Ray Charles

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Ray Charles
Ray Charles
Ray Charles
Nazionalità USA
Genere Soul
R&B
Blues
Jazz
Country Soul
Rock and Roll
Periodo attività 1947 - 2004
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Ray Charles Robinson (Albany, 23 settembre 1930Beverly Hills, 10 giugno 2004) è stato un cantante e pianista statunitense, considerato uno dei pionieri della musica soul.

Cieco dall'età di cinque anni a causa di un glaucoma, seppe coniugare in maniera unica, e prima di lui inedita, sonorità diverse, dal rhythm and blues alla musica country.

Il brano Georgia on My Mind è stato il suo più grande successo. Nel 1990 partecipò, classificandosi al secondo posto, al Festival di Sanremo dove interpretò in coppia con Toto Cutugno la canzone "Gli amori". Il suo ultimo contributo alla musica è stato la produzione di un disco di duetti con Elton John, Norah Jones e Johnny Mathis. The Genius - come era stato soprannominato per il suo straordinario talento artistico - nacque ad Albany, nello stato della Georgia; è morto nel 2004, all'età di 73 anni, nella sua casa di Beverly Hills, a causa di una malattia al fegato.

Nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers.[1] Frank Sinatra lo chiamò "l'unico vero genio del business".[1][2]

Nel 2004, Rolling Stone Magazine lò nominò 10° tra i 100 più grandi artisti di tutti i tempi[3] e 2° nella classifica del 2008 dei 100 più grandi cantanti di sempre. [4][5]

Secondo Aretha Franklin - suo contraltare al femminile - Charles era veramente un fabulous man, in tutti i sensi; intendendo con ciò riferirsi tanto all'uomo quanto all'artista. Il sopra citato brano Georgia on My Mind - assieme ad altri motivi indimenticabili come "I Can't Stop Loving You", Unchain My Heart, Hit the Road Jack - gli sono valsi 13 Grammy, meritati riconoscimenti per una carriera costellata di successi.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini

Nacque da una famiglia di umili origini nel sud segregazionista degli Stati Uniti. La madre, Aretha Williams, aveva trovato impiego in una segheria, mentre il padre, Bailey Robinson, era un meccanico tuttofare impiegato nella manutenzione delle ferrovie.[6] La famiglia si trasferì a Greenville, Florida, quando Ray era appena un neonato. I genitori in realtà non furono mai sposati e, anzi, Bailey aveva formato altre tre famiglie, lasciando presto la compagna e i due figli. Quando Ray aveva appena cinque anni, assistette impotente alla morte del fratello minore, George, annegato in una tinozza per il bucato.

Ray Charles non nacque cieco. Iniziò ad avere problemi con la vista a cinque anni e divenne completamente cieco a sette.[7] Lui stesso non ha mai capito chiaramente il motivo del suo handicap[1]; alcune ipotesi affermano che fu dovuto a un glaucoma, secondo altre, il motivo fu un'infezione, causata dal contatto con dell'acqua insaponata, mai curata.[7] Frequentò quindi una scuola per sordi e ciechi in Florida, dal 1937 al 1945.[8] Fu qui che imparò a comporre, a suonare veri strumenti musicali e a sviluppare il suo dono musicale di cui è ben noto anche fino ad oggi.[7] Mentre si trovava qui, morì la madre, seguita, due anni dopo, dal padre.

[modifica] Gli inizi

Nel suo periodo a scuola gli venne insegnata solamente musica classica, ma lui avrebbe voluto suonare ciò che sentiva spesso alla radio: il jazz ed il blues.[8]

Dopo la morte della madre, Charles non ritornò più a scuola. Andò a vivere a Jacksonville, presso una coppia, amica della madre. Per più di un anno suonò il piano per alcune band, al Ritz Theatre di LaVilla, guadagnando $4 a sera. Successivamente si spostò ad Orlando, e poi Tampa, dove suonò assieme ad una band del sud chiamata "The Florida Playboys". Fu questo il periodo in cui iniziò ad utilizzare i suoi occhiali, creati da Billy Stickles.[9]

Trasferitosi a Seattle, nello stato di Washington, nel 1947[7], iniziò presto ad incidere dischi (la sua prima registrazione fu il singolo I Love You, I Love You (I Will Never Let You Go) b/w Confession Blues, del 1949) e il suo primo successo ad entrare nelle classifiche di vendita fu, nel 1951, "Baby, Let Me Hold Your Hand". In seguito, con Ahmet Ertegün, firmò per la Atlantic Records.[7] Quando entrò nell'industria, il suo nome da artista venne abbreviato in Ray Charles, per evitare possibili confusioni con il pugile Sugar Ray Robinson.[6]

A inizio di carriera fu influenzato - e questo lo si può evincere dalle prime registrazioni - dallo stile vocale di colleghi a quel tempo assai celebri, come Nat King Cole e Charles Brown. Le prime tournée le compì con Lowell Fulson ed ebbe modo di lavorare anche con Guitar Slim e Ruth Brown.

[modifica] Il periodo con la Atlantic Records

Stipulato un contratto con la Atlantic Records, Charles iniziò a rilasciare le sue prime canzoni, come "It Should Have Been Me" e "Mess Around", entrambe scritte da Ertegün. La hit che portò Ray Charles al successo nazionale fu I Got a Woman, scritta con il suo collega Renald Richard.[10] Il singolo scalò le classifiche R&B di Billboard e, dal 1955 al 1959, fu seguito da altri successi come "This Little Girl of Mine", "Lonely Avenue", "Mary Ann", "Drown in My Own Tears" e "The Night Time (Is the Right Time)", canzoni incluse nei suoi dischi Hallelujah, I Love Her So, Yes Indeed! e The Genius Sings the Blues.

Charles venne spesso citato, soprattutto dal critico Victor Bollo, per l'uso della sua voce "come se fosse un sassofono". Durante questo periodo di transizione, reclutò un gruppo di ragazze, detto The Cookies, e le incluse nelle sue canzoni come coriste. In seguito le Cookies cambiarono il loro nome in the Raelettes.

[modifica] Il successo

Nel 1959, in molte radio venne trasmessa la canzone What'd I Say, divenuta un successo. Dopo essere stato a lungo conosciuto negli ambienti R&B, con questo brano Ray Charles riuscì finalmente ad ottenere popolarità nell'ambiente della musica pop, contribuendo anche all'affermazione del genere soul. La canzone è stata nominata come la decima migliore di tutti i tempi nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone.

L'ultimo disco di Ray Charles con la Atlantic fu The Genius of Ray Charles, uscito il medesimo anno di What I'd Say. Successivamente il musicista firmò per la ABC Records, sempre nel 1959.

Canzoni come "Georgia on My Mind", "Hit the Road Jack" e "Unchain My Heart", incrementarono ulteriormente il successo di Ray. Scritta nel 1930 da Stuart Gorrell (testo) e Hoagy Carmichael (musica), Georgia on My Mind divenne universalmente popolare proprio grazie a Charles, che la registrò nel 1960 e la incluse nell'album The Genius Hits the Road. Il singolo raggiunse la posizione numero uno della U.S. Billboard Hot 100 nel novembre 1960.

Gli altri dischi del musicista, Modern Sounds in Country and Western Music e Modern Sounds in Country and Western Music Vol. 2, aiutarono inoltre a diffondere la musica country.

Dal 1963 al 1967, Charles rilasciò altri brani di successo come "Busted", "Take These Chains From My Heart" e "Here We Go Again", cantata 37 anni dopo assieme a Norah Jones.

[modifica] Gli anni seguenti

Nel 1965 Charles venne arrestato per possesso di eroina, droga di cui era dipendente da circa 20 anni.[6] Questo fu il suo terzo arresto, ma riusci ad evitare la prigione riuscendo ad disintossicarsi in una clinica di Los Angeles, California. Passò il 1966 in libertà vigilata, mentre il suo singolo "Crying Time" raggiungeva la 6a posizione delle classifiche.

Dalla fine degli anni '60 agli anni '70, le canzoni che rilasciava Charles furono o successi o flop,[7] con alcune grandi hit e lavoro criticamente premiato.

Nel novembre 1977, Charles apparve in tv come conduttore di Saturday Night Live.[11]

Il 7 marzo 1979, come simbolo di riconciliazione dopo i conflitti per l'ottenimento dei diritti civili, Ray Charles cantò Georgia on My Mind davanti all'Assemblea Generale della Georgia. Dopo la performance di Charles, l'Assembra adottò il brano come canzone ufficiale dello stato il 24 aprile dello stesso anno.[7] Ebbe inoltre successo la sua versione di "America the Beautiful."

Negli anni '80 altri eventi aumentarono il successo di Ray tra il pubblico più giovane. Nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers. Nel 1986 cantò America The Beautiful a Wrestlemania 2. In una pubblicità della Pepsi Cola degli anni '90, Charles rese celebre la frase "You Got the Right One, Baby!". Nel 1985 venne incluso nella famosa canzone We Are the World, prodotta da Quincy Jones e incisa a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo il modello della Band Aid di Do They Know It's Christmas?. I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Il brano vinse il Grammy Award come "canzone dell'anno", come "disco dell'anno", e come "miglior performance di un duo o gruppo vocale pop".

Pur essendo stato un sostenitore di Martin Luther King e dei diritti degli afoamericani negli USA, Charles incontrò varie controversie quando fece un tour nel Sudafrica nel 1981,[7] durante una protesta contro l'apartheid.

Charles col Presidente Ronald Reagan e la seconda moglie Nancy nel 1984.

Nel 1989 Charles registrò una cover di una canzone della band giapponese Southern All Stars. Per la sua versione, il titolo del brano, "Itoshi no Ellie", venne tradotto in "Ellie My Love". Il singolo raggiunse la 3a posizione delle chart nipponiche.[12] "Ellie My Love" vendette più di 400.000 copie e in Giappone divenne un gran successo.

Durante la sua vita, Charles apparve anche a due inaugurazioni presidenziali. Nel 1985 si esibì per la riconferma di Ronald Reagan e nel 1993 cantò per celebrare la vittoria di Bill Clinton.[13]

Da fine anni '80 ad inizio anni '90, Charles apparve anche in vari show televisivi. Fece un'apparizione al Super Dave Osbourne Show, dove si esibì ed apparve in alcune vignette raffiguranti Ray alla guida di una macchina.

Nel 1990, assieme a Chaka Chan, venne incluso nella hit dell'amico Quincy Jones, "I'll Be Good to You", tratto dall'album di Jones, Back on the Block. Dopo la morte di Jim Henson nel medesimo anno, Ray Charles apparve in un tributo della CBS, The Muppets Celebrate Jim Henson. Diede un breve discorso riguardo la morte di Henson, dichiarando che "prese una semplice canzone e la trasformò in un momento di grande potere". Charles si riferiva al brano "It's Not Easy Being Green", che venne cantato in seguito dallo stesso musicista e dal resto dei Muppets in ricordo di Henson.

Durante la sesta stagione di Designing Women, Ray Charles cantò la sua hit "Georgia on My Mind".


[modifica] Ultime apparizioni

[modifica] Morte

[modifica] Lo stile

Ray affinò progressivamente il suo stile, tanto da svilupparne ben presto uno stile assolutamente personale che lo portò ad attingere e a miscelare una personalissima combinazione artistica che ha affascinato più di una generazione, un mix di vari generi musicali fra cui il gospel e il jazz.

[modifica] Ray Charles e la cecità

Charles durante un'esibizione.

Oltre che di molte composizioni musicali, si dice che Ray Charles sia l'autore di una famosa battuta sul suo handicap. Durante un'intervista, ad un cronista di un noto giornale razzista che gli domandava se il fatto di essere diventato cieco in tenera età gli avesse causato dei complessi di inferiorità, rispose: "Non mi lamento, poteva andarmi peggio. Pensi se fossi nato negro!". Egli divenne cieco poiché ebbe un'infiammazione al nervo ottico e perse la sua vista gradualmente.

Il padre gesuita John Powell ha scritto, nella sua raccolta di articoli "Stories from my Heart", di aver sentito rispondere Ray Charles - a una persona che gli chiedeva se avrebbe accettato da parte di Dio la restituzione della vista - che non la avrebbe accettata e che avrebbe preferito rimanere cieco, motivando così la propria scelta: "Quando non si vede, si apprezzano meglio gli altri. A volte la tua vita viene toccata da persone meravigliose, che magari non hanno un aspetto meraviglioso, ma tu sei cieco e non lo sai. Quando mio figlio mi sale in grembo, sento solo che c'è qualcuno che mi ama e anch'io lo amo. Se vedessi, potrei vedere lo sporco sui suoi vestiti o sopra le scarpe e forse direi: vai a pulirti prima di salirmi in braccio. Invece, non vedendoci, non lo vedo come pulito o sporco, bianco o nero, ma sento solo quel bambino come 33 chili d'amore".


[modifica] Vita personale

Burrascosa la vita sentimentale, Ray Charles è stato sposato due volte e padre di 12 bambini da 7 diverse donne. Il suo primo matrimonio con Eileen Williams è stato breve, dal 31 luglio 1951 al 1952. Ha avuto tre figli dal suo secondo matrimonio con Beatrice Della Howard Robinson durato dal 5 aprile 1955 al 1977. Sua partner a lungo termine fino al momento della morte è stata Norma Pinella. I suoi figli sono:

  • Charles Wayne Hendricks (figlio di Marge Hendricks)
  • Evelyn Robinson (figlia di Louise Mitchell)
  • Raenee Robinson (figlia di Mae Mosely Lyles)
  • Sheila Robinson (figlia di Sandra)
  • Jean Bettincent Kotchounian (figlio di Arlette Kotchounian)
  • David Robinson (figlio di Della Robinson)
  • Ray Charles Robinson, Jr. (figlio di Della Robinson)
  • Reverendo Robert Robinson (figlio di Della Robinson)
  • Reatha Butler
  • Alexandria Bertrand (figlia di Chantelle Bertrand)
  • Robyn Moffett (figlia di Gloria Moffett)
  • Ryan Corey Robinson den Bok (figlio di Mary Anne den Bok)

Poco prima di morire, Ray Charles aveva aderito alla Campagna Giù le mani dai bambini[14].


[modifica] Discografia

[modifica] Album

Per approfondire, vedi la voce Discografia di Ray Charles.

[modifica] Album Postumi

Nell'aprile del 2004 esce Genius Loves Company (Concord/EMI), un disco postumo di Ray Charles, una raccolta di duetti con una dozzina di star. Sparito il Genio di Ray Charles, rimangono ora questi 12 duetti che aveva inciso poco prima di salutare tutti. Tra gli altri vi compaiono: Norah Jones, James Taylor, Natalie Cole, Gladys Knight, Michael McDonald, Diana Krall, Bonnie Raitt, Elton John e Van Morrison.


[modifica] Filmografia

[modifica] Film dedicati

Nel 2004 è uscito un film, Ray, basato sulla vita del grandissimo musicista e che onestamente affronta anche i suoi problemi legati alla dipendenza da eroina. Il film è sorretto dalla memorabile interpretazione di Jamie Foxx, vincitore del premio Oscar come "miglior attore protagonista".


[modifica] Note

  1. ^ a b c "The Genius Of Ray Charles", an article about an 1986 segment on Charles from 60 Minutes
  2. ^ Alex Regnery. «'Ray Charles' scheduled to 'Hit the Road,' come to Austin», The Daily Texan. URL consultato in data 2006-11-25.
  3. ^ Ray Charles in Van Morrison. Rolling Stone Issue 946. Rolling Stone
  4. ^ The Immortals: The First Fifty in Rolling Stone Issue 946. Rolling Stone
  5. ^ The 100 Greatest Singers of All Time. rollingstone.com. URL consultato il 2008-11-12.
  6. ^ a b c Ray Charles Biography in SwingMusic.Net. URL consultato il 2008-02-14.
  7. ^ a b c d e f g h Bohème Magazine Obituary: Ray Charles (1930 – 2004)
  8. ^ a b Lydon, Michael: Ray Charles, ISBN 0-415-97043-1, Routledge Publishing 1998, pages 29-38
  9. ^ blacknetwork.com Ray Charles on Ray
  10. ^ allmusic
  11. ^ SNL Transcripts: Ray Charles: 11/12/77
  12. ^ List of best-selling international singles in Japan of 1989, Extract from the Year-End chart posted by oricon
  13. ^ Internet Movie Database Bio on Ray Charles
  14. ^ http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_scuola_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=142020&IDCategoria=133

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