Charles Baudelaire

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Baudelaire fotografato da Étienne Carjat

Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d'arte, giornalista, aforista, saggista e traduttore francese. È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, affiliato del parnassianesimo e grande innovatore del genere lirico, nonché anticipatore del decadentismo. I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale.

Il pensiero e la biografia di Baudelaire hanno influenzato molti autori successivi a lui (come ad esempio i "poeti maledetti" di Verlaine, Marcel Proust, Alfred de Vigny, Edmund Wilson ed in particolar modo Paul Valéry), appartenenti anche a correnti letterarie e vissuti in periodi storici differenti, e viene ancor oggi considerato non solo come uno dei precursori della letteratura decadente, ma anche di quella poetica e di quella filosofia nei confronti della società, dell'arte, dell'essenza dei rapporti tra esseri umani, dell'emotività, dell'amore e della vita che lui stesso aveva definito come "modernismo".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Baudelaire
Autoritratto
Il generale Aupick, patrigno di Baudelaire

Charles Baudelaire nacque a Parigi, in Francia, il 9 aprile 1821 in una casa del quartiere latino, in rue Hautefeuille nº 13, e venne battezzato due mesi dopo nella chiesa cattolica di Saint-Sulpice[1]. Suo padre si chiamava Joseph-François Baudelaire; si trattava di un ex-sacerdote e capo degli uffici amministrativi del Senato, amante della pittura e dell'arte in genere, che come prima moglie ebbe Jeanne Justine Rosalie Jasminla, dalla quale ebbe Claude Alphonse Baudelaire, fratellastro del poeta. La madre di Charles era la ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays, sposata da Joseph-François dopo la perdita della prima moglie. All'età di sei anni Baudelaire restò orfano del padre, allora sessantenne, sepolto nel cimitero di Montparnasse. Caroline, rimasta vedova, espanse sul figlio tutta la sua ricchezza affettiva, ma l'anno successivo decise di sposarsi con Jacques Aupick, un tenente colonnello che, a causa della sua freddezza e rigidità (nonché del perbenismo borghese di cui era intriso), si guadagnò ben presto l'odio del giovane Charles.
Baudelaire non perdonò mai alla madre questo "tradimento" e da allora il rapporto tra i due divenne sempre più tormentoso, nutrito dagli impulsi di vendetta del figlio, che non dissociava più l'amore per la madre dal bisogno di farla soffrire e dai lamenti e rimproveri di lei, che al figlio erano altrettanto necessari[2].

Nel 1833 Charles entrò nel Collegio reale di Lione, città dove si trasferì la famiglia a causa del lavoro del patrigno. Al gennaio 1836 risale il ritorno a Parigi, dove Aupick ricevette una promozione a colonnello; all'età di 14 anni Baudelaire iniziò a frequentare il collegio Louis-le Grand, con risultati altalenanti. Un suo compagno di classe lo descrisse così:

« Era molto più raffinato e distinto degli altri studenti del liceo [...] siamo legati l'uno con l'altro [...] da condivisi gusti e simpatie, il preconscio amore per le fini opere di letteratura. »

Baudelaire si rivelò incostante nello studio, a volte era diligente, altre volte era più soggetto ad oziare. Fu espulso dal liceo nel 1839, nonostante il suo buon profitto (nel 1837, infatti, ottenne il secondo premio di composizione in versi latini), per indisciplina: si era infatti rifiutato di consegnare al professore un biglietto che un compagno gli aveva passato in classe. Nonostante questo inconveniente, Baudelaire riesce pochi mesi dopo a conseguire il diploma di "baccalauréat", al liceo Saint-Louis.

Jeanne Duval, per lungo tempo musa ed amante di Baudelaire, ritratta da Édouard Manet.

Finito il liceo, il giovane si mostra indeciso sul proprio futuro ed insofferente alle scelte che Aupick aveva in mente per lui; si appassiona però alla carriera letteraria[3], che lo porta a conoscere artisti e scrittori dediti ad uno stile di vita bohémien, che lo spinse per altro ad accumulare debiti. Durante questo periodo comincia inoltre a frequentare prostitute e contrae presumibilmente la gonorrea e la sifilide. Nel 1840 intrattenne una relazione con una ragazza di nome Sarah, una giovanissima prostituta ebrea. Nel 1841, a causa della frequentazione di cattivi ambienti e del suo stile di vita dissoluto, su decisione del consiglio di famiglia fu imbarcato su una nave, la Paquebot des Mers du Sud, diretta verso Calcutta, in India. Egli si ferma prima sull'isola di Bourbon, poi su quella di Maurice. Nonostante ciò, il giovane Baudelaire decise di non portare a termine il viaggio e quindi il 4 novembre si imbarcò sulla nave Alcide, facendo ritorno in Francia. Da questa esperienza tuttavia nacque la passione di Baudelaire per l'esotismo, che si rifletterà in seguito nella sua opera di maggior successo: I fiori del male[4].

Ritratto di Charles Baudelaire di Émile Deroy, 1844

Dieci mesi dopo la sua partenza per l'India, una volta rientrato a Parigi, ormai maggiorenne, Baudelaire comincerà a svolgere una vita da bohèmien grazie all'eredità paterna, proseguendo la sua vita all'insegna della carriera letteraria. È in questo periodo che comincia a scrivere le prime composizioni de I fiori del male, affermandosi inoltre come critico d'arte e giornalista.

Nel 1842 si avvicinò alla figura di Gautier, prendendolo a modello sia nell'ambito spirituale che in quello artistico, e nello stesso periodo incontrò Jeanne Duval, "La Venere Nera" che "lo torturava ogni giorno" (così diceva la madre di Baudelaire), una danzatrice e attrice teatrale di origini haitiane, africane e francesi, figlia illegittima di una prostituta di Nantes, con la quale Baudelaire visse un'appassionata e turbolenta storia d'amore, che diverrà per il poeta fonte di notevoli spunti letterari. Secondo la madre di Baudelaire, Duval prosciugava suo figlio di ogni avere ed opportunità[5]. Jeanne Duval venne abbandonata dalla sua famiglia.

Il lussuoso stile di vita portò Baudelaire nel frattempo a prendere alloggio al centralissimo Hotel de Pimodan sull'isola di Saint-Louis dove, nello studio, teneva il proprio ritratto, opera di Pierre Dufay, frutto della sua repentina celebrità nei circoli artistici come dandy e spendaccione; le tende oscuravano solo la parte inferiore della finestra sulla Senna, così da lasciar vedere esclusivamente il cielo.

La carriera[modifica | modifica sorgente]

La prima edizione de I fiori del male, con le note di Baudelaire

Nonostante non avesse pubblicato ancora nessuna opera, già nel 1843 Baudelaire era conosciuto nei circoli letterari Parigini come un dandy dedito a spese e lussi che spesso non poteva neppure permettersi, circondandosi di opere d'arte e libri; i generosi dispendi economici del suo tenore di vita intaccarono rapidamente la metà del patrimonio paterno costringendo la madre, dietro consiglio del patrigno, ad interdire il giovane ed affidare il suo patrimonio ad un notaio.

In questo periodo entrò a far parte del Club des Hashischins, un circolo di letterati e intellettuali dediti all'esplorazione delle esperienze e delle allucinazioni prodotte dalle droghe (prima fra tutte l'hashish), che si ritrovavano spesso all'Hôtel de Lauzun; il gruppo comprendeva personalità rinomate, oltre a Baudelaire, quali Jacques-Joseph Moreau, Théophile Gautier, Gérard de Nerval, Eugène Delacroix ed Alexandre Dumas padre (Gautier dedicò un articolo di giornale al club intitolato Le Club des Hachichin e pubblicato sul Revue des Deux Mondes nel febbraio 1846).

Sempre in questi anni conobbe Balzac e continuò a produrre alcuni dei componimenti de I fiori del male. Al 1845 risale la prima pubblicazione, la recensione critica del Salon del 1845; il lavoro di Baudelaire si guadagnò parecchie attenzioni in campo artistico, per l'audacia delle idee esposte e per la competenza dimostrata dall'autore.

A questo primo "successo" personale faceva contrasto però il suo stile di vita: sempre più pressato da debiti, dubbioso sul proprio futuro, solo e con una condizione psicologica precaria, Baudelaire tentò per la prima volta il suicidio. Si ferì soltanto lievemente e superò il trauma fisico con una convalescenza relativamente breve; la madre, nonostante il figlio stesse vivendo un periodo evidentemente disastroso, non lo andò mai a visitare ignorando le sue richieste, probabilmente per ordine di Aupick.

Nel 1846 Baudelaire si occupa nuovamente del Salon, collaborando con riviste e giornali attraverso articoli, saggi e critiche d'arte. La sua fama continua a crescere, soprattutto perché in quest'opera si fa sostenitore del Romanticismo e di Delacroix[6]. Allo stesso anno risale anche l'importante esordio come poeta con l'opera A una signora creola, mentre l'anno successivo pubblicherà la sua unica novella, intitolata La Fanfarlo, nella quale si intravedono anche alcuni abbozzamenti da opera teatrale.

Nel 1848 prende parte ai moti rivoluzionari parigini e sale anche lui sulle barricate insurrezionaliste, seppure la sua posizione politica non fosse radicata e difesa con convinzione, quanto spinta dalla foga del momento e dalla situazione storico-sociale parigina. Tuttavia, Baudelaire vedrà sfumare la possibilità di una vittoria e di una "liberazione" dalle sanguinarie giornate successive alle proteste, dalla proclamazione della Seconda Repubblica francese e dalla conseguente instaurazione del regime bonapartista di Napoleone III. Questa sconfitta lascerà una ferita profondissima nell'animo di Baudelaire, tanto che diventerà il vertice finale in cui confluirà tutta la sua poesia.

La vita di Baudelaire nei primi anni della seconda metà dell'Ottocento permaneva nelle medesime condizioni di precarietà provate nei periodi passati, tra alloggi momentanei, debiti pressanti, lavori altalenanti ed una salute cagionevole. Inizia ad amare la musica di Richard Wagner (dopo aver ascoltato il preludio del Lohengrin e del Tannhäuser) e lo scrittore Edgar Allan Poe, cui dedicherà diversi articoli e personali traduzioni in francese; queste ultime raggiungeranno un discreto successo, venendo pubblicate su Le Pays. Poe ed il romanzo gotico rappresenteranno per Baudelaire una potente influenza, che risulterà più evidente in svariati componimenti de I fiori del male. Il suo impegno giornalistico si determinò inoltre nelle varie critiche d'arte, pagine di grande modernità ed originalità che si fondono profondamente con l'estetica del tempo e con la poetica dei suoi versi.

I fiori del male[modifica | modifica sorgente]

(FR)
« Vois sur ces canaux
Dormir ces vaisseaux
Dont l'humeur est vagabonde;
C'est pour assouvir
Ton moindre désir
Qu'ils viennent du bout du monde. »
(IT)
« Vedi sui canali
Vascelli addormentati
D'estro vagabondo;
Per soddisfare ogni
Tuo desiderio,
Vengono dai confini del mondo. »
(C. Baudelaire, da Invito al viaggio, in I fiori del male)
Henri Fantin-Latour
Hommage à Delacroix
Da sinistra, seduti: Louis Edmond Duranty, Henri Fantin-Latour, Jules Champfleury e Charles Baudelaire. Da sinistra, in piedi: Louis Cordier, Alphonse Legros, James Whistler, Édouard Manet, Félix Bracquemond e Albert de Balleroy. Al centro, un ritratto di Eugène Delacroix.
Carlos Schwabe
Spleen et Ideàl

Les Fleurs du Mal: il titolo di quest'opera riassume a pieno l'idea di bellezza propria del poeta francese. Il male, come il bene, ha i suoi fiori, le sue bellezze. Il male risulta però più attraente e più accattivante. Quest'opera evoca il "viaggio" immaginario, tipico della concezione di vita di Baudelaire. Si parte infatti dall'angoscia di vivere (Spleen), al quale si contrappone da una parte un ideale divino (Idéal), fatto di corrispondenze naturali, d'amore e bellezza, al quale si può arrivare solo tramite la bellezza ideale. Dall'altra parte abbiamo poi la morte, altra fonte di salvezza. Ci arriviamo attraverso il male, la ribellione contro tutto ciò che ci circonda, ma soprattutto contro Dio, con l'utilizzo di droghe e alcol, che rappresentano il tentativo del poeta di trovare rifugio, scoprendo però che sono capaci di donare solo una breve illusione di libertà (Enivrèz Vous - "Ubriacatevi").

I fiori del male esprimono dunque la vita secondo Baudelaire, divisa nelle seguenti sezioni: Spleen et Idéal, Quadri Parigini, Il Vino, Fleurs du Mal, Rivolta, La Morte. Il significato della scelta del titolo è anche molto importante. ha un doppio valore simbolico; infatti il "fiore", nascendo dalla terra, fa parte della natura maligna e perciò viene detto "del male".

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Baudelaire venne processato nel 1857, per la pubblicazione de I Fiori del Male, insieme al suo editore, Auguste Poulet-Malassis[7]. Baudelaire venne accusato di "offendere la morale pubblica e il buon costume"[8]. Essendo già incastrato in una situazione difficile a causa della sua partecipazione alla rivoluzione del 1848, Baudelaire e il suo editore vennero processati e lo scrittore dovette pagare una multa di 300 franchi ed eliminare 6 poesie considerate "oscene". Il 28 aprile dello stesso anno muore il patrigno di Baudelaire, il generale Aupick. Tuttavia, Baudelaire non si arrese al volere dell'imperatore Napoleone III e nel 1861 pubblicò una nuova edizione de I Fiori del Male, con l'aggiunta di 35 nuove poesie inedite[9]. Nel 1866 pubblicò la raccolta Les Épaves, in cui inserì le poesie che le autorità gli avevano ordinato di eliminare dalla prima edizione de I Fiori del Male.

Baudelaire in questi anni si dedicò alla traduzione di varie opere, tra cui Le confessioni di un mangiatore d'oppio di Thomas de Quincey[10], Storia di Arthur Gordon Pym di Poe e alcuni scritti di Hoffmann. Si dedicò anche al completamento di alcune opere che vengono considerate (insieme a I Fiori del male) i suoi capolavori, come ad esempio Lo spleen di Parigi (intitolato all'inizio Piccoli Poemi in prosa) e si impegnò anche in una serie di recensioni e di critiche artistiche intitolata Exposition universelle e pubblicata su Le Pays; scrisse anche per conto di alcuni giornali delle recensioni e critiche letterarie sulle opere di alcuni suoi conoscenti ed amici, tra cui Gustave Flaubert (L'Artiste, 18 ottobre 1857) e Gautier (Revue contemporaine, settembre 1858, periodo in cui tra l'altro il giornale pubblicò anche De l'idéal artificiel e Le poème du haschisch); Charles scrisse anche vari articoli e poemi che conferì poi ad Eugene Crepet, tra cui Poètes francais, Les Paradis artificiels (nel quale si percepisce una notevole influenza da parte di de Quincey ma che non ottenne grande successo di pubblico) ed Opium et haschisch (1860).

Firma di Baudelaire

Dal 1859 in poi, lo stato di salute fisica di Baudelaire si aggravò terribilmente (anche a causa della sua dipendenza da laudano) e, a causa dello stress e delle precarie condizioni economiche in cui viveva, Charles cominciò ad invecchiare notevolmente, anche nell'aspetto fisico. Alla fine la madre, cessato il suo presunto risentimento nei confronti del figlio, decise di riprenderlo a vivere con sé per qualche tempo nella sua attuale casa, ad Honfleur. Charles in questo periodo divenne incredibilmente pacifico e produttivo nella nuova casa e nella cittadina di mare, ed il poema Le Voyage è forse il più emblematico manifesto di questa sua riappacificazione (con la madre, ma anche con sé stesso) e di questa momentanea serenità, nonché dei suoi sforzi artistici nonostante l'aggravarsi della malattia (probabilmente la sifilide)[11].

Nel 1860 venne colto da una prima crisi esistenziale. Le sue difficoltà finanziarie continuarono ad avvicinarsi sempre di più verso l'orlo del baratro e, poco dopo, il suo editore Auguste Poulet-Malassis finì anche lui in bancarotta nel 1861, motivo che presumibilmente lo portò a tentare per la seconda volta il suicidio nello stesso anno[12].

Tomba di Baudelaire e dei familiari al cimitero di Montparnasse, Parigi

La sua lunga relazione con Jeanne Duval, caratterizzata da alti e bassi e di tanto in tanto da riprese continue, perdurò; Charles accompagnò Jeanne, nel frattempo diventata cieca e sofferente per la sifilide, e l'assistette fino alla fine della sua vita. Jeanne Duval morì nel 1862, a Parigi. Nello stesso anno muore anche il fratellastro del poeta, provocandogli così un altro lutto. Le relazioni di Baudelaire con la cortigiana Apollonie Sabatier e con l'attrice teatrale Marie Daubrun (a quest'ultima aveva dedicato i versi della poesia Invito al viaggio), sebbene fossero state entrambe muse e fonti di ispirazione per lui, non produssero mai nessun soddisfacimento duraturo.

Nel 1864, dopo essere stato rifiutato all'Académie française, decise di recarsi a Bruxelles con la speranza di ricavare del denaro per mezzo di alcune conferenze, cercando anche di vendere i diritti delle sue opere[12]. Vi trascorse invece giorni di assoluta miseria, tra indicibili sofferenze fisiche e morali. La monotonia e la noia di questo periodo rivivono nei pessimistici pensieri de Il mio cuore messo a nudo, nella ferocia del pamphlet Amenità belgiche (il cui titolo all'inizio era Pauvre Belgique! e che è conosciuto in Italia con il titolo La Capitale delle Scimmie) e in Razzi (Cohetes), opere a cui lavora con crescente disperazione e che rimarranno soltanto abbozzate. A queste si aggiungono anche i Diari intimi, le ultime opere di Baudelaire, anche queste scritte durante il momentaneo soggiorno a Bruxelles, che verranno poi riunite in una sola raccolta. A Bruxelles la sua dipendenza dalle droghe peggiorò ulteriormente, portandolo a fumare oppio e ad abusare degli alcolici.

Nel 1866 a Namur, mentre stava visitando la chiesa di Saint-Loup, venne colpito da ictus, emiplegia e afasia e rimase paralizzato nel lato destro del corpo; riportato a Parigi, con la sifilide arrivata ormai all'ultimo stadio, nella casa di cura del dottor Duval, cercò sollievo nelle droghe e nell'alcol, ma nel 1867, dopo una straziante agonia e aver ricevuto l'estrema unzione in una chiesa cattolica[13], Charles Baudelaire morì tra le braccia della madre, a soli 46 anni. Venne sepolto a Parigi nel cimitero di Montparnasse nella tomba di famiglia, senza alcun particolare epitaffio, insieme al padre adottivo, ed in seguito alla madre.

Il lavoro di Baudelaire rimase in gran parte disseminato in giornali e riviste. Dopo la morte del poeta, vennero pubblicati l'epistolario alla madre, nel 1872, e nel 1909 Il mio cuore messo a nudo, Razzi e Diari intimi. Infine la casa editrice Calmann-Lévy (che aveva già pubblicato alcune opere di Baudelaire) acquistò i diritti su tutta la sua opera e provvide a riordinarla in sette volumi, pubblicati poi nel 1939.

Nel 1949 la Corte di Cassazione francese decise di riabilitare opere e memoria del poeta scomparso.

Il personaggio[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Baudelaire, di Gustave Courbet, 1848-1849, Museo Fabre

Il personaggio "Charles Baudelaire" ha alimentato il mito del bohemien e del flâneur, lo studente povero o presunto tale, ribelle ed amante dei piaceri notturni, dell'assenzio e delle novità in fatto di costumi e di arte. Generazioni di studenti e di poeti si sono ispirati e ancora oggi si ispirano al poeta parigino. Figura in parte contrapposta in parte collocata al fianco del dandy e dell'esteta, Baudelaire incarna quella visione di gioventù romantica dedita all'eccesso e alla poesia, un po' cupa e rivoluzionaria.

Da sempre l'autore dei Fiori del male è stato assunto a vessillo antiborghese della contrapposizione produttiva, di quel mito romantico che vede nel giovane che si allontana dalla famiglia e che si dedica a droghe, all'alcol e all'arte non un problema della "societas" ma un portatore del nuovo ed un artista all'avanguardia. Baudelaire infatti con i suoi scritti e la sua vita rappresenta tuttora l'artista e il poeta maledetto, figura iconografica che segna ancora profondamente la visione dell'intellettuale e del poeta ai giorni nostri.

Baudelaire e le donne[modifica | modifica sorgente]

Apollonie Sabatier, bohèmienne e amante di Baudelaire, ritratta da Vidal.

Uno dei temi che fa da fulcro alla poesia di Baudelaire è quello dell'amore, che significa anche gusto per la vita, fascino per la bellezza, sogno di un altrove dove l'esistenza possa trascorrere serena e carica di promesse.

Nel 1852, anno in cui pubblicò il suo studio sull'opera di Poe, Baudelaire tentò di sedurre Madame Sabatier, musa di vari artisti, che ispirò alcune delle poesie più belle de Le Fleurs du mal e che rappresenta, nell'immaginario del poeta, il polo dell'amore sublime e mistico, corrispondente alla ricerca del Bello ideale. Jeanne Duval invece occupa il polo dell'amore carnale, che può essere affascinante e diabolico, ma anche nettamente sadico e mortifero, e in quanto tale corrisponde al richiamo del baratro e dell'autodistruzione.

Cenotafio a Baudelaire, Cimitero di Montparnasse

Tutto ciò che Baudelaire ha scritto sulla donna è dominato da un desiderio di purezza impossibile e dalla volontà di non sottrarsi alla denuncia anche brutale della cruda verità. Una delle fantasie "ridicole" di cui si era macchiata l’epoca in cui gli era toccato di vivere era stata quella di abolire le tracce del peccato originale. Il peccato che l’uomo vive non può essere abolito, è legato al piacere e al rimorso. Il piacere, fratello del disgusto, invade la coscienza di chi ha incontrato il male.

La donna, simbolo del peccato, diventa, per il demone della contraddizione da cui egli è torturato, oggetto di culto e di esecrazione. L’adorazione della donna si confonde con un’ossessiva forma di misoginia. Questo atteggiamento di avversione o repulsione per la donna ha una ragione ora tragica ora satirica. La donna è vicina alla natura, cioè abominevole; è sempre volgare e quindi l’opposto del dandy, meraviglioso simbolo di lotta estetica alla natura. Fa orrore perché legata ai propri bisogni; se ha sete beve, se ha fame mangia; Ella non sa separare l’anima dal corpo. Baudelaire riconosce nell’eterna Venere (nella sua convinzione di capriccio, d’isterismo, d’immaginazione) una delle forme più seducenti del diavolo, della cui esistenza è ben convinto. Egli si meravigliava che alle donne sia permesso di entrare nelle chiese. "Di che cosa possono parlare - si domandava - con Dio?".

Per ribadire la ferma opposizione dei due sessi, che si guardano come nemici e che il caso, cioè l’amore, rende complici, Baudelaire almanacca che "amare le donne intelligenti sia un piacere da pederasti": dovremmo amare le donne quanto più esse le sentiamo diverse da noi.

L’atto dell’amore somiglia a una tortura o a un'operazione chirurgica. Anche quando due amanti sembrano fortemente presi l’uno dall’altro e pieni di reciproco desiderio, l’uno dei due sarà sempre più calmo o meno indemoniato dell’altro. Uno è il "chirurgo", l’altro il "paziente". Nella proclamazione di un silenzio, che è il sadismo, la voluttà unica e suprema dell’amore consiste nella certezza di fare il male, e l’amore è un delitto in cui non si può fare a meno del complice. L’inferno, il diavolo, il peccato, fonte di piacere e di dolore, l’amore che si allontana sempre di più dalla semplicità e dal candore della natura, e nessuna volontà di cancellare quelle macchie depositate dal male e averne alcuna consolazione, a vivere nel proprio inferno fino all’ultimo: questo fu il destino di Baudelaire.

Simbolismo e allegorismo[modifica | modifica sorgente]

Il senso di disagio provocato dalla violenta trasformazione socio-economica dell'Ottocento si è manifestato in due diverse poetiche nell'opera di Baudelaire:

Busto di Baudelaire ai Giardini del Lussemburgo, Parigi

La prima, quella del simbolismo, è generata da un grande desiderio di ritrovare quel forte legame tra la società pre-industriale e la natura. Sono poste in risalto le analogie tra uomo e natura e sono accostati i diversi messaggi sensoriali provenienti dal mondo naturale, espressi attraverso la figura retorica della sinestesia;

La seconda, l'allegorismo, deriva dal tentativo di sottolineare il profondo distacco della vita rispetto alla nuova realtà industriale, proponendo al lettore spunti di riflessione che richiedono un'attività razionale per essere compresi. Però il suo allegorismo rappresenta anche il rifiuto dell'oggettivismo scientifico, che tarpa la fantasia per richiuderla entro regole logiche, con ciò privando l'uomo del suo bene più prezioso.

La poetica[modifica | modifica sorgente]

L'opera di Baudelaire, che avvertì la crisi irreversibile della società del suo tempo, è varia e complessa. La sua poesia, incentrata sulla perfezione musicale dello stile (egli stesso lo definì "matematico"), aprì la strada al simbolismo e allo sperimentalismo, che avranno forti ripercussioni nella poesia del Novecento. Particolare importanza ebbero anche i suoi scritti di critico e di studioso di problemi estetici, che confluirono e si consolidarono in un lavoro a latere. Baudelaire non appartenne a nessuna scuola, fu indipendente, nonostante la sua poesia derivi direttamente dal romanticismo. Sebbene i sentimenti che lo ispirarono fossero puramente romantici, seppe esprimerli in una forma nuova, attraverso dei simboli che riflettevano le sensazioni del mondo inconscio.

La "psicologia" di Baudelaire si basa sul conflitto tra l'orrore e l'estasi, che si realizzano nello Spleen et Ideàl, sull'amore non solo fisico ma anche platonico, sul rifiuto dei valori del realismo e del positivismo, primeggiando invece la sensibilità, l'irrazionalità, la malinconia, la verità umana al centro dell'universo; la preferenza e l'esaltazione di un mondo ideale, immaginario, onirico, nel quale fuggire, poiché il mondo reale è orribile, spaventoso, fatto solo di delusioni e di dolore. Questa visione della vita, del mondo, della società e della natura ha portato alla diffusione del simbolismo, ma anche alla nascita del decadentismo, che deriva proprio dalla corrente simbolista, e che si sviluppa soprattutto in Francia e in Italia.

Albatro in volo

Fu il poeta della città "febbrile", pervertita, dei vizi e delle miserie degli uomini; ma anche la ricerca ansiosa dell’ideale, il desiderio e la paura della morte, la fuga dalla vita monotona e normale, la complessità e le contraddizioni interiori dell’uomo, furono temi ricorrenti della sua poesia. Nella poesia L’Homme et la mer, Baudelaire compara il mare all’animo umano. L’immensità della distesa marina, la mutevolezza delle sue onde, diventano immagini simboliche che corrispondono ai diversi aspetti e al mistero dell’animo umano. L'esasperazione della ricerca romantica si razionalizza nella coscienza dell'avvenuta frattura storica tra l'immagine dell'arte e la sostanza della vita, tra idéal e spleen. La negazione della morale collettiva e la rappresentazione del male, del demoniaco e del grottesco vengono ideologicamente poste a fondamento della vita così come della poesia.

Per Baudelaire il poeta è il sacerdote di un rito, il veggente che sa scorgere nel mondo naturale misteriose analogie, corrispondenze nascoste; ma è anche l'artista capace di usare la parola poetica e il verso sapientemente costruito, limpido e puro, per esprimere le sue intuizioni e i suoi sentimenti.

"Il poeta" - scrive Baudelaire - "è come l'albatro". L'albatro domina col suo volo gli spazi ampi: le sue grandi ali lo rendono regale nel cielo ma se gli capita di essere catturato dai marinai si muove goffo e impacciato sul ponte della nave e diventa oggetto di scherzi e di disprezzo; e sono proprio le grandi ali che lo impacciano nel muoversi a terra.

Anche il poeta, trasgressivo e maledetto, è abituato alle grandi solitudini e alle grandi profondità delle tempeste interiori e in queste dimensioni domina sovrano; anche lui, come l'albatro, può sembrare goffo e impacciato nella realtà quotidiana, nella quale non si muove a suo agio. Il poeta insomma ha il dominio della realtà fantastica, ma nella realtà materiale è un incapace e riceve l'incomprensione e il disprezzo degli uomini, esattamente come accade all'albatro.

Il poeta, secondo Baudelaire, è venuto sulla terra per interpretare la realtà alla luce del suo sogno, ribelle alle convenzioni, inabile alla vita pratica, destinato a gettare il discredito sulle comuni passioni, a sconvolgere i cuori, a testimoniare per mezzo dell'Arte d'un mondo magicamente e idealmente perfetto.

Il modernismo e la lirica baudelairiana[modifica | modifica sorgente]

Baudelaire disegnato da Manet, 11,5 x 7,5 cm (1862- 1868)

Charles Baudelaire è stato da molti definito il padre della "modernità", parola utilizzata dallo stesso poeta per esprimere la particolarità dell'artista moderno: la sua capacità di vedere nella metropoli che lo circonda non solo la decadenza dell'uomo ma anche di avvertire una misteriosa bellezza fino ad allora mai scoperta. Il problema che si pone Baudelaire è proprio questo: come sia possibile la poesia in una società così commercializzata e tecnicizzata?

In molti hanno cercato una linea di continuità tra Baudelaire e i Romantici (e Baudelaire ne conosceva: Lamartine, Hugo, Musset, Vigny...) ma da questi ultimi si distanzia per quel processo di "spersonalizzazione" portato poi agli estremi da Arthur Rimbaud.

I Fiori del male non sono una lirica di confessione, né tanto meno la raccolta va intesa come un diario di situazioni private. Il primo passo che porta alla spersonalizzazione della poesia è la scelta, adottata dal poeta, di non datare nessuno dei suoi componimenti (contrariamente a quanto fece Hugo, conoscente di Baudelaire). Benché le poesie della raccolta seguano un percorso, questo non è autobiografico, ma di tipo tematico. I temi presenti nella raccolta non sono molti e si è voluto vedere in questo della sterilità. In verità con la concentrata tematica della sua poesia, Baudelaire soddisfa quel suo principio di non abbandonarsi all'"ebbrezza del cuore".

L'atto che conduce alla poesia pura si chiama lavoro, è metodica costruzione di un'architettura. Les Fleurs du Mal non vogliono essere un semplice album, ma un'opera che ha "un commencement et une fin" ("un inizio e una fine"). Dopo una poesia introduttiva che anticipa il complesso dell'opera, il primo gruppo di poesie (Spleen et Idéal) presenta il contrasto tra lo slancio e la caduta. Il gruppo seguente (Tableaux Parisiens) mostra il tentativo di un'evasione nel mondo esterno della metropoli, tentativo che, non portando a nessun risultato, sfocia in un'evasione nel paradiso dell'arte. È questo il tema del terzo gruppo, Le Vin. Neppure questo però porta ad una serenità. Ne consegue l'abbandonarsi alla fascinazione del distruttivo (nel quarto gruppo che ha lo stesso titolo della raccolta, Les Fleurs Du Mal). La conseguenza di tutto ciò è la sarcastica ribellione contro Dio (Révolte). Come ultimo tentativo non resta che cercare pace nella morte: così si conclude l'opera nel sesto e ultimo gruppo di poesie, dal titolo, appunto, La Mort.

Il termine modernità (modernité), coniato da Charles Baudelaire, designava la sfuggevole ed effimera esperienza della vita condotta nella metropoli e nella città, e anche la responsabilità che l'arte ha di catturare quell'esperienza e di esprimerla nelle forme più disparate, suggestive ed originali[14].

Il modernismo e la trasformazione dei valori e delle sensazioni di Baudelaire contribuirono, storiograficamente e terminologicamente parlando, alla nascita della cosiddetta poesia moderna, evolutasi, dopo la morte del poeta, grazie all'aiuto dei suoi seguitori e di scrittori come Rimbaud e Mallarmé e che ha cominciato a decadere intorno al XX secolo con la nascita e la diffusione di nuovi movimenti artistici "d'avanguardia" (anche questo termine fu coniato da Baudelaire) come l'espressionismo e il surrealismo, fino all'ascesa del postmodernismo e dell'inizio dell'età contemporanea.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Nadar
Charles Baudelaire
1855
  • Il salone del 1845 (Salon de 1845, 1845)
  • Il salone del 1846 (Salon de 1846, 1846)
  • La Fanfarlo (1847, novella)
  • Del vino e dell'hashish (Du vin et du haschisch, 1851)
  • Fusées (1851)
  • L'Arte romantica (L'Art romantique, 1852)
  • Morale du joujou (1853, riscritto nel 1869)
  • Esposizione universale (Exposition universelle, 1855)
  • I fiori del male (Les Fleurs du mal, 1857)
  • Il poema dell'hashish (Le Poème du haschisch, 1858)
  • Il salone del 1859 (Salon de 1859, 1859)
  • I paradisi artificiali (Les Paradis artificiels, 1860)
  • La Chevelure (1861)
  • Réflexions sur quelques-uns de mes contemporains (1861)
  • Richard Wagner et Tannhäuser à Paris (1861)
  • Il pittore della vita moderna (Le Peintre de la vie moderne, 1863)
  • L'opera e la vita di Eugène Delacroix (L'œuvre et la vie d'Eugène Delacroix, 1863)
  • Il mio cuore messo a nudo (Mon cœur mis à nu, 1864)
  • I Relitti (Les Épaves, 1866)
  • Curiosità estetiche (Curiosités esthétiques, 1868, raccolta di articoli e saggi)
  • Lo spleen di Parigi o Poemetti in prosa (Le Spleen de Paris o Petits poèmes en prose, 1869)
  • L'Arte romantica (L'Art romantique, 1869)
  • Diari intimi (Journaux intimes, 1851-1862)
  • Lettere alla madre (1872, raccolta di lettere)
  • Razzi (1897)
  • La Capitale delle Scimmie (postumo)

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Pittura[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Charles Baudelaire, Richard Howard. Les Fleurs Du Mal. David R. Godine Publisher, 1983, p.xxv. ISBN 0-87923-462-8, ISBN 978-0-87923-462-1.
  2. ^ Richardson 1994, p.16
  3. ^ Richardson 1994, p.35
  4. ^ Richardson 1994, pp. 67–68
  5. ^ Richardson 1994, p.75
  6. ^ Richardson 1994, p.110.
  7. ^ Richardson 1994, pp. 232–237
  8. ^ Richardson 1994, p.248
  9. ^ www.treccani.it
  10. ^ Richardson 1994, p.311.
  11. ^ Richardson 1994, p.281
  12. ^ a b Richardson 1994, p. 400
  13. ^ Library.vanderbilt.edu
  14. ^ "By modernity I mean the transitory, the fugitive, the contingent which make up one half of art, the other being the eternal and the immutable." Charles Baudelaire, "The Painter of Modern Life" in The Painter of Modern Life and Other Essays, edited and translated by Jonathan Mayne. London: Phaidon Press, 13.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Bourget (1883), Charles Baudelaire, in Saggi di Psicologia Contemporanea, Torino, Aragno, 2007.
  • L. de Nardis, Laboratorio baudelariano, in L'usignolo e il fantasma. Saggi sulla civiltà francese dell'Ottocento, Milano-Varese, Istituto Editoriale Cisalpino, 1970.
  • G. Macchia, Baudelaire, Milano, Rizzoli, 1975.
  • G. Cacciavillani, Questo libro atroce. Commenti ai Fiori del Male, Napoli, Liguori, 2004.
  • G. Grasso, Rileggere Baudelaire, con una Introduzione di Paolo Pinto, Lugano, Carpena Edizioni-Lumières Internationales, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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