Sonny Liston

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Charles L. Liston
Liston Sonny.jpg
Dati biografici
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 184 cm
Peso 98 kg
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria Pesi massimi
Ritirato 1970
Carriera
Incontri disputati
Totali 54
Vinti (KO) 50 (39)
Persi (KO) 4 (3)
Pareggiati -
Statistiche aggiornate al 1º gennaio 2008

54 incontri disputati 50 vittorie (39 per Ko) 4 sconfitte (3 per Ko)

Dilettante
1953
Golden Glove
feb St. Vittoria su Lloyd Willis (USA) St. Louis, MO W 3 Golden Gloves Missouri
24 feb Vittoria su Donnie Fleeman (USA) Chicago, IL KO-3 Midwest Golden Glove
24 feb Vittoria su Carl McClure (USA) Chicago, IL W-3 Midwest Golden Glove
25 feb Vittoria su Tullos Lee Mead (USA) Chicago, IL KO-2 Midwest Golden Glove
6 mar Vittoria su Ben Bankhead (USA) Chicago, IL W-3 Midwest Golden Glove
6 marzo Vittoria su Hayes "Ed" Sanders (USA) Chicago, IL W-3 - Midwest Golden Glove
26 marzo Vittoria su Julius Griffin (USA) Chicago, IL W-3 Intercity Golden Glove
14 apr Vittoria su Lou Graff (USA) Boston, MA KO-1 National Golden Glove
14 apr Vittoria su Jimmy McCarter (USA) Boston, MA Abb. 3 National Golden Glove
23 jun Vittoria su Herman Schreibauer (RFA) St. Louis, MO KOT-1 International Golden Glove(USA vs. Europa)

Professionista
1953
2 set Vittoria su Don Smith, St. Louis, MO KOT 1
17 set Vittoria su Ponce DeLeon, St. Louis, MO W4
21 Nov Vittoria su Ben Thomas, St. Louis, MO W6

1954
24 gen Vittoria su Martin Lee, St. Louis, MO KOT 6
31 mar Vittoria su Stanley Howlett, St. Louis, MO W 6
31 giu Vittoria su John Summerlin, Detroit, MI W 8
10 ago Vittoria su John Summerlin, Detroit, MI W 8
7 set Sconfitto da Marty Marshall, Detroit, MI L 8

1955
1 mar Vittoria su Neil Welch, St. Louis, MO W 8
21 apr Vittoria su Marty Marshall, St. Louis, MO KOT 6
5 mag Vittoria su Emil Brtko Pittsburgh, PA KO 5
25 mag Vittoria su Calvin Butler, St. Louis, MO KO 2
13 set Vittoria su John Gray, Indianapolis, IN KO 6
13 dic Vittoria su Larry Watson, St. Louis, MO KOT 4

1956
6 mar Vittoria su Marty Marshall, Pittsburgh, PA W 10

1957
gen Condannato a 9 mesi di carcere
24 ago Esce dal carcere sulla parola

1958
9º nella classifica mondiale (Ring Magazine)
29 gen Vittoria su Bill Hunter, Chicago IL KOT 2
11 mar Vittoria su Benjamin Wise, Chicago IL KOT 4
3 apr Vittoria su Bert Whitehurst, St. Louis MO W 10
14 mag Vittoria su Julio Mederos, Chicago IL KOT 3
6 ago Vittoria su Wayne Bethea, Chicago IL KOT 1
7 ott Vittoria su Frankie Daniels, Miami FL KO 1
24 ott Vittoria su Bert Whitehurst, St. Louis MO W 10
18 nov Vittoria su Ernie Cab, Miami FL KOT 8

1959
3º nella classifica mondiale (Ring Magazine)
18 feb Vittoria su Mike DeJohn, Miami FL KOT 6
15 apr Vittoria su Cleveland Williams, Miami FL KOT 3
5 ago Vittoria su Nino Valdes, Chicago IL KO 3
9 dic Vittoria su Willie Besmanoff, Cleveland OH KOT 7

1960
1º sfidante nella classifica mondiale (Ring Magazine)
23 feb Vittoria su Howard King, Miami FL KOT 8
21 mar Vittoria su Cleveland Williams, Houston TX KOT 2
25 apr Vittoria su Roy Harris, Houston TX KOT 1
18 lug Vittoria su Zora Folley, Denver CO KO 3
7 set Vittoria su Eddie Machen, Seattle WA W 12

1961
1º sfidante nella classifica mondiale (Ring Magazine)
8 mar Vittoria su Howard King, Miami FL KOT 3
6 nov Esibizione con Ernie Terrell, Chicago
4 dic Vittoria su Albert Westphal, Philadelphia PA KO 1

1962
Campione del Mondo
17 apr Richiede la licenza per New York
26 apr Rifiuto della commissione Campionato Mondiale Pesi massimi 25 set Vittoria su Floyd Patterson, Chicago, IL KO 1

1963
Campione del Mondo
Campionato Mondiale Pesi massimi
22 lug Vittoria su Floyd Patterson, Las Vegas, NV KO 1 10 set esibizione Wembley, (Inghilterra)
12 set esibizione Paisley, (Scozia)

1964
Campione del Mondo
Campionato Mondiale Pesi massimi
25 feb Sconfitto da Cassius Clay, Miami FL Ritiro 7

1965
1º sfidante nella classifica mondiale (Ring Magazine)
Campionato Mondiale Pesi massimi
25 mag Sconfitto da Muhammad Ali, Lewiston, Me KO 1

1966
2 apr Esibizione con Brady Jackson, George Gaston, Herb Johnnie, Fred Waldron, Anchorage, (Alaska)
29 mag Vittoria su Gerhard Zech, Stoccolma, (Svezia) KO 7
19 ago Vittoria su Amos Johnson, Göteborg, (Svezia) KO 3

1967
30 mar Vittoria su Dave Bailey, Göteborg, (Svezia) KO 1
28 apr Vittoria su Elmer Rush, Stoccolma, (Svezia) KOT 6

1968
5º nella classifica mondiale (Ring Magazine)
16 mar Vittoria su Billy McMurray, Reno NV KO 4
23 mag Vittoria su Billy Joiner, Los Angeles CA Ritiro 8
6 giu Vittoria su Henry Clark, San Francisco CA KOT 7
2 lug esibizioni con George Foreman, Oakland
14 ott Vittoria su Sonny Moore, Phoenix AZ KOT 3
3 nov Vittoria su Willie Earls, Juarez, MEX KO 2
12 nov Vittoria su Roger Rischer, Pittsburg PA KO 3
10 dic Vittoria su Amos Lincoln, Baltimore MD KO 2

1969
6º nella classifica mondiale (Ring Magazine)
28 mar Vittoria su Billy Joiner, St. Louis MO W 10
mag Esibizione con George Foreman, San Francisco, Ca
mag Esibizione con George Foreman, Las Vegas, Nv 19 mag Vittoria su George Johnson, Las Vegas NV KOT 7
23 set Vittoria su Sonny Moore, Houston TX KO 3
6 dic Sconfitto da Leotis Martin, Las Vegas NV KO 9

1970
8º nella classifica mondiale (Ring Magazine)
29 giu Vittoria su Chuck Wepner, Jersey City NJ KOT 10
Muore il 30 dicembre

Sonny Liston, nome completo Charles L. Liston (Sand Slough, 8 maggio 1932Las Vegas, 30 dicembre 1970), è stato un pugile statunitense, campione mondiale dei pesi massimi dal 1962 al 1964 e riconosciuto dalla International Boxing Hall of Fame fra i più grandi pugili di ogni tempo.

Protagonista dell'età d'oro della boxe, ancora pesantemente condizionata dalla mafia, Sonny Liston è stato il primo importante avversario di Muhammad Ali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dal carcere al ring[modifica | modifica wikitesto]

Charles L. Liston, detto Sonny, nacque nella Morledge plantation, una piantagione di cotone in una sperduta zona paludosa dell'Arkansas tra i 25 figli di un mezzadro abusivo, Tobe Liston, tredicesimo figlio della sua seconda moglie Helen Baskin. Da tutte le fonti ufficiali e dalle fonti secondarie, non risulta sia mai andato a scuola e cominciò ben presto a raccogliere il cotone, poiché la filosofia del padre al riguardo era "If he can sit at the table, he can work." ("Se può sedere a tavola, può anche lavorare").

Liston da adulto portava ancora sulla schiena i segni delle crudeli frustate che come uno schiavo aveva subito da bambino. Tale circostanza fu confermata dall'autopsia eseguita dopo la sua morte. Anni dopo, così Liston riassumeva in un'intervista a un importante quotidiano statunitense la sua infanzia nella piantagione: "I had nothing when I was a kid but a lot of brothers and sisters, a helpless mother and a father who didn't care about any of us. We grew up with few clothes, no shoes, little to eat. My father worked me hard and whupped me hard...” ("Da piccolo non ho avuto niente se non un mucchio di fratelli e sorelle, una madre inutile e un padre che se ne fregava di noi. Siamo venuti su con pochi vestiti, niente scarpe, poco da mangiare. Mio padre mi faceva lavorare duramente e duramente mi frustava...").

Discussa la sua reale data di nascita: singolare che neppure la madre (detta "Big Hela") ricordasse l'anno in cui lo aveva messo al mondo, anche se le sembrava che il parto fosse avvenuto in gennaio; la vaghezza circa la nascita del bambino ha fatto ipotizzare che potesse essere frutto di una relazione extraconiugale da nascondere. Sulla base delle verifiche effettuate, il nome di Charles Liston non risulta dai dati censuari del 1930, tuttavia gli esperti hanno segnalato che il pugile potrebbe essere nato e non registrato tra il 1925 e il 1929.

Un curioso episodio risalente al 1961 è stato riferito dal giornalista sportivo del Philadelphia Daily News, Jack McKinney: mentre svolgeva un allenamento in una palestra di Philadelphia, Sonny si accorse che uno dei suoi fratelli era tra gli spettatori, e lo mandò via. Mentre lo allontanava, lo chiamò "Charles". Secondo McKinney era possibile che Liston usasse l'identità o la data di nascita del fratello.

Secondo l'FBI, nei cui archivi esiste ampia documentazione sul boxeur, Liston avrebbe avuto da una donna due figlie nate rispettivamente nel 1946 e nel 1950. Effettivamente, la più giovane delle due (Eleanor, detta "Cho-cho") fu rintracciata dal padre nel 1963 e aveva circa 13 anni. Dopo il suo primo arresto, nel 1949, Liston dichiarò alla polizia di avere 21 anni; in tal caso sarebbe nato nel 1928 e all'epoca dei due match con Cassius Clay avrebbe avuto 36 anni, cioè 14 più dello sfidante. Liston era anche zio, per parte di madre, del celebre chitarrista blues BB King.

Secondo le ricostruzioni effettuate dalla polizia del Missouri, dopo la separazione dei genitori, nel 1946, il giovane Liston seguì la madre Helen a St. Louis, dove la donna aveva trovato un impiego come operaia in una fabbrica di scarpe. I rapporti di polizia riferiscono che a St. Louis invece di andare a scuola entrò a far parte di un gruppo di piccoli delinquenti dediti a furti e rapine. Le modalità erano sempre le stesse: il giovane Liston immobilizzava con la sua forza erculea la vittima, che veniva rapinata dai suoi compagni. In qualche caso tramortiva con un pugno la vittima.

Facilmente identificato dalla polizia (portava sempre la stessa camicia sgargiante), nel 1949 fu arrestato nella sua casa al 1006 di Ofallon Street, per una rapina compiuta nell'Unique Cafè, al n. 1502 di Market Street, non lontano dalla sua abitazione. Fu riconosciuto colpevole anche per una rapina di pochi dollari compiuta a una stazione di benzina, con l'aggravante del possesso di un'arma. Nel 1950 il tribunale lo condannò a 29 mesi di carcere. Liston scontò la sua pena nella città di Jefferson City, nel carcere Missouri State Penitentiary. Qui i cappellani del carcere, Edward Schlattmann e Alois Stevens, due preti cattolici, come riferiscono fonti secondarie, intuirono le sue grandi potenzialità nel pugilato, insegnandogli i primi rudimenti.

Secondo la sua biografia, il ragazzo, che tutti chiamavano Sonny, appariva straordinariamente dotato per la boxe: pesante a soli vent'anni 92 chili per 1 metro e 84, aveva un collo taurino (52 cm di giro) e mani dalle proporzioni gigantesche (la circonferenza del pugno misurava "39 cm".), tali da richiedere speciali guantoni confezionati appositamente per lui. Padre Alois Stevens così lo descriveva in un'intervista su un quotidiano nazionale: "Sonny was the most perfect specimen of manhood I had ever seen. Powerful arms, big shoulders. Pretty soon he was knocking out everybody in the gym". (Sonny era il più perfetto esemplare di pugile che avessi mai visto. Braccia potenti, spalle grandi. Aveva rapidamente messo KO tutti i pugili della nostra palestra).

La biografia di Liston riporta la storia che una volta per difendere un giovane detenuto nero dalle angherie di quattro bulli, Liston a pugni impartisse loro una lezione memorabile nell'officina del carcere. Risulta dalle fonti ufficiali che nella prigione fu organizzata una sessione di allenamento con un buon peso massimo professionista, Thurman Wilson. Dopo quattro round contro il giovane Liston, Wilson abbandonò malconcio il match. Il promettente campione risulta essere stato segnalato alla federazione pugilistica di St. Louis da Monroe Harrison, detto “Muncey”, già sparring partner di Joe Louis e allenatore del pugile mediomassimo statunitense Archie Moore.

Inserito nella squadra dilettantistica della città, Liston ottenne nel 1952 la scarcerazione sulla parola dopo una campagna di stampa a suo favore svolta da alcuni giornali locali e iniziò a lavorare come manovale in un'azienda metalmeccanica. Secondo i biografi del boxeur, l'operazione sarebbe stata abilmente pilotata da Frank Mitchell, direttore di un giornale locale e titolare di una piccola scuderia di pugili, personaggio notoriamente collegato alla mafia italo-americana della boxe.

Inizi della carriera[modifica | modifica wikitesto]

La breve carriera dilettantistica di Sonny Liston fu ricca di successi. Rappresentante della squadra di St. Louis, nel febbraio 1953 Liston vinse con facilità il torneo Midwest Golden Gloves, la principale competizione per giovani pugili americani, battendo Ed Sanders, fresco vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1952. Sanders era uno tra i migliori giovani massimi americani. Il povero Sanders morirà l'anno seguente per emorragia cerebrale dopo l'incontro con Willie James per il titolo del New England ma i suoi familiari ritennero che i danni cerebrali potevano derivare dal durissimo match contro Liston, che lo aveva letteralmente tramortito con una combinazione al volto.

A questa vittoria seguirono in marzo quella dell'Intercity Golden Gloves contro Julius Griffin (KO al primo round) e la vittoria nel National Golden Gloves contro James McCarter. Liston il 22 giugno 1953 conquistò a Chicago, davanti a 7.460 spettatori l'International Golden Gloves, cioè il campionato del mondo dei Golden Gloves, mettendo KO alla prima ripresa, dopo 2 minuti e 16 secondi, il campione europeo in carica, il tedesco Hermann Schreibauer. Il giovane campione mostrava velocità, tecnica e potenza insolite per un dilettante, tanto che la stampa lo definì ben presto il nuovo Joe Louis.

Una curiosità riguarda l'unica sconfitta da dilettante di Liston, avvenuta contro il giovane "Big" George Brock di St. Louis, divenuto in seguito un celebre cantante blues. "I'm the man who beat Sonny Liston" è un brano del suo disco “Round Two” del 2006. I rapporti dell'FBI riferiscono che il Mitchell aveva fatto entrare Sonny Liston nell'orbita di un importante organizzatore che faceva parte della mafia del pugilato, John Vitale. Questi ne affrettò l'esordio professionistico, che avvenne il 2 settembre 1953, quando Liston sconfisse per KO tecnico Don Smith, pugile di Louisville. L'incontro durò soltanto 33 secondi: Smith fu colpito al volto da Liston, e finì subito al tappeto. L'arbitro Jimmy Parker costatò che Smith non era in grado di proseguire, anche per un brutto taglio all'occhio destro.

Nei tre anni successivi, il boxeur conseguì vittorie contro una ventina di pugili, tra cui il quotato Johnny Summerlin, sconfitto per due volte ai punti a Detroit nel 1954. Entrambi gli incontri furono trasmessi sulla rete televisiva nazionale. In quegli anni Liston incappò anche in una sconfitta, ai punti, contro Marthy Marshall, un pugile molto agile che praticava una boxe "da clown": alla seconda ripresa, dopo essere andato al tappeto, Marshall si rialzò improvvisamente lanciando un urlo; Liston si mise a ridere ma fu colpito con un diretto che gli lussò la mascella. "It didn't hurt, but I couldn't close my mouth," ricordò il pugile "I had to fight the last six rounds with my mouth open." Proseguì quindi il match con la bocca aperta, ma un altro colpo di Marshall gli fratturò definitivamente la mascella. Nonostante la menomazione, Liston riuscì a terminare il match, che perse ai punti.

L'incontro parve registrare la prima manipolazione da parte della mafia: Liston riferì a Bob Burnes, cronista sportivo del St. Louis Globe-Democrat che all'inizio dell'incontro “qualcuno” del giro di Vitale gli avrebbe “consigliato”, al fine di divertire maggiormente il pubblico, di far durare il match per almeno quattro riprese. L'inaspettata sconfitta di Liston – più quotato di Marshall – arricchì qualche scommettitore. Nella doppia rivincita, Liston sconfiggerà Marshall a St. Louis nel 1955 e con un feroce KO a Pittsburgh nel 1956.

Le quotazioni del giovane Liston registrano una costante ascesa. Nonostante avesse soltanto 15 match all'attivo (14 vittorie e una sconfitta) Liston avrebbe dovuto incontrare nel 1956 l'esperto Harold Johnson primo sfidante al titolo (61 incontri all'attivo in carriera, di cui 54 vinti). Tuttavia 4 giorni prima dell'incontro Johnson dette forfait per infortunio.

Il mito dell'invincibile[modifica | modifica wikitesto]

La Bild commenta la vittoria di Liston contro Albert Westphal

Dalle fonti secondarie risulta che Liston era ancora analfabeta, e dopo essere uscito dal carcere aveva seri problemi con l'alcool. Fu più volte fermato dalla polizia per vagabondaggio. Secondo i rapporti dell'FBI, il Liston alternava in quel periodo l'attività di pugile con quella di guardaspalle di gangster mafiosi e di sfasciateste per conto del sindacato edile.

Una sera, a una fermata d'autobus, il pugile conobbe casualmente un'operaia di nome Geraldine Clark Chambers. Era il 1956 e pioveva a dirotto. Sonny Liston scese dalla sua auto e prese in braccio la Clark per metterla in salvo nella vettura: "una signora come lei - disse - non dovrebbe star lì a bagnarsi sotto la pioggia". Il 3 settembre 1957 si sposarono a St. Louis. Nuovi guai con la giustizia bloccarono Sonny Liston per il biennio 1956-1957; nell'aprile del 1956 fu arrestato in circostanze poco chiare: Liston avrebbe aggredito e disarmato un poliziotto che gli aveva chiesto di spostare l'auto. I testimoni riferirono che il poliziotto implorava nel fango Liston di non ucciderlo.

In attesa del processo il pugile fu fermato altre tre volte per vagabondaggio e resistenza a pubblici ufficiali. Ne seguì un'altra condanna alla reclusione per otto mesi. Osteggiato dalle principali federazioni pugilistiche, Sonny Liston era sul punto di rinunciare alla boxe. Fu ancora una volta un sacerdote cattolico, il padre gesuita Edward P. Murphy (lo stesso che pronuncerà la sua orazione funebre nel 1971), a convincerlo a proseguire. Costretto a lasciare St. Louis, dove a suo dire la polizia gli rendeva la vita impossibile (effettivamente alcuni arresti apparivano ingiustificati), Liston si trasferì con la famiglia a Filadelfia.

Ormai nella piena maturità agonistica, il pugile negli anni seguenti sconfisse tutti i principali pretendenti al titolo mondiale dei pesi massimi mostrando una superiorità a volte schiacciante. Nel 1958, sesto nella graduatoria mondiale, Sonny Liston vinse otto incontri. Il 28 gennaio a Chicago batté per KO Bill Hunter, poi sconfisse Benjamin Wise, Julio Mederos, Wayne Bethea, Ernie Cab, Frankie Daniels e in due incontri Bert Whitehurst ai punti; nel secondo match tuttavia Whitehurst, scaraventato fuori dal ring nel decimo round, a sette secondi dalla fine, non era più in grado di terminare l'incontro.

Nel 1959 il pugile arrivò al primo posto nelle classifiche mondiali vincendo quattro match per KO e sconfiggendo Mike DeJohn in sei riprese, Willie Besmanoff, il primo sfidante al titolo Cleveland Williams, battuto per KO alla terza ripresa, e il forte cubano Nino Valdes, crollato al tappeto nella terza ripresa. Nel 1960, ancora in attesa di concorrere al titolo, il Liston disputò altri cinque match: la rivincita con Williams, sconfitto per KO al primo round, Howard King, Zora Folley e Eddie Machen. Furono in particolare le due vittorie sul temibile Cleveland "Big Cat" Williams a dare a Liston la convinzione di poter scalare il titolo.

Nell'aprile del 1960 suscitò grande impressione la vittoria di Liston sul quotato Roy Harris, un bianco che nel 1958 aveva sfidato Patterson per il titolo perdendo alla tredicesima ripresa. Harris vantava 30 vittorie (9 per KO) e la sola sconfitta con il campione del mondo. L'incontro fu una dimostrazione di predominio schiacciante: in soli tre minuti del primo round Liston atterrò ben tre volte Harris prima del KO definitivo. L'anno seguente Liston sconfisse nuovamente Howard King e il campione tedesco Albert Westphal, buon pugile che vantava di non essere stato mai sconfitto per KO, che Liston atterrò al primo round con un sinistro devastante.

L'ascesa del picchiatore dell'Arkansas fu una delle più clamorose della storia della boxe e rivoluzionò in un paio d'anni i rankings della categoria. In pochi mesi Liston aveva sconfitto i tredici principali sfidanti al titolo mondiale. Nella loro carriera quei pugili contarono complessivamente 419 vittorie e 99 sconfitte. Sedici di quelle sconfitte avvennero nei tre anni tra il 1958 e il 1960 tutte negli incontri con Sonny Liston. Nonostante la pessima fama che lo circondava, Liston poteva ormai sfidare il campione mondiale, un ex peso medio in carica dal 1956 salvo una breve interruzione nel 1959-1960, Floyd Patterson.

Grande orso cattivo[modifica | modifica wikitesto]

La facilità delle sue vittorie spinse gli esperti a definire Sonny Liston come il più forte picchiatore mai visto sul ring dopo il ritiro di Joe Louis, detto il “”bombardiere nero””, mitico campione mondiale degli anni trenta e quaranta. A parere degli storici della boxe, il suo modo di combattere era semplice ma molto efficace. Forte con entrambe le mani, massiccio, Liston non era velocissimo ma aveva un buon gioco di gambe, in grado di consentirgli di preparare la combinazione del destro con il lunghissimo e potente gancio sinistro che il più grande critico della boxe, Nat Fleischer, definì “il piccolo treno”.

Molti ritenevano che nella gestione del ring Liston non prendeva rischi inutili e accompagnando ogni azione con un movimento laterale, indietreggiava quando non aveva raggiunto il suo scopo. Pugni sempre alti, usava il jab per tenere costantemente lontano l'avversario, e costringerlo a scoprirsi. Lo scrittore David Remnick paragona questa preparazione al colpo a un astuto tergiversare: "punches were not especially fast ... Liston had a way of saying 'Ahem!' and then throwing a punch." (I colpi non erano particolarmente veloci... Liston aveva modo di dire "ahem!" e poi sferrare un pugno).

A giudizio dei tecnici la forza di quei pugni era formidabile. Della mitica potenza di Liston – forse superiore a quella di ogni altro pugile che abbia mai calcato il ring - si raccontano episodi ai limiti della leggenda: testimoni hanno riferito che una volta in palestra il campione avrebbe provocato con un solo pugno il cedimento del gancio di sospensione del sacco di allenamento. In combattimento mostrava un furore distruttivo senza eguali e nessuno dei suoi avversari ha mai dimenticato la durezza dei colpi di Liston, portati con spietata e micidiale precisione.

Il vecchio Johnny Tocco, allenatore di Liston dagli inizi della carriera, fu testimone di quella incredibile potenza: "Nobody hit those bags like Sonny. He tore bags up. He could turn that hook, put everything behind it. Turn and snap. Bam! Why, he could knock you across the room with a jab. I saw him knock guys out with a straight jab. Bam! In the ring, Sonny was a killing machine." (Nessuno colpiva come Sonny; in palestra i punching balls volavano via strappati di potenza. Poteva farti volare in una stanza con un jab. Ho visto Sonny abbattere un avversario con un solo diretto. Nel ring, era una macchina micidiale).

A Chicago il 6 agosto 1958 Liston colpisce così pesantemente il suo avversario Wayne Bethea, da fargli perdere sette denti, che a fine match (sospeso per KO tecnico) sono raccolti nel paradenti e sparsi sul tappeto del ring. Dalle immagini dell'epoca, in alcuni match, i suoi avversari finiscono KO scaraventati fuori dalle corde del ring o sono colpiti brutalmente da Liston persino quando sono sulle ginocchia. Il boxeur Eddie Machen si vantava di essere riuscito a terminare in piedi il suo confronto con Liston. Il pugile in realtà per l'intero match aveva con abilità evitato le bordate di Liston, che osservò: "Per ballare il tango bisogna essere in due e stasera Machen non era dell'umore giusto".

Da fonti secondarie risulta che era persino difficile trovare sparring partner per i suoi allenamenti. Per 50 dollari i giovani pugili non se la sentivano di essere malmenati dal campione. A giudizio degli storici della boxe, Liston, dopo Louis e prima di Cassius Clay, usa l'arma psicologica per sconfiggere i suoi avversari prima ancora dell'inizio del match. Patterson ne fu vittima più di ogni altro. Gli abbigliamenti (la "tunica del boia"), i rituali precedenti il match come la rilevazione del peso e il truce cipiglio sembravano studiati apposta per annientare psicologicamente l'avversario. Il suo sparring partner Jack McKinney testimoniò che prima di un allenamento era impossibile guardarlo negli occhi senza avere la precisa sensazione di stare per morire: "There was fear in Sonny Liston's eyes, fear that he was going to kill me".

Ma lo scrittore Norman Mailer rivaluta lo sguardo di Liston: "From the advance publicity one had expected to look into two cracks of dead glass, halfway between reptile and sleepy lizard, but they were actually dark, brimming, eloquent… You did not feel you were looking at someone attractive, you felt you were looking at a creation". ("Dalla pubblicità che lo circondava, mi sarei aspettato uno sguardo di due fessure di vetro morto, a metà strada tra lucertola e un rettile assonnato, ma gli occhi (di Liston) erano in realtà oscuri, traboccanti, eloquenti... Tu non avresti potuto dire che era una persona attraente, ma sentivi di assistere a una creazione").

Il terrore dei suoi avversari iniziava prima ancora di salire sul ring. Lo stesso Cassius Clay, ventiduenne, ne è vittima: nelle visite mediche precedenti il match del 1964, all'arrivo del campione del mondo in carica - che lui chiamava l'orribile orso - fu sopraffatto dallo spavento, tanto che i medici registrarono un abnorme sbalzo della sua pressione sanguigna. Fu necessaria un'altra misurazione per tranquillizzare i sanitari.

Nel 1991 Clay confessò al giornalista Thomas Hauser: “I was scared. Sonny Liston was one of the greatest fighters of all time. He hit hard and he was fixing to kill me. But I was there, I didn't have no choice but to go out and fight.” (Ero spaventato. Sonny Liston era uno dei più grandi pugili di ogni tempo. Colpiva duro ed era deciso a uccidermi. Ma ero là, non avevo scelta: vado e combatto). A tale immagine di Liston si contrappone fuori dal ring quella di un uomo generoso e gentile, capace di grandi ironie e amico dei bambini. Numerose le sue donazioni a poveri, detenuti, attività sociali. Il suo allenatore Will Reddish disse un volta: “Non ho mai visto Sonny fare una cattiva azione”.

“Il pugile della mafia”[modifica | modifica wikitesto]

Risulta dalla generalità delle fonti ufficiali e giornalistiche che il pugilato degli anni cinquanta, in cui gareggia Liston, era uno sport dominato dal gioco esasperato delle scommesse e controllato dalla mafia. Lo spettacolo del ring non conosce ancora la Tv satellitare ma ambienti popolati da loschi figuri. La stampa del tempo non mostrava simpatia per il pugile, ritenuto un gangster legato alla malavita. Così i procuratori del campione in carica Floyd Patterson riuscirono per anni a evitare la sfida con Liston, adducendo a valido motivo la sua vicinanza con la Mafia.

Il comitato parlamentare sulla criminalità organizzata, presieduto dal senatore democratico Estes Kefauver del Tennessee, appurò che non solo la Mafia fin dagli inizi aveva il pieno controllo sul boxeur, ma lo aveva addirittura reclutato tra i suoi "esattori". Narrano gli storici di pugilato che Frank Mitchell, il primo manager di Liston, avrebbe detto al mafioso Frank “Blinky” Palermo: “I have got the next heavyweight champion of the world” (Ho sottomano il prossimo campione del mondo dei pesi massimi); Palermo replicò: “I cannot manage him, but I can get someone to help you” (Non posso gestirlo io, ma so chi ti potrà aiutare).

Si trattava di Frankie Carbo (Paul Gianfranco Carbo), meglio conosciuto come “The Grey”, uno dei capi della Mafia e principale potenza della boxe americana. Al tempo della sua attività dilettantistica e nei primi tre anni di professionismo, secondo molte fonti ufficiali, Liston era già stato utilizzato dalle famiglie mafiose di St. Louis per riscuotere le "quote" dei taglieggiati terrorizzandoli con lo spauracchio di una dura punizione fisica. Al mafioso bastava dire: "You paid Sonny or you woke up in the middle of next week" (Paga Sonny o ti risveglierai nel mezzo della settimana prossima).

Come fu appurato in molteplici processi relativi alla corruzione nella sport americano, ai bordi del ring, l'organizzazione mafiosa requisiva gran parte dei guadagni del pugile dell'Arkansas, lasciando al campione pochi spiccioli. Per ogni incontro, il 52% della borsa di Liston spettava a Carbo; il 12% ciascuno spettava a John Vitale e a Frank Palermo detto Blinky, e il 24% a Joseph 'Pep' Barone. L'incredibile serie di vittorie consecutive di Liston (26 di cui 21 per KO) aveva peraltro stimolato il giro delle scommesse, su cui prosperava la criminalità organizzata. E se mai risultarono incontri truccati a favore del pugile, i suoi secondi in alcune occasioni (come ad esempio l'incontro con Eddie Machen o il primo match con Clay) avevano fatto ricorso a metodi non proprio corretti per penalizzare i suoi avversari.

Gli inquirenti ricostruirono che attorno a Liston gravitava anche un criminale come Robert B. "Barney" Baker, collegato a Sam Giancana, ex pugile e boss di Chicago, e personaggio importante dell'organizzazione del discusso leader sindacale James "Jimmy" Hoffa. Baker risultò implicato nell'organizzazione dell'attentato di Dallas nel 1963 nel quale fu ucciso il Presidente americano John F. Kennedy. Risultò indirizzata a Baker l'ultima chiamata telefonica che fece il pregiudicato Jack Ruby prima di assassinare il presunto attentatore di Kennedy, Lee Harvey Oswald. Da tutte le fonti ufficiali e dalle fonti secondarie, risulta che i manager del campione erano tutti legati alla mafia: dopo Frank Mitchell si alternano Jack Nilon, Joe "Pep" Barone, Eddie Polino, Dick Sadler.

Nel dopoguerra, l'organizzazione istituzionale della boxe negli Stati Uniti era ampiamente controllata dalla International Boxing Club (IBC). Costituita nel 1949, la IBC aveva l'obbiettivo di stroncare ogni rapporto della mafia nel pugilato, anche grazie alla Committee on Anti-Trust and Monopoly costituita dal Senato. Come riferiscono gli storici della boxe, per le amicizie compromettenti con i vertici della mafia, alcune commissioni pugilistiche tra cui quelle di Filadelfia e di New York, inibirono a Liston incontri nelle loro sedi e nel 1961 la National Boxing Association lo sospese dall'attività. Al fine di superare le riserve delle Federazioni, Liston nominò come manager George Katz, non sospetto di legami con la mafia. In un periodo successivo tuttavia se ne liberò, tornando alle vecchie amicizie. Sarcastico il commento di Katz: "Liston has a lot of good qualities. It's his bad qualities that are not so good" (Liston ha molte buone qualità. Il problema è che le cattive non lo sono altrettanto).

Patterson accetta la sfida[modifica | modifica wikitesto]

Come riportato da autorevoli fonti giornalistiche, Liston avrebbe voluto combattere contro Patterson al Madison Square Garden di New York, il tempio storico del pugilato, ma questo non era possibile. Le autorità di New York ritenevano infatti che Liston non avesse mai tagliato i legami con la Mafia. Vista l'importanza che allora rivestiva negli USA il campionato mondiale dei massimi, molti autorevoli commentatori ritenevano la figura del pugile dell'Arkansas socialmente improponibile.

Charles Larson, presidente del United States National Boxing Association, riteneva Patterson il miglior campione del mondo possibile: "In my opinion – dichiarò - Patterson is a fine representative of his race, and I believe the heavyweight champion of the world should be the kind of man our children could look up to as they have always done, as hero-worshipers. If Liston should become champion before he had rehabilitated himself, it might well be a catastrophe." ("A mio avviso Patterson è rappresentante dignitoso della sua razza e credo che il campione del mondo dovrebbe essere il tipo d'uomo che i nostri bambini potrebbero ammirare, come un eroe. Se Liston conquistasse il titolo prima di riabilitarsi, sarebbe rovinoso").

Replicò sir David Harrington Angus Douglas, ventesimo marchese di Queensberry, discendente diretto dell'inventore della boxe moderna. "It wasn't all that relevant - disse in pubblico - whether or not Liston was a good character. If he's not in prison at the moment, he must currently be legally straight. If he's a good boxer, he must be entitled to a fight with Patterson." (“È del tutto irrilevante se Liston abbia o meno un buon carattere. Se non è in prigione, ha legalmente diritto a disputare un incontro. Se è un buon boxer, deve poter combattere con Patterson"). Intanto la stampa premeva per l'incontro del secolo. Nell'ottobre 1960 l'autorevole rivista Ring scriveva: “Nessun peso massimo ha mai fatto di più di Sonny per guadagnare una sfida per il titolo mondiale dei pesi massimi” (No heavyweight has done more to earn a heavyweight championship fight than Sonny).

Vista la resistenza delle principali organizzazioni americane su Liston, alcuni promotori ebbero l'idea di organizzare un incontro tra Liston e l'ex campione del mondo Ingemar Johansson, da disputarsi nel dicembre 1961 a Toronto o Montreal in Canada. La questione assunse importanza nazionale, tanto che lo stesso Presidente Kennedy chiese pubblicamente a Patterson, durante un party alla Casa Bianca, di mettere fine alla paradossale situazione e porre in palio il suo titolo contro il picchiatore dell'Arkansas. "Perché non affrontate Liston?" chiese Kennedy, e aggiunse: "È indubbiamente uno sfidante degno di voi". Patterson fu costretto a rispondere di sì: "I'm gonna fight Liston".

Con la stampa, Liston commentò la vicenda così: "Frankly, I don't think Patterson would have fought me if he hadn't promised the president. I believe Floyd found himself in a position where he couldn't go back on his word. After all, you don't tell the President of the United States that you are going to do something and then fail to do it." (Francamente, non penso che Patterson avrebbe combattuto con me se non l'avesse promesso al presidente. Floyd non poteva rimangiarsi la promessa. Dopo tutto, non puoi promettere al Presidente degli Stati Uniti di fare una cosa, e poi tirarti indietro).

La sfida tra il buono e il cattivo, il campione nero istruito e integrato (Patterson) e l'ex galeotto detestato dall'establishment statunitense, appariva emblematica. Liston è il personaggio negativo per definizione, ma il pugile non se ne cruccia: "I'm the bad guy – disse una volta – okay, people want to think that, let them" (Sono il cattivo, va bene, la gente vuol pensare questo. Che facciano pure). Pur di combattere con il campione in carica, lo sfidante limitò la sua borsa a 250.000 dollari, un quinto di quanto spettò a Patterson.

L'incontro, disputatosi in Comiskey Park di Chicago il 25 settembre del 1962 alla presenza di Frank Sinatra, durò solo 2 minuti e 10 secondi. Sonny Liston tramortì con un clamoroso KO Patterson, che alle corde fu colpito da una terribile combinazione di destri e sinistri. Ogni colpo dello sfidante sembrava affondare nella guardia del campione come la lama nel burro: la schiacciante superiorità di Liston fece osservare ai cronisti che sembrava un match tra pugili di due categorie differenti. Finalmente il pugile dell'Arkansas era diventato campione dei pesi massimi, una categoria che di fatto dominava dal 1958.

È la BBC a mandare in onda la celebre radiocronaca: "At 2:06 of round number one, boxing's worst nightmare became a reality. In the same stadium where Joe Louis forty years before washed clean the sins of Jack Johnson, Sonny Liston rekindled the flame of hatred that had burned so brightly in opposition to Jack Johnson that a quarter century passed before a black was allowed to fight for sports most cherished crown. Now the specter of another bad black man was specter no more. He was real, and his name was Charles Sonny Liston". Umiliato sul ring, il povero Patterson fu costretto a lasciare lo stadio da un'uscita secondaria, camuffato con baffi e barba posticci.

Il campione che nessuno voleva[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Sonny Liston

A parere della maggioranza delle fonti storiche, l'America non fu contenta del nuovo campione del mondo dei massimi. L'ascesa a dir poco esagerata dell'ex galeotto poteva apparire come la rivincita dei bassifondi sul sogno americano, il trionfo del malaffare sulla virtù, il rovesciamento della logica della civiltà, tanto da imbarazzare anche il movimento per i diritti civili ormai in crescita in tutto il Paese. Era stato proprio Percy Sutton, presidente del NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), ad auspicare la vittoria di Patterson in quanto migliore rappresentante della sua gente ("I'm for Patterson because he represents us better than Liston ever could or would"). Dopo l'ascesa al titolo mondiale di Liston, i leader della NAACP affermano ufficialmente che la storia del Liston è una favola di riscatto.

Intanto il neo campione del mondo non riceve che una fredda accoglienza da Filadelfia, la sua città: nessuno va ad accoglierlo all'aeroporto. Grande è la delusione di Liston: "I didn't expect – dice amareggiato al giornalista Jack McKinney - the president to invite me into the White House and let me sit next to Jackie and wrestle with those nice Kennedy kids. But I sure didn't expect to be treated like no sewer rat". (“Non mi aspettavo che il presidente mi invitasse alla Casa Bianca per farmi sedere accanto a Jackie e farmi giocare alla lotta con i piccoli, ma non mi aspettavo nemmeno di essere trattato come un topo di fogna").

La stampa diffida apertamente del neo campione del mondo. Persino la circostanza che Liston non sappia esattamente la data della sua nascita, costituisce per i giornalisti prova evidente della sua natura criminale. "Sonny Liston – ha scritto LeRoi Jones was the big black Negro in every white man's hallway; (...) was "the huge Negro," the "bad nigger," a heavy-faced replica of every whipped-up woogie in the world. He was the underdeveloped have-not (politically naive) backward country, the subject people, finally here to collect his pound of flesh". (Sonny Liston era il negro grande e scuro da sempre negli incubi di ogni uomo bianco; era "il negro enorme," "il cattivo negro”; era il paese povero e sottosviluppato (politicamente ingenuo), il popolo sottomesso, che finalmente usciva allo scoperto a raccogliere la sua libbra di carne).

"Sonny Liston - secondo Joyce Carol Oates - occupies a position sui generis for the very truculence of his boxing persona - the air of unsmiling menace he presented to the Negro no less than the white world". (Sonny Liston occupa una posizione sui generis per la forte temibilità della sua personalità di boxer, e nessuno meglio di lui ha mai impersonato l'aura di truce minaccia del Negro per il mondo dei bianchi). Sul finire del 1962 Liston si trasferisce a Chicago, in una costosa villa a tre piani dove ospita anche sua suocera Eva Crawford. Ma anche qui ricominciano le sue disavventure; la polizia lo arresta per guida in stato di ebbrezza. Il campione del mondo esce subito su cauzione, ma il suo arresto e l'alterco con i poliziotti viene ripreso da cineoperatori accorsi sul luogo. La scena è trasmessa nei telegiornali in molti Stati e l'immagine di Liston è fortemente compromessa.

La rivista Esquire nel numero natalizio del 1962 ritrae Liston nei panni di Santa Claus (la geniale foto era di Carl Fisher), e commenta: "Is the last man on earth America wanted to see coming down its chimney". (È l'ultimo uomo sulla terra che l'America avrebbe desiderato veder scendere dal camino). E se Esquire paga pesantemente quella copertina con un crollo delle vendite, una certa simpatia, secondo i suoi biografi, sembra accogliere Liston presso il pubblico televisivo, per via della sua semplicità e della sofferta storia personale. Riferiscono le cronache che il campione è di poche e stentate parole, balbetta quando è in difficoltà, comunica agevolmente solo con i bambini e con i vecchi. E se parte della stampa lo dipinge negativamente, la moglie Geraldine lo chiama Charles e lo definisce nelle interviste uomo premuroso e piacevole ("A nice thoughtful man").

Norman Mailer scrive di Liston che ha un ghigno feroce, ma "un grande sorriso". Per quanto appaia un taciturno assassino sul ring, il campione è a suo modo un uomo di comunicazione. Per questo, Liston diviene in breve un "personaggio": partecipa a vari programmi televisivi (tra i quali i popolari The Jack Benny Show, The Ed Sullivan Show e The Billy Graham Show). È chiamato ad arbitrare alcuni incontri di boxe, e anche il match valido per il titolo mondiale dei medioleggeri tra Denny Moyer e Joey Giambra il 20 ottobre 1962 a Portland nell'Oregon.

Nel 1963 è scelto come testimonial della compagnia aerea Trans World Airlines (TWA). Sulle riviste patinate e sui quotidiani si moltiplicano le foto di Liston con personaggi famosi dello spettacolo, del pugilato, di altri sport. Molte di queste immagini mettono in risalto le mani del pugile, inconfondibili anche per una marcata deviazione del dito medio della mano destra, probabile risultato di una frattura in età infantile. Giornali e riviste dell'epoca ritraggono con dovizia di fotografie Liston che si reca a far visita al Missouri State Penitentiary, dove è accolto da un'autentica ovazione dei detenuti; si trattiene a pranzo con loro; scherza nel cortile del carcere e nella barberia.

Episodi anche umoristici, come dimostra l'evento riportato dalla stampa e avvenuto durante una esibizione alle Bahamas nel 1963: mentre Liston e il suo sparring partner boxavano sul ring, mancò la luce e la sala piombò nell'oscurità. Quando si riaccesero le luci, tra lo stupore generale il campione era al tappeto. Il pubblico fece silenzio; Liston allora si rialzò e disse: “Mi spiace, vi siete persi il KO”. Liston partecipava volentieri a eventi musicali: il 3 agosto 1963 presenzia al concerto per beneficenza dell'Armory Music Center a Duluth in Minnesota. In una tournée in Svezia si cimenta a Stoccolma come sassofonista in un divertente duetto con il pugile svedese Johansson.

L'ex campione Floyd Patterson aveva intanto diritto a una rivincita. Ma l'incontro viene rinviato per un misterioso infortunio di Liston a un ginocchio. Secondo Foneda Fox, amico e sparring partner preferito di Liston, l'infortunio era una scusa e il rinvio era dovuto a un contrasto interno alla mafia: alcuni boss avrebbero ritenuto molto redditizia una sconfitta di Liston. A Las Vegas il 22 luglio 1963, con una borsa in palio di 1 milione di dollari, Liston batté nuovamente Patterson per KO al primo round, dopo avergli inflitto ben tre atterramenti in soli 2 minuti e 20 secondi di combattimento. Con questo incontro Liston è campione del modo anche per la neonata federazione pugilistica WBC (World Boxing Council), sorta in Messico in contrapposizione alla più antica WBA (World Boxing Association), già denominata NBA ed esistente dal 1921.

Dopo la vittoria, Liston ebbe finalmente un trionfo nella sua nuova città di residenza, Denver in Colorado, dove si era trasferito in una bella casa al numero 3395 di Monaco Parkway, del costo di 28.500 dollari, in cui andò a vivere con la moglie Geraldine e le due figlie. La scelta non era casuale: Liston partecipava a un "piano di riabilitazione" che padre Edward Murphy svolgeva nella sua parrocchia di Denver. Non lontano (al numero 2675 della stessa via) abitava il suo idolo, l'ex campione Joe Louis, che era entrato nell'entourage di Liston come responsabile delle pubbliche relazioni.

In quei giorni il campione del mondo fu ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca dal vicepresidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson. Partecipò inoltre a Denver a una marcia per i diritti civili dei neri americani. Non ripeté però l'esperienza a Birmingham, perché – disse – "non sono un cane ammaestrato". Il successo tuttavia non cambiò il pugile: secondo testimoni, dal 1963 Liston aveva ripreso a bere. Risalgono a questo periodo due nuovi arresti per ubriachezza e resistenza alla forza pubblica e due probabili casi di tentata violenza sessuale. Nella sua sregolata vita il campione finì in carcere per ben 19 volte e subì 240 denunce.

La tentazione europea[modifica | modifica wikitesto]

A parere della Federazione internazionale, sconfitto Patterson, non sembravano esserci più avversari per Liston, che nei quattro anni precedenti aveva battuto sul ring tutti i protagonisti della categoria. Secondo gli esperti, anche un incontro con lo svedese ex campione mondiale Ingemar Johansson sarebbe stato sbilanciato. Questa situazione fini per danneggiare lo stesso Liston, che in tre anni (tra la metà del 1961 e il febbraio del 1964) disputò solo tre incontri ufficiali (quello con Westphal e i due con Patterson) per un totale (dedotti i tempi dei 6 KO) di appena quattro minuti effettivi di combattimento.

Lo sfidante ufficiale divenne ben presto il ventiduenne Cassius Marcellus Clay, vincitore delle Olimpiadi di Roma nel 1960, che contava una striscia di ben 19 vittorie consecutive. Il giovane Clay era già un personaggio, e aveva improvvisato un bizzarro show proprio in occasione del match Liston - Patterson a Las Vegas. Riferiscono le cronache che appena finito il match, il Clay salì sul ring e profferì al microfono dello speaker frasi del tipo: "The fight was a disgrace! Liston is a tramp! I'm the champ. I want that big ugly bear" (Questo incontro è stato una farsa! Liston è un vagabondo! Io sono il vero campione! Datemi quel grosso brutto orso!). A parere del suo biografo, l'episodio rafforzò in Liston la convinzione che Clay fosse un innocuo squilibrato. Interpellato dai giornalisti a Londra su una possibile sfida con Cassius Clay il Liston affermò: “Clay chi? Ma lo sa Clay quanti anni io ho dovuto attendere prima di poter avere una chance per il titolo?”.

Gli storici della boxe riferiscono che arrivato al titolo atleticamente maturo, il campione del mondo era impegnato in continui impegni mondani e d'affari, dedicandosi sempre meno alla palestra. Tale circostanza avrebbe evidenziato il rischio latente di declino, possibile in un atleta dal fisico possente, ma ormai avanti negli anni. Da tutte le fonti ufficiali e dalle fonti secondarie, risulta che la mafia avrebbe esercitato ancora un forte controllo sul campione. In carcere Frank Carbo, il campione del mondo avviò una lunga tournée pubblicitaria nel 1963 in Svezia, Danimarca, Finlandia, Scozia, Norvegia e Inghilterra.

La stampa riferiva che Liston aveva in animo di trasferirsi per qualche tempo in Europa e avrebbe voluto combattere con il pugile inglese Henri Cooper: ma Cooper non avrebbe avuto alcuna intenzione di sfidare il neo campione. Celebre la battuta del suo manager Jim Wicks: “If we saw Sonny Liston coming, we'd quickly cross the street” (“Se vedessimo Liston venirci incontro per strada, passeremmo in fretta dall'altra parte"). Anche in Inghilterra, secondo gli inquirenti, a dettare legge sul pugilato sarebbe stata la Mafia. Da tutte le fonti ufficiali e dalle fonti secondarie, a Londra Liston incontrò ripetutamente in pubblico due famosi boss (i gemelli Ronald e Reginald Kray, ex pugili, detti "The Kray's"), referenti inglesi della mafia italo americana, che verosimilmente potrebbero avergli offerto di rimettere in palio il titolo in Gran Bretagna.

L'accordo non fu raggiunto, Liston venne alle mani con uno dei gemelli e interruppe bruscamente la tournée tornando in patria. Alcuni grandi quotidiani avevano infatti pubblicato la notizia dell'esistenza di una sua figlia illegittima. Secondo alcune fonti, Liston sarebbe tornato in patria anche a causa di polemiche derivanti da alcune sue amare dichiarazioni dopo la strage realizzata da membri del KKK nella chiesa Battista di Birmingham, Alabama, il 15 settembre del 1963, nella quale morirono 4 ragazzine afroamericane. Liston aveva pronunciato una frase polemica ("Mi vergogno di essere americano"), che suscitò icastici commenti nella stampa sportiva, visto che a pronunciarla era un pregiudicato.

Mentre il campione era in volo da Londra, negli USA l'organizzazione di Carbo aveva già scelto per lui lo sfidante nel giovane Clay. L'incontro fu fissato per il 25 febbraio 1964 a Miami in Florida; la sua organizzazione (un incarico milionario) fu affidata a un amico del boss Frankie Carbo, Chris Dundee, fratello del trainer di Clay, un certo Angelo Mirenda, più noto come Angelo Dundee. Secondo alcuni storici della boxe, la scelta di affrontare l'emergente Clay era un affare anche per Liston: una misurata gestione del titolo, con sfidanti di scarso rilievo (come per anni aveva fatto Patterson), non avrebbe avuto prospettive economiche. Più allettante la sfida tra il giovane emergente e il campione, che molti ritenevano più anziano di quanto dichiarato.

Il primo match con Cassius Clay[modifica | modifica wikitesto]

Liston si mostrò molto amichevole nei confronti del giovane avversario, scherzando alla firma del contratto del match e partecipando alla sua festa di compleanno. Ma i due erano agli antipodi: Clay incontra casualmente i Liston all'aeroporto e urla insulti al loro indirizzo. Clay avvia una sfrontata campagna a beneficio della stampa denominata "la caccia al grande orso brutto"; si fa ritrarre sul ring contro un avversario camuffato da grizzly; organizza un pullman con enormi scritte contro l'avversario, facendo schiamazzi all'una di notte sul prato della villa di Liston a Denver.

Mentre Clay si faceva ritrarre scanzonato con i Beatles in tournée negli USA, Liston rifiutò di incontrare la band inglese (il campione amava il rock e detestava la loro musica). Clay si avvicina intanto alla fede musulmana, forse per sfuggire al controllo criminale del ring, creando un forte diversivo di carattere politico. Malcolm X, suo ispiratore, dichiara alla stampa che il match è una moderna crociata: la croce e la mezzaluna che per la prima volta combattono sul ring per la vittoria.

La conversione di Clay lasciò Liston indifferente: "Per me non fa differenza. Come io non mi impiccio nelle sue faccende personali, lui non deve impicciarsi nelle mie". Ma l'ex galeotto comincia a vedere nel giovane e veloce Clay un potenziale pericolo. E ricorre a modi delinquenziali: in un casuale incontro in un Casino di Las Vegas, Liston finge di sparare all'avversario con una pistola e poi lo colpisce con un vero ceffone. Clay abbandona la sala terrorizzato. Secondo la maggioranza degli esperti, l'acerbo sfidante non poteva impensierire il dominatore. L'ex campione Rocky Marciano, come molti altri, riteneva che Clay non avrebbe superato il primo round contro Liston. Questi per la prima volta raccoglie le simpatie generali, vista la prosopopea del suo giovane avversario.

Il divario tra i due pugili appariva enorme: nell'imminenza del match ben 43 giornalisti su 45 indicarono Liston come il favorito. Anche gli allibratori non davano molte chances allo sfidante. Suscitò dubbi la brusca variazione delle quotazioni nell'immediata vigilia del match: la vittoria di Clay passò dall'iniziale 1 a 7 alla sorprendente quota di 1 a 2. Il match, disputatosi a Miami in Florida, ebbe una evoluzione assolutamente imprevista. Fin dal primo round il campione, invece di presidiare il centro del ring, andò all'attacco. Lo sfidante danzava agilmente, puntualmente schivando pugni terrificanti che andavano a vuoto. Clay riuscì così a evitare per le prime riprese contatti ravvicinati e inoltre riuscì a colpire ripetutamente d'incontro il campione, aprendogli con un colpo un profondo taglio sotto l'occhio sinistro.

L'incontro continuò così anche nelle riprese successive, tanto che l'ex campione Joe Louis, che commentava il match a bordo ring, osservò che Liston stava sbagliando tutto. Nel terzo round vi furono numerosi scambi ravvicinati, con la prevalenza di Clay, ancora freschissimo nonostante il grande movimento. Liston riuscì in una occasione a entrare nella guardia di Clay con il sinistro, ma non affondando il colpo. Nel quarto round Clay protestò vivamente per bruciore agli occhi, probabilmente causato da una pomata cicatrizzante finita sui guantoni dell'avversario oppure da un preparato per accecare l'avversario (il cosiddetto "muscatele"), trucco astutamente ideato dai secondi del campione.

Liston si aggiudicò quarto e quinto round mettendo in difficoltà Clay, colpito con combinazioni di destro e sinistro. Lo sfidante tuttavia tenne a distanza il campione risalendo in cattedra nel sesto round, durante il quale mise a segno alcuni colpi di grande efficacia scenica. All'inizio del settimo round, Sonny Liston non si rialzò dall'angolo denunciando un dolore alla spalla sinistra. La stampa dell'epoca descrisse il campione nel suo angolo come un uomo demoralizzato e invecchiato di dieci anni, che abdica soverchiato dal giovane sfidante.

Tuttavia al momento della sospensione le valutazioni dei giudici di gara indicavano perfetta parità: il giudice Felix valutava 57-57, Bernie Lovett 58-56 a favore di Liston, Gus Jacobson 58-56 a favore di Clay. L'incontro fu dichiarato il miglior match del decennio, anche se Liston, che in nessuna fase del match aveva mostrato la furia distruttiva che lo contraddistingueva, aveva chiaramente deluso le aspettative.

L'ombra di una combine[modifica | modifica wikitesto]

L'infortunio alla spalla di Sonny Liston fu effettivamente diagnosticato il giorno successivo in ospedale, ma ci furono molti dubbi: si pensò che il campione, fermo ormai da molti mesi, non si fosse adeguatamente allenato; sospetta apparve soprattutto la ridotta aggressività di Liston, le cui goffe movenze sul ring sembravano studiate per esaltare l'agilità dell'avversario. Il campione era apparso l'ombra del micidiale picchiatore che da sei anni dominava la scena mondiale, di fronte al quale il giovane Clay non avrebbe probabilmente avuto scampo.

Anche l'abbandono della gara apparve poco credibile. Liston era molto resistente al dolore: dieci anni prima aveva combattuto il match contro Marty Marshall con una mascella fratturata per 10 riprese. Il pubblico e la critica non ritenevano possibile che il “re delle bestie” Liston abdicasse dal titolo in modo così remissivo, dopo un incontro nel quale aveva privilegiato il fioretto rispetto alla sciabola. Secondo la moglie Geraldine il campione si era slogato la spalla qualche tempo prima del match, ma non vi aveva dato peso. I secondi di Liston ritenevano che il campione si fosse infortunato al primo round.

Possibile che l'infortunio e il conseguente forfait sia stata una finzione? “I did what they told me to do” (Ho fatto cosa mi avevano detto di fare) avrebbe ambiguamente detto Liston al telefono a suo zio E. B. Ward dopo la gara. Finito il match, Foneda Cox, lo sparring partner di Liston, che aveva perso qualche centinaio di dollari nelle scommesse, davanti a testimoni disse contrariato a Sonny che avrebbe potuto avvertirlo della combine. "With your big mouth - avrebbe risposto Liston - we'd both be wearing concrete coats" (Con la tua boccaccia, saremmo entrambi murati in una colonna di cemento).

I sospetti per una eventuale combine furono rafforzati da voci relative a ingenti scommesse contro il superfavorito dell'incontro. Le scommesse e le borse dell'incontro furono provvisoriamente bloccate e furono avviate indagini. La volatilità delle quotazioni delle scommesse nell'imminenza dell'incontro di Miami, secondo l'avvocato generale della Florida, era la prova di una combine di cui molti erano a conoscenza. Tali indizi furono tuttavia giudicati insufficienti e l'inchiesta fu archiviata.

Determinante apparve il ruolo della mafia. Un'inchiesta federale svoltasi nel 1965 appurò che la società Intercontinental Promotions con sede legale in Pennsylvania controllata dal mafioso Frankie Carbo e dai fratelli Nilon assicurava al Liston (che ne era presidente) già dal 1964 una percentuale del 46% sui futuri introiti organizzativi degli incontri del giovane Clay. La Intercontinental Promotions, inoltre, avrebbe indirettamente finanziato il Louisville Syndicate (l'associazione che sosteneva Clay) per promuovere la carriera del giovane pugile.

L'FBI, secondo documenti pubblicati dal Washington Times, avrebbe raccolto testimonianze secondo le quali Irving "Ash" Resnick, un ex pugile responsabile degli eventi sportivi del noto Thunderbird Hotel, sospettato di collegamenti con la mafia, avrebbe pilotato d'accordo con il Liston, l'esito dell'incontro. Proprio Resnick era all'angolo di Liston nell'incontro mondiale. In particolare, in un interrogatorio a Barnett Magids, uno scommettitore di Houston, Texas, emerge che Resnick e Liston avrebbero incassato un milione di dollari a testa scommettendo su Clay[1]

Secondo altre testimonianze, raccolte in seguito dall'FBI la mafia di Chicago, guidata da Sam Giancana, avrebbe voluto la sconfitta di Liston, controllato dal Carbo per conto della famiglia Lucchese, e avrebbe pilotato ingenti scommesse contro il campione in carica. Irregolare soprattutto apparve la circostanza che nel contratto dell'incontro con Clay fosse stata già stabilita una rivincita a favore di Liston e che nell'ottobre 1963 la società mafiosa avrebbe acquistato dal Louisville Syndicate i diritti per l'organizzazione della gara successiva. Giudicato colpevole di violazione delle regole sportive, nel 1965 Liston subì una squalifica di un anno, più tardi ridotta a sei mesi. Liston dovette anche versare le tasse relative ai guadagni conseguenti al match di Miami, pari a 2.7 milioni di dollari.

Secondo molti osservatori l'ascesa al titolo di Clay era vista con favore dalla mafia, che aveva compreso le potenzialità del nuovo campione nel promuovere la boxe e il fiume di denaro delle scommesse. Secondo il biografo Nick Tosches, l'organizzazione criminale voleva sbarazzarsi di un personaggio potenzialmente scomodo come Liston, ormai avviato alla fase conclusiva della carriera e sul punto di essere squalificato se fosse esploso un nuovo scandalo legato al suo nome: secondo i rapporti di polizia un mese prima Liston avrebbe infatti tentato di violentare una cameriera in un hotel e questa l'aveva denunciato. Secondo alcune testimonianze, solo un cospicuo versamento di dollari aveva poi tacitato la denunciante. Analogo episodio (con relativo indennizzo) era avvenuto qualche tempo prima con Pearl Grayson, la moglie di uno dei suoi guardaspalle. Storie simili a quelle che travolsero, molti anni dopo, il campione del Mondo Mike Tyson.

Il pugno "fantasma"[modifica | modifica wikitesto]

Il match di rivincita – dapprima fissato per il novembre 1964 – subì un rinvio di sei mesi a causa di una operazione di ernia intestinale cui fu sottoposto Clay. Sonny Liston, che all'appuntamento di novembre era arrivato in gran forma dopo durissimi allenamenti, smise di allenarsi e affrontò l'incontro nel maggio successivo mal preparato. Immagini dell'epoca mostrano Liston come un uomo invecchiato e talvolta impaurito. In quei giorni vagheggiava di fondare un'associazione no profit per favorire la pratica sportiva dei giovani di Denver.

Appena conquistato il titolo nel 1964, Cassius Clay si era convertito ufficialmente alla fede musulmana e aveva mutato il suo nome in Muhammad Ali; intanto gli era stato revocato il titolo WBA (World Boxing Association), che assieme alla WBC formava il titolo assoluto. La rivincita che Clay concesse a Liston era perciò limitata al solo titolo WBC (il titolo WBA, nel frattempo, era stato assegnato a Ernie Terrell, un ex sparring partner di Liston). Nei mesi successivi si verificarono avvenimenti sconvolgenti. Malcolm X era stato assassinato, un incendio era stato appiccato all'appartamento di Clay, la sede newyorkese dei Black Muslims era stata distrutta da bombe.

Dopo il discusso esito del primo incontro, la rivincita tra Clay e Liston non sembrava avere molta credibilità. Il match fu dapprima fissato a Boston, poi revocato, fu rifiutato dalle principali sedi pugilistiche americane e infine anche da Las Vegas. Alla fine l'incontro si disputò nel 1965 a Lewinston nel Maine, una sede secondaria, di fronte a una platea semivuota. I biglietti venduti furono 8.297 sui 15.744 posti dell'arena. L'organizzatore, un certo Bill McDonald, proprietario di una catena di fast food destinata a fare storia, ebbe un passivo di oltre 300.000 dollari.

Il clima della serata era molto teso. Prima dell'incontro, Cassius Clay aveva ricevuto minacce di morte dai seguaci di Malcolm X, che ritenevano la setta dei Black Muslims (di cui Clay faceva parte), colpevole dell'agguato che aveva causato la morte del leader. In particolare, circolava insistente la voce di un imminente attentato a Clay nella notte precedente il match. Anche Sonny Liston era stato avvicinato nel suo campo di allenamento nei pressi di Chicago da alcuni esponenti dei Black Muslims, che avevano proferito minacce nei confronti della sua famiglia e in particolare della tredicenne figlia minore Eleanor, nata da una relazione prima del suo matrimonio, che era tornata a vivere con il padre nel 1964.

Si temeva un attentato durante il match: i giornalisti a bordo ring erano protetti da scudi antiproiettile. Il medico ufficiale Ralph Turgeon, che visitò Liston prima del match disse che gli sembrava "the fittest man I've ever examined" (l'uomo più in forma che ho mai visitato). Il match sembrò la replica di quello dell'anno precedente, con Liston all'attacco e Clay abile nello schivare i colpi dell'avversario. Dopo appena un minuto Alì colpì l'avversario con un colpo d'incontro apparentemente innocuo, passato alla storia come il "pugno fantasma" (the phantom punch).

Dopo una goffa caduta, Liston rimase al tappeto tramortito. Clay, incredulo, lo invitò con veemenza ("Get up and fight! Get up!") ad alzarsi per continuare il combattimento. Secondo gli esperti che hanno visionato al rallentatore la ripresa, il colpo del campione del mondo, assestato da brevissima distanza e talmente veloce da risultare quasi invisibile, colpì con precisione la tempia dell'avversario, che in quel momento stava portando un attacco con il suo caratteristico stile ed era fortemente sbilanciato in avanti. Resta però il dubbio relativo alla forza non devastante del colpo, che avrebbe provocato l'atterramento di Liston, notoriamente un buon incassatore.

L'immagine di Clay che sovrasta l'avversario al tappeto (immortalata da un celebre scatto del fotografo Neil Leifer) è divenuta una delle più celebri icone pop della nostra epoca. Incerto sull'effettivo KO di Sonny Liston, il campione sembrava voler enfatizzare la propria estraneità alla commedia. Impegnato a frenare le proteste di Clay, che invece di andare al suo angolo e attendere il conteggio insultava l'avversario al tappeto, l'inesperto arbitro Jersey Joe Walcott (un ex campione del mondo della categoria, peraltro addetto alle pubbliche relazioni della società Intercontinental Promotions, quindi dipendente di Frankie Carbo) dimenticò di effettuare il conteggio.

Walcott fece riprendere il match ben 17 secondi dopo l'atterramento; ma accortosi in un secondo momento dell'errore su segnalazione di uno dei giornalisti a bordo ring, Nat Fleischer, editore della rivista Ring Magazine, e dei cronometristi, lo sospese dichiarando Alì vincitore per KO. Il pubblico, certo di una combine, iniziò a gridare: “Fix, fix, fix!” (Truffa, truffa, truffa!). Nel match si erano verificate molte violazioni al regolamento; tra queste il comportamento di Clay dopo l'atterramento e quello dell'arbitro, che non aveva ammonito ufficialmente Clay né effettuato il regolare conteggio a Liston al tappeto.

Inoltre al momento della sospensione definitiva del match, lo sfidante era in piedi ed entrambi i pugili avevano ripreso a combattere. Nonostante tali circostanze, Sonny Liston non protestò, né il suo clan formalizzò alcun reclamo. Critica e stampa ritennero il match un falso. Anche alcuni grandi campioni del pugilato, come George Chuvalo, Jack Dempsey, Joe Louis e Gene Tunney giudicarono l'esito del match poco credibile. Dissero che tutto sembrava una commedia. "That punch - affermò Joe Louis - was like throwing corn flakes at a battle ship." (Quel pugno era come un corn flakes scagliato contro una corazzata).

Secondo l'arbitro Walcott, invece, Liston non fingeva ed era stato realmente tramortito dal colpo di Clay; a fine match avrebbe chiesto anche di annusare i sali. Le immagini del trionfo mostrano un Clay chiaramente stranito, che guarda Sonny Liston con un misto di incredulità e imbarazzo. Secondo testimonianze raccolte da David Remnick, il campione sarebbe rientrato furibondo negli spogliatoi urlando al suo secondo Bundini Brown che Liston si era buttato giù apposta ("He took a dive!"). Nel 2004 Ali è tornato sull'argomento in una delle ultime interviste ufficiali, cui ha risposto con l'aiuto dei familiari.

(EN)
« I love Sonny. He was a good man. And the punch did connect. I don't know how good the punch was, although I felt the connection. If he took a dive, he wouldn't have done it in the first round. »
(IT)
« Voglio bene a Sonny. Sonny era un brav'uomo. Ma il pugno l'ha colpito. Non so bene quanto buono fosse il colpo, sebbene io abbia sentito il contatto. Se ci fosse stato un trucco e avesse voluto fingere un K.O., Liston non l'avrebbe mai fatto al primo round. »

Secondo alcune fonti accreditate dagli investigatori, importanti organizzazioni criminali avrebbero guadagnato puntando sull'esito del match oltre due milioni di dollari, parte dei quali potrebbe essere finita a Liston. Quest'ultimo dichiarò alcuni anni dopo al giornalista Mark Kram, della rivista specializzata Sports Illustrated, che il colpo di Clay era debole e che lui aveva finto l'atterramento: "That guy was crazy. I didn't want anything to do with him. And the Muslims were coming up. Who needed that? So I went down. I wasn't hit." ("Quel Clay era matto, e io non volevo avere nulla a che fare con lui. La setta dei musulmani neri era in agguato. Chi me lo faceva fare? Così sono andato giù. Non sono stato colpito"). L'ex campione del mondo Joe Louis avrebbe riferito a Richard G. Carter, columnist del Milwaukee Journal e del New York Daily News che una volta Liston aveva ammesso che entrambi gli incontri con Clay erano truccati, ma che Clay non ne era al corrente.

In particolare, due giorni dopo l'incontro di Lewiston, Sonny Liston avrebbe detto a Louis "I got my money. I ain't gonna put up a fight". Secondo le dichiarazioni rese nel 1968 alla Federal Bureau of Investigation da un pentito della mafia, Bernard Glickman, ex manager di Liston, l'organizzazione criminale avrebbe ordinato allo sfidante (le cui quotazioni continuavano ad essere superiori a quelle di Clay) di perdere l'incontro all'ottava ripresa. Il pugile, simulando il KO alla prima ripresa, avrebbe soltanto anticipato l'esito scontato del match. Tuttavia la FBI non riteneva attendibile tale testimone. Il KO di Liston è generalmente considerato "l'episodio più sospetto nella storia della boxe". Tali circostanze, avvalorate dal biografo di Clay David Remnick ("Il re del mondo", 1997) appannarono per i contemporanei l'immagine sportiva di Sonny Liston e lo relegarono al riduttivo ruolo di "pugile della mafia", che ne determinò anche il tragico destino.

Dalla Svezia a Las Vegas[modifica | modifica wikitesto]

Squalificato dalla Federazione pugilistica, in pochi mesi la variopinta corte che circondava Liston si dissolse. L'ex campione perse molti amici interessati, ma i più cari, come disse in un'intervista, erano nelle sue tasche. Dopo la sconfitta di Lewiston la situazione economica di Liston migliorò all'improvviso. Il pugile Foneda Cox, un mediomassimo suo amico e sparring partner per molti anni, ha alluso a un forte intervento della mafia, che avrebbe ripianato ingenti debiti e favorito la cessione di una villa che il miliardario di origini armene Kirk Kerkorian proprietario di un casinò e terreni per 320.000 metri quadrati a Las Vegas cedette a Liston il 29 marzo 1966. La casa era composta da due piani sfalsati, era di colore verde tenue e si trovava nell'esclusiva area di Paradise Township. Dotata di piscina e circondata dai prati del Sahara Nevada Country Club, sede di un vasto campo da golf, la villa si trovava al numero 2058 di Ottawa Drive, strada privata poco frequentata.

Secondo la testimonianza di Johnny Tocco, uno degli allenatori di Liston, in seguito titolare di una delle più celebri palestre di boxe, l'immobile (il cui valore era circa triplo rispetto ai 64.000 dollari versati da Liston) era stato in realtà pagata sottobanco a Kerkorian dall'onnipresente Irving "Ash" Resnick. Dopo alcune esibizioni in California e Alaska, il pugile decise di emigrare per qualche tempo in Europa. Non riuscendo a ottenere la licenza in Danimarca, Liston optò per la Svezia, come aveva fatto Patterson tre anni prima. Accompagnato dal manager-trainer Joe Polino, si trasferì con la moglie a Stoccolma.

Per il suo rientro agonistico, poté contare sul lavoro altamente professionale di due importanti manager: lo svedese Bertil Knutsson, e il danese Mogens Palle. Il 29 maggio 1966 tornò sul ring di Johanneshov, a Stoccolma, sconfiggendo il tedesco Gerhard Zech. Si parlò anche di una esibizione con l'ex campione mondiale Ingemar Johansson, ritiratosi da alcuni anni, ma la cosa non ebbe seguito. Nei due anni successivi, l'ex campione del mondo, che in Svezia godeva di grande popolarità (oltre 20.000 spettatori paganti seguirono una volta un suo allenamento), disputò altri tre incontri. Il 19 agosto 1966 Liston sconfisse Amos Johnson per KO alla terza ripresa: secondo Knutsson in questo match Liston dimostrò di essere tornato ai livelli mondiali. Nel 1967 Liston sconfisse Dave Bailey ed Elmer Rush. In quest'ultimo incontro si infortunò alla spalla, com'era avvenuto nel match di Miami con Clay.

In Svezia i Liston adottano un bambino di tre anni, d'intesa con la madre, una cameriera d'albergo non in grado di mantenerlo. Il bimbo, Daniell Wiese, viveva in un orfanotrofio non lontanto da Stoccolma. Nel 1967 Liston ottenne la licenza per tornare a gareggiare negli Stati Uniti; rientrato in patria andò a risiedere a Las Vegas, vincendo nel biennio seguente 10 incontri (9 per KO). L'obiettivo del pugile era ottenere una nuova chance per il titolo o per un terzo incontro con Clay. Abbandonata la sobrietà di cui aveva dato prova in Svezia, dove si spostava solo in bicicletta e si concedeva di tanto in tanto un'uscita in un locale da ballo con la moglie, Liston a Las Vegas tornò alla sua vecchia routine e alle frequentazioni equivoche.

L'ex campione mondiale, molto noto, appariva un personaggio sopra le righe, che girava per Las Vegas in una vistosa Cadillac Flettwood nera (quella della moglie era rosa) con interni in pelle bianca, due telefoni e un televisore a bordo. Sul cruscotto, un crocefisso e un paio di minuscoli guantoni da boxe d'oro che penzolavano dallo specchietto. Le iniziali S. L. brillavano sulla portiera; la targa recava una sigla significativa: KO. Il pugile in realtà non se la passava molto bene. Ai margini della grande boxe dopo lo scandalo del "Panthom punch", Liston si rivolge ai vecchi amici. Uno di questi, Frank Sinatra lo aiuta con discrezione, indicandogli come manager un suo uomo, l'artista Sammy Davis Jr..

Liston appare in alcune popolari trasmissioni televisive (come l'Ed Sullivan Show e nel bizzarro episodio "Love and the Champ" della sitcom Love American Style assieme a Diane Keaton). Interpreta inoltre alcuni spot commerciali, come quello del 1969 per la compagnia aerea Braniff International Airways nel quale appare assieme al celebre artista Andy Warhol, padre della Pop Art. In questo periodo Liston interpreta due film: Head (1968), strano film psichedelico interpretato dal popolare complesso dei Monkees (tra gli interpreti anche Jack Nicholson e Frank Zappa) e l'enigmatico Moonfire film girato nel 1970 e uscito nelle sale due anni più tardi, dopo la morte del pugile. Il campione in precedenza aveva interpretato nel 1965 una piccola parte nel film "Harlow" interpretato dall'attrice Carroll Baker.

All'indomani del suo rientro negli USA, Liston è quinto nella classifica dei pesi massimi WBA, la cui corona è vacante dopo la condanna di Clay per renitenza alla leva. Per Liston sarebbe una buona occasione per rientrare nel giro che conta. Lo stesso Clay dichiara alla stampa (Pacific Stars and Stripes, 5 maggio 1966) che dopo di lui c'è solo Liston: "I respect no boxer can stop Liston". Tuttavia la Mafia non lo appoggia più e la Federazione WBA lo ignora nel rimettere in palio il titolo, che il 14 settembre 1968 è conquistato ai punti dal pugile statunitense Jimmy Ellis contro Floyd Patterson.

Nel 1968 - 1969, Liston ottiene numerose vittorie in sedi secondarie, contro pugili di modesta levatura (Sonny Moore, Earls, Rischer, l'ex-sparring partner Amos Lincoln detto "Big Train", Billy Joiner in due incontri consecutivi, Johnsson, nuovamente Sonny Moore). Non pochi esperti ritenevano l'anziano campione al livello di altri aspiranti al titolo, tra i quali il campione olimpico Joe Frazier. Ma i procuratori dei più importanti antagonisti evitavano ai loro pugili incontri con il temibile picchiatore dell'Arkansas, anziano ma dotato di un micidiale colpo da KO in grado di ribaltare qualsiasi pronostico.

Quando il quotato Henry Clark (terzo sfidante al titolo), un talentuoso giovane dallo stile alla Clay, affronta Liston il 6 luglio 1968 a San Francisco, va incontro a una severa lezione (KO tecnico al settimo round), che di fatto ne compromette la carriera. Secondo altri osservatori, invece le facili vittorie contro pugili di secondo piano avrebbero soltanto celato il declino di Liston. Che a sorpresa durante un allenamento subì al secondo round un vero KO dal giovane Mac Foster, un ex marine già avviato a una brillante carriera tra i pesi massimi.

Gli ultimi match[modifica | modifica wikitesto]

Per l'ex campione arrivò anche il momento di combattere nuovamente per un titolo: quello vacante di campione nordamericano NABF, relativo a nove stati del nord e al Messico. La sfida avvenne a Las Vegas il 6 dicembre 1969: suo avversario era Leotis Martin, buon pugile dallo stile molto simile a quello di Patterson, che proprio in virtù di tale caratteristica era stato lo sparring partner di Liston in vista delle sfide con Patterson. Gli allibratori quotavano Sonny Liston, in quel momento quinto nelle classifiche pugilistiche mondiali e ormai in attesa di una chance per la corona mondiale, nettamente favorito per 13 a 5.

Sonny Liston aveva combattuto il 23 settembre con Sonny Moore a Houston in Texas ed era stato avvertito dell'incontro con Martin appena due settimane prima, quando si trovava a Tucson in Arizona per girare le riprese della sitcom Love American Style. Secondo il suo amico Lem Banker, Liston non si preparò adeguatamente e arrivò al match poco allenato. La sua scarsa tenuta atletica fu evidente nell'incontro di Las Vegas. I primi round sembrarono confermare le previsioni. Alla quarta ripresa Liston con un potente montante sinistro atterrò l'avversario che si rialzò prontamente; contato per 8 secondi dall'arbitro (regola tecnica del Nevada), Martin riprese l'incontro ma in pochi avrebbero scommesso sull'esito finale del match.

Inaspettatamente nei round successivi la tenuta atletica di Sonny Liston calò vistosamente e Martin riuscì a riequilibrare le sorti del match; aprì inoltre con un destro una profonda ferita sopra l'occhio sinistro dell'ex campione del mondo, sempre meno mobile sul ring. Nella nona ripresa, copiosamente sanguinante, Liston fu colpito con un forte e preciso destro d'incontro e crollò al tappeto rimanendo per tre minuti privo di conoscenza. Dopo la sconfitta, Liston annunciò in televisione il suo ritiro dall'attività agonistica, ma senza convinzione. Tornò infatti a combattere per una borsa di soli 13.000 dollari (poi ridotti a 7.000) il 29 giugno 1970 a Jersey City, in uno dei più feroci incontri della storia del pugilato moderno.

Il pugile dell'Arkansas sconfisse infatti per KO tecnico al decimo round il pretendente al titolo mondiale Chuck Wepner, detto il “sanguinante di Bayonne” per la fragilità dei suoi archi sopraccigliari. Il match fu particolarmente cruento e Wepner fu costretto al ritiro al decimo round per KO tecnico. Seguì l'incontro tra gli spettatori l'ex campione Cassius Clay. Ottimo pugile e grande incassatore, Chuck Wepner nel 1975 arrivò a sfidare Clay per il titolo mondiale infliggendogli anche un atterramento: a questo match si ispirò Sylvester Stallone nel celebre film Rocky. Secondo Wepner l'anziano Liston fu senz'altro il pugile più potente che incontrò nella sua carriera. In una recente intervista, alla domanda "(Alì) è stato il suo avversario più duro?" Wepner ha ribadito: "No. Sonny Liston picchiava molto più forte" (Il Giornale, 13 gennaio 2007). Analoghi i giudizi di Cleveland Williams, detto "Big Cat", eccellente boxeur che combatté con entrambi, e del campione del mondo George Foreman, che oltre a combattere con Clay, fu per un paio d'anni sparring partner di Liston.

Secondo lo storico della boxe Tracy G. Callis (direttore dell'istituto IBRO, Historian International Boxing Research Organization), "Sonny Liston fu uno dei più spaventosi, massicci, e potenti pesi massimi di tutti i tempi". Al culmine della sua carriera fu il pugile che più assomigliò a James J. Jeffries durante gli ultimi 100 anni in termini di resistenza, potenza del colpo e capacità di incassare (con l'eccezione di George Foreman). Se Joe Frazier è stato chiamato "il Marciano nero", Sonny Liston potrebbe essere denominato "il Jeffries nero". ("Sonny Liston, the menacing black bear", in "Ciberboxingzone", 2000). L'autorevole Harry Carpenter, giornalista della BBC ed esperto di boxe, ha scritto che il jab sinistro di Sonny Liston era superiore a quello di Joe Louis e comparabile al colpo del miglior Marciano (Carpenter, H. 1975. Boxing: A Pictorial History. Chicago: Henry Regnery Company).

Il critico Herb Goldman colloca Sonny Liston al secondo posto tra i pesi massimi di tutti i tempi. Altri esperti giudicano Sonny Liston il boxeur dotato di maggiore potenza e forza fisica di tutti i tempi, degnamente considerato accanto ai più grandi pesi massimi che abbiano mai gareggiato. Lo storico James McCallum disse di lui, "There was just too much dynamite in both hands for most fighters to handle him." (McCallum, J. 1975. The Encyclopedia of World Boxing Champions. Radnor, Pa: Chilton Book Company). Il grande Joe Louis disse nel 1963 che Liston "sarebbe stato campione del mondo per tutto il tempo che avesse voluto" (citato da Durant, J. 1976. The Heavyweight Champions. New York: Hastings House Publishers, p. 150).

Il mistero della morte[modifica | modifica wikitesto]

La morte improvvisa del pugile resta ancora oggi un mistero. Dopo il successo su Chuck Wepner, Liston era tornato ad allenarsi ed era in attesa di definire un nuovo contratto. A questo proposito si parlò dapprima di un match contro George Chuvalo, che avrebbe dovuto tenersi nel febbraio 1971 a Pittsburgh, di un altro con Jerry Quarry o Oscar Bonavena o di un terzo incontro con Floyd Patterson. Il 5 gennaio 1971, Sonny Liston fu rinvenuto cadavere nella sua villa di Las Vegas, dalla moglie. Secondo gli esami medici, il corpo di Liston era ormai in decomposizione e il decesso era avvenuto una settimana prima, all'incirca il 30 dicembre, come conseguenza di un arresto cardiaco.

Geraldine Liston era tornata in città dopo essersi recata durante le festività a St. Louis dai parenti, cui aveva fatto conoscere il figlio adottivo Daniell. Ripetutamente a Capodanno aveva provato a mettersi in contatto con il marito, ma il telefono squillava a vuoto. Fu il piccolo Daniell a scorgere per primo il corpo senza vita del padre, riverso a lato del letto matrimoniale. Gli eventi che seguirono non sono chiari. Geraldine, in preda a una crisi isterica, avrebbe prima chiamato alcuni amici di famiglia, quindi il suo avvocato, e infine - dopo numerosi tentativi - il medico di famiglia. Secondo il rapporto ufficiale, sarebbero passate almeno due o tre ore prima della telefonata alla polizia. "It's a mystery to me too - sostenne invece la vedova - I'm telling you the police was right there in about five or ten minutes".

Secondo il referto medico ufficiale, la morte di Liston fu conseguenza di arresto cardiaco per "cause naturali" ovvero "lung congestion brought on by poor oxygen and nutrient blood supply to the heart muscles" (congestione polmonare e impoverimento degli elementi nutritivi e dell'ossigeno al muscolo cardiaco). Liston era però un atleta ancora in attività (quotato tra i migliori otto pugili della graduatoria mondiale dei pesi massimi) e sottoposto a periodici controlli medici dai quali non era mai risultata alcuna cardiopatia né assunzione di droghe.

Si ipotizzò un collasso dovuto a overdose di eroina, ma tale circostanza ha suscitato dubbi poiché il campione avrebbe avuto una fobia per gli aghi. Alcuni grammi di eroina e marjuana furono ritrovati dalla polizia nell'appartamento; peraltro, il biografo Nick Tosches ipotizza che Liston potrebbe essere stato iniziato alla droga dal suo idolo, l'ex campione Joe Louis, che negli ultimi anni della vita era diventato eroinomane. Hanno escluso che l'ex campione fosse dedito alla droga il suo medico curante, i suoi amici e la vedova. Anche i pugili che lo affrontarono negli ultimi anni – tra cui Wepner – hanno escluso che potesse essere un drogato o un alcoolizzato.

Il suo comportamento negli ultimi mesi era però diventato sfuggente e misterioso. Numerosi testimoni hanno sostenuto che Liston nell'ultima fase della sua vita era diventato un pusher (spacciatore). Da ricordare a tale proposito la frequentazione a Las Vegas e a Los Angeles con il celebre trombettista jazz Red Rodney (nome d'arte di Robert Chudnick), e con il figlio di questi, il giovane Mark Rodney, anch'egli musicista; entrambi erano eroinomani e la droga gli era assicurata dalla mafia. Rodney ha ricordato di essere stato presentato all'ex campione del mondo da Sammy Davis Jr. In particolare, nel 1969 Liston sarebbe diventato guardaspalle del giovane Mark, con il quale avrebbe condiviso la tossicodipendenza.

Nel 1970 un evento molto strano: Mark Rodney scomparve e fu dato per morto, in seguito al ritrovamento nel deserto di un cadavere in una Cadillac bruciata, salvo poi riapparire vivo e vegeto nel 1971. Ai primi di dicembre del 1970, nel giorno del Ringraziamento, recandosi a Los Angeles Liston aveva avuto un incidente stradale con la sua auto, e aveva riportato una ferita alla testa, tanto che nella sua ultima apparizione televisiva nella sit-com Love, American Style (episodio Love and the Champ/Love and the Pen Pals) apparve con un vistoso cerotto sulla fronte.

Non è stata mai chiarita la dinamica di quell'incidente stradale, né chi il pugile dovesse incontrare a Los Angeles. In ospedale, nonostante le sue proteste gli fu praticata una iniezione, i cui segni furono erroneamente segnalati nell'autopsia come possibile prova di assunzione di eroina. "Aveva rischiato di morire, la sua auto era ridotta un rottame - hanno riferito gli amici a Nick Tosches - ma Sonny continuava a protestare per una semplice iniezione che gli era stata praticata a suo dire, a tradimento". Liston si recò altre volte a Los Angeles, dove venne arrestato il 18 dicembre per guida in stato di ebbrezza.

Una fonte secondaria ha riferito che pochi giorni prima di morire, Liston avrebbe acquisito in comodato da un commerciante di auto una Cadillac nuova, in attesa di mostrarla alla moglie, cui aveva intenzione di regalarla. La stampa riferì che un "agente in incognito" dell'anti-narcotici avrebbe fatto visita a casa dell'ex-campione dei massimi il 30 dicembre, il giorno della morte, trovando il pugile in buone condizioni di salute. Sarebbe stata l'ultima persona a vederlo in vita. Non risultò alcun riscontro ufficiale sull'identità di tale personaggio. Singolare la circostanza - rilevata da Tosches - che nessuno abbia indagato su chi ogni mattina consegnava il giornale al domicilio di Liston, che tra l'altro era analfabeta e non sapeva leggere: l'ultima copia era stata consegnata il 29 dicembre 1970. Le altre furono rinvenute per terra sotto la veranda, davanti alla porta d'ingresso.

Ipotesi di omicidio[modifica | modifica wikitesto]

La scomparsa del campione di boxe ebbe ampia eco nell'opinione pubblica americana e ben presto furono formulate "teorie del complotto" circa i possibili retroscena. La morte di Sonny Liston fu inoltre seguita nel giro di un anno dalla scomparsa in circostanze misteriose di altri due celebri pesi massimi suoi coetanei: Eddie Machen e Zora Folley, ultimo contendente di Muhammad Ali per il titolo prima della squalifica del campione per renitenza alla leva. Per coincidenza, qualche anno prima anche il terzo sfidante al titolo dei massimi Cleveland Williams era stato accoltellato in un locale pubblico da uno sconosciuto che lo aveva ridotto in fin di vita. In tutti gli episodi, erano stati coinvolti personaggi che in un modo o nell'altro avevano avuto a che fare con il titolo dei pesi massimi, da sempre al centro degli interessi della Mafia italo-americana.

Ha riaperto il caso della morte di Liston l'autobiografia di un famoso manager e organizzatore boxistico, l'anglo-polacco Mickey Duff, che nel libro "Twenty and Out" (2000), ha scritto: "I firmly believe that he (Sonny Liston) was killed." (Credo veramente che sia stato ucciso). L'ipotesi che Sonny Liston sia stato assassinato è ancora oggi ritenuta credibile, benché la sua realizzazione avrebbe richiesto la perizia di un killer professionale.

Secondo Jack McKinney, giornalista del Philadelphia Daily News (come riportato nel libro "Boxing Babylon. Behind the Shadowy World of the Prize Ring," di Nigel Collins, caporedattore di Ring Magazine), Sonny Liston potrebbe essere stato vittima di un "hot shot", cioè costretto a drogarsi sotto la minaccia di un revolver. Ma chi potrebbe aver assassinato Liston? E con quale movente? Vi furono sospetti relativi all'ambiente delle scommesse e degli incontri truccati. D'altra parte era noto che nel 1970 l'ex-campione era a corto di denaro: oltre alla pubblicità e a qualche partecipazione televisiva, per guadagnare qualcosa incise anche un pezzo musicale ("I'm a lover").

Si ipotizzò una possibile vendetta della malavita organizzata relativa agli ultimi incontri disputati dal campione. Nel 1969, nonostante il favore dei pronostici Sonny Liston perse per KO il match contro Leotis Martin: tale esito potrebbe essere stato preordinato, ma la durezza dei colpi di Liston determinò danni irreversibili a Martin, cui fu diagnosticato il distacco della retina e quello fu l'ultimo match della sua carriera. Con un grave danno anche per la sua organizzazione.

Nell'ultimo match disputato a Jersey City con Wepner, pugile statunitense con buone prospettive mondiali, Liston colpì molto pesantemente l'avversario, che terminò il match con il naso e un timpano rotti, oltre a uno zigomo fratturato; per ricucirgli il viso occorsero 72 punti. Anche in questo caso Sonny Liston potrebbe aver derogato ad accordi extra ring: prima del match circolava la voce di una combine a favore di Wepner. Testimoni hanno riferito che dopo quel match, Sonny Liston era stato circondato negli spogliatoi da alcuni figuri che gli negarono parte del compenso pattuito. In ogni caso la mafia aveva smesso di “proteggere” l'ex campione del mondo.

Secondo alcune voci raccolte dalla stampa dell'epoca e riproposte nella popolare serie televisiva americana Unsolved Mysteries, Sonny Liston sarebbe stato punito per non aver perso un incontro combinato: nella notte dell'ultimo dell'anno al pugile inebetito dall'alcool sarebbe stata iniettata droga in un albergo; successivamente il corpo sarebbe stato spostato a casa per evitare scomode indagini.

Le indagini della polizia si indirizzarono senza alcun esito sulla pista di un detective, ex-agente di polizia, sospettato di aver ucciso il campione su incarico del noto Irving "Ash" Resnick.

Altre ipotesi riguardano gli interessi della Mafia nella boxe. Secondo una versione ampiamente accreditata dalla stampa, Sonny Liston sarebbe stato assassinato per impedirgli di esercitare una opzione sui profitti della carriera di Clay, che dopo la lunga squalifica sarebbe tornato a combattere da lì a pochi mesi per una borsa di 5 milioni di dollari. Percentuali ancorché ridotte su cifre di tali proporzioni avrebbero potuto costituire un adeguato movente. Ma della misteriosa clausola contrattuale non esistono prove, e nessuno ha mai indagato sulla distribuzione dei profitti derivanti dall'attività di Clay nella sua lunga carriera.

Alcuni hanno ipotizzato che la Mafia potrebbe avere eliminato Sonny Liston per questioni legate allo spaccio della droga oppure per impedirgli di rivelare (si parlò di un progetto di memorie) i molti e sorprendenti retroscena di cui era a conoscenza. Uno dei capi mafiosi di Las Vegas, che controllava anche il traffico della droga, era peraltro John Roselli. Roselli era ben noto a Liston come amico del suo procuratore "Barnie" Baker, e in seguito indicato come presunto esecutore – oltre a Lee Oswald – dell'assassinio del Presidente J.F. Kennedy.

Lo scrittore americano Greg Swaim ha ultimato un libro dal titolo "Most Wanted" nel quale sostiene che suo padre naturale, Dale H. Cline, morto nel 1997 e noto alla polizia come James John Warjac, elemento della mafia italo-americana, gli avrebbe confessato di aver partecipato all'assassinio di Liston, che sarebbe stato ucciso con l'assunzione forzata di una overdose di eroina.

Un uomo[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua carriera professionistica Sonny Liston ha disputato 54 match ufficiali, conseguendo 50 vittorie e 4 sconfitte. 39 furono le vittorie per KO, di cui 8 al primo round. Lasciò la moglie Geraldine Liston e i figli Arletha, Eleanor e Daniell, di sette anni, adottato in Svezia. Sonny Liston è sepolto nel Paradise Memorial Gardens di Las Vegas, Nevada. La sua tomba reca la semplice scritta "a man" (un uomo).

Ai funerali, svoltisi il 7 gennaio 1971, parteciparono 400 persone e volti noti dello spettacolo, suoi amici, come Ella Fitzgerald, Doris Day, Sammy Davis Jr, Nipsy Russell, Jerry Vale, Ed Sullivan, Jack E. Leonard e Roosevelt Grier. Gli Ink Spot cantarono la celebre canzone “Sunny”. Il corteo funebre, rispettando una volontà del defunto, attraversò nelle prime ore della mattina il Boulevard di Las Vegas (detto Las Vegas Strip), il viale dei Casinò. Solo uno dei 25 fratelli e fratellastri di Sonny era presente alle esequie.

Il promoter pugilistico inglese Loren Cassina fu l'unico bianco tra coloro che portarono il feretro. Tra questi, anche l'ex campione Joe Louis. Narra la leggenda che Louis, impegnato nella notte al tavolo verde del Caesars Palace, arrivò in ritardo, scusandosi con questa frase: "Sonny would understand" (Sonny avrebbe capito). La cerimonia religiosa si svolse nella Palm Mortuary Chapel, dove arrivò anche Cassius Clay, che scambiò qualche parola con la vedova. Liston lasciò in eredità soltanto le due case di Denver e Las Vegas. Venduta la casa di Denver, Geraldine Liston lavorò per qualche tempo per la compagnia aerea Braniff Airlines, con la quale Liston era legato da un contratto come testimonial, e per alcuni casinò di Las Vegas.

Il 27 gennaio 1974, Geraldine Liston denuncò la scomparsa del figlio adottivo Daniel, che all'epoca aveva dieci anni. Si temette un rapimento, ma la polizia di Las Vegas ritrovò tre giorni dopo il bambino sano e salvo. Geraldine, nata nel 1932, vive oggi a St. Louis, dove ha lavorato in un gabinetto medico. Da tempo rilascia solo interviste a pagamento; periodicamente mette in vendita foto, oggetti e cimeli di Sonny. La casa di Las Vegas, in cui è morto Sonny Liston, ha cambiato negli anni diversi proprietari, oltre ad una società controllata dalla nota attrice e cantante Debbie Reynolds.

Nel 1985, un giovane boxeur di nome Sonny Liston Junior, che diceva di essere figlio illegittimo dell'ex campione del mondo, esordì tra i pesi massimi professionisti contro lo statunitense Joe Carr perdendo per KO alla prima ripresa in un match ad Atlantic City. Il giornalista Jack Obemayer scrisse su Ring magazine: "This supposed offspring of the former heavyweight champion couldn't do much. Was this really the son of the late Charley the Bear?" (Questo presunto figlio dell'ex campione non avrebbe potuto fare molto. Era realmente il figlio di Charlie l'orso?)

Nel 1985, l'agenzia americana "Fallon Mac Elligot" utilizzò l'immagine della tomba di Liston (assieme a quelle di Jimi Hendrix, John Belushi, Jim Morrison, Brian Jones, Elvis Presley, Lenny Bruce, Janis Ward, Janis Joplin) in una campagna pubblicitaria di lotta contro la droga. La Cadillac Eldorado rosa del 1961, che fu di proprietà di Geraldine e Sonny Liston è tornata alla ribalta della cronaca nel 2002 quando il musicista statunitense Robert James Ritchie (meglio conosciuto come Kid Rock) l'ha scelta per fare la sua proposta di matrimonio all'attrice statunitense Pamela Anderson.

TV, Cinema, libri, musica[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

TV[modifica | modifica wikitesto]

Fu protagonista in alcuni show e sit com televisive:

  • Toast of the Town (USA) (3 episodi, 1962-1964)
  • The Ed Sullivan Show (USA); Episodio 16.1 (1962); Episodio 17.2 (1963); Episodio 17.20 (1964)
  • The Jack Benny Program (1* episodio, 1963)
  • The Billy Graham Show (1963)
  • Love, American Style (serie "Love and the Champ"); episodio Love and the Pen Pals (1970), ultima apparizione televisiva

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Apparve in alcuni film:

Libri e brani musicali[modifica | modifica wikitesto]

Rivalutato da un decennio dalla critica sportiva e soggetto di alcuni film, gli sono dedicati numerosi libri e brani musicali:

Alcune sue frasi celebri[modifica | modifica wikitesto]

Giornalisti "Newspapermen ask dumb questions. They look up at the sun and ask if it is shining" (I giornalisti fanno domande idiote. Guardano il sole e ti chiedono se brilla)
Floyd Patterson I "Patterson dice di non volermi incontrare a causa dei miei rapporti con la mafia, ma l'unico mafioso che lo preoccupa sono io"
Floyd Patterson II "I don't care when, where, or how we fight. I don't even care if Patterson's manager referees the fight. Just so long as he can count to ten." (Non mi interessa quando, dove e come combatteremo. Non mi interessa se ad arbitrare sarà lo stesso manager di Patterson. Basta solo che sappia contare fino a dieci)
Floyd Patterson III "In the movies the good guy always wins but this is one bad guy who ain't gonna lose." (Nei film il buono vince sempre, ma io sono un cattivo che non sta andando a perdere)
Floyd Patterson IV Ai giornalisti prima dell'incontro: "Lo ucciderò. Vorrei passargli sopra con la macchina"
Floyd Patterson V "Who can tell a bird he can't fly?" (Chi può dire a un uccello che non può volare?)
Pubblico pagante "A boxing match is like a cowboy movie. There's got to be good guys and there's got to be bad guys. That's what people pay for-to see the bad guys get beat." (Un incontro di boxe è come un duello tra buoni e cattivi. C'è della gente che paga per vedere i cattivi perdere)
Cassius Clay “È solo un clown del ring”; "If he would stop hollering, he wouldn't have a hernia..." (Se avesse smesso di urlare, non gli sarebbe venuta un'ernia...)
Neri I "Dite a Clay che ho fatto mettere nel contratto che l'incontro non venga trasmesso nei cinema dove non lasciano entrare i negri"
Neri II "Mi vergogno di essere americano" (dopo la strage realizzata dal KKK nella chiesa Battista di Birmingham, Alabama, il 15 settembre 1963, nella quale morirono 4 ragazzine afroamericane)
Bianchi "Ogni volta che stringo la mano a uno di voi (bianchi), perdo dei soldi"
Amici "I had my friends in my pocket" (I miei amici li ho in tasca)
Procuratori (in tribunale) "Se mi condannano alla sedia elettrica, fate in modo che il 10 per cento della scossa vada al mio procuratore"
Procuratori 2 (riferendosi ad Aileen Eaton, celebre promoter di boxe) "Every time I sit down with her, I come out second" (Ogni volta che devo discutere con lei, mando fuori i secondi)
Politici "Andiamocene via da questo mangiapane a ufo" (rivolto ai suoi accompagnatori alla Casa Bianca durante l'incontro con il vicepresidente Lyndon Johnson)
Popolarità "I never had a dime to my name before I became a fighter. I never had friends before, or respect. Now when people see me on the street, they turn around and say, "Ain't that Sonny Liston, the fighter?"" (Il mio nome non valeva un soldo prima che diventassi un pugile. Non ho mai avuto amici, o rispetto. Ora quando mi vedono per strada, mi girano intorno e dicono, «Ma non è Sonny Liston, il pugile?»")
Philadelphia “I'd rather be a lamp post in Denver than Mayor of Philadelphia.” (Preferirei essere un lampione di Denver piuttosto che il sindaco di Filadelfia)
Geraldine ”She was there when the going was rough. When I was in jail she came every visiting day, never missed” (Lei c'è stata nei momenti più duri. Quand'ero in prigione, veniva a visitarmi ogni giorno, senza mai mancare)
Gli altri "I couldn't pass judgement on anyone. I haven't been perfect myself" (Non potrei giudicare nessuno. Io stesso non sono stato perfetto)
Tecnica (rivolto ad alcuni giornalisti) "How would you like to find out how good my right is?” (Come preferite verificare quanto è efficace il mio destro?)
Date di nascita I "I'm like Jack Benny, I never tell my age" (Sono come Jack Benny, non dirò mai la mia età)
Date di nascita II "Mia madre dice che sono nato nel 1932, e chiunque dice il contrario, afferma che è una bugiarda. Ve la sentite di dare della bugiarda a mia madre?" (rivolto a un gruppo di reporter)
Insegnamenti "The only thing my old man ever gave me was a whipping." (L'unica cosa che mi ha dato il mio vecchio sono state le botte)
Vivere "Life a funny thing" (La vita è una cosa divertente)
Cattivo soggetto "I'm the bad guy, okay, people want to think that, let them" (Sono un tipaccio, va bene, la gente vuol pensare questo. Che facciano pure)
Ritmo 1 Guardando Ringo Starr dei Beatles, "My dog can play drums better than that kid with the big nose" (Il mio cane potrebbe suonare la batteria meglio di quel tizio con il grosso naso)
Ritmo 2 "Stavo solo provando un passo di jivee" (ai poliziotti che lo accusano di essere ubriaco)
Musica "Someday they're gonna write a blues song just for fighters. It'll be for slow guitar, soft trumpet, and a bell." (Un giorno scriveranno un blues dedicato ai pugili. Ci sarà una chitarra languida, una tromba in sordina, e il suono della campana sul ring)
Boxe "Ever since I was born, I've been fighting for my life" (Da quando sono nato, ho combattuto solo per sopravvivere)
Coraggio Dopo il suo ultimo incontro, nel quale aveva letteralmente massacrato Chuck Wepner, ai giornalisti che gli chiedevano se Wepner fosse stato l'avversario più coraggioso mai incontrato, Liston rispose: "No, lo è il suo manager".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.mirror.co.uk/news/world-news/revealed-fbi-believed-legendary-fight-3181991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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