Arturo Toscanini

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sen. Arturo Toscanini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Toscanini nel 1934.
Toscanini nel 1934.
Luogo nascita Parma
Data nascita 25 marzo 1867
Luogo morte New York
Data morte 16 gennaio 1957
Professione Direttore d'orchestra
Legislatura I
Senatore a vita
Investitura Nomina presidenziale
Data 5 dicembre 1949
(dimissioni il 7 dicembre 1949)
Pagina istituzionale

Arturo Toscanini (Parma, 25 marzo 1867New York, 16 gennaio 1957) è stato un direttore d'orchestra italiano.

Considerato uno dei più grandi direttori di ogni epoca per l'omogeneità e la brillante intensità del suono, la fenomenale cura dei dettagli, l'instancabile perfezionismo e la memoria visiva prodigiosa,[1] viene ritenuto in particolare uno dei più autorevoli interpreti di Verdi, Beethoven, Brahms e Wagner.

Fu uno dei più acclamati musicisti della fine del XIX e della prima metà del XX secolo, acquisendo fama internazionale anche grazie alle trasmissioni radiofoniche e televisive e alle numerose incisioni come direttore musicale della NBC Symphony Orchestra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Toscanini nel 1908

Gli inizi e il successo[modifica | modifica wikitesto]

Nato da Claudio Toscanini e Paola Montani, vinse una borsa di studio al Conservatorio di Parma, dove studiò dall'età di nove anni violoncello e composizione, diplomandosi nel 1885 con lode distinta. Nel 1880 divenne violoncellista del Teatro Regio.

Nel 1886 si unì come violoncellista e secondo maestro del coro a una compagnia operistica con la quale girò il Sudamerica. In Brasile il direttore Leopoldo Miguez abbandonò l'orchestra e dichiarò ai giornali che la sua decisione era stata causata dal comportamento degli orchestrali italiani. Il suo sostituto, Carlo Superti, doveva dirigere l'Aida a Rio de Janeiro, ma fu pesantemente contestato dal pubblico, non riuscendo neanche a dare l'attacco all'orchestra. Toscanini, incitato da alcuni colleghi strumentisti, prese la bacchetta, chiuse lo spartito e incominciò a dirigere l'opera a memoria. Ottenne un grandissimo successo, iniziando così la carriera di direttore a soli 19 anni, continuando a dirigere nella tournée e ottenendo al ritorno in Italia la scrittura al Teatro Carignano di Torino per l'Edmea di Catalani.

Prima di intraprendere a pieno ritmo la carriera di direttore d'orchestra, tra il 1884 e il 1888, Toscanini si dedicò alla composizione di alcune liriche per voce e pianoforte. Si ricordano: Spes ultima dea, Son gelosa, Fior di siepe, Desolazione, Nevrosi, Canto di Mignon, Autunno, V'amo, Berceuse per pianoforte.

Nel 1895, nel nome di Wagner, avvenne l’esordio al Teatro Regio di Torino, con il quale collaborò fino al 1898 e di cui, il 26 dicembre 1905, dopo i lavori di ristrutturazione, inaugurò la nuova sala con il Sigfrido.

Nel giugno 1898 iniziò a collaborare con il Teatro alla Scala (fino al 1903 e nel 1906/1907), col duca Guido Visconti di Modrone come direttore stabile, il compositore Arrigo Boito vice-direttore e Giulio Gatti Casazza amministratore. Alla Scala si adoperò per riformare il modo di rappresentare l'opera, ottenendo nel 1901 quello che ai tempi era il sistema di illuminazione scenica più moderno e nel 1907 la fossa per l'orchestra. Insistette inoltre per abbassare le luci durante la rappresentazione, proibì l'ingresso ai ritardatari e tolse di mezzo i bis. Come scrisse il suo biografo Harvey Sachs: "egli credeva che una rappresentazione non potesse essere artisticamente riuscita finché non si fosse stabilita una unità di intenti tra tutti i componenti: cantanti, orchestra, coro, messa in scena, ambientazione e costumi". Il 26 febbraio 1901, in occasione della traslazione delle salme di Verdi e di Giuseppina Strepponi, diresse 120 strumentisti e circa 900 voci nel Va pensiero, che non compariva alla Scala da vent'anni.

Nel 1908 si dimise dalla Scala e fu invitato a dirigere presso il teatro Metropolitan di New York, venendo molto contestato per la sua decisione di abbandonare l'Italia. Proprio durante tale esperienza Toscanini comincerà a considerare gli Stati Uniti come la sua seconda patria.

Poster alla Scala
Il Maestro

Rientrato nel 1915, all'ingresso dell'Italia in guerra, si esibì esclusivamente in concerti di beneficenza e nel 1916, per allietare gli animi dei combattenti, diresse una banda sul Monte Santo appena conquistato durante la battaglia dell’Isonzo; per tale atto venne decorato con una medaglia d’argento al valor civile. Subito dopo la fine della guerra, nel giro di pochissimi anni si impegnò nella riorganizzazione dell'orchestra scaligera (con la quale era tornato a collaborare), che trasformò in ente autonomo. Ancora per spirito patriottico, nel 1920 si recò a Fiume per dirigere un concerto e incontrare l'amico Gabriele d'Annunzio, che con i suoi legionari aveva occupato la città contesa dagli slavi e dal governo italiano.[2]

Diresse anche la New York Philharmonic (1928-1936) e fu presente a Bayreuth (1930-1931, dove fu il primo direttore non tedesco e dove si esibì gratuitamente, considerandolo un grande onore) e al Festival di Salisburgo (1934-1937).

Il regime e l'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Di idee socialiste e apertamente massone, affiliato all'obbedienza del Grande Oriente d'Italia, divenne negli anni un forte oppositore del fascismo e del nazismo. Infatti, dopo un'iniziale condivisione del programma fascista che lo aveva portato a candidarsi nella lista dei Fasci di Combattimento, a causa del progressivo scivolamento a destra di Mussolini passò all'antifascismo già prima della marcia su Roma e divenne una voce critica e stonata nella cultura omologata al regime, riuscendo, grazie all'enorme prestigio internazionale, a mantenere l'orchestra della Scala sostanzialmente autonoma nel periodo 1921-1929. Al riguardo si rifiutò di dirigere la prima di Turandot, dell'amico Giacomo Puccini, se Mussolini fosse stato presente in sala.

Il 14 maggio 1931, al teatro Comunale di Bologna, dove doveva dirigere un concerto in memoria di Giuseppe Martucci, si rifiutò di eseguire Giovinezza e la Marcia Reale al cospetto di Ciano e Arpinati e venne perciò aggredito e schiaffeggiato dalla "camicia nera" Guglielmo Montani[3] nei pressi di un ingresso laterale del teatro, venendo poi spintonato a terra. Con questi atteggiamenti di aperta ostilità al regime mise in pericolo non solo la carriera, ma la sua stessa vita[senza fonte]: subì una campagna di stampa ostile, sia sul piano artistico che personale, e le autorità disposero un controllo della sua vita privata, con provvedimenti come lo spionaggio delle telefonate e della corrispondenza e il ritiro del passaporto. L'aggressione subita fu alla base della rinuncia a dirigere orchestre in Italia fin quando il fascismo e la monarchia fossero stati al potere.

Nel 1933 infranse i rapporti anche con la Germania nazista, contestando e rifiutando in malo modo un invito di Hitler ed abbandonando il festival wagneriano di Bayreuth. Nel 1938, dopo l'annessione dell'Austria da parte della Germania, abbandonò anche il festival di Salisburgo, nonostante fosse caldamente invitato a rimanere. Nello stesso anno inaugurò il festival di Lucerna (per l’occasione molti, soprattutto antifascisti, andarono dall'Italia per seguire i suoi concerti) e l'anno successivo, anche a seguito della sempre più dilagante persecuzione razziale, abbandonò l’Europa per gli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti, l'università di Georgetown gli conferì la Laurea honoris causa e fu creata appositamente per lui la NBC Symphony Orchestra, formata dai più virtuosi musicisti americani, che diresse regolarmente dal 1937 al 1954 su radio e televisioni nazionali, divenendo il primo direttore ad assurgere al ruolo di stella dei mass media.

Palazzo Toscanini a Milano, residenza di Arturo Toscanini, escludendo l'esilio, dal 1909 al 1957

Continuò dagli Stati Uniti a servirsi della musica per lottare contro il fascismo. Le sue idee lo portarono fino in Palestina, dove nel 1936 fu chiamato a Tel Aviv per il concerto inaugurale della Palestine Symphony Orchestra (ora Israel Philharmonic Orchestra), destinata ad accogliere e a dare lavoro ai musicisti ebrei in fuga dal nazismo, e che diresse gratuitamente. Nel frattempo anche il governo italiano aveva adottato una politica antisemita con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, in linea con quelle degli alleati tedeschi. Toscanini mandò su tutte le furie Mussolini quando le definì "roba da medioevo", ribadendo più volte: "maledetti siano l'asse Roma-Berlino e la pestilenziale atmosfera mussoliniana". Si adoperò anche per cercare casa e lavoro agli ebrei perseguitati e ai politici fuoriusciti dal regime hitleriano. Albert Einstein gli scrisse: …Sento la necessità di dirle quanto l'ammiri e la onori. Lei non è soltanto un impareggiabile interprete della letteratura musicale mondiale… Anche nella lotta contro i criminali fascisti lei ha mostrato di essere un uomo di grandissima dignità… Il fatto che esista un simile uomo nel mio tempo compensa molte delle delusioni che si è continuamente costretti a subire.

Durante la seconda guerra mondiale diresse esclusivamente concerti di beneficenza a favore delle forze armate statunitensi e della Croce Rossa, riuscendo a raccogliere ingenti somme di danaro. Si adoperò anche alla realizzazione di un filmato propagandistico nel quale dirigeva due composizioni di Giuseppe Verdi dall'alto valore simbolico: l'ouverture della Forza del destino e l'Inno delle Nazioni, da lui modificato variando in chiave antifascista l'Inno di Garibaldi e inserendovi l'inno nazionale statunitense e l'Internazionale. Nel 1943 il teatro alla Scala, sui cui muri esterni figuravano scritte quali "lunga vita a Toscanini" e "ritorni Toscanini", venne parzialmente distrutto durante un violento bombardamento da parte degli alleati. La ricostruzione avvenne in tempi rapidi, grazie anche alle ingenti donazioni versate dal maestro.

Dopo guerra

Il ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946 Toscanini ritornò in Italia per votare a favore della Repubblica e per dirigere lo storico concerto di riapertura della Scala, ricordato come il concerto della liberazione, dedicato in gran parte all'opera italiana. Quella sera dell'11 maggio il teatro si riempì fino all'impossibile; il programma vide l'ouverture de La gazza ladra, il coro dell'Imeneo, il Pas de six e la Marcia dei Soldati dal Guglielmo Tell, la preghiera dal Mosè in Egitto, l'ouverture e il coro degli ebrei dal Nabucco, l'ouverture de I vespri siciliani, il Te Deum di Verdi, l'intermezzo ed estratti dall'atto III di Manon Lescaut, il prologo ed alcune arie dal Mefistofele. In quell'occasione esordì alla Scala Renata Tebaldi, definita da Toscanini "voce d'angelo".

Diresse ancora nel massimo teatro italiano il concerto commemorativo di Arrigo Boito, comprendente la Nona sinfonia di Beethoven, nel 1948, la Messa di requiem di Verdi nel 1950 e, per l'ultima volta, un concerto dedicato a Wagner nel settembre 1952. Il 5 dicembre 1949 venne nominato senatore a vita per alti meriti artistici, ma decise di rinunciare alla carica il giorno successivo. Mandò, da New York, un telegramma di rinuncia all'allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi:

« È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a Lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore. Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l`ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio paese pronto a servirlo ancora qualunque sia l`evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira… accolga il mio deferente saluto e rispettoso omaggio »

Il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Si ritirò a 87 anni dopo una straordinaria carriera duratane 67; il suo ultimo concerto, interamente dedicato a Wagner, compositore sempre molto amato, fu con la NBC Symphony Orchestra il 4 aprile 1954 alla Carnegie Hall di New York. Proprio in occasione di quell'ultimo concerto il maestro, celebre anche per la sua straordinaria memoria, per la prima volta perse la concentrazione e smise di battere il tempo. Vi furono ben 14 secondi di silenzio, dopo i quali riprese la direzione del brano di Tannhäuser. Alla fine del concerto raggiunse rapidamente il camerino, mentre in teatro gli applausi sembravano non smettere più.

Scomparve alle soglie dei 90 anni e fu sepolto al Cimitero Monumentale di Milano, nella tomba di famiglia precedentemente edificata alla morte del figlioletto Giorgio dallo scultore Leonardo Bistolfi.

Francobollo emesso nel 2007 nel 50º anniversario della morte
Francobollo della Repubblica di San Marino che celebra Arturo Toscanini

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Toscanini e la moglie Carla De Martini ebbero quattro figli: Walter, nato il 19 marzo 1898, Wally, nata il 16 gennaio del 1900 (nel corso della seconda guerra mondiale elemento importante della Resistenza italiana[4]), Giorgio, nato nel settembre 1901 e morto di difterite il 10 giugno 1906 e Wanda, nata nel 1906, diventata celebre per avere sposato il pianista russo-ucraino e amico di famiglia Vladimir Horowitz.

Toscanini ebbe varie relazioni extraconiugali: con il soprano Rosina Storchio, dalla quale nel 1903 ebbe un figlio nato cerebroleso e morto sedicenne; con il soprano Geraldine Farrar, che gli impose di lasciare la moglie e i figli per sposarla. Non gradendo l’ultimatum Toscanini si dimise da direttore d'orchestra principale del Metropolitan nel 1915 e ritornò in Italia. Infine ebbe una relazione durata 7 anni (dal 1933 al 1940) con la pianista Ada Mainardi; tra i due, nonostante vi fossero 30 anni di differenza, nacque un profondo legame, come risulta da una raccolta di 600 lettere e 300 telegrammi che il maestro le inviò.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1888 dirige La forza del destino al Teatro Dal Verme di Milano.

Nel 1892 dirige la prima assoluta di Pagliacci (opera) al Teatro dal Verme con Fiorello Giraud, Adelina Stehle, Victor Maurel e Mario Ancona.

Nel maggio 1895 dirige la ripresa nel Teatro La Fenice di Venezia di Falstaff (Verdi), la ripresa di "Le Villi" e la première di "Emma Liona" di Antonio Lozzi.

Dal dicembre 1895 all'aprile del 1898 è stato maestro concertatore e direttore d'orchestra al Teatro Regio di Torino dove (nel dicembre 1895) diresse la prima rappresentazione di "Dall'antica alla moderna danza" di Joseph Bayer, nel 1896 dirige la prima rappresentazione di "Andrea Chénier", la prima assoluta de "La bohème" e la prima rappresentazione di "Sâvitri" di Natale Canti e nel 1898 la prima rappresentazione di "Ero e Leandro" di Luigi Mancinelli. In questa città il maestro contribuì alla creazione dell'"Istituto Musicale della Città di Torino" all'interno del quale fu costituita l'Orchestra Municipale rappresentando il primo organismo stabile del genere in Italia; egli fu a capo di questa orchestra che si esibì prevalentemente al Regio.

Nel Teatro Comunale di Bologna dirige nel 1896 la prima rappresentazione di "La bohème" e la ripresa di "Le Villi".

Alla Scala nel dicembre 1898 dirige le riprese di "I maestri cantori di Norimberga", nel 1899 in gennaio la prima rappresentazione di Iris (opera) di Pietro Mascagni, in marzo la ripresa di Falstaff, in aprile la prima esecuzione incompleta di "Quattro pezzi sacri" di Verdi ed in dicembre la prima rappresentazione di Sigfrido (opera) e la ripresa di Otello (opera), nel 1900 la première di "Anton" di Cesare Galeotti con Giuseppe Borgatti, Evgenij Onegin, la ripresa di "La bohème" con Enrico Caruso e Tristano e Isotta (opera) e nel gennaio 1901 Mefistofele (opera) con Caruso e Fëdor Ivanovič Šaljapin.

Nel gennaio 1901 dirige la première contemporanea di "Le maschere" di Mascagni, nel 1902 la prima italiana di Euryanthe con Rosina Storchio, nel 1903 dirige la première di "Oceàna" di Antonio Smareglia con Giovanni Zenatello e nello stesso anno per dissapori col pubblico, Toscanini abbandona podio e teatro durante la ripresa di "Un ballo in maschera".

Nel 1906 dirige la prova generale pubblica di Salomè (opera), la prima rappresentazione di "Salomè" e Carmen (opera), nel 1907 dirige la ripresa di "Tristan und Isolde" con Borgatti e nell'aprile 1908 la ripresa di "Mefistofele".

Al Metropolitan Opera House debutta nel novembre 1908 dirigendo Aida con Enrico Caruso, Louise Homer e Antonio Scotti, poi Madama Butterfly con Geraldine Farrar, Rigoletto con Pasquale Amato e Marcella Sembrich e Tosca (opera). Nel dicembre 1908 dirige Carmen, Il crepuscolo degli dei, Le Villi con Frances Alda ed Alessandro Bonci e Cavalleria rusticana (opera), L'elisir d'amore e Pagliacci (opera), nel 1909 La Wally, Requiem (Verdi), Falstaff, La Gioconda, Otello (Verdi), Tristan und Isolde ed Orfeo ed Euridice (Gluck), nel 1910 Germania di Alberto Franchetti, Die Meistersinger von Nürnberg, Manon Lescaut con Caruso e Lucrezia Bori nella trasferta al Théâtre du Châtelet di Parigi, Armide di Christoph Willibald Gluck, La bohème, la prima mondiale di La Fanciulla del West alla presenza di Puccini, nel 1911 Ariane et Barbe-bleue di Paul Dukas, nel 1912 Le donne curiose (opera), nel 1913 Manon (Massenet), Boris Godunov, Don Pasquale, la Sinfonia n. 9 (Beethoven) nella Carnegie Hall di New York ed Un ballo in maschera, nel 1914 L'amore dei tre re, L'amore medico (Wolf-Ferrari) e Euryanthe e nel 1915 Madame Sans-Gêne (opera) con Giovanni Martinelli e Minnie Egener, Il trovatore ed Iris (opera). Complessivamente il maestro diresse in 480 rappresentazioni al Met.

Nel 1901 diresse la première nel Salone Perosi di Milano di "Mosè" di don Lorenzo Perosi.

Nel 1903 diresse Germania di Franchetti al Teatro de la Opera di Buenos Aires con Caruso e Giuseppe De Luca (baritono).

Nel 1905 ha diretto la prima rappresentazione nel Teatro Comunale di Bologna di "Madama Butterfly" e la ripresa nel Teatro Regio di Torino di "Sigfrido".

Al Teatro La Fenice di Venezia nel 1906 diresse due concerti con l'Orchestra di Torino.

Nel 1910 dirige la prima rappresentazione nel Théâtre Municipal du Châtelet di Parigi di "Aida" con Caruso.

Nel Teatro Costanzi di Roma nel 1911 diresse la ripresa di "Falstaff" e La fanciulla del West con Martinelli e nel 1914 I pagliacci con la Bori, Caruso, De Luca ed Angelo Badà.

Nel 1913 diresse la ripresa nel Teatro alla Scala di "Falstaff" con la Bori.

Nel 1918 alla Scala diresse Mefistofele con Beniamino Gigli.

Al Festival di Salisburgo diresse nel 1935 la ripresa di "Fidelio" con Lotte Lehmann, nel 1935 dirige la prima rappresentazione e nel 1936 e 1937 le riprese di Falstaff (Verdi), nel 1936 la prima rappresentazione di "Die Meistersinger von Nürnberg" e nel 1937 la ripresa di "Die Zauberflöte".

Alla Scala diresse nel 1921 la ripresa di "Falstaff", nel 1922 le riprese di "Manon Lescaut" e "Falstaff", nel 1924 la première di "La cena delle beffe" di Umberto Giordano e la ripresa di Falstaff, nel 1925 I cavalieri di Ekebù e la ripresa di "Falstaff", nel 1926, la première postuma di "Turandot" (Toscanini interruppe l'esecuzione alla "morte di Liù" prima della fine del III atto e disse "Qui finisce l'opera, rimasta incompiuta per la morte del Maestro"), nel 1927 e 1928 Falstaff e nel 1929 la première di "Il re" di Umberto Giordano con Toti Dal Monte e Falstaff.

Al Wiener Staatsoper debutta nel 1929 dirigendo Lucia di Lammermoor con Toti dal Monte ed Aureliano Pertile e nel 1936 Fidelio con Lotte Lehmann.

Nel 1938 dirige la prima assoluta dell'Adagio per archi di Barber alla radio di New York.

Prime esecuzioni[modifica | modifica wikitesto]

Toscanini diresse le prime mondiali di molte opere, incluse quattro che sono entrate a far parte del repertorio operistico classico: Pagliacci, La bohème, La fanciulla del West e Turandot. Diresse inoltre le prime rappresentazioni italiane di Siegfried, Götterdammerung, Salomè, Pelléas et Mélisande, quelle sudamericane di Tristan und Isolde e Madama Butterfly e la nord americana di Boris Godunov. Si elencano di seguito le prime assolute:

Incisioni[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Arturo Toscanini nel Cimitero Monumentale di Milano

Toscanini registrò 191 dischi, specialmente verso la fine della carriera, molti dei quali sono ancora ristampati. Inoltre sono conservate molte registrazioni di esibizioni televisive e radiofoniche.

Alcune delle esecuzioni disponibili sono:

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianandrea Gavazzeni: "Quello che lui ha fatto non solo per la Scala ma per la città di Milano è sempre stato positivo. Toscanini era un uomo generoso e sensibile, era uno che ogni mese consegnava a vecchi professori d' orchestra un assegno, in tempi in cui non esisteva la pensione...".[senza fonte]
  • Carlo Maria Giulini: "Era un grande direttore, un vero "servitore" della musica, è stato lui a insegnarci a rispettare gli spartiti, ma era anche un grande uomo, che non si è mai servito della musica per interessi personali.....È stato uno dei tre artisti che hanno cambiato radicalmente la storia dell'interpretazione musicale. Gli altri due grandi nomi sono Liszt, per il suo modo di suonare il pianoforte, e Paganini per il modo rivoluzionario di suonare il violino."[5]
  • Margarete Wallmann: Quando Toscanini dirigeva, era come il destino che colpisce, infallibile, inesorabile. Il suo senso innato del ritmo, la sua memoria erano prodigiosi. Opere, o concerti, li dirigeva tutti a memoria, senza partitura.[6]
  • Daniel Barenboim: Toscanini è stato un artista audace, che ha aperto le porte al repertorio contemporaneo, che ha formato le orchestre. Ma anche un uomo politicamente impegnato. Fino alla fine ha mantenuto lo slancio e il temperamento per cui era famoso, senza mai arretrare di un centimetro. Di solito invecchiando si diventa più inclini al compromesso, ma per i creativi vale il contrario: con il passar del tempo danno il meglio di sé, spendono le energie migliori.[senza fonte]
  • Lorin Maazel: Arturo Toscanini era un musicista umano, con un cuore immenso per la musica e per la vita. Uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi.[7]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 19 marzo 1899 Giuseppe Verdi inviò un telegramma al giovane Toscanini per ringraziarlo dell'ottima direzione del Falstaff.
  • Toscanini apparve ben tre volte sulla copertina della rivista TIME, un avvenimento impensabile a quei tempi per un direttore d’orchestra e mai accaduto ad altro artista italiano.
  • Nel 1945 il documentario Arturo Toscanini, incentrato sulle vicende biografiche e artistiche del maestro, venne candidato all'Oscar come miglior cortometraggio.
  • Arturo Toscanini, Enrico Caruso, Rodolfo Valentino, Ezio Pinza, Renata Tebaldi, Anna Magnani, Sofia Loren, Bernardo Bertolucci e Andrea Bocelli sono le uniche personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, la famosa strada di Hollywood dove sono incastonate oltre 2000 stelle a cinque punte che recano i nomi di celebrità dello spettacolo.
  • L'Auditorium Rai di Torino "sede dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai" e il ridotto dei palchi del Teatro alla Scala portano il nome di Arturo Toscanini.
  • Era a lui intitolata anche la Piccola Scala, situata a fianco all'omonimo teatro e demolita negli anni 2000.
  • L'eredità dei documenti di Toscanini è in larga parte conservata presso l'Archivio del Museo Teatrale alla Scala[8] e presso la Fondazione Toscanini. Nel 2012 l'Archivio di Stato di Milano si è aggiudicato all'asta 60 dei 73 lotti di lettere e spartiti che rischiavano di andare dispersi.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Harvey Sachs, Toscanini, Da Capo Press, 1978, ISBN 0-306-80137-X.
  2. ^ D'Annunzio gli aveva scritto: "Venga a Fiume d'Italia, se può. È qui oggi la più risonante aria del mondo e l'anima del popolo è sinfonia come la sua orchestra".
  3. ^ Corriere della Sera - Lo schiaffo a Toscanini
  4. ^ Corriere della Sera: Wally Toscanini e i Partigiani
  5. ^ http://www.tonyassante.com/renzoallegri/giulini/indice.htm & Carlo Maria Giulini
  6. ^ Margarita Wallmann, Balconate del cielo (Les balcons du ciel), traduzione di Luciana Peverelli, Garzanti, 1976.
  7. ^ Raccolta Aforismi Sulla Musica
  8. ^ Museo Teatrale alla Scala
  9. ^ L'Archivio di Stato si riprende Toscanini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Contemporary Recollections of the Maestro, BH Haggin (Da Capo Press, 1989), ristampa di Conversations with Toscanini and The Toscanini Musicians Knew
  • Toscanini, Harvey Sachs (Da Capo Press, 1978), la migliore biografia su Toscanini
  • Reflections on Toscanini, Harvey Sachs (Prima Publishing, 1993)
  • The Letters of Arturo Toscanini ed. Harvey Sachs (Knopf, 2003)
  • This Was Toscanini Samuel Antek, musicista, e Robert Hupka, fotografo (Vanguard Press, 1963, o.p.)
  • Arturo Toscanini: The NBC Years Mortimer H. Frank, (Amadeus Press, 2002)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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