Herman Melville

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Ritratto di Herman Melville

Herman Melville (New York, 1º agosto 1819New York, 28 settembre 1891) è stato uno scrittore, poeta e critico letterario statunitense, autore nel 1851 del romanzo Moby Dick, considerato uno dei capolavori della letteratura americana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a New York, il 1 agosto del 1819, figlio di Allan Melville e Maria Gansevoort. Herman Melville ricevette la prima istruzione a New York, dove il padre Allan, ricco commerciante, stimolò con i suoi racconti il desiderio d'avventura del suo secondogenito. La vita della famiglia trascorse agiata fino all'estate del 1830, quando il padre subì un tracollo finanziario, dichiarò bancarotta e manifestò una malattia psichica che lo portò alla morte. Dopo questo evento, che lasciò segni indelebili in Melville, la famiglia (composta di otto figli tra fratelli e sorelle) ridotta in povertà si trasferì nel villaggio di Lansingburgh, sul fiume Hudson. Qui Herman lasciò definitivamente la scuola; dapprima lavorò nell'azienda di uno zio, poi nel negozio del fratello maggiore, infine come insegnante.

Il porto di New Bedford nel 1867.

L'irrequietezza di Herman e il desiderio di essere economicamente indipendente, nonché la mancanza di una prospettiva lavorativa, lo spinsero nel giugno 1839 a imbarcarsi come mozzo su una nave ancorata al porto di New York e in partenza per Liverpool, la St. Lawrence. Fece la traversata, visitò Londra e ritornò con la stessa nave. Redburn: il suo primo viaggio (Redburn: His First Voyage), pubblicato nel 1849, si ispira a questa esperienza.

Passò buona parte dei tre anni seguenti (1837-1840) insegnando.

La lettura di Due anni a prora (Two Years Before the Mast) di Richard Henry Dana Jr. contribuì probabilmente a ridestare in Melville il desiderio di viaggiare. Il libro, pubblicato nel 1840, descriveva la dura vita da marinaio semplice di uno studente di legge. Melville si arruolò di nuovo come marinaio e il 1º gennaio 1841 partì dal porto di New Bedford (Massachusetts) sulla baleniera Acushnet, diretta verso l'Oceano Pacifico. Non abbiamo informazioni dirette riguardo a questo viaggio di diciotto mesi, per quanto il romanzo sulla baleniera, Moby Dick; ovvero, la balena, rielabora probabilmente molti ricordi dell'esperienza a bordo della Acushnet. Una volta a Nuku Hiva, nelle Isole Marchesi, Melville disertò con un compagno. Il romanzo Typee e la sua continuazione, Omoo, riguardano questa vicenda, anche se in forma romanzata.

Nuku Hiva, isola delle Marchesi e ambientazione di Typee

"Omoo" è ambientato a Tahiti e Moorea ed è la storia quasi biografica delle disavventure di un marinaio disertore tra Polinesiani e coloni bianchi.

Dopo un soggiorno alle Isole della Società, e l'imbarco su due baleniere, Melville raggiunse le Hawaii nell'aprile del 1843. Vi restò quattro mesi, facendo diversi lavori. Nell'agosto 1843 si arruolò sulla fregata americana United States che, dopo aver fatto scalo in Perù, raggiunse Boston nell'ottobre 1844. La United States servì da modello alla Neversink (L'inaffondabile) nel romanzo Giacchetta bianca, o il mondo visto su una nave da guerra (White Jacket: or, The World in a Man-of-War). Così tre dei libri di Melville (Typee, Omoo, e Giacchetta bianca) sono schiettamente autobiografici, mentre Moby Dick lo è indirettamente. Redburn si colloca tra queste due tipologie; Mardi, romanzo filosofico scritto tra Omoo e White Jacket, parte dall'esperienza dei Mari del Sud per divenire presto un lungo viaggio conoscitivo e satirico sul modello dei Viaggi di Gulliver e altri classici che Melville andava via via scoprendo con entusiasmo di neofita.

Arrowhead, la casa di Melville a Pittsfield, 1934

Con il rientro a Boston finirono le avventure marinaresche e iniziarono quelle letterarie e famigliari. Il 4 agosto 1847 Melville sposò Elizabeth Shaw a Boston. Lizzie Melville, donna intelligente, mite e affettuosa, riuscì nonostante il carattere via via più scontroso e malinconico del marito a stabilire con lui forti legami. Ebbero due figli maschi, entrambi premorti al padre, e due femmine. Melville abitò a New York fino al 1850, anno in cui acquistò una fattoria a Pittsfield (Massachusetts) occidentale; nel febbraio del 1850 pose mano a Moby Dick, che terminò e pubblicò nel 1851. Restò a Pittsfield tredici anni, impegnato a scrivere e a dirigere la fattoria. In vari racconti, fra cui Io e il mio camino (I and My Chimney), Montagna d'ottobre (October Mountain), Cock-A-Doodle-Doo! (Chicchirichì!) e La Veranda (The Piazza), Melville offre immagini della non facile vita a Arrowhead (nome che diede alla fattoria) e della campagna circostante. Il suo racconto più celebre, Bartleby lo scrivano (1853) è invece ambientato a New York.

Elizabeth Shaw Melville

Dopo i successi di Typee e Omoo, le sue opere furono accolte con favore decrescente e non gli consentirono più di mantenere la famiglia. Per questo e forse per l'affaticamento dovuto all'intensa attività letteraria, dal 1857 Melville cessò di pubblicare narrativa. Dipese economicamente dal suocero, autorevole giudice del Massachusetts. Fra il 1856 e il 1857 compì un viaggio solitario in Inghilterra (dove visitò l'amico Hawthorne) e in Palestina. Al rientro, nella primavera del 1857 sostò una settimana a Napoli e un mese a Roma; fu anche a Genova e Venezia. Rientrato in patria, tentò dal 1857 al 1860 l'attività di conferenziere itinerante. I suoi argomenti erano le opere d'arte che aveva visto in Europa e le meraviglie dei Mari del Sud. Ma non riscosse il successo sperato, essendo a quanto sembra privo dell'arte di interessare gli ascoltatori.

Nel 1866 ottenne un impiego come ispettore doganale nel porto di New York, lavoro che esercitò con rassegnazione fino al 1885. In questo periodo diede alle stampe una raccolta di poesie ispirate alla Guerra di secessione americana (1866), e pubblicò a spese del suocero un lungo poema, Clarel (1878), liberamente ispirato al suo soggiorno in Palestina.

La sepoltura dei coniugi Melville

Nel 1867 il primogenito Malcolm, nato nel 1849, si uccise in casa dei genitori con un colpo di pistola. Il secondogenito, Stanwix (1851-1886), morì più tardi a San Francisco dopo una vita errabonda. Solo la quartogenita, Frances (1855-1938), si sposò ed ebbe quattro figlie, che ricordavano un nonno molto assorto nei suoi pensieri. Fra le nipoti, Eleanor Melville Metcalf curò un volume di lettere e documenti famigliari, Herman Melville: Cycle and Epicycle.

Nel 1890 Melville subì un attacco di erisipela. Il 19 aprile 1891 portò a termine il manoscritto dell'ultimo breve romanzo, Billy Budd, ma in seguito lo riprese ancora in mano, lasciandolo inedito alla morte. Morì a New York il 28 settembre 1891 e fu sepolto nel Woodlawn Cemetery, nel Bronx.

Nel 1892 furono pubblicate, a cura di Arthur Stedman, nuove edizioni dei suoi quattro romanzi di maggior successo: Typee, Omoo, White-Jacket e Moby Dick.

I romanzi[modifica | modifica wikitesto]

I primi romanzi, narrazioni di avventure nei mari del sud, conobbero un notevole successo, facendo di Melville uno dei più noti autori di storie marinaresche. Ma la sua popolarità declinò dopo la pubblicazione di Moby Dick (1851), che pure fu accolto con favore dai recensori, specie inglesi. Alla sua morte, Melville era quasi completamente dimenticato, anche se diversi suoi romanzi erano regolarmente ristampati.

Moby Dick: il capolavoro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moby Dick.
Il frontespizio originale del capolavoro di Melville

Moby-Dick 1851, da molti ritenuto il capolavoro di Melville, fu riscoperto nel 1921 grazie a una biografia di Raymond Weaver. Oggi è considerato una delle opere fondamentali della letteratura mondiale.

Melville era amico di Nathaniel Hawthorne, e le sue opere furono ispirate dalla produzione più tarda di quest'ultimo; Moby Dick è dedicato a Hawthorne.

Opere varie[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo breve Billy Budd, rimasto inedito e non del tutto finito alla morte di Melville, fu pubblicato nel 1924 e fu presto ritenuto un classico. Due compositori, Giorgio Federico Ghedini e Benjamin Britten, ne hanno ricavato opere per il teatro musicale.

Tra le opere di Melville sono anche i romanzi Taipi, Omoo, Giacchetta bianca (White-Jacket), Pierre o delle ambiguità (Pierre: or, The Ambiguities), L'uomo di fiducia (The Confidence Man) (che è stato interpretato come una critica alla filosofia ottimista di Ralph Waldo Emerson), numerosi racconti e alcune opere poetiche. Il racconto Bartleby lo scrivano (Bartleby the Scrivener) è uno dei suoi scritti più celebri e discussi, spesso considerato un precursore dell'esistenzialismo e della letteratura dell'assurdo.

Il romanzo breve del 1855 Benito Cereno è una delle poche opere dell'Ottocento letterario americano che si occupa della tratta degli schiavi, raccontando la storia di un ammutinamento realmente avvenuto e prendendosi gioco dei pregiudizi egalitari del capitano americano (che mette in salvo il collega spagnolo vittima dell'ammutinamento).

La poesia[modifica | modifica wikitesto]

Melville pubblicò poesia in versi dopo aver cessato l'attività di narratore. La raccolta dedicata alla Guerra di secessione, Pezzi di battaglia (Battle Pieces), ebbe successo. Il successivo poema, Clarel, che tratta del pellegrinaggio di uno studente in Terra Santa, la più ambiziosa opera poetica di Melville, rimase invece pressoché sconosciuto ai suoi tempi, e ancora oggi è poco letto.

Il Leviathan melvillei[modifica | modifica wikitesto]

A Melville è stato dedicato il nome della specie di Leviathan melvillei, un cetaceo del miocene affine ai moderni capodogli, con riferimento alla bestia protagonista del suo romanzo Moby Dick.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pezzi di battaglia: aspetti della guerra (Battle Pieces: and Aspects of the War, 1866)
  • Clarel: una poesia e un pellegrinaggio in Terra Santa (Clarel: A Poem and Pilgrimage in the Holy Land (poems), 1876)
  • John Marr ed altri marinai (John Marr and Other Sailors, 1888)
  • Timoleon (Timoleon and Other Ventures in Minor Verse, 1891)
  • Napoli al tempo di re Bomba (Naples in the Time of Bomba as told by Major Jack Gentian)
  • Billy coi braccialetti potrebbe essere stata scritta da lui.

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Viaggi e balene (scritti inediti; traduzione e cura di Fabrizio Bagatti), Clichy, Firenze, 2013
    • comprende: (Autentici aneddoti del “Vecchio Zack”; "Bozzetti di caccia alla balena; "Il viaggio di Francis Parkman"; "I leoni del mare"; "Una riflessione sulla rilegatura"; "Statue di Roma"; "I Mari del Sud"; "Sui viaggi")
  • Diario di viaggio in Europa e nel Levante - Journal of a Visit to Europe and the Levant (postumo, nel 1955, ma risalente agli anni 1856-1857)
  • Diario di viaggio a Londra e sul continente - Journal of a Visit to London and the Continent (postumo nel 1948 ma risalente agli anni 1849-1850)
  • Frammenti da una scrivania, n.1 - Fragments from a Writing Desk, No. 1 (da Democratic Press, and Lansingburgh Advertiser, 4 maggio 1839)
  • Frammenti da una scrivania, n.2 - Fragments from a Writing Desk, No. 2. (da Democratic Press, and Lansingburgh Advertiser, 18 maggio 1839)
  • Incisioni di un viaggio su una baleniera- Etchings of a Whaling Cruise (da New York Literary World, 6 marzo 1847)
  • Aneddoti autentici del «Vecchio Zac» - Authentic Anecdotes of «Old Zack» (da Yankee Doodle, II, settimanalmente da 24 luglio a 11 settembre 1847, tranne il 4 settembre).
  • Il giro del signor Parkman - Mr Parkman's Tour (da New York Literary World, 31 marzo 1849).
  • Il nuovo romanzo di Cooper - Cooper's New Novel (da New York Literary World, 28 aprile 1849).
  • Riflessione sulle rilegature dei libri- A Thought on Book-Binding (da New York Literary World, 16 marzo 1850).
  • Hawthorne e i suoi muschi- Hawthorne and His Mosses (da New York Literary World, 17 e 24 agosto 1850).
  • Chicchirichì - Cock-A-Doodle-Doo! (da Harper's New Monthly Magazine, dicembre 1853).
  • Il pudding del poverello e le briciole del riccone - Poor Man's Pudding and Rich Man's Crumbs (da Harper's New Monthly Magazine, giugno 1854).
  • Un felice insuccesso - The Happy Failure (da Harper's New Monthly Magazine, luglio 1854).
  • Il violinista o il manipolatore - The Fiddler (da Harper's New Monthly Magazine, settembre 1854).
  • Il paradiso degli scapoli e l'inferno delle zitelle - The Paradise of Bachelors and the Tartarus of Maids (da Harper's New Monthly Magazine, aprile 1855).
  • Jimmy Rose (da Harper's New Monthly Magazine, novembre 1855)
  • I Gees - The «Gees» (da Harper's New Monthly Magazine, marzo 1856)
  • Io e il caminetto - I and My Chimney (da Putnam's Monthly Magazine, marzo 1856).
  • Il tavolo di legno di melo - The Apple-Tree Table (da Putnam's Monthly Magazine, maggio 1856).
  • Prosa miscellanea - Uncollected Prose (1856)
  • Statues of Rome - Statue di Roma (ciclo di conferenze, 1857)
  • The South-Seas - I mari del sud (ciclo di conferenze, 1858)
  • Viaggiare - To Travel (ciclo di conferenze, 1859)
  • The Mutinity of Somers, (1888)
  • As They Fell (1890) (poi Weeds and Wildings Chiefly: With a Rose or Two)
  • Daniel Orme (inedito pubblicato nel 1948)
  • I due templi (postumo) - The Two Temples
  • Lettere a Hawthorne, trad. it. di Giuseppe Nori, con testo a fronte, Liberilibri, Macerata, 1994
  • Frammenti inediti
    • Frammento (Fragment)
    • Jack Gentian
    • Il maggiore Gentian e il colonnello J. Bunkum (Major Gentian and Colonel J. Binkum)
    • Ritratto di gentiluomo (Portrait of a Gentleman)
    • Nota sui Cincinnati (The Cincinnati)
    • Il marchese de Grandvin (The Marquis de Grandvin)
    • Al maggiore John Gentian decano del Burgundy Club (To Major John Gentian, Dean of the Burgundy Club)
    • Sotto la rosa (Under the Rose)

Lettere e opere complete[modifica | modifica wikitesto]

  • The Complete Works of Herman Melville, a cura di Howard P. Vincent, Chicago-New York: Hendricks House, 1947 e seguenti, progetto di 14 volumi di cui ne sono usciti solo 7.
  • Merrell R. Davis e William H. Gilman (a cura di), The Letters of Herman Melville, New Haven: Yale University Press, 1960.
  • The Works of Herman Melville, London: Constable 1922-1924, 16 volumi, n.ed. New York: Russell & Russell, 1963.
  • The Writings of Herman Melville, Evanston-Chicago, Northwestern University Press, 1968 e seguenti: progetto di 15 volumi, di cui sono usciti finora 12.
  • Complete Fiction and Other Prose Works, a cura di G. Thomas Tanselle, 3 volumi, New York: Library of America (numeri 1, 6 e 24), 1982-1985.

Edizioni italiane delle raccolte di opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Racconti, a cura di Enzo Giachino, Torino: Einaudi, 1954. Nuova edizione, col titolo Billy Budd e altri racconti, ivi 1972.
  • Opere scelte, a cura di Claudio Gorlier, Milano: Mondadori "I Meridiani", 1972-1975, 2 volumi.
  • Tutte le opere narrative, a cura di Ruggero Bianchi, Milano: Mursia, 1986-1992, 7 volumi.
  • Opere, a cura di Massimo Bacigalupo, Milano: Mondadori "Oscar Grandi Classici", 1991, 2 volumi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Agamben, Bartebly o della contingenza (1993), in Bartebly. La formula della creazione, Macerata: Quodlibet, 1993; che contiene anche Gilles Deleuze, Bartebly ou la formule (1989), tr. Stefano Verdicchio.
  • Vito Amoruso, Alla ricerca di Ismaele. La narrativa di Herman Melville, Graphis, 2005.
  • Massimo Bacigalupo, Introduzione in Herman Melville, Opere, Milano: Mondadori, 1991, volume 1, pp. VII-LXXVII.
  • Massimo Bacigalupo (a cura di), Rotte di lettura intorno a «Moby-Dick», Genova: Marietti, 1992; che contiene Al mare sulle tracce di Eliot e Melville e Dizionarietto di «Moby-Dick» di M. Bacigalupo, Moby Dick icona americana (tr. M. Bacigalupo) di Edward H. Rosenberry; Melville e la scoperta dell’America (tr. Giuliana Manganelli) di Earl Rovit; Gesù che balena! di Guido Fink; La vocazione drammatica di Ahab di Guido Almansi; Un romanzo teatrale? di Enrico Groppali; e Lo spettacolo al Teatro di Genova di Vittorio Gassmann e Renzo Piano.
  • James Baird, Ishmael, New York: Harper, 1960.
  • Gabriele Baldini, Melville o le ambiguità, Milano: Ricciardi, 1952.
  • Warner Berthoff, The Example of Melville, Princeton U.P., 1962.
  • Ruggero Bianchi, Invito alla lettura di Melville, Milano: Mursia, 1997.
  • Harold Bloom (a cura di), Herman Melville, New York e Philadelphia, 1986.
  • Danilo Bonanno, A chartless voyage: presenze leopardiane nell'opera di Herman Melville, Pisa: ETS, 2006.
  • Merlin Bowen, The Long Encounter. Self and Experience in the Writing of Melville, Chicago U.P., 1960.
  • Luca Briasco, La ricerca di Ishmael: «Moby-Dick» come avventura dell'interpretazione, Roma: Bulzoni, 1993.
  • Paola Cabibbo (a cura di), Melvilliana, Roma: Bulzoni, 1983.
  • Angelo Cecchini, Per una interpretazione di «Moby-Dick, or The whale», Pisa: ETS, 1986.
  • Gianni Celati, Introduzione, in Herman Melville, Bartleby lo scrivano, Milano: Feltrinelli, 1991, pp. V-XXVI
  • Richard Chase, Herman Melville. A Critical Study, New York: Macmillan, 1949.
  • Mario Corona, Prima del viaggio: per una lettura di «Moby-Dick», Bologna: Pitagora, 1984.
  • Andrea Crostelli, Nei mari di Melville, Bologna: Mobydick, 2004.
  • Gilles Deleuze, Bartleby, la formula della creazione Quodlibet 2012 Roma
  • Régis Durand, Melville, signes et métaphores, Paris: Éditions L'Âge d'Homme, 1980.
  • H. Bruce Franklin, The Wake of the Gods: Melville’s Mythology, Stanford U.P., 1963.
  • Jean Giono, Pour saluer Melville, Paris: Gallimard, 1986.
  • Bruce L. Grenberg, Some Other Worlds to Find. Quest and Negation in the Works of Herman Melville, Illinois U.P., 1989.
  • Tyrus Hillway, Herman Melville, New York: Twayne, 1963.
  • Jean-Luis Hue (a cura di), Melville, l’art du naufrage, in «Le Magazine Littéraire», 456, settembre 2006.
  • Leon Howard, Melville. A Biography, Berkeley: California U.P., 1951.
  • Cyril Lionel Robert James, Marinai, rinnegati e reietti. La storia di Herman Melville e il mondo in cui viviamo (1953), tr. Anna Belladelli e Roberto Cagliero, Verona: Ombre corte, 2003; che contiene Il Pequod di Ellis Island: cogenze e reticenze dello scrivere in cattività di Bruno Cartosio; C.L.R. James, Moby-Dick e la guerra fredda di Giorgio Mariani; e C.L.R. James (1901-1989), intellettuale storico militante di Enzo Traverso.
  • Philippe Jaworski, Melville: le désert et l’empire, Paris: Presses de l’École normale, 1986.
  • Barbara Lanati, Frammenti di un sogno: Hawthorne, Melville e il romanzo americano, Milano: Feltrinelli, 1987.
  • Robert S. Levine (a cura di), The Cambridge Companion to Herman Melville, Cambridge University Press, 1998.
  • Jay Leyda, The Melville Log: A Documentary Life of H.Melville 1819-91, 2 volumi, New York: Harcourt, 1951.
  • Giorgio Mariani, Allegorie impossibili: storia e strategie della critica melvilliana, Roma: Bulzoni, 1993; con postfazione di Agostino Lombardo.
  • Giorgio Mariani e Sonia Di Loreto (a cura di), Glocal Melville, numero monografico di «Ácoma. Rivista internazionale di studi nordamericani», Nuova Serie, 2, 2012 (contributi di Dennis Berthold, Martina Pfeiler, John Bryant, Giuseppe Nori, Sonia Di Loreto, Souad Baghli Berbar, Gordon Poole, Sarah Salter, Giuliano Mori, Giorgio Mariani, Alessandro Portelli, Paolo Simonetti).
  • Realino Marra, Una giustizia senza diritti. La condanna di Billy Budd, in «Materiali per una storia della cultura giuridica», XXXVI-1, giugno 2006, pp. 103-17.
  • Ronald Mason, The Spirit above the Dust: A study of Herman Melville, London: John Lehman, 1951.
  • Franco Meli, Herman Melville: il minaccioso silenzio della verità, Milano: Arcipelago, 1991.
  • Eleanor Melville Metcalf, Melville: Cycle and Epicycle, Cambridge: Harvard U.P., 1953.
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  • Lewis Mumford, Herman Melville. A Study of His Life and Works (1929), tr. di Loretta Valtz Mannucci, Herman Melville, Milano: Ed. di Comunità, 1965 e n.ed. 1981.
  • Giuseppe Nori, La scrittura sconfitta. Saggio sul «Pierre» di Melville, Roma: Bulzoni, 1986.
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  • Giuseppe Nori, The Trials of Humanity at the Margins of History: On Herman Melville's Enchanted Isles, in «Anglistica», 6, 2002, pp. 63-85.
  • Giuseppe Nori, The Impotence of Grief: On Melville's Wretched Women and Lonesome Girls, in «Letterature d’America», 106, 2005, pp. 29-67.
  • Giuseppe Nori, Introduzione, in Herman Melville, Bartleby, Roma: Portaparole, 2009, pp. 7-28.
  • Charles Olson, Call Me Ishmael (1947), introduzione e tr. di Nereo Condini, Chiamatemi Ismaele: uno studio su Melville, Parma: Guanda, 1972.
  • Hershel Parker, Herman Melville. A Biography, volume 1: 1819-1851, volume 2: 1851-1891, Baltimore-London, Johns Hopkins University Press, 1996 e 2002.
  • Cesare Pavese, Herman Melville in Saggi letterari, Torino: Einaudi, 1951.
  • Sergio Perosa, Postfazione in Herman Melville, L'uomo di fiducia, Milano: Feltrinelli, 1984, pp. 269-283.
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  • Beniamino Placido, Le due schiavitù: per un'analisi dell'immaginazione americana, Torino: Einaudi, 1975.
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  • Merton M. Sealts, The Early Lives of Melville: 19th Century Biographical Sketches and Their Authors, Madison, 1974.
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  • Elémire Zolla, Il linguaggio di Pierre, in «Studi americani», 3, 1957, pp. 63-97.
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