Traffic (gruppo musicale)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Traffic
I Traffic in concerto nel 1973
I Traffic in concerto nel 1973
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Rock psichedelico
Rock progressivo
Fusion
Folk rock
Blues rock
Art rock
Periodo di attività 1967- 1974
1994 -1995
Album pubblicati 11
Studio 8
Live 3
Raccolte 3

I Traffic sono stati un gruppo musicale rock britannico, i cui membri erano tutti originari delle West Midlands[1], regione contenente la seconda città più popolata dell'Inghilterra, Birmingham.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione e primi successi[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo si forma nell'aprile del 1967 sul palco del locale The Elbow Room di Birmingham, dove hanno luogo una serie di jam sessions[1], che vedono coinvolti quattro giovani musicisti, decisi ad unire i propri talenti: Steve Winwood (Birmingham, 12 Maggio 1948), appena uscito all'apice della popolarità dallo Spencer Davis Group[2], Jim Capaldi (Evesham nel Worcestershire, il 24 Agosto 1944), ex Deep Feeling[2], Chris Wood (Birmingham, 24 Giugno 1944) reduce dai Locomotive[2], ed infine Dave Mason (Worcester, 10 maggio 1946).

Forte di un totale sostegno economico da parte di Chris Blackwell[1], proprietario dell'allora nascente Island Records, che il successo del complesso contribuirà decisamente a rendere una delle più note etichette discografiche al mondo[1], per alcuni mesi[2] il quartetto si ritira a soggiornare in un cottage presso Aston Tirrold, una località nel Berkshire, dove potersi tranquillamente concentrare sulla propria musica[1].

Le primissime uscite discografiche dei Traffic sono i singoli Paper Sun (pubblicato il successivo 1 giugno[3]), che salirà fino al quinto posto nella classifica UK di categoria[1], Hole in My Shoe (6 settembre[3]), composto e cantato da Mason[1], futuro secondo posto nella chart del Regno Unito[3], e ritenuto una delle migliori espressioni musicali della Summer of Love[1], e Here We Go Round the Mulberry Bush (novembre[1]), tratto dalla colonna sonora del film omonimo[2]: tutti e tre all'insegna del rock psichedelico, influenzato dai Beatles. Per creare certe atmosfere sonore la band ricorre anche all'uso di strumenti, al tempo pionieristici per il pop, come il mellotron e l'harpsichord (clavicembalo elettrico), il sitar (suonato da Mason) e svariati altri strumenti etnici. Inoltre dal vivo i quattro si esibiscono in lunghe jam, che concedono molto spazio solistico a ciascun componente[1], nonché tendenti ad incorporare nella loro musica concezioni esecutive ispirate all'improvvisazione jazz, pratiche artistiche anch'esse piuttosto in anticipo sui tempi in ambito pop[1].

Nel dicembre dello stesso anno esce il loro LP d'esordio Mr. Fantasy[4], che viene pubblicato circa un mese dopo come Heaven Is in Your Mind in USA[5]: quest'ultima versione include anche i primi tre singoli, esclusi invece dall'edizione britannica, ed ha un diverso ordine dei brani[4]. L'album ottiene un notevole riscontro di pubblico e critica[2], inoltre contiene una composizione destinata a diventare un brano "simbolo" degli anni 60, da diversi critici ritenuto una fonte d'ispirazione addirittura per Hey Jude dei Fab Four[2]: Dear Mr. Fantasy[2].

Crisi, primo scioglimento e collaborazioni varie[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso mese[1], trovandosi in disaccordo con gli altri componenti sulla direzione musicale da intraprendere, le sue scelte infatti sono indirizzate verso contenuti musicali meno distanti dalla musica da classifica rispetto a quelli privilegiati dai compagni[1], ed insofferente al prevalere della leadership di Winwood[2], Mason esce dalla band.

Nel maggio del 1968 viene richiamato momentaneamente in formazione[1], perché aggiunga materiale di suo pugno, onde riuscire a completare il nuovo disco Traffic[6]: il contributo del chitarrista consisterà in quattro composizioni autonome, più una in collaborazione con Capaldi (Vagabond Virgin), delle quali sono degne di nota You Can All Join In, che diventerà una hit sul mercato europeo[6], ma soprattutto la celebre Feelin' Alright[2], entrambe da lui composte e cantate.

Dopo il nuovo abbandono di Mason (ottobre successivo), che si trasferirà negli Stati Uniti, dove avrà una carriera di notevole successo negli anni 70[1], la band non sopravvive a lungo, e poco prima dello scioglimento esce Last Exit (1969), lavoro che mescola rarità e inediti[1], con due tracce registrate in concerto.

Subito dopo la separazione, Winwood con Eric Clapton, Ginger Baker e Ric Grech fonda i Blind Faith, supergruppo che avrà breve vita, e del quale verrà pubblicato un solo album omonimo di studio nel 1969; quindi nel gennaio del 1970 si unisce a Baker e ai concittadini Trevor Burton e Denny Laine nel gruppo jazz rock Air Force[2], coi quali incide il loro primo album omonimo, nel quale figurano pure i contributi di Grech, Wood, Graham Bond, Phil Seaman, Harold McNair, Jeanette Jacobs e di Remi Kabaka[7]. Dal canto loro, gli altri tre Trafficsi associano con Mick Weaver formando i Wooden Frog, anch'essi presto scioltisi (marzo 1969[1]).

John Barleycorn e il successo internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Capaldi e Wood si ricongiungono a Winwood nel 1970, per realizzare l'album forse più rappresentativo della band, per i notevoli consensi di critica e pubblico ottenuti[1], ovvero John Barleycorn Must Die, inizialmente previsto come esordio solista del cantante e tastierista, e con titolo diverso cioè Mad Shadows[2]: diventerà il loro primo Disco d'oro[2].

Il gruppo, seppur variando il genere musicale da cui erano partiti, realizza altri lavori come il live Welcome to the Canteen del 1971, caratterizzato dal temporaneo ritorno di Mason[8], The Low Spark of High Heeled Boys del 1972, in cui compare Ric Grech, Shoot Out at the Fantasy Factory del 1973 e On the Road, ancora dal vivo.

Secondo scioglimento, reunion e anni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la pubblicazione di When the Eagle Flies (1974) la band si scioglie; dopo circa un ventennio Winwood e Capaldi si riuniscono, rispolverando la vecchia denominazione. I due dedicano a Chris Wood, scomparso undici anni prima, il nuovo lavoro Far from Home (1994), che promuovono con un breve tour, nel quale figura pure la loro partecipazione all'edizione del venticinquennale di Woodstock.

Un decennio dopo (2004), i Traffic vengono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame ma, di lì a poco, viene a mancare Jim Capaldi (gennaio 2005). Nel novembre successivo esce il doppio live The Last Great Traffic Jam (il titolo sfrutta un gioco di parole inglese: "traffic jam" significa in italiano "ingorgo automobilistico") che contiene brani dal tour del 1994.

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo impostato alla creatività, per quanto estremamente disciplinata, centrato sul genio compositivo ed interpretativo di Steve Winwood (già stimato compositore al tempo della fondazione dei Traffic, avendo firmato l'hit mondiale Gimme Some Lovin', incisa con lo Spencer Davis Group), e su uno stile inizialmente basato sul rock psichedelico, e progressivamente evolutosi in una formula, che mescolava il progressive e il folk britannico con alcuni elementi estetici propri del jazz.

Uno dei loro album più rappresentativi è John Barleycorn Must Die (1970) dove, oltre alla title-track, versione di un canto di origine celtica, spiccano lo strumentale Glad ed il funkeggiante soul Empty Pages.

Altri brani emblematici della ricerca stilistica e sonora del gruppo sono Dear Mr. Fantasy (1967) e 40.000 Headmen (1968). Un'altra loro composizione, No Face, No Name, No Number, tratta dal loro primo long playing Mr. Fantasy (1967), all'epoca venne riproposta in Italia dall'Equipe 84, col titolo di Un anno.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album registrati in studio[modifica | modifica wikitesto]

Album registrati dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) dati ricavati dal sito ufficiale Steve Winwood.com, sezione News [1].
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m pag.2820 di Enciclopedia del Rock vol.10, Gianluca Testani e Mauro Eufrosini (a cura di), Arcana Editrice, edizione pubblicata da Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma 2006, su licenza di Fazi Editore, Roma 2005.
  3. ^ a b c (EN) dati ricavati dal sito Official Charts.com [2].URL consultato il 26/1/2015.
  4. ^ a b (EN) dati ricavati dal sito Ultimate Classic Rock [3].URL consultato il 26 gennaio 2015.
  5. ^ (EN) dati ricavati dalla scheda dell'album Heaven Is in Your Mind sul sito AllMusic [4].
  6. ^ a b (EN) dati ricavati dalla scheda dell'album Traffic sul sito AllMusic [5].
  7. ^ (EN) dati ricavati dalla scheda dei Ginger Baker's Air Force (sezione Biography), sul sito AllMusic [6].
  8. ^ pagg.2820-21 di Enciclopedia del Rock vol.10, op. cit.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]


Rock progressivo Portale Rock progressivo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Rock progressivo