Enrico Caruso
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| « Sembrava che le corde vocali, anziché nella laringe, fossero situate nel muscolo cardiaco e fossero mosse dal sangue, nel ritmo delle sistole e delle diastole » | |
| « Sarebbe diventato cantante anche se fosse venuto al mondo senza corde vocali » | |
| « Gli uomini della posteggia restarono al confine delle tovaglie candide e delle tavole imbandite dei loro ascoltatori; nello stesso modo Caruso intese il luccichio del Metropolitan, nei gioielli milionari nei palchi, come se da una bettola fosse arrivato al ristorante alla moda di Posillipo. Pur dominando, non varcò mai la porta del regno dei vincitori consapevoli » | |
Enrico Caruso (Napoli, 25 febbraio 1873 – Napoli, 2 agosto 1921) è stato un grande tenore italiano. È considerato il tenore per eccellenza, grazie alla suggestione del timbro e alla inconfondibile malia dello strumento vocale.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Infanzia ed esordi
Nacque in una povera famiglia (originaria di Piedimonte d'Alife oggi Piedimonte Matese, un piccolo centro dell'alto casertano) in via SS. Giovanni e Paolo 7 nel quartiere napoletano di San Carlo all'Arena, ove una lapide ne ricorda l'evento: il padre, Marcellino, era un operaio metalmeccanico e la madre, Anna Baldini, faceva la donna delle pulizie. La madre aveva avuto prima di lui 17 figli: tutti morti. Dopo di lui nacquero altri tre fratelli.
Dopo aver frequentato le scuole regolari, a dieci anni andò a lavorare col padre in fonderia ma sotto l'insistenza della madre si iscrisse a una scuola serale dove scoprì di essere portato per il disegno; iniziò così ad elaborare progetti di fontane per l'officina dove lavorava. Ma nel frattempo qualcosa stava crescendo in lui: la sua Voce. Le prime arie d'opera e le prime nozioni di canto gli vennero insegnate dai maestri Schiardi e De Lutrio.
Nel 1888 sua madre morì di tubercolosi e poco tempo dopo il padre si risposò con Maria Castaldi. Ma oltre a cantare nel coro della chiesa, Enrico fece qualche apparizione in spettacoli teatrali; la sua voce nel frattempo si era irrobustita e le piccole rappresentazioni cominciarono a non bastargli più. La sua fortuna iniziò quando il baritono Eduardo Missino sentendolo cantare si entusiasmò a tal punto che lo presentò al maestro Guglielmo Vergine il quale accettò di dargli lezioni per fargli migliorare la voce ma pretese da lui il 25% dei suoi guadagni con un contratto che sarebbe durato cinque anni.
Nel 1894 Caruso venne chiamato alle armi, ma dopo solo un mese e mezzo, grazie alle leggi in vigore a quel tempo e ad un maggiore che era amante della musica, venne congedato e mandato a casa per permettergli di continuare a cantare e a studiare. Dopo le lezioni con il maestro Vergine, Caruso si sentiva ormai pronto all'esordio, ma alle prove per la Mignon di Ambroise Thomas non venne accettato. Esordirà il 16 novembre 1894 con una parte ne L'amico Francesco di Domenico Morelli percependo 80 lire per quattro rappresentazioni (poi ridotte a due a causa dello scarso afflusso di pubblico e nonostante una buona critica).
[modifica] Un amore sfortunato
Iniziò così ad esibirsi nei teatri di Caserta, Napoli e Salerno e fece la sua prima esibizione all'estero al Cairo percependo la cifra di 600 lire per un mese di lavoro. Nel 1897, a Salerno, Caruso conobbe il direttore d'orchestra Vincenzo Lombardi che gli propose di effettuare con lui la stagione estiva a Livorno; qui Caruso conobbe la soprano Ada Giacchetti, sposata e madre di un bambino. Con lei avrà una relazione che durerà undici anni e da cui nasceranno due figli: Rodolfo ed Enrico junior. Ada lo lascerà per fuggire con il loro autista, con il quale cercherà anche di estorcergli denaro. Tutto finirà in tribunale con la dichiarazione di colpevolezza per la Giacchetti che verrà condannata a tre mesi di reclusione e a 100 lire di multa.
[modifica] Delusione al Teatro San Carlo
Nel 1898 Caruso esordisce al Teatro Lirico di Milano nel ruolo di Loris in Fedora di Umberto Giordano; seguirono poi tournée in Russia, a Lisbona, Roma, Montecarlo e al Covent Garden di Londra dove interpretò il Rigoletto di Giuseppe Verdi; l'anno dopo sarà a Buenos Aires.
Nel 1900 Caruso cantò nuovamente alla Scala nella Boheme diretta da Arturo Toscanini e nel 1901 a Napoli al Teatro San Carlo dietro un compenso di 3.000 lire a recita. Qui, durante l'interpretazione de L'elisir d'amore ebbe la sua più grande delusione: la sua emozione e un'insicurezza malcelata non lo fecero cantare al meglio. Fortemente deluso dalla reazione dei suoi concittadini e dalle critiche che gli vennero rivolte, (centrate sul fatto se la sua voce fosse portata maggiormente al registro di baritono piuttosto che su quello di tenore), decise di autoesiliarsi e di non cantare mai più nella sua città natale.
[modifica] Primo cantante ad incidere dischi
Dopo questo episodio Caruso cercò comunque di curare di più la sua voce per correggere i difetti e crearsi un repertorio. A Milano incise l'11 aprile del 1902 dieci dischi con arie d'opera per conto della casa discografica inglese Gramophone & Typewriter Company. Il cantante napoletano fu il primo a cimentarsi nella nuova tecnologia, fino ad allora snobbata da molti altri cantanti, e questo determinò il suo successo e quello della casa discografica.
A novembre del 1903 è in America - risiedeva al Knickerbocker Hotel, che attualmente non è più un albergo ma un prestigioso palazzo con uffici societari chiamato Six Times Square - quando ancora stava con la sua amata Ada: aveva avuto un contratto col Teatro Metropolitan di New York, che ottenne grazie alla mediazione del banchiere Pasquale Simonelli, e il suo esordio avvenne il 23 novembre con il Rigoletto. Passato l'impasse della prima, ebbe un tale successo con le successive rappresentazioni tanto da diventare l'idolo dei melomani dell'epoca. Caruso stesso commissionò a Tiffany & Co. la produzione di una medaglia in oro 24 kt. col suo profilo, PER RICORDO delle sue recite al Metropolitan di New York, da distribuirsi tra i suoi intimi.
Caruso pretendeva ingaggi esorbitanti ma era anche capace di cantare gratis per allietare gli emigranti. Ma oltre alla fama in America, subì anche la gelosia e l'invidia di taluni che lo fecero accusare di molestie sessuali ad una giovane sconosciuta e gridarono allo scandalo per un bacio scambiato in scena con la soubrette Lina Cavalieri. Caruso venne condannato a pagare un'ammenda, subendo così un'ingiustizia ed una cocente umiliazione.
[modifica] Core 'ngrato
Nel 1909 incise una serie di ventidue canzoni napoletane che comprendevano anche Core 'ngrato, canzone scritta da Riccardo Cordiferro e da Salvatore Cardillo che si ispirarono alle sue vicende sentimentali dopo l'abbandono da parte della Giacchetti. Fu in quell'anno che Caruso venne operato a Milano per una laringite ipertrofica, intervento che non compromise sul momento la sua carriera tanto da consentirgli di continuare le sue tournée per il mondo senza trascurare recite per beneficenza durante il periodo della guerra. Solo a Napoli non volle tenere più alcun concerto sentendosi ancora indispettito dall'accoglienza ricevuta anni prima al San Carlo.
Sposata il 28 agosto del 1918 Dorothy Benjamin, ragazza di buona famiglia più giovane di lui di venti anni (dalla quale avrà una figlia, Gloria), Caruso iniziò verso il 1920 a soffrire d'insonnia e, durante la rappresentazione di Pagliacci, ebbe un calo di voce; ma fu tre giorni dopo, mentre cantava ne L'elisir d'amore, che perse sangue dalla bocca e fu costretto a sospendere la recita. Venne operato il 30 dicembre al polmone sinistro. Trascorse la convalescenza in Italia, a Sorrento; dopo una lieve ripresa ebbe una ricaduta e non poté finire il viaggio verso Roma per subire un nuovo intervento chirurgico: il male lo fermò in una delle stanze dell'albergo Vesuvio a Napoli dove morì a soli 48 anni.
È sepolto a Napoli, in una cappella privata nel cimitero di Santa Maria del Pianto nel quartiere Doganella.
Caruso interpretò due film come protagonista, My cousin e The splendid romance.
[modifica] Giudizio critico sull'artista
Enrico Caruso rappresenta uno dei più tenaci miti dell'opera lirica. Poiché fu il primo cantante a sfruttare con consapevolezza le potenzialità (anche remunerative) offerte dal disco, la sua fama gli sopravvisse per molti anni, rendendo sempre aperta la caccia a chi, tra le grandi voci di tenore, ne potesse essere considerato a buon diritto l'erede. Le doti naturali del giovane Caruso, per la verità, non apparivano indiscutibili: aveva voce poco potente, facile all'incrinatura sugli acuti e decisamente "corta", sì che, a volte l'emissione di un semplice "la" naturale poteva causargli delle difficoltà, al punto che lo si sarebbe potuto anche considerare un baritono. Con l'applicazione, tuttavia, Caruso, da intelligente autodidatta particolarmente esigente nei propri confronti, arrivò a sviluppare una personale tecnica vocale (in cui l'intero torace - ad un tempo mantice e organo - vibrava amplificando magnificamente i suoni) tale da correggere tutti i principali difetti dei primi anni di carriera, utilizzando il naturale colore scuro della voce come un elemento di virile seduzione. In un panorama vocale che stava faticosamente abbandonando certe leziosità ottocentesche (quelle amate a Napoli, dove infatti Caruso naufragò ne L'elisir d'amore) e a cui mancavano ancora le voci adatte a rendere le violente passioni portate sulla scena dalla giovane scuola, Caruso fu la personalità giusta al momento giusto: seppe dare un'interpretazione straordinaria di Canio e di altri ruoli veristi, come Chénier, ma anche di quelli di Aida, Rigoletto, o Faust, opere cantate con un gusto del tutto nuovo e ben testimoniate da dischi tecnicamente primordiali ma eccezionali sotto il profilo puramente vocale. Entrò quindi anche nelle grazie di Puccini che scrisse per lui La fanciulla del West. Dopo un'operazione alle corde vocali (causa noduli proprio a queste) subita nel 1909, come ben testimoniato dai dischi, la voce divenne ancora più brunita, talune agilità gli furono precluse e sempre più faticoso divenne l'uso della mezzavoce. Ciò non di meno Caruso rimase un interprete inarrivabile per impeto e passionalità e, almeno fino al si acuto, in grado di afferrare di slancio acuti tonanti che mandavano in visibilio il pubblico e risuonavano anche nelle numerose incisioni di canzoni napoletane. L'onerosissima tecnica vocale elaborata da Caruso fu certamente corresponsabile della sua morte prematura che, peraltro, valse a consacrare il mito del "tenore dei tenori" prima che un reale declino ne potesse intaccare la gloria.
[modifica] Curiosità
A pochi metri di distanza dalla cappella dove riposa Enrico Caruso, è presente la tomba di Antonio de Curtis detto Totò.
È stato il primo artista della storia a vendere più di un milione di dischi.
Il film "Fitzcarraldo" del 1982 diretto da Werner Herzog, ha come protagonista un melomane (Klaus Kinski) ossessionato da Caruso al punto da voler costruire, per farlo esibire, un teatro lirico nella profonda foresta amazzonica, ad Iquitos.
[modifica] Repertorio e debutti
- L'amico Francesco (Morelli) - Napoli, 15 marzo 1895 (Primo interprete)
- Faust - Caserta, 28 marzo 1895
- Cavalleria Rusticana - Caserta, aprile 1895;
- Camoens (Musoni)- Caserta, maggio 1895
- Rigoletto - Napoli, 21 luglio 1895
- La traviata - Napoli, 25 agosto 1895
- Lucia di Lammermoor - Il Cairo, 30 ottobre 1895
- La Gioconda - Il Cairo, 9 novembre 1895
- Manon Lescaut - Il Cairo, 15 novembre 1895
- I Capuleti e i Montecchi - Napoli, 7 dicembre 1895
- Malia - Trapani, 21 marzo 1896
- La sonnambula - Trapani, 24 marzo 1896
- Marriedda - Napoli, 23 giugno 1896
- I puritani - Salerno, 10 settembre 1896
- La Favorita - Salerno, 22 novembre 1896
- A San Francisco - Salerno, 23 novembre 1896
- Carmen - Salerno, 6 dicembre 1896
- Un Dramma in vendemmia - Napoli, 1 febbraio 1897
- Celeste - Napoli, 6 marzo 1897 (Primo interprete)
- Il Profeta Velato - Salerno, 8 aprile 1897
- La bohème - Livorno, 14 agosto 1897
- La Navarrese - Milano, 3 novembre 1897
- Il Voto - Milano, 10 novembre 1897 (Primo interprete)
- L'Arlesiana - Milano, 27 novembre 1897 (Primo interprete)
- Pagliacci - Milano, 31 dicembre 1897
- La bohème (Leoncavallo) - Genova, 20 gennaio 1898
- I pescatori di perle - Genova, 3 febbraio 1898
- Hedda - Milano, 2 aprile 1898 (Primo interprete)
- Mefistofele - Fiume, 4 marzo 1898
- Sapho - Trento, 3? giugno 1898
- Fedora - Milano, 17 novembre 1898 (Primo interprete)
- Iris - Buenos Aires, 22 giugno 1899
- La Regina di Saba - Buenos Aires, 4 luglio 1899
- Yupanki - Buenos Aires, 25 luglio 1899
- Aida - San Pietroburgo, 3 gennaio 1900
- Un ballo in maschera - San Pietroburgo, 11 gennaio 1900
- Maria di Rohan - San Pietroburgo, 2 marzo 1900
- Manon - Buenos Aires, 28 luglio 1900
- Tosca - Treviso, 23 ottobre 1900
- Le Maschere - Milano, 17 gennaio 1901 (Primo interprete)
- L'elisir d'amore - Milano, 17 febbraio 1901
- Lohengrin - Buenos Aires, 7 luglio 1901
- Germania - Milano, 11 marzo 1902 (Primo interprete)
- Don Giovanni - Londra, 19 luglio 1902
- Adriana Lecouvreur - Milano, 6 novembre 1902 Primo interprete)
- Lucrezia Borgia - Lisbona, 10 marzo 1903
- Les Huguenots - New York, 3 febbraio 1905
- Martha - New York, 9 febbraio 1906
- Carmen - San Francisco, 17 aprile 1906 (la notte precedente il grande terremoto: Caruso dichiarò che non sarebbe più tornato a San Francisco)
- Madama Butterfly - Londra, 26 maggio 1906
- L'Africana - New York, 11 gennaio 1907
- Andrea Chénier - Londra, 20 luglio 1907
- Il trovatore - New York, 26 febbraio 1908
- Armide - New York, 14 novembre 1910
- La fanciulla del West - New York, 10 dicembre 1910 (Primo interprete)
- Julien - New York, 26 dicembre 1914
- Samson et Dalila - New York, 24 novembre 1916
- Lodoletta - Buenos Aires, 29 luglio 1917
- Le Prophète - New York, 7 febbraio 1918
- L'Amore dei Tre Re - New York, 14 marzo 1918
- La forza del destino - New York, 15 novembre 1918
- La Juive - New York, 22 novembre 1919.
Al momento della morte il tenore stava preparando il ruolo di Otello, dall'omonima opera di Giuseppe Verdi. Sebbene non riuscì a portarlo in scena registrò comunque due magnifiche selezioni dell'opera: l'aria "Ora e per sempre addio," e il duetto con Iago, "Sì, pel ciel marmoreo, giuro", insieme al grande baritono Titta Ruffo.
Caruso aveva nel repertorio circa 521 canzoni.
[modifica] Bibliografia
- Gara, E. - Caruso. Storia di un emigrante (Rizzoli, Milano 1947)
- Lancellotti, A. - Le voci d'oro (Palombi, Roma 1942)
- Springer, Ch. - Enrico Caruso. Tenor der Moderne (Holzhausen, Vienna 2002). ISBN 3-85493-063-1
- Tortorelli, V. - Enrico Caruso nel centenario della nascita (Artisti Associati, Rimini 1973)
[modifica] Voci correlate
- Villa I Pini - residenza di Enrico Caruso a Firenze
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Enrico Caruso
[modifica] File audio
[modifica] Collegamenti esterni


