Strawberry Fields Forever

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Strawberry Fields Forever / Penny Lane
Artista The Beatles
Tipo album Singolo
Pubblicazione 1967
Durata 4 min : 10 s
Album di provenienza Magical Mystery Tour
Dischi 1
Tracce 2
Genere Rock psichedelico
Etichetta Parlophone (UK),
Capitol (U.S.)
Produttore George Martin
Registrazione Abbey Road Studios
Formati 7"
Note n. 8 Stati Uniti
n. 2 Gran Bretagna
The Beatles - cronologia
Singolo precedente

Strawberry Fields Forever è una canzone dei Beatles, pubblicata come singolo nel febbraio 1967 insieme a Penny Lane. È uno dei primi esempi di rock psichedelico della band britannica. Raggiunse il numero due in Gran Bretagna e l'otto negli USA, ed è stata descritta da numerosi critici come uno dei brani migliori del gruppo.[1][2]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

Origine e storia[modifica | modifica wikitesto]

Firmata Lennon-McCartney, la canzone è stata in realtà composta dal solo Lennon[3][4]: iniziò la stesura ad Almería, in Spagna, durante le riprese del film diretto da Richard Lester How I Won the War (in italiano Come ho vinto la guerra) nel settembre-ottobre del 1966[5][6]. I primi demo, registrati ad Almería, non hanno ritornello e solo un verso: «No one is on my wavelength / I mean, it's either too high or too low / That is you can't you know tune in but it's all right / I mean it's not too bad». Lennon cambiò le parole di questa strofa in seguito per rendere il testo più criptico, poi scrisse la melodia e parte delle parole del ritornello. Infine aggiunse un'altra strofa ed inserì la citazione a "Strawberry Field", che era il nome di un orfanotrofio situato in Beaconsfield Road, Woolton, Liverpool, vicino alla casa d’infanzia di Lennon.[6] Lennon e i suoi compagni di giochi Pete Shotton, Nigel Whalley, e Ivan Vaughan erano soliti giocare nel giardino alberato dietro l'edificio.[6][7]

Ingresso dell'orfanotrofio dell'Esercito della Salvezza che diede il nome alla canzone

Registrata alla fine del 1966 per essere inserita nell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967), fu invece pubblicata il 13 febbraio 1967 in Gran Bretagna, e il 17 febbraio 1967 negli Stati Uniti come singolo dal doppio lato A accoppiata con Penny Lane di Paul McCartney. Il brano fu successivamente incluso nel LP Magical Mystery Tour (1967). Sia Strawberry Fields Forever di Lennon che Penny Lane di McCartney esprimono il tema della nostalgia per la loro infanzia a Liverpool. Non di meno, anche se si riferiscono a due luoghi reali, le due canzoni contengono anche forti connotazioni surreali e psichedeliche tipiche dell'epoca.[6]

La composizione del brano risale ad un momento di grandi cambiamenti per Lennon e i Beatles: il gruppo aveva appena abbandonato i concerti dopo uno dei periodi più difficili e travagliati della propria carriera,[3] in seguito alla famosa intervista, tacciata di blasfemia, in cui Lennon aveva affermato che la band era ormai più famosa di Gesù Cristo ed al non intenzionale incidente diplomatico con la First lady delle Filippine, Imelda Marcos.[6][8] Inoltre il matrimonio di Lennon con Cynthia Powell stava entrando in crisi, e lui stava consumando dosi sempre maggiori di droga, specialmente LSD.[9][10]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano fa parte del gruppo delle 16 canzoni registrate durante la sessione di lavoro per il concept album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Le macchine di studio utilizzate nell'incisione furono una coppia di Studer a 4 tracce J39.

Il titolo provvisorio della canzone era It's Not Too Bad,[11] e Geoff Emerick, il tecnico del suono, la ricorda come «Proprio una grande, grande canzone, sin dalla prima volta che John ce la fece sentire, accompagnandosi solo con la chitarra acustica.»[3] La registrazione di Strawberry Fields Forever iniziò il 24 novembre 1966, nello Studio 2 di Abbey Road e richiese 45 ore, distribuite in circa 5 settimane.[6][12][13] La band registrò tre diverse versioni del brano. Dopo che Lennon suonò la canzone agli altri Beatles con la sua chitarra acustica, il gruppo registrò il primo take. Lennon suonava una chitarra Epiphone Casino; McCartney suonava il mellotron, un nuovo strumento fatto conoscere ai Beatles da Mike Pinder dei Moody Blues[14]; Starr suonava la batteria; e Harrison la chitarra elettrica.[6] Il primo provino iniziava con il verso, «Living is easy...», senza la strofa, «Let me take you down», che compare nella versione finale. L'ultimo verso, «Always, no sometimes...», ha un'armonia in tre parti, con McCartney e Harrison che intonano "un sognante controcanto".[15][16] Questa versione fu presto abbandonata e dovette attendere il 1996 per essere pubblicata sull'Anthology 2.

Alcuni graffiti lasciati dai fan sulla colonna del cancello.

Quattro giorni dopo, il 28 novembre 1966 la band si ritrovò per provare un differente arrangiamento. La seconda versione della canzone vede l'introduzione di McCartney al mellotron seguita dal ritornello. Registrarono cinque provini della traccia di base (due dei quali erano false partenze) e l'ultimo di questi fu scelto come migliore e conservato per successive sovraincisioni. La voce solista di Lennon fu registrata con la velocità del nastro aumentata, di modo che suonata alla velocità normale la sua tonalità risultasse alterata, dando alla voce un suono ovattato. Questa versione fu usata per i primi minuti della registrazione pubblicata.

Dopo aver registrato la seconda versione, Lennon volle provare qualcosa di diverso, come Martin ricorda: «Lui voleva una canzone sognante, ma disse che era venuta troppo rumorosa. Mi chiese se potevo scrivergli un nuovo arrangiamento per fiati e violoncello.[17] Così scrissi la partitura e la registrammo anche, ma non gli piacque». I giorni 8 e 9 dicembre, fu registrata un'altra traccia di base, usando il mellotron, chitarra elettrica, pianoforte, cimbali, e lo swarmandel (o swordmandel), una versione Indiana dello zither.[18][19] Dopo aver riascoltato i nastri sia della versione di Martin, che dell'originale, Lennon disse che gli piacevano entrambe, anche se Martin precisò che la versione orchestrale era in un tempo più veloce ed era anche in una diversa tonalità rispetto alla prima versione.[20] Allora Lennon disse: «Sono sicuro che puoi unirle, George!», dando a Martin ed Emerick l'arduo compito di mettere insieme le due versioni.[21][22] Con solo un paio di forbici, due registratori, e un macchinario per il controllo della velocità del nastro, Emerick riuscì a compensare le diverse velocità e tonalità delle due versioni, incrementando la velocità della prima versione e diminuendo quella della seconda.[3] Quindi giuntò le due versioni insieme, facendo partire la versione orchestrale nel bel mezzo del secondo ritornello.

Anche Mark Lewisohn, nel suo libro Beatles - Otto anni ad Abbey Road, rileva che la canzone era formata da due brani diversi uniti in fase di mixaggio. La prima parte acustica meglio riuscita in una versione, la seconda orchestrale in un'altra, e su tonalità diverse. George Martin risolse il problema aumentando manualmente di circa il 5% la velocità della seconda parte. Lennon giudicava però "imperfetto" il mixaggio, tanto che avrebbe voluto in seguito reincidere il brano.

Lennon borbotta qualcosa durante la fine della canzone. Le parole sono di difficile decifrazione, non facendo parte del testo. I fautori della teoria “Paul is Dead” hanno ipotizzato che Lennon mormori «I buried Paul» (Ho sepolto Paul).[23] Un più accurato ascolto, e soprattutto l'uscita sull'Anthology dei differenti provini della canzone, dove le parole di Lennon sono nettamente più comprensibili, ha definitivamente stabilito che Lennon alla fine del brano dice, in modo ugualmente enigmatico, «cranberry sauce» (salsa di mirtillo).[24]

Pubblicazione e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Quando il manager del gruppo, Brian Epstein, pressò Martin per un nuovo singolo dei Beatles, Martin disse a Epstein che la band aveva appena finito di registrare Strawberry Fields Forever e Penny Lane che, secondo Martin, erano due delle migliori canzoni che avessero mai prodotto.[25] Epstein disse che avrebbero pubblicato i brani come un singolo dal doppio lato A, come avevano fatto con il singolo precedente, Yellow Submarine/Eleanor Rigby. Il singolo fu pubblicato in Inghilterra il 13 febbraio 1967, e il 17 febbraio 1967 negli Stati Uniti.[25] Seguendo la filosofia dei Beatles che nessuna canzone uscita come singolo dovesse apparire negli album in uscita, entrambe le canzoni furono quindi lasciate fuori da Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, ma Martin in seguito ammise che fu un “grosso errore”.[26] Per la prima volta dai tempi di Love Me Do nel 1962, un singolo dei Beatles fallì la conquista della prima posizione in classifica in Inghilterra. Fu fermato al numero due da Release Me di Engelbert Humperdinck, perché la BBC conteggiò il doppio lato A come due differenti singoli; nonostante le vendite del singolo dei Beatles doppiassero ampiamente quelle della canzone di Humperdinck.[25] In un'intervista radiofonica dell'epoca, McCartney disse che non era deluso poiché la canzone di Humperdinck era “un genere completamente diverso di musica”.[6] Starr riferì che la cosa era stata un “sollievo” e che fece calare la pressione sul gruppo.[6] Penny Lane raggiunse il numero 1 in America, mentre Strawberry Fields Forever si fermò all'ottava posizione. Negli USA, tutte e due le canzoni furono incluse nell'album Magical Mystery Tour, che in Gran Bretagna uscì invece come doppio EP.[27] Quando Magical Mystery Tour fu riedito in CD, la Parlophone scelse l'ampliato LP statunitense rispetto al doppio EP inglese.[27]

La canzone apre la raccolta Blu 1967–1970,[28] uscita nel 1973, e apparve anche nella colonna sonora del documentario sulla vita di Lennon Imagine del 1988.[29] Nel 1996, tre versioni inedite del brano sono state incluse sull'Anthology 2: il primo demo casalingo, il primo take in studio, e tutto il settimo take, del quale solo i primi minuti erano ascoltabili nella versione pubblicata nel 1967.[30] Nel 2006, un nuovo missaggio della canzone è uscito sull'album LOVE.[3] Quest’ultima versione, costruita su un demo acustico, incorpora elementi di Hello Goodbye, Baby You're a Rich Man, In My Life, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, Penny Lane, Yellow Submarine e Piggies.[31]

Promozione e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Per la promozione di Strawberry Fields Forever fu girato un video il 30 e il 31 gennaio 1967, nel Knole Park a Sevenoaks. Lo diresse il regista televisivo svedese Peter Goldman, amico di Klaus Voormann che lo aveva raccomandato al gruppo.[32] Il filmato di Strawberry Fields Forever, insieme a quello di Penny Lane, è stato selezionato dal MoMA di New York come video più influente della fine degli anni sessanta.[33] Entrambi furono trasmessi in America il 25 febbraio 1967, nel programma The Hollywood Palace, con l'attore Van Johnson come ospite.[34]

Strawberry Fields Forever fu ben accolta dalla critica musicale, ed è oggi considerata un classico: tre settimane dopo la sua pubblicazione, Time recensì il brano come «l'ultimo esempio dell'incredibile creatività del gruppo»[35], Richie Unterberger di Allmusic ha definito la canzone «uno dei massimi vertici dei Beatles» e una delle migliori composizioni Lennon-McCartney.[2] Il brano è stato giudicato la seconda migliore canzone dei Beatles, dopo A Day in the Life, dalla rivista musicale Mojo.[36] Brian Wilson dei Beach Boys raccontò di ritenere Strawberry Fields Forever parzialmente responsabile del fallimento del leggendario album incompiuto del suo gruppo, SMiLE.[37] Wilson sentì la canzone sullo stereo in macchina mentre stava guidando, e ne fu così sbalordito che dovette fermarsi per ascoltarla attentamente. Disse che i Beatles avevano proprio raggiunto il tipo di “sound” che stava cercando per i Beach Boys.[37]

Lascito nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

The Beatles

Altri musicisti

Crediti

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Rolling Stone 500 Greatest Songs of All Time, Rolling Stone. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  2. ^ a b Richie Unterberger, Strawberry Fields Forever, Allmusic. URL consultato il 18 ottobre 2009.
  3. ^ a b c d e Robert Webb, 'Strawberry Fields Forever': The making of a masterpiece, The Independent, 29 novembre 2006. URL consultato il 24 luglio 2008.
  4. ^ Simon Freeman, Strawberry Fields is not forever, Times Online, 31 maggio 2005. URL consultato il 14 dicembre 2007.
  5. ^ Sheff (2000) p153
  6. ^ a b c d e f g h i The Beatles Anthology DVD (2003) (Episodio 6 - 0:26:28)
  7. ^ Spitz (2005), p. 642
  8. ^ Spitz (2005) pp. 619-625
  9. ^ Spitz (2005) p. 641
  10. ^ Lennon (2006) pp244–248
  11. ^ Robert Fontenot, The history of this classic Beatles song, About.com. URL consultato il 24 luglio 2008.
  12. ^ Spitz (2005) p. 654
  13. ^ Spitz (2005) p. 655
  14. ^ Pinder Mike, History of the Mellotron. URL consultato il 6 agosto 2008.
  15. ^ Kozinn (1995) p148
  16. ^ Everett (1999) p. 79
  17. ^ 'Strawberry Fields Forever' The Beatles, BBC. URL consultato il 24 luglio 2008.
  18. ^ Emerick (2006) pp. 135–136
  19. ^ Kozinn (1995) p. 149
  20. ^ Alan Pollack, Alan W. Pollack's Notes on "Strawberry Fields Forever", Soundscape.info. URL consultato il 10 gennaio 2008.
  21. ^ Gould (2007) p. 382
  22. ^ Lewisohn (1988) pp90–91
  23. ^ Toropov (2002) p37
  24. ^ Mark Lewisohn, Beatles - Otto anni ad Abbey Road, Arcana Editrice, Milano, 1990, pag. 181
  25. ^ a b c Spitz (2005) p. 656
  26. ^ The Beatles (2000) p. 239
  27. ^ a b Lewisohn (1988) pp. 200–201
  28. ^ The Beatles: 1967-1970, Amazon. URL consultato il 24 luglio 2008.
  29. ^ Imagine (Original Soundtrack), Amazon, 4 ottobre 1988. URL consultato il 24 luglio 2008.
  30. ^ Anthology 2 sleevenotes by Mark Lewisohn, Apple/EMI, 1996.
  31. ^ Greig Watson, Love unveils new angle on Beatles, BBC News, 17 novembre 2006. URL consultato il 17 novembre 2006.
  32. ^ Lewisohn (1992) p. 242
  33. ^ Golden Oldies of Music Video, MoMA, 2003. URL consultato l'8 luglio 2008.
  34. ^ The Hollywood Palace, CNET Networks, Inc, a CBS Company. URL consultato il 24 luglio 2008.
  35. ^ Other noises, Other notes, Time, Inc., 3 marzo 1967. URL consultato il 20 luglio 2008.
  36. ^ Beatles - 101 Greatest Songs in Mojo, luglio 2006.
  37. ^ a b Derk Richardson, Brian Wilson finally finishes his 'teenage symphony to God', Hearst Communications Inc, 28 ottobre 2004. URL consultato l'8 luglio 2008.
  38. ^ Quantum of Solace (2008). URL consultato il 30 novembre 2008.
  39. ^ Jerry Beck, Beatletoons, The Real Story Behind The Cartoon Beatles, Animation World Network, marzo 2000. URL consultato il 29 settembre 2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Alan W. Pollack, Notes on "Strawberry Fields Forever" in Notes on ... Series, Rijksuniversiteit Groningen.

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