[20] Ancora bambino, Springsteen decise che sarebbe voluto diventare come Elvis e a Natale ottenne in dono una chitarra giocattolo di plastica.[21] Due anni più tardi la madre prese in affitto per Bruce uno strumento vero, dietro la promessa che il ragazzo avrebbe preso lezioni; a quell'età però le sue mani erano troppo piccole e Springsteen si disinteressò presto della chitarra per dedicarsi al baseball e ad altre attività.[22]. Nel 1963 l'adolescente acquistò una chitarra acustica usata per la cifra di 18 dollari, guadagnati grazie a piccoli lavoretti nel quartiere, e iniziò a prendere lezioni da un suo cugino, Franck Bruno jr. detto Frankie, il quale gli insegnò i primi rudimenti.[16][23] Il giovanissimo Springsteen cominciò così a trascorrere moltissimo tempo chiuso in casa per cercare di migliorare la sua tecnica. Colpita dall'impegno del figlio, nel Natale del 1964 la madre Adele gli regalò una chitarra elettrica Kent di fabbricazione giapponese e un amplificatore: la strumentazione era costata 60 dollari che la madre si era fatta prestare e che restituì con regolari rate mensili presso un ufficio in cui si recava accompagnata puntualmente dal figlio. La chitarra, a cui Springsteen dedicò in seguito la canzone The Wish, aprì nuovi orizzonti musicali al ragazzo che iniziò a interagire maggiormente con il mondo esterno.[24][16][25]

Da adolescente Springsteen fu influenzato dalla musica trasmessa delle stazioni radiofoniche di New York e Filadelfia[26], rimanendo profondamente colpito dal rock e in particolare dagli esponenti della British invasion, quali gli Animals, i Beatles, i Rolling Stones e gli Who.[8][16][24][27] Nel 1961, accompagnato dalla madre e dalla sorella Ginny, egli assistette inoltre a un'esibizione di Chubby Checker ad Atlantic City. Il primo brano rock che Springsteen imparò a suonare con la sua nuova chitarra fu Twist and Shout degli Isley Brothers, poi riproposta con successo dai Beatles: la canzone fu eseguita dal cantautore per tutta la sua carriera come «bis» alla fine dei concerti.[26]

I primi gruppi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Steel Mill.
L'ingresso del Cafe Wha? nel Greenwich Village.

Nel 1965 il quindicenne Bruce Springsteen fu ammesso come chitarrista ritmico nei The Rougues, un gruppo di ragazzi di Freehold con i quali esordì durante una festa da ballo per adolescenti; tuttavia l'esperienza si chiuse dopo breve tempo.[26] Egli entrò in seguito a far parte dei The Castiles, un'altra band di giovanissimi capeggiata dal suo compagno di scuola George Theiss, il cui repertorio era basato sullo stile musicale dei gruppi inglesi che stavano cominciando ad affermarsi anche negli Stati Uniti. I ragazzi trovarono un aiuto nel trentaduenne Gordon Vinyard, che si propose come loro mentore riuscendo a procurare alla nuova band qualche ingaggio nelle feste studentesche.[28] I Castiles inoltre presero parte ad alcune competizioni fra gruppi amatoriali: fu durante una di queste che Springsteen incontrò Steven Van Zandt, un chitarrista poco più giovane di lui che successivamente divenne il suo principale collaboratore.[26]

Il batterista Bart Haynes, finita la scuola, si arruolò nei Marines e nel 1967 rimase ucciso in combattimento in Vietnam: questo episodio segnò la vita del giovane Springsteen e di qui scaturì il suo interesse per la vita dei reduci, ai quali dedicò poi molto impegno anche sotto il profilo economico.[26] Convocato per la visita di leva, Springsteen fu scartato evitando così l'arruolamento e un sicuro coinvolgimento nel conflitto.[29] Nell'estate del 1968 i Castiles si sciolsero malgrado fossero riusciti a conseguire nel frattempo una discreta notorietà: l'anno precedente il gruppo aveva tenuto alcuni spettacoli al Cafe Wha? di New York e aveva registrato due brani, That's What You Get e Baby I (entrambi a firma Springsteen-Theiss), per un 45 giri che tuttavia non fu mai pubblicato.[26][30] Springsteen intanto intraprese gli studi universitari presso l'Ocean County Community College, rimanendovi iscritto per circa un anno e mezzo. Con due ragazzi conosciuti al campus formò gli Earth, un power trio sul modello dei Cream e dei Jimi Hendrix Experience.[31][32]

Il lungomare di Asbury Park.

Agli inizi del 1969 Springsteen iniziò a frequentare Asbury Park, località di villeggiatura del Jersey Shore nota per la sua vita notturna: uno dei locali più rinomati della città era l'Upstage Club che, dopo l'orario di chiusura, rimaneva a disposizione dei musicisti per improvvisazioni e jam session. Springsteen, che aveva abbandonato la chitarra Kent per una Gibson Les Paul, strinse presto amicizia con due frequentatori abituali del locale, il batterista Vini Lopez e l'organista Danny Federici, fondando insieme a loro un gruppo che prese il nome di Child.[33] La band, che poco dopo cambiò denominazione in Steel Mill («acciaieria»), accrebbe rapidamente la propria popolarità grazie al contributo di Carl "Tinker" West, un costruttore di tavole da surf che divenne il loro agente. Nel 1970 gli Steel Mill, di cui Springsteen era il frontman e il principale compositore, suonarono in California al Matrix di Berkeley, un locale hippie di proprietà di Marty Balin, il cantante dei Jefferson Airplane;[34][35] l'impresario Bill Graham offrì loro anche un contratto discografico, ma Springsteen e soci rifiutarono. Il gruppo, che nel frattempo aveva aggiunto all'organico il cantante Robbin Thompson e Steven Van Zandt al basso, restò in attività fino al 1971 allorché Springsteen sciolse il sodalizio.[36][37]

La Bruce Springsteen Band[modifica | modifica wikitesto]

Il bassista Garry Tallent.

Il musicista era intenzionato a formare una nuova band, una formazione allargata che superasse il rock chitarristico degli Steel Mill in favore di un repertorio incentrato sulle sue composizioni e su di un genere più vicino a Van Morrison, cantautore irlandese del quale apprezzava lo stile connotato da una sintesi di rock, blues, jazz e gospel.[38] Nel frattempo Springsteen e soci continuarono a suonare nei locali del Jersey Shore e nel 1971 marzo aprirono un concerto per la Allman Brothers Band.[39] In quei mesi prese forma un collettivo numeroso noto come Dr. Zoom and the Sonic Boom, che segnò il passaggio dall'heavy metal degli Steel Mill alle sonorità che resero celebre Springsteen in seguito;[40] nello stesso periodo si esibì anche la Sundance Blues Band, guidata da Van Zandt con Southside Johnny all'armonica, Garry Tallent al basso, Vini Lopez alla batteria e Joe Hastrom alla chitarra, presto sostituito dal medesimo Springsteen.[41][42]

Con i Sonic Boom come nucleo iniziale, il musicista riuscì a formare un gruppo più ampio, composto da dieci elementi accompagnati da una sezione di fiati e da un coro femminile, con Tinker West come agente. La formazione, dapprima piuttosto eterogenea, si stabilizzò poi intorno a un quintetto comprendente il leader, Tallent, Van Zandt, Lopez e David Sancious, talvolta affiancati da una sezione di fiati.[41][42] Il nuovo gruppo esordì il 10 luglio 1971 con il nome di Bruce Springsteen Band e rimase attivo, fra alterne vicende, fino all'aprile successivo senza però eguagliare i risultati degli Steel Mill.[43]

Il musicista intanto stava migliorando le sue capacità compositive e aveva iniziato a esibirsi regolarmente anche da solo, accompagnato di norma dalla sua chitarra acustica. Di conseguenza cominciò a riservare maggiore attenzione ai testi, che si fecero progressivamente più lunghi e articolati, popolati da personaggi sempre diversi e pittoreschi che diventarono una caratteristica peculiare della sua proposta artistica.[44]. Fra la sua attività con il gruppo e quella come cantautore in chiave acustica, Springsteen optò infine per quest'ultima.[45]

Il contratto con la Columbia Records[modifica | modifica wikitesto]

Clive Davis nel 2007.

Nel novembre del 1971 Tinker West organizzò un incontro con Mike Appel e Jim Cretecos, due parolieri che volevano espandere i loro affari nel settore discografico. L'audizione fu breve e deludente; Springsteen iniziò a pensare di trasferirsi in California, dove trascorse il periodo delle vacanze natalizie, ma poi tornò sulla costa est e domandò ad Appel una seconda opportunità. Il nuovo provino ebbe luogo nel febbraio del 1972 e questa volta il musicista, che nel frattempo aveva composto un gran numero di nuovi brani, suscitò l'approvazione dei due impresari, che pochi giorni dopo fecero firmare al cantautore un contratto e fondarono la Laurel Canyon, una società interamente dedicata alla promozione della carriera di Springsteen. Per mesi Appel si adoperò per trovare una casa discografica interessata al suo cliente.[46][45]

Nella primavera successiva Appel cercò di prendere contatti con Clive Davis, il presidente della Columbia Records. Poiché questi non era disponibile, egli chiamò John Hammond, considerato il più abile talent scout dell'industria discografica, colui che aveva scoperto Bob Dylan e in precedenza aveva ingaggiato artisti del calibro di Billie Holiday, Count Basie, Pete Seeger e ancor prima Bessie Smith e Benny Goodman. L'insistenza di Appel fu tale che alla fine riuscì a ottenere un appuntamento con il produttore per il 2 maggio: l'audizione di Springsteen, il quale si esibì accompagnato solo dalla sua chitarra acustica, convinse Hammond che fece registrare al musicista alcune demo. Davis, dopo aver ascoltato i nastri, decise di mettere sotto contratto il giovane cantautore, ma in realtà l'accordo fu siglato con la Laurel Canyon, dal momento che Springsteen aveva concesso alla società di Appel gran parte dei diritti sulle sue canzoni.[47][48]

L'esordio discografico[modifica | modifica wikitesto]

Sostenuto dai vertici della Columbia, che credevano di dover lanciare la carriera di una sorta di «nuovo Dylan», il musicista si preparò alla registrazione del suo primo album e per l'occasione chiamò a raccolta i componenti della Bruce Springsteen Band.[49] La decisione di lavorare con il suo gruppo era per l'artista un fatto naturale che tuttavia colse di sorpresa Appel e gli esponenti della Columbia: l'agente si aspettava infatti di produrre un disco in stile folk, dominato dalla chitarra e dalla voce roca e sofferta di Springsteen; allo stesso modo i discografici intendevano affiancare al musicista un manipolo di rodati turnisti per realizzare un album acustico sul modello vincente dei cantautori allora in voga, come James Taylor o lo stesso Bob Dylan. Anche grazie all'appoggio di Davis e contro il parere di Hammond, Springsteen fu autorizzato a impiegare la sua band;[50] il solo Steve Van Zandt fu escluso e partecipò esclusivamente alle prime fasi delle registrazioni.[51]

Una insegna sulla spiaggia di Asbury Park che richiama la copertina del primo album di Bruce Springsteen.

Il disco fu completato in sole tre settimane nell'estate del 1972 presso i 914 Sound Studios a Blauvelt nello Stato di New York, studi di registrazione economici scelti appositamente per contenere al minimo le spese. La band incise una decina di brani compresi alcuni fra quelli che Springsteen aveva suonato nei suoi provini acustici, come It's Hard to Be a Saint in the City e For You. Davis si dichiarò insoddisfatto del risultato, in quanto a suo dire nessuna canzone aveva il potenziale commerciale per affermarsi come un successo: Springsteen allora compose rapidamente due nuovi pezzi, Blinded by the Light e Spirit in the Night, che furono registrati dopo che la band era stata congedata. Il cantante dovette quindi suonare tutti gli strumenti richiamando Lopez solo per le parti di batteria; per questi due brani però volle la presenza di Clarence Clemons, un sassofonista che aveva conosciuto l'anno precedente.[48]

L'album fu pubblicato nel gennaio 1973 con il titolo di Greetings from Asbury Park, N.J., un omaggio alla città dove il cantante sentiva di avere le sue radici.[48][52] Malgrado parte della critica avesse accolto l'opera con favore, i riscontri di vendita furono nettamente inferiori alle aspettative, con circa 25 000 copie vendute nei primi mesi.[53] Gli scarsi risultati del disco dipesero dall'equivoco iniziale secondo cui Springsteen era stato presentato come un nuovo artista folk: l'album invece appariva troppo grezzo e movimentato rispetto ai canoni del soft rock di matrice cantautorale e al contempo non riusciva a esprimere compiutamente la vena rock del musicista.[54][55] A dispetto dell'insuccesso discografico, Springsteen stava iniziando a imporsi grazie alle sue esibizioni dal vivo, vera fonte di sostentamento per la band.[56]

Il chiosco della veggente Madame Marie sul lungomare di Asbury Park, citata nella canzone 4th of July, Asbury Park (Sandy).[57]

Il secondo lavoro del cantante, The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle, fu distribuito nel novembre dello stesso anno.[53] Pur ricevendo recensioni molto positive, il disco conseguì una popolarità modesta anche perché la casa discografica, che nel frattempo aveva allontanato Davis, non investì molte risorse nella sua promozione.[58] Le canzoni dell'album contribuirono tuttavia ad ampliare il repertorio della band che seguitava a veder crescere il proprio pubblico: i pezzi più energici, come E Street Shuffe e Rosalita, divennero presto molto acclamati nei concerti.[53][59] Per il suo secondo disco Springsteen compose e registrò un gran numero di canzoni che poi rimasero escluse dalla scaletta finale, una pratica che divenne molto comune in seguito: tra queste si annovera The Fever, brano incluso in un raro 45 giri promozionale e che fu poi inciso da Southside Johnny nel 1976, primo dei tanti pezzi di successo "donati" da Springsteen ad altri artisti.[53]

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio del 1974 la band si mise all'opera sulle prime canzoni di un nuovo album. A febbraio Vini Lopez fu licenziato per un litigio con Steve Appel, fratello di Mike, e fu sostituito da Ernest Carter, un batterista amico di David Sancious.[60] Poco dopo questi ultimi lasciarono il gruppo, che nel frattempo iniziava a farsi chiamare E Street Band, e furono rimpiazzati dal batterista Max Weinberg e dal pianista Roy Bittan, ingaggiati mediante un'inserzione pubblicata su di un giornale.[61]

Max Weinberg in azione nel 2009.

Per Springsteen la terza prova discografica si prospettava decisiva: un ulteriore insuccesso avrebbe infatti rischiato di compromettere definitivamente la sua carriera.[62] Il lavoro procedeva a rilento e con risultati frustranti: la band riuscì a portare a termine un solo brano, Born to Run, che poi avrebbe dato il titolo all'album. Più volte l'artista fu sul punto di annullare tutto e propose di registrare tutte le canzoni dal vivo in studio o in concerto, dal momento che l'attività live si era dimostrata la dimensione più congeniale al gruppo.[63][64]

Uno degli eventi più significativi nella carriera del musicista avvenne il 9 maggio 1974: a Cambridge, nel Massachusetts, durante un concerto di Bonnie Raitt cui Springsteen e la sua band facevano da gruppo spalla, il pubblico decretò un capovolgimento dei ruoli, richiamando sul palco l'artista del New Jersey alla fine dello spettacolo e chiedendogli di esibirsi nuovamente.[65] Alcuni giorni dopo Jon Landau, critico musicale di Rolling Stone, scrisse sul settimanale The Real Paper di Boston:

(EN)

« Last Thursday, at the Harvard Square theatre, I saw my rock 'n' roll past flash before my eyes. And I saw something else: I saw rock and roll future and its name is Bruce Springsteen. And on a night when I needed to feel young, he made me feel like I hearing music for the very first time. »

(IT)

« Giovedì scorso, al teatro di Harvard Square, ho visto balenarmi davanti agli occhi i miei trascorsi rock 'n' roll. E ho visto qualcos'altro: ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. In una sera in cui avevo bisogno di sentirmi giovane, lui mi ha fatto sentire come se ascoltassi musica per la primissima volta. »

(Jon Landau, The Real Paper, 22 maggio 1974[66])

L'articolo di Jon Landau, benché pubblicato in una rivista locale, colpì la critica e i discografici, contribuendo inoltre a risollevare le vendite di The Wild, the Innocent and the E Street Shuffle, che nell'agosto del 1974 si approssimarono alle 100 000 copie.[67] Dopo aver scritto una delle frasi più celebri della storia del rock,[65] il giornalista divenne amico di Springsteen e suo più fidato collaboratore, dapprima come produttore discografico e poi – a partire dal 1978 – come agente. La preparazione del nuovo album riprese dunque sotto la guida di Landau, che portò un metodo di lavoro più professionale:[64] la band si trasferì negli studi Record Plant di New York dove tutte le canzoni furono registrate da capo.[68] Nel complesso la lavorazione del disco durò circa 18 mesi e Born to Run uscì infine nell'agosto 1975.[63][64]

Springsteen con la celebre chitarra che compare sulla copertina di Born to Run, un ibrido tra una Fender Telecaster e una meno nota Fender Esquire, modello sostanzialmente identico, ma dotato di un solo pick-up. L'acquistò nel 1973 in un negozio di strumenti del New Jersey per 185 dollari. Si trattava di una Telecaster del 1953 restaurata con l'aggiunta del manico di una Esquire dello stesso periodo. Secondo Springsteen «... è una Telecaster, ma non è del tutto corretto. È una mezzosangue, se vogliamo.»[48] La stessa chitarra, divenuta uno dei simboli più riconoscibili del cantautore, compare anche sulla copertina di altri suoi dischi.

La pubblicazione fu preceduta da un'imponente campagna promozionale, basata sullo slogan «il futuro del rock and roll». Springsteen tenne a New York dieci spettacoli da «tutto esaurito» che suscitarono l'interesse dei mezzi di comunicazione di massa, a tal punto che Born to Run – ancor prima della sua uscita – divenne uno degli album più attesi dell'anno e la canzone omonima fu una delle più trasmesse dalle radio.[67][69][63][70]

L'attenzione concentrata su Springsteen fu enorme: il 27 ottobre Time e Newsweek, i due settimanali statunitensi più diffusi, dedicarono in contemporanea le rispettive copertine al nuovo protagonista del panorama musicale, ma i due articoli presentavano un approccio diametralmente opposto.[71][72] Sulla copertina di Time campeggiava la frase «Rock's New Sensation» («la rivelazione del rock») e l'articolo era piuttosto favorevole a Springsteen sebbene l'autore Jay Crocks stigmatizzasse l'enfasi eccessiva che gli era stata dedicata.[73] La copertina del rivale Newsweek recava invece un titolo più critico, «Making of a Rock Star» («la costruzione di una stella del rock»): il pezzo scritto da Maureen Orth si concentrava sulle tecniche con cui l'industria discografica plasmava i propri eroi;[74] a suo dire il musicista era la creazione di un gruppo di manipolatori intenzionati a imporre un prodotto privo di contenuti.[72] Molto si discusse all'epoca sulla figura di Springsteen e, a fronte di molti osservatori entusiasti, vi fu chi parlò apertamente di montatura.[75]

Nel frattempo l'album raggiunse in poche settimane la terza posizione nella classifica edita da Billboard.[76][77] Le canzoni del disco divennero momenti irrinunciabili della tournée che si protrasse fino alla fine dell'anno; in autunno la band, che aveva assunto la sua configurazione più stabile grazie all'inserimento di Steve Van Zandt come chitarrista ritmico, partì per un breve tour europeo con due concerti all'Hammersmith Odeon di Londra e due spettacoli a Stoccolma e Amsterdam.[78]

La causa contro Mike Appel[modifica | modifica wikitesto]

Intanto i contratti quinquennali stipulati da Springsteen con Mike Appel si avvicinavano alla scadenza: i due si accinsero quindi a trattare l'eventuale rinnovo. Fu in questa circostanza che il cantante si rese conto del fatto che Appel esercitava un controllo pressoché totale sulla sua attività artistica; si arrivò presto a una rottura insanabile dal momento che Springsteen intentò una causa nei confronti dell'impresario, il quale reagì a sua volta con una controcitazione.[79] Il tribunale dispose che il musicista non avrebbe potuto registrare alcunché senza l'approvazione di Appel, tantomeno con la direzione di Jon Landau. Il contenzioso, che coinvolse anche la Columbia, si trascinò per un anno e in quel periodo l'attività discografica si bloccò completamente.[80][81]

Nella primavera del 1977 la causa sembrava volgersi a favore di Springsteen, che tuttavia decise di non condurre a termine l'azione legale: si raggiunse così un accordo stragiudiziale che liberava il cantautore da ogni vincolo; Appel avrebbe contestualmente ricevuto 800 000 dollari e la metà dei diritti della canzoni pubblicate per la Laurel Canyon.[82]

Fra il 1976 e il 1977, non potendo registrare dischi, Springsteen svolse con successo un'intensa attività dal vivo: il musicista si convinse anche a suonare in ambienti più grandi delle sale da concerto in cui si esibiva di solito e accettò di tenere concerti nelle grandi arene sportive che aveva sempre rifiutato, iniziando a Phoenix in settembre e proseguendo poi in ottobre allo Spectrum di Filadelfia, nella città dove aveva il maggior seguito.[83][79] Tuttavia, a causa del contenzioso legale in corso, il denaro faticava ad arrivare nelle tasche dei musicisti: pertanto alcuni membri della E Street Band si misero alla ricerca di ingaggi con altri artisti. Roy Bittan e Max Weinberg, ad esempio, presero parte all'incisione di Bat Out of Hell di Meat Loaf, un album che conseguì grande popolarità.[79][83]

La conferma[modifica | modifica wikitesto]

Appena cinque giorni dopo la stipula dell'accordo con Mike Appel, Springsteen entrò in sala d'incisione con Jon Landau e la E Street Band per cominciare il lavoro sul nuovo album.[84] All'inizio del 1976 Springsteen aveva preso in affitto una fattoria nella campagna del New Jersey, e per tutta la durata della causa aveva continuato a provare e a registrare in semi-clandestinità nuove canzoni con la band in quella che era diventata la sua base operativa.[79] Quando iniziarono le registrazioni ufficiali del nuovo disco, nei primi giorni di giugno del 1977, Springsteen aveva già composto, provato, registrato o solo abbozzato decine di canzoni e molte altre sarebbero nate nell'anno trascorso a lavorare su Darkness on the Edge of Town, il suo quarto album che fu pubblicato nel giugno del 1978.[85]

Jimmy Iovine (qui nel 2002), tecnico del suono per Springsteen in molti suoi dischi tra cui Born to Run e Darkness on the Edge of Town.

Lo stile compositivo era cambiato. Dalla manciata di canzoni registrate per Born to Run sulle quali aveva lavorato in modo maniacale in studio per più di un anno, Springsteen era passato a comporre di getto abbozzi di canzoni che poi cuciva insieme e rielaborava di continuo. Frammenti di musica e di testo passavano da una canzone all'altra fino al raggiungimento del risultato finale, brani dotati di una struttura più semplice, con arrangiamenti meno elaborati rispetto ai suoi dischi precedenti.[86] Alla fine le canzoni provate e registrate in forma più o meno completa furono una settantina.[87] Solo dieci di esse furono poi scelte per comporre la scaletta finale del disco che peraltro fu cambiata diverse volte nel corso dei mesi. La cura maniacale per i dettagli però non diminuì e il supporto di Jon Landau come produttore fu decisivo per aiutare Springsteen ad arginare la sua esuberanza.[86]

Ancora una volta Springsteen si trovava di fronte a un bivio: il suo quarto album, dopo la straordinaria affermazione di Born to Run, si sarebbe rivelato decisivo. Il rischio, come sempre dopo un album di grande successo, era di non riuscire a confermare le attese. In più, visti i due anni trascorsi dalla pubblicazione di Born to Run, c'era il fondato timore che il pubblico e la critica si fossero dimenticati di lui. Perciò Springsteen non aveva fretta. Aveva stipulato un buon accordo con la sua casa discografica, questa volta senza intermediazioni, e voleva fare il miglior disco possibile.[88][86]

Le registrazioni iniziarono presso gli Atlantic Studios di New York con Landau, che aveva fatto esperienza procucendo il fortunato The Pretender di Jackson Browne, e con Jimmy Iovine come tecnico del suono. Steve Van Zandt doveva curare gli arrangiamenti e poi fu accreditato come "assistente alla produzione" sulla copertina del disco per il suo decisivo ruolo.[89] In seguito a diversi problemi tecnici, le sessioni furono spostate nei familiari Record Plant dove era stato realizzato il disco precedente.[90]

L'album, che la Columbia sperava di far uscire entro la fine del 1977, fu pubblicato, dopo molti ritardi, il 2 giugno del 1978 con la tournée promozionale già iniziata e raggiunse la posizione 5 della classifica di Billboard.[91][92] La fase di post-produzione fu problematica perché Iovine e il tecnico del suono Toby Scott non riuscivano a mixare il disco come voleva Springsteen. Landau contattò allora Charles "Chuck" Plotkin, un produttore che lavorava a Los Angeles, chiedendogli il suo aiuto. Plotkin in poche ore sistemò le cose, fondamentalmente aumentando il volume del basso elettrico di Tallent e la grancassa di Weinberg, dando alla musica più profondità e conferendo al disco il suono deciso e oscuro che ne è una delle caratteristiche principali.[93][86] Darkness suscitò reazioni molto positive da parte della critica ma, pur essendo entrato subito nella top ten, non riuscì a rimanervi a lungo. I due singoli pubblicati, Prove It All Night e Badlands, si fermarono alle posizioni 33 e 42.[91]

Il 23 maggio del 1978 a Buffalo Springsteen inaugurò il lunghissimo tour nazionale per la promozione di Darkness che si concluse dopo 115 date il 1º gennaio dell'anno successivo.[94] La tournée è considerata una delle più celebri della storia del rock e diede ampio risalto a Springsteen che per sette mesi girò gli Stati Uniti riempiendo quasi sempre i teatri e le arene sportive più importanti.[95][96] Con la scaletta resa più robusta dall'innesto delle canzoni del nuovo album e dalle molte che invece ne furono escluse, ma che divennero parte integrante del suo repertorio insieme a decine di cover e classici del rock and roll, i concerti si dilatarono, vere maratone musicali che spesso sfioravano le tre ore, al punto che lo spettacolo fu diviso in due parti con l'inserimento di un breve intervallo tra le due sezioni. In realtà in alcune zone degli Stati Uniti, in particolare quelle del sud, ci furono sale non sempre piene e un'accoglienza un po' fredda. Lo scopo della tournée era però anche quella di far conoscere Springsteen negli stati dove era meno noto.[91] In compenso Springsteen e la band fecero il tutto esaurito per tre sere al Madison Square Garden di New York.[94]

La consacrazione[modifica | modifica wikitesto]

Bruce Springsteen in concerto a Drammen nel 1981.

Le sedute per il quinto album iniziarono nel maggio del 1979 presso lo studio Power Station di New York, ritardate da un incidente motociclistico che fermò Springsteen per qualche tempo.[97] Le registrazioni dovevano durare poche settimane che poi si dilatarono, come di consueto, in mesi. Il disco, la cui uscita era prevista nelle intenzioni della casa discografica per il periodo delle festività natalizie del 1979, era inizialmente basato sul gruppetto di canzoni che Springsteen aveva più volte suonato durante la tournée di Darkness e il veloce pezzo rock The Ties That Bind avrebbe dovuto dargli il titolo. In realtà il numero delle canzoni che Springsteen fece provare alla band continuava ad aumentare finché il cantante riuscì a convincere la Columbia a produrre un album doppio.[98]

Le registrazioni furono sospese in settembre quando Springsteen e la E Street Band parteciparono a due dei quattro concerti organizzati al Madison Square Garden di New York dal collettivo di musicisti denominato MUSE (Musicians United for Safe Energy, "musicisti uniti per l'energia sicura") guidato da Jackson Browne. L'evento No Nukes intendeva sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema del pericolo rappresentato dall'energia nucleare soprattutto dopo l'incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island avvenuto il 28 marzo dello stesso anno.[98] Come testimonianza dei concerti nel 1980 furono realizzati un film/documentario e un triplo album che rappresenta la prima apparizione di Bruce Springsteen e della E Street Band in un disco dal vivo.[99][100]

Le session continuarono in autunno e nell'inverno successivo e The River fu pubblicato il 17 ottobre del 1980.[101] Il brano che diede il titolo all'album fu presentato in anteprima durante i concerti del MUSE ed era ispirato e dedicato alla sorella Ginny, rimasta incinta a 17 anni come la Mary protagonista della canzone.[102] Per Springsteen The River fu il disco della consacrazione. Da un punto di vista musicale e dei testi proseguiva e completava quanto iniziato nell'album precedente. L'ossatura è costituita da veloci pezzi rockabilly che si susseguono in modo incalzante, inframezzati da alcune ballate più lente e meditate e da pezzi country. Pochi accordi in brani dalla struttura più semplice rispetto alle composizioni del passato.[103]

The River fu il primo album di Springsteen ad arrivare in vetta alla classifica statunitense rimanendovi quattro settimane dopo aver esordito in quarta posizione.[104][105] Prodotto da Springsteen, Landau e Van Zandt, vendette più di un milione e mezzo di copie prima della fine dell'anno e in seguito arrivò a conquistare 5 dischi di platino negli Stati Uniti.[103] Hungry Heart, definito da John Lennon «il miglior singolo di rock 'n' roll dai tempi dei Beatles»,[106] fu inoltre il primo 45 giri di Springsteen a entrare nella top ten raggiungendo la quinta posizione.[107]

Il 3 ottobre iniziò la tournée promozionale di The River che durò quasi un anno per un totale di 140 concerti. Tra l'aprile e il giugno del 1981 Springsteen si esibì anche fuori dagli Stati Uniti, in quello che fu di fatto il suo primo vero tour europeo non considerando la breve apparizione del 1975. Nonostante la presenza dei nuovi scatenati pezzi del nuovo album, Springsteen e la band continuavano a inserire in scaletta cover di classici del rock and roll, dei Creedence Clearwater Revival e di altri pezzi amati in gioventù dal cantante, ma fece il suo esordio anche il folk di Woody Guthrie con la classica This Land Is Your Land.[108]

Gli anni ottanta e il successo mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Un registratore a cassette Tascam Portastudio, simile a al modello 144 con cui Springsteen registrò le tracce del suo Nebraska.

Terminata la tournée di The River, armato di chitarra acustica e armonica, Springsteen si chiuse nella sua casa e iniziò a registrare una serie di provini di un gruppo di nuovi brani che aveva composto nei mesi precedenti. Il 3 gennaio del 1982, assistito dal suo tecnico delle chitarre Mike Batlan, incise 15 canzoni su un registratore semiprofessionale a quattro piste Tascam. Nei mesi successivi furono provate con la E Street Band in versione elettrica e poi incise nuovamente in studio in modo professionale ma sempre in versione acustica. Alla fine Springsteen e Landau, non soddisfatti del risultato, decisero di recuperare le tracce registrate col Tascam per un nuovo album così com'erano.[109] Nebraska, pubblicato in ottobre, sorprese la critica e il pubblico: canzoni acustiche, cupe e a tratti amare, con un suono grezzo, essenziale e poco rifinito, ma molto personale e riconoscibile. Il disco acustico che John Hammond e i discografici della Columbia si aspettavano all'inizio della carriera di Springsteen era stato alla fine realizzato.[110] Dopo i fasti del poderoso rock di The River la casa discografica accettò con qualche perplessità il nuovo disco, ma i risultati di vendita, pur non eccezionali, furono comunque sorprendenti.[111] Nebraska raggiunse la terza posizione della classifica statunitense pur non potendo per ovvie ragioni essere trainato da un singolo di grande successo.[112] Atlantic City fu comunque pubblicata su 45 giri e della canzone, in seguito sempre riproposta dal vivo in una versione full band, fu realizzato il primo video clip della carriera di Springsteen.

In quel periodo Springsteen iniziò a soffrire di depressione e iniziò a frequentare regolarmente uno psichiatra. Ma iniziò anche a frequentare le palestre per mantenersi in forma e ciò lo aiutò anche da un punto di vista mentale.[110]

Proprio da un pezzo scartato da Nebraska, intitolato Born in the U.S.A. e pensato inizialmente per un film di Paul Schrader poi non realizzato, prese le mosse l'album successivo.[113] Le registrazioni iniziarono di fatto nel gennaio 1982, quando Springsteen stava cercando di dare una versione definitiva ai provini acustici che divennero Nebraska. Messe da parte le versioni full band di quelle canzoni, con il gruppo iniziò a lavorare su alcuni nuovi pezzi. Il lavoro fu più frammentario rispetto al passato. Van Zandt iniziò a pianificare la sua carriera solista come Little Steven e realizzò nel 1982 il suo primo album; anche Clemons registrò un suo album e tutti furono coinvolti nel rilancio della carriera di Gary U.S. Bonds, un cantante di rock and roll popolare nei primi anni sessanta il cui unico vero successo era stato Quarter to Three nel 1961, brano che Springsteen aveva riproposto spesso nei suoi concerti sin dai tempi di Born to Run.[114][115]

Steven Van Zandt (2002).

Anche questa volta il numero di canzoni registrate, oltre sessanta, poteva riempire più di un disco e alla fine del 1983 non era ancora stata stabilita la scaletta definitiva. La sensazione era che mancasse il singolo di punta per l'album. Fu allora che Springsteen compose Dancing in the Dark. Mixata da Bob Clearmountain e dominata dai sintetizzatori di Roy Bittan (una delle novità dell'intero disco), la canzone aveva un suono più commerciale rispetto alla normale produzione di Springsteen e divenne uno dei suoi maggiori successi grazie anche a un video clip, diretto da Brian De Palma, che fu massicciamente trasmesso dalle televisioni specializzate.[116] Pubblicato il 4 giugno 1984, pochi giorni dopo l'annuncio ufficiale dell'uscita di Van Zandt dalla E Street Band, l'album Born in the U.S.A. esordì al nono posto della classifica di Billboard e raggiunse la prima il 7 luglio rimanendovi per quattro settimane.[117] Rimase comunque nelle prime dieci posizioni per ben 84 settimane preceduto solo da Purple Rain di Prince. La Columbia pubblicò nel corso dei mesi ben sette singoli estratti dall'album e tutti entrarono nella top ten. Dancing in the Dark fu il singolo di maggior successo e raggiunse la seconda posizione della classifica.[118] Born in the U.S.A. fu il disco più venduto nel 1985 ed è arrivato a vendere 30 milioni di copie nel mondo di cui 15 nei soli Stati Uniti.[119][120]

Grazie a Born in the U.S.A. Springsteen si trasformò da seguitissimo musicista rock di successo a uno dei più importanti esponenti della musica mainstream degli anni ottanta. L'immagine di Springsteen si affermò a livello internazionale come un'icona tipicamente americana e il successo fu enorme anche a livello internazionale. Sebbene anche Born in the U.S.A., come il precedente Nebraska, sia una esplorazione del lato oscuro del sogno americano, parte del pubblico lo percepì come un vigoroso inno patriottico.[118] Ronald Reagan stesso, durante la sua campagna presidenziale del 1984, tentò di coinvolgere Springsteen nella sua propaganda elettorale. Springsteen reagì duramente e rifiutò anche i tentativi di coinvolgimento nella disputa politica che arrivavano da parte democratica. La copertina del disco, che riporta un'immagine dell'artista ripreso di schiena sullo sfondo a stelle e strisce, è rimasta tra le più celebri di quegli anni.[116]

La canzone che dà il titolo all'album è un'amara riflessione sul destino dei soldati e dei veterani della guerra del Vietnam. Nonostante il testo fosse piuttosto esplicito in tal senso, grazie al potente e orecchiabile ritornello, al contorno sonoro, al titolo e all'immagine di copertina dell'album, fu letta da molti come una canzone patriottica se non addirittura gingoista e non come una esplicita denuncia.[121] Anni dopo, per contrastare l'interpretazione diffusa ed errata che ormai era stata data alla canzone, Springsteen ritornò a eseguirla in una versione acustica del tutto simile a come era stata inizialmente concepita ai tempi dei provini di Nebraska.[122]

Il tour con la E Street Band, nella quale erano entrati nel frattempo la corista Patti Scialfa e il chitarrista Nils Lofgren in sostituzione di Steven Van Zandt, iniziò il 29 giugno del 1984 e si concluse il 2 ottobre del 1985 spaziando per tutti gli Stati Uniti, l'Europa, l'Australia e il Giappone. Il successo fu clamoroso ovunque e i concerti, come sempre lunghissimi, riempirono i grandi teatri e i palazzetti sportivi per poi spostarsi negli stadi all'aperto.[123] Il successo planetario della monumentale tournée accrebbe ancor di più la fama di Springsteen. In alcuni casi, come in Giappone e in Australia, si raggiunsero livelli di fanatismo che erano stati riservati solo ai Beatles negli anni sessanta.[116][124]

Julianne Phillips, la prima moglie di Springsteen.

Il 28 gennaio 1985, Springsteen partecipò al progetto Usa for Africa registrando, insieme a numerose star della musica americana, la celebre We Are the World e lo stesso anno partecipò al progetto Artists United Against Apartheid promosso da Van Zandt e alla registrazione dell'album Sun City.[125][126] Nel maggio del 1985, durante una pausa del tour di Born in the U.S.A., sposò con una cerimonia segreta l'attrice e modella Julianne Phillips conosciuta pochi mesi prima.[118]

Il periodo di Born in the U.S.A. rappresentò l'apice della popolarità e della visibilità di Springsteen nei media e nella cultura popolare. Per completare il momento magico Springsteen pubblicò alla fine del 1986 il suo primo album dal vivo, un monumentale quintuplo in vinile (disponibile anche in 3 CD) che ripercorreva tutto il decennio precedente riproponendo quelli che nelle intenzioni erano stati i momenti più significativi dell'intesa attività svolta con la E Street Band (che per la prima volta fu esplicitamente accreditata sulla copertina di un disco di Springsteen).[118] Live/1975-85 ebbe un successo senza precedenti per un prodotto del genere ed esordì in testa alla Billboard 200 diventando uno dei dischi dal vivo di maggior successo di tutti i tempi arrivando a vendere 13 milioni di copie negli Stati Uniti. L'operazione aumentò ancor di più la reputazione di Springsteen come uno dei migliori performer in circolazione e quella della E Street Band come uno dei migliori gruppi rock, ma suscitò anche qualche perplessità critica da parte dei fan di vecchia data che, abituati agli innumerevoli bootleg disponibili, non mancarono di segnalare alcune assenze reputate significative nella pur lunghissima scaletta. Dall'album fu tratta come singolo una cover di War, canzone anti-militarista che era stata una hit di Edwin Starr nel 1970 e che entrò ancora nella top ten americana. Il secondo singolo, Fire, la canzone che Springsteen aveva scritto per Elvis Presley, fu accolto fiaccamente, quasi a dimostrare che la sovresposizione mediatica di Springsteen che durava da tre anni aveva saturato un po' il pubblico.[118]

Quasi a voler intercettare l'umore del pubblico, Springsteen iniziò a lavorare su un nuovo album in studio da solo, senza la E Street Band. Le canzoni erano molto più personali e il tema fondamentale del disco era il rapporto di coppia. Il cantautore stava esplorando in tutti i suoi aspetti la vita matrimoniale con tutti i dubbi che si portava dietro.[127] Aiutato dal fido Toby Scott, Springsteen iniziò a lavorare su qualche demo nel febbraio del 1987. L'attrezzatura del suo studio personale era migliorara e ora disponeva di sintetizzatori e drum machine. In poche settimane registrò tutte le canzoni e solo alla fine chiamò, ad uno ad uno, i musicisti della E Street Band per qualche sovraincisione. Se le parti suonate dai membri del gruppo si fossero rivelate migliori di quelle registrate in proprio sarebbero state inserite nel disco. Dei contributi degli E Streeters si salvò poco: alcune parti di batteria di Weinberg, un pregevole assolo di Lofgren, qualche parte di organo di Federici e poco altro. Addirittura mancava completamente il sassofono di Clarence Clemons. I musicisti non la presero bene, si sentivano messi da parte e già qualcuno iniziava a intuire che la storia della band potesse essere arrivata al capolinea.[118]

Tunnel of Love uscì nell'ottobre del 1987 ed esordì al primo posto della classifica (quarto album di Springsteen a raggiungere la cima nel corso degli anni ottanta), trainato anche dai primi due singoli pubblicati, Brilliant Disguise e Tunnel of Love, entrambi nella top ten.[128]

Il 25 febbraio 1988 iniziò il Tunnel of Love Express Tour. A discapito del fatto che quello appena pubblicato fosse a tutti gli effetti un album "solista", Springsteen ripartì per i concerti con la E Street Band al completo. Molte le differenze con la precedente tournée: un clima più formale, meno gigantismo. Springsteen aveva cambiato anche la posizione dei musicisti sul palco, che era strutturato per sembrare un luna park, e introdotto delle rigide regole sull'abbigliamento. Lo spettacolo iniziava con i musicisti che entravano fingendo di comperare il biglietto d'ingresso da un botteghino nel quale Terry Mcgovern, l'assistente personale di Springsteen, era sistemato vestito in frac. La tournée, che fu più breve delle precedenti, iniziò negli Stati Uniti con concerti prevalentemente tenuti nei palazzetti e poi proseguì in Europa con diverse date in grandi stadi.[129] L'evento più importante fu il concerto a Berlino Est il 19 luglio, quando Springsteen suonò davanti a una folla stimata in più di 100.000 persone.[130]

Bruce Springsteen in Costa d'Avorio durante il tour Human Rights Now!.

Proprio dall'Italia rimbalzò negli Stati Uniti la notizia del nuovo legame con Patti Scialfa: in occasione del concerto di Torino dell'11 giugno 1988 un giornalista de La Stampa, vedendo i due nei camerini dello Stadio Comunale, intitolò il suo articolo il giorno dopo Bruce e Patty nel tunnel dell'amore basandosi sul titolo del disco e la notizia venne in breve ripresa dai tabloid americani.[131]

Alla fine del 1988 Springsteen partecipò con la band alla tournée mondiale Human Rights Now! per Amnesty International insieme ad altri artisti di successo come Sting, Peter Gabriel, Tracy Chapman e Youssou N'dour. In venti tappe il tour toccò l'Europa, il Nord America, ma anche il Sud America, l'Africa e l'Asia.[132][133]

Nell'ottobre 1989 Springsteen sciolse la E Street Band e lasciò liberi i suoi componenti.[134][135] L'annuncio ufficiale fu dato il 13 dicembre e sorprese il pubblico, i fan e la critica.[136][137]

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Naufragato il matrimonio con la prima moglie, Springsteen lasciò il New Jersey e si trasferì con Patty Scialfa a Los Angeles nel gennaio del 1989.[138] I due si sposeranno l'8 giugno del 1991 dopo la nascita del loro primo figlio Evan James avvenuta nel luglio dell'anno precedente.[118] La seconda figlia Jessica Rae nacque nel dicembre del 1991 e il terzogenito Sam Ryan nacque nel gennaio del 1994.[139][140]

Il periodo che seguì Tunnel of Love fu contrassegnato da grandi cambiamenti nella vita di Springsteen, ma anche da un inaridimento creativo.[135][139] Subito dopo lo scioglimento della E Street Band però, nel dicembre del 1989, Springsteen si incontrò a Los Angeles con Roy Bittan con il quale diede l'avvio al progetto per un nuovo album.[138] Iniziò così un lungo periodo di prove e registrazioni che si protrassero fino al 1992. Springsteen e Bittan lavorarono su un gran numero di nuovi brani insieme a Toby Scott, alcuni dei quali scritti dal tastierista e che erano dominati dai suoi nuovi sintetizzatori. Furono coinvolti alcuni noti session men tra i quali il bassista Randy Jackson e il batterista dei Toto Jeff Porcaro e addirittura in qualche pezzo David Sancious. Intorno a Bittan, che assunse anche il ruolo di co-produttore, Jackson e Porcaro si concentrò la formazione che diede la veste definitiva ai brani registrati.[139]

Human Touch, dopo molti ritardi dovuti anche al fatto che come ai vecchi tempi Springsteen aveva preparato un numero enorme di canzoni, fu pubblicato il 31 marzo del 1992 insieme a un secondo album intitolato Lucky Town che Springsteen registrò praticamente da solo, in poche settimane, nel suo studio personale a Los Angeles. Due dischi molto diversi che furono pubblicati insieme nonostante qualche perplessità della Columbia. Il primo era un album rock con sonorità moderne, patinate, che ben rappresentavano la nuova vita californiana di Springsteen. Il secondo era invece composto da una manciata di canzoni ruvide, dominate dalle sonorità sporche della chitarra. La critica accolse tiepidamente i due dischi "gemelli" che all'inizio vendettero molto bene ed esordirono alla seconda e terza posizione in classifica, ma poi scesero piuttosto rapidamente. Springsteen, dopo cinque anni dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro, fu criticato da alcuni per l'assenza della E Street Band e per il fatto di essersi allontanato dal New Jersey per la luccicante Los Angeles.[139]

Nel giugno del 1992 iniziò una tournée mondiale che durò un anno. Springsteen e Bittan misero in piedi un nuovo gruppo, spesso identificato informalmente come "The Other Band" ("l'altro gruppo") per distinguerlo dalla E Street Band, composto in gran parte da musicisti sconosciuti ai più: oltre a Bittan alle tastiere e Patty Scialfa in qualche data, ne facevano parte Shane Fontaine alla chitarra, Crystal Taliafero ai cori e poi al sassofono, il bassista Tommy Sims, il batterista Zachary Alford e un nutrito gruppo di coriste.[139][141] Il tour iniziò molto bene durante le prime date in Europa, ma nonostante le undici trionfali date a East Rutherford nel New Jersey, non andò altrettanto bene nel resto degli Stati Uniti.[139] Nel dicembre del 1992 fu pubblicato In Concert, un video contente una esibizione di Springsteen e la sua nuova band realizzata nell'ambito della serie degli Unplugged dell'emittente MTV. Nell'aprile del 1993 fu pubblicato per il mercato internazionale anche un album dello stesso concerto che uscì negli Stati Uniti nel 1997 ed entrò a mala pena nella classifica di Billboard.[142]

Jonathan Demme, regista anche del videoclip di Murder Incorporated nel 1995.

Dopo l'esperienza di Human Touch e Lucky Town Springsteen iniziò a sperimentare nuovi modi di comporre e registrare. Tra la fine del tour mondiale e il 1994 incise un certo numero di canzoni insieme a Toby Scott nel suo studio personale utilizzando prevalentemente loop, percussioni e strumenti elettronici. Tutto iniziò con la realizzazione di Streets of Philadelphia per il film Philadelphia di Jonathan Demme, che valse a Springsteen l'Oscar alla migliore canzone e che fu il primo di molti brani scritti e incisi per il cinema. La canzone, pubblicata nella colonna sonora del film e poi come singolo nel febbraio del 1994, ebbe uno straordinario successo, rilanciando la carriera del cantautore dopo la parentesi degli album "gemelli". Il singolo raggiunse la nona posizione della Hot 100 di Billboard e vendette 9 milioni di copie nei soli Stati Uniti.[143] Grazie al successo della canzone e al suo nuovo interesse per una musica più sperimentale, Springsteen entrò in sala d'incisione a Los Angeles e incise una ventina di brani per un album che non fu mai pubblicato. Canzoni nello stile di Streets of Philadelphia, basate per la maggior parte su un leggero sottofondo di suoni e ritmi elettronici. Di quelle sedute si salvarono solo Missing che comparve nella colonna sonora del film Tre giorni per la verità diretto da Sean Penn e Secret Garden che fu pubblicata nel 1996 nell'EP Blood Brothers.[143]

Alla fine del 1994 il progetto fu repentinamente abbandonato e Springsteen iniziò a dedicarsi alla realizzazione della sua prima raccolta di successi, anche per approfittare del momento favorevole dopo il successo di Streets of Philadelphia. Nel gennaio del 1995 riunì dopo sei anni la E Street Band al completo e con i suoi vecchi musicisti, compreso Steven Van Zandt, registrò alcune canzoni che furono incluse nel Greatest Hits che fu pubblicato il 28 febbraio 1995.[144][145] A testimonianza di questa breve ma effimera reunion fu realizzato anche il documentario Blood Brothers diretto da Ernie Fritz a cui fece seguito un EP con lo stesso titolo. Durante l'anno il gruppo fece anche qualche apparizione dal vivo come il 2 settembre a Cleveland per il concerto di inaugurazione del museo e della nuova sede della Rock and Roll Hall of Fame.[146][147] All'epoca si pensò che questi fatti potessero portare a una riunone stabile del vecchio gruppo. In realtà verso la fine dell'anno Springsteen pubblicò il suo nuovo album senza la band e iniziò il successivo solitario tour acustico.[148]

La raccolta Greatest Hits, composta da quattordici successi (tra i quali Streets of Philadelphia) e da quattro inediti incisi con la E Street Band per l'occasione, ricevette poche recensioni positive, ma arrivò al primo posto in classifica in molti paesi compresi gli Stati Uniti vendendo una decina di milioni di copie.[143]

Non ancora pronto a riprendere il ruolo del rocker e a suonare con la band, Springsteen passò parte del 1995 a comporre e registrare canzoni semi-acustiche di sapore folk. Testi incentrati sulle storie delle fasce più deboli della società, degli immigrati messicani, dei disordini razziali, prendendo come spunto i personaggi del romanzo Grapes of Wrath (Furore in italiano) di John Steinbeck filtrati, nel caso di Springsteen, attraverso la visione del film omonimo di John Ford e l'ascolto delle canzoni di Woody Guthrie, ma spesso attingendo all'attualità. Il protagonista della canzone che diede il titolo all'album, The Ghost of Tom Joad, era lo stesso della ballata Tom Joad di Guthrie inclusa nel suo album Dust Bowl Ballads del 1940 ispirata a sua volta al protagonista del romanzo di Steinbeck e del film di Ford.[149][143]

Woody Guthrie, ispiratore del brano The Ghost of Tom Joad.

Pubblicato il 16 novembre del 1995 (e il 21 dello stesso mese negli Stati Uniti) The Ghost of Tom Joad era stato realizzato con l'ausilio di un ristretto gruppo di musicisti, tra i quali Danny Federici, Garry Tallent, il batterista Gary Mallabar, Marty Rifkin alla steel guitar e Patty Scialfa con le amiche Lisa Lowell e Soozie Tyrell ai cori, ma gran parte delle canzoni erano sostanzialmente dominate dalla chitarra acustica e dalla voce di Springsteen. Nel novembre dello stesso anno il cantautore iniziò una tournée mondiale, prevalentemente in piccoli teatri, durante la quale si esibì da solo accompagnato dalla chitarra acustica e che si concluse, suddiviso in varie tranche che lo portarono anche in Giappone e in Australia, il 27 maggio del 1997.[144][150] La critica accolse benissimo il nuovo album, spesso paragonandolo a Nebraska, ma colpì anche il nuovo format dei concerti, più intimi e personali e lontani dal gigantismo delle lunghe maratone musicali a cui con la E Street Band si era abituati.[143]

Nel 1996 Springsteen ritornò con la famiglia nel New Jersey, in una tenuta in campagna a Colts Neck, a pochi chilometri da Freehold, dove aveva messo in piedi anche uno studio di registrazione personale.[143] Il suo tecnico del suono Toby Scott aveva iniziato sin dagli anni ottanta ad ascoltare, catalogare e convertire in formato digitale le centinaia di registrazioni in studio prodotte da Springsteen e poi dimenticate. Alla fine del 1997 Scott aveva catalogato fino a trecentocinquanta brani inediti tra i quali quelli dell'album scartato tre anni prima.[151] L'esito di tale lavoro fu la pubblicazione nel 1998 di un cofanetto di quattro CD intitolato Tracks contenente sessantasei brani che partivano dai provini per la Columbia del 1972 fino alla reunion con la E Street Band del 1995, completo di un libretto con le note personali del cantautore. Pubblicato il 10 novembre 1998, il cofanetto riscosse un grande successo, ma anche qualche critica per il fatto che era in gran parte stato trascurato il periodo di Darkness of the Edge of Town. Mancavano infatti le versioni in studio di canzoni famosissime tra i fan come Because the Night, Fire e soprattutto The Promise, la canzone che avrebbe dovuto dare il titolo all'album del 1978. Nel 1999 Springsteen pubblicò 18 Tracks, una versione ridotta a un solo disco di Tracks, nella quale incluse altri tre inediti tra i quali The Fever del 1973 poi donata a Southside Johnny e una versione registrata per l'occasione, per solo pianoforte, di The Promise.[152] In contemporanea a Tracks, Springsteen pubblicò il volume Songs, contenente i testi delle sue canzoni da lui stesso commentate.[153]

Il ritorno della E Street Band[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la pubblicazione di Tracks i tempi sembrarono maturi per una riunione stabile della E Street Band a dieci anni dallo scioglimento.[154] Nel marzo del 1999 Springsteen fu incluso nella Rock and Roll Hall of Fame. Durante la cerimonia di premiazione, nonostante l'assegnazione del riconoscimento non includesse la E Street Band, il cantante si presentò con il gruppo al completo interpretando Tenth Avenue Freeze-Out.[155] Il Reunion Tour iniziò subito dopo, il 9 aprile del 1999 in Spagna e terminò dopo oltre un anno, il 1º luglio 2000 a New York.[156] La lunga tournée mondiale riscosse un grande successo e fu poi immortalata nel film Bruce Springsteen & The E Street Band: Live in New York City registrato durante le ultime due date al Madison Square Garden e trasmesso dalla rete via cavo HBO e da cui furono tratti poi un doppio album live e un doppio DVD.

Parte dell'album The Rising è ispirato ai tragici eventi dell'11 settembre 2001. All'indomani dell'attacco Springsteen si recò in una spiaggia del New Jersey per vedere il nuovo deturpato skyline di Manhattan. Un uomo lo scorse e gli gridò dal finestrino della sua auto: «Hey, abbiamo bisogno di te!».[157]

Il 21 settembre del 2001 Springsteen aprì il programma televisivo America: A Tribute to Heroes trasmesso dalle principali emittenti statunitensi a reti unificate e destinato a raccogliere fondi per le famiglie delle vittime degli attentati dell'11 settembre cantando la nuova canzone My City of Ruins. In ottobre partecipò a un concerto benefico per le vittime provenienti dalla Contea di Monmouth, dov'era nato e dove abitava, che secondo le stime erano oltre 150.[157][158]

La reazione di Springsteen agli attentati fu l'album The Rising, il primo registrato con la E Street Band dai tempi di Born in the U.S.A.[159] Prodotto da Brendan O'Brien, noto per il suo lavoro con i Pearl Jam e altri, e registrato ad Atlanta, l'album fu pubblicato nel luglio del 2002 e conteneva molte canzoni che erano nate come riflessioni sull'evento che aveva così tanto colpito la vita e la coscienza del popolo americano. Il cantautore decise di affidarsi per la prima volta dopo molti anni a un produttore esterno per essere sgravato di alcune responsabilità e potersi così concentrare meglio sulla musica.[157] Springsteen si impegnò molto per la promozione dell'album, come una questione personale più che una faccenda di semplici affari, anche perché era da lui che la gente e l'opinione pubblica si attendevano una risposta all'11 settembre.[160][161][157][162]

The Rising arrivò subito al primo posto in classifica, il suo primo album a riuscirvi dai tempi del Greatest Hits e il primo di canzoni inedite da Tunnel of Love, e garantì al suo autore una nuova copertina su Time.[163][164]

Il The Rising Tour iniziò il 7 agosto 2002 nel New Jersey e si concluse dopo 120 concerti nell'ottobre dell'anno successivo spaziando tra il Nord America, l'Europa e l'Australia. Fu la più grande tournée realizzata da Springsteen da molti anni. Anche se con meno date, ebbe un successo se possibile ancora più grande della precedente anche grazie all'imponente campagna promozionale (Springsteen aveva iniziato ad apparire anche nei talk show come ad esempio quello di David Letterman).[165]. Se nel Reunion Tour il pubblico andò ai concerti per la curiosità di rivedere il cantautore all'opera con la ricostituita E Street Band, questa volta ad attrarlo furono anche le canzoni del nuovo album.[157] Al termine del tour fu pubblicato, questa volta senza un corrispondente album dal vivo, un DVD con la registrazione del concerto a Barcellona dell'ottobre 2002.

Durante la presidenza repubblicana di George W. Bush, Springsteen si schierò apertamente e pubblicamente contro l'amministrazion americana. Se riteneva inevitabile la risposta militare che portò all'invasione dell'Afganistan, come una parte dell'opinione pubblica statunitense non approvò invece il successivo conflitto contro l'Iraq iniziato nel 2003.[166] Cominciò quindi un periodo del tutto inedito di impegno politico e pubblico che si concretizzò nella partecipazione ad alcune date di Vote for Change, tournée musicale a sostegno della campagna elettorale del candidato democratico John Kerry per le presidenziali del 2004 realizzata insieme ad altri musicisti statunitensi. Tra questi i vecchi amici Jackson Browne e Bonnie Raitt con i quali aveva gia diviso il palco ai tempi di No Nukes venticinque anni prima e in altri eventi simili, ma anche i Pearl Jam, i R.E.M., John Legend, James Taylor, John Fogerty e altri.[157]

Dopo oltre quattro anni di grande esposizione mediatica dovuta alle gigantesche tournée con la E Street Band e a The Rising, Springsteen si prese un breve periodo di pausa e nell'aprile del 2005 ritornò con un nuovo album, questa volta da solista e in gran parte semi-acustico sul modello di The Ghost of Tom Joad. In effetti molte delle canzoni del nuovo album erano state composte negli anni novanta e alcune erano proprio scarti di quell'album. Devils & Dust arrivò al primo posto della classifica (il suo primo disco folk a riuscirvi) e durante l'anno il cantautore intraprese una tournée durante la quale si esibì da solo come aveva fatto nove anni prima. L'album, che fu prodotto ancora da Brendan O'Brian, era influenzato della visione politica che Springsteen aveva all'epoca, dopo l'impegno per la campagna per Kerry e la guerra in Iraq. La canzone che diede il titolo all'album era stata scritta nel 2003 ed è un monologo di un soldato americano impegnato in una non meglio precisata zona di guerra nel deserto, ma che richiama comunque il conflitto contro Saddam Hussein.[157]

Pete Seeger, al cui repertorio è dedicato l'album We Shall Overcome.

Nell'aprile del 2006 fu pubblicato We Shall Overcome: The Seeger Sessions un album del tutto anomalo rispetto alla precedente produzione springsteeniana. Fu infatti realizzato con un eterogeneo e inedito gruppo di musicisti ed era totalmente incentrato sul repertorio di canzoni popolari e tradizionali del folk-singer e attivista Pete Seeger, artista molto amato da Springsteen. Anche in questo caso il progetto traeva la sua origine dagli anni novanta quando Springsteen registrò una sua versione dell'inno We Shall Overcome per l'album tributo a Seeger Where Have All the Flowers Gone del 1997. Tramite la violinista Soozie Tyrell, che aveva già collaborato con lui in precedenza e che poi sarebbe stata aggiunta alla E Street Bad durante il tour di The Rising, Springsteen incontrò i Gotham Playboys, un gruppo di musicisti poco conosciuti che suonava un repertorio di brani zydeco e cajun. Con loro registrò un gruppetto di canzoni del repertorio di Seeger, in presa diretta, nel suo studio di Colts Neck. Poi, nel 2005 e nel 2006, Springsteen riunì gli stessi musicisti con l'aggiunta dei fiati dei Miami Horns e riprese in mano quelle vecchie registrazioni informali per completarle e dar loro una veste definitiva.[157] Dopo l'uscita dell'album Springsteen, insieme alla nuova formazione battezzata per l'occasione The Session Band e della quale facevano parte anche la Tyrell e Patti Scialfa, iniziò una tournée che si svolse per la maggior parte in Europa in due distinte tranche in maggio e poi in autunno. Springsteen suonò i pezzi dell'album dedicato a Seeger, ma anche molte canzoni del proprio repertorio riarrangiate al modo della Session Band. Dai concerti di Dublino di novembre furono tratti l'album dal vivo e il DVD omonimo Bruce Springsteen with the Sessions Band: Live in Dublin.[167]

Nell'ottobre del 2007 e a più di cinque anni dal precedente, fu pubblicato un nuovo album con la E Street Band intitolato Magic che raggiunse nuovamente il primo posto della classifica americana dopo che il precedente dedicato a Pete Seeger si era feremato al terzo posto. Anche in questo caso l'album fu accompagnato da un lungo tour mondiale di grande successo che si concluse nel 2008 alla fine di agosto. Al posto di Danny Federici, malato e poi scomparso il 17 aprile del 2008, fu aggregato alla E Street Band il tastierista Charles Giordano proveniente della Session Band.[157]

Springsteen tornò a occuparsi di politica dando il suo appoggio al candidato democratico e futuro presidente degli Stati Uniti Barak Obama durante la campagna elettorale del 2008, partecipando ad alcuni momenti pubblici e al concerto tenuto dopo il suo insediamento quando si esibì insieme a Pete Seeger in This Land Is Your Land.[157]

Il successivo album di Springsteen, ancora con la E Street Band, uscì a poco più di un anno dal precedente. Basato su canzoni che il cantautore e il produttore Brendan O'Brian avevano iniziato a registrare subito dopo la conclusione di Magic e pubblicato nel gennaio del 2009, Working on a Dream raggiunse subito la prima posizione in classifica. Springsteen dedicò la canzone The Last Carnival all'amico tastierista Danny Federici.[168] Il 1º febbraio 2009 Springsteen e la E Street Band suonarono nell'intervallo del Super Bowl XLIII a Tampa in Florida.[169] Nel tour mondiale che seguì la pubblicazione dell'album ci furono alcune novità nell'organico della band. Oltre ai musicisti aggiunti Soozie Tyrell e Charles Giordano, che prese stabilmente il posto di Federici, Springsteen aggregò anche un gruppo di coristi e il trombettista Curt Ramm, tutti provenienti dalla Session Band.[170] Dal concerto tenuto a Londra il 28 giugno del 2009 fu tratto il DVD London Calling: Live in Hyde Park.

Tom Morello in concerto nel 2008.

Il 18 giugno 2011 morì il sassofonista Clarence Clemons per le complicanze seguite a un infarto.[171] Dopo il lavoro per speciale riedizione di Darkness on the Edge of Town nel 2010, Springsteen ritornò con un nuovo album nel marzo del 2012. Wrecking Ball fu registrato utilizzando in gran parte musicisti esterni alla E Street Band tra i quali il nuovo produttore Ron Aniello, il batterista Matt Chamberlain e il chitarrista Tom Morello dei Rage Against the Machine che inizierà così una duratura collaborazione con Springsteen con la sua partecipazione anche ad alcune date del successivo tour come sostituto di Steven Van Zandt. In due brani dell'album è presente il sassofono di Clarence Clemons in registrazioni precedenti alla sua scomparsa, mentre sono totalmente assenti Roy Bittan e Garry Tallent. Wrecking Ball raggiunse il primo posto in classifica negli Stati Uniti, in Italia e in molti altri paesi.[168] Un disco definito "rabbioso" e che si distacca dall'ottimismo che in parte aveva contraddistinto il suo lavoro precedente e l'impegno dell'autore verso la politica di Barack Obama a cui faceva implicitamente riferimento Working on a Dream.[162]

Nella lunga tournée mondiale iniziata dopo la pubblicazione dell'album, Springsteen riunì nuovamente quanto rimaneva della E Street Band con Soozie Tyrell e Charles Giordano e con una potente sezione di fiati denominata E Street Horns e un gruppo di coristi denominato E Street Choir. Di fatto un gruppo allargato in grado di interpretare il repertorio classico e quello della Session Band nella quale alcuni dei musicisti avevano militato.[172] In questa formazione le parti di sassofono di Clarence Clemons furono affidate al nipote Jake e all'esperto Eddie Manion.[173][174]

Il 14 gennaio 2014 uscì High Hopes, quarto disco di Springsteen consecutivo (e undicesimo in totale) a guadagnare il primo posto nella classifica degli album più venduti negli Stati Uniti. [175] L'album è un mix di nuove canzoni, cover di altri artisti, materiale registrato in passato e nuove registrazioni di brani già pubblicati come una riedizione elettrica di The Ghost of Tom Joad. Anche la canzone che dà il titolo all'album, una cover di un brano di Tim Scott e primo singolo estratto, era già apparsa in un'altra versione nell'EP Blood Brothers nel 1996. L'album fu prodotto ancora da Ron Aniello e realizzato con il principale ausilio di Tom Morello, ma con la partecipazione di tutti i membri della E Street Band, compresi Federici e Clemons in registrazioni effettuate prima della loro scomparsa, e di tutti i musicisti del Wrecking Ball Tour. Il 25 marzo è stato pubblicato il video del concerto tributo dedicato a Springsteen realizzato in occasione dell'assegnazione del premio come persona dell'anno dall'associazione no-profit MusiCares; il 19 aprile è uscito l'EP in edizione limitata American Beauty, contenente quattro brani inediti tratti dalle sessioni di High Hopes.[176]

Il 10 aprile 2014 la E Street Band è stata inclusa nella Rock and Roll Hall of Fame, quindici anni dopo il suo leader, nella categoria Award for Musical Excellence.[177] La cerimonia si è svolta al Barclays Center di Brooklyn e il gruppo è stato introdotto dallo stesso Springsteen. Oltre ai membri storici, Roy Bittan, Garry Tallent, Max Weinberg, Steven Van Zandt, Nils Lofgren e Patty Scialfa, il premio è stato attribuito anche a Vini Lopez e David Sancious. Victoria Clemons, vedova di Clarence, e Jason Federici, figlio di Dan, hanno ritirato il premio per i due musicisti scomparsi.[178]

The Boss[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente statunitense Barack Obama e la moglie Michelle con gli artisti premiati con il Kennedy Center Honor nel 2009: Mel Brooks, Dave Brubeck, Grace Bumbry, Robert De Niro e Bruce Springsteen.

L'origine del soprannome "The Boss" ("il capo"), con cui Bruce Springsteen è conosciuto, non è del tutto certa e solo parzialmente si spiegherebbe con il suo ruolo di leader nella E Street Band. Secondo alcuni il soprannome deriverebbe dal fatto che, nei primi tempi, Springsteen era colui che pagava lo stipendio agli altri; secondo altri invece deriverebbe dalla sua bravura nel gioco del Monopoli.[41][179][180] Nel 1971 Springsteen e gli amici con cui condivideva un piccolo appartamento a Asbury Park, tra i quali Steve Van Zandt e John Lyon, erano soliti ritrovarsi per giocare a una versione modificata del Monopoli. Pare che sia stato lo stesso Springsteen ad attribuirsi il soprannome di "Boss" perché lui era quello che in poco tempo, vista la sua arguzia nell'interpretare il gioco, riusciva ad acquisire tutte le proprietà sconfiggendo gli avversari. Nei primi anni il soprannome era rimasto confinato all'interno del circolo dei suoi amici più stretti, dei musicisti e dello staff, ma nel 1974 venne alle orecchie di qualche giornalista che lo sentì usare probabilmente da un membro della E Street Band o dello staff e iniziò a diffonderlo pubblicamente. Il cantautore ha più volte dichiarato di non amare il soprannome, ma in realtà ha anche giocato molto su questa sua presunta riluttanza.[15]

In alcune occasioni Springsteen arrivò a modificare un verso del suo cavallo di battaglia Rosalita per sottolineare il suo scarso gradimento per l'appellativo.[181][15] La versione originale recita:

(EN)

« You don't have to call me lieutenant, Rosie
And I don't want to be your son »

(IT)

« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
E io non voglio essere tuo figlio »

(Rosalita (Come Out Tonight)[182])

La versione modificata era invece una chiara richiesta di non usare il soprannome:

(EN)

« You don't have to call me lieutenant, Rosie
Just don't ever call me Boss! »

(IT)

« Non devi chiamarmi tenente, Rosie.
Solo non chiamarmi Boss! »

In un'altra occasione, dopo aver cantato il verso «Non chiamarmi capo!», Springsteen sarebbe poi tornato a rivolgersi al pubblico per riaffermare che dopo tutto lui era il "capo" («I am the Boss!»).[183] Nel 1980 dichiarò di odiare il soprannome, soprattutto perché il suo uso era uscito dalla ristretta cerchia dei suoi amici, ma in un'altra occasione, nel 1984, dichiarò invece che a volte gli faceva piacere.[184][185][186] Durante la registrazione di Give the Girl a Kiss nel novembre del 1977, canzone scartata da Darkness e poi inclusa nell'antologia di inediti Tracks, Springsteen introdusse il suo assolo di chitarra urlando al microfono «Boss time!»[85][187]

Il 6 dicembre 2009 alla Casa Bianca, durante la cerimonia di assegnazione dei Kennedy Center Honors, premio attribuito dal governo statunitense agli artisti che si sono distinti nella diffusione della cultura americana, Barack Obama presentò scherzosamente Springsteen utilizzando il soprannome:

(EN)

« I'm the president, but he's the Boss. »

(IT)

« Io sono il presidente, ma lui è il Boss. »

(Barack Obama, 6 dicembre 2009[188])

Il nome stesso dei Dr. Zoom and the Sonic Boom, uno dei gruppi che hanno dato origine alla E Street Band, deriverebbe dal soprannome con cui era conosciuto Springsteen tra i suoi amici in precedenza, cioè "The Doctor".[189][184]

La E Street Band[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi E Street Band.
La E Street Band nel 2009 sul palco durante il Working on a Dream Tour.

Il nucleo del gruppo di supporto di Bruce Springsteen si formò ai tempi del suo primo album, nel 1972, ma solo nel 1974 si iniziò a utilizzare il nome E Street Band.[190][191]

Nonostante i dischi di Springsteen siano stati quasi sempre firmati solo con il suo nome, la maggior parte di essi è stata realizzata con il contributo quasi esclusivo della band. Nei concerti però al nome del cantautore veniva sin dal 1974 (e con maggior regolarità dal 1975[192]) associato quello del gruppo, utilizzando la formula "Bruce Springsteen & the E Street Band".[190] Quindi un vero gruppo rock, pur con la indicussa leadership di Springsteen e in una dimensione quasi familiare.[193][194]

Quella che è considerata la formazione definitiva e storica della E Street Band si delineò nel 1974 durante le sedute di registrazione di Born to Run e soprattutto nei concerti di quel periodo.[62] Springsteen liquidò la band nel 1989 e per un decennio operò da solo o con altri musicisti di supporto (la cosiddetta "Other Band", l'"altro gruppo").[135] Solo nel 1999, pur con una breve parentesi nel 1995 per registrare alcuni pezzi aggiuntivi per la raccolta Greatest Hits, Springsteen riunì il gruppo per una nuova tournée (il Reunion Tour).[195] Da quell'anno, salvo la parentesi solitaria per i concerti legati all'album Devils & Dust e l'accompagnamento di una formazione completamente diversa per l'attività legata all'album We Shall Overcome (la cosiddetta "Sessions Band"), il cantautore ha sempre realizzato i suoi tour accompagnato dalla E Street Band.[196]

Considerando la formazione più nota, quella attiva tra il 1974 e il 1984, il nucleo portante della E Street Band era costituito dalla potente e solida sezione ritmica formata da Tallent e dal batterista Max Weinberg. Musicalmente ha sempre avuto una parte di grande rilievo il pianoforte di Roy Bittan, pur senza dimenticare il contributo dell'organista Federici, il cui glockenspiel (strumento affine allo xilofono da lui utilizzato in una versione dotata di tasti) è stato per anni uno degli elementi caratteristici del suono della band. Nei concerti fondamentale era la presenza di Clemons, vera spalla di Springsteen, la cui figura imponente ben si prestava ad affiancare l'esuberanza del leader. Steve Van Zandt, chitarrista e seconda voce, assunse dopo il suo ingresso il ruolo di vero braccio destro di Springsteen, che lo coinvolse anche nella produzione dei suoi album a partire da Darkness on the Edge of Town del 1978.[86]

Uno dei momenti più caratteristici dei concerti di Springsteen è sempre stata la presentazione dei membri del gruppo introdotti utilizzando i caratteristici nomignoli e soprannomi: "Professor" per Roy Bittan, "Miami" per Van Zandt, "Phantom" per Federici, "Mighty Max" per Weinberg, ecc. Per ultimo veniva introdotto Clarence "Big Man" Clemons, al quale di norma Springsteen dedicava uno spazio particolare, dando vita a siparietti comici che costituivano uno dei momenti più apprezzati dei concerti.[193] Per anni la presentazione è stata fatta nel mezzo di Rosalita (Come Out Tonight) poi, quando la canzone è scomparsa dalla scaletta, durante Tenth Avenue Freeze-Out.[197][198]

Influenze e stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Roy Orbison, richiamato in un verso di Thunder Road.

Considerato come il più grande performer del rock, Springsteen è stato definito come una sintesi tra Elvis Presley e Bob Dylan, due delle figure più importanti del genere.[199][200]

Tra le sue influenze giovanili, Springsteen ha ricordato spesso gli stessi Presley e Dylan, ma in generale tutta la musica pop e rock ascoltata da ragazzo tramite la radio, dal rock and roll alla musica arrivata dall'Inghilterra negli anni sessanta, in particolare gli Animals di Eric Burdon. Ma anche Chuck Berry, i Beatles, i Rolling Stones, i Manfred Mann, gli Who, il folk-rock dei Byrds e in egual misura il soul della Motown e della Stax.[201]

Tra i preferiti di Springsteen anche John Fogerty e i suoi Creedence Clearwater Revival a cui ha dedicato molte cover nei concerti. Di Roy Orbison, citato nel testo di Thunder Road, cercò di imitare la voce nella realizzazione di Born to Run. Lo stesso album era stato immaginato utilizzando come modello il cosiddetto wall of sound che aveva reso famoso il produttore Phil Spector negli anni sessanta.[202] All'epoca di Darkness on the Edge of Town, tramite Robert Gordon che registrò la sua Fire, Springsteen si appassionò al rockabilly e registrò molti pezzi di rock and roll ballabile che però non entrarono nella scaletta del disco e furono recuperati solo nel 2010 nell'antologia di inediti The Promise.[203][168] Verso la fine degli anni settanta Springsteen iniziò ad appassionarsi al country e a Hank Williams e incontrò il folk di Woody Guthrie, influssi che lasciarono molte tracce nella sua produzione successiva.[204]

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Bruce Springsteen nel 2005 durante la tournée per Devils & Dust.
« La mia musica ha sempre voluto misurare la distanza tra la realtà e il sogno americano »
(Bruce Springsteen, Wrecking Ball, a conversation with Bruce Springsteen[205])

Per la poetica e la forza narrativa delle sue canzoni Bruce Springsteen è stato collocato nel solco degli storici storyteller ("narratori") americani come Woody Guthrie, Pete Seeger e Bob Dylan.[206] Le storie che racconta sono state lette come paradigmatiche delle dinamiche sociali americane, con un forte risvolto collettivo che ha contribuito ad aumentare la sua reputazione di narratore privilegiato della realtà del suo paese al punto che col tempo Springsteen ha potuto spendere la sua autorevolezza anche in campo politico.[2][162]

Vista la specificità della cultura americana dove musica popolare e colta coabitano in armonia, Springsteen è stato avvicinato anche alla grande letteratura. Il corpus delle sue canzoni è considerato in tal senso come «una sorta di Grande Romanzo Americano».[207][208]

Soprattutto dopo il disco The Rising del 2002, ma già a partire dagli anni ottanta, è stato oggetto di studio anche a livello universitario con dibattitti per il suo ruolo nella letteratura americana, per la sua visione politica e sociale, per il suo ruolo di figura carismatica e di ispiratore di un movimento di rinascita dopo i tragici eventi dell'11 settembre.[209] Springsteen è tra i rappresentanti della musica popolare a cui sono stati dedicati più libri, sia biografici che di critica, saggi e tesi universitarie, superando in questo sia Dylan che Presley.[210]

La scrittura di Springsteen è stata definitiva come "cinematografica".[207] Anche se in ambientazioni conosciute e che derivano dalla sua esperienza, il cantautore racconta storie non necessariamente autobiografiche assumendo spesso il ruolo di voce narrante.[211] In tal senso molta influenza hanno avuto nelle sue canzoni alcuni film come Badlands di Terrence Malick (La rabbia giovane in italiano), da cui ha tratto il titolo di una sua celebre canzone, e libri come Furore di Steinbeck, mediato però dalla visione dell'omonimo film di John Ford.[209][212] Pur non essendo Springsteen un letterato di professione, la lettura di libri di alcuni dei principali scrittori americani ha avuto molta influenza nei suoi testi, soprattutto dalla fine degli anni settanta.[213] Molte storie narrate nelle sue canzoni richiamano quelle di Flannery O'Connor che Springsteen aveva conosciuto dalla visione del film La saggezza nel sangue (Wise Blood in originale) tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice della Georgia. Le canzoni The River e A Good Man Is Hard to Find prendono il titolo da due racconti della O'Connor.[214]

Springsteen ebbe un approccio molto problematico con l'educazione cattolica che gli fu imposta da adolescente a scuola e al catechismo, al punto che da giovane si allontanò dalla religione e in alcune delle sue primissime canzoni (quasi mai pubblicate) scrisse testi in cui rappresentava in modo dissacrante e caricaturale le figure del Vangelo.[215][216] In realtà il cantautore utilizza spesso immagini religiose e bibliche che derivano in parte dal cattolicesimo, ma sono più spesso tratte dalla cultura protestante americana in cui è comunque cresciuto.[207] Più che per i contenuti teologici, Springsteen utilizza i riferimenti religiosi per la loro carica evocativa ed emozionale. Il fiume, presente in moltissimi suoi testi, è ad esempio un elemento salvifico che rimanda al battesimo per immersione tipico delle chiese evangeliche. La "terra promessa" è la destinazione, spesso mai raggiunta, di molte fughe descritte nelle sue canzoni, ma è anche sinonimo della "terra delle possibilità" a cui rimanda il concetto del "sogno americano".[217][211] Così la "promessa infranta" e il "prezzo da pagare", altre figure utilizzatissime, sono spesso l'esito disilluso di questa ricerca.[218]

Dopo i pittoreschi e improbabili personaggi che popolavano le ambientazioni urbane dei primi dischi, i protagonisti delle canzoni iniziarono a diventare più realistici, persone normali che hanno gli stessi problemi economici o familiari che Springsteen aveva vissuto attraverso i suoi genitori o gli amici di Freehold.[219][220] La precarietà e la mancanza di lavoro diventano temi ricorrenti nei suoi testi soprattutto a partire da Darkness on the Edge of Town al punto che Springsteen viene identificato come l'artista che dà voce a quella grossa fetta della società americana nota come blue collars a cui apparteneva suo padre ("colletti blu", cioè gli operai con la tuta da lavoro in contrapposizione alla categoria dei "colletti bianchi") .[221] Anche con chiari riferimenti politici non del tutto pertinenti, Springsteen è stato definito l'"eroe della classe lavoratrice" (Working-class hero).[222][223][2] Dopo il grande successo di Born in the U.S.A. Springsteen realizzò tre album, Tunnel of Love, Human Touch e Lucky Town, più introspettivi, anche se non necessariamente autobiografici, il cui tema principale era il rapporto uomo-donna.[224]

Il tema della fuga, spesso a bordo di potenti automobili che percorrono oscure o incandescenti autostrade, centrale in Born to Run, diventa in seguito il desiderio di lasciare l'insicurezza economica e sociale alla ricerca di migliori condizioni di vita.[225][226] Secondo Springsteen l'idea originaria del "sogno americano" è che «avremmo vissuto qui come una famiglia, dove i forti potevano aiutare i deboli, i ricchi potevano aiutare i poveri. Sapete, il sogno americano, e non credo si intendesse che tutti avrebbero fatto un milione di dollari.» La "promessa infranta" diventa il tema di molte canzoni a sfondo sociale a partire dagli anni ottanta e in seguito.[218] Così, con l'album The Ghost of Tom Joad, Springsteen descrive la condizione di coloro che hanno vissuto gli esiti della grande depressione americana degli anni trenta (con le immagini riprese da Steinbeck e Guthrie) e della condizione del tutto analoga, ad esempio, dei disoccupati dopo la chiusura delle acciaierie di Youngstown e degli immigrati clandestini messicani negli anni novanta.[227] Dopo la positività di Working on a Dream del 2009 in cui invitava a lavorare per il "sogno" incarnato nella figura del presidente Obama, lo stesso il tema della promessa non mantenuta sarà centrale tre anni dopo nell'album Wrecking Ball.[162] I testi di Springsteen mostrano «diverse facce dell'America, compresi i suoi aspetti maledetti, la sua parte di sconfitta.»[228] Nonostante ciò le sue canzoni e la sua musica sono sempre pervarse da un messaggio di speranza, da una fede venata di religiosità nella realizzabilità dei sogni individuali e collettivi.[2]

L'impegno politico e sociale[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« The reason I'm running for president is because I can't be Bruce Springsteen. »

(IT)

« Ho scelto di candidarmi alla presidenza solo perché non posso essere Bruce Springsteen. »

(Barack Obama, 2008[229])
Springsteen si esibisce durante un comizio di Barak Obama a Cleveland al termine della campagna elettorale per le presidenziali del 2008.

Nei primi anni della sua carriera Bruce Springsteen non manifestò mai apertamente le sue preferenze politiche né affrontò nelle sue canzoni particolari tematiche legate all'attualità, alla cronaca o alla politica. La prima occasione in cui Springsteen si espose pubblicamente affrontando un tema controverso fu con la canzone Roulette, scritta come reazione all'incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island. Springsteen rimase molto colpito dalla notizia, anche perché avvenuto in Pennsylvania a poca distanza dal suo New Jersey, e suonò la canzone durante i concerti dell'evento No Nukes nel settembre del 1979, quando si schierò apertamente e pubblicamente contro l'energia nucleare aderendo al collettivo Musicians United for Safe Energy.[230][151][231]

Fino agli anni ottanta l'attivismo di Springsteen si era limitato alla causa dei reduci del Vietnam e al sostegno alle food bank che recuperavano cibo per gli indigenti.[157] Nel 1985 Springsteen affiancò il suo amico fraterno Steven Van Zandt nella realizzazione dell'album collettivo Sun City contro l'apartheid in Sud Africa e nello stesso anno partecipò alla registrazione di We Are the World aderendo alla campagna di beneficenza USA for Africa con il gotha della musica statunitense dell'epoca. Sempre più attento ai temi sociali e dei diritti umani, nel 1988 Springsteen aderì alla tournée Human Rights Now! promossa da Amnesty International insieme a Sting, Peter Gabriel, Tracy Chapman e altri.[232] Negli anni ottanta iniziò a devolvere parte dei proventi dei suoi concerti ad associazioni benefiche e sindacati come reazione alla politica dell'epoca che sentiva come non aderente alla sua visione del "sogno americano" e iniziò a realizzare concerti di beneficenza nella sua Freehold.[233]

Con il successo di Streets of Philadelphia per il film Philadelphia di Jonathan Demme, Springsteen entrò nell'emergente dibattito sull'AIDS con un testo che affrontava il tema della sofferenza e del pregiudizio.[151] Solo nel 2000 affrontò nuovamente in modo diretto un controverso evento di stretta attualità quando scrisse American Skin (41 Shots), canzone dedicata alla morte di Amadou Diallo, un immigrato africano ucciso dalla polizia di New York con 41 colpi di pistola. La canzone fu suonata durante le date newyorkesi del Reunion Tour provocando molte polemiche e il risentimento di parte dell'aministrazione cittadina e del sindacato di polizia locale.[151]

In generale, anche dopo gli eventi dell'11 settembre 2001 e l'album The Rising, Springsteen continuò a scrivere canzoni che, pur potendo essere lette come risposte a eventi di stretta attualità, sono soprattutto una riflessione personale sull'America e sulle promesse non mantenute del cosiddetto "sogno americano".[234]

Ai tempi dei concerti di No Nukes nel 1979 Springsteen era considerato il musicista più "apolitico" tra quelli presenti alla kermesse antinuclearista. In realtà nel 1972, quando era ancora un perfetto sconosciuto, aveva tenuto qualche concerto acustico nel suo New Jersey per sostenere il candidato democratico George McGovern, poi sconfitto dal presidente uscente Richard Nixon.[235] Nel 1980 durante un concerto in Arizona, subito dopo l'elezione di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti, Springsteen si espose pubblicamente per la prima volta con una dichiarazione smaccatamente politica:[236]

(EN)

« I don't know what you guys think about what happened last night, but I think it's pretty frightening »

(IT)

« Non so cosa ne pensate voi ragazzi di quello che è successo la notte scorsa, ma io penso che sia abbastanza spaventoso »

In occasione della successiva campagna elettorale Reagan stesso, fraintendendone il significato, tentò di utilizzate Born in the U.S.A. come inno politico. Springsteen rifiutò categoricamente di essere accostato all'allora presidente repubblicano, ma rifiutò altresì qualsiasi utilizzo della sua musica da parte democratica.[235][151]

La sua posizione politica divenne più esplicita quando nel 1990 partecipò a dei concerti per la raccolta di fondi a favore del Christic Institute, organizzazione di sinistra, insieme agli amici Jackson Browne e Bonnie Raitt e poi prestò la propria immagine per contrastare un disegno di legge californiano volto a limitare i diritti degli immigrati clandestini in ambito sanitario.[157][237]

Springsteen si espose direttamente solo molti anni dopo, come reazione alla politica dell'amministrazione Bush e alla guerra in Iraq. In occasione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2004, partecipò al Vote for Change Tour, realizzato a sostegno del candidato democratico John Kerry in opposizione al presidente in carica George W. Bush.[157] Nella successiva tornata elettorale del 2008 si schierò apertamente a favore di Barack Obama, poi eletto presidente, con un messaggio di sostegno sul suo sito web e partecipando attivamente alla campagna elettorale.[157] La canzone The Rising fu utilizzata come colonna sonora per i comizi del candidato insieme a City of Blinding Lights degli U2.[238]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Bruce Springsteen.

Album registrati in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Discografia non ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« Well, bootleggers out there in radioland, roll your tapes! »

(IT)

« Bene, fabbricanti di bootleg là fuori alla radio, fate girare i vostri nastri! »

(Bruce Springsteen, introduzione a Paradise by the C, 7 luglio 1978[96])

Bruce Springsteen è stato uno degli artisti rock più interessati dal fenomeno dei dischi pirata (o bootleg) sin dalla fine degli anni anni settanta.[239] Il successo ottenuto dai suoi lunghi concerti e il fatto che alcuni di questi furono all'epoca registrati professionalmente, favorirono la pubblicazione e la diffusione di dischi non ufficiali contenenti registrazioni delle sue esibizioni live.[96] Inoltre Springsteen e la sua band erano soliti registrare decine di canzoni, magari solo abbozzate, durante la produzione degli album in studio. Per Darkness on the Edge of Town del 1978 si contano ad esempio una settantina di brani tra i quali fu poi scelta la scaletta finale.[240] Tra queste The Promise, canzone che inizialmente doveva dare il titolo all'album, ma che poi fu scartata, Because the Night, Fire o la più vecchia The Fever, risalente alla metà degli anni settanta, tutte note per essere state registrate da altri artisti e suonate stabilmente da Springsteen dal vivo. Per anni, prima che fossero pubblicate in raccolte ufficiali, la gran parte di queste canzoni furono disponibili atraverso dischi pirata.[241][240]

Springsteen si dimostrò all'inizio abbastanza accondiscendente con la pratica di realizzare bootleg dei suoi concerti, ma cambiò idea in seguito quando la quantità e la qualità dei dischi pirata iniziò a diventare un fenomeno non trascurabile e travalicò i confini della ristretta cerchia dei suoi fan più incalliti. Ma soprattutto quando iniziarono a circolare bootleg contenenti materiale registrato in studio. Non tanto per i risvolti economici, ma soprattutto per quelli artistici.[242]

Tour[modifica | modifica wikitesto]

Bruce Springsteen durante un concerto al Forum d'Assago il 12 maggio 2006 con la Session Band.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Come nel caso di altri artisti di successo, le canzoni di Springsteen sono state utilizzate nella colonna sonora di molti film, in alcuni casi scritte e registrate appositamente. La prima canzone inedita concessa al mondo del cinema fu Light of Day per il film omonimo di Paul Schrader del 1987, cantata però da Joan Jett e dal protagonista Michael J. Fox nel 1987. Per Streets of Philadelphia, dal film di Jonathan Demme Philadelphia, il cantautore ha vinto l'Oscar alla migliore canzone. Ha in seguito ottenuto una nomination allo stesso premio per Dead Man Walkin' dal film omonimo di Tim Robbins.[243]

Nel 2000 Springsteen esordì come attore in un cameo del film Alta fedeltà di Stephen Frears tratto dal romanzo omonimo di Nick Hornby, apparendo in sogno al protagonista mentre imbraccia la sua Telecaster.[243]

Nel luglio del 2013 è stato distribuito nelle sale cinematografiche il film-documentario Springsteen & I, diretto da Baillie Walsh e prodotto da Ridley Scott, che documenta la vita e la carriera di Bruce Springsteen attraverso gli occhi e il racconto dei suoi fan in tutto il mondo.[244]

Springsteen ha pubblicato nel luglio del 2014 sul suo sito web un cortometraggio intitolato Hunter of Invisible Game basato sull'omonima canzone presente nell'album High Hopes. Si è trattato del suo esordio come regista (coaudiovato dal suo documentarista storico Thom Zimny).[245]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Premi e riconoscimenti di Bruce Springsteen.

Bruce Springsteen ha ottenuto nella sua carriere svariati premi e riconoscimenti tra i quali il Polar Music Prize nel 1997, un premio Oscar come autore della canzone Streets of Philadelphia nel 1994, due Golden Globe, uno per la stessa canzone e uno per The Wrestler nel 2009, due Emmy Award per lo speciale televisivo Live in New York City e venti Grammy Award in varie categorie.[246][247] Otto dei suoi album sono stati inclusi nella lista dei migliori album di tutti i tempi dalla rivista statunitense Rolling Stone e tre delle sue canzoni nella analoga lista delle migliori canzoni.[248][249] Nel 2009 è stato insignito del Kennedy Center Honors e l'asteroide 23990 è stato battezzato in suo onore nel 1999.[188][250]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Enciclopedie[modifica | modifica wikitesto]

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Monografie[modifica | modifica wikitesto]

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Altri testi[modifica | modifica wikitesto]

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  • (EN) Gary Wien, Beyond the Palace, 1ª ed., Trafford Publishing, 2003, ISBN 978-1-4120-0314-8.
  • (EN) Clinton Heylin, Bootleg: The Rise & Fall of the Secret Recording History, 1ª ed., Londra, Music Sales Group, 2003, ISBN 978-1-84449-151-3.
  • Alessandro Portelli, Canoni americani: oralità, letteratura, cinema, musica, Roma, Donzelli Editore, 2004, ISBN 978-88-7989-846-1.
  • (EN) Michael Campbell, Rock and Roll. An Introduction, con James Brody, 2ª ed., Belmont, Thomson Shirmer, 2008, ISBN 978-0-534-64295-2.

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