Franco Faccio

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Franco Faccio

Franco Faccio (Verona, 8 marzo 1840Monza, 21 luglio 1891) è stato un direttore d'orchestra e compositore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Studiò musica a Milano e frequentò assieme ad Arrigo Boito ed Emilio Praga il Salotto Maffei. Fu grazie alla stretta amicizia che legava Clara Maffei a Verdi che Faccio fu presentato al celebre compositore, il quale inizialmente lo accolse tiepidamente, anche a causa dei diversi gusti musicali e delle tendenze wagneriane ed antitradizionali del giovane, ma in futuro ne farà il proprio direttore d'orchestra di fiducia.[1]

Iniziò la sua carriera di compositore scrivendo le opere I profughi fiamminghi (su libretto di Emilio Praga, che debuttò con successo alla Scala di Milano l'11 novembre 1863) e Amleto (su libretto di Arrigo Boito, Genova, 1865). In particolare Boito lo conobbe nell'ambito della corrente alla quale entrambi aderirono attivamente: la Scapigliatura.

Nel 1867 iniziò la carriera di direttore d'orchestra per la Società del Quartetto presso il conservatorio di Milano e dal 1871 svolse la stessa attività con l'orchestra del Teatro alla Scala.

Negli anni Settanta e Ottanta venne considerato come il più grande e celebrato direttore d'orchestra d'Italia. Suo grande merito fu quello di aver contribuito a promuovere (assieme a Bazzini e alla Società del Quartetto milanese) prima a Milano, poi in altre città, la musica sinfonica europea.

Con l'orchestra della Scala, Faccio eseguì anche brani sinfonici di giovani maestri italiani, che portò anche in tournée all'estero: memorabile la partecipazione della Società orchestrale del Teatro alla Scala, da lui diretta, all'Esposizione di Torino del 1884, assieme alle neonate orchestra sinfoniche di Roma, Napoli, Torino e Bologna. La rinascita della musica strumentale in Italia vide dunque in lui uno dei principali protagonisti.

Faccio diresse la prima rappresentazione italiana dell'Aida (1872) e dell'Otello (1887) di Verdi, al quale era diventato molto legato, e dell'Edgar di Puccini.

Tra i suoi incarichi vi fu anche quello di direttore del Conservatorio di Parma.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D. Pizzagalli, L'amica. Clara Maffei e il suo salotto nel Risorgimento, Milano, Rizzoli, 2004, pp. 155-159

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 27227494 LCCN: n85257320