The Beatles

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'album omonimo, vedi The Beatles (album).
The Beatles
Da sinistra in alto, in senso orario:  John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison.
Da sinistra in alto, in senso orario:
John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison.
Paese d'origine Regno Unito Regno Unito
Genere Beat[1]
Rock and roll[1]
Pop rock[1]
Rock psichedelico[1]
Folk rock[1]
Baroque pop[2]
Hard rock[2][3][4]
Periodo di attività 1960-1970
Etichetta Parlophone
Parlophon
Capitol
Apple
Vee Jay
Polydor
Swan
Tollie
United Artists Records
Album pubblicati 24
Studio 10
Live 3
Colonne sonore 3
Raccolte 8
Sito web
Beatles logo.svg

The Beatles (in italiano I Beatles, pronunciato /ˈbitols/[5], in inglese /ˈbiːt(ə)lz/[6]), soprannominati The Fab Four (I favolosi quattro[7]), sono stati un gruppo musicale rock britannico[8], originario di Liverpool e attivo dal 1960 al 1970.

La formazione, composta da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, ha segnato un'epoca nella musica, nel costume, nella moda e nella pop art[9]. Ritenuti un fenomeno di comunicazione di massa di proporzioni mondiali[10] e considerati tra le maggiori espressioni della musica contemporanea[11], a distanza di vari decenni dal loro scioglimento ufficiale – e dopo la morte di due dei quattro componenti – i Beatles contano ancora un enorme seguito e numerosi sono i loro fan club esistenti in ogni parte del mondo[12].

Secondo una stima del 2001, è risultato in assoluto il gruppo musicale di maggior successo commerciale, con vendite complessive che superano il miliardo di dischi e di musicassette[13], e per la rivista Rolling Stone i Beatles sono i più grandi artisti di tutti i tempi[14].

L'aura – per molti versi non sempre codificabile secondo i canoni comuni – che circonda lo sviluppo del loro successo mediatico e che ha favorito la nascita della cosiddetta Beatlemania e lo straordinario esito artistico raggiunto come musicisti rock sono inoltre oggetto di studio di università, psicologi e addetti del settore[15][16][17].

La storia[modifica | modifica sorgente]

Gli anni della formazione (1957-1960)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi The Quarrymen.
« Il rock'n'roll era reale. Tutto il resto era irreale. Quando avevo quindici anni era l'unica cosa, tra tutte, che potesse arrivare a me. »
(John Lennon[18], 1970)
St Peter's Church Hall, dove Lennon e McCartney si conobbero nel 1957.

La storia dei Beatles ha inizio sabato 6 luglio 1957. In quella data, nella chiesa di St. Peter a Liverpool, in occasione della festa annuale della parrocchia, era in corso un'esibizione dei Quarrymen, un gruppo skiffle di cui era leader il sedicenne John Lennon. Ivan Vaughan, già compagno delle elementari di John ed ex componente della band, gli presentò il quindicenne Paul McCartney, all'epoca suo compagno di scuola al Liverpool Institute. Paul si presentò suonando Long Tall Sally di Little Richard e Twenty Flight Rock di Eddie Cochran[19]. Durante le sue esibizioni, John usava cambiare parole e accordi a suo piacimento; oltre che dall'abilità di Paul alla chitarra, rimase quindi colpito dalla sua memoria, dato che ricordava alla perfezione i testi delle canzoni che eseguiva[20]. Sebbene John ben sapesse che invitare Paul a far parte del gruppo avrebbe significato condividerne la leadership, si risolse ben presto a farlo entrare nei Quarrymen[21][22]. Pete Shotton fu incaricato di invitarlo; Paul McCartney accettò, dicendo però che ci sarebbe entrato dopo le vacanze[19].

Alcuni mesi dopo l'ingresso nel gruppo di Paul, questi contattò per un'audizione un altro ragazzo che con lui frequentava il Liverpool Institute, l'amico e compagno di scuolabus George Harrison. Lennon ammise George nel gruppo in seguito a un provino che ebbe luogo proprio su un autobus, dopo averlo ascoltato cimentarsi in un pezzo strumentale, Raunchy[23]. Poco tempo dopo l'ingresso di Harrison, i Quarrymen registrarono un acetato di un 45 giri, avente su un lato That I'll Be the Day, di Buddy Holly, e sull'altro In Spite of All the Danger[24], scritta da Paul e George[25]. Ogni musicista poteva tenere il disco per una settimana, ma il pianista Duff Lowe, quando lo ricevette, lo tenette per 23 anni, fino a quando non lo vendette a McCartney[26]. Nel gennaio 1960 fu un compagno di John all'Art College, lo scozzese Stuart "Stu" Sutcliffe, a divenire il bassista dei Quarrymen. Pittore di grande talento, acquistò un basso Höfner dopo aver venduto il suo primo quadro[27][28]. La notte del 16 agosto dello stesso anno, prendendo spunto dai Crickets di Buddy Holly (grilli, in inglese)[29], Lennon e Sutcliffe inventarono il nome Beatles, che venne assunto dal complesso – dopo essere passato per Johnny and The Moondogs, Beatals, Silver Beetles e Silver Beatles[30][31].

All'inizio della loro carriera, i Beatles mancavano di un batterista fisso; a loro si unì per un breve tempo il batterista trentaseienne Tommy Moore, che li lasciò dopo una tournée in Scozia come gruppo di spalla del cantante Johnny Gentle[32]. E soprattutto Sutcliffe aveva difficoltà a suonare il basso in modo soddisfacente[33], tanto da dover spesso suonare di spalle e con un volume basso[27]. Per una serie di fortunate coincidenze, poiché altri gruppi di Liverpool non erano disponibili, il loro primo manager, Allan Williams, propose loro una scrittura ad Amburgo[34] – dove un'altra band di Liverpool, Derry and the Seniors, stava esibendosi con successo – a condizione che si dotassero di un batterista fisso[35]: un giorno di agosto, al Casbah di Mona Best notarono il figlio della proprietaria, Pete Best, che col suo gruppo, i Blackjacks, si esibiva alla batteria. Ritenuto idoneo, fu reclutato pochi giorni prima di partire per Amburgo[27][36].

Il periodo di Amburgo (1960-1962)[modifica | modifica sorgente]

Beatles-Platz, la piazza di Amburgo sulla Reeperbahn, con la forma e il colore di un disco dedicata ai Beatles.

Ad Amburgo iniziò una vera trasformazione. Costretti dall'esigente titolare dell'Indra, il locale dove si esibivano (al numero 64 di Große Freiheit, una laterale della Reeperbahn, la via a luci rosse del quartiere di St. Pauli) a lunghe performance in cui dovevano produrre il massimo volume, la loro musica acquistò potenza e consapevolezza[37]. In quel periodo si formò lo stile e il repertorio che avrebbe caratterizzato i primi anni della loro attività e secondo una teoria[38] – successivamente contraddetta dall'interessato[39] – iniziò a emergere la volontà di Paul di prendere il posto di Stuart al basso. La prima volta che il gruppo si esibì con un contratto a nome "The Beatles" fu proprio ad Amburgo, il 17 agosto 1960[40][41].

A fine novembre furono costretti a tornare a Liverpool a causa di alcuni problemi con la polizia tedesca, imbeccata dal primo impresario che li aveva ingaggiati ma che essi avevano in seguito lasciato per un contratto più vantaggioso. George era minorenne e non poteva lavorare legalmente; Pete e Paul, trasferitisi nella sistemazione procurata dal loro nuovo datore di lavoro, rientrando nottetempo nel loro vecchio e precario alloggio per prendere le loro cose illuminarono la stanza dando fuoco a un profilattico appeso alla parete e incendiando così la carta da parati, evento che provocò il loro arresto e quindi l'espulsione[42]. Tuttavia, pochi mesi dopo essi ritornavano ad Amburgo con un contratto firmato senza l'intermediazione del loro manager, grazie agli estimatori che si erano conquistati, e lì si esibirono dal 1º aprile al 1º luglio 1961[43].

Nella terza spedizione nella città tedesca – che ebbe luogo nell'aprile-maggio 1962[44] – si iniziò a delineare la definitiva line-up della band. Stuart Sutcliffe, ammesso all'Accademia d'arte di Amburgo, lasciò la musica per dedicarsi alla pittura, suo vero interesse, e al basso subentrò Paul McCartney[45]. Cambiò anche il loro look: i capelli pettinati in avanti con la frangetta, le giacche di pelle e senza risvolti, il tutto completato da stivaletti ("Beatles boot"), furono il contributo all'immagine dei Beatles dato dalla fidanzata tedesca di Stuart, Astrid Kirchherr[46]. Il gruppo ritornò ad Amburgo per l'ultima trasferta a metà dicembre 1962, esibendosi fino a fine anno allo Star-Club. Con questi ultimi concerti, i Beatles avevano collezionato un totale di 800 ore sui palcoscenici tedeschi[47].

Gli esordi in studio (1962-1963)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Please Please Me (album) e With the Beatles.
L'ingresso del Cavern Club.

Al loro ritorno a Liverpool dalla prima trasferta amburghese, i Beatles iniziarono ad attrarre l'attenzione con la loro musica martellante e il loro nuovo aspetto estetico, originale per quei tempi. Cominciarono a suonare in un locale in Mathew Street, il Cavern Club, dove, con la loro grinta e disinvoltura sul palco[48], richiamavano un vasto pubblico formato in gran parte da frenetiche ammiratrici[49].

Presto trovarono un manager in Brian Epstein che all'epoca gestiva un negozio di elettrodomestici e dischi a Liverpool. Incuriosito dalla richiesta da parte di un loro fan di My Bonnie – un disco registrato dal gruppo in Germania in cui essi accompagnavano il cantante solista Tony Sheridan – e incoraggiato dal fatto che essi si esibissero al Cavern Club a poca distanza dal suo negozio, ci andò per conoscerli[50][51]. Colpito dal loro carisma e dal richiamo di pubblico, si offrì di fare loro da manager. Anche per il fatto di aver rotto con il loro primo impresario Allan Williams, e limitandosi la loro attività quasi esclusivamente agli spettacoli quotidiani al Cavern Club, dopo un'iniziale esitazione accettarono. Da parte sua Epstein riuscì ad allargare il giro delle loro scritture, si impegnò a ripulirne l'immagine[52] insegnando loro anche il celebre inchino all'unisono da sfoggiare nei concerti[53] per poi ottenere un provino ai Beatles con la Decca Records il giorno di capodanno del 1962[54].

Fu così che Mike Smith, osservatore della Decca Records, partì alla volta di Liverpool per ascoltare i Beatles e un altro gruppo locale, rimanendo favorevolmente impressionato dalle loro esibizioni al Cavern Club[55]. Giunti a Londra per l'audizione dopo un viaggio disastroso e una notte passata male, irritati e nervosi i Beatles – malconsigliati da Brian Epstein nella scelta dei brani – eseguirono la parte meno eccitante del loro repertorio[56], conservato per la storia nelle registrazioni rimaste nell'archivio della casa discografica[57][58]. Nonostante il gradimento di Smith, la Decca preferì mettere sotto contratto un altro gruppo – Brian Poole & The Tremeloes – per il fatto che quest’ultimo nelle audizioni in studio si era dimostrato migliore[59]. L'errore di valutazione divenne epocale[60]. Un paio d'anni dopo, la stessa Decca, per ironia della sorte su raccomandazione di George Harrison, mise sotto contratto i Rolling Stones[61], pur non essendo in un primo momento convinta, proprio perché memore dell'errore commesso con i Beatles.

Dopo questo insuccesso, Brian Epstein pensò che per dare un tocco di maggiore professionalità e così colpire maggiormente i discografici fosse più convincente presentarsi con un disco piuttosto che con dei nastri[62]. Si recò perciò nel celebre negozio HMV in Oxford Street a Londra, dove il tecnico Jim Foy, addetto alla realizzazione dell'acetato, rimase favorevolmente impressionato dalla musica che aveva sentito e indirizzò il manager dei Beatles a Sid Coleman, dirigente della EMI[63]. Fu solo l'insistenza di Brian Epstein e il fatto che egli fosse, con il negozio di famiglia NEMS (North End Music Stores), un importante distributore nel nord dell'Inghilterra, a convincere i responsabili della EMI, che domandarono a George Martin il compito di ascoltare qualche traccia incisa dai Beatles[64][65].

Martin, all'epoca, era responsabile per la EMI dell'etichetta sussidiaria Parlophone, che si occupava di jazz e musica classica. Era quindi piuttosto lontano dal genere musicale dei Beatles[66], ma avendo ascoltato su insistenza di Epstein parte del materiale da essi prodotto, si convinse che si potesse trarre qualcosa di buono dal gruppo e ritenne che valesse la pena dare loro un'occasione concedendo al quartetto un'audizione che si tenne il 6 giugno 1962[67]. Nello Studio Tre di Abbey Road a Londra furono registrati quattro pezzi, tra cui una versione del classico Bésame mucho cantata da Paul e tre composizioni originali: Love Me Do, P.S. I Love You e Ask Me Why, dalle quali l'assistente di studio di George Martin, Ron Richards (che si fece carico della seduta di registrazione in attesa dell'arrivo di Martin) rimase positivamente impressionato[68].

Gli studi discografici EMI di Abbey Road.

Fu solo a quel punto che i Beatles poterono avere un vero contratto discografico, anche se non molto vantaggioso per loro[69]. Quando il 4 settembre 1962 i Beatles si ripresentarono nella sala d'incisione di Abbey Road, Ringo Starr sostituiva Pete Best alla batteria. Subito dopo l'audizione di giugno, infatti, George Martin, insoddisfatto delle caratteristiche strumentali di Best, aveva detto a Brian Epstein che avrebbe preferito un sessionman per le registrazioni in studio[70]. Inoltre Pete Best aveva un carattere introverso e condotte che compromettevano l'unità della formazione, specialmente nel contesto di Amburgo: a differenza degli altri tre rifiutava di assumere pastiglie eccitanti e di adottare la nuova pettinatura. C'è chi pensa anche che abbia giocato la gelosia: il seguito di ammiratrici di Best era assai folto, e questo minacciava le ambizioni di conquiste femminili da parte del resto del gruppo[71]. Comunque sia, non si era creato un grande affiatamento con gli altri componenti[72]. In aggiunta, John, Paul e George conoscevano già Ringo per averlo incrociato ad Amburgo quando suonava con il gruppo Rory Storm and the Hurricanes; e il batterista conosceva il loro repertorio in quanto aveva occasionalmente sostituito Best[73]. Sotto la pressione di George Martin, Starr fu perciò considerato dai tre l'elemento adatto alla sostituzione definitiva, avvenuta il 16 agosto[74][75].

Per la sessione del 4 settembre, Martin aveva trovato loro una canzone con cui pensava potessero scalare la classifica delle vendite. Il titolo del pezzo era How Do You Do It? e l'autore era Mitch Murray. Ma i Beatles fecero chiaramente capire che volevano registrare materiale di loro composizione[76]. Così, dopo l'esecuzione di How Do You Do It? si passò a incidere Love Me Do. Ascoltando la registrazione di quel giorno, il produttore considerò la prova di Ringo Starr poco soddisfacente e perciò per la sessione in studio della settimana successiva provvide a sostituire Ringo con il sessionman Andy White, che suonò la batteria in Love Me Do e in P.S. I Love You. Ringo si adattò a suonare il tamburello come rinforzo al rullante in Love Me Do, mentre in P.S. I Love You era alle maracas[77].

Etichetta dell'album Please Please Me nella versione pubblicata in Gran Bretagna.

Love Me Do venne pubblicata come singolo nella versione con Ringo Starr, mentre la versione dell'album vide White alla batteria[78]. Il disco, a cui la EMI riservò scarsissime attenzioni promozionali[79], raggiunse il diciassettesimo posto nelle classifiche di vendita del Regno Unito, ma a Liverpool vendette moltissimo. Una leggenda vuole che il successo di vendite a Liverpool fosse dovuto all'acquisto da parte di Brian Epstein di migliaia di copie del disco. A quarant'anni di distanza, quello che sembrava solo un episodio leggendario fu invece confermato da Alistair Taylor, a quel tempo assistente di Epstein[80].

Please Please Me fu il loro secondo 45 giri e raggiunse il primo posto della Hit parade inglese[81]. Sarebbe stato il primo degli innumerevoli hits firmati Lennon-McCartney. Il successo del brano iniziò a far conoscere il gruppo su scala nazionale: uscito l'11 gennaio 1963, ebbe subito recensioni positive[82].

Due mesi dopo la pubblicazione di Please Please Me, il 22 marzo uscì l'album omonimo, che vendette subito 500.000 copie e raggiunse il primo posto nella classifica di vendita britannica degli LP[83]. Questo 33 giri, che vedeva un'originale copertina con la loro foto in costume di scena affacciati, baldanzosi e sorridenti, dalla ringhiera della casa editrice della EMI in Manchester Square[84], fu di fatto il primo passo del loro ingresso nella storia della musica. Notevole era il fatto che per la prima volta non si trattava di cover raffazzonate alla buona per mettere insieme il formato a 33 giri, come era comune per sfruttare rapidamente singoli di successo; ben otto brani su quattordici erano infatti di loro composizione.

L'album seguente, With the Beatles, fu pubblicato il 22 novembre 1963 ed ebbe un consenso talmente grande, sia di pubblico sia di critica, che non fu nemmeno necessario promuoverlo con l'uscita di un singolo[85]. La copertina era decisamente artistica e originale[86], così come i sette brani firmati Lennon-McCartney e il primo firmato da Harrison intitolato Don't Bother Me. Divennero celeberrime All My Loving, ripresa da molti altri artisti, e I Wanna Be Your Man, con la quale i Rolling Stones centrarono il loro primo successo commerciale. Intanto, a fianco dell'intensa attività in studio, si susseguivano senza sosta i concerti e i tour in vari Paesi del mondo.

« I compositori inglesi più straordinari del 1963 sono, a tutti gli effetti, John Lennon e Paul McCartney... le settime maggiori e le none si integrano così bene nelle loro canzoni da far pensare che armonia e melodia nascano insieme »
(William Mann, dal quotidiano The Times, 1963[87])

La scalata al successo – Le tournée (1963-1966)[modifica | modifica sorgente]

I Beatles a Stoccolma nel 1963.

Il 1963 rappresentò l'anno in cui esplose la popolarità del gruppo. A essa concorsero le loro produzioni musicali, i concerti in speciali occasioni (il Val Parnell's Sunday Night at the London Palladium e la storica esibizione al Royal Variety Performance, alla presenza dei reali inglesi), le apparizioni televisive. Testimonianza del boom della celebrità è fra l'altro l'andamento delle adesioni al Beatles fan club; a inizio del 1963 gli aderenti ammontavano a un migliaio, alla fine dello stesso anno il numero degli iscritti era salito vertiginosamente a ottantamila[88]. E al termine di quell'anno i giornali inglesi riconoscevano quasi unanimi le qualità del gruppo[89]. Ma una parte rilevante per la diffusione dell'immagine del gruppo fu costituita dalle tournée.

Per la seconda volta dopo il 1960, la Scozia accolse i Beatles in un minitour dal 3 al 6 gennaio 1963. Questa esperienza permise ai quattro musicisti di uscire dalla routine delle esibizioni nello stesso club. John considerò il tour scozzese del 1963 «un sollievo. Cominciavamo a sentirci limitati, senza sbocchi. […] L'esperienza di Amburgo era ormai superata»[90].

Ancora più motivante fu la tournée successiva come gruppo di spalla di Helen Shapiro che si svolse dal 2 febbraio al 3 marzo dello stesso anno e che toccò quattordici centri inglesi[91]. Il tour contribuì al definitivo amalgama di Ringo con gli altri tre Beatles e all'affiatamento del gruppo. Di nuovo John giudicò che «cambiare ogni sera locale fu un vero toccasana»[92].

I Beatles scortati all'uscita da un concerto nel 1963.

Tornati a Liverpool il 4 marzo, dopo cinque giorni con altri artisti erano nuovamente in tournée – che sarebbe durata fino al 31 marzo – per le maggiori piazze inglesi, sempre più popolari fra il pubblico dei concerti, sempre più in risalto nei cartelloni pubblicitari e sempre più importanti tanto da essere loro a esibirsi in chiusura degli spettacoli[93]. A fine ottobre volarono in Svezia per il primo tour all’estero. Lì per una settimana alternarono incisioni radiofoniche, concerti live e registrazioni per il programma televisivo svedese Drop In. Consapevoli di dover conquistare il pubblico scandinavo, i Beatles si esibirono alla stazione radiofonica Karlaplansstudion in uno spettacolo di qualità eccellente[94].

In seguito, con le apparizioni televisive negli show musicali[95], la loro immagine innovativa, la pettinatura, i vestiti, essi conquistarono un istantaneo seguito tra gli adolescenti inglesi. Iniziò così la beatlemania: ogni loro concerto fu presto caratterizzato dalle urla assordanti delle fans che rendevano impossibile ascoltare il suono che producevano[96]. Erano inoltre costretti a rocambolesche fughe per evitare l'assalto delle orde di ammiratrici[97][98].

Risale al periodo 7-22 febbraio 1964 la prima trasferta intercontinentale in terra statunitense. I Beatles furono accolti all'aeroporto di New York da un enorme schieramento di fotografi e da scene di isteria collettiva dei diecimila fans urlanti[99]. Gli episodi di crisi isteriche, pianti e urla li seguirono nella prima settimana in cui si esibirono alla Carnegie Hall di New York e al Washington Coliseum di Washington D.C.[100], partecipando inoltre a una puntata del programma Ed Sullivan Show, per poi spostarsi a Miami[101].

Durante l'apparizione all'Ed Sullivan Show, il numero di crimini riportati a New York fu molto vicino allo zero, e quelli minorili praticamente si azzerarono[102]. Al proposito, George Harrison affermò: «Persino i criminali si sono presi dieci minuti di pausa in occasione dello show dei Beatles.»[103], prendendo spunto dalle notizie, forse un po' sensazionalistiche, apparse sui quotidiani anglo-americani dell'epoca.

I Beatles all'aeroporto di Wellington nel 1964.

La prima esperienza americana diede modo ai Beatles di aggiornare la propria dotazione strumentale. Confidando nella pubblicità di ritorno, un nuovo basso Höfner venne offerto a McCartney, e la Rickenbacker regalò a Lennon l’ultimo modello della Capri 325 e ad Harrison una chitarra elettrica a dodici corde di recentissima produzione. Quest’ultimo strumento, usato da chitarristi blues quali Leadbelly e Ramblin' Jack Elliott, si sarebbe ben presto diffuso nel panorama della musica rock degli anni sessanta, impiegato fra gli altri da Animals, Moody Blues, Who, Beach Boys e Byrds[104].

La tournée del febbraio 1964 è stata documentata, per quanto riguarda la parte relativa alla capitale Washington, anche da una serie di quarantasei fotografie rimaste a lungo inedite, scattate da un fotografo dilettante, Mike Mitchell, e battute all'asta da Christie's a New York City nel luglio 2011 per una cifra esorbitante[105].

Dopo tre mesi passati in studio di registrazione, il gruppo intraprese un altro tour mondiale che nel giugno li vide suonare nel Nord Europa, e poi a Hong Kong, Australia e Nuova Zelanda, seguiti nei loro concerti da folle entusiaste di giovani fans[106]. Ad Adelaide si accalcò una folla imponente, stimata in 300.000 persone, il più alto numero di presenze che mai si strinsero attorno ai quattro musicisti[107].

Dal 19 agosto e per un mese, i Beatles si esibirono in venticinque concerti nelle principali città degli Stati Uniti in un tour che li vide raggiungere un altissimo indice di popolarità. L’isteria di massa in qualche caso degenerò senza che la polizia riuscisse ad arginare masse frenetiche che arrivarono a invadere il palco causando l’interruzione del concerto[108]. In quella fase creativa del gruppo, una parte di rilievo fu giocata dal loro incontro con le droghe “naturali”. Durante la tournée, nella suite in cui alloggiavano i Beatles fecero conoscenza con il folk-singer americano Bob Dylan che, vistesi offrire delle pasticche sintetiche – del tipo che essi assumevano come stimolanti durante la gavetta di Amburgo –, propose ai quattro in alternativa «qualcosa di più naturale [...] un po' di marijuana»[109], con risultati esilaranti per tutti[110].

Il complesso fotografato sul tetto del Duomo di Milano durante il loro tour italiano.

Dopo il tour autunnale in terra britannica, attesi spasmodicamente anche in Italia, dal 24 al 28 giugno del 1965 i Beatles effettuarono un mini-tour italiano[111] organizzato dall'impresario Leo Watcher, e in ciascuno dei concerti – uno al pomeriggio e uno alla sera – suonarono per poco più di mezz'ora (preceduti da artisti rock italiani molti dei quali della scuderia Carisch come Angela, Peppino Di Capri, Fausto Leali e i New Dada); nonostante la brevità delle performance dei Beatles, i fan che accorsero ad ascoltarli al Velodromo Vigorelli di Milano, al Palasport di Genova e al Teatro Adriano di Roma ne rimasero entusiasti. In nessuna delle esibizioni si registrò il tutto esaurito[111] e fu quella l'unica volta che suonarono in Italia.

I Beatles al Teatro Adriano di Roma nel giugno 1965

Nel giugno del 1965, nel pieno della loro carriera, venne annunciato che i componenti del complesso sarebbero stati insigniti della onorificenza di Membri dell'Ordine dell'Impero Britannico dalla regina Elisabetta II[112]. La nomina avvenne a seguito di richieste popolari, e fu sostenuta dall'allora Primo Ministro Harold Wilson[113]. La consegna dell'onorificenza avvenne il 26 ottobre 1965 a Buckingham Palace, in un'atmosfera cordiale stando a quanto riferito dagli stessi Beatles[114]. La motivazione ufficiale del riconoscimento fu di aver reso dei preziosi benefici alle esportazioni inglesi[115], anche se in seguito furono riconosciuti i meriti musicali, culturali e sociali del quartetto di Liverpool[116]. Raramente nel passato la Gran Bretagna aveva esportato cantanti, canzoni e composizioni e ormai veniva considerata una colonia americana per la musica leggera[117] e una colonia italiana per il bel canto. (Anni più tardi, nel 1969, Lennon avrebbe rinunciato alle onorificenze restituendo la medaglia alla regina, in un gesto clamoroso con cui intese protestare per il ruolo del Regno Unito nel Biafra e contro l'appoggio agli Stati Uniti in Vietnam e per il fatto che il suo disco Cold Turkey non arrivò in cima alla Hit Parade[118]. Nel 1997, invece, Paul McCartney sarà promosso al grado di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico, il che comporta il diritto al titolo di Sir davanti al nome[119])

Instancabilmente proseguirono i loro tour dopo la pausa di quattordici giorni dovuta alla registrazione dell'album; nel secondo tour americano le scene di masse deliranti, composte soprattutto da ragazze urlanti, culminarono con lo storico concerto il 15 agosto 1965 allo Shea Stadium di New York, davanti ad un pubblico di 55.000 persone[120], documentato nel film-documentario The Beatles at the Shea Stadium. In chiusura d’anno, il gruppo effettuò un tour trionfale in giro per la Gran Bretagna[121], toccando per l'ultima volta la loro città natale[122].

I quattro Beatles a una conferenza stampa negli Stati Uniti nell'agosto 1965.

Il 1966 rappresentò un anno risolutivo per le performance dal vivo dei Beatles. A cavallo fra giugno e luglio, dopo una puntata in Germania, i Beatles volarono in Giappone per cinque concerti a Tokio[123], e fecero l'ultima tappa nelle Filippine dove si trovarono invischiati in una situazione difficile con la polizia locale[124]. In entrambi i Paesi asiatici, i Beatles vennero per la prima volta a contatto con l'aspetto sinistro e inquietante della popolarità, minacciati di morte da un'organizzazione studentesca di destra a Tokio e da sostenitori del presidente Marcos a Manila[125].

Nel loro ultimo tour americano del 1966, subirono contestazioni da parte di alcuni gruppi di religiosi a causa di un'intervista resa a Maureen Cleave dell'Evening Standard in cui John Lennon dichiarava la presunta maggiore popolarità e incidenza dei Beatles rispetto a quella di Gesù Cristo[126][127]. Neppure la benevola e assolutoria nota del Vaticano servì a stemperare l'asprezza del confronto[128]. I giornalisti li assillarono continuamente su questo tema finché Lennon riuscì a chiarire le sue tesi un volta per tutte e a calmare un po' le acque[129]; i quattro musicisti però vissero ugualmente l'ultima fase della tournée con il terrore di essere bersaglio di qualche attentato[130].

« Non sono contro Dio, contro Cristo o contro la religione. Non avevo alcuna intenzione di criticarla. Non ho affatto detto che noi eravamo migliori o più famosi ... e non ho paragonato noi a Gesù Cristo come persona o a Dio come entità o qualsiasi altra cosa esso sia [...] Ho detto che avevamo più influenza sui ragazzi di qualsiasi altra cosa, compreso Gesù [...] Se avessi detto che la televisione era più popolare di Gesù probabilmente l'avrei passata liscia. Le mie opinioni sul cristianesimo derivano da ciò che di esso ho letto e osservato coi miei occhi, e da quello che è stato e potrebbe essere. Dico semplicemente che mi sembra che stia perdendo terreno e contatto ... La gente pensa che io sia contro la religione, ma non è così. Sono una persona molto religiosa... »
(John Lennon[131], 1966)

Stressati dal clima minaccioso e logorati da anni di sfibranti tournée[132], i Beatles decisero che la loro ultima esibizione dal vivo sarebbe stata il concerto che tennero al Candlestick Park di San Francisco, il 29 agosto del 1966[133].

Verso la maturità musicale (1964-1965)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi A Hard Day's Night (album The Beatles), Beatles for Sale, Help! (album The Beatles) e Rubber Soul.
Paul, George e John durante un'esibizione alla TV olandese nel 1964.

Nel tempo libero dagli impegni legati ai tour, i Beatles si dedicarono alle attività musicali in sala di registrazione e – in misura minore – alle esibizioni sul set cinematografico. Il 10 luglio 1964 venne dato alle stampe A Hard Day's Night: il film omonimo fu un vero e proprio tributo alla beatlemania; l'idea portante era di riprendere trentasei ore della vita dei quattro musicisti nello stile di un documentario. A Hard Day's Night si rivelò il loro migliore album fino a quel momento[134] e per la prima volta un loro LP conteneva esclusivamente brani originali (fra l'altro tutti firmati dalla coppia Lennon/McCartney, caso unico nella discografia dei Beatles). Il disco viene ricordato anche per l'introduzione della Rickenbacker elettrica a dodici corde, e del rivoluzionario stile, contemporaneo a quello dei Byrds di Roger McGuinn[135]. Paul McCartney si specializzò sempre di più nella produzione di canzoni melodiche, sentimentali e accattivanti come And I Love Her ed Eight Days a Week, mostrando però un'accuratezza tecnica sempre maggiore.

L'affaticamento dovuto alle tournée che si susseguivano a ritmo battente causò il passo indietro di Beatles for Sale, uscito il 27 novembre 1964. Il titolo sardonico ma emblematico, ideato da John Lennon, rifletteva le stesse impressioni del brano più gettonato che fu Eight Days a Week; la stanchezza aleggiava tra le note dell'album nonostante il più alto numero di cover presenti, ben sei, e per di più prese in prestito da autori della fama di Buddy Holly, Chuck Berry, Little Richard[136]. Per queste ragioni viene considerato l'album meno incisivo del gruppo[137].

Tale lavoro fu però un passo necessario per consentire il percorso evolutivo musicale esplicato dapprima con Help!, altro album di supporto a un film omonimo. La pellicola risultò essere un successo commerciale e finanziario, ma un fiasco sotto il profilo artistico[138], evidenziando più che altro il buon talento recitativo di Ringo Starr[139] e un certo disinteresse di John Lennon per le riprese[140] (proprio lui in seguito attore di primo piano nella pellicola Come vinsi la guerra). Il disco mise in evidenza da una parte la passione di Lennon per Dylan manifestata nella ballata You've Got to Hide Your Love Away e la sua ricerca di testi sempre più elaborati e impegnati, dall'altra la continua ricerca di brani melodici e romantici, condotta da Paul McCartney e culminata nella evergreen Yesterday[141].

Help! fu pubblicato nell'agosto 1965 e solo quattro mesi più tardi la loro evoluzione li portò al risultato straordinario di Rubber Soul[142], album raffinato e ricercato in cui compare per la prima volta nella musica leggera occidentale il suono del sitar indiano, e le cui sonorità presero il sopravvento sui temi trattati nei primi anni di carriera, volutamente non impegnati e frivoli, atti a conquistare più pubblico possibile[143].

E cominciò anche l'uso di stupefacenti come l'LSD, che avrebbero ispirato direttamente il testo e le suggestioni psichedeliche di molti loro brani[144].

Rubber Soul venne pubblicato nel dicembre del 1965. Paul McCartney confermò i suoi talenti in Drive My Car mentre con Michelle cantò un inno all'amore meritevole di innumerevoli cover; John Lennon compose in Norwegian Wood il quadretto di un'avventura extraconiugale; in Nowhere Man delineò un ritratto dell'uomo medio contemporaneo proteso verso falsi e inutili traguardi a causa della perdita del senso della vita; in Girl e In My Life la vena ironica si accostò perfettamente a quella nostalgica e a quella romantica.

La vetta artistica (1966-1967)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Revolver (The Beatles), Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band e Magical Mystery Tour (album).
« Oggi penso che tutto ciò che abbiamo fatto finora sia spazzatura. Agli altri magari piace quello che abbiamo fatto, ma noi non ci illudiamo. Non significa nulla rispetto a ciò che vogliamo realizzare adesso »
(George Harrison, 1966[145])
Geoff Emerick (a sinistra), qui insieme al musicista polacco Maciek Miernik nel 2003.

La maturità artistica del gruppo di Liverpool è da molti critici considerata il biennio 1966-67.

Nel 1966 viene pubblicato Revolver, che molti critici musicali ritengono un picco nella creatività dei Beatles[146]. Il nuovo LP iniziò la fase in cui la musica dei Beatles prendeva forma in lunghe e articolate sessioni in studio, con l'assistenza di Geoff Emerick, giovane tecnico assunto in EMI cinque anni prima all'età di 15 anni, piuttosto insofferente alle normative consolidate da anni ad Abbey Road riguardanti le metodologie da usare nella presa del suono. Emerick sfruttò con abilità tutte le risorse fornite dalla primitiva tecnologia dell'epoca, ne introdusse di assai innovative, e così vennero alla luce capolavori sul piano del suono che sarebbe stato impossibile riprodurre in concerti dal vivo[147]. Revolver parlò di amore, di droga, ma anche di tasse con il pezzo di apertura Taxman, critico verso i politici inglesi dell'epoca, composto e cantato da George Harrison. Parlò anche di morte: con Tomorrow Never Knows di John Lennon che si era ispirato al Libro tibetano dei morti con la voce immersa tra suoni di nastri riprodotti al contrario, anticipando Sgt. Pepper's, e con Eleanor Rigby di McCartney, che compose anche For No One, Good Day Sunshine e Here, There and Everywhere. I suoni si arricchirono di strumenti indiani e di molte altre innovazioni elaborate in studio in modo artigianale ma dalla grande resa finale.

Cominciarono gli anni delle lunghe sedute di registrazione in studio: non potendo riprodurre dal vivo le complesse sonorità dei brani presenti sui loro dischi a partire da Revolver, ma anche estenuati dalle tournée mondiali con tumultuose esibizioni in cui il suono del gruppo era letteralmente sommerso dalle urla delle fan[148] e preoccupati per le prime minacce piovute dai fanatici religiosi[149], i Beatles interruppero l'attività dal vivo e si dedicarono esclusivamente all'attività in studio di registrazione. Fu questa una scelta dolorosa per Brian Epstein che si sentì a quel punto persino inutile e ingombrante[150].

In studio nel 1966: da sinistra Harrison, McCartney, George Martin e Lennon.

Il 1º giugno del 1967 fu pubblicato il disco considerato da molti il più importante della storia del rock: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, inizialmente pensato come un concept album che avrebbe dovuto rievocare gli anni della loro infanzia e adolescenza a Liverpool. Il titolo nacque su idea di Paul McCartney che voleva creare una nuova identità al gruppo[151]. Tuttavia, esigenze contrattuali imposero che venissero commercializzati come 45 giri i due brani del progetto già registrati: Penny Lane e Strawberry Fields Forever[152]. Veniva così pubblicato un 45 giri dal doppio lato A, cioè con due pezzi di pari livello (cosa questa "inventata" proprio per i Beatles, e avvenuta per la prima volta nel 1965 con Day Tripper/We Can Work It Out[153]). Ciononostante, Sgt. Pepper conservò un'apparente compattezza, dovuta alle innovazioni sonore introdotte[154] e al momento particolarmente ricettivo del pubblico, a dispetto della disomogeneità qualitativa dei brani presenti nel disco. Anni dopo, John Lennon avrebbe rivendicato l'individualità dei suoi pezzi (Lucy in the Sky with Diamonds, A Day in the Life i più notevoli) affermando che sarebbero potuti stare in qualunque 33 giri dei Beatles, negando implicitamente che Sgt. Pepper fosse un concept album.

L'uscita del disco provocò uno strappo nel panorama musicale mainstream: tutto, dalla copertina, ai suoni, alla chiusura con la "epica" e "apocalittica" A Day in the Life, era la riproposizione in chiave "moderata" e popolare delle pietre miliari del 1966 americano e inglese, ovvero gli album dei Byrds, dei Beach Boys (Pet Sounds) , dei Rolling Stones (Between the Buttons) e di Bob Dylan (Blonde on Blonde). Da questo momento la musica pop poteva a ben diritto essere considerata arte[155]. Nella copertina dell'album c'è un messaggio ironico all'indirizzo del loro gruppo rivale, costituito dalla frase "Welcome The Rolling Stones" stampata sulla maglietta di un pupazzo dalle fattezze di una bimba col viso di Shirley Temple. Jimi Hendrix rese onore all'uscita dell'album producendo rapidamente una cover del brano di apertura[156] spesso eseguita durante i suoi concerti.

« L'atmosfera dell'album era in sintonia con lo spirito di quel periodo, perché noi stessi eravamo permeati da quello spirito. Non intendevamo fare di tutto per dargli quell'atmosfera, semplicemente c'eravamo dentro. E non è stato solo il clima del periodo a influenzarci; ho cercato dei riferimenti che fossero più estremi. L'atmosfera del tempo assomigliava di più ai Move o agli Status Quo o gruppi del genere. Invece oltre a tutto ciò, c'era quello spirito d'avanguardia che penso sia entrato in Pepper. Era decisamente un movimento di popolo. Voglio dire, noi non stavamo cercando di alimentare quel movimento, noi ne eravamo parte, come lo eravamo sempre stati. Ritengo che i Beatles non siano stati i leader di una generazione, ma i suoi portavoce »
(Paul McCartney[157])

Il 25 giugno il gruppo registrò dal vivo negli studi EMI la lennoniana All You Need Is Love che diventò l'inno dei figli dei fiori e della Summer of Love[158]; lanciata in mondovisione durante la prima trasmissione internazionale televisiva via satellite, rappresentò simbolicamente tutto il movimento artistico musicale britannico e la nascente generazione dell'amore. Famosi ma non infallibili, così i Beatles si scoprirono in quei mesi: tra le altre cose, il loro terzo film (destinato alla televisione) Magical Mystery Tour, di cui firmano – e sarebbe stata l'unica volta – la regia, si sarebbe rivelato un fiasco[159].

Magical Mystery Tour uscì come EP in Gran Bretagna con le sole sei canzoni del film, mentre in America (e in Italia) fu pubblicato un LP comprendente tutti i singoli del 1967, tra cui Strawberry Fields Forever e Penny Lane, i due grandi esclusi di Sgt. Pepper. Magical Mystery Tour venne concepito come un piccolo Sgt. Pepper, con la roboante canzone iniziale, appunto Magical Mystery Tour, di McCartney, un corpo centrale, e un pezzo finale di John Lennon, I Am the Walrus, dal sapore squisitamente psichedelico; ispirata da un poema di Lewis Carroll, The Walrus and the Carpenter, contenuto in Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, è una delle canzoni più notevoli in assoluto di John Lennon[160] (gli Oasis, grandi estimatori dei Beatles, la inserivano spesso tra i brani finali dei loro concerti). Altro brano rilevante era The Fool on the Hill, composto da un lirico Paul McCartney.

Il 27 agosto[161] il loro scopritore e manager storico Brian Epstein sarebbe stato trovato morto nella sua stanza, per un letale mix di alcool e psicofarmaci. La complessa macchina organizzativa e soprattutto amministrativa del gruppo si trovò così all'improvviso senza una guida[162]. I Beatles ricevettero la notizia mentre erano a Bangor, nel Galles, ad un convegno organizzato dal Maharishi Mahesh Yogi, riguardante la meditazione trascendentale[161].

« Abbiamo ricevuto una telefonata. Non so chi di noi ha risposto, forse John. È sbiancato improvvisamente: "Brian è morto". Si è saputo pochissimo, solo che era stato trovato morto. È strano che sia successo proprio allora, quando avevamo appena iniziato con la meditazione. Può anche non sembrare una circostanza fondamentale, ma lo è stata. L'aver iniziato un viaggio all'interno di noi è stato un gran cambiamento nella nostra vita, e il fatto che Brian abbia tirato le cuoia proprio quel giorno è stato così strano. Così abbiamo piantato in asso tutto e siamo usciti incontro ai giornalisti. Abbiamo detto un casino di volte che eravamo "scossi e storditi". Siamo saltati in macchina e siamo tornati a Londra »
(George Harrison[163])

I primi contrasti (1968)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Soggiorno dei Beatles in India e The Beatles (album).
Il guru Maharishi nel 1973.

Il 1968 si aprì con un viaggio in India a Rishikesh, presso il Maharishi Mahesh Yogi, alla scuola di pensiero della "Rigenerazione spirituale" di cui i Beatles erano nel frattempo diventati adepti. Al ritorno dall'India, John e Paul volarono a New York per il lancio della loro società di produzione ribattezzata "Apple" e che aveva per simbolo una mela verde. Con la loro società, essi spiegarono, volevano offrire la possibilità a tutti gli artisti che avevano qualcosa da dire, fossero essi musicisti, scrittori, cineasti, di potersi esprimere senza passare dalla dura gavetta e dalla spasmodica ricerca di qualcuno che gli desse fiducia come era capitato a loro[164].

« Siamo nella felice condizione di non aver più bisogno di denaro. Quindi, per la prima volta, dirigiamo un'azienda senza l'ossessione del profitto. Noi abbiamo già realizzato tutti i nostri sogni, ora vogliamo condividere questa possibilità con altri »
(Paul McCartney[165])

Paul disse in una conferenza stampa che l'idea era quella di un "comunismo occidentale"[166]. Di fatto, l'attività principale della Apple fu la produzione dei loro dischi, che dal White Album in poi iniziarono ad apparire con l'etichetta della mela verde, intera su un lato del disco e tagliata a metà sull'altro. Si trattò di un'impresa velleitaria che risucchiò molto denaro[167] e dette risultati assai modesti rispetto alle aspettative artistiche, anche se alla fine uscirono per la Apple dischi di autori di talento, come il giovane James Taylor[168].

Con il contributo anche di molti brani composti durante il loro soggiorno presso l'ashram himalayano del Maharishi, conclusosi con una certa delusione da parte loro, nacque il doppio The Beatles (soprannominato White Album per la copertina completamente bianca), uscito nel novembre del 1968. Nel disco è evidente come il gruppo stesse perdendo la propria coesione[169], in quanto ogni brano riporta l'identificabile cifra stilistica del suo autore, ma anche in positivo il prepotente emergere come compositore di George Harrison (sua infatti la notevole While My Guitar Gently Weeps, che si segnalò anche per l'inedita presenza alla chitarra solista di Eric Clapton). Alcuni brani (Revolution 9, Piggies, Blackbird e soprattutto Helter Skelter) furono distorti dalla mente ossessionata di Charles Manson che li interpretò come un messaggio inviatogli dai Beatles in cui veniva sollecitato a prepararsi a un prossimo scontro razziale[170], e fu proprio "Helter Skelter" il nome che Manson diede al futuro conflitto fra bianchi e neri[171].

L'album presenta particolarissimi spunti innovativi psichedelici e di musica ambient-alternativa come Revolution 9 e alcune sonorità di contaminazione jazz, blues e musica etnica. In quel periodo i percorsi della musica cosiddetta "alta" e della musica "bassa", per così dire, si incrociarono e da questi accostamenti nacquero progetti, suite, opere sempre più avveniristici. Il disco ebbe uno strepitoso successo di vendite[172], ma nonostante il trionfo i quattro musicisti si accorsero di non avere più tra loro quella sintonia dei primi tempi[173].

La fine (1969-1970)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Let It Be (album The Beatles) e Abbey Road (album).
Il 3 di Savile Row, sede della Apple Corps.

Per questi motivi e per rimediare ai sempre più frequenti contrasti interni (dovuti anche alla presenza ingombrante della nuova compagna di Lennon, Yoko Ono), nacque l'idea di "tornare alle origini" con un disco più spontaneo e meno ricercato, registrato in diretta senza le ricercatezze e le elaborazioni in studio dei loro ultimi lavori[174]. Il progetto, dal nome Get Back, prevedeva anche un film sulla sua realizzazione e il ritorno a una performance dal vivo.

Le riprese delle sedute di registrazione furono affidate al regista Michael Lindsay-Hogg. Venne così immortalato un litigio tra Paul e George a proposito del modo in cui il chitarrista "interpretava" la musica di McCartney: un episodio che ben rifletteva le tensioni latenti nel gruppo[175].

Le riprese, iniziate negli inospitali studi cinematografici di Twickenham a Londra, poi abbandonati per uno studio casalingo alla Apple Records in Savile Row, sarebbero diventate un film uscito con lo stesso titolo dell'album, Let It Be - Un giorno con i Beatles, destinato a restare – e a farli restare – nella storia della musica pop. Dopo molte ipotesi – tra cui quelle di tenere un concerto di chiusura su una nave, in un anfiteatro in Tunisia o nella cattedrale di Liverpool – il palcoscenico, l'ultimo stage, divenne la terrazza del loro quartier generale londinese, la Apple, al numero 3 di Savile Row dove, il 30 gennaio del 1969, ebbe luogo il loro ultimo concerto dal vivo[176].

Le strisce pedonali immortalate nella copertina di Abbey Road.

Il pubblico era costituito, oltre che dagli operatori addetti alle riprese cinematografiche del concerto, da una manciata di fortunatissimi curiosi, per lo più impiegati dello stesso stabile, che scalando comignoli e tetti, mai potevano immaginare che sarebbero stati fortunati testimoni di un evento. In strada, per contro, decine e decine di poliziotti faticavano a tenere a bada ancora una volta l'ennesima (e ultima) massa di fans che avevano appreso in qualche modo la notizia della performance. Ma già dopo le incisioni di gennaio 1969, i Beatles persero entusiasmo per il film Get Back e per l’omonimo disco. Perciò lasciarono i nastri al tecnico del suono Glyn Johns che fu incaricato di mixare il materiale. Johns si mise al lavoro, preparando in varie sedi e in tempi diversi alcune varianti di acetati che potevano costituire altrettante versioni dell’album; ma i risultati del lavoro del tecnico non ricevettero grande attenzione né videro mai la luce, almeno nella discografia ufficiale della formazione[177].

Con la scusa dei ritardi nella confezione dell'album e nella postproduzione della pellicola, Get Back venne più volte rimandato. I problemi erano effettivamente altri: i piccoli rancori personali e i grandi disastri finanziari scaturiti dalla Apple. L'ingresso del manager Allen Klein, destinato a risanare il grave deficit, fu osteggiato dal solo Paul, il quale propose lo studio dell'avvocato Eastman, il padre di Linda[178]. Su quella disputa, importante ma in altri tempi probabilmente superabile, i quattro ruppero del tutto i rapporti[179], e poco dopo persero anche il controllo sulla Northern Songs[180], che controlla i diritti editoriali di quasi tutto il catalogo dei Beatles.

Il produttore Phil Spector.

L'unica che premeva per avere un disco nei negozi entro la fine dell'anno era la EMI, che riuscì a mandare in porto una tregua temporanea: tra luglio e agosto, negli studi di Abbey Road, richiamato George Martin che li aveva abbandonati dopo il White Album perché stanco dei continui litigi[181], i Beatles scrissero, provarono e registrarono le ultime canzoni della loro storia. Neppure un mese dopo fu pronto Abbey Road, il testamento artistico che conteneva capolavori quali Come Together, Here Comes the Sun, She Came In Through the Bathroom Window e Something. In Abbey Road i Beatles utilizzarono il moog (celebre sintetizzatore di suoni) nella canzone Because. Il disco, l'ultima opera del quartetto di Liverpool, a parere unanime risultò essere un lavoro di eccellente levatura[182][183].

Mentre McCartney stava registrando i brani del suo primo album da solista, Lennon aveva da poco esordito in concerto con il suo nuovo gruppo, la Plastic Ono Band. Il 3 gennaio del 1970, Paul, George e Ringo effettuarono l'ultima seduta a nome Beatles e registrarono una canzone di Harrison, I Me Mine, ultima aggiunta all'album. Poche settimane dopo, Paul comunicò ai compagni l'intenzione di abbandonare il gruppo. Dopo l'uscita di Abbey Road, Harrison e Lennon, all'insaputa di McCartney, chiamarono l'affermato produttore Phil Spector per affidargli i nastri di Get Back: nastri che Spector in alcuni casi rielaborò appesantendoli con gli effetti del “muro del suono”, tecnica di sua ideazione[184].

Il prodotto che ne derivò è l'album Let It Be, che sarebbe uscito un mese dopo l'intervista con cui McCartney annunciò l'abbandono del gruppo[185] dopo aver ascoltato le modifiche apportate da Spector alla sua The Long and Winding Road[186]. Fu l'atto finale. Sarebbero seguite diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro (e difficilmente accostabili a quella del complesso unito), e un'eredità pesantissima. A distanza di più di trent'anni, nel 2003 fu pubblicata la versione originale dell'album senza nessun ritocco e artificio, Let It Be... Naked, disco campione d'incassi ancora una volta, e che consacrò, anche nel nuovo millennio, il gruppo di Liverpool.

« Gli anni Sessanta hanno assistito a una rivoluzione tra i giovani, che non si è limitata solo ad alcuni piccoli segmenti o classi, ma che ha coinvolto l'intero modo di pensare. Toccò prima ai giovani, poi la generazione successiva. I Beatles furono parte di questa rivoluzione, che in realtà è un'evoluzione ancora in atto. Eravamo tutti sulla stessa barca: una barca che andava alla scoperta del Nuovo Mondo. I Beatles erano di vedetta. »
(John Lennon[187])

"Mitologia"[modifica | modifica sorgente]

Le molte (e controverse) informazioni sul gruppo nel suo insieme o sui singoli componenti – rilanciate dalla stampa specializzata e non in una sorta di caleidoscopico tam-tam mediatico – hanno spesso generato leggende e falsi miti tra coloro che nel corso degli anni ne hanno seguito vita e carriera.

La nascita del nome[modifica | modifica sorgente]

Buddy Holly & The Crickets.

Informazioni controverse e leggende si intrecciano a proposito della creazione della parola macedonia "Beatles", scelta come nome definitivo del gruppo nell'agosto del 1960[188].

È un fatto che "Beatles" fu il punto di arrivo di un percorso che portò il gruppo di Lennon, a cui si unirono in seguito McCartney e Harrison, a chiamarsi, anche per periodi molto brevi, con i seguenti nomi: "Black Jacks", "Quarrymen", "Johnny and the Moondogs", "Beatals", "Long John and the Silver Beetles", "Silver Beats", "Silver Beatles"[189].

"Beetles" (coleotteri, scarabei), secondo il giornalista Bill Harry fu suggerito da Stuart Sutcliffe come un riferimento al gruppo di Buddy Holly "The Crickets" ("I grilli")[190]. In una ricostruzione più tarda, Derek Taylor, press agent dei Beatles, sostenne invece che l'idea era venuta a Sutcliffe dopo aver visto il film The Wild One, nel quale Marlon Brando ha a che fare con una gang di motociclisti chiamati "Beetles" (Questa versione è però contestata da Bill Harry in quanto il film fu bandito in Gran Bretagna fino alla fine degli anni sessanta[191]). Sutcliffe suggerì questo nome e Lennon, con uno dei suoi tipici giochi di parole, lo trasformò in "Beatles" per richiamare "beat" (battito, ritmo, termine che dava il nome alla musica in voga a quell'epoca)[192]. In questo susseguirsi di alterazioni si inserisce il ricordo del poeta beat Royston Ellis, che avrebbe dato a Lennon e McCartney l'idea di trasformare "Beetles" in "Beatals", partendo dalle parole "beat alls"[193].

George Harrison, riguardo all'origine del nome, disse:

« L'origine del nome è oggetto di contesa. John diceva di essere stato lui a inventarlo, ma ricordo che Stuart era con lui la notte prima. C'era quell'analogia con i Crickets, che accompagnavano Buddy Holly; ma Stuart era completamente perso per Marlon Brando e nel film Il selvaggio c'è una scena in cui Lee Marvin dice: "Johnny, ti stavamo cercando, sei mancato molto ai Beetles, a tutti i Beetles". Forse John e Stu stavano pensando proprio a quello. Quindi diamolo cinquanta/cinquanta a Sutcliffe-Lennon »
(George Harrison[194])

La frequente associazione in italiano fra il nome dei Beatles e gli scarafaggi è in realtà un errore di traduzione: il nome comune inglese dello scarafaggio è infatti cockroach, mentre con beetles si indicano genericamente i Coleotteri, come i maggiolini o gli scarabei[195][196].

Infine la "leggenda": Lennon dichiarò a più riprese di avere avuto a dodici anni la visione di un uomo su una torta fiammeggiante ("flaming pie") che disse: «Voi sarete Beatles, con una 'A'»[197][198], rivendicando così la paternità del nome[189]. A ricordo di questo, Flaming Pie nel 1997 divenne il titolo di un album di Paul McCartney.

La presunta morte di Paul[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Leggenda della morte di Paul McCartney.

La leggenda più nota, forse la prima leggenda metropolitana del rock, fu quella della morte di Paul McCartney (Paul Is Dead, PID). Nel 1969 fu fatta circolare una voce secondo la quale il bassista sarebbe deceduto tre anni prima in un incidente stradale e sarebbe stato sostituito da un sosia[199]. La leggenda fu poi smentita, ma in qualche modo continuò a suscitare dubbi e interrogativi. Il sosia che avrebbe preso il posto del musicista si chiamerebbe William Campbell, un ex poliziotto che si sarebbe sottoposto a delicati interventi di chirurgia estetica per assomigliare al Beatle[200]. Questo, secondo i seguaci della teoria, spiegherebbe la decisione da parte dei Beatles di non suonare più dal vivo.

Gli indizi della presunta morte di McCartney nella produzione discografica dei Beatles sono molti e riguardano le liriche, i suoni e i prodotti grafici. Alcune frasi di Glass Onion, Don't Pass Me By e Revolution 9, se opportunamente decifrate, forniscono segnali a favore dei sostenitori della leggenda, in specie Revolution 9 con lo schianto di un incidente automobilistico nel collage sonoro e una frase enigmatica se si ascolta il pezzo al contrario. Al termine di I'm So Tired, Lennon farfuglia qualcosa che viene interpretato come "Paul is dead, miss him, miss him"[180].

Le indicazioni più evidenti sarebbero soprattutto da rinvenire nelle copertine. Fra di esse, quella di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band con Paul unico a tenere fra le mani uno strumento nero, e una misteriosa mano aperta sul suo capo; e soprattutto la copertina di Abbey Road, che mostra i quattro che attraversano la strada come in una processione funebre nella quale John vestito di bianco sarebbe l'officiante, Ringo in nero rappresenterebbe l'agente delle pompe funebri e George sarebbe vestito da becchino. Tutti al passo con lo stesso piede tranne Paul, che fra di loro è il solo scalzo con una sigaretta nella mano destra (Paul è mancino) mentre l'automobile sulla sinistra è targata con la sigla "LMW 28 IF", interpretabile come "28 SE", cioè se Paul fosse ancora vivo, avrebbe 28 anni[201].

Questi indizi (e tantissimi altri) possono essere facilmente contestati considerandoli il frutto di interpretazioni soggettive, spesso derivanti dall’autosuggestione, in taluni casi completamente inverosimili o irragionevoli (anche un mancino può tenere la sigaretta fra le dita della mano destra) e in altri delle forzature della realtà (nel 1969 McCartney avrebbe avuto 27 anni, non 28). Ma questo non ha fatto desistere i seguaci della leggenda della morte di Paul. E un’ultima fonte di incertezza arriva dall'Italia. Infatti le analisi sul cranio del bassista effettuate da due esperti, inizialmente tese alla definitiva smentita della leggenda, hanno confermato divergenze tra curva mandibolare, padiglioni auricolari, denti e palato nelle foto prima e dopo il 1966 creando sconcerto[202].

Lo spinello di Buckingham Palace[modifica | modifica sorgente]

L'onorificenza dell'MBE, fronte e retro.

Il 26 ottobre 1965 i Beatles arrivarono a Buckingham Palace per ricevere la medaglia dell'Ordine dell'Impero Britannico in un'atmosfera di grande eccitazione e con migliaia di ammiratori urlanti che assediavano il Palazzo Reale[203]. La leggenda vuole che i quattro abbiano fumato uno spinello nei bagni della residenza reale per calmare il nervosismo causato dall'ufficialità della cerimonia, e questo coincide con l'ammissione che John Lennon fece in seguito. Successivamente, George Harrison smentì Lennon dichiarando che si era trattato di semplici sigarette[204]. Anche in tale circostanza le versioni sono discordanti, e in questo caso provengono da due strettissimi collaboratori del quartetto. Tony Barrow, presente alla conferenza stampa tenuta al Saville Theatre immediatamente dopo il conferimento dell'onorificenza, tende infatti a escludere l'assunzione di cannabis non avendo rilevato nei quattro segni o comportamenti anomali[205]. Viceversa Alistair Taylor, che ricevette la confessione di John, afferma che durante la cerimonia al cospetto della regina Elisabetta i Beatles non riuscivano a trattenere la ridarella indotta dall'erba. Taylor aggiunge che Lennon – secondo le sue stesse ammissioni – portò a Palazzo con sé due pastiglie di LSD con il proposito di farle scivolare nel tè di Sua Maestà, progetto poi non portato a termine[206].

Le dichiarazioni di Lennon seguirono le posizioni pubbliche che i Beatles assunsero nel 1967 contro le leggi che criminalizzavano in Gran Bretagna il consumo della cannabis, in particolare in residenze private[207].

Importanza musicale e culturale[modifica | modifica sorgente]

Lascito artistico[modifica | modifica sorgente]

I Rolling Stones, amici/rivali londinesi dei Beatles nel 1965.

Il nome stesso del gruppo evoca l'humus musicale in cui erano cresciuti: la musica beat (o Merseybeat, dal nome del fiume Mersey che attraversa la loro città natale), un nome collettivo che richiamava impropriamente la corrente letteraria statunitense detta Beat Generation, ma in realtà si riferiva al battito come unità del ritmo[208].

Fin dall'inizio, le canzoni dei Beatles non si limitarono ad attingere al rock'n'roll e al blues, ma accolsero diverse influenze musicali, dallo skiffle allo stile Motown[209]. A questa varietà di stimoli si aggiunsero via via la competizione con i rivali britannici Rolling Stones (Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band è rivaleggiato da Their Satanic Majesties Request, così come Revolver da Between the Buttons), il rapporto con Bob Dylan, il confronto a distanza (e i reciproci influssi) con i Monkees, i Byrds e soprattutto i Beach Boys[210]; e ancora la fascinazione per l'India, l'interesse per le avanguardie musicali[211] e l'attenzione per i movimenti nascenti ma ancora sotterranei o poco noti (Paul McCartney e George Harrison, rispettivamente nell'aprile e nell'agosto del 1967, visitarono San Francisco, richiamati dalla scena musicale ma attirati anche dall'ambiente controculturale di Haight Ashbury[212]).

Fondamentale fu anche l'apporto nel campo delle innovazioni tecnologiche, che essi utilizzarono ed esplorarono con curiosità per la registrazione e la manipolazione del suono[213]. Durante gli anni trascorsi dal gruppo negli studi di Abbey Road, proprio per concretizzare le loro idee musicali furono elaborate soluzioni sonore, apparecchiature e tecniche ancora in uso dopo decenni[214], nonostante il fatto che l'evoluzione tecnica, partita dai registratori a nastro a due piste[215], dai semplici oscillatori audio e dai microfoni Neumann a valvole, abbia nel frattempo portato all'uso dei computer e delle tecnologie digitali[216]. Dopo quasi quindici anni dalle produzioni più innovative dei Beatles, il tecnico Jerry Boys dichiarò nel 1980 che certi suoni presenti in quelle composizioni «sono ancora impossibili da creare, persino con le moderne attrezzature computerizzate a quarantotto piste.»[217] Nelle innovazioni tecniche del periodo rientra a pieno titolo il mellotron[218] – impiegato dai Beatles già nell’aprile 1966, in occasione della registrazione di Tomorrow Never Knows[219] –, strumento utilizzato dalla formazione in maniera originale[220], che venne utilizzato in seguito da molti gruppi musicali; solo per citarne alcuni, i Pink Floyd, i Genesis, gli Yes e i King Crimson lo suonarono fra gli anni sessanta e gli anni settanta, e successivamente i Muse e i Tangerine Dream.

Nastro magnetico usato ad Abbey Road.

Per il sound psichedelico di alcuni brani dei Beatles (in particolare nel caso di Tomorrow Never Knows) si fece ricorso in fase di mixaggio ai tape-loops. I quattro musicisti si erano dotati di registratori a nastro con i quali conducevano individualmente esperimenti sonori nelle circostanze più varie. Paul McCartney, che dei quattro si mostrava quello maggiormente attratto da queste ricerche, aveva scoperto che rimuovendo la testina di cancellazione del registratore e incidendo ripetutamente il medesimo nastro, questo si saturava producendo suoni distorti; i nastri in tal modo ottenuti venivano cuciti e fatti poi passare attraverso i registratori di Abbey Road in senso normale, al contrario e a velocità variabili, così da selezionare i più idonei. Questa tecnica, apparentemente casuale ed effimera, avrebbe invece aperto le porte alla musica dei decenni successivi impostata sulla ripetizione ciclica di frasi musicali[221].

Ravi Shankar con un sitar.

Un'altra particolarità del loro sound era l'uso di sonorità indiane. George Harrison aveva scoperto il sitar durante la lavorazione del film Help!, e l'aveva sperimentato per la prima volta sul brano Norwegian Wood (This Bird Has Flown) di Rubber Soul[222]. Già su Revolver apparve il primo brano di musica indiana, Love You To[223], al quale seguirono Within You Without You su Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band[224] e The Inner Light sul singolo Lady Madonna[225]. I Beatles però non furono i primi ad adoperare il sitar in un brano pop: lo avevano già fatto i Kinks con il brano See My Friends[226]. Poco dopo l'apparizione su Rubber Soul, il sitar apparve su Paint It, Black dei Rolling Stones, su This Just Doesn't Seem to Be My Baby dei Monkees, Marshwallow Skies di Ricky Nelson, Sound Asleep dei Turtles ed in molti altri brani. Oltre che nelle musiche indiane della band e Norwegian Wood, il sitar appare anche su Across the Universe[227] e Tomorrow Never Knows[228]. Oltre al sitar, nei brani dei Fab Four apparvero anche la tabla[229], il tanbur[230], la dilruba, lo svarmandal[231][232]. Ad insegnare ad Harrison il sitar fu il celebre Ravi Shankar[233].

L’eredità artistica si affida anche alle copertine dei loro album, soprattutto Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band e Abbey Road. Quella di Sgt Pepper – ripresa fra gli altri artisti da Frank Zappa in We're Only in It for the Money[234] – fu la prima copertina della storia del rock che si apriva a libro e che conteneva i testi di tutte le canzoni presenti nel disco[235]. La copertina di Abbey Road è quella più parodiata da decine di gruppi musicali, fra i quali i Red Hot Chili Peppers[236].

Con le loro doti creative e compositive, i Beatles sono riusciti a coniugare dei prodotti fruiti da un'ampia massa di consumatori delle età più varie[237] – e perciò tendenzialmente di facile ascolto – con alcune opere sorprendentemente complesse e ricche di soluzioni originali. Secondo il giudizio di George Martin, Lennon e McCartney «sono stati i Cole Porter e George Gershwin della loro generazione»[238], opinione confortata dal grande numero di cover dei loro brani che si sono susseguite negli anni, a conferma della validità del loro canzoniere[239] e della loro influenza su gruppi delle generazioni musicali successive come i Queen e gli Oasis[240][241].

Eredità culturale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Beatlemania.
Francobollo dedicato allo "Yellow submarine".

Le immagini che più simboleggiano l'impatto dei Beatles nella società del loro tempo sono le foto o i filmati di isteria collettiva che accompagnava i loro concerti e i loro trasferimenti nei logoranti tour da un continente all'altro[242], e queste scene testimoniano il fatto che il gruppo fu immediatamente un fenomeno musicale, commerciale e di costume di vastissima eco. Si diffusero gli stivaletti in pelle neri, gli abiti scuri abbottonati in alto e le zazzere a caschetto, nate al tempo dei loro concerti di esordio nei club dell'angiporto di Amburgo all'inizio degli anni sessanta.

Al di là della beatlemania, i Beatles ebbero negli anni un influsso non solo strettamente musicale ma anche culturale, letterario, sociologico[243] e mediatico. Oltre a innovare profondamente il panorama musicale degli anni sessanta, contribuirono all'evoluzione e all'affermazione di mode, costumi e stili di vita[244]. Ad essi è associata la fioritura della Swinging London[245] uscita dal buio del dopoguerra, con le minigonne a quadretti in bianco e nero inventate da Mary Quant, indossate da Twiggy ed esposte nei mercatini di Carnaby Street. E alla crescente popolarità del gruppo di Liverpool corrispose un vertiginoso aumento delle tirature delle riviste inglesi che si occupavano di musica[246].

L'immagine dei Beatles si affermò oltre i confini della Gran Bretagna e fu contigua anche a manifestazioni culturali internazionali come la psichedelia, il Flower power e la cultura hippy[247]; le copertine dei loro album diventarono esse stesse una forma d'arte e in più casi oggetto di imitazione[248], proprio mentre oltreoceano fioriva la Pop Art di Andy Warhol. In un rapporto dialettico, i Beatles influenzarono e al tempo stesso incarnarono la gioventù occidentale nella sua presa di coscienza, intesa in vari sensi: estetica (i capelli lunghi, gli abiti), artistica (le contaminazioni musicali con la musica indiana e la musica d'avanguardia), politica (il pacifismo, l'opposizione alla guerra del Vietnam[249]), sociale (la sensibilità verso i temi dei diritti dei neri, dell'emancipazione femminile e dei diritti civili[250]), culturale in senso ampio (il misticismo orientale, la filosofia indiana, l'uso delle droghe e le prese di posizione a favore della loro depenalizzazione[251], gli espliciti riferimenti al sesso), e queste influenze andarono nel tempo ben oltre lo scioglimento del complesso[252].

Con l'autorevolezza che gli deriva dalla sua esperienza e competenza, il compositore statunitense Aaron Copland evidenzia l'ampio spettro dell'influenza culturale del gruppo quando individua nel fattore Beatles la chiave di comprensione del decennio che li vide diretti protagonisti[253]:

« Se volete conoscere gli anni Sessanta, ascoltate la musica dei Beatles »
(Aaron Copland[254])

E la testimonianza dello scrittore e pittore Carlo Levi può aiutare a capire meglio e a decifrare in maniera più approfondita il fenomeno Beatles:

« Nei Beatles c'è un'eco di Stravinskij; sia negli uni che nell'altro vi è un languore che non si sa se attribuire più ad un'acerba giovinezza che ad un senso di mortale stanchezza »
(Carlo Levi[255])

A riprova dello spessore del loro lascito culturale, molte volte i Beatles, assieme o singolarmente, sono stati richiamati in opere musicali, cinematografiche, televisive e perfino ludiche ed è letteralmente impossibile citare ogni riferimento ai quattro musicisti. Quelli che seguono sono solamente alcuni esempi.

  • I King Crimson, nel loro album Lizard del 1970, misero in musica gli ultimi difficili momenti della carriera del gruppo di Liverpool. La terza traccia, dal titolo Happy Family, tratteggia le personalità dei quattro Beatles attraverso taglienti allusioni, alcune evidenti, altre oscure e criptiche. Nelle liriche di Happy Family compaiono nell'ordine "brother Judas" (dietro cui si cela Paul McCartney), "uncle Rufus" (Ringo Starr), "cousin Silas" (George Harrison) e "nasty Jonah" (John Lennon). Il riferimento al gruppo è ancora più evidente se si osserva la copertina dell'album. Essa è formata da quadri collegati alle diverse tracce, e in quello in alto a destra sono riconoscibili i bozzetti dei quattro musicisti.
  • Il musical Across the Universe, con colonna sonora basata sulle loro canzoni, contiene numerosissimi riferimenti ai Beatles.
  • Nella serie televisiva dei Simpsons compaiono, in forma di cartone animato
    • Ringo Starr nell'episodio Spennellando alla grande (2ª Stagione).
    • George Harrison nell'episodio Il quartetto vocale di Homer (5ª Stagione), che è un chiaro riferimento alla storia dei Beatles
    • Paul McCartney Lisa la Vegetariana (7ª Stagione)
    • John Lennon La paura fa novanta XIX nella seconda storia di Halloween Come fare carriera nella pubblici-morte si vede Lennon in paradiso che cavalca il "sottomarino giallo" (20ª Stagione)
    • Tutti e quattro a bordo dello "Yellow Submarine" quando Lisa viene anestetizzata nella puntata Occhio per occhio, dente per dente (4ª Stagione) riferendosi a canzoni quali Lucy in the Sky with Diamonds e Help!
  • Nella serie televisiva dei Griffin, nell'episodio speciale Something, Something, Something, Dark Side, compaiono i Beatles, sempre in forma di cartone animato, ma con lo stesso stile in cui sono disegnati nel film Yellow Submarine; la scena è, inoltre, un chiaro riferimento alla canzone Strawberry Fields Forever.
  • Una parodia dei Beatles è comparsa in un episodio della serie a cartoni animati Mignolo e Prof., All You Need Is Nacchio, prodotto dalla Warner Bros. Il quartetto porta qui il nome "Feebles"; nel cartone animato, il topo Mignolo prende il posto del guru Maharishi con il nome di "Topo-Arishi"; mentre dispensa consigli strampalati e canta insieme ai Feebles, il Prof. provoca quello che sarebbe il primo incontro tra "Jim Lemon" e "Yoyo Nono". Nell'episodio si citano le canzoni I Am the Walrus, Magical Mystery Tour, All You Need Is Love, Yellow Submarine, She Loves You, Give Peace a Chance.
  • Il film Backbeat del 1994 ritrae l'attività del gruppo nel periodo di Amburgo, concentrandosi sul primo bassista dei Beatles che lasciò la band proprio alla fine di quel periodo.
  • Nel 2009, il publisher canadese EA ha pubblicato il videogioco The Beatles: Rock Band, dove è possibile ripercorrere le tappe più significative della carriera della band inglese suonando contemporaneamente chitarra, basso e batteria, oltre a cantare le loro canzoni.
  • Il film Nowhere Boy del 2009 tratteggia l'adolescenza di John Lennon dal 1955 al 1960, la sua vita a «Mendips», i suoi rapporti tormentati con la zia Mimi e la madre Julia, e la nascita e lo sviluppo dei Quarry Men.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

I quattro componenti del gruppo erano:

Le cere dei quattro componenti del gruppo (da sinistra: Paul McCartney, Ringo Starr, John Lennon e George Harrison) al museo Madame Tussauds di Londra.

Altre personalità hanno affiancato i Beatles sia prima della loro esplosione che durante la loro attività. La stampa e i fan si sono incaricati di creare la figura del "quinto Beatle" come personaggio a cui accreditare una parte di rilievo nel percorso artistico e personale del gruppo: un appellativo di volta in volta attribuito a diverse figure che ruotarono intorno alla storia del gruppo, ciascuna di esse con la propria fisionomia, funzione e importanza. Le principali a buon diritto sono:

  • Stuart "Stu" Sutcliffe (Stuart Fergusson Victor Sutcliffe, Edimburgo, UK, 23 giugno 1940 - Amburgo, Germania, 10 aprile 1962). Considerato a lungo il "Quinto Beatle", "Stu" Sutcliffe – figlio di un marinaio scozzese che si stabilì a Liverpool dopo la guerra – conobbe il coetaneo John Lennon alla scuola d'arte di quella città. Bassista della band, quando i Beatles nel 1961 tornarono in Inghilterra rimase ad Amburgo per continuare i suoi studi artistici e soprattutto per amore di Astrid Kirchherr, la fotografa e stilista tedesca che inventò le pettinature del gruppo e con la quale si era fidanzato. Nel 1962 un aneurisma cerebrale uccise il giovane Stu, che morì tra le braccia della sua fidanzata. Non fu mai trattato e considerato come amico da Paul, tant'è che fra i due nacquero spesso litigi[261]. Nonostante tutto, fu proprio Stu a dare inconsapevolmente inizio alla moda del "Taglio Beatle", sperimentando per primo il nuovo quanto strano look[262]; da lui copiò il resto dei Beatles. Divenne con il tempo uno fra i migliori amici di John, tant'è che questi, in sua memoria, volle inserire il suo volto sulla copertina dell'album Sgt Pepper[263].
Pete Best, 2006.
  • Pete Best (Peter Randolph Best, Madras, India, 24 novembre 1941). Batterista, era uno dei migliori strumentisti (nonché uno dei più famosi musicisti) di Liverpool. Molto del successo iniziale dei Beatles prima delle prime incisioni discografiche fu dovuto proprio alla sua notorietà. Per motivi mai del tutto chiariti, fu "licenziato" da John Lennon e Paul McCartney qualche settimana prima della messa sotto contratto da parte della Parlophone (agosto 1962). La responsabilità sembra potersi attribuire tuttavia a George Martin, che dopo il primo provino della band non era soddisfatto delle sue capacità[264]. Il posto di Pete fu preso da Ringo Starr. Successivamente, pur non rimanendo mai del tutto fuori dalla scena musicale, si impiegò in un ufficio pubblico a Liverpool, dove rimase fino alla pensione. Nel 1995, dopo la pubblicazione da parte dei Beatles superstiti di alcuni brani inediti che lo vedevano alla batteria, pare che Pete Best sia stato gratificato di un assegno dell'ordine del milione di sterline, risarcimento postumo per il licenziamento imprevisto di più di trent'anni prima[265].
  • Brian Epstein (Brian Samuel Epstein, Liverpool, UK, 19 settembre 1934 - Londra, UK, 27 agosto 1967), di origini ebraiche, titolare di un negozio di dischi a Liverpool, fu lo "scopritore" del complesso, di cui diventò manager alla fine del 1961. Visse nel tormento di non essere pienamente accettato nel mondo musicale e nella sfera dei discografici a causa della sua omosessualità, per la quale erano a quel tempo previsti l'arresto e il carcere, o la reclusione in una clinica psichiatrica[266]. Quando Lennon venne a sapere che era in corso la stesura per un libro sulla sua vita, scherzò pesantemente sul titolo, A Cellarful of Noise, che John parodiò in A Cellarful of Boys[267]. Curò gli interessi del gruppo (talvolta in modo avventato e inesperto) fino alla morte, avvenuta per overdose di medicinali[268].
Billy Preston, 1974.
  • George Martin (Londra, UK, 3 gennaio 1926) fu il produttore di tutti gli album dei Beatles (con l'eccezione di Let It Be). Di formazione classica, è considerato da molti la persona che fu capace di tradurre le idee dei quattro – incapaci di leggere e scrivere la musica[269] – negli arrangiamenti divenuti storici e nell'innovativa tecnica del suono. Martin ha in parte il merito del successo dei Beatles, comportandosi nei loro confronti come un padre, talvolta generoso e talvolta rude. Collaborò anche con i Beach Boys.

Inoltre, fra i musicisti che contribuirono alla vita del gruppo sono meritevoli di citazione:

I Beatles con Jimmy Nicol (a destra).
  • Andy White (Glasgow, 1930). Batterista professionista, session-man della EMI. A quei tempi poteva capitare che il ruolo di batterista venisse assunto nelle registrazioni in studio da un turnista[273], e siccome George Martin, dopo la prova del 4 settembre del 1962 non aveva apprezzato il lavoro di Ringo alla batteria, per la seduta della settimana successiva chiamò Andy White a incidere la batteria in Love Me Do e in P.S. I Love You, mentre Ringo fu dirottato a suonare il tamburello. La batteria nella versione di Love Me Do dell'LP Please Please Me è quella incisa da White. L'incisione con Ringo alla batteria – quella effettuata il 4 settembre – rimane nel 45 giri dello stesso pezzo[274].
  • Jimmy Nicol (Liverpool, UK, 3 agosto 1939). Batterista. Abbastanza noto sulla scena di Liverpool, fu scelto da George Martin, di comune accordo con i Beatles ma con qualche riluttanza soprattutto da parte di George Harrison[275], per sostituire Ringo Starr, operato alle tonsille, durante il tour mondiale del 1964. Nicol si esibì nei concerti di Copenaghen, Hong Kong, e nei primi due concerti australiani tenuti ad Adelaide[276]. Sua l'espressione ricorrente "It's getting better", che ha dato titolo all'omonimo brano incluso in Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band[277].

Infine, i fedeli e assidui collaboratori, spesso trascurati dalle luci dei riflettori, ma fondamentali per il gruppo:

  • Neil Stanley Aspinall (Prestatyn, 13 ottobre 1941 - New York, 24 marzo 2008). Amico d'infanzia di Paul McCartney e George Harrison, diventò capo della casa discografica Apple Records, fondata dai Beatles. Inizialmente fu loro autista prima dell'assunzione di Mal Evans, assistente personale e roadie del gruppo.
  • Malcolm Evans detto Mal (Liverpool, 27 maggio 1935 - Los Angeles, 5 gennaio 1976). Autista, guardia del corpo e roadie tuttofare dei Beatles dagli inizi fino al 1970. Tragicamente scomparso il 5 gennaio 1976 nel suo appartamento a Los Angeles dove venne ucciso per errore dalla polizia[278].
  • Alistair Taylor (Runcorn, 21 giugno 1935 - Chesterfield, 9 giugno 2004). Soprannominato “Mr Fixit” per la mole e la varietà di incarichi affidatigli per conto dei Beatles, nel 1968 divenne general manager della Apple Corps. Cessò i rapporti con i quattro musicisti l'anno successivo, a seguito del suo licenziamento.
  • Derek Taylor (Liverpool, 7 maggio 1932 - Sudbury (Suffolk), 8 settembre 1997). Giornalista, scrittore e critico teatrale britannico. Conosciuto soprattutto per il suo lavoro come addetto all'ufficio stampa dei Beatles. Continuò a lavorare per Lennon anche dopo la fine della band.

George Martin Brian Epstein Ringo Starr Pete Best Stuart Sutcliffe George Harrison Paul McCartney John Lennon

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia dei The Beatles.

La discografia che segue è relativa agli album studio pubblicati nel Regno Unito. Per una trattazione più dettagliata, si rimanda alla discografia dei Beatles.

Album studio[modifica | modifica sorgente]

La copertina dell'album The Beatles.

Nella lista degli album inglesi si comprende per tradizione il doppio EP Magical Mystery Tour, che negli USA uscì come album con l'aggiunta di brani già pubblicati su singolo: tale versione è alla base dell'edizione britannica del 1976 e dell'edizione su compact disc. Nell'elenco è aggiunto anche Long Tall Sally, l'unico altro EP di brani inediti dei Beatles, che su CD è stato incluso totalmente su Past Masters.

Tutti i dischi fino a Magical Mystery Tour uscirono su etichetta Parlophone. Dal White Album in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, distribuita dalla EMI.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Filmografia dei Beatles.
Immagine tratta dal trailer distribuito in USA del film Help!.

Fin dagli esordi, la personalità dei quattro e l'immagine mediatica che li aveva resi famosi ispirarono la possibilità di sfruttare anche cinematograficamente la notorietà del complesso.

Nacquero così due pellicole, A Hard Day's Night (1964) e Help! (1965), entrambe firmate da Richard Lester. Il noto regista fu capace di ricavare da un fenomeno all'epoca ancora potenzialmente effimero come la Beatlemania un'opera, la prima, molto apprezzata dalla critica[280]; il secondo film, se pur permeato di ironia e umorismo nonsense tipico del gruppo, ha lasciato una traccia meno importante dal punto di vista cinematografico[281].

La successiva incursione del gruppo nella celluloide fu con un anarchico e scombussolato film per la televisione, Magical Mystery Tour, diretto dai Beatles e andato in onda il giorno di Santo Stefano del 1967. Gli ascolti e le critiche furono molto deludenti[282], anche se il film è stato in parte rivalutato per l'interesse storico e documentario[283]. Il progetto, nato dopo la morte di Brian Epstein, soffre di una mancanza di direzione: alcune voci critiche ritengono che sia stato un progetto essenzialmente di Paul, che non aveva idea della complessità di un simile lavoro[284].

Dopo il fiasco della pellicola Magical Mystery Tour, il film seguente, Yellow Submarine, fu considerato dai quattro solo un adempimento contrattuale nel quale perciò inizialmente non si sentirono coinvolti[285]. Al lungometraggio, diretto da George Dunning per la parte d'animazione e da Dennis Abey per le sequenze dal vivo, i Beatles si limitarono a fornire solo quattro nuovi brani (alcuni dei quali erano scarti delle sessioni per dischi precedenti[286]). Ciononostante il film, uscito nel 1968, ebbe un grande successo e segnò una tappa importante per il cinema d'animazione[287].

L'ultimo film dei Beatles – Let It Be - Un giorno con i Beatles – corrisponde a quello che fu il loro ultimo concerto. Il documentario è stato diretto da Michael Lindsay-Hogg nel 1969 e ha avuto un'irregolare distribuzione nell'aprile 1970, dopo cioè lo scioglimento informale del gruppo.

Videografia[modifica | modifica sorgente]

Scorcio di Knole Park, location del video di Strawberry Fields Forever.

I Beatles iniziarono a girare video musicali, per diffonderli mediante le reti televisive di tutto il mondo, fin dal 1965 con Day Tripper e We Can Work It Out. Ciò che li spinse a diffondere le loro canzoni sotto forma di video musicale fu l'impossibilità di apparire ovunque venissero invitati: fu così che decisero di adottare, grazie anche all'estro del manager Brian Epstein e del produttore George Martin, la diffusione di canzoni in video[288]. Il primo videoclip della storia della musica inteso come tale è Paperback Writer, del 1966, seguito da Rain, dello stesso anno, entrambi girati in una serra. Fu per allora una soluzione innovativa che col tempo diventò una prassi per la promozione di prodotti musicali, usata in special modo da alcuni canali televisivi[289].

Peter Goldmann, nome suggerito da Klaus Voormann[290], è il regista svedese che diresse i video promozionali di Strawberry Fields Forever e Penny Lane. Per la prima composizione, il 30 e 31 gennaio 1967 la troupe riprese i Beatles nel Knole Park a Sevenoaks, in un'area del Kent di proprietà del National Trust, creando un'atmosfera surreale che bene si addiceva al brano. Per Penny Lane, lo storico luogo di Liverpool venne ricostruito il 5 febbraio riprendendo il gruppo nell'East End londinese; poi, in fase di montaggio, queste scene si alternarono alle riprese di alcuni scorci della reale Penny Lane[291].

Il 10 febbraio, Tony Bramwell coordinò le riprese di uno dei momenti più alti della creatività del gruppo, l'orchestra di 40 elementi che eseguiva il crescendo per A Day in the Life[292]. Il filmato, di valore storico, apparve solo dopo quasi trent’anni, in occasione della pubblicazione dell'Anthology.

Dopo un assemblaggio di videolclip per promuovere Lady Madonna, il successivo video promozionale fu girato nel settembre 1968 dal regista Michael Lindsay-Hogg negli studi di posa di Twickenham per pubblicizzare un altro singolo, Hey Jude/Revolution. I filmati ebbero passaggi alla TV britannica, principalmente da parte della BBC, mentre la NBC li trasmise negli Stati Uniti.

Altre riprese dei Beatles a Twickenham vennero intercalate alle scene del matrimonio e della luna di miele di John Lennon e Yoko Ono per promuovere il singolo The Ballad of John and Yoko, e infine un collage di spezzoni di scene campestri in cui figuravano individualmente i quattro Beatles venne montato sotto la supervisione di Neil Aspinall per lanciare Something[293].

Apparizioni televisive[modifica | modifica sorgente]

Il London Palladium nel 2009.

Oltre alle esibizioni dal vivo nella classica forma delle tournée, i Beatles devono larga parte della loro popolarità alle loro apparizioni televisive, ospitati e supportati inizialmente dai canali indipendenti. La prima volta che fecero la loro comparsa in TV risale al 17 ottobre 1962, nel programma della Granada TV People and Places (dove sarebbero tornati altre volte). Fu poi la volta di Discs A Gogo, della TWW (Television Wales and the West) e Tuesday Rendevouz della stazione ITV, entrambe nel dicembre 1962.

Il 13 gennaio 1963 i Beatles esordirono nella popolare trasmissione di musica pop Thank Your Lucky Stars, della ABC Television di Birmingham, che li avrebbe accolti altre sette volte. ABC At Large li vide nel marzo per la prima volta impegnati in un'intervista a fianco di Brian Epstein e il mese successivo di nuovo alla Granada TV nella prima di una serie di esibizioni al programma Scene At 6.30. Nello stesso mese, finalmente anche la BBC aveva puntato i riflettori sul gruppo, ospitandoli nello spettacolo The 625 Show. Ad agosto fu la volta della Southern Television, per il programma musicale Day By Day e successivamente per un documentario sul Mersey Beat; e il 4 ottobre li vide debuttare nella trasmissione di successo Ready, Steady, Go![294] L'esibizione del gruppo al Val Parnell's Sunday Night at the London Palladium, trasmessa in diretta il 13 ottobre 1963 e seguita da quindici milioni di spettatori, rappresenta un punto di svolta non solo nella musica britannica. A quella trasmissione, nella quale i Beatles alternarono musica e gag conquistando il pubblico, si fa risalire secondo molti critici la nascita del termine “Beatlemania[295].

McCartney, Harrison e Lennon con la cantante Lill-Babs alla televisione svedese nell'ottobre 1963.

Fu la Sveriges Television la prima stazione estera che ospitò il gruppo – in tournée in Svezia – a fine ottobre, nel programma Drop In. Il 10 novembre la TV inglese mandò in onda la registrazione del Royal Variety Performance, in cui assieme ad altri artisti i Beatles si erano esibiti la settimana precedente al cospetto della Regina Madre, della principessa Margaret e di Lord Snowdon. In quella circostanza, rispetto al Sunday Night at the London Palladium di appena un mese prima l'audience televisiva quasi raddoppiò, raggiungendo un numero di spettatori stimato in ventisei milioni[296].

Ormai divenute celebrità corteggiate, furono protagonisti di svariate altre apparizioni a rotocalchi televisivi locali, trasmissioni per teenager, video promozionali, interviste e programmi pop. Da ricordare il ritorno al Val Parnell's Sunday Night at the London Palladium, a distanza di tre mesi e con il compenso per l'esibizione addirittura quadruplicato, le apparizioni in TV negli Stati Uniti durante i loro tour del 1964 e 1965 – fra le quali quelle al celebre Ed Sullivan Show – e in Australia dove si trovavano in tournée; la loro puntata a Liverpool, seguiti da Granada TV e BBC 1, la partecipazione negli studi della BBC a Top of the Pops nel giugno del 1966, due concerti dal vivo ripresi e trasmessi dalle televisioni tedesca e giapponese a metà anno[297], fino alla partecipazione allo spettacolo “Our World”, il primo programma televisivo in diretta planetaria, il 25 giugno 1967. Si calcola che la trasmissione, in collegamento satellite con ventisei nazioni, fu vista da 350 milioni di persone (150 milioni secondo Roy Carr)[298]. In quell'occasione i Beatles cantarono All You Need Is Love, accompagnati dal pubblico di cui facevano parte anche Mick Jagger, Keith Richards, Graham Nash, Eric Clapton e Keith Moon[299].

Oltre a qualche altra apparizione, la lista non contempla la primissima volta che il gruppo apparve alla TV. Si trattò del Carroll Levis Discoveries TV Show, trasmesso dalla Granada TV nel giugno del 1959. Nella circostanza il gruppo non si era presentato come Beatles – nome di là da venire – ma come Johnny and the Moondogs[300].

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

La stella sulla Hollywood Walk of Fame.
  • 1963, 27 dicembre. Il Times definisce Lennon e McCartney «i compositori inglesi più eccezionali del 1963», sottolineando che i loro pezzi «costituiscono gli esempi più estrosi e inventivi dello stile che si è andato sviluppando nel Merseyside negli ultimi anni.»[301].
  • 1963, a fine anno il periodico New Musical Express, a seguito di un sondaggio coi propri lettori, li proclama il gruppo musicale numero 1 al mondo[302].
  • 1965, 26 ottobre. I Beatles sono insigniti dell'Ordine dell'Impero Britannico.
  • 1998, 8 giugno. La rivista Time li inserisce tra le 100 personalità più importanti e influenti del XX secolo, definendoli "la più sorprendente rock-'n'-roll band al mondo"[303].
  • Nel 1988 i Beatles sono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame[304].
  • Nel 2004 la rivista Rolling Stone colloca quattro dei loro album nei primi dieci della lista dei 500 più grandi album di tutti i tempi[305].
  • Nel 2004 i Beatles vengono ammessi alla Vocal Group Hall of Fame[306].
  • 2005, ottobre. La rivista Variety colloca i Beatles in prima posizione fra le 100 più rilevanti icone del XX secolo[307].
  • 2008, 11 settembre. La rivista Billboard li pone al primo posto nella classifica basata sulla permanenza dei singoli nella Single Chart americana nel periodo dal 1958 al 2008[308].
  • A loro è dedicata una stella nella Hollywood Walk of Fame[309].
  • Secondo la RIAA, nessun altro artista ha venduto più album negli Stati Uniti (106 milioni)[310].

Grammy Award[modifica | modifica sorgente]

Poster EMI in occasione dei Grammy Awards del 1964.

Un Grammy Award è stato attribuito a ciascuna delle opere citate e/o a ognuno dei seguenti artisti:

  • A Hard Day’s Night quale migliore interpretazione vocale dell'anno (1964)[311]
  • The Beatles quali migliori artisti esordienti (1964)[312]
  • Paul McCartney per Eleanor Rigby quale migliore interpretazione vocale contemporanea (1966)[313]
  • John Lennon e Paul McCartney quali compositori di Michelle, miglior canzone dell'anno (1966)[314]
  • Klaus Voormann quale miglior grafico per la copertina dell'album Revolver (1966)[314]
  • Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band quale miglior album dell'anno (1967)[314]
  • Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band quale miglior disco contemporaneo (1967)[314]
  • Geoff Emerick quale miglior ingegnere dei suoni per Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967)[314]
  • Geoff Emerick e Phil McDonald quali migliori ingegneri dei suoni per Abbey Road (1969)[315]
  • Let It Be quale migliore colonna sonora (1970)[316]
  • Free as a Bird quale migliore interpretazione vocale dell'anno (1996)[317]
  • Free as a Bird quale miglior videoclip breve (1996)[318]
  • The Beatles Anthology quale miglior videoclip lungo (1996)[316]
  • George Martin e Giles Martin per LOVE quale miglior compilation della colonna sonora (compilation di brani dei Beatles) di film (2007)[319]
  • George Martin e Giles Martin per LOVE quale miglior album surround (2007)[319]

Recording Academy Grammy Hall of Fame Award[modifica | modifica sorgente]

Un Recording Academy Grammy Hall of Fame Award è stato attribuito a ciascuna delle opere citate:

Ivor Novello Award[modifica | modifica sorgente]

Un Ivor Novello Award è stato attribuito ai Beatles e a ciascuna delle opere citate:

  • The Beatles nel 1964 per il più importante contributo alla musica britannica del 1963
  • She Loves You quale canzone più diffusa nel 1963
  • She Loves You quale disco più venduto nel 1963
  • I Want to Hold Your Hand quale secondo disco più venduto nel 1963
  • All My Loving quale seconda canzone più importante dell'anno 1963
  • Michelle quale canzone più suonata nel 1966
  • Yellow Submarine quale singolo più venduto nel 1966
  • She's Leaving Home quale migliore canzone britannica del 1967
  • She's Leaving Home quale miglior musica del 1967
  • She's Leaving Home quale miglior testo del 1967
  • Hello Goodbye quale secondo disco più venduto nel 1967
  • Hey Jude quale singolo più venduto in Gran Bretagna nel 1968
  • Get Back quale singolo britannico più venduto (1972)
  • Ob-La-Di Ob-La-Da quale canzone più richiesta alla radio (1972)[321]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Altro[modifica | modifica sorgente]

  • Best Vocal Disc of the Year attribuito a From Me to You dalla rivista musicale Melody Maker (1963)[325]
  • Trustees Award attribuito ai Beatles (1972)[326]
  • Trustees Award attribuito a George Martin (1996)[326]
  • National Academy of Recording Arts and Sciences President's Award attribuito ai Beatles (2004)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) Richie Unterberger, The Beatles in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  2. ^ a b (EN) Stephen Thomas Erlewine, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  3. ^ (EN) Stephen Thomas Erlewine, The Beatles [White Album] in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  4. ^ (EN) Richie Unterberger, Abbey Road in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  5. ^ DiPI, lemma «Beatles»
  6. ^ Oxford Dictionary, lemma «Beatles»
  7. ^ Mauro Vecchio, Beatles - biografia, recensioni, discografia, foto, Ondarock.it. URL consultato il 15 aprile 2013.
  8. ^ The Beatles nell’Enciclopedia Treccani, treccani.it. URL consultato il 12 dicembre 2013.
  9. ^ (EN) The Beatles, Rolling Stone. URL consultato il 14 agosto 2011.
  10. ^ Frith, 1982, op. cit., pp. 22-3.
  11. ^ Mauro Vecchio, Beatles - Fab four ever, ondarock. URL consultato il 6 luglio 2013.
  12. ^ (EN) Beatles Fan Clubs, "Fan Clubs @beatlefans.com". URL consultato il 27 aprile 2011.
  13. ^ (EN) Best Selling Group, Guinness Official Website. URL consultato il 5 ottobre.
  14. ^ (EN) 100 Greatest Artists of All Time, Rolling Stone. URL consultato il 31 marzo 2013.
  15. ^ Francesca Paci, Corsi universitari sui Beatles, La Stampa. URL consultato il 4 dicembre 2010.
  16. ^ «Oggi in tutto il mondo esistono scuole, college e università dove i Beatles sono argomento di studio, di insegnamento, di analisi e di ricerca.» Davies, 2009, op. cit., p. xii.
  17. ^ (EN) Gunjan Singh, Deciphering the psychology of Beatles through their song writing, examiner.com, 24 novembre 2010. URL consultato il 10 settembre 2011.
  18. ^ The Beatles Anthology, 2010, p. 11.
  19. ^ a b Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 14
  20. ^ Baird, 2008, op. cit., p. 143.
  21. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 63-4.
  22. ^ Ricorda John Lennon «Fra me e me pensai: è bravo quanto me. Fino a quel momento ero stato io il boss del gruppo, ma allora pensai: che cosa accadrà se lascio che si unisca a noi? Mi venne in mente che avrei dovuto tenerlo a bada, se gli permettevo di entrare nella band. Ma era proprio bravo, quindi probabilmente ne valeva la pena.» In Davies, 2002, op. cit., p. 77.
  23. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 81-82.
  24. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 16
  25. ^ (EN) In Spite of All the Danger, The Beatles Bible. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  26. ^ The Beatles, The Beatles Anthology, Rizzoli Editore, pag. 23
  27. ^ a b c Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 20
  28. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 84.
  29. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 112.
  30. ^ Mark Lewisohn, La Grande Storia dei Beatles, Giunti, 1991, pagg. 12-20.
  31. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 21
  32. ^ Norman, 1981, op. cit., pp. 98, 105.
  33. ^ Miles, 1997, op. cit., p. 61.
  34. ^ Harry, 2001, op. cit., pp. 792-793.
  35. ^ Bramwell, 2006, op. cit., p. 40.
  36. ^ L'arruolamento fu facilitato dal fatto che i Blackjacks erano in via di scioglimento. Harry, 2001, op. cit., p. 141.
  37. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 29.
  38. ^ Norman, 1981, op. cit., pp. 136, 154-7.
  39. ^ Smentì Paul: «C’è una teoria secondo cui sarei stato io a darmi da fare perché Stu lasciasse il gruppo così da assicurarmi il posto di bassista. Figurarsi! Nessuno vuol suonare il basso […]», in Miles, 1997, op. cit., p. 67.
  40. ^ “THE BEATLES”, Source. URL consultato l'8 marzo 2011.
  41. ^ (EN) Tim Hill, Then There Was Music: The Beatles, Daily Mail, 2007, p.13, ISBN 0-9545267-7-5.
  42. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 146-147.
  43. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., p. 42.
  44. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., p. 69.
  45. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 717.
  46. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 415.
  47. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., p. 86.
  48. ^ Miles, 1997, op. cit., p. 71.
  49. ^ «Nella primavera-estate del 1961 le ragazze letteralmente sembravano cadere ai piedi dei Beatles [...], li guardavano in adorazione, poi crollavano sulle ginocchia davanti al palco, stringendosi convulsamente la testa e piangendo.» Bramwell, 2006, op. cit., p. 48.
  50. ^ Norman, 1981, op. cit., pp. 183-185.
  51. ^ Bill Harry, diversamente, afferma con sicurezza che Epstein aveva già letto e sentito parlare del gruppo. Cfr. pag. 4 di Cynthia’s “John”, Mersey Beat. URL consultato il 10 gennaio 2011. Hunter Davies in parte giustifica la mancata conoscenza del gruppo da parte di Epstein: «Era interessato soltanto a quei gruppi che avevano prodotto dischi, perché erano i dischi che lui vendeva […]. Nessuno dei gruppi di Liverpool di cui si parlava sul Mersey Beat avevano realizzato un disco […]». In Davies, 2009, op. cit., p. 123.
  52. ^ Così Alistair Taylor ricorda le perentorie raccomandazioni di Brian Epstein ai quattro musicisti: «Voglio che abbiate un aspetto molto più elegante. Sul palco, non dovete bere, fumare, masticare gomma né imprecare. Il pubblico non è lì per parlare, perciò quando siete sul palco non dovete chiacchierare con le ragazze. E siate puntuali. [...] Ricordatevi che adesso siete dei professionisti.» Taylor, 2011, op. cit., p. 30.
  53. ^ Rodriguez, 2012, op. cit., p. 33.
  54. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., p. 63.
  55. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 180-181.
  56. ^ Secondo Epstein, quella circostanza richiedeva "materiale sofisticato", Barrow, 2005, op. cit., p. 18.
  57. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 195.
  58. ^ Cinque brani dei quindici registrati in quell'occasione sono stati pubblicati in The Beatles Anthology 1, 1º CD, tracce 15-19 - Apple Records 1995.
  59. ^ È quanto afferma lo stesso Smith. Riportato in Badman, 2007, op. cit., p. 39.
  60. ^ Qualcuno lo paragonò al rifiuto da parte della 20th Century Fox del film Via col vento. In Davies, 2009, op. cit., p. 185.
  61. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 239.
  62. ^ Davies, 2009, op. cit., p. 134.
  63. ^ Schreuders-Lewisohn-Smith, 1994, op. cit., p. 31.
  64. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 187.
  65. ^ Alistair Taylor, collaboratore di Epstein, testimonia di aver appreso in seguito che il manager, pur di raggiungere lo scopo di ottenere un'audizione, minacciò i dirigenti EMI di interrompere i contatti commerciali con la casa discografica sospendendo la distribuzione dei loro prodotti musicali. Taylor, 2011, op. cit., p. 56.
  66. ^ Scrive Geoff Emerick: «George [Martin] non conosceva il linguaggio della musica pop.» Emerick, 2007, op. cit., p. 98.
  67. ^ Martin, 1994, op. cit., p. 112.
  68. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 489.
  69. ^ Come lo stesso George Martin ammise, «l'accordo stipulato per loro era tutt'altro che vantaggioso.» Harry, 2001, op. cit., p. 271.
  70. ^ Martin, 1994, op. cit., p. 123.
  71. ^ Inglis, 2012, op. cit., pp. 138-140.
  72. ^ Così Lennon avrebbe spiegato la sostituzione: «Pete Best è un grande batterista. Ringo Starr è un grande Beatle.» Barrow, 2005, op. cit., p. 59.
  73. ^ In una conversazione con Robert Deardoff nel 1965 Ringo dichiarò: «Era il 1962. Poi il batterista [Pete Best] si è ammalato di nuovo e io ho suonato ancora con loro. Penso di aver suonato così, be' otto o nove volte, come rimpiazzo, una serata alla volta.» In Sawyers, 2010, op. cit., p. 410.
  74. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 219.
  75. ^ Walter Everett, nel suo saggio Le prime registrazioni della EMI - il nuovo batterista Ringo Starr, sostiene che i tre Beatles, prima di richiedere la collaborazione a Ringo, si rivolsero a Johnny Hutchinson dei Big Three, che non accettò l'offerta. Riportato in Sawyers, 2010, op. cit., p. 420.
  76. ^ «Vogliamo suonare le nostre cose». Lewisohn, 1990, op. cit., p. 50.
  77. ^ Emerick, 2007, op. cit., pp. 46, 49.
  78. ^ MacDonald, 1994, op. cit., p. 55.
  79. ^ Barrow, 2005, op. cit., p. 20.
  80. ^ «Brian comprò interi scatoloni di Love Me Do. Poi, quando entrò in classifica, ne comprò altre migliaia» in Spitz, 2006, op. cit., p. 227. A Liverpool correva anche voce che le diecimila copie di Love Me Do fossero state acquistate da Queenie Epstein, la madre di Brian. Lo riporta Tony Bramwell in Bramwell, 2006, op. cit., p. 80.
  81. ^ Di Mauro, 1998, op. cit., p. 30.
  82. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 234 e seg.
  83. ^ Di Mauro, 1998, op. cit., p. 31.
  84. ^ Schreuders-Lewisohn-Smith, 1994, op. cit., p. 43.
  85. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 279.
  86. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 181.
  87. ^ Ingham, 2005, op. cit., p. 244.
  88. ^ Davies, 2009, op. cit., p. 186.
  89. ^ Davies, 2009, op. cit., p. 185-188.
  90. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 741.
  91. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., pp. 98-102.
  92. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 742.
  93. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 743.
  94. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., pp. 126-127.
  95. ^ Ingham, 2005, op. cit., pp. 199-206.
  96. ^ Nei concerti di Sydney del 1964, un tecnico misurò il livello di rumore delle urla che accolsero i Beatles sul palco, e lo valutò in 114 decibel. Per avere una pietra di paragone, un Boeing 707 in volo produceva dai 90 ai 100 decibel. Questo fece scrivere ai giornali che «I fan dei Beatles fanno il rumore di un jet in volo.» Harry, 2001, op. cit., p. 720.
  97. ^ Alla fine dei concerti, per evitare l’assalto dei fan, il gruppo faceva uso di automobili civetta, autoblinde della polizia e talvolta di tunnel sotterranei che permettevano di oltrepassare gli assembramenti. Epstein, 2013, op. cit., pp. 107-108.
  98. ^ Al Cow Palace di San Francisco, mentre i fan attorniavano pericolosamente la limousine destinata a trasportare i Beatles in albergo dopo il concerto, i quattro si travestirono da infermieri e sgattaiolarono in ambulanza. In Davies, 2009, op. cit., p. 213.
  99. ^ Epstein, 2013, op. cit., p. 20.
  100. ^ (EN) “Beatles’ Closed-Circuit Gig”. URL consultato il 16 agosto 2011.
  101. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 292 e seg.
  102. ^ «A New York, durante lo spettacolo televisivo non si registrò il furto nemmeno di un coprimozzo di automobile, e non fu riportato un solo reato minorile grave in tutta l'America.» Davies, 2009, op. cit., p. 196.
  103. ^ The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 119.
  104. ^ Everett, 2001, op. cit., pp. 215-216.
  105. ^ All'asta foto inedite dei Beatles, La Stampa. URL consultato il 10 settembre 2011.
  106. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., pp. 161-164.
  107. ^ Everett, 2001, op. cit., p. 238.
  108. ^ Barrow, 2005, op. cit., p. 135-136.
  109. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 338.
  110. ^ Lo stesso episodio viene descritto come svoltosi nel maggio dello stesso anno, durante il tour inglese di Dylan. Cfr. Scaduto, 1972, op. cit., pp. 208-209.
  111. ^ a b Lewisohn, 2005, op. cit., p. 197.
  112. ^ (EN) Supplement to London Gazette, London Gazette, 12 giugno 1965. URL consultato l'8 marzo 2011.
  113. ^ Jay Spangler, Introduction to an Interview, The Beatles Ultimate Experience. URL consultato l'8 marzo 2011.
  114. ^ Conferenza stampa al Saville Theatre, 26 ottobre 1965, The Beatles Ultimate Experience. URL consultato l'8 marzo 2011.
  115. ^ (EN) John Lennon - A Life in Pictures, Guardian. URL consultato il 18 maggio 2012.
  116. ^ Come ebbe a dichiarare Wilson, «i Beatles hanno avuto l'effetto di trasformare le menti della gioventù. Hanno tenuto molti ragazzi lontani dalla strada. Hanno fatto conoscere la musica a molti giovani, cosa di per sé positiva [...]. Il Mersey sound è stata una cosa nuova e importante. Ecco perché hanno meritato questo riconoscimento.» (EN) Jay Spangler, Beatles Interview: MBE Reaction 6/12/1965, The Beatles Ultimate Experience. URL consultato il 18 maggio 2012.
  117. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 281.
  118. ^ Lennon returns MBE, news.bbc.co.uk, 21 dicembre 2003. URL consultato il 5 settembre 2009.
  119. ^ (EN) Supplement to London Gazette, London Gazette 31 dicembre 1996.
  120. ^ Davies, 2009, op. cit., p. 208.
  121. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 746.
  122. ^ La celebrità raggiunta era tale che a Liverpool le richieste di biglietti furono quasi venti volte superiori alle capacità del teatro raggiungendo la cifra di 40.000. Ingham, 2005, op. cit., p. 354.
  123. ^ I concerti programmati erano tre, ma vista l'enorme richiesta di biglietti, il secondo e il terzo spettacolo serale furono preceduti da un concerto pomeridiano. Barrow, 2005, op. cit., pp. 181, 185.
  124. ^ A Manila, i quattro musicisti, attesi a un ricevimento nella residenza presidenziale, si erano rifiutati di parteciparvi causando una reazione che in qualche momento rischiò di determinare serie conseguenze per la loro incolumità. Davies, 2009, op. cit., p. 210.
  125. ^ Barrow, 2005, op. cit., pp. 179, 195.
  126. ^ (EN) John Lennon Interview 3/4/1966, The Beatles Ultimate Experience. URL consultato il 23 aprile 2011.
  127. ^ L'intervista è riportata in Sawyers, 2010, op. cit., p. 150.
  128. ^ «I commenti di John Lennon sono stati estemporanei e non rivestono carattere di blasfemia.» Bramwell, 2006, op. cit., p. 167.
  129. ^ Conferenza stampa, agosto 1966, The Ultimate Experience. URL consultato l'8 marzo 2011.
  130. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 407-409.
  131. ^ Norman, 2009, op. cit., pp. 268-269.
  132. ^ Ad appesantire il clima, una sensitiva – la stessa che aveva predetto l'uccisione del presidente Kennedy – profetizzò la morte dei Beatles in un incidente aereo. In Davies, 2009, op. cit., p. 213.
  133. ^ Martin, 2008, op. cit., pp. 21-23.
  134. ^ Hertsgaard, 1995, op. cit., p. 99.
  135. ^ Ingham, 2005, op. cit., p. 248-249.
  136. ^ Hertsgaard, 1995, op. cit., pp. 125 e seg.
  137. ^ Lewisohn, 1990, op. cit., p. 104.
  138. ^ Miles, 1997, op. cit., p. 158.
  139. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 348.
  140. ^ Dichiarò Lennon: «Help! era mortalmente noioso». In Ingham, 2005, op. cit., p. 215.
  141. ^ Hertsgaard, 1995, op. cit., p. 138.
  142. ^ Secondo Mark Hertsgaard, «Rubber Soul era sicuramente il miglior disco dei Beatles [...], praticamente senza punti deboli», in Hertsgaard, 1995, op. cit., p. 181.
  143. ^ Turner, 1997, op. cit., p. 87.
  144. ^ «Rubber Soul è stato l'album della marijuana e Revolver è stato quello dell'acido.» John Lennon, in The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 194.
  145. ^ George Harrison si riferisce al periodo precedente la realizzazione dell'album dei Beatles, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, novembre 1966; citato in Ingham, 2005, op. cit., p. 60.
  146. ^ Il critico Ian MacDonald considera Revolver – assieme a Sgt Pepper – la “vetta” musicale del gruppo, nel suo The Beatles. L'opera completa, Mondadori, Milano 1994. E Mark Hertsgaard ritiene che «Revolver [sia] un album che dal solo punto di vista musicale può davvero essere considerato il maggiore trionfo della loro carriera.» Hertsgaard, 1995, op. cit., p. 227.
  147. ^ Emerick, 2007, op. cit..
  148. ^ Martin, 2008, op. cit., p. 21.
  149. ^ Norman, 1981, op. cit., pp. 370-372.
  150. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 373.
  151. ^ MacDonald, 1994, op. cit., p. 224.
  152. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 658.
  153. ^ MacDonald, 1994, op. cit., p. 168.
  154. ^ Emerick, 2007, op. cit., p. 183.
  155. ^ Scrive Christopher Porterfield sul Time del 22 settembre 1967: «[I Beatles] sono alla guida di un'evoluzione in cui i migliori suoni post-rock del momento stanno diventando qualcosa che la musica pop non è mai stata prima: una forma d'arte.» Articolo ripreso in Sawyers, 2010, op. cit., p. 172.
  156. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 649.
  157. ^ The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 253.
  158. ^ Barrow, 2005, op. cit., p. 224.
  159. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 444.
  160. ^ «Anche se l'autore continuò a scrivere per il gruppo canzoni straordinarie, non riuscì a salire a livelli tanto meravigliosamente alti. » MacDonald, 1994, op. cit., p. 260.
  161. ^ a b Ingham, 2005, op. cit., p. 62.
  162. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 463-467.
  163. ^ The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 264.
  164. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 457.
  165. ^ Ingham, 2005, op. cit., p. 68.
  166. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 456.
  167. ^ Norman, 1981, op. cit., pp. 495-496.
  168. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 38.
  169. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 480.
  170. ^ Sanders, 1971, op. cit., p. 155.
  171. ^ Bugliosi, 2006, op. cit.
  172. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 87.
  173. ^ Emerick, 2007, op. cit., p. 239.
  174. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 505.
  175. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 507.
  176. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 443.
  177. ^ Commentò Lennon: «Era la prima volta dal nostro primo album che non ne volevamo più sapere. Nessuno di noi se ne interessò. Nessuno chiamò nessun altro a riguardo, e i nastri furono lasciati lì.» Everett, 1999, op. cit., pp. 219-221.
  178. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 532-533.
  179. ^ Emerick, 2007, op. cit., p. 324.
  180. ^ a b Spitz, 2006, op. cit., p. 548.
  181. ^ Lewisohn, 1990, op. cit., p. 396.
  182. ^ «[Abbey Road] è un'opera di qualità sorprendente, forse addirittura il miglior album mai creato dal gruppo» Lewisohn, 1990, op. cit., p. 427.
  183. ^ «Abbey Road è universalmente considerata una prova di brillante composizione, di affiatamento vocale e strumentale impeccabile e di ingegneria sonora geniale ed elegante.» Everett, 1999, op. cit., pp. 244-245.
  184. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 695.
  185. ^ (EN) Jay Spangler, Beatles Break-up 4/9/1970, The Beatles Ultimate Experience. URL consultato il 23 aprile 2011.
  186. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 553-5.
  187. ^ Citato in The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 11.
  188. ^ Hunter Davies, sulla base di un ritaglio di giornale avuto nel 1968 da John Lennon e del quale ha individuato la data esatta, anticipa l'introduzione del nome "Beatles" alla prima decade di giugno del 1960. Lo studioso non specifica il momento della scoperta, si limita a dire che ciò è avvenuto «soltanto recentemente» [rispetto alla pubblicazione della sua biografia]. In Davies, 2009, op. cit., p. xxxi.
  189. ^ a b Dave Persails, The Beatles: what's in a name. URL consultato il 20 settembre 2009.
  190. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 716.
  191. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 85.
  192. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 100.
  193. ^ Bramwell, 2006, op. cit., p. 34.
  194. ^ The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 41.
  195. ^ (EN) Blattaria in Discover Life - Insect orders identification guides & checklist. URL consultato il 21 agosto 2008.
  196. ^ (EN) Coleoptera in Discover Life - Insect orders identification guides & checklist. URL consultato il 21 agosto 2008.
  197. ^ (EN) Bill Harry, Being A Short Diversion On The Dubious Origins Of Beatles Translated From The John Lennon, Mersey Beat. URL consultato l'11 luglio 2013.
  198. ^ Jay Spangler, Beatles interview: Meet the Beatles, January 1964. URL consultato il 20 settembre 2009.
  199. ^ AA.VV., 1984, op. cit., p. 79.
  200. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 547.
  201. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 550.
  202. ^ Gian Paolo Maserati, «Chiedi chi era quel Beatle», Wired Italia, agosto 2009, pag. 40; Chiedi chi era quel «Beatle», Wired Italia. URL consultato il 15 aprile 2011.
  203. ^ Schreuders-Lewisohn-Smith, 1994, op. cit., p. 83.
  204. ^ The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 181.
  205. ^ Barrow, 2005, op. cit., p. 166.
  206. ^ Taylor, 2011, op. cit., p. 142.
  207. ^ The Beatles call for the legalisation of marijuana, The Beatles Bible. URL consultato il 9 marzo 2011.
  208. ^ Hertsgaard, 1995, op. cit., p. 60.
  209. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 64, 84.
  210. ^ Martin, 2008, op. cit., p. 63.
  211. ^ Miles, 1997, op. cit., p. 258.
  212. ^ Taylor, 1997, op. cit., p. 126.
  213. ^ Martin, 2008, op. cit., p. 61.
  214. ^ Lewisohn, 1990, op. cit., pp. 139-142.
  215. ^ Jerry Zolten, The Beatles as recording artists, in Womack, 2009, op. cit., p. 38.
  216. ^ «L’industria discografica si misura ancora oggi con le geniali realizzazioni come Sgt. Pepper (inciso su due registratori a quattro piste), anche se gli attuali circuiti digitali vanno ben oltre le macchine a otto piste utilizzate per il loro ultimo album Abbey Road.» Riley, 2002, op. cit., p. 27.
  217. ^ Hertsgaard, 1995, op. cit., p. 258.
  218. ^ «Dal 1963 John Lennon manifestò interesse all’idea di una chitarra che avesse il suono di un organo, e fu perciò naturale che egli, nel novembre 1965, fosse uno dei primi possessori dello strumento prodotto dalla Bradley Brothers Mellotron». Everett, 1999, op. cit., p. 302.
  219. ^ MacDonald, 1994, op. cit., p. 188.
  220. ^ Commentò Jerry Boys: «I Beatles utilizzarono il mellotron in un modo in cui nessuno aveva mai pensato prima.» In Lewisohn, 1990, op. cit., p. 175.
  221. ^ Rievocando la complessità dell’incisione di Tomorrow Never Knows, dichiara il tecnico Geoff Emerick: «Ciò che avevamo creato quel pomeriggio in realtà anticipava la musica di oggi basata sui loop dei moduli percussivi. Se qualcuno mi avesse detto che avevamo appena inventato un nuovo genere musicale destinato a durare nei decenni, avrei pensato che era pazzo.» Emerick, 2007, op. cit., pp. 111-112.
  222. ^ Luca Biagini, Norwegian Wood (This Bird Has Flown), Pepperland. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  223. ^ Luca Biagini, Love You To, Pepperland. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  224. ^ Luca Biagini, Within You Without You, Pepperland. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  225. ^ Luca Biagini, The Inner Light, Pepperland. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  226. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 54
  227. ^ Luca Biagini, Across the Universe, Pepperland. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  228. ^ Luca Biagini, Tomorrow Never Knows, Pepperland. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  229. ^ Guido Micheloni, Pazzi per i Beatles - La storia dietro ogni canzone, Barbera Editore, pag. 110
  230. ^ Guido Micheloni, Pazzi per i Beatles - La storia dietro ogni canzone, Barbera Editore, pag. 17 - 18
  231. ^ Guido Micheloni, Pazzi per i Beatles - La storia dietro ogni canzone, Barbera Editore, pag. 182 - 183
  232. ^ Guido Micheloni, Pazzi per i Beatles - La storia dietro ogni canzone, Barbera Editore, pag. 155 - 156
  233. ^ The Beatles, The Beatles Anthology, Rizzoli Editore, pag. 233
  234. ^ Rodriguez, 2012, op. cit., p. 220.
  235. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 664.
  236. ^ (EN) Lawrence Pollard, Revisiting Abbey Road 40 years on, BBC News. URL consultato il 4 agosto 2013.
  237. ^ Taylor, 1997, op. cit., p. 42.
  238. ^ Martin, 1994, op. cit., p. 167.
  239. ^ Mimmo Franzinelli, Covers Across the universe. URL consultato il 16 agosto 2011.
  240. ^ Mauro Vecchio, Queen - Rapsodia in rock, ondarock. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  241. ^ Pier Eugenio Torri, Oasis - il Brit-pop da vetrina, ondarock. URL consultato il 10 ottobre 2012.
  242. ^ Spitz, 2006, op. cit., cap. 26.
  243. ^ Sawyers, 2010, op. cit., pp. 18, 28.
  244. ^ «Interi stili di vita cambiarono definitivamente nella moda e negli atteggiamenti e credo che i Beatles furono una enorme forza di cambiamento.» Taylor, 2011, op. cit., p. 120.
  245. ^ Miles, 1997, op. cit., p. 96.
  246. ^ Frith, 1982, op. cit., p. 136.
  247. ^ Taylor, 1997, op. cit..
  248. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 222-224.
  249. ^ «Sentivamo che la guerra in Vietnam era sbagliata […], cercavamo di svegliare quanta più gente possibile […]. Far smettere la guerra, ridere e vestirsi in modo pazzarello: si poteva far tutto questo in quegli anni. Ci si poteva far crescere i capelli lunghi, un paio di baffi, dipingere la propria casa in modo psichedelico e scrivere canzoni. Questa era la nostra rappresaglia contro il male che accadeva […].» Taylor, 1997, op. cit., p. 157.
  250. ^ Miles, 1997, op. cit., p. 382.
  251. ^ Miles, 1997, op. cit., p. 312.
  252. ^ «I Beatles influenzarono il modo di pensare di un'intera generazione di adolescenti e giovani adulti, che da allora videro il mondo sotto una diversa luce e trattarono i figli con maggiore tolleranza, rispetto e comprensione.» Barrow, 2005, op. cit., p. 250.
  253. ^ MacDonald, 1994, op. cit., p. 9.
  254. ^ (EN) If you want to know about the Sixties, play the music of The Beatles (Aaron Copland) How accurate is this statement in relation to the development of popular music in Britain?, Marked by Teachers. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  255. ^ The Beatles, English 4 Life OnLine. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  256. ^ a b c Guido Micheloni, Pazzi per i Beatles - La Storia dietro ogni Canzone, Barbera Editore, pag. 13 - 195
  257. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 133 - 135
  258. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 156 - 157
  259. ^ «Si dimostrò anche un attore più spontaneo di tutti gli altri membri del gruppo e ricevette diverse recensioni favorevoli [...]», Harry, 2001, op. cit., p. 703.
  260. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 474
  261. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 136.
  262. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 156.
  263. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 436.
  264. ^ Norman, 1981, op. cit., p. 116.
  265. ^ «Si dice che abbia ricevuto come ricompensa una somma, tenuta segreta, a sette cifre.» Harry, 2001, op. cit., p. 121.
  266. ^ Riferendosi ai personaggi con cui trattava gli affari dei Beatles, confessò a un suo stretto collaboratore: «Mi sparlano alle spalle, non hanno rispetto per me.» E, nel caso di sue avances, aggiunse: «E se si offendessero e mi respingessero? Come potrei guardarli di nuovo in faccia?» Bramwell, 2006, op. cit., p. 147.
  267. ^ Spitz, 2006, op. cit., pp. 317-318.
  268. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, pag. 74
  269. ^ Epstein, 2013, op. cit., p. 113.
  270. ^ Inglis, 2012, op. cit., p. 64.
  271. ^ (EN) The Concert for Bangladesh, AllMusic. URL consultato il 07 febbraio 2014.
  272. ^ (EN) Performes, Concert for George. URL consultato il 07 febbraio 2014.
  273. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 117.
  274. ^ Lewisohn, 1990, op. cit., pp. 51-52.
  275. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 538.
  276. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., pp. 162-163.
  277. ^ Turner, 1997, op. cit., p. 127.
  278. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Barbera Editore, pag. 124
  279. ^ (EN) Beatles discography: United Kingdom, The Beatles Bible. URL consultato il 09 febbraio 2014.
  280. ^ Ingham, 2005, op. cit., p. 213.
  281. ^ Ingham, 2005, op. cit., pp. 213-5.
  282. ^ Hertsgaard, 1995, op. cit., p. 274.
  283. ^ Secondo quanto dichiarato da Steven Spielberg «Quando ero a scuola di cinematografia, quello è stato un film di cui abbiamo veramente tenuto conto.» In The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 274.
  284. ^ Ingham, 2005, op. cit., p. 218.
  285. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 810.
  286. ^ Spitz, 2006, op. cit., p. 499.
  287. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 812.
  288. ^ Epstein, 2013, op. cit., p. 152.
  289. ^ Come dichiarò George Harrison, «in un certo senso credo che inventammo MTV.» In The Beatles Anthology, 2010, op. cit., p. 214.
  290. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., p. 242.
  291. ^ Ingham, 2005, op. cit., p. 227.
  292. ^ Emerick, 2007, op. cit., p. 156.
  293. ^ Ingham, 2005, op. cit., p. 228-230.
  294. ^ Lewisohn, 2005, op. cit., p. 355.
  295. ^ Fra gli altri Harry, 2001, op. cit., pp. 83, 462.
  296. ^ Davies, 2009, op. cit., p. 183.
  297. ^ Lewisohn, 2005, op. cit..
  298. ^ Carr-Tyler, 1979, op. cit., p. 66 alla voce "25 giugno".
  299. ^ All You Need Is Love, Hit Parade Italia. URL consultato il 9 marzo 2011.
  300. ^ AA.VV., 1984, op. cit., p. 153.
  301. ^ William Mann sul Times del 23 dicembre 1963, riportato in Sawyers, 2010, op. cit., pp. 91-92.
  302. ^ Riportato in Davies, 2009, op. cit., p. 188.
  303. ^ (EN) Kurt Loder, The rock musicians THE BEATLES in Time, 8 giugno 1998. URL consultato il 14 agosto 2011.
  304. ^ (EN) Rock&Roll Hall of Fame - the inductees. URL consultato il 19 dicembre 2013.
  305. ^ The 500 greatest albums, Rolling Stone. URL consultato il 24 febbraio 2011.
  306. ^ (EN) Vocal Groups - Inductees, The Vocal Group Hall of Fame Foundation. URL consultato il 19 dicembre 2013.
  307. ^ (EN) Beatles named ‘icons of century’, BBC news. URL consultato il 21 aprile 2012.
  308. ^ The Billboard Hot 100 All-Time Top Artists (20-01) in Billboard, 11 settembre 2008. URL consultato il 14 novembre 2009.
  309. ^ (EN) Hollywood Star Walk - The Beatles, Los Angeles Times. URL consultato il 1º maggio 2012.
  310. ^ (EN) The American Recording Industry Announces its Artists of the Century, RIAA. URL consultato il 21 aprile 2012.
  311. ^ (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  312. ^ (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  313. ^ (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  314. ^ a b c d e (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  315. ^ (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  316. ^ a b (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  317. ^ (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  318. ^ (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  319. ^ a b (EN) Past Winners, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  320. ^ (EN) Grammy Hall of Fame, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.
  321. ^ Harry, 2001, op. cit., p. 383.
  322. ^ a b (EN) Yellow Submarine (1968) - Awards, IMDb. URL consultato il 1º maggio 2012.
  323. ^ (EN) The 43rd Academy Awards (1971) Nominees and Winners, The Academy of Motion Picture Arts and Sciences. URL consultato il 14 agosto 2011.
  324. ^ Bramwell, 2006, op. cit., p. 347.
  325. ^ Schreuders-Lewisohn-Smith, 1994, op. cit., p. 78.
  326. ^ a b (EN) Trustee Award, Grammy.com. URL consultato il 1º maggio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Enciclopedie[modifica | modifica sorgente]

  • Riccardo Bertoncelli, Cris Thellung, Ventiquattromila dischi. Guida a tutti i dischi degli artisti e gruppi più importanti, Baldini Castoldi Dalai, 2006, ISBN 978-88-6018-151-0..
  • Dante E. Di Mauro, Storia del rock, Sapere 2000 Ediz. Multimediali, 1998, ISBN 88-7673-148-2..
  • Federico Guglielmi, Cesare Rizzi, Grande enciclopedia rock, Giunti Editore, 2002, ISBN 88-09-02852-X..

Titoli monografici[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Hunter Davies, The Beatles - the Authorized Biography, Granada Publishing Ltd, 1979, ISBN 0-586-05014-0.
  • Hunter Davies, The Quarrymen - La vera storia del gruppo da cui nacquero i Beatles, Roma, Arcana, 2002, ISBN 88-7966-238-4. (The Quarrymen, Omnibus Press, London, 2001)
  • (EN) Hunter Davies, The Beatles - The Classic Updated, New York/London, W.W. Norton & Company, 2009, ISBN 978-0-393-33874-4.
  • (EN) Ian Inglis, The Beatles in Hamburg, London, Reaktion Books Ltd, 2012, ISBN 978-1-86189-915-6.
  • Mark Lewisohn, The Beatles Chronology, Firenze, Giunti, 1995.
  • Mark Lewisohn, La grande storia dei Beatles, Firenze-Milano, Giunti, 2005, ISBN 88-09-04249-2. (The Complete Beatles Chronicle, Pyramid Books, London, 1992)
  • Philip Norman, Shout! - La vera storia dei Beatles, Milano, Mondadori, 1981. (Shout!, Simon & Schuster, New York, 1981)
  • Bob Spitz, The Beatles. La vera storia, Milano, Sperling & Kupfer, 2006, ISBN 88-200-4161-8. (The Beatles - The Biography, Little, Brown and Company Inc, New York, 2005)

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Geoff Emerick, Here, There and Everywhere, New York, Gotham Books, 2007, ISBN 978-1-592-40269-4.
  • (EN) Walter Everett, The Beatles as Musicians - The Quarry Men through Rubber Soul, Oxford/New York, Oxford University Press, 2001, ISBN 0-19-514105-9.
  • (EN) Walter Everett, The Beatles as Musicians - Revolver through the Anthology, Oxford/New York, Oxford University Press, 1999, ISBN 978-0-19-512941-0..
  • Mark Hertsgaard, A Day in the Life - La musica e l’arte dei Beatles, Milano, Baldini&Castoldi, 1995, ISBN 88-859-8791-5. (A Day in the Life - The Music and Artistry of the Beatles, Macmillan, New York, 1995)
  • Mark Lewisohn, Beatles - Otto anni ad Abbey Road, Milano, Arcana Editrice, 1990, ISBN 88-85859-59-3.. (The Complete Beatles Recording Sessions, EMI Records Ltd, London, 1988)
  • Ian MacDonald, The Beatles. L’opera completa, Milano, Mondadori, 1994, ISBN 88-04-38762-9. (Revolution in the Head, Fourth Estate, London, 1994)
  • George Martin, Summer of Love - The Making of Sgt. Pepper, Roma, Coniglio Editore, 2008, ISBN 978-88-6063-160-2. (Summer of Love - The Making of Sgt. Pepper, Macmillan, London, 1994)
  • (EN) Tim Riley, Tell Me Why - The Beatles: Album by Album, Song by Song, The Sixties and After, Da Capo Press, USA, 2002, ISBN 978-0-306-81120-3.
  • (EN) Robert Rodriguez, Revolver - How The Beatles Reimagined Rock’n’roll, Milwuakee, Backbeat Books, 2012, ISBN 978-1-61713-009-0.
  • Steve Turner, La storia dietro ogni canzone dei Beatles, Firenze, Tarab, 1997, ISBN 88-86675-23-2. (A Hard Day’s Write - The Stories Behind Every Beatles Song, Carlton Books Ltd, 1994)

Biografie - Autobiografie[modifica | modifica sorgente]

  • The Beatles Anthology, Milano, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-17-03784-6. (The Beatles Anthology, Chronicle Books, S. Francisco, 2000)
  • (EN) Keith Badman, The Beatles Off the Record, London, Omnibus Press, 2007, ISBN 978-1-84772-101-3.
  • Julia Baird, Imagine This - Io e mio fratello John Lennon, Roma, Perrone editore, 2008, ISBN 978-88-6004-136-4. (Imagine this - Growing Up with My Brother John Lennon, Hodder & Stoughton, London, 2007)
  • (EN) Tony Barrow, John, Paul, George, Ringo & Me, New York, Thunder’s Mouth Press, 2005, ISBN 1-56025-882-9.
  • (EN) Tony Bramwell, Magical Mystery Tours - My Life with the Beatles, New York, St. Martin’s Press, 2006, ISBN 978-0-312-33044-6.
  • Brian Epstein, Una cantina piena di rumore, Roma, Arcana, 2013, ISBN 978-88-6231-289-9. (A Cellarful of Noise, Souvenir Press, London, 1964)
  • (EN) George Martin, All You Need Is Ears, New York, St. Martin’s Griffin, 1994, ISBN 978-0-312-11482-4.
  • Barry Miles, Paul McCartney - Many Years From Now, Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-84506-X. (Many Years From Now, Kidney Punch Inc, 1997)
  • Philip Norman, John Lennon, La Biografia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2009, ISBN 978-88-04-59361-4.
  • Anthony Scaduto, Bob Dylan - la biografia, Roma, Arcana, 1972. (Bob Dylan - an intimate biography, Grosset & Dunlap, 1971)
  • (EN) Alistair Taylor, With the Beatles, London, John Blake Publishing Ltd, 2011, ISBN 978-1-84358-349-3.

Varia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Beatles - Interviste, storie e magie, discografia e videografia complete, Milano, Arcana, 1984, ISBN 88-85008-69-0.
  • Vincent Bugliosi, Curt Gentry, Helter Skelter - Storia del caso Charles Manson, Milano, Mondadori, 2006, ISBN 88-04-54385-X. (Helter Skelter, the True Story of The Manson Murders, W. W. Norton & Co., New York, 2001)
  • Roy Carr e Tony Tyler, I favolosi Beatles, Bergamo, Euroclub, 1979.
  • Simon Frith, Sociologia del rock, Milano, Feltrinelli, 1982. (The Sociology of Rock, Constable and Company Limited, London, 1978)
  • Bill Harry, Beatles - L’enciclopedia, Roma, Arcana, 2001, ISBN 88-7966-232-5. (The Beatles Encyclopedia, Blandford, London, 1997)
  • Chris Ingham, Guida completa ai Beatles, Milano, Vallardi, 2005, ISBN 88-8211-986-6. (The Rough Guide to the Beatles, Rough Guide Ltd, 2003)
  • Ed Sanders, La "Famiglia" di Charles Manson, Milano, Feltrinelli, 1971. (The Family. The Story of Charles Manson’s Dune Buggy Attack Battalion, Dutton & Co. Inc., New York, 1971)
  • (EN) Piet Schreuders, Mark Lewisohn, Adam Smith, The Beatles’ London - A Guide to 467 Beatles Sites, London, Portico Books, 2008, ISBN 978-1-906032-26-5.
  • June Skinner Sawyers (a cura di), Read the Beatles, Roma, Arcana Edizioni, 2010, ISBN 978-88-6231-139-7. (Read the Beatles, Mendel Media Group LLC, New York, 2006).
  • Derek Taylor, Estate d’amore e di rivolta, Milano, ShaKe Edizioni Underground, 1997, ISBN 88-86926-26-X. (It Was Twenty Years Ago Today, Bantam, New York, 1987)
  • (EN) Kenneth Womack (a cura di), The Cambridge Companion to The Beatles, Cambridge, Cambridge University Press, 2009, ISBN 978-0-521-68976-2.

Letture aggiuntive[modifica | modifica sorgente]

  • Alan Aldridge, Il libro delle canzoni dei Beatles, Mondadori, Milano, 2001. ISBN 88-04-43294-2 (The Beatles Illustrated Lyrics, Macdonald, London, 1969)
  • Maurizio Angelucci, Gli Inclonabili - The Beatles, Edizioni Cinque Terre, 2008. ISBN 978-88-97070-05-4
  • Marco Bonfiglio, Beatles For Sale - Il Romanzo, Fermento, Roma, 2005. ISBN 88-89207-28-0
  • Umberto Buldrighini, Gianni Oliva, Dopo i Beatles Musica e Società negli anni '70, Carabba, Lanciano, 2003. ISBN 88-88340-56-4
  • Peter Ciaccio, Il vangelo secondo i Beatles - Da Mosè ai giorni nostri passando per Liverpool, Claudiana, Torino, 2012, ISBN 978-88-7016-907-2
  • Raffaele Ciccaleni, The Beatles, Lato Side editori, Roma, 1981.
  • Alan Clayson, The Beatles Box, Mondadori, Milano, 2003. ISBN 978-88-04-53477-8
  • Alan Clayson, The Beatles, Mondadori, Milano, 2004. ISBN 978-88-04-53477-8
  • Roberto Colonna, Dalla prospettiva degli scarafaggi, in Napolipiù - La verità, 8 dicembre 2005
  • Roberto Colonna, Sgt. Pepper´s Lonely Hearts Club Band: la dimensione onirica e la poetica del cambiamento, in Musica/Realtà, n. 96, novembre, LIM, Lucca, 2011, ISBN 978-88-7096-663-3
  • Giuseppe Fiorentino e Gaetano Vallini, La rivoluzione bianca della banda dei quattro, in L'Osservatore Romano, 22 novembre 2008.
  • Giuseppe Fiorentino e Gaetano Vallini I sette anni che sconvolsero la musica, in L'Osservatore Romano, 10 aprile 2010.
  • Donatella Franzoni e Antonio Taormina (a cura di), Beatles tutti i testi. 1962-1970, Arcana Editore, Milano, 1992. ISBN 978-88-7966-010-5
  • George Harrison, I Me Mine, Rizzoli, Milano, 2002. ISBN 88-7423-014-1 (I Me Mine, Chronicle Books, San Francisco, 2002)
  • Michelangelo Iossa e Roberto Caselli, The Beatles, Collana "Legends Classic Rock", Editori Riuniti, Roma, 2003. ISBN 88-359-5352-9
  • Michelangelo Iossa, Le Canzoni dei Beatles, collana "Pensieri e Parole", Editori Riuniti, Roma, 2004. ISBN 978-88-359-5614-3
  • Michelangelo Iossa, Campi di Celluloide per Sempre: il Cinema dei Beatles, volume "Rock Around The Screen", Liguori Editore, Napoli, 2010
  • (FR) Eric Krasker, Les Beatles - Enquête sur un mythe 1960-1962, Paris, Séguier, 2003. ISBN 2-84049-373-X
  • (FR) Eric Krasker, Les Beatles - Fact and Fiction 1960-1962, Paris, Séguier, 2009. ISBN 978-2-84049-523-9
  • Lapham Lewis, I Beatles in India. Altri dieci giorni che cambiarono il mondo, Roma, Collana Assolo, E/O, 2007, ISBN 978-88-7641-762-7. (With the Beatles, Melville House Publishing, New York, 2005)
  • William Mandel, Beatles proibiti, Edizioni Blues Brothers, 2009. ISBN 978-88-8074-053-7
  • Alfredo Marziano e Mark Worden, Penny Lane - Guida ai luoghi leggendari dei Beatles, Giunti, Firenze, 2010. ISBN 978-88-09-74526-1
  • Steve Matteo, Let It Be, Sublime, 2005. ISBN 978-88-902083-1-7 (The Beatles' Let It Be, The Continuum International Publishing Group Ltd, New York, 2004)
  • David Quantick, Revolution - Storia del White Album dei Beatles, il Saggiatore, Milano, 2006. ISBN 88-428-1196-3 (Revolution. The Making of the Beatles’ White Album, Unanimous Ltd, London, 2002)
  • Corrado Rizza, Beatles dolce vita - Storie vere Roma Italia 65, Ediz. italiana e inglese, Lampi Di Stampa, 2005.
  • Daniele Soffritti, I Beatles dal mito alla storia, Roma, Savelli editore, 1980.
  • (EN) John Swenson, The Beatles. Yesterday & Today, Zebra Books, New York, 1977. ISBN 978-0-89083-367-4
  • Jann S. Wenner, John Lennon ricorda - Intervista integrale a ‘Rolling Stone’ del 1970, White Star, Vercelli, 2009. ISBN 978-88-7844-473-7 (Lennon Remembers, Fawcett, New York, 1971)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]