Jimi Hendrix

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Jimi Hendrix
Jimi Hendrix nel corso di un'esibizione per la televisione olandese nel 1967.
Jimi Hendrix nel corso di un'esibizione per la televisione olandese nel 1967.
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Blues rock[1]
Rock psichedelico[1]
Acid rock[1]
Hard rock[1]
Proto-metal[2]
Periodo di attività 1963-1970
Strumento chitarra
voce
basso
pianoforte
Gruppi The Isley Brothers, Curtis Knight & The Squires, Jimmy James and The Blue Flames, The Jimi Hendrix Experience, Gipsy Sun and Rainbows, Band of Gypsys
Album pubblicati 5 (25 postumi)
Studio 4 (1 postumo)
Live 1 (7 postumi)
Raccolte 1 (19 postume)
Sito web

Jimi Hendrix, all'anagrafe James Marshall Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942Kensington, 18 settembre 1970), è stato un chitarrista e cantautore statunitense.

È stato uno dei maggiori innovatori nell'ambito della chitarra elettrica: durante la sua parabola artistica, tanto breve quanto intensa, si è reso precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del rock attraverso un'inedita fusione di blues, rhythm and blues/soul, hard rock, psichedelia e funky.[3]

Secondo la classifica stilata nel 2011 dalla rivista Rolling Stone, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi. Si trova infatti al primo posto della lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone, precedendo Eric Clapton e Jimmy Page.[4]

Due sue esibizioni, in particolare, sono entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey del 1967, in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti ad un pubblico allibito, e la chiusura del festival di Woodstock del 1969, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l'inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico.[5]

Hendrix è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1992.[6]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia, l'adolescenza e gli inizi musicali[modifica | modifica sorgente]

Nacque come Johnny Allen Hendrix al King County Hospital di Seattle, nello Stato di Washington, USA, dall'unione tra James Allen ("Al") Hendrix di origini afro-native (da parte della madre di nobile stirpe cherokee[7]) e Lucille Jeter, diciassettenne afroamericana[8]. Con molta probabilità il nome gli fu dato dalla madre in omaggio agli uomini più importanti della propria vita: il marito (che a quel tempo stava svolgendo il servizio militare e combattendo la seconda guerra mondiale) e l'amante (un certo John Williams[9]), personaggio ambiguo che pare vivesse di espedienti oltre il confine della legalità[10].

I nonni paterni di Jimi, Ross e Zenora Hendrix, qui ritratti nel 1912 circa.

Nei primi tre anni di vita il piccolo Hendrix fu sballottato tra parenti e conoscenti[11] a causa del comportamento di Lucille, che essendo molto giovane e vivace usciva spesso di casa a divertirsi (divenne presto una forte bevitrice di alcolici), abbandonando il bambino; perciò veniva giudicata poco adatta al ruolo di madre perfino dai propri familiari[12]. Ad un certo punto, Clarice Jeter[8], la nonna materna, affidò il nipote ad una famiglia afro meno povera, i Champ, che abitava in California e sembrava intenzionata ad adottarlo[13].

Al, dopo il suo congedo (11 novembre 1945), recuperò il figlio e tentò di salvare il matrimonio.[14] L'11 settembre 1946 cambiò il nome del bambino in James Marshall Hendrix, in onore del proprio defunto fratello maggiore, che aveva Marshall per secondo nome[15]. Trascorse un illusorio periodo di serenità di circa tre anni, in cui la famiglia, dopo il trasferimento in un povero quartiere periferico di Seattle, si allargò con la nascita di altri due figli (Leon e Joseph)[16]; infine i due coniugi finirono per separarsi a causa della loro incompatibilità caratteriale[17]. Il divorzio della coppia fu notificato ufficialmente il 17 dicembre 1951[18], quando Hendrix aveva appena compiuto nove anni: il piccolo fu affidato insieme al solo Leon alla custodia del padre (mentre Joseph fu dato in adozione)[19].

Negli anni successivi, il complesso legame con la madre, a momenti intenso ma soprattutto discontinuo a causa della frequente assenza di questa dalla quotidianità della futura rockstar, avrebbe segnato profondamente i rapporti umani ed affettivi di Jimi con le persone che avrebbe frequentato nel corso della vita[20]. Nonostante i pesanti problemi familiari, la musica fu una presenza costante nella vita di Hendrix fin dall'inizio: sua nonna Nora in gioventù aveva fatto parte di una compagnia itinerante di vaudeville come ballerina[7] e i suoi genitori erano stati abili danzatori semi-professionisti (soprattutto il padre[21]).

Fondamentali per la sua formazione artistica e culturale, oltre all'ascolto almeno inizialmente involontario dei dischi della collezione privata di Al, furono pure gli inni sacri imparati durante la frequentazione della Chiesa Pentecostale cui apparteneva la sua famiglia[22]. Tuttavia i suoi primi passi nella pratica musicale furono difficili: date la misere condizioni economiche familiari, per diversi anni non poté permettersi di acquistare una vera chitarra. I tentativi per colmare tale lacuna andarono dai più fantasiosi a quelli più tradizionali: dapprima imbracciò una scopa immaginando che fosse lo strumento dei suoi sogni, poi crescendo optò per il cosiddetto "filo sul muro"[23]. Si trattava di una prassi comune in precedenza già ampiamente sperimentata da molti bluesmen indigenti agli inizi della loro passione musicale: occorreva sfilare il filo di metallo che teneva insieme i pezzi di paglia del già citato arnese da pulizia, stenderlo su di un muro e poi tenerlo sollevato alle estremità con qualcosa di rigido perché raggiungesse la giusta tensione; infine con una mano si faceva scorrere su di esso una bottiglia per intonare le note e in contemporanea pizzicare con l'altra mano la "corda" così ottenuta[24]: si trattava in sostanza di una rudimentale steel guitar. Il passo successivo fu quello di costruirsi da solo una specie di rozzo cordofono ricavato da una scatola da sigari sopra cui tese un elastico (altra pratica tipica dei più poveri chitarristi blues agli esordi)[25]. Intanto Lucille, nonostante alcuni tentativi di rifarsi un'esistenza, in già gravi condizioni di salute, era ormai giunta allo stadio terminale della sua cirrosi epatica: morì il 2 febbraio 1958[26], mentre era degente al King County Hospital[27].

Alcuni mesi dopo l'evento luttuoso, Al regalò al figlio un vecchio ukulele con una sola corda superstite, recuperato mentre lavorava allo sgombero di un garage[28]. Su questo strumento approssimativo Jimi cominciò a cercare di imparare i primi brani (ad esempio Peter Gunn Theme di Henry Mancini[28]); l'ascolto di Love is Strange, brano di Mickey & Sylvia, secondo i ricordi del fratello Leon, fu decisivo per farlo diventare serio appassionato di musica[28]. Trascorso poco tempo imbracciò di nascosto la prima vera chitarra, un'acustica appartenente ad un amico del padre, mentre i due giocavano ad una delle loro frequenti partite di carte. Una sera il proprietario dello strumento, ubriaco, decise di vendere al ragazzo l'oggetto dei suoi desideri per cinque dollari, che gli furono prestati dallo stesso Al[29]. La prima chitarra del giovane Hendrix fu una chitarra per destri, mentre lui era mancino. Tuttavia, imparò velocemente a suonare la chitarra per destri rovesciandola e questa abitudine caratterizzò tutta la sua carriera artistica.[30].

La scoperta dello strumento fu per lui come un'illuminazione. Jimi faceva continui miglioramenti come musicista ascoltando i dischi del padre e la radio, oppure le evoluzioni alla "sei corde" di un vecchio bluesman che abitava vicino casa sua[31] o del chitarrista locale Guitar Shorty[32]. Al tempo infatti erano assai frequenti le occasioni di assistere a performance live, in quanto Seattle aveva una scena musicale piuttosto attiva, almeno per la black music (a causa del consistente numero di locali e night club dove suonare[33]). Poco interessato alla scuola, che lascerà prima del diploma, Jimi riversò ogni suo interesse quasi esclusivamente sulla musica: i suoi punti di riferimento furono chitarristi della scena blues di Chicago, come Elmore James, Muddy Waters, Buddy Guy ed Albert King, nonché leggende del delta blues (come Robert Johnson e Leadbelly) e del rock and roll, come Chuck Berry e Bo Diddley.[34]. Notevole era anche la sua passione per i classici B.B. King, John Lee Hooker, Jimmy Reed oltre che per Elvis Presley (visto in concerto per la prima volta il 1º settembre 1957 al Sicks Stadium di Seattle[35]). Lo ispirò molto anche l'ascolto del cantante Bobby "Blue" Bland e del pianista boogie Roscoe Gordon[32], nonché le esibizioni di alcuni "incendiari" sassofonisti rhythm & blues (su tutti Big Jay McNeely[36]). Il suo metodo di apprendimento era allo stesso tempo umile e continuativo: era sempre pronto a suonare, a insegnare agli altri e ad imparare da tutti, perfino da quelli meno abili di lui, caratteristiche del suo personale atteggiamento verso la musica che sarebbero rimaste costanti per il resto della sua vita[37]. Nella seconda metà del 1959[27] Al fa un altro regalo al figlio: si tratta stavolta di una chitarra elettrica (purtroppo senza amplificatore), più precisamente una Supro modello Ozark di colore bianco[38].

Per ciò che riguarda le prime esibizioni dal vivo di Hendrix, queste avvennero con alcuni complessi poco più che amatoriali di rhythm & blues di Seattle: i Velvetones furono molto probabilmente il gruppo con cui fece, verso la fine del 1959, il primo concerto della sua vita[39]. Poco tempo dopo entrò nei Rocking Kings, la sua prima band semi-professionale (anche se costituita da adolescenti), dove però dovette inizialmente coprire il ruolo del basso (pur suonando una chitarra a sei corde)[40][41]; il più maturo James Thomas in un primo momento fece loro da manager e poco dopo Jimi passò alla chitarra solista. Dopo diverse esibizioni locali molto utili per fare esperienza[42] e qualche ambizioso quanto fallimentare tentativo di suonare in territori più lontani (Canada e Alaska[43]) ci furono alcune defezioni all'interno del gruppo e successivi rimpasti di formazione determinarono il cambio di denominazione: con il passaggio del loro agente dietro al microfono divennero infatti Thomas and the Tomcats. In ogni caso le proprie esibizioni e quelle altrui furono determinanti per fare imparare ad Hendrix i trucchi del mestiere utili per tenere viva l'attenzione del pubblico e che avrebbe messo in pratica nel proseguimento della sua carriera[42].

Verso la metà del 1960 a Hendrix verrà rubata la Supro (l'aveva dimenticata sul palco alla fine di un concerto)[44]: il padre, dapprima contrario e poi impietositosi, decise di regalargli un nuova chitarra, una Danelectro bianca, che Jimi tinse di rosso[41][45]. Il 31 ottobre dello stesso anno[46] il chitarrista interruppe definitivamente il suo percorso scolastico senza conseguire il diploma: le motivazioni addotte nelle interviste concesse negli anni successivi sarebbero state le più disparate ma mai le stesse (un rapporto affettivo con una compagna di scuola bianca osteggiato dai dirigenti liceali che ne avrebbero imposto l'espulsione, la necessità di lavorare, il desiderio di diventare un musicista professionista etc.[47]). Subito dovette cercare un'occupazione e dopo alcuni tentativi inconcludenti finì ad aiutare il padre che faceva il giardiniere "costruttore"; anche questo lavoro durò poco e la causa decisiva fu un duro litigio con Al dal quale si sentiva sfruttato[48].

Hendrix nell'esercito nel 1961.

Il 2 e poi il 5 maggio del 1961 fu arrestato dalla polizia di Seattle perché trovato alla guida di due auto rubate: dopo alcuni giorni di detenzione finì in tribunale[46][49]. Si trovò quindi a dover scegliere tra un periodo di reclusione e l'arruolamento: scelta la seconda opzione, Jimi venne arruolato il 31 maggio 1961. Giunse dunque a Fort Ord (California) per compiere otto settimane di addestramento[50]. Effettuò una breve licenza a Seattle (la prima delle sole due di cui usufruì durante il servizio militare[51]) ai primi di settembre; fu infine destinato alla 101ª Divisione Aviotrasportata[52] e inviato di stanza a Fort Campbell, nel Kentucky (vi arrivò l'8 novembre). Riuscì così a concretizzare un suo intenso desiderio: ottenere la cosiddetta Screaming Eagle (in italiano: "Aquila Urlante"), il simbolo della suddetta divisione del corpo dei paracadutisti statunitensi).[53] Ad ogni modo, la sua avventura nei ranghi militari durò molto poco: frustrato dalla rigidità dell'ambiente e intenzionato a dedicarsi alla musica, Jimi decise di porre fine al suo periodo sotto le armi facendosi visitare più volte dallo psicologo dell'esercito e dichiarando di essere omosessuale.[54] Stando ad alcune interviste rilasciate da Hendrix in proposito, invece, pare che al fine di ottenere la dispensa abbia addotto problemi alla schiena conseguenti ad un lancio col paracadute[54][55] in cui aveva riportato la frattura di una caviglia nello scontro con un gancio esterno[56].

L'approccio alla scena musicale[modifica | modifica sorgente]

Poco dopo il suo arrivo a Fort Campbell, Jimi conobbe il bassista Billy Cox (novembre 1961)[57], col quale in breve (gennaio 1962) formò una band, i King Kasuals[52][58] in cui per poco suonarono Gary Ferguson alle percussioni e il Maggiore Charles Washington al sassofono[59]. Dopo essersi esibiti in varie basi militari del Nord e Sud Carolina[60] ci furono cambiamenti nell'organico, che si allargò fino a comprendere sei elementi: oltre a Jimi alla chitarra e Billy al basso, figuravano Harry Batchelor alla voce, Babe Boo all'altra chitarra, Frank Sheffield alle percussioni e Tee Howard Williams con l'aggiunta discontinua di Tommy Lee Williams ai sax. Con questo assetto i King Kasuals fecero un concerto il 19 maggio 1962 al Club Del Morocco di Nashville[52]. Il 2 luglio dello stesso anno Jimi ottenne il congedo[61] ed essendo rimasto senza un soldo decise di trasferirsi a Clarksville (Tennessee), rimanendo in attesa che pure Cox si svincolasse dai suoi obblighi militari, come da previo accordo tra i due[62]. Essi, ricongiuntisi all'incirca in settembre[62], e giudicando troppo scarse le offerte di lavoro della zona, decisero di tentare sorte migliore a Indianapolis dove soggiornarono brevemente[63]. Dopo questo vano tentativo rientrarono a Clarksville e riformarono i King Kasuals con i seguenti musicisti: il confermato Harry Batchelor al microfono, Buford Majors al sax, Leonard Moses alla chitarra e Harold Nesbit alle percussioni[64]. Poco dopo si spostarono a Nashville (ottobre 1962), città che fu loro residenza per un periodo di tempo più consistente in quanto furono scritturati dal manager del Morocco, Theodore "Uncle Teddy" Acklen[65], il quale provvide anche a trovare a Jimi e Billy una provvisoria collocazione "domestica": una stanza sopra la Joyce House of Glamour[66]. L'attività del gruppo si svolgeva essenzialmente nei locali nella zona di Jefferson Street, tradizionalmente ritenuta il cuore della comunità afroamericana di Nashville[67] e nota per l'intensa scena rhythm and blues che in quel periodo vi si stava sviluppando. Durante una esibizione al Del Morocco, Hendrix e Cox fecero anche la conoscenza del chitarrista Larry Lee[68] che avrebbe avuto un certo ruolo nella fase matura del percorso artistico di Jimi. Nello stesso locale oltre a suonare come attrazione principale i King Kasuals ebbero l'onore di fungere da band di accompagnamento per diversi solisti quali Nappy Brown, Carla Thomas, School Boy e Ironing Board Sam[69]. Poco tempo dopo Jimi, Billy e Larry lavorarono per circa un mese con Bob Fisher and the Barnevilles in un tour con in cartellone sia le Marvelletes che Curtis Mayfield & The Impressions[70]. Occorre aggiungere che per alcuni studiosi lo stile chitarristico di Mayfield fu molto importante come fonte d'ispirazione per quello di Hendrix[71]. L'esperienza professionale a Nashville risultò essere alla fine un buon viatico per le prime esperienze on the road di Hendrix: il suo inserimento nella scena gli permise, nel novembre 1962, di partecipare alla sua prima sessione di studio in veste di chitarrista turnista. Si trattava di una incisione alla radio (a cui partecipò anche Cox) con l'autorevole dee-jay cittadino William "Hoss" Allen per conto della casa discografica Starday-King Records; tuttavia secondo Allen a quella registrazione prese parte il solo Billy perché il modo di suonare di Jimi fu ritenuto troppo aggressivo[72]. Nel corso delle successive festività natalizie (1962 - 1963) trascorse un breve soggiorno a Vancouver per fare visita a nonna Nora ed alcune fonti ritengono che in quel periodo Hendrix abbia suonato continuativamente nel locale Dante's Inferno con Bobby Taylor & the Vancouvers[73], all'epoca sotto contratto con la Motown Records. In questo gruppo musicale militava anche quel Tommy Chong che in seguito avrebbe raggiunto la fama insieme a Cheech Marin con il duo comico Cheech & Chong. In contrapposizione a Taylor (e a quanti confermano tale tesi) Chong contesta che l'ingresso di Jimi nel complesso abbia mai avuto luogo e sostiene che l'affermazione opposta da parte del suo ex leader vada attribuita alla tendenza di quest'ultimo a romanzare i fatti[74]. Rientrato a Nashville all'incirca nel marzo 1963[75] conobbe insieme a Billy "Gorgeous George Odell" uno showman tuttofare (organizzatore, presentatore, intrattenitore etc.) al seguito di una tournée collettiva di rhythm and blues i cui nomi principali in cartellone erano Sam Cooke e Jackie Wilson. Mentre Cox rifiutò le offerte di lavoro di Odell non fidandosi di quest'ultimo[76], Jimi divenne chitarrista del gruppo che accompagnava il navigato uomo di spettacolo in un tour con pure i Womack Brothers (alias i Valentinos) e Sam Cooke[77]. Subito dopo prese parte ad un altro tour "contenitore" organizzato da Odell questa volta con Hank Ballard & The Midnighters e Little Richard ma come accompagnatore non musicale; tuttavia, per sicurezza, Hendrix si era portato dietro il suo strumento dentro un sacco da patate[77]. Durante un post-concerto a Greenville (Carolina del Sud) gli fu concesso di suonare con gli Upsetters (la band dell'autore di Tutti Frutti) dimostrando tutto il suo valore, e la cosa si ripeté sporadicamente per il resto della tournée senza esiti professionali almeno nell'immediato[78].

Nei due[79]/tre anni che seguirono Hendrix fece vita errabonda girando per tutti gli Stati Uniti[80], inserendosi nel giro del cosiddetto Chitlin' Circuit[81] e divenendone presenza fissa mediante un'interminabile serie di esibizioni in gruppi di supporto per un gran numero di musicisti blues, rhythm and blues e soul come Chuck Jackson, Slim Harpo, Tommy Tucker, Solomon Burke, le Supremes oltre ai già citati Sam Cooke e Jackie Wilson[82]. Il periodo trascorso nel Chitlin' Circuit fu fondamentale per la sua formazione musicale e stilistica: fu proprio in questo contesto che Hendrix definì la sua attitudine e consolidò la sua conoscenza delle radici del blues[83]. Intanto rientrato a Nashville verso la fine del 1963[84] avvertì la necessità di dare una svolta al proprio percorso artistico ed umano in quanto sentiva ormai esaurito quello che - col senno di poi - si rivelò essere il suo periodo di apprendistato: nel tentativo di lasciarsi alle spalle il contesto di razzismo e degrado che aveva trovato nel sud degli States, Hendrix decise di trasferirsi a New York. Per fargli prendere questa decisione fu fondamentale l'incontro, mentre stava suonando al Baron insieme a Larry Lee, con l'impresario di un locale della metropoli il quale promise che gli avrebbe fatto raggiungere lì la celebrità[84]. Poco prima di partire per New York, verso Natale del 1963, prese parte alla sua prima seduta d'incisione (secondo alcuni critici[85]) con il sassofonista Lonnie Youngblood e il chitarrista Herman Hitson a Filadelfia; i brani incisi in questa occasione sarebbero stati oggetto di numerose controversie legali anni dopo la morte di Hendrix[86]. Nel gennaio 1964, dunque, la futura rockstar, indossando un cappotto prestatogli da Larry[87], si trasferì ad Harlem dove entrò in stretti rapporti con i gemelli Arthur ed Albert Allen (ora noti come Taharqa e Tunde-Ra Aleem).[88][89] L'amicizia con quest'ultimi si rivelò presto fondamentale e destinata a durare, come dimostrano alcune collaborazioni nell'ultima parte della carriera di Hendrix all'interno di sue registrazioni (un esempio su tutti può essere considerata Freedom, in cui i gemelli Allen si occuparono dei cori, accreditati con il nome di Ghetto Fighters). Altrettanto fondamentale risultò il rapporto con quella che sarebbe poi divenuta la sua ragazza, Lithofayne "Fayne" Pridgeon.[30]

Fayne si premurò infatti di fornire ogni tipo di supporto umano e logistico ad Hendrix e si rivelò essenziale anche al suo inserimento nella scena locale grazie alle sue conoscenze dell'ambiente dell'underground musicale di Harlem. Il primo segnale di incoraggiamento fu un riconoscimento ricevuto dall'Apollo Theater in occasione di un concorso per artisti emergenti tenutasi nel febbraio 1964, rassegna in cui Hendrix primeggiò senza troppe difficoltà. Successivamente Jimi e Fayne si trasferirono all'Hotel Theresa sulla 125ª Strada (Settima Avenue)[72]; nonostante la vittoria del concorso il chitarrista visse un periodo di estrema precarietà professionale ed economica: per sopravvivere era costretto a portare continuamente il suo strumento al banco dei pegni[90].

L'ascesa verso il mainstream[modifica | modifica sorgente]

La vera occasione di entrare a contatto con il dorato mondo del mainstream giunse proprio nel marzo 1964[91], quando Hendrix venne reclutato come chitarrista della Isley Brothers Band . A segnalarlo al gruppo fu proprio un amico dei Fratelli Isley, un certo Tony Rice che lo aveva visto suonare una sera in un noto locale di Harlem, il Palm Café[92]. Fu proprio durante quel periodo che Jimi ebbe occasione di suonare nelle registrazioni in studio per Testify (21 maggio 1964), brano che da lì a poco sarebbe diventato un successo radiofonico. Con gli Isley Brothers entrò in sala d'incisione in due ulteriori occasioni: il 23 settembre 1964 e il 5 agosto 1965 (dopo quasi un anno dalla sua uscita dal complesso) registrando altre 4 composizioni poi rielaborate in diverse versioni (The Last Girl, Looking For A Love, Move Over And Let Me Dance, Have You Ever Been Disappointed)[93]. Immediatamente dopo partì per un tour lungo tutti gli Stati Uniti (inclusi i locali del Chitlin' Circuit) con sconfinamenti in Canada e addirittura alle Isole Bermude[94]; durante la prima tappa della turné[95] all'Upton Club di Montreal conobbe il batterista Buddy Miles, altro personaggio che avrebbe "recitato" una parte importante nella carriera di Jimi qualche anno dopo[96].

Tra il 1964 ed il 1965 cominciò per Hendrix un interminabile mordi e fuggi da una band all'altra. Innanzitutto giunto a Nashville all'incirca tra ottobre e novembre del 1964[97], abbandonò gli Isley Brothers[98]; qualche tempo dopo, mentre vagava a Memphis (Tennessee), in un ristorante Soul food fece la conoscenza di Steve Cropper, celebre chitarrista, compositore e arrangiatore di numerosi hit per la Stax[99]. Questi lo portò negli studi della sua casa discografica per fargli incidere un demo poi andato perduto. Dopo questo evento ebbe modo di incontrare altri due suoi "miti": Albert King e B.B. King[100] coi quali poté scambiarsi qualche idea sui rispettivi stili strumentali. Verso la fine del 1964 ritornò nel gruppo di Gorgeous George Odell per un altro tour collettivo che stavolta aveva come primo nome in cartellone Sam Cooke (che fu ucciso proprio in quei giorni)[101]. Dopo un'esibizione a Kansas City perse il tour bus (forse intenzionalmente)[101] e allora dovette recarsi ad Atlanta dove cercò Odell. Grazie all'intervento di quest'ultimo si inserì negli Upsetters di Little Richard stavolta in modo quasi continuativo per circa sei mesi a partire dal gennaio 1965[101]. Nonostante Little Richard fosse a quei tempi uno degli idoli di Hendrix, i due entrarono spesso in conflitto durante il tour per le ragioni più disparate, il più delle volte connesse alla scarsa propensione del cantante a tollerare la teatralità scenica di Jimi.Per un breve periodo (tra febbraio e aprile del 1965), Hendrix si dissociò dal gruppo di supporto di Richard mentre si trovava a Los Angeles e qui incontrò Arthur Lee (futuro fondatore dei Love) che lo impiegò per l'incisione di un brano, da affidare alla cantante Rosa Lee Brooks, in quanto necessitava di un chitarrista che facesse un accompagnamento alla Curtis Mayfield[102]. Il motivo in questione era My Diary e fu pubblicato come singolo dall'etichetta discografica Revis Records con il brano Utee (anch'esso con la partecipazione di Jimi) sul lato B. Subito dopo rientrò negli Upsetters. Anche con l'autore di Tutti Frutti entrò in sala di incisione tra gennaio e luglio del 1965 registrando due composizioni: I Don't Know What You've Got But It's Got Me e Dancin' All Around The World a New York o a Los Angeles[103]. Di nuovo insoddisfatto della sua situazione professionale abbandonò ancora il gruppo per seguire in tour Ike & Tina Turner, ma bastarono poche date, infarcite dagli incendiari assoli del chitarrista, per indurre i due artisti a rispedirlo al mittente; forse semplicemente Ike allontanò Jimi temendo che quest'ultimo avrebbe finito col sedurre qualcuna delle "sue" Ikettes o addirittura sua moglie[104]. Ad ogni modo, l'avventura con la band di spalla a Little Richard si sarebbe conclusa da lì a pochi mesi (tra giugno e luglio 1965[105]), quando Jimi venne licenziato per aver perso nuovamente il tour bus a Washington.[30][106]. Fu così costretto a ritornare a New York stavolta però iniziò a maturare in lui l'idea di puntare su una carriera da solista[107]: infatti dopo aver proposto le proprie composizioni a diverse case discografiche il 27 luglio 1965 firmò un accordo contrattuale della durata di due anni con la Sioux Records e il Copa Management[105].Intanto Hendrix cominciava ad essere stanco della sua vita ad Harlem che riteneva fosse un ambiente sempre più chiuso ed ostile, almeno per una persona così anticonformista come lui. Così, dopo essersi separato da Fayne, decise di trasferirsi al Village, seguendo così le orme di colui che da quel momento in poi divenne uno dei suoi "fari" artistici ed esistenziali: Bob Dylan, di cui divenne grande appassionato soprattutto a partire dall'ascolto dell'album Highway 61 Revisited[108]. Nell'ottobre successivo Hendrix si unì alla band newyorkese Curtis Knight and the Squires, dopo aver conosciuto Knight nella hall di uno scalcinato hotel mid-town in cui entrambi avevano trovato alloggio, l'Hotel America nella Quarantasettesima Strada[109]; con questa band ebbe un rapporto professionale intenso ma discontinuo fino all'inizio del 1966[110] in quanto alternò le sue prestazioni per essa con quelle per altri complessi. Con gli Squires, oltre a esibirsi dal vivo, incise in studio un totale di 26 brani complessivi in due fasi: la prima avvenne tra ottobre e dicembre del 1965, la seconda intorno alla fine di luglio del 1967, in entrambi i casi allo Studio 76 (noto anche come Dimensional Studio)[111] per la PPX Enterprises di Ed Chalpin[112]. Quest'ultimo inoltre, il 15 ottobre di quell'anno, fece firmare a Hendrix un contratto discografico triennale col quale si impegnò a versargli 1 dollaro e l'1% di royalty sulle registrazioni con Curtis Knight.[113][114]

Anni dopo, nonostante la collaborazione con Chalpin fosse conclusa, il contratto venne impugnato con successo dall'impresario causando non pochi problemi ad Hendrix fino alla sua risoluzione. Seguì tra ottobre e novembre[115] un tour di due mesi con i Joey Dee and The Starliters,che nel 1961 avevano avuto un "hit", Peppermint Twist (il cui titolo si ispirava al nome del locale in cui si esibivano regolarmente cioè il Peppermint Lounge di New York)[115] prima di ritornare nuovamente dagli Squires nella stessa metropoli. Qui ancora tra ottobre e dicembre del 1965 Jimi fece in tempo ad incidere, sempre per conto di Chalpin, perfino una canzone in cui cantava Jayne Mansfield: Suey[116]. Nel gennaio del 1966[117] entrò nei Kingpins, il gruppo d'accompagnamento del sassofonista R&B King Curtis, all'epoca lo strumentista più apprezzato nel suo genere[118] col quale rimase discontinuamente per circa sei mesi facendo diverse esibizioni; la formazione includeva tra gli altri Cornell Dupree alla chitarra ritmica e Bernard Purdie che si scambiava con Ray Lucas alle percussioni (il secondo infatti sostituiva l'altro soprattutto dal vivo)[119]. Anche con Curtis Hendrix andò in sala di registrazione a New York in due occasioni, in entrambe sotto contratto con la Atlantic Records: il 21 gennaio (da questa session fu ricavato il brano Help Me, poi pubblicato a nome Ray Sharpe with the Curtis Orchestra[120]) e il 28 aprile 1966 (Linda Lou, I Can't Take It e Baby, How About You pur incisi in questa data non furono mai pubblicati anche perché i nastri di tali pezzi non sopravvissero ad un incendio scoppiato negli archivi della Atco/Atlantic[121]). Secondo alcune fonti[122] non è sicuro se Jimi abbia partecipato anche ad un'altra session con i Kingpins datata 31 maggio 1966, poiché la sua presenza all'incisione del brano Blast Off non è mai stata confermata; certamente con lo stesso gruppo in questo periodo poté accompagnare sia Percy Sledge che Wilson Pickett durante una festa organizzata dalla Atlantic[121], sempre a New York[123]. Ben presto esauritasi anche l'esperienza con Curtis, Hendrix tornò con gli Squires anche se per poco: infatti i suoi ultimi concerti con Knight risalgono a metà maggio del 1966[124]. In effetti una ragione fondamentale del suo legame altalenante con gli Squires era stato il fatto che non possedendo una propria chitarra fin lì aveva potuto contare sul prestito di uno strumento di proprietà dello stesso Knight; tale situazione durò fino a quando l'allora fidanzata di Jimi, una ragazza bianca di nome Carol "Kim" Shiroki, con la quale andò anche a convivere al Lennox Hotel[125], non gli fece una consistente donazione di denaro, grazie alla quale poté acquistare una delle sue chitarre preferite: la Fender Stratocaster, la prima in assoluto di una lunga serie[126]. A fine maggio del 1966 entrò nel gruppo Carl Holmes and the Commanders col quale si esibì spesso al Cheetah Club[127].

Nonostante la dilagante instabilità del periodo, comunque, tutte le errabonde esperienze che lo videro protagonista gli servirono da rodaggio, consentendogli di arricchire ulteriormente il suo già considerevole bagaglio chitarristico[128].

Nel 1966 Hendrix formò il suo primo gruppo come leader sotto le insegne di Jimmy James and The Blue Flames (alias The Rainflowers[129]), con una variegata formazione includente diverse sue conoscenze acquisite al Manny's Music Shop[130]: tra loro vi era un fuggiasco californiano quindicenne chiamato Randy Wolfe. Essendoci due Randy nel gruppo, Hendrix risolse la questione ribattezzando Wolfe Randy California[130] e l'altro Randy Texas. Randy California sarebbe in seguito divenuto co-fondatore degli Spirit assieme a Ed Cassidy.

Hendrix ed il suo nuovo gruppo richiamarono facilmente l'attenzione di una New York ancora troppo distante dai suoni e dagli umori della rivoluzione culturale e musicale che stava per esplodere sulla costa opposta degli States: fu durante le esibizioni al Cafe Wha?, sulla MacDougal Street nel Greenwich Village, che Hendrix conobbe la cantante e chitarrista Ellen McIlwaine ed il chitarrista Jeff "Skunk" Baxter, che occasionalmente suonò il basso nei Blue Flames.[131][113] Fondamentale, nel medesimo periodo, la conoscenza con Frank Zappa; leggenda vuole che fu proprio Zappa ad istruire Hendrix sulle prospettive offerte da un effetto per chitarra di nuova produzione destinato a diventare famoso: il wah wah.[113]

The Jimi Hendrix Experience[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi The Jimi Hendrix Experience.

La formazione del gruppo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Are You Experienced?.

Il 1966 fu l'anno della svolta per Hendrix. Durante una serata al Cheetah Club, sulla West 21st Street, il chitarrista fece la conoscenza di Linda Keith[132] a quel tempo fidanzata con Keith Richards: i due strinsero subito amicizia e Linda si prodigò per fargli conoscere Andrew Loog Oldham, manager dei Rolling Stones, ed il produttore Seymour Stein[133]. Nessuno dei due ricavò alcuna impressione positiva dall'incontro e - con grande delusione di Hendrix - ogni prospettiva di inserimento sfumò. Senza perdersi d'animo la ragazza insistette per presentarlo a Chas Chandler, all'epoca ancora bassista degli Animals. L'incontro stavolta fu fruttuoso: il 5 luglio 1966[134] Chas assistette ad un concerto di Jimi al Café Whà durante il quale si convinse di aver trovato la grande "scoperta" da lanciare. In quel periodo infatti Chandler si trovava prossimo a concludere il suo sodalizio con gli Animals ed era in cerca di spunti per ridefinire la propria posizione come produttore e manager: dopo un breve confronto, egli si rese conto che Hendrix aveva floride prospettive davanti a sé[135]. Inoltre si convinse del fatto che poteva diventare un ottimo singolo di lancio la versione di un blues di Billy Roberts, Hey Joe, proposta da Jimi con il piglio aggressivo che quest'ultimo gli aveva illustrato durante la sua folgorante esibizione[136].

La Jimi Hendrix Experience nel 1967.
Gli Experience nel 1968.

Hendrix si adoperò di buon grado per elaborare una sua versione di Hey Joe; il risultato entusiasmò Chas al punto da indurlo a trascinare il chitarrista a Londra per metterlo sotto contratto con il supporto del manager uscente degli Animals, Michael Jeffery. Prima di partire per il Regno Unito Chandler, una volta saputo che in precedenza Jimi aveva firmato numerosi contratti con diverse etichette discografiche (tra le tante la Sue Records di Juggy Murray) decise di rimediare acquisendo tutti i diritti legali sugli accordi che vincolavano Hendrix, in modo da ottenere l'esclusiva sulla sua futura produzione solista; purtroppo il chitarrista si dimenticò del contratto con Chalpin, il quale lo avrebbe rivendicato anni dopo quando l'artista raggiunse il grande successo[136]. Per convincere Jimi a recarsi a Londra non furono decisive tanto le prospettive illustrategli da Chas circa il radioso avvenire che lo avrebbe atteso al di là dell'Atlantico quanto la promessa che una volta giunto lì avrebbe conosciuto Eric Clapton, uno degli artisti che più apprezzava[137]. Chandler presto si allontanò da New York per proseguire il tour con gli Animals e vi fece ritorno il 5 settembre del 1966: in questo lasso di tempo il chitarrista proseguì i suoi concerti con i Blue Fames cui si unirono saltuariamente per alcuni concerti John Hammond jr., Al Kooper e Barry Goldberg, successivamente fece alcune esibizioni senza il suo gruppo ma con la pianista Ellen McIlwaine[134]. Dopo circa quattro giorni dal ritorno del neo-manager i due si rincontrarono e a loro si unì Mike Jeffery[138]; subito iniziarono i preparativi per il viaggio oltreoceano[134]. Ottenuto il certificato di nascita di Jimi (19 settembre), per risparmiare un viaggio a Seattle, Chandler si fece stampare da un tipografo newyorkese un falso "attestato di buona reputazione" firmato da una fantomatica persona che conoscesse il musicista da più di otto anni; grazie a questi due documenti poté procurare il passaporto al suo "protetto"[139]. Inizialmente Hendrix avrebbe voluto portare con sé in Inghilterra Randy California ma Chas gli fece cambiare idea adducendo come motivazioni la giovane età di questi e il fatto che nella formazione da lui progettata per Jimi non vi fosse spazio per un altro chitarrista solista[138]. Venerdì 23 settembre 1966 Hendrix si imbarcò all'aeroporto John F. Kennedy su un volo Pan Am di prima classe per Londra; qui atterrò ad Heathrow intorno alle 9 di mattina di Sabato 24 con un bagaglio al seguito limitato ad una Stratocaster, un ricambio d'abito e un vasetto di crema detergente[140]. La prima tappa fu alla dogana dove accaddero alcuni inconvenienti: infatti a Jimi fu negato il "visto d'ingresso" in Gran Bretagna perché sprovvisto di "permesso di lavoro". Chandler però riuscì ad ottenere un permesso di soggiorno della validità di una settimana dalle autorità doganali riuscendo a far passare il chitarrista per un autorevole compositore americano venuto in Inghilterra per incassare i guadagni sui diritti d'autore della sua musica[141]. Il passo successivo doveva essere quello di affiancargli dei musicisti adeguati al nuovo sound che aveva in mente: dopo alcune audizioni si decise di strutturare la formazione sul modello del power-trio (all'epoca molto in auge, visto anche il successo dei neonati Cream). Gli strumentisti scelti allo scopo, entrambi inglesi, furono il chitarrista Noel Redding, delegato al basso, e l'estroso batterista Mitch Mitchell, che fino all'ultimo fu in ballottaggio con Aynsley Dunbar (secondo Chandler fu il classico "lancio della moneta" a determinare la decisione finale[142]).

Era nata la Jimi Hendrix Experience.

Foto del batterista della Jimi Hendrix Experience Mitch Mitchell nel 1967

La pasta sonora del trio si rivelò una novità assoluta: sin dalle primissime esibizioni in Europa le visionarie bordate sonore di Hendrix, sostenute dal drumming furioso di Mitchell e dalle linee essenziali del basso di Redding, crearono enorme impressione nel mondo musicale londinese, dando vita ad un passaggio di voce senza precedenti tra gli artisti ed i gruppi che animavano la scena del periodo. La selvaggia attitudine live del chitarrista lasciò allibiti anche strumentisti affermati come Eric Clapton e Jeff Beck, e l'aura che lo accompagnava gli permise ben presto di entrare nel salotto buono della musica dell'epoca, al punto che gli Who si adoperarono affinché Hendrix accettasse una proposta dalla loro casa discografica di riferimento, la Track Records.[30]

Il primo brano ad essere dato alle stampe su 45 giri, nel dicembre 1966, fu proprio Hey Joe, rimaneggiato rispetto alle iniziali intenzioni dopo l'uscita della versione del cantante folk Tim Rose ma comunque adeguato allo stile di Hendrix. Sul lato B del singolo trovò spazio Stone Free, un blues rauco ed allucinato scelto tra le sue prime composizioni. La risposta di vendite fu notevole e venne confermata dai due singoli che seguirono, Purple Haze e The Wind Cries Mary: i brani in questione divennero colonne portanti degli incendiari live acts del gruppo, affiancate da riletture fortemente rivitalizzate di classici del blues come Killing Floor di Howlin' Wolf (usualmente deputato a brano di apertura dei concerti) e Rock Me Baby di B.B. King.

La consacrazione statunitense al Monterey Pop Festival[modifica | modifica sorgente]

Are You Experienced? ebbe un'ottima risposta di vendite nel vecchio continente, interrompendo la propria ascesa al secondo posto nella classifica britannica dietro Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles: la Experience però era in cerca dell'occasione giusta per sfondare negli States, dove era ancora sconosciuta.

La copertina dell'edizione statunitense di Are You Experienced?

L'occasione si presentò nel giugno del 1967, quando il gruppo venne invitato - dietro intercessione di Paul McCartney[143] - alla storica edizione del Monterey International Pop Festival tenutasi il 16, 17 e 18 giugno di quell'anno e generalmente ritenuta l'evento di partenza della cosiddetta lunga estate dell'amore. L'opportunità si rivelò estremamente favorevole per Hendrix: oltre alla vastissima risonanza che l'evento ebbe in tutti gli Stati Uniti, la sua performance sarebbe stata immortalata nel documentario che sarebbe stato ricavato dal festival. La Experience non si lasciò sfuggire l'occasione e si produsse in una delle esibizioni più acclamate del festival, suonando, fra le altre canzoni, proprio "Hey Joe"; nei 40 minuti dell'esibizione Hendrix sollecitò la sua Fender Stratocaster in un modo fino ad allora inaudito arrivando a mimarvi rapporti sessuali, suonandola con i denti, dietro la schiena, contro l'asta del microfono e contro l'amplificazione.[144] Al termine dell'esibizione, per sottolineare la sua spasmodica necessità di estrarre nuove sonorità dallo strumento, le diede fuoco con del liquido per accendini e la distrusse contro palco ed amplificatori in una catarsi di feedbacks lancinanti.

I resti della chitarra che Hendrix distrusse quella sera furono recuperati e sono attualmente esposti all'Experience Music Project di Seattle.[145]

La selvaggia performance sonora del trio ebbe grandissima eco in tutti gli Stati Uniti, preparando il terreno al successo che avrebbe accolto tanto le esibizioni live del chitarrista quanto le sue uscite discografiche.

Axis: Bold as Love[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Axis: Bold as Love.

Il 1967 vide l'uscita del seguito discografico di Are You Experienced? intitolato Axis: Bold as Love, ugualmente pervaso dalla fortissima vena acida e sperimentale del suo predecessore, ma caratterizzato da sonorità meno aspre e più proiettate verso funk, blues ed R&B. Con Bold as Love Hendrix proseguirà nella sua ricerca sonora anche nel senso delle variazioni sui due canali di uscita stereo, inoltrandosi ulteriormente verso risultati sonori assolutamente innovativi: il disco fu inoltre interamente registrato con l'accordatura della chitarra diminuita di mezzo tono, espediente destinato a diventare standard nella produzione del chitarrista.

Il disco è inoltre da ricordare per i travagli che lo accompagnarono nelle fasi immediatamente precedenti alla sua uscita.

Jimi Hendrix dal vivo al Gröna Lund di Stoccolma, Svezia, il 24 maggio 1967.

Avvenne infatti che Hendrix dimenticò il master tape già missato del lato A del disco sul sedile posteriore di un taxi senza riuscire in alcun modo a recuperarlo. Il fatto costituiva un serio problema poiché i masters originali avrebbero dovuto essere consegnati a breve per la stampa dell'LP: tutto il lato A del lavoro dovette quindi essere rimissato dai multitraccia basali in un'unica notte di lavoro, con disappunto di Hendrix e del suo storico tecnico Eddie Kramer che in seguito sosterranno di non essere interamente soddisfatti del risultato.[146]

Ulteriori noie provennero dall'artwork della copertina: a causa di un banale malinteso, la richiesta di Hendrix affinché il tema richiamasse le sue origini indiane - riferendosi alle tribù di pellerossa nativi del Nordamerica - venne completamente equivocata dallo studio grafico britannico che se ne occupò ed il risultato fu una copertina in cui Hendrix, Redding e Mitchell vestono i panni delle divinità induiste Durga e Vishnu.

L'album si rivelò comunque un successo, facendo aumentare considerevolmente le richieste di esibizioni dal vivo del gruppo e portando la Experience a suonare di fronte a platee sempre più ampie. La conclusione del tour non fu comunque felice: mentre il gruppo si trovava in Scandinavia per alcune date, la notte del 4 gennaio 1968 Hendrix venne tratto in arresto a Stoccolma dopo aver devastato una stanza d'albergo in preda ai fumi dell'alcool.[147]

Electric Ladyland[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Electric Ladyland.

La gestazione dell'ultimo LP in studio di Hendrix, il doppio album Electric Ladyland, non fu certamente meno travagliata di Bold as Love. Già nelle primissime fasi delle session Hendrix dovette registrare l'abbandono da parte del suo storico produttore Chas Chandler, letteralmente esasperato dai numerosi contrasti sorti col chitarrista. Il loro modo di concepire i brani e le registrazioni era diametralmente opposto: se Chandler premeva per avere dei brani convenzionali e dalla durata non eccedente i 5 minuti (all'ovvio scopo di poterli pubblicare su 45 giri), Hendrix ribatteva con il suo stile assolutamente non ortodosso, tanto nella concezione dei brani quanto nelle registrazioni. L'influenza di Chandler è evidente nei primi due LP della Jimi Hendrix Experience, dove raramente un brano supera i 4-5 minuti, nella migliore tradizione pop: al contrario Electric Ladyland presenta delle architetture perfettamente in linea con lo stile acido e visionario di Hendrix, intervallando tracce di cesura a lunghissime jam session caratterizzate da enormi spazi strumentali, secondo modalità prettamente psichedeliche.

Foto del bassista della Jimi Hendrix Experience Noel Redding nel 1967

La seconda ragione alla base delle dimissioni di Chandler era da ricercarsi nella natura errabonda che Hendrix era solito imprimere alle sessioni di registrazione: mentre Chandler supportava la scuola di pensiero delle registrazioni da svolgersi in breve tempo e con tutte le idee al loro posto, Hendrix era uso lanciarsi in infinite jam session di prova ed affinamento con i musicisti che lo supportavano elaborando, rielaborando, modificando ed ampliando quelle che erano le sue idee di fondo in un continuo turbinìo di creatività, il più delle volte sapendo da dove partire ma non sapendo dove arrivare, lasciandosi guidare solo dall'istinto. Le session preparatorie per Electric Ladyland, in particolare, furono popolate da numerosi musicisti addizionali che andavano e venivano dagli studi di prova senza alcun criterio apparente: fu così che - tra gli altri - ai tre strumentisti della Experience si sovrapposero il celebre tastierista Al Kooper, il batterista Buddy Miles nonché Jack Casady, bassista dei Jefferson Airplane, e Steve Winwood dei Traffic.[148]

Appare evidente come l'incredibile mole di materiale inedito ed alternativo registrata da Hendrix nella sua pur brevissima attività sia da attribuirsi proprio a questo continuo fare e disfare.

A provocare il logoramento degli equilibri fu anche il proverbiale perfezionismo di Hendrix. Il chitarrista, oltre ad esigere quantitativi fino ad allora impensabili di sovraincisioni nei brani, sollecitava anche i musicisti ed i tecnici a registrare nuove takes dei pezzi un numero imprecisato di volte in attesa di trovare l'alchimia che riteneva adeguata: vuole la leggenda che il brano Gipsy Eyes dovette essere registrato in ben 43 versioni differenti prima che Hendrix ne trovasse una di suo gradimento.[149]

Inoltre, al momento del lancio sul mercato negli Stati Uniti, il disco subì una censura da parte della casa produttrice che non accettò la copertina originale (che ritraeva, in una foto di David Montgomery,[150] alcune donne integralmente nude su sfondo nero), e costrinse al restyling nella versione oggi conosciuta. La copertina "scandalosa" venne utilizzata solo per le prime stampe della versione europea del disco, e nella prima ristampa in CD (con l'ordine dei brani diverso da quello originale).

La fine della Jimi Hendrix Experience[modifica | modifica sorgente]

Chandler non fu l'unica "vittima" dei famigerati tour de force musicali del chitarrista. In caduta libera erano anche i rapporti col bassista Noel Redding, anch'egli esasperato dalle modalità di lavoro imposte da Hendrix. Non era raro, infatti, che il bassista lasciasse lo studio di registrazione per calmarsi dopo l'ennesima sfuriata con Hendrix ed al suo ritorno trovasse la linea di basso registrata per mano dello stesso chitarrista durante la sua assenza.

Foto della Jimi Hendrix Experience nel 1967

L'ultima esibizione britannica della formazione ebbe luogo il 24 febbraio 1969 alla Royal Albert Hall di Londra, seconda di due date che segnarono il tutto esaurito: i due concerti vennero peraltro filmati e registrati a fini documentaristici per una produzione Gold & Goldstein che doveva essere intitolata Experience. I nastri sono a tutt'oggi inediti.

La frustrazione di Redding derivava anche dal non sentirsi appagato dal ruolo di bassista, essendo lui un chitarrista[151]: risale al 1968 la formazione della sua band, i Fat Mattress, che in diverse occasioni ricoprì persino il curioso ruolo di supporto alla stessa Experience.[151] A questo doveva aggiungersi l'insofferenza per la crescente isteria che puntualmente accompagnava le date della Experience: la loro ultima esibizione in assoluto, il 29 giugno 1969 al Bob Fey's Denver Pop Festival, fu contraddistinta da scontri e violenze tra il pubblico e le forze dell'ordine dovettero addirittura ricorrere ai gas lacrimogeni per riprendere le redini della situazione, con i tre membri della band costretti ad evadere trovando rifugio nel rimorchio di un camion del service assediato dai fans.[152] La rottura con Redding venne ufficializzata il giorno dopo.

Oltre allo scioglimento della sua band originaria, Hendrix quell'anno dovette far fronte ad una serie di controversie legali che lo riguardarono in sede penale e civile; il 3 maggio 1969 il chitarrista venne tratto in arresto presso il Pearson International Airport di Toronto dopo essere trovato in possesso di hashish ed eroina. Al processo, Hendrix riuscì a convincere la corte eccependo il fatto di non essere a conoscenza del modo in cui le sostanze stupefacenti erano finite nel suo bagaglio, ventilando la tesi dell'azione esterna.[153] In sede civile, invece, il chitarrista si trovò a dover sbrogliare alcune grane legali connesse alla risoluzione del contratto sottoscritto a favore di Ed Chalpin nel 1965: la controversia venne risolta amichevolmente, con la disponibilità del chitarrista a registrare un LP sotto il suo regime di produzione.

Woodstock e la nuova formazione[modifica | modifica sorgente]

Il festival di Woodstock del 1969 fu sicuramente uno degli eventi più rappresentativi per l'intero immaginario collettivo correlato alla musica degli anni sessanta ed al movimento flower power. In tale contesto, la performance di Jimi Hendrix divenne un vero e proprio simbolo del festival stesso oltre che del pensiero pacifista di quegli anni. L'esibizione del chitarrista era stata programmata in chiusura della rassegna, la sera del 18 agosto 1969, terzo ed ultimo di quei three days of peace, love and music: a causa però dei problemi tecnici e logistici che si verificarono, non ultimo il violento acquazzone che si abbatté sulla zona a metà del secondo giorno, la sua performance dovette essere rimandata all'alba del giorno successivo. L'enorme folla dei tre giorni precedenti (oltre 500.000 spettatori paganti) si era considerevolmente ridotta ed Hendrix chiuse il festival davanti ad un pubblico di dimensioni certo notevoli, ma decisamente inferiori alle aspettative: circa 200.000 spettatori, in larga parte esausti e storditi dopo tre giorni di kermesse ininterrotta. Il chitarrista si presentò sul palco con una formazione espansa, introdotta dallo speaker come Jimi Hendrix Experience, ma prontamente ripresentata dallo stesso Hendrix come Gipsy Sun And Rainbows: ne seguì un'esibizione di due ore - tra le più lunghe in assoluto della sua carriera - buona ma non eccellente, anche a causa dell'ancora scarsa armonia con il resto della band, dell'insufficiente soundcheck e di alcuni problemi tecnici connessi all'impianto microfonico.

Quello che più rilevò, ad ogni modo, in quella storica esibizione, fu la celeberrima trasfigurazione chitarristica operata sul tema di The Star-Spangled Banner, inno degli Stati Uniti d'America: Hendrix si accanì sul tema dell'inno in maniera selvaggia, intervallandolo con feroci simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam, sirene di contraerea ed altri rumori di battaglia, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra.[154]

Nella realtà dei fatti, rimane tuttora estremamente controverso il significato che Hendrix volle attribuire a quel modo di proporre l'inno nazionale statunitense. Seppure la sua ragion d'essere sia piuttosto chiara, c'è da dire che già da un anno tale versione di The Star Spangled Banner veniva eseguita dal vivo e che lo stesso Hendrix è sempre stato piuttosto sibillino sul tema: in un'intervista a ridosso del festival di Woodstock il chitarrista si dichiarò disinteressato alle questioni politiche, e ad una domanda più precisa - rivoltagli al Dick Cavett's Show - sul perché della sua resa così poco ortodossa dell'inno americano rispose candidamente: «Penso che sia meraviglioso suonarlo così».[155]

Neppure è vero però, come alcuni hanno voluto insinuare, che Hendrix fosse addirittura favorevole all'intervento in Vietnam: oltre alla fin troppo eloquente trasfigurazione dell'inno statunitense effettuata a Woodstock, si pensi ad esempio che il brano Machine Gun, contenuto nel suo ultimo LP Band of Gypsys, è un'esplicita canzone di protesta contro la guerra.[149]

Band of Gypsys, Cry of Love[modifica | modifica sorgente]

La formazione presentata a Woodstock come Gipsy Sun And Rainbows rivestì unicamente un ruolo di transizione nell'epopea chitarristica di Hendrix. Dopo due sole esibizioni dal vivo, una apparizione al Dick Cavett's Show ed alcune brevi sedute di studio il gruppo venne disciolto in favore del consolidato schema del power-trio con cui Hendrix aveva esordito. Nacque così la Band of Gypsys, comprendente come elementi di supporto Billy Cox, bassista dell'appena disciolta Gipsy Sun And Rainbows, ed il batterista - scomparso il 28 febbraio 2008 - Buddy Miles: dopo una decina di giorni di prove, tenutesi al Juggy's Sound Studio, il gruppo iniziò ad esibirsi dal vivo con sorprendente energia ed in breve produsse un enorme quantitativo di materiale di studio, come nella migliore prassi hendrixiana.

La testimonianza più celebre del breve corso della Band of Gypsys è l'omonimo LP prodotto nel 1970, summa dei quattro concerti tenuti dalla band tra il 31 dicembre 1969 ed il 1º gennaio 1970 al Bill Graham's Fillmore East di New York. Il disco avrebbe avuto notevole rilevanza per diversi motivi, oltre a quelli relativi alla sua caratura musicale: innanzitutto, il disco sarebbe stato l'unico dal vivo dato alle stampe durante la carriera di Hendrix, oltre a segnarne l'esordio alla produzione; secondariamente, Band of Gypsys sarebbe stato il suo ultimo, inconsapevole LP prima della morte; infine, mediante questa uscita Hendrix risolse definitivamente le controversie legali connesse al contratto firmato nel 1965 con il manager Ed Chalpin.

La fine della Band of Gypsys giunse, drasticamente, il 28 gennaio 1970, con la partecipazione ad una rassegna denominata Winter Festival of Peace, tenutasi al Madison Square Garden di New York. Le circostanze della performance del gruppo furono analoghe a quelle già viste a Woodstock. A causa di una serie di inconvenienti Hendrix ed i suoi musicisti furono costretti ad esibirsi alle tre di notte circa; Hendrix si presentò sul palco in evidente delirio lisergico, insultando pesantemente una fan delle prime file che gli chiedeva di suonare Foxy Lady e rifiutandosi di proseguire l'esibizione dopo il primo pezzo, proseguendo nel suo delirante monologo fino a quando i suoi roadies non lo trasportarono di peso fuori dalla scena[156].

Immediatamente si scatenò il putiferio tra dei membri della Band of Gypsys: il batterista Buddy Miles accusò addirittura il manager, Michael Jeffery, di aver somministrato dell'LSD ad Hendrix per indurlo al delirio e mandare in fumo il progetto e ricomporre la Experience[156].

La reazione di Jeffery non si fece attendere: immediatamente sciolse la formazione e convinse nuovamente Noel Redding e Mitch Mitchell a ricostituire la Experience. Le tensioni tra Hendrix e Redding, però, riemersero dopo pochissime date ed il chitarrista lo rimpiazzò senza troppi complimenti con il bassista che ne aveva già preso precedentemente il posto, Billy Cox.

Dal nome del tour intrapreso dopo lo scioglimento della Band of Gypsys, definito Cry of Love Tour, venne convenzionalmente tratto spunto per denominare la nuova formazione.

Gli ultimi fuochi live e l'Electric Lady[modifica | modifica sorgente]

Il 1970 venne razionalmente ripartito tra il Cry of Love Tour e numerose sessioni di registrazione. La tournée vide Hendrix esibirsi con l'ennesima formazione rimaneggiata in trenta date e si concluse il 1º agosto 1970 ad Honolulu, nelle isole Hawaii.

L'agosto del 1970 vide anche la fine dei lavori di approntamento degli studi di registrazione fortemente voluti da Hendrix sin dal 1968: gli Electric Lady Studios.

Gli studi vennero progettati dall'architetto e tecnico del suono John Storyk secondo le richieste di Hendrix, ma le avveniristiche pretese comportarono un impegno economico notevole: ad ogni modo Hendrix poté spendere solo quattro settimane negli Studios per registrare, la maggior parte delle quali coincidenti con l'ultimo periodo dei lavori. L'inaugurazione ebbe luogo il 26 agosto 1970 e venne celebrata con una corposa jam-session[157] da cui prese forma quello che sarebbe stato l'ultimo brano registrato da Hendrix, Belly Button Window.

Il Festival dell'Isola di Wight e la morte[modifica | modifica sorgente]

Il 30 agosto 1970 Hendrix si esibì in un'arrancante performance allo storico Festival dell'Isola di Wight: i nastri integrali dell'esibizione sarebbero stati pubblicati ufficialmente soltanto trent'anni dopo.[158]

Subito dopo vennero programmate diverse date lungo l'Europa per poter giustificare le consistenti spese sostenute dal chitarrista per mettere in sesto il suo avveniristico studio di registrazione e per le programmate registrazioni del suo nuovo album, provvisoriamente intitolato First Rays of New Rising Sun. Il bisogno economico alla base del tour non depose bene per l'atmosfera generale: a peggiorare le cose si aggiunse il crescente stato di alterazione di Hendrix, spesso pregiudizievole per la qualità delle sue esibizioni live, e la crescente conflittualità col pubblico, raramente appagato dalle oniriche proiezioni musicali che il chitarrista operava durante le sue esibizioni.

Il 6 settembre 1970 al Festival di Fehmarn in Germania, nella sua ultima esibizione dal vivo, Hendrix venne accolto da una selva di fischi e contestazioni da parte del pubblico[159]: deluso e confuso, si ritirò in riflessione a Londra dove venne raggiunto da molti dei suoi amici - tra cui Chas Chandler ed Eric Burdon - che tentarono per l'ennesima volta di dissuaderlo dal suo sodalizio col manager Michael Jeffery.

La mattina del 18 settembre 1970, Hendrix venne trovato morto nell'appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel, al 22 di Lansdowne Crescent.

Il Samarkand Hotel, dove Hendrix passò la sua ultima notte. I locali dell'albergo risultano attualmente adibiti ad appartamenti privati.

Fino ad oggi, non vi è una versione certa della morte del chitarrista. La versione più diffusa, messa in circolo dalla sua ragazza tedesca Monika Dannemann, presente nella stanza al momento del fatto, racconta di come Hendrix sia soffocato da un improvviso conato di vomito causato da un cocktail di alcool e tranquillanti[159]; a parte la causa della morte, le versioni fornite dalla ragazza risultano difformi da intervista ad intervista: non è chiaro se il chitarrista sia morto nottetempo, come asserito dalla polizia, o se fosse ancora vivo all'arrivo dell'ambulanza e sia soffocato durante il trasporto in ospedale a causa del sopraggiungere di vomito in assenza di un supporto sotto la sua testa[160].

Non appena la notizia della morte del chitarrista si diffuse, il suo appartamento divenne oggetto di saccheggio da parte di sciacalli in cerca di cimeli ed oggetti che gli erano appartenuti.

L'edificio bianco (a sinistra) si trova al 23 della Brook Street, l'edificio sulla destra è invece l'Handel House Museum.

Il disco che aveva in preparazione venne pubblicato solo parzialmente nel 1971 con il titolo di Cry of Love e raggiunse la terza posizione della classifica Billboard: le registrazioni resteranno in circolazione in tale forma provvisoria fino al 1997, quando tutte le tracce vennero ordinatamente ed interamente ripubblicate con il titolo originario di First Rays of New Rising Sun.

La sepoltura[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte, le spoglie di Hendrix vennero riportate negli Stati Uniti e sepolte nel Greenwood Memorial Park di Renton, Washington, a sud di Seattle.[161]

Il complesso funerario della famiglia Hendrix al Memorial Park di Renton, Seattle
La lapide posta sulla tomba di Jimi Hendrix

Sulla lapide venne fatta incidere, assieme al nome, la sagoma di quella che fu la sua chitarra-simbolo, la Fender Stratocaster. Le continue incursioni di ammiratori e curiosi - non esattamente caratterizzate da atteggiamenti discreti e civili - indussero Al Hendrix, suo padre, a ripensare la collocazione del feretro in un contesto separato dalle altre sepolture: fu così che venne progettata una sorta di cappella monumentale di proprietà della famiglia Hendrix, in una zona marginale del complesso funebre di Renton. La consegna della struttura venne inizialmente prevista per la fine del 1999: il progressivo deteriorarsi delle condizioni di salute di Al Hendrix, però, fu una delle ragioni connesse al ritardo nella consegna.

Al Hendrix morì nel 2002, appena due mesi prima del completamento: negli ultimi mesi dello stesso anno, il feretro di Jimi venne trasportato nel nuovo sito mortuario assieme a quelli del padre e della nonna.

Il complesso si presenta composto da una volta di granito sorretta da tre pilastri, anch'essi granitici, alla base di ciascuno dei quali è scolpita una gigantografia della firma del chitarrista. Il feretro di Hendrix è stato deposto sotto la volta. All'esterno, tutto attorno all'elemento centrale, sono stati collocati 50 alloggiamenti mortuari, molti dei quali già dotati di pietra tombale, ed una meridiana completa di gnomone.

La lapide che indicava il sito della prima sepoltura di Hendrix è stata incastonata in un basamento in granito collocato sotto la volta: tale basamento dovrebbe supportare una statua in ottone del chitarrista commissionata in Italia,[162] ma a tutt'oggi non si hanno notizie sullo stato di lavorazione di detta statua così come delle placche ornamentali - anch'esse in ottone - che dovrebbero completare il complesso dall'esterno.

In compenso, un'altra statua del chitarrista è stata collocata all'incrocio tra la Broadway e la Pine Street di Seattle. La sua città natale ha voluto rendergli omaggio anche intitolandogli un parco nelle vicinanze della storica Colman School, nella zona del Central District.[163]

Eredità[modifica | modifica sorgente]

La Jimi Hendrix Foundation[modifica | modifica sorgente]

Nel 1988 Al Hendrix e suo figlio Leon diedero vita alla James Marshall Hendrix Foundation, una fondazione con scopi caritatevoli ed assistenziali[164] che a partire dal 2002 (secondo quanto disposto dalle volontà testamentarie di Al Hendrix) può servirsi anche dell'effigie del chitarrista per perseguire gli scopi cui è preposta.

Controversie sui diritti patrimoniali[modifica | modifica sorgente]

Con l'apertura del testamento di Al Hendrix, nel 2002, vennero anche rese note le sue disposizioni relative all'amministrazione dell'enorme patrimonio artistico e finanziario connesso al nome di Jimi Hendrix. Innanzitutto, il padre del chitarrista dispose di trasformare la Experience Hendrix LLC (sigla che costituisce l'equivalente della s.r.l. italiana) in un trust, una sorta di fondo fiduciario incaricato di gestire i diritti e di ripartire i profitti ad una lista di beneficiari appartenenti alla famiglia Hendrix.

Le polemiche sorsero però quando - oltre al nuovo assetto societario - emerse anche che Al Hendrix aveva depennato dalla lista dei beneficiari suo figlio Leon, fratello di Jimi.[165] Ne seguì un contenzioso legale che nel 2004 stabilì - in prima battuta - connessione legale tra le pretese di Leon circa le volontà testamentarie del padre e le accuse agli altri beneficiari della famiglia Hendrix relativamente al fatto che Janie Hendrix stesse gestendo impropriamente del patrimonio della società.[166]

L'istruttoria che ne seguì accertò che Janie ed un cugino, Robert Hendrix, si erano non solo attribuiti emolumenti principeschi per i loro incarichi di gestione, ma avevano anche attinto a piene mani dalle casse della società per coprire mutui e cospicue spese personali[166], sottraendo benefici economici agli altri componenti della famiglia e lasciando persino incompleto il sito funerario di Renton. Janie Hendrix e suo cugino Robert si difesero opponendo la natura non particolarmente redditizia della società e giustificando gli elevati emolumenti percepiti con le gravose mansioni di natura gestionale di cui si erano fatti carico.

Un'altra accusa che Leon Hendrix mosse a carico della sorella Janie fu di aver condizionato il padre Al, in particolare nell'ultimo periodo della sua vita, al punto da indurlo a sottoscrivere la sua estromissione dai benefici economici: a seguito di ciò Leon intentò pretesa giudiziale al fine di veder riconosciuta la validità delle precedenti disposizioni testamentarie.[166] La difesa eccepì che l'estromissione di Leon dai benefici societari era stata un'iniziativa riconducibile esclusivamente ad Al Hendrix e che le ragioni di ciò erano da ricercarsi nei problemi con l'alcol di Leon e nei suoi forti debiti di gioco.[166]

La sentenza finale, giunta nei primi mesi del 2005, vide respinta la pretesa di Leon attribuendo piena validità alle volontà testamentarie di Al Hendrix nella loro ultima forma: oltre a questo, venne anche disposto il reintegro di Janie e Robert Hendrix nei loro ruoli di dirigenza del fondo di gestione dei diritti connessi alla figura ed all'eredità artistica e musicale di Jimi Hendrix.

Stile ed eredità musicale[modifica | modifica sorgente]

Lo stile e l'aspetto di Hendrix fecero subito scalpore nel periodo in cui calcò le scene: il suo aspetto selvaggio e la sua furiosa attitudine chitarristica divennero proverbiali fino al punto di farlo diventare una vera e propria icona.

L'influenza di Hendrix è riscontrabile in gran parte delle caratteristiche e dei canoni che sono alla base della chitarra elettrica moderna; fu uno dei primissimi chitarristi a servirsi della distorsione - sotto forma di fuzz - ed a conferire una vera e propria dignità melodica al feedback, ritenuto fino ad allora una fastidiosa controindicazione del cosiddetto effetto-innesco dei pickups della chitarra. A lui sono anche riconducibili tra i primissimi e più creativi usi del pedale wah wah.

Oltre ad essere stato, assieme a molte altre band contemporanee come the Who e Cream, tra i principali esponenti dell'hard rock degli anni sessanta, si ritiene che Hendrix abbia dato anche un notevole contributo allo sviluppo della variante dell'hard rock chiamata heavy metal, che si sviluppò nei primi anni settanta[167].

Valleys of Neptune[modifica | modifica sorgente]

Il 9 marzo 2010, a quarant'anni dalla morte, è stato pubblicato l'album inedito Valleys of Neptune. I brani in esso contenuti furono registrati da Hendrix nel 1969 e segnarono il passaggio da Electric Ladyland a Band of Gypsys[168]. Dell'album sono disponibili le versioni in CD e vinile, oltre a uno speciale CD più DVD contenente un breve documentario sulla realizzazione del disco.

Strumentazione[modifica | modifica sorgente]

La Fender Stratocaster[modifica | modifica sorgente]

La chitarra elettrica associata ad Hendrix - nell'immaginario collettivo - è senza dubbio la Fender Stratocaster. I colori più ricorrenti tra i suoi modelli erano l'olimpic white, il nero ed il classico sunburst, le cui sfumature virano dal nero al tabacco. La Stratocaster data alle fiamme al Monterey Pop Festival, originalmente rosso fiesta red, era stata dipinta di sua mano con motivi psichedelici. Tutte le sue chitarre erano modelli di serie, acquistati in comuni negozi ed autonomamente modificate. I primi modelli di Stratocaster usati da Hendrix risalgono al 1965, periodo in cui Leo Fender vendette l'azienda alla CBS: tali modelli presentano la paletta estesa con logo tipo Transition e tastiera in palissandro. Successivamente userà esemplari di annata 1966, 1967, 1968, 1969 e 1970, sempre con paletta a falda ampia, black logo e tastiera in acero. Pur essendo mancino, Hendrix utilizzava modelli standard adattati ad essere suonati a rovescio invertendo le corde ed il fissaggio alla tracolla. Tale peculiarità aveva delle conseguenze da un punto di vista della praticità ed anche del sound: invertendo il lato di utilizzo della chitarra la leva del vibrato ed i potenziometri del tono e del volume erano sopra le corde; inoltre le corde, invertite per consentire la suonabilità dello strumento a rovescio, ricoprivano rispetto ai magneti dei pickups posizioni esattamente opposte a quelle per cui questi erano previsti, col risultato di ottenere un timbro più chiaro dalle corde basse ed una pasta sonora più corposa dalle corde alte. Di contro, l'accessibilità ai tasti superiori al 18° risultava compromessa a causa dell'asimmetria del corpo rispetto al manico delle Stratocaster; ciò comportava - soprattutto per le corde più acute - l'impiego di diteggiature non ortodosse nell'esecuzione di bending e vibrato.

La ricerca di un sound più intenso e ricco, in linea con le sue fortissime radici blues, rimase sempre un punto centrale nella sua sperimentazione sonora: da Axis: Bold as Love in poi Hendrix iniziò a servirsi di corde più grosse - generalmente di spessore 0.010 o 0.011 - proprio al fine di conferire una maggiore rotondità al suono; contestualmente a tale scelta, seguendo una prassi tipica dei chitarristi blues, iniziò a fare uso in modo sistematico di accordature impostate un semitono o un tono sotto il normale - espediente da lui prima usato solo occasionalmente: in tal modo poteva giovarsi di un suono solido e corposo senza crearsi impedimenti per via dello spessore delle corde, in particolare nell'esecuzione dei bending, oltre a risultare anche più facilitato nel canto.

Questo permise ad Hendrix di mantenere un sound caldo e pieno - di estrazione tipicamente blues - anche utilizzando una chitarra dal timbro notoriamente acuto e metallico come la Fender Stratocaster: la sua dedizione a questo modello, nonostante fosse costretto ad operarvi notevoli modifiche per ottenere un suono a lui confacente, era dovuta essenzialmente alla sua leggerezza ed alla snellezza del suo manico, assai adeguata alle funamboliche evoluzioni chitarristiche in cui era solito prodursi.

Le altre chitarre[modifica | modifica sorgente]

Come si è detto le chitarre in possesso di Jimi erano per la maggior parte comuni strumenti di serie (poi modificati da lui stesso), ma ci fu un'importante eccezione nella sua carriera. Infatti richiese alla Gibson una serie di modelli Flying-V: in particolare un modello per mancini fatto su misura, visibile nell'esibizione al Festival dell'Isola di Wight del 1970.[169] Un altro modello, di colore nero, venne dipinto con motivi psichedelici dallo stesso Hendrix: nel 2006 la Gibson fece riferimento proprio a questo modello per produrre un tipo di Flying-V in edizione limitata, basato sulle caratteristiche tecniche dell'epoca e con il body dipinto con gli stessi motivi artistici del modello originale.[170] Altri modelli di chitarre da lui usati, sebbene più raramente, furono la Gibson SG Custom (modello con 3 humbucker e leva del vibrato, di colore bianco)[171] e persino la Gibson Les Paul, tradizionalmente ritenuta antagonista par excellence della Fender Stratocaster.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Jimi Hendrix.

Video DVD[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d (EN) Richie Unterberger, Jimi Hendrix in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 12 giugno 2012.
  2. ^ Katherine Charlton. Rock music styles: a history. McGraw-Hill Humanities/Social Sciences/Languages. ISBN 0-697-34055-4
  3. ^ The History of Rock Music. Jimi Hendrix: biography, discography, reviews, links
  4. ^ (EN) 100 Greatest Guitarists: Jimi Hendrix, Rolling Stone. URL consultato il 9 gennaio 2014.
  5. ^ Jimi Hendrix - biografia, recensioni, discografia, foto :: OndaRock
  6. ^ Jimi Hendrix nella Rock and Roll Hall of Fame
  7. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 19.
  8. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 23.
  9. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 30-31; il cognome è fittizio, molto probabilmente per scelta degli autori.
  10. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 27-28.
  11. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 28.
  12. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 26-27.
  13. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 28-29.
  14. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 29.
  15. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 30.
  16. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 31-32.
  17. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 31.
  18. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 32 e 684.
  19. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 32.
  20. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 41.
  21. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 22-24.
  22. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 43.
  23. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 44.
  24. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 44-45.
  25. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 45-46.
  26. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 39.
  27. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 684.
  28. ^ a b c Una foschia rosso porpora, cit., p. 46.
  29. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 47.
  30. ^ a b c d Janie Hendrix con John McDermott - Jimi Hendrix.
  31. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 48.
  32. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 52.
  33. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 50.
  34. ^ Note dal libretto allegato al CD Jimi Hendrix: Blues (1994).
  35. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 46-47.
  36. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 51-52.
  37. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 52-53.
  38. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 49.
  39. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 684-5.
  40. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 50-51.
  41. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 685.
  42. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 51.
  43. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 56.
  44. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 53.
  45. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 54.
  46. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 686.
  47. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 57.
  48. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 58.
  49. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 60.
  50. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 62 e 687.
  51. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 63 e 687.
  52. ^ a b c Una foschia rosso porpora, cit., pp. 64 e 687.
  53. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 60 e 64.
  54. ^ a b Charles R. Cross, La Stanza degli Specchi - La vita, i sogni, gli incubi di Jimi Hendrix, Feltrinelli, pp. 129-131, 2005.
  55. ^ Documentazione relativa al periodo di Hendrix nell'esercito.
  56. ^ Una foschia rosso porpora, cit., p. 69.
  57. ^ pagg.68 e 687 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  58. ^ Storia dei King Kasuals a cura di Larry Grogan
  59. ^ pagg.68-69 e 687 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  60. ^ pag.69 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  61. ^ pagg.69-70 e 687 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  62. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 70.
  63. ^ Una foschia rosso porpora, cit., pp. 70-71 e 687.
  64. ^ pag.688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6. Per la precisione da notare che a pag.653 dello stesso libro la foto inferiore mostra questa formazione e la didascalia che accompagna l'immagine la colloca temporalmente alla Primavera del 1962, mentre la foto superiore di pag.654 che immortala la precedente incarnazione del complesso riporta la data del 19 maggio 1962
  65. ^ vd. sito http://www.nashvillescene.com/nashville/scuffling/Content?oid=1180977
  66. ^ pagg.71-73 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  67. ^ pag.72 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  68. ^ pag. 73 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  69. ^ pagg.76 e 687 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  70. ^ pagg.76 e 688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  71. ^ pagg.76-77 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  72. ^ a b pag.688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  73. ^ pagg.77 e 688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  74. ^ Intervista a Tommy Chong sulla collaborazione con Hendrix
  75. ^ pagg.77,79 e 688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  76. ^ pag.79 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  77. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., pp. 81 e 688.
  78. ^ pagg.81-82 e 688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6. Da notare che a pag. 81 (forse per un errore di stampa) Greenville viene collocata nel Sud Dakota.
  79. ^ pag.80 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  80. ^ pag.82 di "Una foschia rosso porpora",vd. nota 6.
  81. ^ Jimi Hendrix ed il Chitlin' Circuit
  82. ^ pagg.80 e 688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  83. ^ pag.77 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  84. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 82.
  85. ^ pagg.87 e 688 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  86. ^ pagg.87-88 e 570-571 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6[di quale revisione?]. Per la precisione occorre dire che le note di copertina di alcune raccolte intestate a Lonnie Youngblood datano l'incisione dei brani in questione al 1966
  87. ^ pagg.82-83 e 689 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  88. ^ Profilo artistico e discografico dei gemelli Allen
  89. ^ pag.106 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  90. ^ pag.87 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  91. ^ pagg.89 e 689 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  92. ^ pag.89 di "Una foschia rosso porpora, vd. nota 6.
  93. ^ pagg.90,574-576 e 689-690 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  94. ^ pagg.90 e 689 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  95. ^ pag.90 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  96. ^ pag.689 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  97. ^ pagg.93-94 e 689 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  98. ^ pagg.94-95 e 689 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  99. ^ pagg.95-96 e 689 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  100. ^ pag.96 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  101. ^ a b c Una foschia rosso porpora, cit., pp. 97 e 689.
  102. ^ pagg.99, 578 e 690 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  103. ^ pagg.576-578 e 690 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  104. ^ pagg.100 e 690 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  105. ^ a b pag.690 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  106. ^ pagg.100-101 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  107. ^ pag.101-102 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  108. ^ pagg.103-106 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  109. ^ pagg. 107 e 690-691 di "Una foschia rosso porpora", vd nota 6.
  110. ^ pagg.690-691 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  111. ^ pagg.107 e 580 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  112. ^ pagg.579-580 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6. Per la precisione occorre aggiungere che, negli anni successivi alla scomparsa di Hendrix, sono stati pubblicati in numerosissime edizioni pure le registrazioni di 35 brani probabilmente ricavate da due concerti avvenuti tra il 26 dicembre 1965 e gli inizi del 1966 in località imprecisate dello "Stato di New York" e/o del "New Jersey".
  113. ^ a b c Archivio on-line di articoli e materiale sulla Jimi Hendrix Experience
  114. ^ pagg.107-108 e 691 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  115. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., pp. 106 e 691.
  116. ^ pagg. 579 e 691 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  117. ^ pagg.109 e 691 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  118. ^ pag.108 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  119. ^ pagg.108-109 e 691 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  120. ^ pag.578 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  121. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 691.
  122. ^ pag.579 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  123. ^ didascalia della foto inferiore a pag.656 di "Una foschia rosso porpora",vd. nota 6.
  124. ^ pagg.114 e 691 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  125. ^ pag.112 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  126. ^ pagg.111,114,657 e 692 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  127. ^ pagg.113 e 692 di "Una foschia rosso porpora, vd. nota 6.
  128. ^ pagg.101 e 108 di "Una foschia rosso porpora, vd. nota 6.
  129. ^ pag.692 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  130. ^ a b Sito ufficiale di Randy California
  131. ^ pagg.115 e 692 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  132. ^ pag.119 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  133. ^ pag.119 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6. Per l'esattezza qui il nome proprio non viene menzionato, gli autori citano soltanto "un produttore", ma è molto probabile che si tratti della stessa persona.
  134. ^ a b c Una foschia rosso porpora, cit., p. 692.
  135. ^ pagg.119-120 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  136. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 120.
  137. ^ pagg.120-121 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota6.
  138. ^ a b Una foschia rosso porpora, cit., p. 121.
  139. ^ pagg.122 e 692 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  140. ^ pagg.122 e 692-693 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  141. ^ pag.122 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  142. ^ pag.130 di "Una foschia rosso porpora", vd. nota 6.
  143. ^ Articolo BBC sulla partecipazione di Hendrix all'edizione del Monterey Pop Festival del 1967
  144. ^ Live At Monterey Pop Festival 1967 (DVD)
  145. ^ Articolo e foto dei resti dello strumento sul sito dell'Experience Music Project
  146. ^ Note del libretto allegato alla remastered edition di Axis: Bold as Love (1997)
  147. ^ Arresto di Jimi Hendrix a Stoccolma
  148. ^ Note del libretto allegato alla remastered edition di Electric Ladyland (1997)
  149. ^ a b Billy Cox, Eddie Kramer con John McDermott. La storia di Jimi Hendrix: tutte le registrazioni di studio (1963-1970).
  150. ^ Gentile, Enzo. Jimi Santo Subito!, Shake Edizioni, 2010, pag. 73, ISBN 978-88-88865-94-2
  151. ^ a b AllMusic.com - Biografia dei Fat Mattress
  152. ^ Reportage sui disordini avvenuti al Denver Pop Festival
  153. ^ Nota sul processo per droga a carico di Hendrix
  154. ^ Live At Woodstock 1969 (DVD)
  155. ^ Live At The Dick Cavett Show (DVD)
  156. ^ a b Reportage dell'esibizione al Winter Festival fo Peace
  157. ^ Storia degli Electric Lady Studios
  158. ^ Articolo ufficiale sulla pubblicazione del Live all'Isola Di Wight del 1970
  159. ^ a b http://www.experiencefestival.com/a/Jimi_Hendrix_-_1970/id/1531733 Archivio on-line di articoli e materiale su Jimi Hendrix
  160. ^ Certificato di morte di Jimi Hendrix
  161. ^ Collocazione del feretro di Jimi Hendrix
  162. ^ (EN) Jimi Hendrix Memorial project. URL consultato il 12 febbraio 2009.
  163. ^ Jimi Hendrix Park, Seattle
  164. ^ Pagina ufficiale di presentazione degli scopi della Jimi Hendrix Foundation
  165. ^ Leon Hendrix contesta la sua esclusione dalla lista dei beneficiari
  166. ^ a b c d Report sulle pretese giudiziali di Leon Hendrix
  167. ^ Robert Walser. Running with the Devil: power, gender, and madness in heavy metal music. Wesleyan, 1993, ISBN 0-8195-6260-2. p. 9.
  168. ^ Michele Monteverdi, Un inedito: Jimi Hendrix tra le valli di Nettuno in Il Sole 24 ORE, 4 marzo 2010. URL consultato il 5-3-2010.
  169. ^ Blue Wild Angel - Live At The Isle Of Wight Festival 1970 (DVD)
  170. ^ Gibson Flying-V, Edizione Limitata Jimi Hendrix Inspired
  171. ^ Live At The Dick Cavett Show (esibizione del 9 settembre 1969)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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