Joe Frazier

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Joe Frazier
Joe Frazier awarded by the Daily News.jpg
Joe Frazier (al centro della foto)
Dati biografici
Nome Joseph William Frazier
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 182 cm
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria Pesi massimi
Carriera
Incontri disputati
Totali 37
Vinti (KO) 32 (27)
Persi (KO) 4 (2)
Pareggiati 1
Palmarès
Bandiera olimpica  Olimpiadi
Oro Tokyo 1964 massimi
 

Joseph William Frazier, noto semplicemente come Joe Frazier (Beaufort, 12 gennaio 1944Filadelfia, 7 novembre 2011), è stato un pugile statunitense.

Vincitore di una medaglia d'oro alle Olimpiadi è stato detentore del titolo di campione del mondo dei pesi massimi. Soprannominato "Smokin' Joe", è ricordato soprattutto per essere stato l'irriducibile avversario di Muhammad Ali, con il quale si confrontò in tre memorabili incontri, considerati tra i più duri ed emozionanti della storia del pugilato.

In un'intervista concessa alla HBO, disse che nel suo terzo match con Ali (il "The Thrilla in Manilla") aveva un occhio parzialmente accecato, a causa di un incidente durante gli allenamenti. Fu eletto Fighter of the year (pugile dell'anno) dalla rivista americana Ring Magazine nel 1967, 1970 e 1971.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Joe Frazier nacque il 12 gennaio 1944 a Beaufort, Carolina del Sud, da Rubin e Dolly Frazier. Crebbe in una fattoria di famiglia di dieci acri con i suoi dodici fratelli e sorelle. Un tredicesimo figlio, David, morì di difterite da piccolo, rendendo così Joe il membro più giovane della vasta famiglia Frazier. I suoi genitori piantavano verdure e allevavano maiali, ma il loro reddito principale veniva soprattutto dal lavoro per le aziende agricole di grandi proprietari terrieri bianchi. Sua madre lavorava nei campi, mentre suo padre era un sorvegliante. Soprannominato Billy Boy, Frazier è stato per sua stessa ammissione il figlio preferito di suo padre, che era spesso al suo fianco.

Nella sua autobiografia disse: "... Mio papà era il mio eroe, il mio battito cardiaco. Eravamo sempre insieme."[1] Dolly era invece una devota battista e disciplinava per bene i suoi figli. Infatti, ogni sua parola era legge e i bambini non dovevano far altro che ascoltare e obbedire. L'infanzia di Frazier fu una vita rurale del sud: trascorse gran parte del suo tempo ad aiutare il padre a gestire un immobile e aiutandolo nel fare le sue faccende quotidiane. E così come fecero i suoi genitori e fratelli, anche lui stesso lavorò nei campi di una delle grandi aziende agricole.

L'incontro con la boxe[modifica | modifica sorgente]

Quando la televisione iniziò a diffondersi negli anni cinquanta, la famiglia Frazier fu la prima ad averne una al Laurel Bay di Beaufort. In quei primi giorni di tv, la boxe era una gran parte della programmazione limitata. I Frazier assistettero così a combattimenti di boxe, guardando le imprese sul ring di leggende come Sugar Ray Robinson, Rocky Marciano, Willie Pep e Rocky Graziano. All'età di otto anni Joe non era particolarmente interessato alla boxe, ma sapeva chi fosse Joe Louis. Quando uno zio fece un commento riguardo alla corporatura del giovane (descrivendolo come il prossimo Joe Louis), questo fece una certa impressione sul ragazzo. Da quel momento in poi Frazier lavorò sodo per realizzare quella profezia.

Egli costruì un sacco pesante costituito di iuta e stracci, pannocchie, mattoni, e muschio spagnolo. Appese il sacchetto al ramo di una quercia nel cortile e cominciò a colpirlo quasi ogni giorno per gli anni successivi. Venne deriso da molti, anche dalla sua famiglia, quando disse che sarebbe diventato campione del mondo come il Brown Bomber Joe Louis. Nella sua autobiografia disse che rispose loro: "Voi tutti potete ridere, ma un giorno diventerò campione del mondo."[2] La Beaufort segregata non aveva palestre e i campi da gioco non potevano essere utilizzati da persone di colore. Disse inoltre: "Tutto quello su cui doveva basarsi il mio sogno era quel sacco pesante fatto in casa".[3]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Carriera da dilettante[modifica | modifica sorgente]

Da giovane si trasferì a Filadelfia nel 1961 dove fece il suo incontro con la boxe grazie alla scoperta da parte di Yancey "Yank" Durham, un ex-pugile statunitense. Durham, insieme a Willie Rossastro, iniziò a preparare Frazier come un dilettante. In pochi anni vinse molti incontri da dilettante e poco dopo il suo ventesimo compleanno, alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 conquistò l'oro tra i pesi massimi. Durham fu manager e allenatore di Frazier fino alla sua morte, avvenuta nel 1973.

Carriera da professionista[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver vinto la medaglia d'oro, decise di diventare professionista e vinse il suo primo incontro per KO nel 1965, contro Woody Goss. Lo stesso anno vinse altre 3 volte, trionfando sempre per KO e prima della 3ª ripresa. Nel 1966 Duhrham contattò l'allenatore californiano Eddie Futch. I due non si erano mai incontrati, ma Durham aveva già sentito parlare di Futch per via della sua grande reputazione e poiché era considerato uno dei migliori istruttori in circolazione. Joe venne mandato a Los Angeles per allenarsi, fino a quando lo stesso Futch non decise di unirsi a Yancey come assistente-istruttore. Con l'assistenza di Futch, Frazier riuscì a vincere tre incontri a Los Angeles contro Al Jones, il veterano Eddie Machen e George "Scrapiron" Johnson. Joe riuscì a vincere i primi due match per KO ma andò sulla distanza per la seconda volta contro Johnson, sconfiggendolo ai punti dopo 10 round.

Il soprannome di Frazier, "Smokin' Joe", venne da Yank Durham, che prima di un match aveva sempre l'abitudine di dirgli: "Va' là fuori ... e fai uscire fumo da quei guanti. Tu puoi fare fumo, ragazzo. Basta che non molli". Frazier continuò a lottare e a sviluppare il suo stile di combattimento, tentando di rimanere imbattuto per puntare ad una cintura. Nel settembre 1966 arrivò la sfida con il campione argentino Oscar Bonavena. "Smokin' Joe" stava quasi per essere sconfitto per la prima volta, dopo che cadde al tappeto per due volte nel 2º round. Secondo il regolamento di New York, un incontro finiva se uno dei due lottatori andava giù per tre volte nel giro di uno stesso round. Ciononostante Joe riuscì a rimettersi in piedi e a vincere la gara per Split Decision con i punteggi di 6-4, 5-5 e 5-4.

Iniziarono così a spargersi voci secondo le quali Frazier avrebbe dovuto sfidare Muhammad Ali, ai tempi detentore del titolo dei pesi massimi. Tuttavia secondo Yank Durham non era ancora il momento: voleva che Frazier potesse svilupparsi correttamente, in modo che quando lo avrebbe finalmente affrontato sul ring (o anche un altro campione), "Smokin' Joe" avrebbe vinto. Frazier iniziò a studiare Ali. Quando andò a vederlo combattere nel marzo del 1967 i due cominciarono quella che sarebbe diventata una lunga e competitiva rivalità. Quando Ali cambiò il suo nome da Cassius Clay a Muhammad Ali nel 1964, in seguito alla conversione alla fede musulmana, Frazier insistette nel chiamarlo Cassius Clay. Ali era noto fin dall'inizio della sua carriera come un self-promoter. Ciononostante il pubblico e gli scrittori sportivi sembravano amarlo invece che disprezzarlo.

Frazier vinse tutti gli scontri che disputò quell'anno, inclusa una vittoria per KO alla 6ª ripresa su Doug Jones ed una per KOT alla 4ª ripresa su George Chuvalo. Nel 1968 vinse un incontro per il titolo vacante NYSAC con Buster Mathis per KO all'undicesimo round. Nel 1970 divenne campione del mondo mettendo al tappeto Jimmy Ellis alla 5ª ripresa. Nel 1971 trovò sulla sua strada Muhammad Ali (Cassius Clay), che ha appena avuto il permesso di tornare alla boxe, in un incontro in cui mise costantemente alle corde l'avversario per quindici riprese; l'ultimo round fu il più emozionante: gancio portentoso di Frazier ed Alì va al tappeto, si rialzò stordito ma riuscì comunque a finire la gara. Al verdetto finale fu "Smoking Joe" a vincere, per verdetto unanime (9-6, 11-4 e 8-6-1).

Questo match venne seguito da altre due rivincite, nel 1974 e 1975. Nel 1973 arrivò la prima sconfitta con un grande George Foreman, KO in due riprese e di seguito nel 1974 perse ai punti la rivincita con Ali. Il 1º ottobre del 1975 Alì affrontò Frazier per la terza ed ultima volta, mettendo in palio il suo titolo mondiale, per stabilire chi dei due fosse definitivamente il più forte. L'incontro si tenne a Manila nelle Filippine e fu denominato "Thrilla in Manila". Fu un match drammatico che vide i pugili combattere con enorme ardore, senza risparmiarsi un istante.

Prima dell'inizio della quindicesima ed ultima ripresa l'allenatore di Frazier, Eddie Futch, ritirò il suo atleta, vedendolo letteralmente distrutto dai jab di Alì. Lo stesso Ali dichiarò che non avrebbe mai saputo se sarebbe stato in grado di continuare l'incontro qualora Frazier non si fosse ritirato. Comunque al momento del ritiro del rivale, il Campione era in vantaggio ai punti. Ancora oggi, per la rara bellezza tecnica e per l'enorme coraggio dimostrato da questi due immensi campioni, questo è ritenuto da molti il più grande incontro di tutti i tempi. Muhammad Alì e Joe Frazier in seguito diranno di avere avuto fortuna, ma soprattutto saggezza nel non proseguire l'incontro, poiché per via del calo di forze, della stanchezza e del gran caldo, in quell'incontro entrambi rischiarono la vita.

Nel 1976 provò a prendere la rivincita su Foreman, ma subì un ko alla quinta ripresa (si dice che Fraizer salì sul palco portando segretamente una lente a contatto all'occhio che perse durante i primi round del match). Si ritirò temporaneamente per rientrare il 3 dicembre 1981 a Chicago contro Floyd Cummings. Il match terminò con un pareggio e dopo l'incontro Frazier decise di concludere definitivamente la propria carriera. Si ritirò con un record di 32 vittorie (27 prima del limite), 4 sconfitte e 1 pareggio, proprio quello ottenuto nell'ultima sfida. Vinse il 73% dei suoi incontri per KO, contro il 60% di Ali e l'84% di Foreman.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Agli inizi di novembre 2011 circolavano voci secondo cui Frazier era in fin di vita, a causa di un tumore al fegato che gli era stato diagnosticato un mese prima. L'ex-pugile si spense nelle prime ore di lunedì 7 novembre[4]. Al suo funerale, svoltosi nella chiesa battista di Enon Tabernacle, erano presenti Larry Holmes e Michael Spinks; Muhammad Alì ha ricordato così l'amico e rivale: «Il mondo ha perso un grande campione, ricorderò sempre Joe con rispetto ed ammirazione: il mio pensiero va alla sua famiglia e a coloro che l'hanno amato». Il reverendo Jesse Jackson, che ha celebrato la funzione, ha aggiunto

« Rocky non era un campione, Joe Frazier lo era: Rocky era finzione, Joe realtà. Rocky non ha mai affrontato Alì, Holmes o Foreman: non ha mai assaggiato il sapore del sangue. Qui in città c'è una statua di Rocky, attendo che in centro ne erigano una a Frazier[5]»

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Fu eletto Fighter of the year (pugile dell'anno) dalla rivista americana Ring Magazine nel 1967, 1970, 1971.

Match dichiarati Ring Magazine fight of the year:

La International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "My daddy was my hero, my heartbeat. We were always together". (Bio)
  2. ^ "You all can laugh but I'm gonna be world champion some day". (Bio)
  3. ^ "All I had to build my dream on was that homemade heavy bag." (Bio)
  4. ^ Addio a «Smokin'» Joe Frazier, il «gorilla» che fece tremare Ali in Corriere della Sera, 7 novembre 2011. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  5. ^ Ciao Joe, ai funerali di Frazier tutti i grandi della boxe in Sky Italia, 15 novembre 2011. URL consultato il 3 ottobre 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vincitore del Ring Magazine Fighter Of The Year Successore
Non assegnato 1967 Nino Benvenuti
Predecessore Vincitore del Ring Magazine Fighter Of The Year Successore
José Nápoles 1970 se stesso
Predecessore Vincitore del Ring Magazine Fighter Of The Year Successore
se stesso 1971 Muhammad Ali & Carlos Monzon

Controllo di autorità VIAF: 115236629 LCCN: n81047148