Enrico Caruso

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Enrico Caruso.

Enrico Caruso (Napoli, 25 febbraio 1873Napoli, 2 agosto 1921) è stato un tenore italiano. Viene considerato il tenore per eccellenza, grazie alla suggestione del timbro e all'inconfondibile malìa dello strumento vocale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia ed esordi[modifica | modifica sorgente]

Targa commemorativa sulla casa dei coniugi Caruso a Piedimonte Matese.

Nacque a Napoli, nel quartiere di San Carlo all'Arena, in via Santi Giovanni e Paolo 7, il 25 febbraio del 1873 da genitori originari di Piedimonte d'Alife, un toponimo situato all'epoca nella provincia di Terra di Lavoro (dal 1927 confluito nella neo-provincia di Caserta e, nel 1974, rinominato Piedimonte Matese). Il padre, Marcellino Caruso (18401908), era un operaio metalmeccanico; la madre, Anna Baldini (18381888), faceva la donna delle pulizie. La madre aveva avuto prima di lui 17 figli, tutti morti. Dopo di lui nacquero altri tre fratelli.

Dopo aver frequentato le scuole regolari, a dieci anni andò a lavorare col padre in fonderia, ma sotto l'insistenza della madre si iscrisse a una scuola serale, dove scoprì di essere portato per il disegno: iniziò a elaborare progetti di fontane per l'officina dove lavorava. Nel frattempo qualcosa stava crescendo in lui: la sua voce. Le prime arie d'opera e le prime nozioni di canto gli vennero insegnate dai maestri Schirardi e De Lutio.

Nel 1888 la madre morì di tubercolosi e poco tempo dopo il padre si risposò con Maria Castaldi.

Caruso posa accanto a un elegante grammofono modello Victrola.

Oltre a cantare nel coro della chiesa, Enrico fece qualche apparizione in spettacoli teatrali. La sua voce nel frattempo si era irrobustita e le piccole rappresentazioni cominciarono a non bastargli più. La sua fortuna iniziò quando il baritono Eduardo Missiano, sentendolo cantare, si entusiasmò a tal punto che lo presentò al maestro Guglielmo Vergine, il quale accettò di dargli lezioni per migliorare la voce, ma pretese da lui il 25% dei suoi compensi con un contratto che sarebbe durato cinque anni.

Nel 1894 Caruso venne chiamato alle armi, ma dopo solo un mese e mezzo, grazie alle leggi in vigore a quel tempo e a un maggiore che era amante della musica, venne congedato e mandato a casa per permettergli di continuare a cantare e a studiare. Dopo le lezioni con il maestro Vergine, Caruso si sentiva ormai pronto all'esordio, ma alle prove per la Mignon di Ambroise Thomas non venne accettato. Esordì il 16 novembre 1894 con una parte ne L'amico Francesco di Domenico Morelli, percependo 80 lire per quattro rappresentazioni (poi ridotte a due a causa dello scarso afflusso di pubblico e nonostante una buona critica).

Un amore sfortunato[modifica | modifica sorgente]

Iniziò a esibirsi nei teatri di Caserta, Napoli e Salerno, e fece la sua prima esibizione all'estero al Cairo, percependo 600 lire per un mese di lavoro. Nel 1897, a Salerno, Caruso conobbe il direttore d'orchestra Vincenzo Lombardi che gli propose di accompagnarlo nella stagione estiva a Livorno. Qui Caruso conobbe il soprano Ada Botti Giachetti, sposata e madre di un bambino. Con lei ebbe una relazione che durò undici anni, da cui nasceranno due figli: Rodolfo (18981951) ed Enrico junior (19041987). Ada lo lasciò per fuggire con Romati, il loro autista, con il quale cercò anche di estorcergli denaro. La vicenda finì in un'aula di tribunale con la dichiarazione di colpevolezza per la Giachetti, condannata a tre mesi di reclusione e a 100 lire di multa.

Fischi al Teatro San Carlo. Verità o leggenda?[modifica | modifica sorgente]

« La vita mi procura molte sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare. »
(Enrico Caruso)

Nel 1898 Caruso esordì al Teatro Lirico di Milano nel ruolo di Loris in Fedora di Umberto Giordano; seguirono poi tournée in Russia, a Lisbona, Roma, Montecarlo e al Covent Garden di Londra dove interpretò il Rigoletto di Giuseppe Verdi; l'anno dopo si esibì a Buenos Aires.

Nel luglio 1899 fu Parpignol nella prima rappresentazione nel Royal Opera House, Covent Garden di Londra di La Bohème di Giacomo Puccini.

Nel novembre 1899 nel Teatro Costanzi di Roma interpretò Osaka nella ripresa di Iris di Pietro Mascagni, Enzo nella ripresa di La Gioconda di Amilcare Ponchielli e con Faust in Mefistofele termina nel mese di dicembre.

Nel dicembre 1900 Caruso cantò nuovamente alla Scala, in occasione della ripresa di La Bohème, serata inaugurale della stagione lirica, diretta da Arturo Toscanini e, nel 1901 a Napoli al Teatro San Carlo dietro un compenso di 3.000 lire a recita. Qui, la tradizione o forse la leggenda vogliono che durante l'interpretazione de L'elisir d'amore abbia avuto la sua più grande delusione: la sua emozione e un'insicurezza malcelata non lo avrebbero fatto cantare al meglio. Fortemente deluso dalla reazione dei suoi concittadini e dalle critiche che gli sarebbero state rivolte (centrate sul fatto che la sua voce fosse portata maggiormente al registro di baritono piuttosto che a quello di tenore), avrebbe deciso di autoesiliarsi e di non cantare mai più nella sua città natale.

Le cronache del 31 dicembre 1901 e del 5 gennaio 1902 su Il Pungolo, il quotidiano che seguiva la vita teatrale di Napoli, riportano in realtà dell'emozione che irretì il tenore nel primo atto, rotta dagli applausi sempre crescenti fino alla richiesta del bis[1]. E ancor meglio andarono le repliche. Semmai sarebbe stata la severa ma non prevenuta critica di Saverio Procida sempre su Il Pungolo a infastidire fortemente Caruso, cui il critico rimproverò la scelta di un repertorio al di sotto delle sue possibilità vocali e interpretative. Caruso effettivamente non cantò più a Napoli, ma in realtà non cantò più in Italia[2] andando incontro al suo successo negli Stati Uniti e in Sud America.

Shellac record (1908), fabbricati ad Hannover (Germania). Aria dall'opera La Forza del Destino, cantata Enrico Caruso. Registrazione del 1906.

Sempre nel 1901 interpretò Florindo nella première nel Teatro alla Scala di Milano de Le maschere di Pietro Mascagni diretto da Arturo Toscanini, e il duca di Mantova nella ripresa nel Teatro Comunale di Bologna di Rigoletto di Giuseppe Verdi. Nel febbraio 1902, nella Salle Garnier del Théâtre du Casino di Montecarlo con Nellie Melba, fu Rodolphe nella prima rappresentazione de La vie de bohème di Giacomo Puccini, e ancora il duca di Mantova nella ripresa di Rigoletto.

Primo cantante a incidere dischi[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'episodio napoletano Caruso cercò comunque di curare di più la sua voce per correggere i difetti, e di crearsi un repertorio.

L'11 aprile del 1902, a Milano, incise dieci dischi con arie d'opera per conto della casa discografica inglese Gramophone & Typewriter Company. Il cantante napoletano fu il primo a cimentarsi nella "nuova tecnologia", fino ad allora snobbata dagli altri cantanti, con grande successo. Fu il primo artista nella storia a vendere più di un milione di dischi, con l'aria Vesti la giubba dall'opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, incisa nel 1904[3]. Il singolo nella versione di Caruso venne premiato con il Grammy Hall of Fame Award 1975.

Nel maggio 1902 interpretò ancora il duca di Mantova nella ripresa al Royal Opera House, Covent Garden di Londra di Rigoletto e in dicembre nella ripresa al Teatro Costanzi di Roma. Il 6 novembre 1902 fu Maurizio nella première nel Teatro Lirico Internazionale di Milano di Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea.

Nel gennaio e marzo 1903 si esibì ancora come Faust in Mefistofele al Teatro Costanzi di Roma.

Caruso e il Metropolitan[modifica | modifica sorgente]

Il Met nel 1905.

A novembre del 1903 si recò negli Stati Uniti[4], quando ancora stava con la sua amata Ada: il contratto col Teatro Metropolitan di New York lo ottenne grazie alla mediazione del banchiere Pasquale Simonelli, e il suo debutto avvenne il 23 novembre con il duca di Mantova nella ripresa di Rigoletto. Il pubblico gli chiese di bissare La donna è mobile.

Passato l'impasse della prima, ebbe un tale successo con le successive rappresentazioni da diventare l'idolo dei melomani dell'epoca. Sempre nel 1903 al Metropolitan Opera House fu Radamès in Aida, Cavaradossi in Tosca (bissando E lucevan le stelle), Rodolfo ne La bohème, Canio in Pagliacci (bissando Vesti la giubba) e Alfredo ne La traviata. Nel gennaio 1904 interpretò Edgardo ne Lucia di Lammermoor e Nemorino ne L'elisir d'amore.

Caruso stesso commissionò a Tiffany & Co. la produzione di una medaglia in oro 24 carati col suo profilo, per ricordo delle sue recite al Metropolitan di New York, da distribuirsi tra i suoi intimi.

Caruso pretendeva ingaggi esorbitanti, ma era anche capace di cantare gratis per allietare gli emigranti. Non ci fu solo la fama in America per Caruso: il tenore subì anche la gelosia e l'invidia di chi lo fece accusare di molestie sessuali a una giovane sconosciuta e gridò allo scandalo per un bacio scambiato in scena con la soubrette Lina Cavalieri. Caruso venne condannato a pagare un'ammenda, subendo un'ingiustizia e una cocente umiliazione.

Medaglia raffigurante Enrico Caruso

La medaglia fu regalata da Enrico Caruso a Pasquale Simonelli, il suo impresario di New York nel 1903.

Nel 1904 in marzo fu ancora il duca di Mantova nella ripresa nella Salle Garnier del Théâtre du Casino di Montecarlo di Rigoletto; in aprile comparve nella prima rappresentazione nel Théâtre Sarah-Bernhardt di Parigi con Lina Cavalieri; ancora al Met nel novembre 1904 fu Enzo ne La Gioconda; in dicembre interpretò Gennaro nella Lucrezia Borgia, bissando Com'è soave, e nel febbraio 1905 Raoul de Nangis ne Les Huguenots e Riccardo in Un ballo in maschera.

Nel maggio 1905 fu Loris Ipanov nella prima rappresentazione nel Théâtre Sarah-Bernhardt di Parigi di Fedora di Umberto Giordano, ancora con Lina Cavalieri.

Al Metropolitan nel 1905 in novembre fu Fernando ne La Favorita; in dicembre Elvino ne La sonnambula; nel 1906 in gennaio Faust nell'opera omonima; in febbraio Lionel in Martha, bissando M'appari e Don José in Carmen; in dicembre il Conte Loris Ipanov in Fedora, sempre con Lina Cavalieri: visto l'entusiasmo del pubblico al termine del II atto, Enrico Caruso e Lina Cavalieri ne bissarono la scena finale.

Nel gennaio 1907 interpretò Maurice nella prima rappresentazione alla French Opera House di New Orleans di Adriana Lecouvreur, con Lina Cavalieri; al Metropolitan, Vasco de Gama ne L'Africaine e Des Grieux in Manon Lescaut con Lina Cavalieri; ancora al Met in febbraio fu Pinkerton in Madama Butterfly; in novembre Maurizio in Adriana Lecouvreur con Lina Cavalieri; in dicembre Osaka in Iris; nel 1908, in marzo, Manrico ne Il trovatore; e in dicembre Turiddu in Cavalleria rusticana, diretto da Toscanini.

La sua versione registrata di Celeste Aida nel 1908 verrà premiata con il Grammy Hall of Fame Award 1993.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1909 Caruso incise una serie di ventidue canzoni napoletane che comprendeva anche Core 'ngrato, scritta da Riccardo Cordiferro e da Salvatore Cardillo e ispirata alle sue vicende sentimentali dopo l'abbandono da parte della Giachetti. Nello stesso anno venne operato a Milano per una laringite ipertrofica, intervento che sul momento non compromise la sua carriera, tanto da consentirgli di continuare le sue tournée per il mondo, senza trascurare recite per beneficenza durante il periodo della guerra.

Nel gennaio 1910 fu Federico in Germania diretto da Toscanini al Metropolitan; in giugno, Faust e Othello nelle riprese parziali al Théâtre de l'Opéra di Parigi di Faust di Charles Gounod, e del 3° atto di Othello di Giuseppe Verdi; in novembre, Rinaldo nella prima rappresentazione di Armide di Christoph Willibald Gluck, al Metropolitan Opera House di New York, diretto da Arturo Toscanini; il 10 dicembre, Dick Johnson nella première di La fanciulla del West di Giacomo Puccini.

Al Wiener Staatsoper nel 1912 fu Gustaf III in Un ballo in maschera, e Mario Cavaradossi in Tosca; nel 1913, Des Grieux in Manon (Massenet) diretto da Toscanini; nel 1914, Julien nell'opera omonima di Gustave Charpentier; e nel 1915 Samson in Samson et Dalila.

Nel 1915, in marzo, interpretò Arturo Buklaw nella ripresa di Lucia di Lammermoor alla Salle Garnier del Théâtre du Casino di Montecarlo; in aprile, Canio nella ripresa di Pagliacci Ruggero Leoncavallo; nel 1916, Nadir in Les pêcheurs de perles al Metropolitan; nel 1918, Flammen in Lodoletta, Jean of Leyden ne Le prophète con Claudia Muzio, Avito ne L'amore dei tre re ancora con la Muzio, e Don Alvaro ne La forza del destino con Rosa Ponselle.

Il 28 agosto del 1918 sposò Dorothy Benjamin (18931955), ragazza statunitense di buona famiglia, dalla quale ebbe una figlia, Gloria (19191999).

Nel 1919 al Met cantò in un concerto dedicato ai suoi 25 anni di carriera e fu Eléazar ne La Juive con la Ponselle.

Malattia e morte[modifica | modifica sorgente]

Dopo una lunga tournée in Nordamerica, nel 1920, la salute del tenore iniziò a peggiorare. Varie le ipotesi al riguardo: suo figlio Franco, per esempio, collocava l'evento scatenante in un incidente occorso durante il Sansone e Dalila del 3 dicembre, quando il tenore fu colpito al fianco sinistro da una colonna crollata dalla scenografia. Il giorno dopo, prima della rappresentazione di Pagliacci, Caruso ebbe un accesso di tosse e lamentò un forte dolore intercostale.

L'11 dicembre, il tenore ebbe una forte emorragia alla gola: la rappresentazione fu sospesa dopo il primo atto. Il 24 dicembre fece la sua ultima apparizione al Met con Eléazar ne La Juive: complessivamente Caruso andò in scena per oltre 800 rappresentazioni al Metropolitan.

Solo il giorno di Natale, quando il dolore si era fatto insostenibile, gli fu diagnosticata una pleurite infetta. Operato il 30 dicembre al polmone sinistro, trascorse la convalescenza in Italia, a Sorrento. Dopo una lieve ripresa ebbe una ricaduta dovuta, secondo la moglie, alle cure di un inesperto medico locale. Diretto a Roma per un nuovo intervento chirurgico, morì 11 ore dopo il 2 agosto 1921 in una stanza dell'albergo Vesuvio a Napoli, assistito dalla moglie, dal medico e da chi gli voleva bene[5] all'età di 48 anni.

È sepolto a Napoli, in una cappella privata nel cimitero di Santa Maria del Pianto in via Nuova del Campo (Doganella), a pochi metri dalla tomba di Antonio de Curtis, detto Totò.

Caruso interpretò due film come protagonista: My Cousin e The Splendid Romance.

Giudizio critico sull'artista[modifica | modifica sorgente]

I funerali di Enrico Caruso

Poiché fu il primo cantante a sfruttare con consapevolezza le potenzialità (anche remunerative) offerte dal disco, la sua fama gli sopravvisse per molti anni, rendendo sempre aperta la caccia a chi, tra le grandi voci di tenore, ne potesse essere considerato a buon diritto l'erede.

Le doti naturali del giovane Caruso, per la verità, non apparivano indiscutibili: aveva voce poco potente, facile all'incrinatura sugli acuti e decisamente "corta", sì che, a volte l'emissione di un semplice "la" naturale poteva causargli delle difficoltà, al punto che lo si sarebbe potuto anche considerare un baritono.

Con l'applicazione, tuttavia, Caruso, da intelligente autodidatta particolarmente esigente nei propri confronti, arrivò a sviluppare una personale tecnica vocale (in cui l'intero torace – a un tempo mantice e organo – vibrava amplificando magnificamente i suoni) tale da correggere tutti i principali difetti dei primi anni di carriera, utilizzando il naturale colore scuro della voce come un elemento di virile seduzione.

In un panorama vocale che stava faticosamente abbandonando certe leziosità ottocentesche (quelle amate a Napoli, dove infatti Caruso fu criticato per la sua esibizione ne L'elisir d'amore) e a cui mancavano ancora le voci adatte a rendere le violente passioni portate sulla scena dalla giovane scuola, Caruso fu la personalità giusta al momento giusto: seppe dare un'interpretazione straordinaria di Canio e di altri ruoli veristi, come Chénier, ma anche di quelli di Aida, Rigoletto, o Faust, opere cantate con un gusto del tutto nuovo e ben testimoniate da dischi tecnicamente primordiali, ma eccezionali sotto il profilo puramente vocale. Entrò quindi anche nelle grazie di Puccini che scrisse per lui La fanciulla del West.

Dopo l'operazione per eliminare dei noduli alle corde vocali subita nel 1909 la sua voce, come ben testimoniato dai dischi, divenne ancora più brunita, talune agilità gli furono precluse e sempre più faticoso divenne l'uso della mezzavoce. Ciò non di meno Caruso rimase un interprete inarrivabile per impeto e passionalità e, almeno fino al "si" acuto, in grado di afferrare di slancio acuti tonanti che mandavano in visibilio il pubblico e risuonano anche nelle numerose incisioni di canzoni napoletane.[6]

È importante ricordare che i metodi di registrazione fonografica del tempo non permettevano di registrare la completa gamma vocale dell'interprete. I supporti avevano una durata massima di 4 minuti e mezzo e molti pezzi furono accorciati per rispettare tale limite.

Opere e scoperte dedicate[modifica | modifica sorgente]

  • Un cratere del pianeta Mercurio è stato dedicato[8] a Caruso ad opera di un astrofisico italiano conterraneo della famiglia del tenore.

Repertorio e debutti[modifica | modifica sorgente]

Aiuto
La donna è mobile (info file)

Ave Maria (info file)

Vesti la giubba (info file)

La partida (info file)

No! Pagliaccio non son! (info file)

Al momento della morte il tenore stava preparando il ruolo di Otello, dall'omonima opera di Giuseppe Verdi. Sebbene non sia riuscito a portarlo in scena, registrò comunque due magnifiche selezioni dell'opera: l'aria Ora e per sempre addio e il duetto con Iago, Sì, pel ciel marmoreo, giuro, insieme al grande baritono Titta Ruffo.

Caruso aveva nel repertorio circa 521 canzoni.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Attore[modifica | modifica sorgente]

Colonna sonora (parziale)[modifica | modifica sorgente]

Discografia parziale[modifica | modifica sorgente]

  • Enrico Caruso - Opera Arias and Songs - 1998 EMI
  • The Legendary Enrico Caruso - 1999 EMI
  • Caruso, The Early Recordings - Enrico Caruso, 1999 Nimbus
  • Canzoni Italiane - Enrico Caruso, 2001 ORF/BMG Ariola
  • Caruso, The Verdi Recordings Pt. 1 (1902-1917) - Enrico Caruso, 2005 Fono
  • Enrico Caruso 1902–04 - 2008 EMI Great Recordings of the Century
  • Enrico Caruso - 2010 Xelon

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Caruso e quei fischi al "San Carlo" mai ricevuti, napoli.com.
  2. ^ Enrico Caruso l'emigrante leggendario
  3. ^ Chronomedia 1904 (html). URL consultato il 21-01-2012.
  4. ^ Risiedette al Knickerbocker Hotel, ora un prestigioso palazzo con uffici societari chiamato Six Times Square.
  5. ^ L'impressione in tutto il mondo per la morte di Caruso, La Stampa, 3 agosto 1921, p. 5.
  6. ^ Gargano P., Una vita, una leggenda. Enrico Caruso: il più grande tenore di tutti i tempi, Mondadori, 1997.
  7. ^ Enrico Caruso - home
  8. ^ A Caruso dedicato un cratere su Mercurio - Scienza e Medicina - ANSA.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Camillo Antona Traversi, Ricordi parigini, Ancona, La lucerna, 1929.
  • Associazione Museo E. Caruso, Caruso. Mille volti di un uomo moderno, Milano, Finespo, 1993. [Catalogo della mostra organizzata a Milano in occasione del 120º anniversario della nascita]
  • Gemma Bellincioni, Io e il palcoscenico. Trenta e un anno di vita artistica, Milano, Quintieri, 1920.
  • Augusto Carelli, Emma Carelli. Trent'anni di vita del teatro lirico, Roma, P. Maglione, 1932.
  • Lina Cavalieri, Le mie verità, Roma, Soc. An. Poligr. Italiana, 1936.
  • Antonio Cigliano (a cura di), Enrico Caruso. Una memoria negata, Napoli, De Gregori, 2000. ISBN 88-87698-01-5.
  • Nicola Daspuro, Enrico Caruso. Illustrato con 8 tavole fotografiche e 19 caricature, Milano, Sonzogno, 1938.
  • Andrea Della Corte, Satire e grotteschi di musiche e di musicisti d'ogni tempo, Torino, UTET, 1946.
  • Giampiero Fossi, Bellosguardo. La villa di Enrico Caruso, Lastra a Signa, Comune di Lastra a Signa-Associazione Villa Caruso, 2002.
  • Gino Fracassini, Il poeta del canto. (Enrico Caruso) Profilo artistico, letterario, Firenze, Tip. E. Ducci, 1918.
  • Eugenio Gara, Caruso. Storia di un emigrante, Milano, Rizzoli, 1947.
  • Pietro Gargano, Una vita una leggenda. Enrico Caruso, il più grande tenore del mondo, Milano, G. Mondadori, 1997. ISBN 88-374-1580-X.
  • Alfredo Jeri, Bellegole. Trecent'anni al teatro d'opera, Milano, Corticelli, 1947.
  • (EN) Pierre V. R. Key, con Bruno Zirato, Enrico Caruso. A biography, Boston, Little, Brown & Co., 1922.
  • Arturo Lancellotti, Le voci d'oro, Roma, Palombi, 1942, pp. 199-248.
  • Paolo Padoan, Enrico Caruso, Abano Terme, Piovan, 1982.
  • Orazio Pedrazzi, I nostri fratelli lontani, Roma, Segreteria Generale dei fasci all'estero, 1929.
  • Diego Petriccione, Caruso nell'arte e nella vita, Napoli, Santojanni, 1939.
  • Luciano Pituello (a cura di), Un grande museo per un grande Enrico Caruso, Cologno Monzese, Silvia Editrice, 1987.
  • Umberto Ricci, Enrico Caruso: leggenda di una voce, Castellammare di Stabia, Longobardi, 1997. ISBN 88-8090-098-6.
  • Umberto Ricci, Enrico Caruso. La voce di un poeta, Castellammare di Stabia, Longobardi, 2002. ISBN 88-8090-174-5.
  • Daniele Rubboli, Lo scugnizzo che conquistò il mondo. Vita di Enrico Caruso, Napoli, Liguori, 1987. ISBN 88-207-1525-2.
  • Titta Ruffo, La mia parabola. Memorie, Milano, Treves, 1937.
  • Ulderico Tegani, Cantanti di una volta, Milano, Valsecchi, 1945, pp. 91-99.
  • Frank Thiess, Il tenore di Trapani, Torino, Frassinelli, 1942. [biografia romanzata]
  • Rizzardo Trebbi da Ferrara, Cantanti di oggi e di domani ascoltatemi (se vi pare), Brescia, Vannini, 1944.
  • Vittorio Tortorelli, Enrico Caruso nel centenario della nascita, Rimini, Artisti Associati, 1973.
  • Riccardo Vaccaro, Caruso, Napoli, Edizione Scientifiche Italiane, 1995. ISBN 88-8114-150-7.
  • Belsom (Jack)-"New Orleans Welcomes Enrico Caruso" (in "Étude" n°46, gennaio-febbraio-marzo-aprile 2010, Associazione internazionale di canto lirico, 48-52. Sito: titta-ruffo-international.jimdo.com).
  • Laurens (Jean)-" Caruso. Son âme. Ses techniques. Sa voix" (Paris, La Pensée Universelle, 1996, 196 pp.).
  • Mouchon (Jean-Pierre)-"Particularités physiques et phonétiques de la voix enregistrée de Caruso", con una prefazione del Prof. André Appaix (Marsiglia, "Le Sud Médical et Chirurgical", Anno 99, n°2509, 31 ottobre 1964, 11912-11829).
  • Mouchon (Jean-Pierre)-"Enrico Caruso. Sa vie et sa voix", con una prefazione del Dr. Édouard-Jean Garde (Langres, Imprimerie du Petit-Cloître, 1966, 106 pp., ill.).
  • Mouchon (Jean-Pierre)-"Enrico Caruso. His Life and Voice" (Gap, Éditions Ophrys, 1974, 77 pp., ill.).
  • Mouchon (Jean-Pierre)- "Enrico Caruso. L'homme et l'artiste". Thèse pour le doctorat ès Lettres et Sciences Humaines présentée devant l'Université de Paris-Sorbonne, 1978, 4 volumi, 1285 pp.,+pagine in bis, ter, quater, ecc. ill. Tutor: Prof. Jacques Chailley. Poi pubblicata in tre volumi dall'Atelier national de reproduction des thèses, Université de Lille III, 9, rue A. Angellier 59046 Lille, Francia.
  • Mouchon (Jean-Pierre)-"Chronologie de la carrière artistique du ténor Enrico Caruso" (Marsiglia, Francia, Académie régionale de chant lyrique, 1992, 423 pp., ill.).
  • Mouchon (Jean-Pierre)-"Caruso in Concert" (in "Étude" n°46, gennaio-febbraio-marzo-aprile 2010, Omaggio a Marguerite Marie-Dubois, Associazione internazionale di canto lirico Titta Ruffo, 12-45. Sito: titta-ruffo-international.jimdo.com).
  • Mouchon (a cura del Prof. Dr. Jean-Pierre)-"Cinquantenaire de la disparition du ténor Enrico Caruso (1921-2011)" ( "Étude" n°50, maggio-giugno-luglio-agosto 2011 50 pp., ill., con articoli di Andrea Lanzola, Dr. Christopher Norton-Welsh, Prof. Riccardo Vaccaro: "Da Napoli al mondo: gli esordi italiani di Enrico Caruso fino al boom fonografico", "Enrico Caruso in Vienna", "Le caricature di Enrico Caruso").
  • Mouchon (Jean-Pierre)- "Enrico Caruso. L'homme et l'artiste", 2 volumi (Marsiglia, Terra Beata, Société littéraire et historique, 2011, 1359 pp., ill.) Questo studio è una nuova edizione della tesi del 1978 rielaborata, accresciuta, con resoconti completi, iconografia, indice dei nomi, lettere di Caruso, ecc. È stata pubblicata in due volumi, su CDRom e si trova messa a disposizione degli studiosi sul sito http://enrico-caruso.dyndns.org/
  • Mouchon (Jean-Pierre)-"Enrico Caruso. Deuxième partie. (La voix et l'art, les enregistrements). Étude physique, phonétique, linguistique et esthétique". Volume III (Association internationale de chant lyrique TITTA RUFFO, 2012, 433 pp., ill.).
  • Rivero (Pedro Eduardo)- "Caruso en la Argentina" (Buenos Aires Editorial Universitaria de Estudios Avanzados, 1994, 345 pp., ill.)
  • Springer, Ch. - Enrico Caruso. Tenor der Moderne (Holzhausen, Vienna 2002). ISBN 3-85493-063-1
  • Enrico Caruso jr and andrew Farkas Enrico Caruso my father and my family Solo in lingua inglese

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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