François Rabelais
François Rabelais (Chinon, 4 febbraio 1494 – Parigi, 9 aprile 1553) è stato uno scrittore e umanista francese.
Considerato uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento francese, Rabelais è noto soprattutto per il Pantagruel (1532) e il Gargantua (1534).
Tra gli umanisti più noti del XVI secolo, lo scrittore francese riprende e rinnova alcuni dei temi e delle figure letterarie che furono già di Luigi Pulci e di Teofilo Folengo, arricchendoli con una straordinaria inventiva linguistica in larga parte attribuibile alla sua cultura di intellettuale del Rinascimento, cultura assai varia e tutt'altro che superficiale. L'opera di Rabelais verrà inserita nell'Index Librorum Prohibitorum e incorrerà più volte nelle aspre censure della Sorbona.
È considerato dalla critica, in particolare dopo il saggio di Michail Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare (trad. it. 1979), come il maggior esponente di quel particolare filone della cultura rinascimentale definito come Anticlassicismo o Antirinascimento, che rifiutando le norme tematiche e linguistiche, dei generi "alti" come la lirica amorosa petrarchista o l'epica cavalleresca, sceglie invece come argomento tutto ciò che è "basso", come il corpo e le sue funzioni, il cibo, il vino, il sesso, contraddistinguendosi, sul piano linguistico, per una grande ricchezza e creatività verbale.
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Biografia[modifica]
François Rabelais è nato il 4 febbraio del 1494, nella mezzadria della Devinière, vicino a Chinon en Touraine. È il figlio di Antoine Rabelais, siniscalco di Lerné e avvocato.
Secondo Bruneau de Tartifume (1574-1636), Rabelais è un novizio, verso la fine del 1510, nel convento dei francescani de La Baumette, costruito davanti alla riviera della Maine, vicino alla rocca di Chanzé a Angers: riceve dunque una formazione teologica. Più tardi, Rabelais viene trasferito al convento dei francescani di Puy-Saint-Martin a Fontenay-le-Comte, e qui diventa frate verso l'ottobre 1520.
Manifesta molto presto una curiosità di tipo umanistico. Pierre Lamy lo inizia agli studi del greco e Guillaume Budé lo incoraggia a scrivere. Rabelais si interessa agli autori antichi, divenendo coltissimo sia in latino che in greco, e più tardi corrisponde con altri umanisti celebri.
Con Pierre Lamy, Rabelais frequenta la dimora del consigliere di Fontenay André Tiraqueau dove si riuniscono le menti più brillanti della regione. Qui incontra Amaury Bouchard e Geoffroy d'Estissac, priore e vescovo dell'abbazia benedettina di Maillezais.
Nel 1524, a seguito dei commenti di Erasmo sul testo greco dei Vangeli, la Sorbona proibisce lo studio del greco che comporterebbe un esame critico dei Vangeli. Alla fine dello stesso anno, i superiori di Rabelais e di Pierre Lamy confiscano loro i libri di greco. Anche se i libri saranno loro restituiti poco a poco, Rabelais si decide a cambiare ordine religioso. Sostenuto da Geoffroy d'Estissac, che l'accoglie nella sua abbazia di Maillezais, Rabelais presenta una richiesta al papa in questo senso, dando come motivazione l'eccessiva severità della regola di San Francesco.
Diventato benedettino, Rabelais si affeziona a Geoffroy d'Estissac, diventandone segretario e accompagnandolo nelle sue visite di ispezione nelle terre sue e dell'abbazia. Rabelais soggiorna in seguito nel priorato di Ligugé, residenza abituale di Geoffroy d'Estissac, facendo amicizia con Jean Bouchet. Al monastero di Fontenay-le-Comte incontra il nobile abate Antoine Ardillon.
Rabelais non si piega facilmente alle regole monastiche e non resta chiuso nel suo monastero. Verso il 1528 abbandona l'abito per frequentare l'università. Va a Parigi, dove comincia gli studi di medicina e avrà due figli nati dalla relazione con una vedova.
Il 17 settembre 1530, si iscrive alla facoltà di Medicina di Montpellier dove tiene corsi su Ippocrate e [[Galeno].][1] Supera il baccalaureato il 1º novembre dell'anno successivo.
A Montpellier, Rabelais fa amicizia con il medico Guillaume Rondelet (1507-1566).
Nella primavera del 1532, Rabelais si trasferisce a Lione, grande centro culturale dove fiorisce il commercio dei libri. Qui è nominato medico dell'"Hôtel-Dieu de Notre-Dame de la Pitié du Pont-du-Rhône". Continua ad insegnare medicina e pubblica critiche dei trattati medici antichi. I suoi vicini sono Étienne Dolet, Mellin de Saint-Gelais, Jean Salmon Macrin, tutti protetti dal vescovo di Parigi, Jean du Bellay, che diventa anche protettore di Rabelais.
Rabelais pubblica Pantagruel nel 1532 con lo pseudonimo di Alcofribas Nasier (anagramma di François Rabelais). Scrive una lettera ad Erasmo nella quale si dichiara figlio naturale dell'umanista, per il fatto di aver voluto riconciliare il pensiero pagano con quello cristiano, costruendo in questo modo quello che viene definito umanesimo cristiano.
Dopo il successo della prima opera, Rabelais pubblica Gargantua nel 1534 con lo stesso pseudonimo, precauzione necessaria poiché tutti i suoi libri sono subito condannati dalla Sorbona.
Accompagna Jean du Bellay a Roma, incaricato di una missione speciale presso il papa Clemente VII.
Dopo l'affaire des Placards del 1534 (manifesti affissi a Parigi contro la chiesa romana), Rabelais lascia Lione e cerca asilo a Maillezais. Nel 1535, fa un secondo soggiorno in Italia: Jean du Bellay, nominato cardinale, lo porta di nuovo a Roma, e il papa lo assolve dai crimini di apostasia e irregolarità.
Da agosto 1535 a maggio 1536, Rabelais soggiorna ancora a Roma come agente di Geoffroy d'Estissac. Il 17 gennaio 1536 una lettera di Paolo III autorizza Rabelais a scegliere un monastero benedettino nel quale esercitare la medicina senza praticare operazioni chirurgiche.
Il cardinale du Bellay, abate del monastero benedettino di Saint-Maur-des-Fossés si offre di riceverlo nel suo monastero, il quale però è diventato una chiesa collegiale di canonici proprio prima che Rabelais vi fosse ricevuto. Una nuova domanda al papa permette a Rabelais di regolare questo problema di date e di ritrovare la libertà in tutta legalità.
Alla fine del 1539, Rabelais parte per Torino al seguito di Guillaume du Bellay, fratello del cardinale, signore di Langey e governatore del Piemonte occupato dai Francesi.
Nel 1540, François e Junie, i figli illegittimi di padre Rabelais (un terzo muore all'età di due anni), sono legittimati da Paolo III.
1542, pubblica a Lione, presso Juste, Gargantua e Pantagruel, testo definitivo corretto dall'autore.
L'anno seguente 1543 muore Guillaume du Bellay; i funerali sono celebrati a Le Mans e Rabelais vi assiste con Jaque Peletier, Joachim du Bellay e Pierre de Ronsard. La Facoltà di Teologia della Sorbona condanna Gargantua e Pantagruel.
Il 19 settembre 1545, Rabelais ottiene il privilegio reale per la stampa del Terzo libro (le indagini di Panurge sul matrimonio); uscito nel 1546, Rabelais lo firma di proprio pugno. Alla condanna della Sorbona, in marzo Rabelais si ritira a Metz, città dell'Impero, presso Étienne Laurens, ed è nominato medico della città.
Nel 1547, il re Enrico II succede a Francesco I. Jean du Bellay mantiene il suo posto al Consiglio Reale e ottiene la sovrintendenza generale degli affari del regno in Italia. Verso luglio 1547, Rabelais ritorna a Parigi come medico del cardinale che accompagna nei suoi viaggi.
Nel 1548 sono pubblicati undici capitoli del Quarto Libro (i viaggi immaginari di Pantagruel e Panurge), la cui versione integrale uscirà solo nel 1552.
Il 6 agosto 1550, Rabelais ottiene dal re un privilegio di edizione per tutte le sue opere, con l'interdizione a chiunque di stamparle o modificarle senza il suo consenso.
Il 18 gennaio 1551, il cardinale du Bellay concede a Rabelais la parrocchia di Meudon e di Saint-Christophe-du-Jambet. Rabelais fu parroco di Meudon solo per poco meno di due anni, e non è accertato se abbia o meno mai adempiuto alle sue funzioni parrocchiali. Il nuovo vescovo di Parigi, Eustache du Bellay, durante la sua prima visita pastorale nel mese di giugno 1551, è ricevuto a Meudon da Pierre Richard, vicario, e quattro altri preti; non vi è traccia di Rabelais.
Il 1º marzo 1552, il Quarto libro è censurato dai teologi della Sorbona.
Il 7 gennaio 1553, Rabelais si dimette da parroco. Muore a Parigi nell'aprile del 1553.
Nel 1562 viene pubblicato l'Isle Sonnante, comprendente sedici capitoli del Quinto Libro. La pubblicazione integrale del libro avverrà nel 1564 ed è attribuita a Rabelais, attribuzione che molti commentatori contesteranno in seguito.
A Rabelais è intitolato l'asteroide 5666 Rabelais.
Il corpo in Rabelais[modifica]
Fra' Giovanni e il campanile[modifica]
| « Durante il banchetto, frà Giovanni si rivolge ai pellegrini: "E i monaci, come se la passano? Corpo di Dio! Certo stan facendo la festa alle vostre donne, mentre voi ve ne andate pel mondo a fare i pellegrini!" "Ché, ché" disse Gambastanca "della mia io non ho paura, perché chi la vedrà di giorno certo non si romperà il collo per andarla a trovare di notte" "No, caro, sbagli la briscola" ribatté frà Giovanni. "Potrebb'essere più brutta di Proserpina[2], ma avrà sempre, perdio, la sua ripassata[3], finché ci sono dei frati nei dintorni: com'è vero che un buon artigiano sa mettere in opera tutto quel che gli viene alle mani. Che mi venisse la peste se non è vero che le troverete tutte gravide quando tornate a casa: perché dovete sapere che anche soltanto l'ombra del campanile di un'abbazia è feconda." » |
| (François Rabelais, Gargantua, Libro primo, capitolo 45º) |
L'immagine di comico grottesco è l'ultima: «anche soltanto l'ombra del campanile di un'abbazia è feconda». Tradizionalmente il campanile è l'immagine grottesca col significato di fallo. Ritroviamo in questa immagine la caratteristica fondamentale del grottesco: l'assenza di confini tra il corpo e il mondo (la trasformazione del campanile in fallo).
Durante il banchetto, l'atmosfera che prepara questa trasformazione contiene gli altri segni caratteristici del grottesco: la trasposizione sul piano materiale-corporeo di oggetti appartenenti ad un ordine diverso (l'equitazione, il mestiere dell'artigiano), l'abbondanza di elementi non ufficiali e abbassanti (come il gioco di carte, gli inferi che Rabelais sempre mette in relazione col "basso" corporeo, la bestemmia perdio, l'imprecazione «che mi venisse la peste» legata al «basso corporeo»; le metafore dell'atto sessuale ripassata e l'artigiano); gli elementi corporei danno corpo alle cose che abbassano e mescolano il corpo al mondo (una prima espressione dell'assenza di confini).
Discorsi dei bevitori[modifica]
Analisi dell'opera[modifica]
Fonti e genesi[modifica]
Rabelais, per scrivere i suoi primi testi, si ispira direttamente al folklore e alla tradizione orale popolare. Nel 1534 viene pubblicato a Lione Grandes et inévitables chroniques de l'énorme géant Gargantua, una raccolta anonima di racconti popolari in forma epica e comica. Questi racconti a loro volta derivano dal romanzo cavalleresco del Medioevo, in particolare dal ciclo arturiano. La raccolta ottiene un notevole successo.
Rabelais si mette a scrivere un testo che riprende la trama narrativa delle Chroniques raccontando la storia di Pantagruel, figlio di Gargantua.[senza fonte] Pantagruel ha quindi le sue radici nella tradizione popolare.
Forte del successo di Pantagruel, Rabelais inizia a riscrivere a suo modo la storia di Gargantua e allontanandosi dalle fonti popolari iniziali, descrive un Gargantua letterariamente molto più segnato dall'umanesimo del suo predecessore.
Temi[modifica]
Rabelais racconta i fatti e le gesta di due giganti, Pantagruel et Gargantua, dalla nascita alla maturità. Non sono giganti crudeli ma bonaccioni e ingordi.
Il gigantismo di questi personaggi permette a Rabelais di scrivere scene di banchetti burleschi. L'ingordigia infinita dei due giganti fa scaturire numerosi episodi comici: per esempio il primo urlo di Gargantua alla nascita è « Da bere ! Da bere ! ». Il ricorrere ai giganti permette anche di sconvolgere la percezione abituale della realtà. Sotto questi aspetti, l'opera di Rabelais s'inscrive nello stile grottesco che appartiene alla cultura popolare e carnevalesca.
Tuttavia, il tema del gigante non viene sfruttato solo per l'aspetto comico ma simboleggia l'ideale umano del Rinascimento: è la trasposizione fisica dell'immenso appetito intellettuale dell'uomo rinascimentale. Rabelais si sforza dunque, attraverso i suoi testi, di conciliare la cultura alta e quella popolare.
Di fronte a questa oscillazione tra la fantasia a briglie sciolte e il simbolismo intellettuale, come interpretare l'opera di Rabelais? Le sue intenzioni restano piuttosto enigmatiche. Nell'"Avviso al lettore" del romanzo di Gargantua, afferma innanzitutto di voler far ridere. Poi, nel "Prologo", con un paragone a Silene e Socrate, egli suggerisce un'intenzione seria e un significato profondo sotto l'aspetto fantastico e grottesco. Ma nella seconda metà del prologo, critica i commentatori che cercano significati nascosti nelle opere degli altri. Rabelais ama lasciar apertamente aleggiare l'ambiguità e turbare il suo lettore.
Scrittore pittoresco, manifesta inoltre di possedere un talento sorprendente per l'invenzione verbale.
La religione di Rabelais: un dibattito storiografico[modifica]
La personalità di Rabelais coinvolge un dibattito tra storici sulla questione sulla miscredenza nel Sedicesimo secolo. Abel Lefranc, autore della prima edizione critica di Rabelais nel Ventesimo secolo (1912–1930), sostiene in una serie di articoli introduttivi la tesi dell'ateismo del suo autore. Egli si basa su estratti di opere, in particolar modo da Gargantua e Pantagruel, e sulle accuse fattegli da Calvino (Des scandales, 1550) e Robert Estienne (prefazione del vangelo secondo Matteo, 1553).
La tesi inversa è sostenuta nel 1924 dal teologo cattolico Étienne Gilson in De la Bible à François Villon: Rabelais Franciscain ("Dalla Bibbia a François Villon: Rabelais francescano") e soprattutto dallo storico degli annali Lucien Febvre ne Le problème de l'incroyance au XVIe siècle, la religion de Rabelais (1942) ("Il problema della miscredenza nel XVI secolo, la religione di Rabelais"). Per quest'ultimo, le accuse di ateismo nei confronti di Rabelais non devono essere interpretate alla luce del razionalismo moderno ma devono essere collocate nel contesto dell'epoca. In effetti, erano considerate atee tutte le religioni che non si conformano alla religione dominante, o per lo meno alla religione di chi accusa. Questo dibattito, basandosi inizialmente sull'analisi dell'opera di Rabelais, apre anche la vista ad una riflessione più generale sulle rappresentazioni mentali dell'epoca.
Lo humour di Rabelais[modifica]
Diversi tipi di humour sono disseminati nell'insieme dell'opera di Rabelais ma egli li metteva tutti in pratica nella vita di tutti i giorni. Un giorno, senza soldi, si trovava in un albergo di Lione e desiderava recarsi a Parigi. Lasciò in bella mostra una serie di sacchetti di zucchero sui quali aveva scritto: «Veleno per il re». A quel punto venne arrestato e condotto a Parigi dai gendarmi ma gratuitamente. Il re Francesco I rise talmente tanto che si dice abbia pagato il conto senza discutere. Questo è all'origine dell'espressione: «il quarto d'ora di Rabelais», che designa il momento in cui si deve pagare il conto.
Opere[modifica]
- Gargantua e Pantagruel, una serie di quattro o cinque romanzi composta da:
- Pantagruel (1532)
- La vie très horrifique du grand Gargantua ("La molto orrifica vita del grande Gargantua"), detto comunemente Gargantua (1534)
- Le tiers livre ("Il terzo libro", 1546)
- Le quart livre ("Il quarto libro", 1552)
- Le quint livre (Quinto libro, la cui attribuzione a Rabelais è dibattuta)
- Traité de bon usage de vin laquel est gran & perpetuel pour esbaudir l'ame & corps & contre diverses maladies de membres exteriors & interiors composé au proficit d'enlumineurs de museaulx par Maistre Alcofribas architriclin du Grand Pantagruel, Lyon, 1564; testo ritrovato nel 1995 in Repubblica Ceca citato in un testo praghese del 1622 (Trattato sul buon uso del vino che deve essere abbondante & continuo per alleviare l'anima & il corpo & contro tutte le malattie degli organi esterni & interni composto a uso & profitto dei fratelli della corporazione dei nasi scintillanti dal maestro Alcofribas coppiere supremo del grande Pantagruele, seguito da Sogni bislacchi di Pantagruele con centoventi incisioni, a cura di Patrik Ourednik, :duepunti edizioni, Palermo 2009. ISBN 978-88-89987-26-1)
Note[modifica]
- ^ Le opere di Galeno in quel periodo sono l'autorità e sono soprattutto conosciute nella loro edizione incompleta in latino del 1490. Nel 1525 vengono pubblicate nella lingua del manoscritto, il greco. All'epoca di Galeno il diritto romano proibiva la dissezione dei cadaveri umani, quindi l'anatomia si affidava all'osservazione delle scimmie o dei maiali per capire gli organi interni.
- ^ Rabelais l'immagine della deforme Proserpina regina degli inferi non ha un riferimento antico, si riferisce invece alla «madre dei diavoli» delle diableries medievali
- ^ Questa metafora per l'atto sessuale è resa nell'originale francese col termine saccade, preso dal campo dell'equitazione
Bibliografia[modifica]
- Michail Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale, Einaudi, Torino 1979 (1ª ed.) e 2001 (ed. or. Tvorčestvo Fransua Rable i narodnaja kul'tura Srednevekov'ja i Renessansa, Izdatelst'vo «Chudožestvennaja literatura», Moskva 1965)
- Filippo Alfano, Rabelais il libero pensatore, Istituto di Studi "Lino Salvini" Firenze, Roma 1996 - ISBN 88-8126-052-2
- Scalamandrè R., Rabelais e Folengo e altri studi sulla letteratura francese del '500, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1999.
Altri progetti[modifica]
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Collegamenti esterni[modifica]
- François Rabelais su liberliber.it, contiene il testo dei cinque libri su Gargantua e Pantagruel.
- (FR) ABU : la Bibliothèque Universelle testo originale in francese
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