Afrika Bambaataa

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Afrika Bambaataa
Afrika Bambaataa a Tokio nel 2004 con DJ Yutaka (a destra).
Afrika Bambaataa a Tokio nel 2004 con DJ Yutaka (a destra).
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Old school rap
Electro
Funk
Periodo di attività 1972 – in attività
Album pubblicati 22
Studio -
Live -
Raccolte -

Afrika Bambaataa, pseudonimo di Kevin Donovan (New York, 19 aprile 1957), è un rapper e disc jockey statunitense e una delle figure storiche più rappresentative dell'hip hop. Generalmente ritenuto uno dei primi e più importanti musicisti del genere hip hop,[1][2] Bambaataa contribuì a inventare l'"electro rap", uno stile destinato a caratterizzare molta musica degli anni ottanta.[2]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Donovan visse la propria adolescenza nel Bronx di New York, dove partecipò alle iniziative del gruppo attivista "Bronx River Projects" e assistette ai movimenti di liberazione dei neri. L'ascolto dei numerosi dischi della madre fu ciò che contribuì maggiormente ad interessare Donovan alla musica.[2]


A causa della politica ufficiale del Bronx negli anni settanta, la gente iniziò ad associarsi alle gang per ragioni di sicurezza (secondo le testimonianze, vivere nel Bronx e non essere membro di una gang durante gli anni Settanta poteva essere fatale).[2] Le bande criminali diventarono presto la "legge in assenza della legge", combattendo contro il commercio della droga, garantendo un servizio sociale di sanità e cercando di riportare alla legalità le zone ritenute "deviate". Dopo aver fondato la gang dei Savage Seven (più tardi rinominata Black Spades) ed esserne divenuto il leader,[2] Kevin iniziò ad instaurare relazioni amichevoli con i membri di altri gruppi criminali; come conseguenza, i Black Spades divennero la banda più numerosa ed influente del Bronx.

Dopo aver viaggiato in Africa ed aver visto il film Zulu, iniziò a ripudiare la violenza, convinse la propria gang ad avere un atteggiamento pacifico verso il prossimo e fondò la comunità Bronx River Organisation.[2]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver scelto il nome d'arte Afrika Bambaataa (ripreso da quello di un capo Zulù considerato il precursore del movimento anti-apartheid),[2][3] iniziò ad organizzare delle feste hip-hop dove suonò musica ispirata a quella di DJ Kool Herc e Kool DJ Dee. Dopo aver deciso di utilizzare l'hip-hop per interrompere le violenze esercitate dalle gang, il cantante formò la Universal Zulu Nation Family Of Funk (nota più semplicemente come Zulu Nation),[3] una comunità di ragazzi di colore che contribuì a portare la pace fra i gruppi micro-criminali.[4]

A partire dal 1982, Bambaataa e la sua formazione pubblicarono il loro primo singolo, Looking for the Perfect Beat, e parteciparono ad un tour che, secondo le intenzioni del musicista, doveva soprattutto contribuire ad espandere la cultura dell'hip-hop, da lui considerato un mezzo per testimoniare valori quali la pace, l'unità, l'amore, e il divertimento.

Divenuto successivamente noto anche con il nome "Master of Records", Bambaataa fondò due gruppi rap: i Jazzy 5 e i Soulsonic Force. Sempre nel 1982, gli venne regalata una vecchia tastiera elettronica utilizzata in precedenza dai Kraftwerk, mentre Arthur Baker e John Robie, rispettivamente produttore e tastierista, gli diedero una beat box. Queste apparecchiature divennero, da questo momento, quelle più utilizzate dal musicista.

In seguito alla pubblicazione dei singoli Zulu Nation Throwdown (1980) e Jazzy Sensation (1981) e di EP quali Unity (comprendente una collaborazione con James Brown) [5] uscì, nel 1986, Planet Rock: The Album, pubblicazione contenente alcuni dei maggiori successi del musicista quali Planet Rock, nota per la sua citazione di Trans Europe Express dei Kraftwerk. In seguito vennero pubblicati Beware (The Funk Is Everywhere), uscito nel 1982 e comprendente una cover del brano Kick Out the Jams dei MC5, e Death Mix Throwdown, uscito nel 1987.

Dopo aver firmato un contratto discografico con la Capitol, Bambaataa pubblicò The Light nel 1988, un album in cui parteciparono numerosi musicisti (Boy George, Nona Hendryx, Bill Laswell, George Clinton ed altri).[5]

Dopo aver subito un calo di popolarità dovuto all'emersione di generi musicali quali la house e di molti altri musicisti hip hop, Bambaataa realizzò The Decade of Darkness 1990-2000, album orientato verso la musica da ballo commerciale che vide la partecipazione di alcuni DJ e produttori dance italiani.

L'EP Don't Stop: Planet Rock Remix contiene alcuni remix, di brani tratti dal suo repertorio, realizzati da autori vari (compresi LFO e 808 State).

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album[modifica | modifica sorgente]

Anno Titolo Etichetta
1983 Death Mix (EP) Paul Winley Records
1985 Sun City (attribuito agli Artists United Against Apartheid) EMI
1986 Planet Rock: The Album Tommy Boy Records
1986 Beware (The Funk Is Everywhere) Tommy Boy Records
1987 Death Mix Throwdown Blatant
1988 The Light EMI America Records
1991 The Decade of Darkness 1990-2000 EMI Records USA
1992 Don't Stop... Planet Rock (The Remix EP) Tommy Boy Records
1996 Jazzin' by Khayan: The New World Power ZYX Music
1996 Lost Generation Hottie
1996 Warlocks and Witches, Computer Chips, Microchips and You Profile Records
1997 Zulu Groove (Compilation) Hudson Vandam
1999 Electro Funk Breakdown DMC
1999 Return to Planet Rock Berger Music
2000 Hydraulic Funk Strictly Hype
2000 Theme of the United Nations w/ DJ Yutaka Avex Trax
2001 Electro Funk Breakdown (Compilation) DMX
2001 Looking for the Perfect Beat: 1980-1985 (Compilation) Tommy Boy Records
2004 Dark Matter Moving at the Speed of Light Tommy Boy Records
2005 Metal Tommy Boy Records
2005 Metal Remixes Tommy Boy Records
2006 Death Mix 2 Paul Winley Records

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Anno Titolo Etichetta
1981 "Zulu Nation Throwdown" Winley Records
1981 "Jazzy Sensation" Tommy Boy Records
1982 "Planet Rock" Tommy Boy Records
1982 "Looking for the Perfect Beat" Tommy Boy Records
1983 "Renegades of Funk" Tommy Boy Records
1983 "Wildstyle" Celluloid Records
1984 "Unity" (con James Brown) Tommy Boy Records
1984 "World Destruction" Atlantic Records
1986 "Bambaataa's Theme" Tommy Boy Records
1988 "Reckless" (con UB40) EMI
1993 "Zulu War Chant" Profile Records
1993 "What's the Name of this Nation?...Zulu" Profile Records
1993 "Feeling Irie" DFC
1994 "Pupunanny" DFC
1994 "Feel the Vibe" (con Khayan)
1998 "Agharta - The City of Shamballa" (con WestBam) Low Spirit Recordings

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enciclopedia rock anni '90, Enzo Gentile & Alberto Tonti, Baldini&Castoldi, pag. 80
  2. ^ a b c d e f g Riccardo Bertoncelli, Enciclopedia rock anni '90, Baldini&Castoldi, 2001, pp. 12-13.
  3. ^ a b Alessandro Bolli, Dizionario dei nomi rock, Arcana, 1998, p. 28.
  4. ^ Ventiquattromila dischi. Guida a tutti i dischi degli artisti e gruppi più importanti (a cura di Riccardo Bertoncelli e Cris Thellung, Zelig, 2006)
  5. ^ a b Enzo Gentile e Alberto Tonti, Dizionario del pop-rock, Baldini&Castoldi, 2002, p. 28.

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