Disc jockey

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Dj Gigio Mix, mentre si esibisce con quattro CDJ, tre giradischi e una drum machine Roland TR-909

Il disc jockey[1] (scritto anche: DJ, dj, D.J., deejay oppure Dee-Jay[2]) è una figura professionale del mondo della musica e della discografia in generale.

La figura del DJ[modifica | modifica wikitesto]

Il disc jockey, o più comunemente il DJ, è un intrattenitore che si occupa della musica trasmessa in un ambiente, molto spesso una discoteca, selezionando (a seconda dei gusti del pubblico, delle occasioni, ma anche del suo stile personale) brani musicali di vario genere attraverso un impianto di amplificazione di cui l'ambiente stesso è munito e al quale è collegata la console (o disco-console), grazie alla quale, con la tecnica del mixaggio (in inglese mix), è possibile unire con sequenza più tracce provenienti da diversi supporti di suono, come il disco in vinile o il compact disc, in modo da ottenere un unico flusso musicale che risulti piacevole all'ascoltatore.

L'attività svolta dal disc jockey al fine di creare mix di suoni in maniera limpida è definita con il termine inglese DJing, attività che richiede conoscenze teorico-pratiche di carattere musicale ed elettronico.

Anche un DJ, come un cantante, si esibisce per il pubblico. Un DJ, se diventato particolarmente famoso, può decidere di incidere un vero e proprio disco contenente i suoi live musicali, i suoi mixaggi ed eventualmente le sue produzioni (in questo caso, il DJ viene chiamato anche producer). A volte i DJ sono considerati delle star del mondo della musica in quanto sono impegnati in tournée, serate e altre attività imprenditoriali connesse al mondo della discografia (apertura di etichette discografiche, studi di registrazione, discoteche ed emittenti radiofoniche) tale da creare una vera e propria industria legata alla figura del DJ.

Nonostante ciò è da segnalare il fenomeno, soprattutto negli ultimi anni, di un notevole incremento del numero di DJ più o meno competenti favorito soprattutto dalle agevolazioni, dai prezzi sul mercato per DJ, dall'avvento del digitale, dalla pirateria discografica, da Internet, e dai più sofisticati lettori CDJ, che facilitano molto il lavoro di DJ rispetto agli anni passati.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni la nascita del DJ coincide con i primi esperimenti radiofonici, quando i pionieri delle trasmissioni via radio collegavano dei giradischi a dei trasmettitori. Naturalmente ci voleva qualcuno addetto a selezionare tali dischi: quel qualcuno diventerà presto il DJ con l'uscita allo scoperto della discoteca e l'esportazione in America negli anni sessanta, dove verrà coniato appunto il termine di DJ (disc jockey, letteralmente "fantino dei dischi"). Nacque così una nuova forma di arte, il mixaggio, e cioè la sovrapposizione di due dischi a tempo e rispettando melodia e armonia creandone di nuove; il primo mixaggio avvenne in una chiesa sconsacrata frequentata da gay a New York, dove il DJ modificò dei piatti Thorens a trazione a cinghia inserendoci il controllo della velocità. I primi due dischi mixati furono un pezzo di Manu Dibango e uno dei Led Zeppelin.

Negli anni settanta, arrivarono la Saturday Night Fever (La febbre del sabato sera) e la disco music. Insieme alla discoteca, il DJ acquisì sempre più prestigio, diventando l'artefice della buona riuscita di un evento e della buona fama di un locale.

Successivamente arrivarono i tempi del Loft e la discoteca divenne luogo di amore per la musica dove la gente entrava per lasciarsi trasportare dalle atmosfere create dal DJ. Nacquero le prime star, tra le quali spicca Dave Mancuso[senza fonte], ispiratore di un'intera generazione di frequentatori del suo Loft, lanciando grandi DJ come Larry Levan, Kenny Carpenter, Frankie Knuckles, Nicky Siano, François Kevorkian. In Italia nel 1975 il primo DJ italiano a mixare è stato MIKI DJ del Ciak di Bologna[Passaggio promozionale.], paragonato per tecnica ai migliori DJ americani, per comprendere quanto fossero importanti i DJ. Altri noti DJ italiani sono Daniele Baldelli, Checco Bontempi, Riccardo Cioni, Claudio Cecchetto e Sergio Zuccotti.

Alla fine degli anni '70, nacque nei ghetti neri del Bronx e di Harlem un'altra interpretazione dell'arte del DJing: il turntablism, ora una delle discipline della cultura hip-hop, di cui il capostipite è Kool Herc, seguito da Grandmaster Flash che perfezionò le tecniche di mixaggio con due piatti proposte da Kool Herc; questa complessa arte si svilupperà fino a far diventare il giradischi un vero e proprio "strumento musicale", capace di produrre dei suoni con il movimento manuale ripetuto del disco sul platter, il cosiddetto "graffio" della puntina o scratch. Con abili movimenti sul cross-fader con una mano, e sul disco con l'altra mano i DJ che praticano turntabilism riescono in questo modo a creare note, nuovi ritmi e suoni.

Furono gli americani gli inventori del movimento house music che "dette il la" a tutto un immenso filone di musica elettronica, prodotta dal DJ stesso.

Bisogna dire che Kool Herc e Grandmaster Flash hanno dato moltissimo a quello che è il modo di proporre i dischi da parte dei DJ nei più svariati generi musicali, come il suonare con due giradischi, l'arte di mixare insieme due canzoni e l'invenzione dei loop.

Infine, negli anni novanta i DJ, ormai popolari, sono divenuti gli idoli dei clubbers i quali hanno preso a muoversi da una città all'altra o da un paese all'altro per seguire i loro DJ preferiti.

La console[modifica | modifica wikitesto]

I Daft Punk in concerto durante l'Alive 2007

La console o regia audio, può essere più o meno sofisticata in quanto può essere costituita da un numero variabile di dispositivi (CDJ, giradischi, mixer, drum machines, sintetizzatori, sequencers...)

I CDJ[modifica | modifica wikitesto]

Questo termine deriva dagli acronimi cd e Deejay. Si tratta di lettori professionali da Dj che consentono molte altre funzioni oltre quelali lettori CD.

Le funzioni principali sono:

  • Pitch Control: permette di velocizzare o rallentare un brano. Serve per i beatmix (vedi il paragrafo "mixaggio"). Si può effettuare anche tramite la jog su certi CDJ.
  • La Jog: si tratta di quella che forse è la parte più evidente di tutto il CDJ. Questo comando di forma circolare permette di muovere avanti e indietro il brano molto lentamente, con una precisione estrema. È utile anche per altre funzioni, ad esempio permette di fare quello che fa il Pitch Control ma con molta più precisione. Oppure, applicare gli effetti.
  • Cue: i punti di taglio sono dei punti particolari all'interno di un brano, fondamentali per il dj che gli permettono di trovare il pezzo che gli serve immediatamente: si tende a metterne uno ad esempio prima di un ritornello o di una strofa, o di un ponte.
  • Filter: fa quello che si può fare con una normale equalizzazione solo che a livelli estremi: permette infatti di alzare di molto gli alti per rimuovere i bassi o viceversa.
  • Key Control: permette di modificare la tonalità del brano.
  • Loop: permette di impostare dei loop: parti di una lunghezza variabile che si ripetono di continuo, anche all'infinito volendo.
  • Gli effetti: gli effetti applicabili tramite i CDJ sono molteplici, ma di norma i dj preferiscono applicarli tramite speciali programmi per computer, come Virtual DJ o Traktor.

I giradischi[modifica | modifica wikitesto]

Lavorare con dei giradischi è naturalmente più impegnativo che lavorare usando strumenti digitali come CDJ o i computer. Questo perché uno strumento analogico non permette di godere di tutti quei vantaggi di cui si godono negli ultimi anni grazie alla tecnologia, come la visualizzazione grafica dell'onda, che viene effettuata mediante il computer, con programmi tipo Virtual DJ o Traktor, strumento molto importante per un DJ. Oppure il poter impostare dei punti di taglio (vedi sopra), i loop, etc.

Tuttavia, oggigiorno ci sono ancora molti DJ che utilizzano i giradischi ed è anche un requisito per potersi definire "DJ di un certo calibro".

Il prezzo di un giradischi varia a seconda delle tecnologia che esso usa.

Esistono diverse tipologie giradischi in commercio ma l'aspetto principale che caratterizza quelli utilizzati dai DJ si basano sul tipo di trazione utilizzata per dare movimento al piatto rotante:

  1. A cinghia: è tra le prime tecnologie applicate. Si basa sulla trasmissione della rotazione tra un motorino elettrico ed il piatto rotante mediante l'uso di una cinghia ( in genere costruita in caucciù ). Essendo una tecnologia primordiale, è facile trovare l'applicazione di questo tipo di trazione su giradischi dal suono più caldo, corposo e di qualità maggiore. Sono preferiti più che dagli appassionati di musica e per l'ascolto normale, senza il mixaggio, quindi non da DJ (anche se vale la pena citarli poiché i primi giradischi adattati al mixing utilizzavano questa tecnologia).
  2. A trazione diretta: sono preferiti dai DJ in quanto tendono a non rovinare il motore se si blocca il corso del turntable. Questo è dovuto ad una maggiore forza di trazione. In questo caso il motorino che detta la rotazione al piatto rotante è direttamente collegato (da qui il nome di trazione diretta) in genere mediante ruota dentata al piatto rotante. La forza maggiore è data soprattutto dal fatto che le cinghie di caucciù, essendo elastiche, tendono ad assorbire la forza di trazione.

Nel 1978 la Technics sviluppò un giradischi professionale per DJ ( Technics SL-1210) che acquisì in breve tempo un ampio successo per le sue caratteristiche tecniche che ne hanno fatto uno strumento insostituibile e "must" per tutti i DJ (anche gli amatori DJ). Le caratteristiche messe a punto e studiate per il mixing sono state tantissime, quella principale era proprio la trazione: si sviluppò una tecnologia detta trazione indiretta o al quarzo. La tecnologia prevedeva l'utilizzo di cristalli di quarzo disposti a cerchio, al di sotto del piatto rotante. Quest'ultimo era sorretto dal classico piolino centrale e su di esso era fissato un anello costruito in materiale ferromagnetico. In pratica si applicavano elementi di elettromagnetismo per cui la variazione del campo elettrico (la corrente elettrica alternata) creava una variazione del campo magnetico generato dai cristalli di quarzo che, per induzione, investivano l'anello esterno del piatto il quale, quindi, ruotava. L'idea rivoluzionaria che ha portato al successo di questi giradischi era la quasi totale assenza di manutenzione del piatto rotante in quanto, non essendoci alcun elemento di trazione a contatto (esclusione fatta solo per il piolino centrale) non vi era usura. Un altro fattore che ha portato al successo dei giradischi della technics è stata l'introduzionee del braccio curvo (definito braccio ad S per la sua forma) e la sua particolare costruzione, che permetteva di eliminare un fastidioso effetto di risonanza generatosi quando il giradischi si trovava in prossimità di un altoparlante (l'effetto è simile al rimbombo che si verifica quando un microfono si avvicina ad un subwoofer).

Una nota che vale la pena sottolineare è che i giradischi Technics serie SL-12xx non hanno avuto rimpiazzo da nessun altro prodotto in mercato. Benché oggi si sia passati a strumenti digitali, i Technics sono ancora largamente utilizzati.

Il mixaggio[modifica | modifica wikitesto]

La tecnica del mixaggio si basa fondamentalmente sull'allineamento dei battiti per minuto (bpm) fra due brani diversi. Al fine di eseguire questa operazione, il DJ aumenta o diminuisce la velocità del disco in preascolto in cuffia. Il primo DJ che utilizzò questa tecnica fu Francis Grasso, DJ americano degli anni '70. In precedenza, i DJ erano dei selector più che dei veri e propri disc jockey, non vi era tecnica e la loro bravura era individuata nella selezione musicale unita al controllo degli equalizzatori, e, per i più fantasiosi come David Mancuso, unita al controllo delle luci e dell'aria condizionata.

Per riuscire a mettere "a tempo" due brani quando la differenza di bpm si fa sentire (un piccolo scarto è difficilmente evitabile), il DJ ricorre al bending ovvero all'azione di aumentare e diminuire la velocità del brano spingendo o opponendo resistenza alla rotazione del disco (processo similare nei CDJ) per ottenere una variazione estemporanea del bpm. In fase di miscelazione inoltre, grazie al mixer, è possibile livellare i volumi e le frequenze per armonizzare acusticamente il mix e dare un ulteriore tocco di creatività.

Esistono diverse tecniche di mixaggio: si possono utilizzare diverse combinazioni per fondere più brani insieme, come tagliare le frequenze di una ed entrare con la seconda solo con le frequenze corrispondenti, sovrapporre in maniera continua o "a tempo" solo alcuni riff durante l'applicazione di un effetto esterno o più semplicemente sfumare il volume con l'uso del cross-fader presente sul mixer. Il crossfader è un cursore orizzontale, posto solitamente sulla parte inferiore del mixer, che permette di passare un segnale audio da un canale all'altro in uscita sul master (l'audio in ascolto). Il fader in alcuni mixer implementa alcune funzioni per agire sul segnale come la "curva di taglio" delle frequenze, che a seconda delle proprie esigenze può essere più dura e netta (ad esempio per effettuare uno scratch efficace), o più fluida (permettendo di sfumare da un canale all'altro in maniera graduale).

In maniera del tutto generale (il concetto è applicabile a qualsiasi concetto di brano musicale), il mixing si basa su una semplice regola che consiste nel collegare due brani in battuta. La battuta è determinata dal conteggio di 32 battiti del brano (nell'ambito della disco music i 32 battiti sono generalmente scanditi da 32 colpi di cassa ma in altri ambiti, anche la musica classica la regola è comunque applicabile ad altri elementi. Inoltre il termine battuta rientra nel gergo tecnico utilizzato dai DJ). Ogni 32 battiti si determina un giro. La regola vuole, dunque, che i dischi vadano appaiati ogni 32 battiti. In alternativa è possibile dire che un disco vada inserito sul giro. Il giro, dunque è definito come l'insieme di 32 battiti. Tuttavia tale regola non è fortemente stringente: esistono brani in cui i compositori adottano la "licenza poetica" di aggiungere un giro con più battiti, che sono sempre multipli di 4 (in genere 4, ma anche 8).

I mixer, a seconda del livello di professionalità richieste, offrono molte funzioni come le unità multieffetti DSP, campionatori, filtri o uscite di tipo MIDI che permettono l'autosincronizzazione con alcune apparecchiature MIDI hardware e software come drum machines, campionatori o sequencers. I più sofisticati, o meglio, quelli di ultima generazione sono dotati di porte USB.

Turntablism[modifica | modifica wikitesto]

Il turntablism viene collegato immediatamente all'attività di un DJ di tipo hip hop: grazie a questa disciplina il DJ riesce a "suonare il disco", cioè a utilizzare un giradischi e un disco in vinile come strumenti musicali; gli effetti sonori prodotti vengono definiti in gergo scratches.

Una vera e propria "Bibbia" sulle tecniche di effetti ("tricks" o "routines") si è sviluppata nel tempo. Sono innumerevoli le manipolazioni possibili del disco per creare effetti sonori: dai più comuni scratch (con le sue infinite varianti) ai backspin (far suonare al contrario il disco con la mano), passando per i beat juggling (o drumming - tecnica in cui si compongono al volo le batterie). Per queste tecniche il DJ utilizza prevalentemente una coppia di giradischi, in quanto più pratici per il controllo manuale della rotazione del disco anche se oggi con le tecniche digitali è possibile creare questi effetti con i CDJ che in alcuni modelli supportano tasti che riproducono in automatico tali effetti. Gli effetti inoltre si possono produrre in digitale con uno strumento detto effettiera, che oggi è possibile trovare anche nei più sofisticati mixer per DJ.

Per eseguire gli effetti con i dischi vinile sono richiesti giradischi molto più solidi e affidabili di quelli necessari ad un DJ "classico" che suona in sequenza dei brani: l'usura e lo stress a cui è sottoposto un vinile, infatti, possono portare alla vera e propria distruzione dello stesso e della puntina. Molte case produttrici di strumenti di questo tipo (Vestax, Stanton Magnetics, Shure, Ortofon, Technics, ecc.) si sono specializzate nella realizzazione di strumenti adatti al turntablism, fornendo testine resistenti ai movimenti più estremi, panni che riducono la frizione tra disco e piatto (slip mat), nonché mixer con crossfader dedicati allo scratch.

Con l'avvento delle nuove tecnologie iniziano a comparire i primi DJ che praticano il turntablism con il PC, attraverso software interattivi che riproducono le funzioni delle console da DJ, nonostante tale metodo abbia creato moltissime critiche tra i cultori del genere. Critiche perché i cultori del vinile si attribuiscono la professione d.j dovuta al fatto che i primi professionisti nascevano suonando il vinile, e non dimentichiamo la traduzione dall'inglese (fantino del disco).

Icona storica del turntablism è il giradischi Technics SL-1200, in uso dagli anni '70 e non più in produzione dal 2010, che ha fatto la storia di questa arte musicale.

Selezione[modifica | modifica wikitesto]

La selezione è la proposta musicale dei brani scelti dal DJ.

Ciò che distingue i DJ è la loro capacità di creare un'atmosfera con la scelta dei dischi più opportuna a seconda della serata e del pubblico.

Sulle qualità che devono essere peculiari per un bravo DJ esistono due scuole di pensiero differenti: la prima pensa che il DJ non sia un juke box che mette in sequenza i brani più in voga del momento, ma uno che sa scegliere il brano giusto che intenda i gusti del pubblico danzante al fine di intrattenerlo, cercando di proporre musica innovativa ed alternativa, lontana dal mainstream. Dall'altro lato, altri professionisti pensano che l'obiettivo intrattenitivo dell'attività del DJ possa essere raggiunto soltanto proponendo al pubblico una selezione di brani classici e orecchiabili, il che ha fatto nascere generi come la musica "dance-commerciale" o il "divertentismo" (balli di gruppo o comunque brani il cui contenuto musicale è essenzialmente legato alla loro allegria o testi umoristici).

Ad ogni modo, molto spesso il DJ si affida a dei brani di successo definiti comunemente riempipista.

Il DJ mixa dischi che siano simili per ritmo, tempo, genere o di un dato periodo musicale; altre volte invece il DJ può decidere di mescolare nello stesso DJ set musica dalle più diverse caratteristiche o estrazioni cercando di rendere il passaggio il più armonico possibile. I DJ più bravi sanno mantenere due brani in esecuzione per svariati minuti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In lingua inglese, letteralmente "fantino del disco".
  2. ^ Dall'unione della pronuncia delle due lettere della sigla "DJ": "Dee" (per la lettera "D") "Gei" (per la lettera "J").

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • De Giovanni Max, Disco selector. Professione DJ, la storia, Tipografia Moderna (Ravenna), 2008
  • De Luca Fabio, Mamma, mamma, voglio fare il dj, Arcana, 2003
  • Coccoluto Claudio, Pacoda Pierfrancesco, Io, DJ. Musica, moda, stili di vita. Perché il mondo è diventato una gigantesca pista da ballo?, Einaudi, 2007
  • Veneziano Luca, "Gran Galà DJ" Incontro Editore, 1988.
  • Teomelìa D.J. (Amante Filippo) il mixaggio nelle radio.
  • Corrado Rizza, Marco Trani, "I love the nightlife"' Wax Production (Roma), 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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