James Brown
| James Brown | ||
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James Brown ad Amburgo (1973) |
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| Nazionalità | ||
| Genere | Funk[1] Rhythm and blues[1] Soul[1] Gospel[1] |
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| Periodo di attività | 1956 – 2006 | |
| Etichetta | Universal, Sanctuary Budget, Real Gold | |
| Album pubblicati | 122 | |
| Studio | 99 | |
| Raccolte | 23 | |
| Sito web | Sito ufficiale | |
James Joseph Brown (Barnwell, 3 maggio 1933 – Atlanta, 25 dicembre 2006) è stato un cantante, ballerino e attore statunitense.
Considerato una delle più importanti figure della musica del XX secolo, è stato un pioniere nell'evoluzione della musica gospel e rhythm and blues nonché del soul e del funk.
Era noto anche con alcuni soprannomi (molti autoattribuiti), fra i quali "Soul Brother Number One", "Mr. Dynamite", "The Hardest-Working Man in Show Business", "Minister of The New New Super Heavy Funk", "Mr. Please Please Please", "Universal James", "Funky President", "The King of R&B", e il più noto di tutti, The Godfather of Soul, il padrino del Soul.[2][3][1][4]
Negli anni settanta è stato bandleader del gruppo The J.B.'s citato spesso con nomi alternativi quali The James Brown Soul Train, Maceo and the Macks e The Last Word. Come gruppo a sé stante, i J.B.'s hanno suonato anche come backing band di Bobby Byrd, Lyn Collins ed altri cantanti. Nel 1980 ha interpretato il ruolo di reverendo Cleophus James nel film The Blues Brothers.
Indice |
Biografia e carriera musicale [modifica]
James Joseph Brown, Jr. (in seguito si fece togliere dal nome anagrafico "Junior") nacque in una baracca nella campagna del South Carolina, anche se l'artista ebbe a dichiarare di essere nato a Macon, in Georgia.
Crebbe ad Augusta, in Georgia, in condizioni di marcato disagio. Si guadagnò da vivere lavorando, sin da bambino, come raccoglitore di cotone, come lustrascarpe e raccogliendo le mance dei soldati neri di stanza in città. Fu infatti incaricato, non ancora decenne, di procurare clienti per il bordello a cui il padre lo diede in "affidamento" dopo che entrambi furono abbandonati dalla moglie e madre.
Cominciò ad esibirsi in qualche piccolo locale della zona, ma allo stesso tempo commettendo piccoli reati. A 16 anni fu arrestato per rapina a mano armata e fu recluso nel riformatorio di Toccoa, in Georgia. Qui conobbe Bobby Byrd (per molto tempo seconda voce del futuro Padrino del Soul, sia sul palco che in studio), la cui famiglia aiutò quella di Brown ad ottenerne il rilascio sulla parola dopo solo tre anni di detenzione, a condizione che non tornasse ad Augusta o nella contea di Richmond.
Fece qualche passo nello sport, in particolare nel pugilato e nel baseball, ma dovette ritirarsi dall'agonismo a causa di un incidente ad una gamba. Si dedicò allora a tempo pieno alla musica.
In particolare, si appassionò al gospel, che ascoltava in chiesa fin da piccolo, allo swing ed al rhythm & blues.
Esordì alle fine degli anni quaranta nel quartetto vocale dei Gospel Starlighters, destreggiandosi anche alla batteria, all'organo ed al pianoforte.
Alla metà del decennio successivo fondò la sua prima band firmando un contratto con una delle più celebri case discografiche dell'epoca, la King Records: The Flames. Spostatosi dal gospel al rhythm & blues, James Brown arriva al successo nel 1956 con Please, Please, Please che schizzò immediatamente nella hit parade di Billboard (e che a tutt'oggi ha collezionato ben 40 dischi d'oro). Seguirono due album e altri singoli come Try Me e Night Train, che ottennero tutti un grande successo.
Negli anni sessanta Brown fu stabilmente in vetta alle classifiche dei dischi di rhythm & blues con brani come Prisoner of Love, Papa's Got a Brand New Bag, I Got You (I Feel Good), It's a Man's Man's Man's World, Cold Sweat e Say It Loud: I'm Black and I'm Proud. Nel 1962 venne registrato un concerto tenuto al Teatro Apollo che darà vita all'album doppio Live at the Apollo, diventato un best seller. Grazie alla sua popolarità riuscì a trasmettere messaggi sui temi sociali e esistenziali, come l'importanza dell'istruzione e la necessità di migliorare la propria condizione individuale e sociale. Seguirono altri grandi successi per Brown, tra i quali It's Too Funky in Here e I Got the Feeling.
Gli anni settanta lo videro ancora grande protagonista con ben otto album di successo: dopo una serie di dieci canzoni che lo proiettarono immancabilmente in classifica, James Brown si autoproclamò "Il Padrino del Soul" (The Godfather of Soul), sulla scia del celebre film premio Oscar Il padrino.
Il boom della disco music lo spiazzò un po', ma la sua breve apparizione nella parte del predicatore invasato nel famoso film The Blues Brothers (di John Landis, con John Belushi e Dan Aykroyd) lo rilanciò al grande pubblico. Travolgente fu anche la sua esibizione in Living in America nel film Rocky IV (con Sylvester Stallone).
Negli anni ottanta è da ricordare anche il successo in coppia con Afrika Bambaataa, Unity.
Negli anni seguenti Brown proseguì l'attività dal vivo e in studio, incoraggiando la rivalità tra Prince e Michael Jackson, da lui considerati suoi successori.
Non mancherà di lanciare appelli per i diritti umani: da ricordare la sua battaglia, negli anni 2002-2003, a favore di Amina Lawal, donna nigeriana di 30 anni, condannata a essere lapidata a morte da una corte islamica del suo paese. Il 28 maggio 2002 partecipa al Pavarotti & Friends for Angola con una memorabile esibizione di It's a Man's Man's World assieme al maestro Luciano Pavarotti.
James Brown è il secondo artista della storia dopo Elvis Presley ad aver avuto il maggior numero di singoli posizionati nella Billboard Hot 100, con 99 singoli entrati tra le prime 100 posizioni. Se si calcola invece la classifica R&B Statunitense, Brown è il cantante che ha avuto il maggior numero di singoli entrati in chart, ben 103.
Sebbene James Brown non compaia nell'elenco della RIAA riguardante i 100 artisti di maggior successo di sempre negli Stati Uniti, si può affermare con certezza che le vendite complessive dei suoi dischi superino facilmente i 10 milioni di copie nei soli Stati Uniti. La classifica stilata dalla RIAA si basa solo sulle vendite certificate di dischi d'oro e platino, privilegiando quindi gli artisti con carriera discografica relativamente breve ma di grande successo. Questo criterio di selezione elimina dal conteggio tutti i dischi che non raggiungono almeno la notorietà del disco d'oro, attribuendo conseguentemente ai 99 album di Brown soltanto 3,5 milioni di copie vendute complessivamente.
Attivismo sociale [modifica]
Fin dal 1965 James Brown e la sua band presero parte a numerosi concerti di beneficenza in favore dei diritti civili, esibendosi per organizzazioni come la SCLC. Nel 1968, Brown incise due canzoni di protesta sociale, America Is My Home e Say It Loud - I'm Black and I'm Proud. Quest'ultima, nella quale Brown esegue sotto forma di proto-rap una dichiarazione di patriottismo e promulga l'orgolio di essere "un nero", affermando che l'America è uno dei pochi Paesi dove uno possa "iniziare come lustrascarpe ed arrivare fino a stringere la mano al Presidente" e di "smettere di piangersi addosso ma di alzarsi e combattere nella vita."
Brown tenne un concerto in TV a Boston il giorno successivo all'assassinio di Martin Luther King. Si è spesso dato atto a Brown di aver contribuito a prevenire disordini razziali nella città grazie alla sua esibizione.[5]
All'inizio degli anni settanta, Brown continuò a registrare canzoni che trattavano di tematiche sociali, una delle più celebri è King Heroin del 1972, che tratta del problema della diffusione della droga nei ghetti tra i giovani di colore.
La scomparsa [modifica]
All'inizio del 2006, James Brown fu colpito da un tumore alla prostata. Il cantante non si perse d'animo, e si sottopose a delle cure per sconfiggere il male, dichiarando: «Ho superato molte cose nella mia vita. Supererò anche questa al meglio».[6] Nonostante i suoi problemi di salute, Brown mantenne la sua reputazione di "hardest working man in show business" continuando imperterrito a tenere numerosi concerti. Nel corso del dicembre del 2006 James Brown comincia ad avvertire dei dolori fisici che lo portano ad annullare varie date dei suoi concerti. Riesce a cantare in condizioni precarie il 21 ad un concerto di beneficenza. [1]
Il 24 dicembre, colto da un'acuta forma di polmonite, il "Padrino del Soul" viene ricoverato all'Emory Crawford Long Hospital dove sembra aver superato il malore, colpito poi da un'aritmia cardiaca muore all'1:45 della notte. L'artista aveva 73 anni.
Dopo il decesso di Brown avvenuto nel giorno di Natale, parenti ed amici, celebrità varie e migliaia di fan presero parte alle esequie pubbliche tenutesi all'Apollo Theater di New York il 28 dicembre 2006 e alla James Brown Arena il 30 dicembre 2006 nella città di Augusta, Georgia.[7] Una cerimonia funebre privata, venne altresì tenuta a North Augusta, South Carolina il 29 dicembre 2006, alla quale parteciparono i famigliari di Brown e gli amici più stretti. Tra le numerose celebrità che parteciparono alle funzioni figurarono: Michael Jackson, Jimmy Cliff, Joe Frazier, Buddy Guy, Ice Cube, Ludacris, Dr. Dre, Little Richard, Dick Gregory, MC Hammer, Prince, Jesse Jackson, Ice-T, Jerry Lee Lewis, Bootsy Collins, LL Cool J, Li'l Wayne, Lenny Kravitz, 50 Cent, Stevie Wonder, e Don King.[8][9][10][11]
Vita privata [modifica]
Matrimoni e figli [modifica]
Brown si sposò tre volte: con Velma Warren (1953–1969, divorzio), Deidre "Deedee" Jenkins (22 ottobre 1970 – 10 gennaio 1981, divorzio) e Adrienne Lois Rodriguez (1984 – 6 gennaio 1996, morte della moglie). Ebbe anche una relazione sentimentale con Tomi Rae Hynie (2001–2004), con la quale si sposò anche ma il matrimonio non venne ritenuto valido. Da queste e da altre relazioni varie, James Brown ebbe cinque figli maschi: Teddy Brown (1954–1973), Terry Brown, Larry Brown, Daryl Brown (membro della sua backing band) e James Joseph Brown II, e quattro figlie femmine: Lisa Brown, Dr. Yamma Noyola Brown Lumar, Deanna Brown Thomas e Venisha Brown.[7][12] Il primogenito di Brown, Teddy, morì in un incidente d'auto il 14 giugno 1973.[13] Secondo un articolo datato 22 agosto 2007 pubblicato sul quotidiano inglese The Daily Telegraph, test del DNA avrebbero indicato Brown essere padre di almeno altri tre figli nati da relazioni extraconiugali. L'unica ad essere stata identificata è LaRhonda Pettit (nata 1962), una ex-hostess ed insegnante che vive a Houston.[14]
Dipendenza dalle droghe [modifica]
Per tutti i primi vent'anni di carriera, Brown era noto per la sua severità nei confronti del consumo di droga all'interno del suo entourage, membri della band compresi, licenziando chiunque avesse osato trasgredire le regole. Nonostante questa "politica", alla fine degli anni settanta, lo stesso Brown iniziò a far uso di droghe di vario genere. Alla metà degli anni ottanta, dopo aver incontrato e sposato Adrienne Rodriguez, Brown iniziò a far uso di PCP, o "polvere d'angelo". Ciò lo portò a diventare dipendente da tale sostanza e ad essere arrestato numerose volte per violenza domestica nei confronti della Rodriguez, possesso di marijuana, e porto abusivo di armi da fuoco nel corso degli anni ottanta e inizio novanta.[15]
Problemi con la legge [modifica]
James Brown ebbe costanti problemi con legge nel corso di tutta la sua vita. All'età di 16 anni, venne arrestato per furto e trascorse tre anni in prigione. Nel 1978, mentre si stava esibendo all'Apollo, Brown fu arrestato sul palco per aver infranto la restrizione di non lasciare il Paese durante un'investigazione fiscale.[16] Nel 1988, Brown venne arrestato in due occasioni diverse, una prima volta per droga e possesso d'armi a maggio, e poi anche a settembre dopo aver ingaggiato un lungo inseguimento automobilistico con la polizia sulla Interstate 20 vicino al confine di stato tra la Georgia e la Carolina del Sud. Brown venne incarcerato per possesso di una pistola non denunciata e per aver aggredito un agente di polizia, insieme ad altre varie accuse per possesso di droga ed infrazioni stradali varie. Anche se venne condannato a sei anni di prigione, Brown fu rilasciato nel 1991 dopo aver scontato solo la metà della pena.
In un'altra occasione, la polizia arrestò Brown il 3 luglio del 2000 con l'accusa di aver ferito con un coltello da cucina un tecnico della compagnia elettrica venuto a casa sua per riparare un guasto.[17]
Per il resto della sua vita, Brown fu ripetutamente arrestato per aver compiuto atti di violenza domestica. Adrienne Rodriguez, la sua terza moglie, lo fece arrestare per ben quattro volte tra il 1987 e il 1995. Nel gennaio 2004, Brown venne arrestato in South Carolina per aver aggredito la compagna dell'epoca, Tomi Rae Hynie, durante una lite domestica.[18]
Nel gennaio 2005, una donna di nome Jacque Hollander intentò causa a James Brown accusandolo di averla stuprata nel 1988, ma la causa venne successivamente archiviata per decorrenza dei termini di presentazione.[19]
Discografia [modifica]
Album [modifica]
RS500= inserito fra i 500 album più importanti di tutti i tempi da RollingStone magazine
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Singoli [modifica]
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Raccolte [modifica]
Film [modifica]
Curiosità [modifica]
- L'artista è stato omaggiato da Marcella Detroit in una canzone intitolata appunto James Brown (album Jewel, 1994).
Note [modifica]
- ^ a b c d e Pagina su All Music Guide
- ^ Being James Brown, Rolling Stone
- ^ Soul Evolution
- ^ AlwaysCD.com
- ^ The Night James Brown Saved Boston. VH1 rockDocs.
- ^ √ Rap soul news - James Brown, intervento chirurgico per rimuovere un tumore
- ^ a b A Home coming celebration for Augusta's own native son: James Brown. (2006, December 30). The James Arena, Augusta, Georgia (obituary program for the public memorial service of James Brown).
- ^ Old friend and original Famous Flames founder Bobby Byrd was also present. Mourners pay respects to James Brown at Apollo Theater public viewing. (28 dicembre 2006). Fox News.
- ^ Private ceremony held Friday for friends and family of James Brown. (December 29, 2006). Fox News. Retrieved March 16, 2007.
- ^ Michael Jackson attends James Brown funeral. (2006, December 30). Access Hollywood. Retrieved March 21, 2007.
- ^ Anderson, V. (2006, December 30). Michael Jackson, McCartney had private viewing. The Atlanta Journal-Constitution. Retrieved March 23, 2007.
- ^ Brenda Goodman, "Keeping Track of James Brown and The Big Payback" Brenda Goodman, Nov. 8, 2007, Thelede.blogs.nytimes.com, 8 novembre 2007. URL consultato in data 31 luglio 2009.
- ^ Stritof, S. & Stritof, B. (2006). The marriages of James Brown. About.com: Marriage.
- ^ Elsworth, C. (August 22, 2007) James Brown's secret children emerge. The Daily Telegraph.
- ^ James Brown Facing Marijuana, Weapons Charges in Philly.com. 29 gennaio 1998. URL consultato in data 19 luglio 2012.
- ^ James Brown Facts, information, pictures. URL consultato in data 24 luglio 2012.
- ^ Aiken County Sheriff's Office Incident Report, Case No. 0000030719. (July 3, 2000). The Smoking Gun. Retrieved January 8, 2007.
- ^ James Brown pleads to domestic violence. (2004). The Smoking Gun. Retrieved January 8, 2007.
- ^ James Brown rape case dismissed., BBC News, 3 aprile 2007. URL consultato in data 20 agosto 2009.
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su James Brown
Wikiquote contiene citazioni di o su James Brown
Articolo su Wikinotizie: Morto James Brown 25 dicembre 2006
Collegamenti esterni [modifica]
- Sito non ufficiale (offline)
- Pagina su real.com dedicata a James Brown
- James Brown su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "James Brown")
- The James Brown Burn Team
- Discografia
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