Fats Domino

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« They call, they call me the fat man, because I weigh two hundred pounds »
(Fats Domino, The fat man)
Fats Domino
Fats Domino (1997)
Fats Domino (1997)
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Rhythm and blues
Rock and roll
Periodo di attività 1949 – in attività
Strumento voce, pianoforte

Fats Domino, all'anagrafe Antoine Dominique Domino (New Orleans, 26 febbraio 1928), è un cantautore e pianista statunitense, pioniere dell'R&B e del rock and roll. È stato il cantante afro-americano che ha avuto il maggiore successo durante tutti gli anni cinquanta e nei primi anni sessanta. Il fascino del suo pianoforte è dovuto al suo stile vagamente blues ed influenzato dal boogie woogie, dal taglio pervaso di classe e dominata da un caratteristico quanto inimitabile stile vocale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

"Fats" Domino nasce in una famiglia dedita alla musica (suo padre era un apprezzato violinista) ed impara presto a suonare. A 14 anni, lascia la scuola per poter suonare in qualche locale notturno. È proprio in un locale che conosce il produttore Dave Bartholomew, con cui scriverà nel 1949 il suo primo pezzo di successo, "The Fat Man", considerato uno dei primi pezzi rock and roll.

Domino ottenne grande visibilità in America con "The Fat Man" (1949, Imperial Records), secondo alcuni il primo vero disco di rock and roll, con un pianoforte ritmato e gli ormai classici vocalizzi di Domino. Il disco, un rifacimento di "Junker's Blues" di Champion Jack Dupree, fu un successo eccezionale e vendette più di un milione di copie raggiungendo il #2 della Billboard R&B Charts. Fino ad oggi Domino ha venduto oltre 110 milioni di dischi, anche se la cosa non è confermata dalla RIAA (Associazione discografica americana). Domino registrò poi una serie di successi con il produttore e co-autore Dave Bartholomew, il sassofonista Alvin "Red" Tyler ed il batterista Earl Palmer. Altri musicisti degni di nota nella band di Domino erano: il sassofonista Reggie Houston, Lee Allen, e Fred Kemp che era anche il fidato capoband di Domino. Domino giunse infine nel mainstream pop con "Ain't That a Shame" (1955) che scalò la Top Ten, e, curiosamente, raggiunse il #1 con la versione cover di Pat Boone. Domino fece uscire una serie senza precedenti di 35 singoli che entrarono tutti in Top 40, tra cui "Whole Lotta Loving", "Blue Monday" ed una versione funky della vecchia ballata "Blueberry Hill".

Il 18 dicembre 1957, Domino eseguì il suo successo "The Big Beat" al programma di Dick Clark American Bandstand.

Domino continuò a sfornare successi per la Imperial durante tutto il 1962. Cosa senza precedenti: tutti e 22 i dischi incisi per la Imperial furono hit su entrambi i lati, cioè sia la canzone incisa sul lato A che quella sul lato B (44 canzoni in tutto) entrarono in classifica. Dopo il passaggio alla ABC-Paramount nel 1963, però, la carriera di Domino ebbe un improvviso tracollo in classifica. Ottenne un successo da Top 40 per la ABC ("Red Sails In The Sunset" 1963), ma alla fine del 1964 la British invasion aveva ormai cambiato i gusti del pubblico e la scalata delle classifiche per Domino era finita.

Ma, nonostante l'insuccesso commerciale, Domino continuò regolarmente ad incidere fino al 1970, e, sporadicamente, anche dopo. Continuò a fare concerti dal vivo molto seguiti per vari decenni e gli è stata riconosciuta una grande influenza sulla musica degli anni sessanta e settanta dagli stessi artisti dell'epoca: il pezzo Lady Madonna dei Beatles venne scritto da John Lennon e Paul McCartney per emulare lo stile di Fats Domino.

Domino riuscì a tornare in classifica per l'ultima volta nel 1968, ironia della sorte, con una cover di Lady Madonna dei Beatles, che comparve al #100 per due settimane consecutive.

Negli anni ottanta Domino decise che non avrebbe più lasciato New Orleans, godendo di una buona rendita per via dei diritti d'autore e non amando viaggiare, dichiarò che non avrebbe potuto trovare un cibo migliore da nessun'altra parte. Non lo dissuasero dal suo proposito nemmeno l'ingresso alla Rock and Roll Hall of Fame ed un invito a suonare alla Casa Bianca. Vive in una villa del quartiere prevalentemente operaio di Lower 9th Ward, dove non è una cosa rara vederlo passare sulla sua Cadillac rosa acceso. Prende parte ogni anno al New Orleans Jazz & Heritage Festival a ad altri eventi locali con performance che mostrano un talento imperituro.

Graffiti di affettuoso ricordo sulla casa di Domino, creduto morto a causa dell'uragano Katrina.

All'arrivo dell'Uragano Katrina a New Orleans, nell'agosto 2005, Domino ha deciso di rimanere in casa con la sua famiglia, a causa dei problemi di salute della moglie. La zona in cui si trova la sua casa, Lower 9th Ward, ha subito un grave allagamento e si è creduto che Domino ne fosse rimasto vittima, anche a causa di una scritta sul muro della sua casa che diceva "RIP Fats. Ci mancherai", la cui foto ha fatto il giro del mondo. L'11 settembre inoltre, l'agente di Domino, Al Embry, ha dichiarato di non averlo più sentito dopo l'arrivo dell'uragano.

Lo stesso giorno, la CNN ha diffuso la notizia che Domino era stato tratto in salvo da un elicottero della Guardia Costiera. Sua figlia, la cantante gospel Karen Domino White, lo ha identificato da una foto mostrata sulla CNN. La famiglia Domino è stata poi trasportata al rifugio di Baton Rouge e accolta in seguito dal quarterback della Louisiana (nonché fidanzato della nipote di Fats Domino) JaMarcus Russell, che li ha ospitati nel suo appartamento. In un articolo apparso sul Washington Post reported si diceva che venerdì 2 settembre la famiglia Domino avrebbe lasciato la casa di Russell dopo aver dormito due notti sul divano. "Abbiamo perso tutto", avrebbe dichiarato Domino secondo quanto pubblicato dal Post.

Nel gennaio 2006 sono cominciati i lavori per ricostruire la casa di Domino al Lower 9th Ward.

Domino avrebbe dovuto essere il primo artista in scaletta sul palco del Jazz & Heritage Festival 2006, ma, essendo molto malato, si è solo limitato ad un saluto dal palco. All'inizio del 2006 Domino ha dato alle stampe l'album Alive and Kickin, il cui ricavato è andato alla Tipitina Foundation per musicisti indigenti. La canzone che dà il titolo all'album è stata registrata dopo Katrina, ma la maggior parte degli altri pezzi risalgono a session inedite degli anni novanta.

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