Teatro Carlo Felice

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Coordinate: 44°24′29″N 8°56′06″E / 44.408056°N 8.935°E44.408056; 8.935

Teatro Carlo Felice
Carlofelice.JPG
Il teatro Carlo Felice
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Genova
Indirizzo Passo Eugenio Montale, 4
Dati tecnici
Tipo Sala rettangolare con due balconate
Capienza Sala: 2000 posti, Auditorium: 200 posti
Realizzazione
Costruzione 1828
Architetto Carlo Barabino
Sito ufficiale

Il teatro Carlo Felice è il principale teatro genovese ed uno dei più noti in Italia. Vi si tengono la stagione d'Opera lirica e Balletto e la stagione Sinfonica, oltre a recital e manifestazioni varie.

Il teatro è posto appena a lato della centrale piazza De Ferrari, in pieno centro cittadino, accanto al monumento equestre a Giuseppe Garibaldi e poco distante dalla fontana che rappresenta uno dei simboli della città.

Davanti al teatro si trova la stazione "De Ferrari" della metropolitana di Genova.

Il progetto Barabino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1825 venne indetto un concorso per il disegno di un nuovo teatro dell'opera. Avevano partecipato, fra gli altri, il genovese Carlo Barabino e il ticinese Luigi Canonica. Vinse il primo e, il 21 gennaio 1826, vennero pubblicati sulla Gazzetta di Genova il progetto, le norme per l'appalto del teatro e indicazione precise sull'area che doveva occupare:

« L'area del convento e della chiesa di San Domenico, edifici già ridotti fin dal 1797 a magazzini e a caserma. »

Canonica, comunque, fu chiamato in un secondo tempo come consulente per la realizzazione del palcoscenico e della parte interna della curva della sala. Egli, infatti, già architetto reale del cessato Regno d'Italia (1805-1814), si era largamente illustrato in grandi edifici teatrali: l'allargamento del palcoscenico della Scala, il completamento del teatro di Como, la costruzione del Carcano e del Teatro Fiando di Milano, dei teatri di Cremona, Brescia, fra le altre realizzazioni.

Il teatro venne inaugurato il 7 aprile 1828, alla presenza dei sovrani del Regno di Sardegna, Carlo Felice e della regina Maria Cristina di Savoia, con la rappresentazione dell'opera di Vincenzo Bellini Bianca e Fernando su libretto del genovese Felice Romani con Adelaide Tosi, Giovanni David ed Antonio Tamburini. Nella circostanza, quest'opera venne rielaborata appositamente dall'autore.

La decisione di costruire un teatro da intitolare a Carlo Felice di Savoia era stata presa appena pochi anni prima la sua edificazione, ovvero fra il 1824 e il 1825. A tale decisione i governanti dell'epoca giunsero in considerazione del fatto che i teatri allora presenti fossero decisamente insufficienti.

Genova non aveva ancora un vero e proprio teatro per il melodramma, al tempo molto in auge, e fu così che la città decise di dotarsene di uno che potesse competere, sul piano dell'eleganza, con quelli allora presenti in tutta Italia. Fino ad allora in Genova il teatro più frequentato era stato quello di Sant'Agostino, dei Marchesi Durazzo, in legno, del secolo precedente e ormai non più adatto ai tempi. La costruzione avvenne su un terreno che in passato aveva ospitato un convento che era stato successivamente abbattuto.

Il 12 maggio 1828 avviene la prima assoluta di Alina, regina di Golconda di Gaetano Donizetti con Giovanni Battista Verger, Tamburini e Giuseppe Frezzolini.

Nel Nuovo Teatro Carlo Felice nel 1852 viene inaugurata l'illuminazione a gas, e nel 1892, per le celebrazioni colombiane, l'illuminazione elettrica.

Durante la seconda guerra mondiale il Carlo Felice - come viene comunemente chiamato - venne colpito due volte rimanendo parzialmente distrutto. Da allora - e per diverse decadi - le rappresentazioni teatrali di rivista e d'opera si tennero nel vicino "Cinema Teatro Margherita" di via XX Settembre (successivamente rimpiazzato da un grande magazzino).

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Statua sovrastante il pronao del teatro Carlo Felice, opera di Giuseppe Gaggini
Vista da largo XII ottobre del nuovo edificio di ampliamento del teatro

I bombardamenti della seconda guerra mondiale avevano distrutto i solai e le parti in carpenteria del teatro (palchi, soffittature, e così via). Erano rimasti i muri perimetrali, e, con qualche accorgimento improvvisato, lo si era ancora riuscito a utilizzare per alcune rappresentazioni (in una delle quali aveva cantato Maria Callas).

Era stato quindi deciso, dalla municipalità, che la città dovesse rifare in toto il suo teatro, per cui, nel 1946, venne bandito un concorso di architettura. A questo concorso parteciparono diversi architetti liguri, tra cui spicca il nome di Luigi Carlo Daneri, che vinse il secondo premio. Il primo premio fu, invece, assegnato, nel 1950, al progetto del gruppo di Paolo Antonio Chessa. Nel 1951 questi consegnò il progetto esecutivo. Tale progetto non fu mai eseguito e, nel 1963 definitivamente accantonato, affidando l'incarico a Carlo Scarpa, architetto di fama internazionale.

Scarpa portò avanti un progetto nell'arco di molti anni, elaborando diverse soluzioni e giungendo ad un progetto definitivo nel 1977, ma morì accidentalmente nel 1978 e, anche se il suo progetto fu approvato nel 1979, la sua idea non giunse mai alla realizzazione. Nel frattempo ciò che rimaneva dell'antico teatro venne demolito, lasciando in piedi il pronao neoclassico ed i portici del perimetro esterno; tali elementi sono stati in seguito preservati.

Nel 1981 fu bandito un altro concorso-appalto a due fasi. Il concorso si concluse nel 1984 e fu vinto dalla ditta Mario Valle s.p.a. di Arenzano, con il progetto degli architetti Aldo Rossi, Ignazio Gardella, Fabio Reinhart e Angelo Sibilla.

Il progetto prevedeva, come imposto dal bando di gara:

  • il mantenimento del pronao dorico e del portico in pietra di promontorio, decorato con i bassorilievi originali;
  • la trasformazione in piazza coperta della zona dietro al pronao (dove era posizionato il foyer del vecchio teatro). Tale spazio sarebbe dovuto essere il punto di continuità viaria tra la Piazza De Ferrari e la retrostante Galleria Mazzini.

Inoltre, il progetto proponeva la ricostruzione, quasi letterale, del volume esterno prospiciente la piazza, mentre ipotizzava una immensa torre, quasi il doppio del volume barabiniano, nel lato posteriore. Tale torre doveva contenere il palco, e le relative macchine di scena, i camerini e le sale di prova. La scena era pensata per allestire quattro scenografie contemporaneamente, con una piattaforma mobile. La sala era a cavea (diversamente dal teatro barabiniano e da altri progetti di concorso). Questa volta il progetto, che venne sviluppato al livello esecutivo, ebbe corso e il 7 aprile 1987 fu posata la prima pietra del nuovo teatro. Nel 1991 la struttura (recuperata appieno attraverso una quasi totale riedificazione) venne nuovamente inaugurata. Il nuovo teatro recuperava, come detto, ciò che rimaneva delle antiche strutture mentre risultava del tutto nuovo negli interni. Per gli interni, furono banditi concorsi finalizzati all'apparato decorativo ed artistico del Teatro, più specificatamente per la parte relativa al Foyer, e per la zona relativa al grande sipario tagliafuoco. Dai risultati del Bando di Concorso furono premiati, Aurelio Caminati, Raimondo Sirotti e Nerone Ceccarelli.

Nelle nicchie del foyer principale, ai lati della base del “cono”, si trovano gli affreschi di 36 m2 appositamente eseguiti da Aurelio Caminati (Genova 1924). L’uno rievoca la dominazione della repubblica genovese nel mare Egeo con la rappresentazione allegorica della costruzione di un fondaco nell’isola di Tabarca, l’altro raffigura Guglielmo Embriaco alla partenza dal porto di Genova per la Prima Crociata nel 1102. Gli affreschi, in posizione diametralmente opposta abbracciano idealmente l’osservatore conducendolo in un viaggio in cui le coordinate spazio-temporali e cromatiche vengono armonizzate dal mare, al quale Genova lega indissolubilmente la propria storia.

Raimondo Sirotti (Bogliasco 1934) firma gli arazzi che irrompono con forza cromatica nell’algido foyer. Eseguiti dallo storico laboratorio Pinton di Aubusson, nel cuore della Francia, gli arazzi riproducono una reinterpretazione contemporanea e suggestiva due dipinti ora custoditi nel Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti: La Pastorale del Grechetto (Giovanni Benedetto Castiglione - Genova ca. 1610 - Mantova 1665) e il Paradiso di Bernardo Strozzi (Genova, 1581 – Venezia 1644).

Vincitore del concorso per il grande sipario, con l’opera "Viva Schönberg" - in omaggio al compositore Arnold Schönberg - è stato Giovanni Ceccarelli, in arte Nerone, pisano di nascita, torinese di adozione. “Il progetto...” ha scritto Nerone presentando il proprio lavoro, “mi suggerisce l’idea di sopperire alla esecuzione di un’opera di pittura con tecniche tradizionali e proporre un’opera pittorica la cui realizzazione consenta di favorire la lettura, in considerazione della distanza che separa il pubblico dal palcoscenico. (...) Da un attento studio delle linee armoniche del teatro (scandito in maniera orizzontale dal rivestimento delle pareti e dai terrazzi-palco), nasce l’idea per una conclusione in verticale, quasi a rappresentare una ipotetica cattedrale gotica od anche un organo”. Il sipario misura circa duecento metri quadrati ed è articolato in centoventicinque pannelli: “Un lavoro durato oltre due mesi fra la realizzazione dei cartoni e la messa in opera con il materiale previsto” ha dichiarato Nerone. “Ho optato per un alluminio leggero e resistente, sul tipo di quello usato in aviazione. Con l’alluminio ho impiegato anche rame, ottone, peltro, argento, oro. La scelta dei colori è stata dettata dall’ambiente in cui si colloca il sipario.

La statua del Genio dell'Armonia, posta nel 1829 alla sommità del pronao, opera del 1824 dello scultore Giuseppe Gaggini, venne sostituita da un calco mentre l'originale, dopo essere stato restaurato, venne collocato all'interno della chiesa gotica di Sant'Agostino in Sarzano, sconsacrata ed adibita ad auditorium, dal magnifico campanile maiolicato.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Teatro storico
Particolare del prospetto laterale
La platea
Fermata della metro davanti al teatro
Sotto il pronao d'estate
Sipario del Teatro Carlo Felice, "Viva Schöenberg"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • AA. VV. a cura di Ida Maria Botto, Il Teatro Carlo Felice di Genova, storia e progetti (catalogo della mostra Genova, Sale didattiche di Palazzo Rosso e Palazzo Bianco - 22 febbraio/15 aprile 1985), Genova, SAGEP, 1986.
  • Roberto Iovino, "Il Carlo Felice, due volti di un teatro Genova, SAGEP, 1991.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]