Gérard de Nerval

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Nerval ritratto da Nadar

Gérard Labrunie (Parigi, 22 maggio 1808Parigi, 26 gennaio 1855) è stato un poeta e scrittore francese, figura di spicco del romanticismo letterario.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La vita di Nerval fu indelebilmente segnata da un lungo e ossessivo trauma psicologico che l'autore sino alla sua morte non riuscirà a superare: la perdita della madre avvenuta a soli due anni. Il padre, Étienne era un medico di una certa notorietà dalla personalità piuttosto influente e proveniva da Agen. Egli è già stato ferito due volte in guerra quando si trasferisce a Parigi per studiare medicina[1]. Sua madre, Marie Marguerite Antoniette Laurent, è figlia di un commerciante quasi benestante. Lui ha 32 anni e lei 23 quando nasce Gérard al 96 di rue Saint-Martin (oggi n. 168).

Appena nato, il piccolo Gérard viene affidato a una nutrice, dato che la madre segue il marito, massone e convinto sostenitore di Napoleone, arruolato nel servizio medico-militare dell'Armata del Reno.

Nel 1810 la madre muore di meningite[2] in Slesia, e viene sepolta a Głogów. La perdita della madre, vissuta forse solo inconsapevolmente data l'età di Nerval, sarà destinata a condizionarlo per tutta la vita. Secondo il parere dominante dei critici, alla base delle celebri figure femminili di Nerval (Sylvie in testa) c'è proprio tale perdita. Essa fu resa ancor più atroce dal fatto che gioielli e ritratti della defunta dovettero essere abbandonati da Etienne durante il passaggio della Beresina: tutto ciò che rimase al piccolo Gérard furono alcune lettere.

Il piccolo viene portato a Mortefontaine (Oise) dal prozio Antoine Boucher (fratello della nonna materna) che gli farà da maestro. L'ambiente di Mortefontaine, dove trascorrerà più tardi anche le vacanze, è per il giovanissimo Gérard esaltante e fonte di ispirazione per il futuro: lo zio, che morirà nel 1820, era un grande appassionato di occultismo e di religioni pagane, e sotto la sua egida Nerval sviluppa un rapporto del tutto particolare con la religione (amava dire «Moi, pas de religion? J'en ai dix-sept!»).

Nel 1814 il padre torna a Parigi e vuole subito il figlio con sé. Étienne riesce ad aprire un piccolo studio di medico e ginecologo, mentre abita al 72 della via dove è nato Gérard (anche il quartiere delle Halles farà parte del suo immaginario). Un altro posto dove si reca da bambino e che lascerà tracce nella sua memoria e nella sua opera, è Saint-Germain-en-Laye presso Gérard Dublanc, zio di suo padre.

Nel 1822 Gérard entra al Collège Charlemagne, dove ha, tra i compagni di scuola, Théophile Gautier. Già durante gli studi liceali, Nerval inizia a delineare tramite una fervida attività letteraria e teatrale il suo gusto per l'ideale "gotico-nazionale-popolare" scagliandosi con la satira contro la poetica della Pléiade. La prima plaquette che scrive si intitola, sensibile all'influenza paterna, Napoléon et la France guerrière (1826). In questo contesto si inseriscono anche le sue traduzioni in francese di Heine, Klopstock e Goethe, in particolare quella del Faust, uscita nel 1827, che resta, nonostante qualche approssimazione, tra le migliori, ma anche altri "essais poétiques" raccolti in Élégies nationales et satires politiques. Tra le opere giovanili un adattamento alla scena del romanzo Han d'Islande (1823) di Victor Hugo, per il quale Nerval nutre grande ammirazione e per il quale attraversa la Senna spesso per recarsi, anche se non sempre è ricevuto, a casa sua, allora all'11 di rue Rue Notre-Dame-des-Champs.

Tra il 1827 e il 1829 frequenta un cenacolo di letterati raggruppati attorno a Hugo, che considera mentore e amico. Tra questi Sainte-Beuve, Vigny, Lamartine, Musset, Nodier ecc. ma soprattutto Petrus Borel con il quale diventa amico e che frequenterà regolarmente dal 1832.

Intanto continua a tradurre poeti tedeschi, e con l'influenza di Hugo e di Madame de Staël (che aveva scritto De l'Allemagne nel 1810) pubblica la raccolta di Poésies allemandes (febbraio 1830) che legge i nuovi poeti romantici tedeschi in continuità con i classici francesi. Nell'ottobre dello stesso anno raccoglie una Choix des poésie de Ronsard, scelta di poesie del poeta che sente affine Pierre de Ronsard. Da notare che entrambe le antologie sono firmate "M. Gérard". L'anno successivo, nello scrivere una lettera a un amico[3], passerà a "Gérard La Brunie de Nerval", inventando quello che sarà tra poco il suo pseudonimo.

Collabora dall'ottobre 1829 anche a "Le Mercure de France aux XIXe siècle", rivista che si pubblica dall'aprile del 1823 all'aprile del 1832 dove Nerval attribuisce a Jean Paul, fingendo di tradurre, propri versi.

Nel frattempo Nerval per volere del padre viene iscritto alla Facoltà di medicina presso l'Hotel de Dieu affinché il giovane potesse continuare a seguire il mestiere paterno, ma Nerval in realtà non ha alcuna intenzione di diventare medico, e più che studiare frequenta gli amici scrittori Philothée O'Neddy e Auguste Maquet, il pittore Célestin Nanteuil e il cabaret mondano "Petit Moulin Rouge", nell'8° arrondissement. Frequenta anche i teatri (dove non riesce però, nonostante vari tentativi, a far leggere le sue opere drammatiche (come Nicola Flamel, uscita a frammenti sulla rivista suddetta). E iniziano anche i problemi con la legge, che saranno una costante per tutta la sua vita: il primo fermo di polizia per schiamazzi verrà da lui raccontato in Mes prisons (Memoires) e in Angélique. Viene nuovamente arrestato nel 1832 per complotto. Lascia gli studi e prosegue nella sua attività.

Pubblica anche le Odelettes su "L'Almanach des Muses" e La Main de gloire su "Le Cabinet de lecture", e riesce a mettere in scena al Teatro dell'Odeon le due pièces Le Prince des sots e Lara ou l'expiation, firmate "Gérard L.".

Innamoratosi nell'estate del 1833 (ha 25 anni) dell'attrice e cantante Jenny Colon (1808-1842), le dedicherà un culto idolatra che acquista forme nuove dopo la sua morte: figura della madre persa, ma anche della donna ideale nella quale si mescolano, con un sincretismo tipico del pensiero di Nerval, Maria, Iside e la Regina di Saba. Questa donna, coetanea dell'autore, con la sua vita convulsa (madre a 16 anni, sposata due volte e amante di un banchiere olandese) all'inizio si erge per lo scrittore a modello della vita libertina; invece, dopo la sua morte prematura (a soli 34 anni) inizia il processo di trasfigurazione che la farà diventare la Aurélia delle Vergini del fuoco.

Con la cospicua eredità del nonno materno[4], Nerval viaggia nel 1834 in Italia (è un percorso obbligato, dopo Chateaubriand, Stendhal, Byron e soprattutto Dumas père, che ha appena pubblicato le sue Impressions de voyage, in Svizzera). Il giro comprende la Provenza, Nizza, Genova, Livorno, Civitavecchia, Roma, Napoli e Pompei. Al suo ritorno via mare da Marsiglia lascia la casa paterna e va ad abitare con gli amici Camille Rogier e Arsène Houssaye al n. 3 dell'impasse du Doyenné, dove costituisce un circolo letterario con un misto di dandismo, scapigliatura, maledettismo e i temi cari alla poetica romantica.

Houssaye dirige la rivista "L'Artiste", dove Nerval pubblica degli articoli, ed è amministratore della Comédie-Française. Per Nerval è un periodo felice che chiama La Bohême galante. Anche Gautier abita a pochi passi, e tra i nuovi amici che Nerval frequenta ci sono Alphonse Karr, Alphonse Esquiros (1812-1876, studioso del magnetismo animale), Édouard Ourliac (1813-1848), Victor de Gounon Loubens (1811-1892) e altri.

Trascorre il resto degli anni trenta dando precedenza all'attività teatrale, tra l'altro fondando il settimanale "Le Monde dramatique" da maggio 1835 a giugno 1836 assieme a un certo Anatole Bouchardy. Collabora anche alla rivista "Le Carrousel" con quattro prose non firmate (ristampate nel 1838 con il nome di Nerval). Ma il segno distintivo di questo periodo sono i viaggi: Belgio, Paesi Bassi, Austria, Inghilterra, più volte Germania. Su Nerval è costruito il personaggio chiamato Fritz nella raccolta di viaggi che Gautier stamperà nel 1852 con il titolo Caprices et Zigazags.

Il lavoro teatrale è contraddistinto dall'appartenenza costante al filone magico e infernale. Scrive spesso in coppia con Dumas (ma la firma sarà solo del secondo): Piquillo, Léo Burckart, L'Alchimiste, ma soprattutto diventa critico (o come dice lui stesso "spectateur obligé") per diverse riviste, tra cui "La Charte de 1830", da settembre 1836 a luglio 1838, diretta da Nestor Roqueplan (1805-1870), e il quotidiano "La Presse", diretto da Émile de Girardin (1806-1881, marito di Delphine Gay de Girardin) fondato il primo luglio 1836 (su cui Nerval scriverà fino all'inizio degli anni cinquanta).

Nel 1839 a Vienna conosce Marie Pleyel (1811-1875), moglie di Camille Pleyel, che rivede assieme a Jenny Colon a Bruxelles l'anno successivo.

Nei primi anni del decennio successivo iniziano a manifestarsi i primi segni psicotici[5] di Nerval, in particolare presenta tutti i sintomi di un'acuta schizofrenia. Per due volte viene ricoverato in ospedale. Gli viene accordato un piccolo sostegno economico pubblico. Va ad abitare al 10 di rue Saint-Hyacinthe-Saint-Michel.

Nel 1842, dopo il matrimonio di Houssaye e il funerale di Jenny Colon, compie un lungo viaggio in Egitto, Libano, Costantinopoli, Malta e ritorno da Napoli, esaltandosi per la ricchezza di tradizione di quei luoghi che gli forniranno ispirazione per la raccolta di scritti Voyage en Orient del 1851.

Tornato in Francia, intensifica di anno in anno le sue escursioni nell'amato Valois. Intanto sono uscite diverse prose sparse, tra cui Roi de Bicêtre (1839), Roman tragique (1844), Femmes du Caire (1846), Scènes de la vie orientale (1848), uno studio su Jacques Cazotte, e uno sul culto di Iside su riviste importanti o minori. Tutti questi scritti verranno ripresi più tardi e postumi.

Intanto l'insurrezione ha portato alla seconda Repubblica. Nerval, che aveva seguito precedentemente i fatti politici della Francia, e sebbene sia invitato da diverse parti a intervenire (prima di tutto dalla "Revue des Deux Mondes" a cui già collaborava) non fa niente, cambia casa e va al n. 4 di rue Saint-Thomas-du-Louvre, si isola, decide ancora di partire. Anche questo è stato visto come segno del suo malessere interiore. Nel 1848 in realtà fornisce a "Le Temps", quotidiano apertamente repubblicano uscito tra il 1º marzo e il 12 dicembre, il suo unico tentativo di scrivere un "feuilleton": Le Marquis de Fayolle.

Monumento alla memoria di de Nerval situato nella piazza di Tour Saint-Jacques, Parigi

Durante un viaggio a Londra conosce Charles Dickens. Scrive uno studio su Cagliostro. Con l'inizio degli anni cinquanta, la sua situazione sia economica sia personale peggiora: è tormentato da frequenti episodi di sonnambulismo, e viene ricoverato sempre più spesso in una sorta di "libertà vigilata" a causa di frequenti deliri, anche violenti. Tuttavia, la sua produzione non si arresta: è proprio in questi anni che porta a definitivo compimento Angélique, Sylvie, Jemmy, Octavie, Isis, Corilla, ed Emilie, che andranno poi a comporre, assieme alla raccolta di poesie Les Chimères, scritte nell'arco di tutti gli ultimi anni della sua vita, il libro Les Filles du feu, considerato il suo capolavoro e che uscirà nell'anno della sua morte.

Intanto ha consegnato il testo definitivo di Voyage en Orient. Nel 1851 viene rappresentata con scarso successo L'Imagier de Harlem, pièce teatrale scritta con Méry e B. Lopez, e nel 1852 escono i Contes et facéties.

Durante l'ospedalizzazione del 1852, sono ormai pochi gli amici che cercano di lui, ma non si tira indietro Nadar. Lasciato l'ospedale va ad abitare al n. 9 di rue du Mail. Nel 1853 soggiorna nella clinica di Émile Blanche a Passy. L'anno seguente escono le Filles du Feu, fa ancora un viaggio in Germania e assiste al funerale di Stéphanie, moglie di Houssaye, alla quale era molto legato. Nonostante cominci Promenades et Souvenirs su "L'Illustration" e Aurélia sulla "Revue de Paris", la degradazione morale ed economica, peraltro autoinflitta, si fa totale: arriva ad entrare nella malavita cittadina pur di poterne studiare i comportamenti. Dopo una vita passata a raccontare discese all'inferno, è come se egli stesso volesse compiere la stessa esperienza, in una cupio dissolvi che lo porterà a impiccarsi a un cancello della rue de la Vieille-Lanterne, la notte fra il 25 e il 26 gennaio 1855.

Il suo capolavoro è considerato Sylvie, dove attraverso un narratore fittizio in prima persona Nerval parla della vana ricerca della felicità che aveva provato da bambino nel Valois.

Ricezione[modifica | modifica sorgente]

Nonostante una certa notorietà nell'ambiente, la sua fama cominciò nel secolo XX, quando la rivalutazione del romanticismo tedesco (e dei suoi epigoni in altre lingue) proposero una nuova interpretazione della sua opera, non più considerata tra i minori. Tuttavia il vero momento di pregio giunse con il surrealismo che aveva caro il mondo esoterico e onirico che vedeva riflesso nelle sue opere. Più recentemente è stata la peculiare combinazione di "realismo" e "veggenza" che l'ha identificato e reso celebre, per esempio attraverso gli studi di Henri Lemaitre (che preparò anche l'ed. Garnier delle Oeuvres).

Imbevuto di vecchi libri (Molière, Diderot, Restif), ma anche di contemporanei, come Sénancour e Balzac, oltre agli amici e ai cenacoli di cui si è detto, Nerval era un lettore di vasta apertura mentale, e per questo sede di esercizio critico attento (e qualche volta intelligentemente divertito[6]) da parte di quella critica a cui piace rintracciare fonti e paralleli testuali (come Georges Poulet, della Scuola di Ginevra). È noto che Sainte-Beuve non ne percepì l'importanza riducendolo a mero "commesso viaggiatore" tra la Monaco tedesca e Parigi, e che Marcel Proust volle perciò far partire il suo appunto[7] su Nerval in opposizione al critico.

Nonostante degnissimi francesisti (Giovanni Macchia, Ferdinando Neri, Mario Bonfantini, Francesco Orlando, Luigi de Nardis, Stefano Agosti, Lanfranco Binni ecc.) ed esempi illustri su altri autori (a cominciare da Proust stesso, appena citato) in Italia, tuttavia, non c'è uno studio importante su Nerval (a parte quelli invecchiati o marginali di Salvi, Italo Maione, Carofiglio, Di Girolamo, Maria Luisa Belleli, Marchetti, Colesanti e Cacciavillani citati in bibliografia).

Le figlie del fuoco[modifica | modifica sorgente]

Sicuramente il libro più famoso di Nerval. Nell'introduzione-dedica a Alexandre Dumas, ringraziato per due sue interventi sull'autore del presente libro, uno dei quali citato per lungo, Nerval parla dell'immaginazione e dell'identificazione degli scrittori con le proprie storie, ma soprattutto dello stato di "fantasticheria supernaturalista" in cui ci si trova durante la composizione. Gran parte dell'introduzione è un racconto (che dice sembrare il séguito del Roman comique di Paul Scarron) che definisce "ineseguibile" e che si ripromette di scrivere perché è una storia di una "discesa all'inferno".

Segue poi la sezione Angélique, fatta di 12 lettere, dove si racconta di un viaggio alla ricerca di notizie su un personaggio (l'abate di Bucquoy) che appare sotto forme storiche e immaginarie, in documenti di biblioteca e in leggende famigliari, per poi essere quasi dimenticato a favore di altri componenti della sua famiglia. Nella sesta lettera appare Delphine, e poi subito Angelica di Longueval, due delle figure femminili che a Nerval piaceva ritrarre (e sapeva farlo con incantevole maestria), quindi la ricerca riprende, con incastri di lettere dentro lettere, voci e documenti che si confondono e tengono il lettore in sospeso tra castelli, villaggi, nobili, cattedrali, tombe (notoriamente intanto quella di Rousseau) ma soprattutto altri libri e bibliofili, cercati e non trovati, trovati senza cercarli, creduti definitivamente persi come tesori ormai rapiti da inafferrabili nebbie della mente o incatenati (come nella bella sequenza delle Riflessioni finali, quando spunta una voce che accusa l'autore di avere imitato Diderot e poi in dialogo con lui prosegue risalendo la scala: Diderot ha imitato Sterne il quale ha imitato Swift che ha imitato Rabelais, a sua volta imitatore di Merlin Cocai, e Petronio, Luciano, Omero.

La sezione successiva è Sylvie. Ricordi del Valois, composta di 14 capitoli. Anche in questo racconto esemplare (che Umberto Eco dice cosparso di effetti-nebbia[8] o effetti-labirinto[9]) non c'è chiarezza e si procede da una serata a teatro, dove il giovane protagonista si innamora di Aurélie, un'attrice (come nella vita l'autore di Jenny Colon), sogna di lei (ma nel sogno non è lei, è una ragazzetta di paese che sposerà un altro, e nel sogno appare anche Adrienne, della quale Sylvie sembra gelosa) e decide di cercarla viaggiando per lei ma nei propri ricordi d'infanzia, tra boschi e sentieri del Valois, come durante i balli di Parigi, fino a confondere le due figure, e viaggi diversi, però scrivendole due lettere ed essendone ricevuto per una nuova ultima sospensione, lei sta con un altro, poi più tardi sembra disponibile, ma non per lui. Infine nelle ultime righe ecco il protagonista che va a teatro con Sylvie a vedere l'attrice della quale è innamorato, lui le chiede se non pensa che somigli ad Adrienne e lei gli rivela che la povera Adrienne è morta.

Segue poi il racconto Octavie, che è una ragazza inglese incontrata in nave durante un viaggio a Napoli. Lui ne è straziato, l'ama al punto da non sapere che fare e tenta il suicidio[10], ma non gli riesce. I due vanno insieme in gita a Pompei, dove recitano le parti di Iside e Osiride, ma lui è ossessionato dai propri sogni e non riesce a decidersi. La rivede dopo anni sposata a un uomo che poi è stato colto da paralisi completa, e la compiange.

Il racconto successivo, in 4 capitoli, si chiama Iside.

Segue Pandora, che secondo Macrì[11] riprende l'immagine di Marie Pleyel.

Aurélie porta per sottotitolo Il sogno e la vita ed è formato da una prima parte in 10 capitoli e una seconda parte in 7 capitoli (l'ultimo con il titolo Mirabilia).

Le chimere sono 12 sonetti, i penultimi cinque legati.

Viaggio in Oriente[modifica | modifica sorgente]

Raccolte e riscritte diverse prose occasionate dai suoi viaggi, ma non per questo tipiche del genere, anzi con oscillamento continuo tra descrizione di cose viste e narrazione di cose inventate.

Opere[modifica | modifica sorgente]

In francese le opere complete sono edite nella Bibliothèque de la Pléiade, in 3 voll. (II: 1984, I: 1989 e III: 1993), a cura di Jean Guillaume e Claude Pichois.

Poesie[modifica | modifica sorgente]

  • Napoléon et la France guerrière, élégies nationales (1826)
  • Napoléon et Talma, élégies nationales nouvelles (1826)
  • L'académie ou les membres introuvables (1826), commedia satirica in versi
  • Le Peuple (1830), ode
  • Nos adieux à la Chambre des Députés ou «allez-vous-en, vieux mandataires» (1831)
  • Odelettes (1834), che comprende: Une allée du Luxembourg e Le réveil en voiture (1832)
  • Les Chimères (1854)

Racconti e novelle[modifica | modifica sorgente]

  • La Main de gloire, histoire macaronique (1832)
  • Raoul Spifame, seigneur des Granges (1839), biografia romanzata, poi in Les Illuminés
  • Histoire véridique du canard (1845)
  • Scènes de la vie orientale (1846-1847)
  • Le Diable rouge, almanach cabalistique pour 1850 (1850)
  • Les Confidences de Nicolas (1850), poi in Les Illuminés (nell'ed. critica di Michel Brix, 2007)
  • Les Nuits du Ramazan (1850)
  • Les Faux Saulniers, histoire de l'abbé de Bucquoy (1851)
  • Voyage en Orient (1851)
  • Contes et facéties (1852)
  • La Bohème galante (1852)
  • Lorely, souvenirs d'Allemagne (1852)
  • Les Illuminés (1852)
  • Petits châteaux de Bohème (1853)
  • Les Filles du feu: Angélique, Sylvie, Jemmy, Isis, Émilie, Octavie, Pandora, Les Chimères (1854)
  • Promenades et souvenirs (1854)
  • Aurélia ou le rêve et la vie (1855)

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

  • Le Prince des sots, adattamento a romanzo di una pièce teatrale dello stesso Nerval (1888, pubblicato con troppe alterazioni il testo originale venne ristabilito da Jean Richer nel 1962)
  • Le Marquis de Fayolle (1849, incompiuto, ridotto e concluso da anonimo nel 1856 presso le edizioni Georges, il testo originale nella collana Pléiade)

Teatro[modifica | modifica sorgente]

  • Monsieur Dentscourt ou Le Cuisinier d'un grand homme (1826)
  • L'Académie ou Les Membres introuvables (1826)
  • in collaborazione con Alexandre Dumas père
    • Piquillo (1837)
    • L'Alchimiste (1839)
    • Léo Burckart (1839), firmato dal solo Nerval
  • Les Monténégrins (1849), in collaborazione con E. Alboize
  • L'Imagier de Harlem (1852), in collaborazione con Méry e B. Lopez
  • Frammenti
    • Nicolas Flamel (1830)
    • Faust
      • ispirò l'opera di Hector Berlioz, libretto e musica dello stesso, a sua volta tradotta in italiano da Ettore Gentili
    • Lara ou L'Expiation, altrimenti detto La Dame de Carouge (1831)
    • Le Prince des sots (resta il frammento intitolato Guy le Rouge)
    • Louis de France
    • Le Magnétiseur (1840)
    • Les Trois ouvriers de Nuremberg (1840)
    • De Paris à Pékin (1848)
    • Pruneau de Tours (1850)
    • La Main de gloire (1850)
    • La Forêt-Noire ou La Margrave (intorno al 1850)
    • La Mort de Rousseau (1850)
    • La Fille de l'enfer, Aurore ou Francesco Colonna (1853)
    • La Polygamie est un cas pendable (1853)
    • Corilla, poi integrato in Les Filles du feu
    • Panorama
    • Dolbreuse, altrimenti detto Le Citoyen marquis
  • Probabilmente mai scritti, sebbene Nerval ne abbia parlato
    • Tartuffe chez Molière
    • La Mort de Brusquet
    • Beppo
    • L'Abbate
    • L'Etudiant Anselme
    • L'Homme de nuit
    • Fouquet
    • La Fiancée d'Abydos (ou de Corinthe)
  • primi tentativi da studente
    • Les Walkyries
    • un'imitazione d'una tragedia di Jean Racine
    • La Reine de Saba, ripresa in Le Voyage en Orient
  • Adattamenti da altri scrittori

Traduzioni dal tedesco[modifica | modifica sorgente]

  • Faust (1828), da Goethe
  • Poésies allemandes (1830), antologia

Saggi[modifica | modifica sorgente]

  • Histoire véridique du canard, in "Monographie de la presse parisienne" con Honoré de Balzac (1842)

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Aurelia, trad. Decio Cinti, Sonzogno, Milano 1904
  • Viaggio in Oriente, trad. Giuseppe Fanciulli, Istituto editoriale italiano, Milano 1917
  • Le figlie del fuoco, trad. Raffaello Franchi, Istituto editoriale italiano, Milano 1917
  • Le figlie del fuoco, trad. Oreste Macrì, Guanda, Parma 1942; nuova ed. 1979
  • Il sogno e la vita, trad. Franco Calamandrei, Einaudi, Torino 1943
  • La boheme galante, trad. Mario De Micheli, Minuziano, Milano 1945
  • Conoscere Restif de la Bretonne, trad. Giacomo Natta, Organizzazione editoriale tipografica, Roma 1945
  • Le chimere, trad. a cura di Alessandro Parronchi, Fussi, Firenze 1946
  • Le figlie del fuoco, trad. Cesare Giardini, Rizzoli, Milano 1954
  • Silvia: ricordi del Valois, trad. Filippo Ampola, Sansoni, Firenze 1954
  • I racconti, trad. Elena Citati e Franco Calamandrei, con un saggio di Théophile Gautier, Einaudi, Torino 1966; nuova ed. con un saggio di Julia Kristeva, 1990
  • La regina del mattino. Le figlie del fuoco. Aurelia, trad. Elvira Cassa Salvi, Armando Curcio, Roma 1967
  • Prosa e poesia, trad. Maria Luisa Belleli, Giappichelli, Torino 1968
  • Novelle, trad. Diana Dell'Omodarme, UTET, Torino 1968
  • Chimere e altre poesie, trad. Diana Grange Fiori, Einaudi, Torino 1972
  • Solimano e la regina del Mattino, trad. Giovanni Mariotti, Franco Maria Ricci, Parma 1973
  • Il califfo dell'hashish, trad. Ettore Zelioli, Franco Maria Ricci, Parma 1977
  • Le figlie del fuoco. La Pandora. Aurelia, trad. Renata Debenedetti, introduzione di Vincenzo Cerami, Garzanti, Milano 1983
  • Aurelia, illustrazioni di Alfred Kubin, con un saggio di Albert Béguin, Il melangolo, Genova 1983
  • Aurelia, trad. Giovanni Cacciavillani, Pacini, Pisa 1987
  • Le notti d'ottobre, trad. Stefano Chiodi, Lindau, Torino 1991
  • Storia della Regina del Mattino e di Solimano, principe dei geni, trad. Luca Pietromarchi, Marsilio, Venezia 1992
  • Viaggio in Oriente: le donne del Cairo, Maroni, Ripatransone 1994
  • La mano incantata, trad. Giulia Radicati, Tranchida, Milano 1995
  • L'harem, trad. Anna Apollonio, a cura di Graziano Benelli, Studio Tesi, Pordenone 1995
  • Viaggio in Oriente, trad. Bruno Nacci, Einaudi, Torino 1997
  • Le notti d'ottobre, a cura di Idolina Landolfi, L'argonauta, Latina 1998
  • Storia dell'abate di Bucquoy, a cura di Paolo Fontana, L'argonauta, Latina 1999
  • Sylvie: ricordi del Valois, trad. Umberto Eco, Einaudi, Torino 1999 (con testo a fronte)
  • La mano incantata, trad. Daniela Giusto, a cura di Maria Teresa Puleio, Re Enzo, Bologna 2000
  • La storia del califfo Hakem, trad. Francesco Ghelli, Manni, Lecce 2001
  • L'harem, trad. Maurizio Ferrara, Passigli, Firenze 2004
  • Passeggiate e ricordi, trad. Paolina Preo, a cura di Giovanni Cacciavillani, Panozzo, Rimini 2004
  • Le chimere e altri sonetti, trad. Walter Nesti, prefazione di Pieluigi Ligas, Taschinabili Bonaccorso, Verona 2005
  • Le Chimere. trad. Luigi Fontanella, a cura di Mario Fresa, collana Hermes, Edizioni L'Arca Felice, Salerno 2014

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G. Coges, G. de Nerval, p. 12.
  2. ^ Il figlio credeva fosse una febbre misteriosa, presa attraversando a piedi un ponte pieno di cadaveri, e in ogni caso la diagnosi è incerta. Cfr. G. Coges, G. de Nerval, p. 14.
  3. ^ G. Coges, G. de Nerval, p. 38.
  4. ^ G. Coges, G. de Nerval, pp. 70-71.
  5. ^ Tra gli studi quelli di Bayle, Bowman, Felman e Jeanneret in bibliografia si occupano maggiormente di questo aspetto, ma lo stato della psichiatria e virologia al tempo, le cui diagnosi erano incerte, non hanno risolto con sicurezza il mistero della sua malattia, si parlava di febbre, sovreccitazione da lavoro, febbre alienante, deambulazione, esaltazione nervosa, delirio furioso, follia, disordine mentale, alcolismo (che al tempo voleva dire per assenzio), malinconia, sfiducia, angoscia, gelosia, persecuzione, depressione, allucinazione, cfr. G. Coges, G. de Nerval, soprattutto pp. 300-320.
  6. ^ come nel caso di Eco e di suoi altri colleghi sulla rivista "Versus", in particolare il n. 31/32 (1982), monografico sul racconto Sylvie.
  7. ^ In Marcel Proust, Contro Sainte-Beuve, trad. Paolo Serini e Mariolina Bongiovanni Bertini, Einaudi, Torino 1991, pp. 30-40.
  8. ^ Nella postfazione alla sua traduzione einaudiana, p. 109
  9. ^ ivi, p. 119
  10. ^ l'ossessione per il suicidio in Nerval è stata analizzata da Jean Richter, Gérard de Nerval, Seghers, Paris 1950.
  11. ^ nell'ed. Guanda de Le figlie del fuoco, p. 286

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Elvira Salvi, Gérard de Nerval, Morcelliana, Brescia 1945
  • Italo Maione, Due profili, Libreria scientifica editrice, Napoli 1954
  • Diego Valeri, Il simbolismo francese, Liviana, Padova 1954
  • Vito Carofiglio, Nerval e il mito della pureté, La Nuova Italia, Firenze 1966
  • Nicola Di Girolamo, Miti e simboli napoletani nell'opera di Nerval, Patron, Bologna 1967
  • Maria Luisa Belleli, Armonia di struttura e coerenza psicologica in Sylvie di Nerval, Giappichelli, Torino 1970
  • (FR) Shoshana Felman, La Folie et la chose littéraire, Seuil, Paris 1978, in particolare il capitolo "Gérard de Nerval, folie et répétition", pp. 59–96.
  • Michel Jeanneret, La scrittura romantica della follia: il caso Nerval, trad. Paola Sodo, Liguori, Napoli 1984
  • Vito Carofiglio, Nerval e Baudelaire: discorsi segreti, Edizioni del Sud, Bari 1987
  • Marilla Marchetti, Gérard de Nerval: percorsi ironici, Bulzoni, Roma 1992
  • Massimo Colesanti, La disdetta di Nerval: con altri saggi e studi, Ed. di storia e letteratura, Roma 1995
  • (FR) Franck-Paul Bowman, Gérard de Nerval: la Conquête de soi par l'écriture, Paradigme, Orléams, 1997
  • Giovanni Cacciavillani, Una lucida follia: il caso di Gérard de Nerval, Panozzo, Rimini 1999
  • Laure Murat, La casa del dottor Blanche: storia di un luogo di cura e dei suoi ospiti, da Nerval a Maupassant, trad. Anna Benocci, prefazione di Mauro Mancia, Il melangolo, Genova 2007
  • (FR) Corinne Bayle, Gérard de Nerval. L'inconsolé, Aden, Paris 2008
  • Yves Bonnefoy, Il poeta e il fluire ondeggiante delle moltitudini: Parigi per Nerval e Baudelaire, trad. Anna Chiara Peduzzi, con un saggio di Flavio Ermini, Moretti e Vitali, Bergamo 2009
  • (FR) Gérard Cogez, Gérard de Nerval, Gallimard, Paris 2010

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