Amleto (Faccio)

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Amleto
Titolo originale Amleto
Lingua originale inglese
Genere tragedia lirica
Musica Franco Faccio
Libretto Arrigo Boito
(libretto online)
Fonti letterarie Amleto di William Shakespeare
Atti quattro
Epoca di composizione 1868
Prima rappr. 30 maggio 1865
Teatro Genova, (Teatro Carlo Felice)
Versioni successive

Hamlet, di Ambroise Thomas (1968)

Personaggi
  • Amleto, principe di Danimarca (tenore)
  • Claudio, re di Danimarca (baritono)
  • Polonio, lord ciambellano (basso)
  • Orazio, amico di Amleto (basso)
  • Marcello, ufficiale (basso)
  • Laerte, figlio di Polonio (tenore)
  • Ofelia, figlia di Polonio (soprano)
  • Gertrude, regina di Danimarca, madre di Amleto (mezzosoprano)
  • Spettro del defunto re, padre di Amleto (basso)
  • Un Sacerdote (basso)
  • Primo becchino (tenore)
  • Attrice (soprano)
  • Attore (tenore)
  • Luciano (basso)
  • Tre Cantori. Cortigiani, Paggi, Dame, Ufficiali, Soldati, Popolo

Amleto è un'opera in 4 atti di Franco Faccio, su libretto di Arrigo Boito, rappresentata al Teatro Carlo Felice di Genova il 30 maggio 1865. Il 12 febbraio del 1871 verrà ripresa al Teatro alla Scala di Milano.

Il libretto di Arrigo Boito riassume tutti i principi della scapigliatura (corrente alla quale ha aderito molto attivamente). Molto intenso e cupo lascia un grande spazio al tema della "follia" di Amleto e Ofelia. Per Faccio si tratta della sua seconda e ultima opera che saprà musicare con grande originalità e innovazione. Questo non fu però il giudizio dell'allora pubblico scaligero, che accolse malamente i due giovani innovatori e da questo derivò la stroncatura della carriera da compositore di Faccio, che si dedicò alla ben meglio avviata carriera da direttore d'orchestra.

Trama dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Atto primo[modifica | modifica sorgente]

Gran sala reale nel castello di Elsinora

È la festa dell'incoronazione. Il nuovo re e la corte festeggiano a banchetto e a ogni tazza che il re vuota scoppiano gli evviva della reggia. Amleto, però, appare introverso e assolutamente contrariato nei confronti di questi festeggiamenti a un solo mese dalla morte del padre in circostanze alquanto misteriose. Tutti si preoccupano della mestizia che avvolge la sua figura e la regina la spiega secondo un pensiero che spesso lo tormenta: "È fato comune che al mondo ciò che ha vita è dannato a perir". Ofelia, palesemente innamorata del principe, lo invita a non pensare alla tristezza e a credere nell'amore (Dubita pur che brillino). Anche il re cerca di distoglierlo da questi pensieri e propone un brindisi in onore dei defunti. Quando la festa sta per volgere al termine gli si accostano Orazio, suo ex-compagno di università, e Marcello, una guardia, che gli riferiscono alquanto spaventati di aver veduto il fantasma del defunto re e lo pregano di venire lui stesso a vedere l fenomeno soprannaturale.

Esterno del castello d'Elsinora

Gli alberi e i culmini del castello biancheggiano di neve. Amleto, Orazio e Marcello, avvolti in lunghi mantelli, aspettano infreddoliti la comparsa dello spettro. Improvvisamente una bianca figura s'avanza e Amleto ravvisa in essa il defunto padre. L'apparizione ordina ad Amleto di far allontanare Marcello e Orazio, i quali si internano fra gli alberi. Lo spirito rivela ad Amleto inorridito quale fu la causa della sua morte: mentre nel pomeriggio riposava tranquillamente come suo solito, il fratello, l'attuale re Claudio, gli si avvicinò di soppiatto e gli versò nell'orecchio il liquido contenuto in una fiala (Tu déi saper ch'io son l'anima lesa del morto padre tuo). La morte lo colse in poco tempo tra spasimi atroci. Scomparso lo spettro, Amleto promette a sé stesso di vendicare la morte del padre e fa giurare ai due compagni di non rivelare a nessuno quello che hanno visto.

Atto secondo[modifica | modifica sorgente]

Una sala del castello

Polonio, sicuro che la causa della pazzia di Amleto sia l'amore per Ofelia, propone al re di spiare un incontro tra i due per sincerarsene. Nel frattempo sopraggiunge Amleto, assorto in profondissima meditazione, che ragiona sulle sorti della vita (Essere o non essere! Ah se bastasse il rapido vibrar d'uno stiletto). Ofelia gli si avvicina ma lui è scostante e la tratta con grande durezza, e questa si allontana pensierosa e dolente. Anche Polonio accorre e lo informa dell'arrivo di alcuni teatranti girovaghi, che si sarebbero esibiti nel castello.

La sala degli spettacoli

La tragedia sta per cominciare e Amleto si mostra allegro e alquanto ciarliero, soprattutto nei confronti di Ofelia (e questo rinforza i sospetti di Polonio). Il dramma non si tratta d'altro che d'una "Trappola" (è proprio questo il titolo dello spettacolo) per il re. Infatti rappresenta l'assassinio del defunto re danese e nel momento in cui Luciano (il malvagio fratello del re) versò nell'orecchio del fratello un liquido, Claudio si alza spaventato e fa cessare la recita. Ora Amleto ha la certezza della colpevolezza dello zio.

Atto Terzo[modifica | modifica sorgente]

Un'alcova del castello

Il re è preso dal rimorso e recita un "Padre Nostro" chiedendo pietà del suo delitto (O padre nostro ~ che sei nel cielo). Nel frattempo sopraggiunge Amleto armato di pugnale intento ad uccidere lo zio, ma preferisce rimandare il colpo per avere giusta vendetta. Polonio ancora una volta vuole provare l'amore di Amleto per sua figlia e allora si nasconde dietro un arazzo per ascoltare il dialogo con la madre. Ma Amleto in un raptus di follia aggredisce la madre, Polonio grida aiuto e il giovane principe lo trapassa attraverso l'arazzo, credendolo il re. Amleto accusa la madre di complicità in assassinio e adulterio e, mentre è colto da un attacco di risate isteriche, gli compare lo spettro del padre che gli rinnova il proposto di vendetta. Ma l'apparizione è invisibile alla madre, che si convince sempre di più della follia del figlio (Ah che alfine all'empio scherno).

Luogo romito nel parco d'Elsinora

La folla è inferocita e irrompe nel palazzo capeggiata da Laerte che ha saputo della morte del padre e ne chiede vendetta. Nel frattempo giunge anche Ofelia, visibilmente sconvolta, che intona un canto assolutamente senza senso (La bara involta d'un drappo nero). L'atto si conclude con la morte di Ofelia, che, al contrario della tragedia shakespeariana, viene rappresentata.

Atto Quarto[modifica | modifica sorgente]

Un cimitero

Orazio e Amleto ascoltano il mesto canto di un becchino (Oggi a me, domani a te) e scoprono il teschio del giullare Yorick che spesso portò sulle spalle Amleto. Nel frattempo s'avanza lentamente il funerale d'Ofelia e Laerte, nel vedere Amleto, gli si avventa furioso, e scoppia un terribile duello, ma il principe danese, dopo aver disarmato Laerte, si avventa contro il re e lo trafigge nello sbalordimento generale vendicando il padre.

Brani significativi[modifica | modifica sorgente]

  • Dubita pur che brillino (Ofelia)
  • Ah se bastasse il rapido (Amleto)
  • O padre nostro ~ che sei nel cielo (Claudio)
  • Ah che alfine all'empio scherno (Gertrude)
  • Ahimè! Chi piange? È il salice (Ofelia)
  • Oggi a me, domani a te (Primo Becchino)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Dizionario Dell'opera" a cura di Piero Gelli e Filippo Poletti (2008). Baldini e Castoldi Dalai Editore - ISBN 88-6073-184-4
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