Van Morrison

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Van Morrison
Van Morrison
Van Morrison
Nazionalità Regno Unito Regno Unito
Genere Blues rock[1]
Soul bianco[1]
Folk rock[1]
Fusion[1]
Celtic rock[1]
Periodo di attività 1964 – in attività
Strumento voce, chitarra, pianoforte, sassofono, armonica
Gruppi Them
Sito web

George Ivan "Van" Morrison (Belfast, 31 agosto 1945) è un cantante, polistrumentista e autore di testi britannico proveniente dall'Irlanda del Nord; suona diversi strumenti tra i quali chitarra, armonica a bocca, tastiere, sassofono e occasionalmente anche la batteria.

Dopo gli esordi blues rock con i Them, Morrison intraprese una carriera solista in bilico tra la passione giovanile per la musica nera, una forte vena sperimentale (che lo ha portato a sconfinare spesso in territori jazz) e uno stretto legame con la musica tradizionale della sua terra d'origine[1][2]. A rendere unico il suo stile contribuiscono la sua caratteristica vocalità[3] e i testi estremamente ricercati e poetici[Chi l'ha detto?].

La rivista Rolling Stone lo classifica quarantaduesimo nella sua lista dei cento migliori artisti di sempre[4] nonché ventiquattresimo in quella dei cento migliori cantanti[5].

Inoltre due suoi album, Astral Weeks e Moondance, compaiono nella lista dei 500 migliori album di sempre, ancora secondo Rolling Stone [6][7].


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto in una famiglia protestante di Belfast, Morrison ascolta molta musica sin dalla più tenera età: sua madre era una cantante mentre il padre era collezionista di album statunitensi di jazz e blues.

I loro artisti preferiti erano Ray Charles, Leadbelly e Solomon Burke; nel 2005, in un'intervista concessa a Rolling Stone, Morrison afferma che «Those guys were the inspiration that got me going. If it wasn't for that kind of music, I couldn't do what I'm doing now» ("Quegli artisti hanno ispirato i miei inizi. Se non fosse stato per quel genere di musica, oggi non farei quello che sto facendo").[8]

Anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Morrison va via di casa a 15 anni per intraprendere la sua carriera musicale. Suona in diversi locali con complessi skiffle e rock and roll prima di entrare a far parte del gruppo dei Monarchs, con i quali partecipa ad una tournée in giro per l'Europa.

Nel 1964 fonda, infine, il gruppo dei Them del quale diviene il leader. La band raccoglie numerosi successi, il maggiore dei quali è Gloria, che sarebbe divenuto uno degli standard del rock e che verrà incisa da numerosi altri artisti.

Morrison diviene sempre più insoddisfatto dell'utilizzo dei musicisti in studio, e lascia la formazione dopo un tour negli USA nel 1966. Ritorna a Belfast, deciso a lasciare il mondo della musica. Il produttore dei Them, Bert Berns, lo persuade a ritornare a New York e a registrare materiale da solista per l'etichetta Bang Records. Da queste prime session emerge una delle sue canzoni più famose, Brown-eyed Girl, che raggiunge il numero 10 delle classifiche USA nel 1967. L'album generato da quelle sessioni è Blowin' Your Mind!. Morrison ammise successivamente che non era soddisfatto del risultato, dicendo in un'intervista del 1969 a Rolling Stone che «It came out wrong and they released it without my consent» ("È venuto male e lo hanno pubblicato senza il mio consenso"). Registrazioni di quel periodo furono riedite occasionalmente dalla Bang e anche sotto forma di bootleg, sotto vari nomi. Le registrazioni complete furono messe insieme nel 1991 come Bang masters. Includono una versione alternativa di Brown-eyed Girl, così come una prima versione di Beside You e di Madame George, canzoni che compaiono con lievi variazioni di accordi, di arrangiamento e di parole nel secondo album di Morrison.

Dopo la morte di Berns (1967), Morrison si trasferisce a Boston, nel Massachusetts. Ben presto deve affrontare problemi finanziari e personali. Entra in depressione in seguito ad alcolismo ed ha problemi nel trovare ingaggi. Ricomincia tuttavia a lavorare, registrando con la Warner Bros. il song cycle Astral Weeks. Materiale dell'album è stato già eseguito in diversi club intorno a Boston, come nel caso della luminosa, trascendente voglia di redenzione della title track. Uscito nel 1968 l'album è acclamato dalla critica, riceve una fredda accoglienza da parte del pubblico ma con il passare degli anni avrà vendite sempre maggiori. Astral Weeks, pervaso da un alone mistico e da una grandissima intensità, è un geniale impasto di poesia irlandese, blues, soul e innovative sonorità folk-jazz. Il disco contiene diverse gemme come Astral Weeks,Sweet Thing,Cyprus Avenue, Ballerina e Madame George. Notevole è anche l'intensa interpretazione vocale di Morrison basata su frasi e parole ripetute in modo davvero intenso e suggestivo, un flusso di coscienza altamente poetico che porta le caratteristiche del blues al suo culmine espressivo. Da allora Astral Weeks è costantemente incluso ai vertici delle più autorevoli liste specializzate sui migliori album di tutti i tempi. (sul Times nel 1993 al 3º posto, su Mojo nel 1995 al 2º posto, su Rolling Stone nel 2003 al 19º posto)[9].

Anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Morrison si trasferisce in California dove pubblica Moondance (1970), del quale cura anche la produzione. L'album raggiunge la 29ª posizione della classifica curata da Billboard. Lo stile di questo album è in netto contrasto con quello di Astral Weeks: se questo era un album intriso di sofferenza ed infinita dolcezza, Moondance è invece ottimistico ed allegro, ricco di riferimenti alla black music e più vicino allo spirito degli esordi giovanili. La title track, sebbene mai pubblicata negli Stati Uniti come singolo, diviene un grande successo radiofonico. Anche Into the mystic (molto evocativa) e Caravan divengono molto popolari nel corso degli anni. La prima facciata verrà poi definita da Rolling Stone come il miglior lato A nella storia dei 33 giri.

Negli anni immediatamente successivi pubblica diversi altri album di successo (His band and the Street Choir del 1970, Tupelo Honey del 1971 e Saint Dominic's Preview del 1972). Tra i pezzi più significativi di questi album vanno ricordati Domino (9° negli USA nel 1970), Wild Night ma soprattutto le stupende Tupelo Honey e Listen to the Lion.

Nel 1972, nonostante la decennale esperienza concertistica, comincia a temere il palco, soprattutto davanti a un pubblico molto numeroso. Se, del resto, fino ad allora egli ha radunato centinaia di persone, la popolarità acquisita con gli ultimi album richiama ormai ai suoi concerti migliaia di fan.A tal proposito, in un'intervista afferma: «I dig singing the songs but there are times when it's pretty agonizing for me to be out there» ("Mi piace cantare ma ci sono momenti in cui è penoso stare sul palco").[senza fonte]

Dopo un breve distacco dalla musica, inizia a esibirsi nei club e riguadagna la sua abilità istrionica, sebbene con un pubblico più ridotto. Forma poi un gruppo, The Caledonia Soul Orchestra, e con esso si avventura in un tour americano di tre mesi, riportato dall'album doppio It's Too Late to Stop Now, ampiamente riconosciuto dalla critica come uno dei migliori dischi dal vivo della storia del rock[1].

Nel 1973, Morrison scioglie la Caledonia Soul Orchestra e divorzia dalla modella Janet Planet, che era sua moglie da sette anni e con la quale ha avuto una figlia. Realizza poi l'album introspettivo e triste Veedon Fleece (1974). Per quanto quest'album riceva poca attenzione al tempo della sua pubblicazione, la sua importanza è cresciuta attraverso gli anni ed è ora considerato uno dei migliori lavori di Morrison. La canzone You Don't Pull No Punches, but You Don't Push the River evidenzia il lato ipnotico e criptico di Morrison, con i suoi riferimenti al poeta visionario William Blake e al Sacro Graal.

Morrison si prende una pausa per i successivi tre anni. Ma si tratta di una pausa non preventivata: durante questo tempo, è in grado di scrivere e registrare un certo numero di nuove canzoni, e in un'intervista alla radio KSAN nel 1974, lascia intendere di voler realizzare un nuovo album dal titolo Mechanical Bliss, appena 4-5 mesi dopo Veedon Fleece. La data d'uscita prevista (febbraio 1975) non viene rispettata. Nel frattempo, il titolo dell'album conosce diversi cambiamenti (doveva intitolarsi Stiff Upper Lip, poi Naked in the Jungle); il pittore Zox viene incaricato di creare il disegno di copertina. Il progetto viene alla fine abbandonato, e molto del lavoro fatto verrà pubblicato soltanto in Philosopher's Stone del 1998. Il disegno di Zox viene più tardi incorporato nella copertina di The Royal Scam, degli Steely Dan (1976).

Nel 1976, Morrison suona al concerto d'addio della Band, nel Giorno del Ringraziamento. È la prima esibizione dal vivo dopo un periodo di silenzio e Morrison considera più e più volte l'eventualità di saltare l'esibizione fino all'ultimo secondo, ma alla fine l'esibizione ha un successo travolgente. Suona due canzoni, una delle quali è Caravan (da Moondance). Il concerto viene filmato da Martin Scorsese che ne ricava un celebre film (L'ultimo valzer, del 1978).

Nel 1977, Morrison scrive A Period of Transition, in collaborazione con Dr. John (anche lui presente in The Last Waltz). Dell'anno seguente è Wavelenght, che rappresenta una nuova rinascita commerciale. La canzone Kingdom Hall tratta dell'esperienza di Morrison con i testimoni di Geova e indica le tendenze religiose che diverranno evidenti nell'album successivo, Into the Music, del 1979. Dave Marsh descrive quest'album (in The Rolling Stone Album Guide - 2nd edition) come «un ciclo erotico/religioso di canzoni che culmina nella migliore musica che Morrison abbia creato fin dai tempi di Astral weeks».

Anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Gran parte della produzione di Morrison degli anni ottanta prosegue nell'esplorazione della spiritualità e della fede. Common One è un disco molto spirituale ,non immediato, composto da alcuni pezzi molto lunghi, ma contiene uno dei suoi pezzi migliori in assoluto, ovvero la bellissima Summertime In England dove l'autore cita idealmente tutte le sue influenze letterarie. Beautiful Vision del 1982 riporta la sua musica nel formato canzone, con una serie di brani poi ripresi spesso dal vivo, tra cui la splendida Vanlose Stairway, Cleaning Windows o Celtic Ray. L'anno dopo realizza Inarticulate Speech Of The Heart (con la suggestiva Rave On, John Donne), un coraggioso e riuscito album con un sound basato sulle tastiere e su atmosfere vicine alla new age. Dopo il buon A Sense Of Wonder del 1984 Van Morrison ritorna alla magica ispirazione astrale con il disco più convincente dai tempi di Into The Music , No Guru, No Method, No Teacher in cui spiccano musicisti presenti in Moondance come il pianista Jef Labes. Pezzo portante dell'album la straordinaria ed evocativa In The Garden dove il testo diventa un manifesto filosofico e spirituale dell'autore ma già da Got To Go Back , il pezzo di apertura, si capisce lo spessore di un disco che mostra Morrison nella sua piena maturità espressiva ed artistica. Poetic Champions Compose del 1987, molto apprezzato negli Stati Uniti, si sposta verso composizioni più accessibili e romantiche. Un unicum della sua produzione è rappresentato dall'album realizzato in collaborazione con i Chieftains. Irish Heartbeat racchiude brani della tradizione irlandese interpretati in brevi e spontanee session che catturano alla perfezione il mélange precario tra le ruvide e suggestive tessiture acustiche dei Chieftains e il cantato soulful di Morrison alle prese con alcune delle sue migliori interpretazioni di sempre (Raglan Road, She Moved Through the Fair, My Lagan Love). L'album avrà grandissima influenza sui giovani musicisti interessati alla musica tradizionale o roots.

Con il nuovo contratto alla Polydor, Morrison conosce la definitiva rinascita commerciale a partire da Avalon Sunset, contenente almeno due classici come il duetto con Cliff Richards Wherever God Shines His Light e la celeberrima ballata Have I Told You Lately. Viene in tal modo ufficialmente sancito il suo status di evergreen.

Anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990, Morrison partecipa, insieme a molti altri artisti, allo spettacolo The Wall, organizzato da Roger Waters a Berlino, dove canta Comfortably Numb con Roger Waters, Levon Helm, Garth Hudson e Rick Danko.

Enlightenment apre il decennio con un album di buon livello (Avalon of the Heart, So Quiet In Here), nel 1991 esce Hymns to the Silence, disco doppio di grandissima qualità che riporta l'autore ai suoi migliori livelli.L'impeto gospel di Carrying a Torch, l'autobiografica Why Must I Always Explain o la magnifica trascendenza di Take Me Back sono testimonianza di straordinaria ispirazione. Due anni dopo esce Too Long In Exile, dove Van ritorna al blues in modo ispirato (Wasted Years, Too Long In Exile). Il monumentale A Night In San Francisco del 1994 testimonia un periodo fecondo e fortunato, un live di grande impatto che riscuote grandi consensi. L'album Days Like This dell'anno dopo riceve pareri discordanti, per alcuni troppo leggero e per altri di grande godibilità e qualità. Certo è che pezzi come Days Like This o Ancient Highway rimangono tra le sue cose migliori del decennio. Il successo commerciale si consolida con Healing Game 1997, un disco di forte impatto contenente l'omonima splendida Healing Game, la poetica Piper At Gates Of Dawn, Waiting Game e l'iniziale Rough God Goes Riding. Il successivo Back On Top del 1999 è un grande successo di vendite, trascinato dal singolo Precious Time. Da segnalare brani notevoli come Philosophers Stone o High Summer.I concerti che si susseguono dimostrano comunque, nonostante il passare degli anni, come Morrison continui a mantenere intatta la propria intensità ed espressività musicale.

Anni Duemila[modifica | modifica wikitesto]

Nel nuovo millennio "Van the man" continua a produrre dischi con regolarità. Dopo alcuni progetti jazz, country e il bel disco di Skiffle con Lonnie Donegan, Van Morrison ritorna nel 2002 con quello che sarà probabilmente il suo album migliore del nuovo millennio, Down The Road. In effetti brani come la romantica Steal My Heart Away, Only a Dream o la coivolgente Fast Train non passano inosservati. L'anno dopo passa alla Blue Note e realizza What's Wrong With This Picture contenente la splendida ballata Little Village. Segue il poco convincente Magic Time del 2005 che comunque contiene un pezzo notevolissimo come Just like Greta, mentre nel buonKeep it Simple del 2008 l'irlandese ritrova in diversi brani quella vena intensamente spirituale che ha caratterizzato molti dei suoi dischi migliori (Behind The Ritual). Il 10 febbraio 2009 esce Astral Weeks Live at Hollywood Bowl, il risultato è una straordinaria performance e una nostalgica rivisitazione del capolavoro assoluto di Van Morrison. Dopo tre anni di silenzio, nel 2012 esce Born To Sing: No Plan B, un album per la prestigiosa label Blue Note, registrato dal vivo in studio. L'album riscuote grandi consensi, soprattutto per le qualità compositive e per gli arrangiamenti.

Influenza[modifica | modifica wikitesto]

L'influenza di Morrison sulla totalità dei cantautori rock è davvero notevole e può essere paragonata, per vastità, a quella di Bob Dylan[Secondo chi?]. Inoltre, può essere riconosciuta facilmente nella musica di molti artisti quali gli U2 (soprattutto The Unforgettable Fire), Bruce Springsteen (Spirit in the Night, Backstreets), Bob Seger, Rod Stewart, Patti Smith (responsabile di una versione poetica-proto-punk di Gloria), Graham Parker, Thin Lizzy, Dexys Midnight Runners e molti altri.[3] Tra questi Bob Seger, che in un'intervista a Creem ha affermato: «I know Springsteen was very much affected by Van Morrison, and so was I» ("è chiaro che Springsteen è stato molto influenzato da Van Morrison e la stessa cosa è accaduta a me").

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Grammy Awards[modifica | modifica wikitesto]

  • 1996 Best Pop Collaboration with Vocals, Have I told you lately (con i Chieftains)
  • 1998 Best Pop Collaboration with Vocals, Don't look back (con John Lee Hooker)
  • 1999 Grammy Hall of Fame Award per Astral weeks
  • 1999 Grammy Hall of Fame Award per Moondance

Altri riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • 1967 Brown-eyed girl (10° negli USA)
  • 1970 Come running (39° negli USA)
  • 1970 Domino (9° negli USA)
  • 1971 Blue money (23° negli USA)
  • 1971 Call me up in dreamland (95° negli USA)
  • 1971 Wild night (28° negli USA)
  • 1972 Tupelo honey (48° negli USA)
  • 1972 Jackie Wilson said (I'm in heaven when you smile) (61° negli USA)
  • 1972 Redwood tree (98° negli USA)
  • 1977 Moondance (92° negli USA)
  • 1978 Wavelength (42° negli USA)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico
«Per il contributo alla musica»
— 14 giugno 1996[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g (EN) Van Morrison in allmusic, All Media Network. URL consultato il 31 agosto 2013 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2013).
  2. ^ Marco Donato, Van Morrison : il druido del rhythm'n'blues, Onda Rock. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2014).
  3. ^ a b (EN) Jim Macnie, Van Morrison Biography in Rolling Stone. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2014).
  4. ^ (EN) Peter Wolf, 100 Greatest Artists : 42. Van Morrison in Rolling Stone. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 10 luglio 2014).
  5. ^ (EN) 100 Greatest Singers : 24. Van Morrison in Rolling Stone. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2014).
  6. ^ (EN) 500 Greatest Albums of All Time : 19. Van Morrison, “Astral Weeks” in Rolling Stone. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2014).
  7. ^ (EN) 500 Greatest Albums of All Time : 66. Van Morrison, “Moondance” in Rolling Stone. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2014).
  8. ^ Renaissance Van : Rolling Stone
  9. ^ Van Morrison - Astral Weeks :: Le pietre miliari di Onda Rock
  10. ^ (EN) The Queen's Birthday Honours list 1996 in The London Gazette, 54427 (supplemento), Londra, 14 giugno 1996, p. 13. URL consultato il 31 agosto 2014.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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