Sly & the Family Stone

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Sly & the Family Stone
Paese d'origine Stati Uniti Stati Uniti
Genere Funk[1]
Rhythm and blues[1]
Soul[1]
Rock psichedelico[1]
Periodo di attività 19661975
19761983
Etichetta Epic Records
Warner Bros. Records
Album pubblicati 20
Studio 11
Live 0
Raccolte 9

Sly & the Family Stone furono un gruppo rock statunitense di San Francisco. In attività dal 1966 al 1983, il gruppo diede un contributo fondamentale allo sviluppo della musica soul, funk e psichedelica.[2] Diretta dal cantante, autore, produttore e polistrumentista Sly Stone (Sylvester Stewart), e composta principalmente da suoi parenti ed amici, la band fu anche uno dei primi gruppi ad avere una composizione multirazziale.[3]

I fratelli Sly Stone e il cantante/chitarrista Freddie Stone combinarono le loro band (Sly & the Stoners e Freddie & the Stone Souls) nel 1967. Sly e Freddie Stone, la trombettista Cynthia Robinson, il batterista Gregg Errico, il sassofonista Jerry Martini, e il bassista/chitarrista Larry Graham (considerato l'inventore della tecnica slap)[4] completarono la formazione originale. La sorella di Sly e Freddie, la cantante/tastierista Rose Stone, si aggiunse dopo nemmeno un anno. Il gruppo così formato registrò cinque brani entrati nella Top 10 delle classifiche americane e quattro album sconvolgenti, che influenzarono enormemente il sound della musica pop americana, dal soul al R&B, dal funk all'hip hop.[3] Nella prefazione del suo libro del 1998 intitolato For the Record: Sly and the Family Stone: An Oral History, Joel Selvin fa il punto dell'importanza dell'influenza degli Sly & the Family Stone's sulla Musica Afro-Americana affermando "ci sono due tipi di musica nera: la musica nera prima degli Sly Stone, e la musica nera dopo gli Sly Stone". Il gruppo fece parlare di sé anche per le sue radicali prese di posizione politiche[5], a metà tra rivendicazioni hippy e slogan razziali del ghetto[6].

Durante gli anni settanta, la band passò a un sound funk più energetico, che influenzò l'industria musicale al pari dei loro precedenti lavori. La band iniziò la sua discesa proprio in questo periodo a causa di abusi di droga e conflitti personali fra i membri della band. Conseguentemente a ciò la fortuna e il successo della band andarono deteriorandosi, fino alla loro dissoluzione nel 1975.[7] Sly Stone continuò ad incidere album e ad andare in tour con una nuova formazione sotto il nome di "Sly & the Family Stone" dal 1975 al 1983. Nel 1987, Sly Stone fu arrestato e accusato di uso di cocaina, dopo di che si ritirò definitivamente.

La rivista Rolling Stone li ha inserito al quarantatreesimo posto nella sua lista dei 100 più grandi artisti di sempre.[8]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Stewart era un numeroso nucleo familiare della classe media molto religioso ed originario di Dallas, Texas. K.C. e Alpha Stewart crebbero i loro figli educandoli alla luce dei dettami religiosi della Church of God in Christ ed incoraggiarono il loro talento musicale in casa.[9] Dopo il trasferimento degli Steward a Vallejo, California, i quattro più giovani dei fratelli Stewart (Sylvester, Freddie, Rose, e Vaetta) formarono il gruppo "The Stewart Four", che pubblicarono il loro primo singolo "On the Battlefield of the Lord" con il lato b "Walking in Jesus' Name", nel 1952. La sorella maggiore, Loretta, fu l'unica a non intraprendere la carriera musicale.

Mentre studiavano alle scuole superiori, Sylvester e Freddie si unirono a diverse band studentesche. Uno dei gruppi musicali di Sylvester era un gruppo doo-wop chiamato The Viscaynes, nel quale lui e un altro adolescente di origini filippine erano gli unici componenti non bianchi. I Viscaynes registrarono alcuni singoli, e Sylvester registrò anche alcuni pezzi come solista con il nome d'arte di Danny Stewart.

A partire dal 1963, Sylvester prese il nome d'arte di Sly Stone, in onore di un DJ di San Francisco che trasmetteva dalla stazione radio KSOL, che spesso ospitava artisti bianchi come The Beatles ed i The Rolling Stones. Nello stesso periodo lavorò come produttore discografico per la Autumn Records, occupandosi dei gruppi dell'area di San Francisco come i The Beau Brummels ed i The Mojo Men. Uno dei successi di Sylvester Stewart come produttore fu il singolo di Bobby Freeman C'mon and Swim, che divenne presto una hit nazionale.[10] Durante il suo periodo alla Autumn Records Sylvester registrò un solo singolo che non ebbe successo.[11]

Esordio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1966, Sly Stone diede vita alla formazione dei Sly & the Stoners, che comprendeva Cynthia Robinson alla tromba. Nello stesso periodo, Freddie fondò una sua band dal nome Freddie & the Stone Souls, che aveva Gregg Errico alla batteria. Dietro suggerimento di un amico di Stone, il sassofonista Jerry Martini, Sly e Freddie misero insieme le loro band, dando così vita al gruppo Sly & the Family Stone nel 1967. Poiché sia Sly che Freddie erano entrambi chitarristi, Sly fece di Freddie il chitarrista ufficiale del gruppo e decise di passare all'organo elettrico. Nello stesso periodo Sly reclutò Larry Graham al basso. Vaetta Stewart si unì successivamente al gruppo insieme alle sue compagne Mary McCreary ed Elva Mouton, che avevano composto un gruppo gospel chiamato The Heavenly Tones. Sly fece unire le tre coriste e le trasformò nelle Little Sister, le cantanti del suo gruppo.[12]

Dopo il debutto con il loro primo singolo dal titolo I Ain't Got Nobody, che divenne subito un successo di classifica, il produttore della CBS Records Clive Davis fece firmare un contratto alla band per l'etichetta Epic Records. Il primo album del gruppo dal titolo A Whole New Thing, fu pubblicato nel 1967 e venne accolto da un coro di acclamazioni da parte della critica e ricevette il plauso entusiasta di musicisti del calibro di Mose Allison e Tony Bennett.[13] Tuttavia la scarsa diffusione dell'album causò il malcontento del produttore Clive Davis e della sua industria discografica che gli chiesero di intervenire.[13][14]

Davis parlò con Sly e lo invitò a scrivere un singolo che riportasse la band alle vette della classifica, fu così che la band registrò il singolo "Dance to the Music".[15] che nel 1968 divenne subito un successo commerciale, che proiettò la band in tutte le hit parade raggiungendo la posizione numero 8 nella famosa ed importantissima Billboard Hot 100.[16] Proprio prima della distribuzione di "Dance to the Music", Rose Stone si unì al gruppo come vocalist e tastierista. I fratelli di Rose l'avevano invitata sin dall'inizio a unirsi alla band ma la ragazza si era mostrata riluttante a lasciare il suo lavoro come commessa in un negozio di dischi per unirsi al gruppo.[15] Sly & the Family Stone iniziarono un loro tour per tutto il paese diventando presto famosi per le loro esecuzioni piene di energia e per i loro costumi appariscenti e singolari.[17] Nonostante l'acclamazione del loro tour l'album successivo a quello di esordio, dal titolo Life, non ebbe lo stesso successo commerciale.[18] Nel settembre del 1968, la band si imbarcò per il suo primo tour oltreoceano diretti in Inghilterra. Il tour ebbe però vita breve a causa del fatto che Graham venne arrestato per possesso di marijuana, ma anche per una serie di divergenze con l'organizzatore dei concerti.[19]

Il 15 febbraio 1969 il singolo Everyday People raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per quattro settimane.

Il 14 febbraio 1970 il singolo Thank You (Falettinme Be Mice Elf Agin) arriva primo nella Billboard Hot 100 per due settimane.

Il 4 dicembre 1971 il singolo Family Affair raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per tre settimane.

Sonorità, filosofia e influenza dei primi anni[modifica | modifica sorgente]

Sly Stone aveva lavorato con artisti sia bianchi che di colore durante i suoi primi anni, e aveva fatto diffondere i lavori di musicisti bianchi alla radio KSOL ascoltata soprattutto da afroamericani. Per questo motivo il suond del gruppo Sly & the Family Stone era un miscuglio di molte influenze e culture, tra i quali James Brown, la Motown, la pop music, il suol della Stax Records, ed il rock psichedelico.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Sly & the family stone è sicuramente il gruppo funk più rappresentato nella classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi, secondo la rivista Rolling Stone, con 6 brani:

  • Family Affair, numero 138
  • Everyday people, numero 145
  • Dance to music, numero 223
  • Stand!, numero 241
  • Hot fun in the summertime, numero 247
  • Thank you (Falettinme Be mice Elf Again), numero 402

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia degli Sly & the Family Stone .

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Sly & the Family Stone All Music.com
  2. ^ Sly the Family Stone Biography | Rolling Stone
  3. ^ a b Sly & the Family Stone | Biography | AllMusic
  4. ^ Larry Graham: il bassista inventore dello "Slapping" | OUTsiders
  5. ^ Sly & The Family Stone - There's A Riot Goin' On :: Le pietre miliari di Onda Rock
  6. ^ The History of Rock Music. Sly Stone: biography, discography, reviews, links
  7. ^ Selvin, Joel (1998), pp. xi-xix.
  8. ^ 100 Greatest Artists: Sly and the Family Stone | Rolling Stone
  9. ^ Selvin, Joel (1998), pp. 1-4.
  10. ^ Selvin, Joel (1998), p. 12.
  11. ^ Selvin, Joel (1998), pp. 8-9.
  12. ^ Selvin, Joel (1998), p. 88; intervista with Elva "Tiny" Moulton.
  13. ^ a b Selvin, Joel (1998), pp. 59-60; intervista con David Kapralik and Jerry Martini.
  14. ^ Fotenot, Robert. "Profile: Sly & the Family Stone". About.com. consultato il 18/01/2007.
  15. ^ a b Selvin, Joel (1998), p. 60; intervista con Jerry Martini.
  16. ^ Sly & the Family Stone: Billboard Singles, All Media Guide, LLC., 2006. URL consultato il 26/01/2007.
  17. ^ Kaliss, Jeff. "Sly and the Family Stone: 'Different strokes for different folks.'" There1.com. consultato il 18/01/2007.
  18. ^ Erlewine, Stephen Thomas . Review for Life by Sly & the Family Stone. All Music Guide. consultato il 17/01/2007.
  19. ^ Selvin, Joel (1998), p. 68; intervista con Jerry Martini.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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