Gioachino Rossini

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Gioachino Rossini fotografato nel 1865 da Étienne Carjat

Gioachino Rossini, o Gioacchino, all'anagrafe Giovacchino Antonio Rossini[1] (Pesaro, 29 febbraio 1792Parigi, 13 novembre 1868), è stato un compositore italiano. La sua attività ha spaziato attraverso vari generi musicali, ma è ricordato principalmente come uno dei grandi operisti della storia, autore di lavori famosissimi e celebrati quali Il barbiere di Siviglia, L'italiana in Algeri, La gazza ladra e Guglielmo Tell.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Artisti precoci
Gioachino Rossini

L'affinità che unisce Rossini e Wolfgang Amadeus Mozart nell'esser stati entrambi geni precoci della composizione musicale è stata sottolineata con un'intelligente scelta del Rossini Opera Festival di Pesaro, il festival rossiniano che si tiene annualmente nella città marchigiana, che per l'edizione 2006 ha predisposto un abbinamento di opere giovanili dei due autori: La cambiale di matrimonio, farsa musicata da un Rossini diciottenne, e la cantata spirituale (filologicamente: dramma morale) Die Schuldigkeit des ersten Gebotes (entrerà nel catalogo Köchel con il numero K 35), composta dal genio salisburghese all'età di soli undici anni.

La prima parte della sua vita fu come uno dei suoi celeberrimi, travolgenti crescendo (compose la prima opera all'età di quattordici anni); poi - come per iniziare una seconda esistenza - vennero il precoce ed improvviso abbandono del teatro, la depressione e il ritiro nella pace della campagna parigina di Passy, con molte pagine di musica ancora da scrivere.

Nato tre mesi dopo la morte di Wolfgang Amadeus Mozart, il Cigno di Pesaro - come fu definito[2] - impresse al melodramma uno stile destinato a far epoca e del quale chiunque, dopo di lui, avrebbe dovuto tener conto; musicò decine di opere liriche senza limite di genere, dalle farse alle commedie, dalle tragedie alle opere serie e semiserie.

La sua famiglia era di semplici origini: il padre Giuseppe - detto Vivazza (morto il 20 aprile 1839) - fervente sostenitore della Rivoluzione francese, era originario di Lugo (Ravenna) e suonava per professione nella banda cittadina e nelle orchestre locali che appoggiavano le truppe francesi d'occupazione; la madre, Anna Guidarini, era nata ad Urbino ed era una cantante di discreta bravura. In ragione delle idee politiche del padre, la famiglia Rossini fu costretta a frequenti trasferimenti da una città all'altra tra Emilia e Romagna.

Così il giovane Rossini trascorre gli anni della giovinezza o presso la nonna o in viaggio fra Ravenna, Ferrara e Bologna dove il padre era riparato nel tentativo di sfuggire alla cattura dopo il restauro del governo pontificio. Ed è proprio a Bologna, dopo aver appreso qualche rudimento dai fratelli Malerbi a Lugo, che si avvicina alla musica ed in particolare allo studio del canto (fu contralto e cantore all'Accademia filarmonica) e della spinetta presso Giuseppe Prinetti, suo primo maestro.

Nel 1806, a quattordici anni, si iscrive al Liceo musicale bolognese, studia intensamente composizione appassionandosi alle pagine di Haydn e di Mozart (è in questo periodo che si guadagna l'appellativo di tedeschino), mostrando grande ammirazione per le opere di Cimarosa e scrive la sua prima opera (Demetrio e Polibio, che sarà rappresentata però soltanto nel 1812).

Conosce Isabella Colbran, cantante lirica, maggiore di età, che sposerà a Castenaso il 16 marzo 1822 e da cui si separerà intorno al 1830.

Viaggio nel melodramma[modifica | modifica sorgente]

Un uomo da invidiare, parola di Stendhal
Gioachino Rossini

Gioachino Rossini è stato ed è molto amato anche all'estero; sulla sua figura sono stati scritti molti libri e biografie. Celeberrima, anche se - a detta di molti critici - del tutto inattendibile, è la Vita di Rossini scritta da Stendhal, quando il compositore aveva trentadue anni.

Si legge nella prefazione:

« È difficile scrivere la storia di un uomo ancora vivo ... Lo invidio più di chiunque abbia vinto il primo premio in denaro alla lotteria della natura... A differenza di quello, egli ha vinto un nome imperituro, il genio e, soprattutto, la felicità. »

A neanche vent'anni tre sue opere sono già state rappresentate e il numero, un anno dopo, salirà a dieci. L'esordio ufficiale sulle scene era avvenuto nel 1810 al Teatro San Moisè di Venezia con La cambiale di matrimonio.

Nei vent'anni successivi, Rossini compose una quarantina di opere, arrivando anche a presentarne al pubblico 4 o 5 in uno stesso anno; in occasione delle prime rappresentazioni dei suoi lavori, il pubblico italiano gli riserverà accoglienze controverse. Si passò infatti da straordinari successi (La pietra del paragone, La gazza ladra, L'italiana in Algeri, Semiramide) ad accoglienze freddine e perfino a clamorosi insuccessi, tra i quali è divenuto storico quello del Barbiere di Siviglia, in occasione della cui "prima" al Teatro Argentina di Roma, nel 1816, vi furono addirittura dei tafferugli, causati con ogni probabilità dai detrattori del Maestro pesarese; l'opera ebbe infatti un grande successo pochi giorni più tardi. Sempre del 1816 è poi l'opera Otello (da cui sarà ricavata poi parte della musica del Duetto buffo di due gatti, brano per due soprani erroneamente attribuito a Rossini). Dal 1815 al 1822 è il direttore musicale del Teatro di San Carlo di Napoli.

Semiramide (1823) è stata l'ultima opera di Rossini composta per l'Italia. Dopo la sua rappresentazione il compositore si trasferì a Parigi, dove le sue opere furono accolte quasi sempre in modo trionfale. La prima opera composta nella capitale francese fu Il viaggio a Reims, eseguita in onore del re Carlo X il 19 giugno 1825, al Théatre Italien, la quale - in quanto lavoro celebrativo - venne tolta dal repertorio, su richiesta dello stesso Rossini, dopo aver goduto di tre sole rappresentazioni.[3] Una parte consistente della musica fu però riutilizzata ne Le Comte Ory (20 agosto 1828), melodramma giocoso composto per l'Opéra. Nello stesso teatro Rossini concluderà di lì a poco la sua carriera di operista con il Guglielmo Tell, capolavoro a cavallo tra classicismo e romanticismo andato in scena il 3 agosto 1829.

Abbandonato il teatro d'opera, Rossini entrò in una fase di crisi personale e creativa. Al 1832 risalgono sei pezzi di uno Stabat Mater che egli completerà solo nel 1839, anno della morte del padre. Il successo di quest'opera regge il confronto con quelli ottenuti nel campo dell'opera lirica; ma è la ridotta produzione nel periodo che va dal 1832 alla sua morte, avvenuta nel 1868, a rendere la biografia di Rossini simile alla narrazione di due vite diverse: la vita del trionfo veloce ed immediato, e la lunga vita appartata e oziosa, nella quale i biografi hanno immortalato il compositore. Negli ultimi anni egli compose infatti solo pochissimi lavori, tra cui la memorabile Petite messe solennelle.

Molti storici della musica si sono interrogati sulle cause del suo precoce ritiro dalle scene teatrali. Probabilmente, all'origine di questa inaspettata scelta v'è l'incompatibilità tra Rossini e l'estetica romantica. All'esaltazione della forza trascinante del sentimento e l'identificazione coi personaggi, il pesarese contrappone, difatti, un settecentesco distacco razionale. Sono stati comunque rilevati i numerosi elementi romantici presenti all'interno del suo Guglielmo Tell, come il soggetto storico-patriottico (la lotta per l'indipendenza degli svizzeri dagli austriaci nel XIV secolo), l'utilizzo di elementi folcloristici (come l'inserimento nell'organico orchestrale dei richiami svizzeri per le vacche, o ranz des vaches), e la grande importanza affidata al coro. Quasi che Rossini, prima di uscire di scena, si fosse premurato di dimostrare che, se solo avesse voluto, avrebbe potuto dominare anche il trionfante nuovo stile romantico.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Rossini, uomo dalle mille sfaccettature, è stato descritto dai numerosi biografi in molte maniere: ipocondriaco, umorale e collerico oppure preda di profonde crisi depressive, ma pure gioviale bon vivant amante della buona tavola e delle belle donne; spesso è stato ritenuto afflitto da pigrizia, ma la sua produzione musicale, alla fine, si rivelerà incomparabile (sebbene arricchita da numerosi centoni, brani musicati precedentemente e riutilizzati per nuove opere che il compositore prestava a sé stesso in una sorta di auto-plagio). Il 15 marzo 1847 Rossini ottenne dalla Repubblica di San Marino il titolo di nobile e venne altresì proposto, il 10 dicembre 1857, per l'ascrizione al patriziato della città di Lugo[4].

La cappella del cimitero
del Père Lachaise a Parigi, dove le spoglie di Rossini riposarono fino al 1887.[5]
La tomba definitiva di Rossini
nella Basilica di Santa Croce
a Firenze
Monumento funebre di Giuseppe Cassioli

Rossini smise di comporre per il teatro lirico all'età di trentasette anni, dopo il Guglielmo Tell, ritirandosi dalla mondanità a vita privata. Nonostante ciò continuò fino all'ultimo a comporre musica, per sé, per Olympe Pélissier (sposata in seconde nozze nel 1846, dopo la morte della Colbran, avvenuta l'anno prima) e per gli amici.

Tra le ultime opere composte occorre ricordare la versione definitiva dello Stabat Mater (1841) ed innumerevoli brani di musica da camera, sonate e composizioni per pianoforte solo o con voce solista, come le Soirées musicales, pubblicate nel 1835. Nella produzione dell'ultimo Rossini ci sarà inoltre spazio anche per quelli che egli stesso definì autoironicamente i suoi «Péchés de vieillesse», "semplici senili debolezze".

Nel 1859 lo Stato Pontificio cominciò a venire annesso dall'esercito sabaudo a partire dal territorio delle Legazioni. Rossini, che già nel corso della precedente rivoluzione nazionale (1848-49) aveva ritenuto più prudente lasciare Bologna per Firenze, si stabilì definitivamente a Parigi. Nella capitale francese compose l'ultima sua composizione di rilievo, la Petite messe solennelle (1863) per dodici cantori (tra uomini, donne e castrati), due pianoforti ed armonium, che Rossini si risolse ad orchestrare poco prima di morire, nel timore che altrimenti poi lo avrebbe fatto qualcun altro. Di questa versione, tuttavia, finché visse, non consentì mai l'esecuzione neppure in privato, mentre la versione originale fu rappresentata nel 1864 presso la villa di una nobildonna parigina, alla presenza di un limitatissimo numero di amici e conoscenti, tra cui i più grandi musicisti operanti all'epoca nella capitale francese.

L'autore di capolavori come Il barbiere di Siviglia, La Cenerentola, L'Italiana in Algeri, Semiramide, Tancredi, La gazza ladra e Guglielmo Tell (solo per citarne alcune) si spense dopo aver lungamente combattuto contro il cancro nella sua villa di Passy, presso Parigi, il 13 novembre 1868. I francesi - ma non solo - si stavano preparando a festeggiare il suo settantasettesimo compleanno. Le sue spoglie furono tumulate nel cimitero parigino del Père Lachaise e traslate in Italia solo nel 1887: nove anni dopo la morte della Pélissier, su iniziativa del governo italiano. Riposano definitivamente nel "tempio dell'Itale glorie",[6] la Basilica di Santa Croce, a Firenze. Il suo monumento funebre, realizzato da Giuseppe Cassioli, fu inaugurato nel 1900.

A parte alcuni legati a titolo individuale in favore della moglie e di alcuni parenti[7], Rossini nominò erede universale delle sue ingenti fortune il Comune di Pesaro[8]. L'eredità fu utilizzata per l'istituzione di un Liceo Musicale cittadino. Quando, nel 1940, il liceo fu statalizzato, diventando il Conservatorio Statale di Musica Gioachino Rossini, l'Ente Morale a cui erano state conferite proprietà e gestione dell'asse ereditario rossiniano fu trasformato nella Fondazione Rossini. Finalità della Fondazione, che è tuttora in piena attività, sono: il sostegno dell'attività del Conservatorio, lo studio e la diffusione nel mondo della figura, della memoria e delle opere del pesarese. La Fondazione ha collaborato, fin dagli inizi, con il Rossini Opera Festival[9], ed ha concorso, in misura significativa, a predisporre gli strumenti culturali (le "edizioni critiche" delle opere rossiniane) che sono stati alla base della Rossini-renaissance dell'ultimo trentennio del Novecento.

Il "Rinascimento rossiniano"[modifica | modifica sorgente]

Preveggente nota autografa del contralto Marietta Alboni sull'arte di Rossini
Il testo in francese recita:
«L'Arte del canto se ne va e ritornerà soltanto con l'unica autentica Musica dell'avvenire: Quella di Rossini. Parigi, 8 febbraio 1881»
(segue la firma)[10]

Una prima fase della Rossini-renaissance prese l'avvio dagli anni quaranta-cinquanta ad opera di Vittorio Gui, che ripropose esecuzioni di opere del pesarese poco eseguite o dimenticate sulla base del proprio studio diretto sulle partiture autografe. A ciò va aggiunta, sulle medesime basi di conoscenza degli autografi, la sua interpretazione del Barbiere di Siviglia nelle tonalità originali e con la strumentazione originale (sistro, chitarra, ottavini) a Firenze nel 1942 e poi in varie sedi sino al Glyndebourne Festival Opera ed alla registrazione con la EMI nel 1962. A partire dagli anni settanta, poi, è andata prendendo campo, nel quadro di un'ulteriore rivalutazione delle opere del compositore pesarese (ed in particolare dei suoi melodrammi seri), una generale riscoperta della produzione operistica rossiniana, basata sulle edizioni critiche delle partiture per mano di Alberto Zedda, Philip Gossett e tanti altri. Tale riscoperta è stata vivificata dalle interpretazioni di Claudio Abbado del Barbiere di Siviglia (Salisburgo 1968), della Cenerentola, dell'Italiana in Algeri e del Viaggio a Reims. Quando si parla di Rossini-renaissance si allude oggi generalmente a questa seconda fase.

I suoi capolavori, alcuni dei quali già riportati in auge un paio di decenni prima nell'interpretazione di Maria Callas (Turco in Italia, Armida), sia pure sulla base di edizioni non filologiche delle partiture, sono rientrati ormai in repertorio e vengono rappresentati dai maggiori teatri lirici del mondo.

A Pesaro viene organizzato annualmente il Rossini Opera Festival: appassionati da tutto il mondo giungono appositamente per ascoltare opere del maestro che sono eseguite utilizzando le edizioni critiche delle partiture.

Le ricette del Rossini bon vivant[modifica | modifica sorgente]

Rossini era un amante della buona cucina. Sin da bambino - secondo i suoi biografi - avrebbe fatto il chierichetto essenzialmente per poter bere qualche ultima goccia del vino contenuto nelle ampolline della Messa. Ma, lo si capisce facilmente, questa asserzione - pure riportata in passato - ha il sapore della leggenda che, nel tempo, si è costruita attorno ad un personaggio sicuramente dalle molte sfaccettature e ricco di ironica originalità.

Alcune delle frasi che gli vengono attribuite e che, per questo aspetto, meglio lo definiscono sono l'appetito è per lo stomaco quello che l'amore è per il cuore. Non conosco - soleva aggiungere - un lavoro migliore del mangiare; Per mangiare un tacchino dobbiamo essere almeno in due: io e il tacchino; Mangiare, amare, cantare e digerire sono i quattro atti di quell'opera comica che è la vita.

Il compositore era spesso alla ricerca di prodotti di ottima qualità che faceva giungere da diversi luoghi: da Gorgonzola l'omonimo formaggio, da Milano il panettone, ecc.

Era anche grande amico di Antonin Carême, uno dei più famosi chef dell'epoca, il quale gli dedicò parecchie delle sue ricette, e Rossini, viceversa, creò arie per piano intitolate ad antipasti e dessert.[11]

Una delle ricette che Rossini amava di più è l'insalata che aveva personalmente ideato, composta da mostarda, limone, pepe, sale, olio d'oliva e tartufo.

Durante la visita di Richard Wagner nella sua villa di Passy, è stato narrato che Rossini si alzasse dalla sedia durante la conversazione quattro o cinque volte per poi tornare a sedersi dopo pochi minuti. Alla richiesta di spiegazioni da parte di Wagner, Rossini rispose: "Mi perdoni, ma ho sul fuoco una lombata di capriolo. Dev'essere innaffiata di continuo".[12]

Nel libro "Con sette note", di Edoardo Mottini, è scritto che un ammiratore - vedendolo così ilare e pacifico - chiese al maestro se egli non avesse mai pianto in vita sua: "Sì", gli rispose, "una sera, in barca, sul lago di Como. Si stava per cenare e io maneggiavo uno stupendo tacchino farcito di tartufi. Quella volta ho pianto proprio di gusto: il tacchino mi è sfuggito ed è caduto nel lago!"

Della passione culinaria di Rossini restano varie ricette, nelle quali compare sempre il tartufo d'Alba, o forse, meglio, di Acqualagna, viste le origini del Maestro, e, tra queste, i Maccheroni alla Rossini, ripassati in padella col tartufo[13], ed i tournedos alla Rossini, cuori di filetto di manzo cucinati al sangue, poi coperti con foie gras e guarniti col tartufo[14].

Stile[modifica | modifica sorgente]

Lo stile di Rossini è caratterizzato innanzitutto dall'estrema brillantezza ritmica. Molte delle sue pagine più note sono caratterizzate da una sorta di frenesia che segna uno stacco netto rispetto allo stile degli operisti del Settecento, dai quali pure egli ricavò stilemi e convenzioni formali. La meccanicità di alcuni procedimenti, tra cui il famoso «crescendo rossiniano», donano alla sua musica un tratto surreale, quando non addirittura folle, che si combina perfettamente con il teatro comico, ma offre esiti altrettanto interessanti, e originali, a contatto con soggetti tragici.

Il passaggio dall'Italia a Parigi segna uno stacco sensibile nel linguaggio musicale e teatrale di Rossini. Le ultime due opere, Le Comte Ory e Guillaume Tell, in lingua francese, presentano una libertà formale e una ricchezza timbrica del tutto nuove, e si aprono per molti versi alla sensibilità più autentica del romanticismo.

La perfetta padronanza del linguaggio sinfonico e contrappuntistico consente al Rossini operista di giocare le sue carte migliori non solo e forse non tanto nelle arie, quanto nelle celebri sinfonie e nei concertati.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1842
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Composizioni[modifica | modifica sorgente]

Opere liriche[modifica | modifica sorgente]

Tra parentesi luogo e data della prima rappresentazione

Musiche di scena[modifica | modifica sorgente]

Cantate[modifica | modifica sorgente]

  • Il pianto d'Armonia sulla morte di Orfeo (1808)
  • La morte di Didone (forse 1811 eseguita nel 1818)
  • Dalle quiete e pallid' ombre (1812)
  • Egle ed Irene (1814) conosciuta anche come Non posso, oh Dio, resistere
  • L'Aurora (1815)
  • Le nozze di Teti, e di Peleo (prima esecuzione 1816)
  • Omaggio umiliato a Sua Maestà dagli... (prima esecuzione 1819)
  • Cantata da eseguirsi la sera del dì 9 maggio 1819... (esecuzione 09/05/1819)
  • La riconoscenza (1821)
  • La Santa Alleanza (1822)
  • Il vero omaggio (1822)
  • Omaggio pastorale (1823)
  • Il pianto delle Muse in morte di Lory Byron (1824)
  • Cantata per il battesimo del figlio del banchiere Aguado (1827)
  • Giovanna D'Arco (1832)
  • Cantata in onore del Sommo Pontefice Pio Nono (composta 1846, prima esecuzione 01/01/1847)

Inni e cori[modifica | modifica sorgente]

  • Inno dell'Indipendenza: ("Sorgi, Italia, venuta è già l'ora") (1815)
  • De l'Italie et de la France (1825)
  • Coro in onore del Marchese Sampieri (1830)
  • Coro per il terzo centenario della nascita del Tasso ("Santo Genio de l'itala terra") (1844)
  • Grido di esultazione riconoscente al Sommo Pontefice Pio IX ("Su fratelli, letizia si canti") (1846)
  • Coro delle Guardia Civica di Bologna ("Segna Iddio né suoi confini") (1848)
  • Inno alla Pace ("È foriera la Pace ai mortali") (1850)
  • Hymne à Napoléon III et à son Vaillant Peuple ("Dieu tout puissant") (1867)

Musica sacra[modifica | modifica sorgente]

  • Messa (Bologna 1808)
  • Messa (Ravenna 1808)
  • Messa (Rimini 1809) (di dubbia autenticità)
  • Messa (Lugo primi anni dell'Ottocento)
  • Laudamus
  • Quoniam (1813)
  • Miserere
  • Messa di Gloria, Napoli 1820
  • Preghiera ("Deh tu pietoso cielo") (probabilmente 1820)
  • Tantum ergo (1824)
  • Stabat Mater (1832/42)
  • Trois chœures religieux: La Foi, L'Espérance, La Charité (1844)
  • Tantum ergo (1847)
  • O salutaris hostia (1857)
  • Laus Deo (1861)
  • Petite messe solennelle (1863)
  • Dixit Domino dubbia autenticità.

Musica vocale[modifica | modifica sorgente]

  • Se il vuol la molinara (1801)
  • Dolce aurette che spirate (1810)
  • La mia pace io già perdei (1812)
  • Qual voce, quai note (1813)
  • Alla voce della gloria (1813)
  • Amore mi assisti
  • Pezzi per il Quinto Fabio (1817)
  • Il Trovatore ("Chi m'ascolta il canto usato") (probabilmente 1818)
  • Il Carnevale di Venezia ("Siamo ciechi, siamo nati") (1821)
  • Beltà crudele" ("Amori scendete propizi al mio cuore") (1821)
  • Canzonetta spagnuola ("En medio a mis colores" o "Piangea un dì pensando") (1821)
  • Infelice ch'io son (1821)
  • Addio ai viennesi ("Da voi parto, amate sponde") (1822)
  • Dall'oriente l'astro del giorno (1824)
  • Ridiamo, cantiamo che tutto sen va (1824)
  • In giorno sì bello
  • Tre quartetti da camera
  • Les adieux à Rome ("Rome pour la dernière fois")
  • Orage et beau temps ("Sur le flots incostants") (1829-30)
  • La passeggiata (Anacreontica) ("Or che di fior adorno") (1831)
  • La dichiarazione ("Ch'io mai vi possa lasciar d'amare") (probabilmente 1834)
  • Soirées musicales Collezione di 8 ariette e 4 duetti. (1830-1835)
  • Deux nocturnes (1835 circa)
  • Nizza ("Nizza, je puis sans peine") (1836 circa)
  • L'ame délaissée ("Mon bien aimé") (probabilmente 1844)
  • Inno popolare a Pio IX (1846)
  • Francesca da Rimini ("Farò come colui che piange e dice") (1848)
  • La separazione ("Muto rimase il labbro") (probabilmente 1857)
  • Deux nouvelles compositions (circa 1861)

Musica strumentale[modifica | modifica sorgente]

  • Sei sonate a quattro (1804)
  • Duetti per corno
  • Sinfonia in Re maggiore (1808)
  • Sinfonia in Mi bemolle maggiore (1809)
  • Variazioni in Fa maggiore a più strumenti obbligati (1809)
  • Variazioni in Do maggiore per clarinetto obbligato e orchestra (1809)
  • Andante e tema con variazioni per clarinetto (probabilmente 1812)
  • Andante e tema con variazioni per arpa e violino (probabilmente 1815-22)
  • Passo doppio per banda militare (1822)
  • Valzer in Mi bemolle maggiore (1823)
  • Serenata (1823)
  • Duetto per violoncello e contrabbasso (1824)
  • Rendez-vous de chasse (1828)
  • Fantasia per clarinetto e pianoforte (1829)
  • Mariage de S.A.R. le Duc d'Orléans; Trois marches militaires (1837)
  • Scherzo per pianoforte, in la minore (1843 e 1850)
  • Tema originale di Rossini variato per violino da Giovacchino Giovacchini (1845)
  • Marcia (pas-redoublé) (1852)
  • Thème de Rossini suivi de deux variations et coda par Moscheles Pere (1860)
  • La Corona d'Italia (1868)

Péchés de vieillesse[modifica | modifica sorgente]

I cosiddetti Péchés de vieillesse sono costituiti da una raccolta di vari pezzi distribuiti in 14 volumi:

  • Volume I - Album italiano
  • Volume II - Album français
  • Volume III - Morceaux réservés
  • Volume IV - Quatre hors-d'œuvres et quatre mendiants
  • Volume V - Album pour les enfants adolescents
  • Volume VI - Album pour les enfants dégourdis
  • Volume VII - Album de chaumière
  • Volume VIII - Album de château
  • Volume IX - Album pour piano, violon, violoncello, harmonium et cor
  • Volume X - Miscellanée pour piano
  • Volume XI - Miscellanée de musique vocale
  • Volume XII - Quelques rien pour album
  • Volume XIII - Musique anodine
  • Volume XIV - Altri péchés de vieillesse

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sull'atto di battesimo il nome è "Giovacchino Antonio" (Radiciotti, I, p. 8), ma Rossini preferì la grafia "Gioachino", e più raramente "Gioacchino", mentre quasi sempre si firmava "G. Rossini". La grafia utilizzata nella presente voce è quella adottata dalla Fondazione G. Rossini di Pesaro
  2. ^ Gli abitanti di Lugo lo considerano loro cittadino adottivo e l'hanno soprannominato Cignale di Lugo.
  3. ^ Toye, p. 121. L'opera è stata riscoperta in epoca moderna dalla musicologia e rieseguita con enorme successo il 18 agosto 1984, sotto la direzione di Claudio Abbado, durante il Rossini Opera Festival.
  4. ^ Annuario della Nobiltà Italiana, parte VI, anno 2000 e segg.
  5. ^ In attesa dell'edificazione della cappella, la salma di Rossini fu tumulata provvisoriamente nella tomba di famiglia del grande contralto rossiniano Marietta Alboni (Arthur Pougin, Marietta Alboni, Cesena, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», 2001, p. 110, nota 66. ISBN 88-8312-178-3).
  6. ^ Foscolo, Dei sepolcri.
  7. ^ Rossini lasciò però anche un vitalizio e "tutto il [suo] vecchio vestiario" al suo cameriere Antonio Scanavini.
  8. ^ Il testamento di Rossini può essere letto on-line in CRT Pesaro Urbino.
  9. ^ Fondazione Rossini – Storia.
  10. ^ L'acutezza del giudizio dell'anziana cantante, del resto interprete entusiasta di quella Petite Messe Solennelle che è stata spesso considerata come l'opera più avveniristica di Rossini, non può che colpire: a distanza di circa un secolo della redazione della nota, mentre gran parte della musica di tanti contemporanei era (e continua ad essere) caduta sostanzialmente nel dimenticatoio, si è invece iniziata quella clamorosa renaissance che ha riportato a nuova vita la musica rossiniana, giustificandone la definizione come "musica dell'avvenire", e che ha dato luogo ad una rifioritura di interpreti di quel belcanto di cui l'Alboni lamentava appunto il tramonto.
  11. ^ Leggendo qua e là..., La settimana enigmistica, n. 4086, 2010.
  12. ^ Filippo Facci, Gioacchino Rossini, «Macchianera», 30 novembre 2005. Fonte di Facci è l'opuscolo di Edmond Michotte, La Visite de R. Wagner à Rossini: Paris 1860 (Parigi, Fischbacher, 1906; ristampa, con prefazione di Xavier Lacavalerie: Arles, Actes Sud, 2011)
  13. ^ RSI - piattoforte - Maccheroni alla Rossini. URL consultato il 16 marzo 2014.
  14. ^ Gioacchino Rossini. URL consultato il 16 marzo 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Appolonia, Le voci di Rossini, Torino, Eda, 1992, ISBN 88-88689-18-4.
  • Giuseppe Carpani, Le Rossiniane, ossia Lettere musico-teatrali, Padova, Minerva, 1824.
  • Stendhal, Vie de Rossini, Paris, Boulland, 1824 (traduzione italiana: Vita di Rossini, Torino, EDT, 1992; Vita di Rossini, Passigli, Firenze, 1998, ISBN 88-368-0013-0).
  • Giuseppe Radiciotti, Gioacchino Rossini: vita documentata, opere ed influenza su l'arte, Tivoli, Majella, 1927-1929.
  • Luigi Rognoni, Gioacchino Rossini, Parma, Guanda, 1956 (terza ed ultima revisione: Einaudi, Torino, 1977).
  • Riccardo Bacchelli, Rossini e saggi musicali, Milano, Mondadori, 1968.
  • Bruno Cagli, Philip Gossett, Alberto Zedda, Criteri per l'edizione critica delle opere di Gioachino Rossini, in «Bollettino del Centro rossiniano di studi», n. 1, 1974.
  • Frédéric Vitoux, Gioacchino Rossini, Parigi, Mazarine, 1982.
  • Alessandro Baricco, Il genio in fuga: due saggi sul teatro musicale di Gioachino Rossini, Genova, Il Melangolo, 1988 (ristampa: Einaudi, Torino 1997).
  • Richard Osborne, Rossini, Londra, 1987 (nuova edizione: Rossini: his life and works, New York, Oxford University Press, 2007, ISBN 978-0-19-518129-6).
  • Fedele D'Amico, Il teatro di Rossini, Bologna, Il Mulino, 1992, ISBN 88-15-03459-5.
  • Philip Gossett, voce Rossini, Gioachino del New Grove Dictionary of Music and Musicians, traduzione italiana in Philip Gossett, William Ashbrook, Julian Budden, Friedrich Lippmann, Rossini Donizetti Bellini, Milano, Ricordi, 1995
  • Philip Gossett "Divas and Scholars. Performing Italian Opera", Chicago and London, University of Chicago Press, 2006. Ed. italiana "Dive e Maestri", Milano, Il Saggiatore, 2010.
  • Gioachino Rossini, Lettere e documenti, tre volumi a cura di Bruno Cagli e Sergio Ragni: vol. I Urbino 1992, vol. II Urbino 1996, vol. III Urbino 2000
  • Eduardo Rescigno, Dizionario rossiniano, Milano 2002
  • Bollettino del Centro rossiniano di studi, 1955-60, 1967-2006.
  • A cura di Piero Mioli, con introduzione di Paolo Fabbri (edizione integrale in due volumi), Gioachino Rossini - Tutti i libretti d'opera, Newton Compton Editori, Milano, 1997 ISBN 88-8183-805-2 - ISBN 88-8183-806-0
  • AA.VV. (a cura di Michele Porzio), Dizionario dell'opera lirica, collana Oscar Mondadori, Milano, 1991 (con schede riguardanti venti opere di Rossini, indicato come Gioachino nell'indice e Gioacchino nelle schede) ISBN 88-04-35284-1
  • A cura dell'assessorato alla Cultura del Comune di Pesaro, Casa Rossini - Rossini's House, guida breve che dà conto della casa natale di Gioachino Rossini la cui storia ha inizio oltre cinquecento anni fa, Pesaro 2004
  • Franco Panzini, Storia e restauro della casa natale di Gioachino Rossini, Venezia 1992
  • Hommage an Rossini: Katalog zur Ausstellung - Omaggio a Rossini. Catalogo della mostra. Gioachino Rossini nei ritratti d'epoca, litografie, siderografie, xilografie, fotografie, caricature e cartoline raccolte da Reto Müller. Catalogo della mostra allestita dalla Società tedesca Rossini in occasione del suo 10º anniversario, Lipsia 1999 ISBN 3-933240-80-8
  • Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vita di Gioachino Rossini, il Mulino, Bologna 2007 ISBN 88-15-11616-8
  • Gérard Denizeau, Gioachino Rossini, Paris, Bleu Nuit, 2009.
  • John Francis Toye, Rossini. A study in tragi-comedy (seconda edizione), Londra, Arthur Baker, 1954 (edizione italiana citata: Rossini, Milano, Accademia, 1976).

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