Suicidio

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Suicidio
Edouard Manet 059.jpg
Il suicidio di Édouard Manet 1877–1881
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) E950
ICD-10 (EN) X60X84

Per suicidio (dal latino suicidium, sui occido, uccisione di sé stessi) si intende l'atto col quale un individuo si procura volontariamente e consapevolmente la morte.

Il suicidio è il gesto autolesionistico più estremo, tipico in condizioni di grave disagio o malessere psichico, particolarmente in persone affette da grave depressione e/o disturbi mentali di tipo psicotico[1]. Ovviamente essi possono essere determinati anche da cause o motivazioni strettamente personali ovvero eventi ben pratici quali particolari situazioni esistenziali sfavorevoli, condizioni sociali ed economiche, delusioni amorose, condizioni di salute o di estetica, mobbing familiare, derisioni, bullismo ecc..

Dal punto di vista medico-psichiatrico, numerosi dati[2] di letteratura indicano che è sicuramente possibile prevenire il suicidio nella popolazione generale, riducendo drasticamente il numero di morti, mediante apposite campagne di informazione e attraverso programmi e centri di aiuto e assistenza.

Sociologicamente il suicidio è stato trattato in modo molto approfondito da Émile Durkheim, il quale individua quattro tipi di suicidio collegati ai gradi di integrazione e regolamentazione sociale[3]:

Nella genesi del suicidio, gioca un ruolo importante la componente emulativa[4][5]: è noto, già dall'Ottocento, il cosiddetto effetto Werther, l'incremento di suicidi seguito alla pubblicazione del romanzo I dolori del giovane Werther di Goethe. Per questo motivo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha diramato delle linee guida per indirizzare il comportamento degli operatori dell'informazione e dei mezzi di comunicazione di massa, ai quali è affidata la richiesta di un comportamento responsabile[4].

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Il suicidio, è l'"atto di prendere la propria vita".[6] Il tentato suicidio o un comportamento suicida non fatale è considerato autolesionismo con il desiderio di terminare la propria vita che non si traduce nella morte.[7] Il suicidio assistito è quando un individuo aiuta un altro a provocare la propria morte indirettamente fornendo consulenza o il mezzo per la propria fine.[8] Questo è diverso dall'eutanasia, dove un'altra persona assume un ruolo più attivo nel determinare la morte di una persona.[8] L'ideazione suicidaria è quando uno pensa di porre fine alla propria vita.[7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Suicidio di Decebalo sulla Colonna Traiana.

Nell'antica Atene, a una persona che si toglieva la vita senza l'approvazione dello Stato, veniva negato l'onore di una sepoltura normale. Essa sarebbe stata sepolta da sola, alla periferia della città, senza una lapide o un segno distintivo.[9] Nell'antica Grecia e nell'antica Roma, il suicidio era considerato un metodo accettabile per affrontare una sconfitta militare.[10] A Roma, mentre il suicidio era stato inizialmente ammesso, fu poi considerato un crimine contro lo Stato per i suoi costi economici.[11]

Un decreto penale emesso da Luigi XIV di Francia nel 1670 puniva gravemente chi si toglieva la vita: il corpo della persona morta veniva trascinato lungo le strade, a faccia in giù, per poi essere appeso o gettato nei rifiuti. Inoltre, tutte le proprietà di un suicida venivano confiscate.[12][13] Storicamente la chiesa cristiana scomunicava chi tentava il suicidio e coloro che si erano tolti la vita venivano sepolti fuori dai cimiteri consacrati.[14] Nel tardo XIX secolo, in Gran Bretagna, il tentato suicidio era considerato equivalente al tentato omicidio e poteva essere punito per impiccagione.[14] Nell'Europa del XIX secolo, l'atto suicidario veniva visto come una dimostrazione di infermità mentale.[13]

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stati per tasso di suicidio.
Numero di suicidi ogni 100.000 persone nel 2004.[15]

██ n.d.

██ <3

██ 3–6

██ 6–9

██ 9–12

██ 12–15

██ 15–18

██ 18–21

██ 21–24

██ 24–27

██ 27–30

██ 30–33

██ >33

Tra circa lo 0,5% e l'1,4% delle persone muore per suicidio.[16][17] A livello globale, a partire dal 2008/2009, il suicidio è la decima causa di morte[18], con circa da 800.000 a un milione di persone che muoiono ogni anno, fornendo un tasso di mortalità dell'11,6 per 100.000 persone per anno.[16] I tassi di suicidio sono aumentati del 60% dal 1960 al 2012,[19] con aumenti visti soprattutto nei paesi in via di sviluppo.[18] Per ogni suicidio vi sono tra i 10 e i 40 tentativi.[17]

I tassi di suicidio variano significativamente tra i paesi e nel tempo.[16] La percentuale dei decessi nel 2008 era: Africa 0,5%, Sud-Est asiatico 1,9%, Americhe 1,2% ed Europa 1,4%.[16] I tassi per 100.000 individui erano: Australia 8.6, Canada 11.1, Cina 12,7, India 23,2, Regno Unito 7,6, Stati Uniti 11.4.[20] Il suicidio è stata classificata come la 10° causa di morte negli Stati Uniti nel 2009 con circa 36.000 casi[103] e con circa 650.000 persone che sono state accettate nei dipartimenti di emergenza seguito di un tentativo.[17] Lituania, Giappone e Ungheria hanno i tassi più elevati.[16] I paesi con il maggior numero assoluto di suicidi sono la Cina e l'India che rappresentano oltre la metà del totale.[16] In Cina il suicidio è la quinta causa di morte.[21]

Sesso[modifica | modifica wikitesto]

Tasso di suicidi ogni 100.000 maschi (a sinistra) e ogni 100.000 femmine (a destra) (dati 1978-2008). Tasso di suicidi ogni 100.000 maschi (a sinistra) e ogni 100.000 femmine (a destra) (dati 1978-2008).
Tasso di suicidi ogni 100.000 maschi (a sinistra) e ogni 100.000 femmine (a destra) (dati 1978-2008).

Nel mondo occidentale, i maschi muoiono da tre a quattro volte più spesso per suicidio di quanto non facciano le femmine, anche se le femmine lo tentano quattro volte più spesso.[16][17] Ciò è stato attribuito al fatto che i maschi utilizzino mezzi più letali per togliersi la vita.[22] Questa differenza è ancora più marcata negli individui di età superiore ai 65 anni, con i maschi che si tolgono la vita dieci volte di più rispetto alle femmine.[22] La Cina ha uno dei più alti tassi di suicidio femminile nel mondo ed è l'unico paese in cui la percentuale è più alta rispetto a quella degli uomini (rapporto di 0,9).[16][21] I tassi di suicidio nella zona del Mediterraneo orientale sono quasi equivalenti tra maschi e femmine.[16] Per le donne il più alto tasso di suicidi si trova in Corea del Sud con 22 casi per 100.000, con alti tassi del sud-est asiatico e nel pacifico occidentale in generale.[16]

Età[modifica | modifica wikitesto]

In molti paesi il tasso di suicidio è più alto nella mezza età[23] o negli anziani.[24] Il numero assoluto di suicidi è però più grande tra quelli tra i 15 e i 29 anni, a causa del numero più elevato di persone in questa fascia di età.[16] Negli Stati Uniti è più frequente negli uomini caucasici di età superiore a 80 anni, anche se i più giovani lo tentano più frequentemente.[17] Il suicidio è la seconda più comune causa di morte tra gli adolescenti[25] e nei giovani maschi viene solo dopo la morte accidentale.[23] Per i giovani maschi del mondo sviluppato è la causa di quasi il 30% della mortalità.[23] I tassi riscontrabili nei paesi in via di sviluppo sono simili, ma vi è una minore percentuale di decessi complessivi per via dell'alto numero di morti per altri tipi di traumi.[23] Nel Sud-Est asiatico, a differenza di altre aree del mondo, i decessi per suicidio si verificano più frequentemente nelle giovani donne rispetto alle anziane.[16]

Epidemiologia in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Grafico dei dati istat 2007 sul suicidio diviso per sesso[26]. Gli uomini sono rappresentati dal colore azzurro, le donne dal rosa. I numeri rappresentano il numero di suicidi in Italia per anno per i maschi, le femmine e il totale.

In Italia la regione con il numero più basso di suicidi è la Campania con 2,6 suicidi per 100.000 abitanti, e la più alta il Friuli-Venezia Giulia (9,8 per 100.000 abitanti), nel 2007, seguita da Valle d'Aosta (9 su 100.000), Sardegna (8,9 su 100.000) e Trentino-Alto Adige (8,7 su 100.000) rispetto a una media nazionale di 5,6[27].

Rapporto tra suicidi e crisi economica[modifica | modifica wikitesto]

Contrariamente alle notizie diffuse dagli organi di informazione, la crisi economica iniziatasi nel 2008 non ha prodotto un netto e chiaro incremento nel tasso di suicidi dovuti a cause economiche[5]: questi eventi, secondo dati ISTAT, sono stati in numero di 150 nel 2008, passando a 198 nel 2009 (con un aumento del 24,8%), e scendendo a 187 nel 2010 (con un calo del 6%)[5]. Il rapporto tra crisi economica e ricorso al suicidio è smentito, inoltre, dal fatto che paesi europei come la Germania e la Finlandia, in cui la crisi è meno sentita, registrano tassi tra i più alti di suicidio, mentre la Grecia, in assoluto il paese colpito in maniera più grave dalla crisi, esibisce i tassi di suicidio più bassi d'Europa[5].

Peraltro, dato il ruolo importante della componente emulativa nel determinare decisioni di suicidio[4][5] (ad esempio, è noto dall'Ottocento il cosiddetto effetto Werther), l'insistere, da parte dei mezzi di comunicazione di massa, su notizie di suicidi dovuti, in apparenza, a cause economiche, può avere l'effetto di incentivare la scelta di persone che si trovino in situazioni analoghe di difficoltà[5].

Fattori di rischio[modifica | modifica wikitesto]

Le circostanze scatenanti per il suicidio di 16 stati americani nel 2008.[28]

I fattori che influenzano il rischio di suicidio comprendono disturbi psichiatrici, abuso di droga, stati psicologici alterati, situazioni culturali, familiari e sociali e la genetica.[25] Malattie mentali e abuso di sostanze spesso coesistono.[29] Altri fattori di rischio includono l'aver già tentato un suicidio,[17] la pronta disponibilità di un mezzo per commettere l'atto, una storia familiare di suicidio o la presenza di lesioni cerebrali traumatiche.[30] Ad esempio, i tassi di suicidio sono stati trovati a essere maggiori nelle famiglie con armi da fuoco rispetto a quelle prive.[31] I fattori socio-economici, come la disoccupazione, la povertà, essere senza fissa dimora e la discriminazione possono scatenare pensieri suicidi.[32] Circa tra il 15 e il 40% delle persone che si tolgono la vita lasciano un biglietto d'addio.[33] La genetica sembra rappresentare tra il 38 % e il 55% dei comportamenti suicidari.[34] I veterani di guerra hanno un elevato rischio di suicidio dovuto in parte a più alti tassi di malattie mentali e problemi di salute fisici legati all'esperienza subita.[35]

I disturbi mentali[modifica | modifica wikitesto]

Disturbi mentali sono spesso presenti al momento del suicidio con stime che vanno dal 27%[36] a oltre il 90%.[17] Tra coloro che sono stati ammessi a un'unità psichiatrica, il rischio di suicidio è di circa l'8,6%.[17] La metà di tutte le persone che muoiono per suicidio può soffrire di disturbo depressivo maggiore, o uno degli altri disturbi dell'umore, come ad esempio il disturbo bipolare che aumenta il rischio di suicidio di 20 volte.[37] Altre condizioni aggravanti comprendono la schizofrenia (14%), disturbi di personalità (14%)[37] e il disturbo post traumatico da stress.[17] Circa il 5% delle persone affette da schizofrenia muoiono di suicidio.[38] I disturbi alimentari sono un'altra condizione di rischio elevato.[39]

Una storia di precedenti tentativi di suicidio è il più grande fattore predittivo di un ulteriore tentativo.[17] Circa il 20% dei suicidi ha avuto un precedente tentativo e, fra coloro che hanno tentato il suicidio, l'1% lo realizza entro un anno[17] e più del 5% entro 10 anni. Mentre gli atti di autolesionismo non sono visti come tentativi di suicidio, la presenza di un comportamento autolesionistico è correlato a un aumento del rischio di suicidio.[40]

In circa l'80% dei suicidi completati l'individuo ha visto un medico entro l'anno prima della sua morte,[41] tra cui il 45% entro il mese precedente.[42] Circa il 25-40% di coloro che hanno completato il suicidio hanno avuto contatti con i servizi di salute mentale entro l'anno precedente.[36][41]

Uso di sostanze[modifica | modifica wikitesto]

"La carriera di un Ubriacone" del 1846, che dimostra come l'alcolismo possa portare al suicidio.

L'abuso di sostanze è il secondo fattore di rischio più comune per il suicidio dopo la depressione maggiore e disturbo bipolare.[43] Sia l'abuso cronico di sostanze, così come intossicazione acuta sono associate.[29][44] In combinazione con il dolore personale, come il lutto, il rischio è ulteriormente aumentato.[44] Inoltre l'abuso di sostanze è associato a disturbi di salute mentale.[29]

La maggior parte delle persone sono sotto l'effetto di droghe sedativo-ipnotiche (ad esempio alcol o benzodiazepine) quando commettono suicidio.[45] Una situazione di alcolismo è presente in tra il 15% e il 61% dei casi.[29] I paesi che hanno tassi più elevati di consumo di alcol e una maggiore densità di bar in genere hanno anche alti tassi di suicidio.[29][46] Circa tra il 2,2% e il 3,4% di coloro che sono stati trattati per l'alcolismo a un certo punto muoiono nella loro vita per suicidio.[46] Gli alcolisti che tentano il suicidio sono di solito di sesso maschile, anziani e hanno già tentato il suicidio in passato.[29] Tra il 3% e il 35% dei decessi tra coloro che usano eroina sono dovuti al suicidio (un valore circa 14 volte superiore rispetto a quelli che non ne fanno uso).[47]

L'abuso di cocaina e metanfetamine ha un'alta correlazione con il suicidio.[29][48][49] In coloro che usano la cocaina il rischio è maggiore durante la fase di abbandono.[49] Coloro che hanno utilizzato droghe inalanti sono a rischio significativo, con circa il 20% che tenta il suicidio a un certo punto.[29] Il fumo di sigarette è associato con il rischio di suicidio.[50] Vi sono poche prove sul perché esiste questa associazione, tuttavia è stato ipotizzato che coloro che sono predisposti a fumare sono inoltre predisposti al suicidio.[50] Tuttavia la cannabis non sembra aumentare il rischio in modo indipendente.[29]

Il problema del gioco[modifica | modifica wikitesto]

Il problema del gioco è associato ad aumento dell'ideazione suicidaria e dei tentativi, rispetto alla popolazione generale.[51] Tra il 12% e il 24% dei giocatori d'azzardo patologico tentano il suicidio.[52] Il tasso di suicidi tra i coniugi[non chiaro]è di tre volte superiore a quella della popolazione generale.[52] Altri fattori che aumentano il rischio dei giocatori con problemi comprendono la malattia mentale, l'alcolismo e la tossicodipendenza.[53]

Condizioni mediche[modifica | modifica wikitesto]

Esiste un'associazione tra suicidio e problemi di salute fisica tra cui[39]: il dolore cronico[54], danno cerebrale traumatico[55], cancro[56], pazienti sottoposti a emodialisi, affetti da HIV, da lupus eritematoso sistemico e altre condizioni mediche debilitanti.[39] La diagnosi di cancro raddoppia approssimativamente il conseguente rischio di suicidio.[56] La prevalenza di una maggiore tendenza al suicidio persisteva anche dopo la cura per la malattia depressiva e per l'abuso di alcol. Nelle persone con più di una condizione medica il rischio era particolarmente elevato. In Giappone i problemi di salute sono elencati come la giustificazione primaria per il suicidio.[57]

I disturbi del sonno come l'insonnia[58] e l'apnea del sonno sono fattori di rischio per la depressione e il suicidio. In alcuni casi i disturbi del sonno possono essere un fattore di rischio indipendente di depressione.[59] Un certo numero di altre condizioni mediche possono presentare sintomi simili ai disturbi dell'umore, tra cui: ipotiroidismo, malattia di Alzheimer, tumori cerebrali, lupus eritematoso sistemico e gli effetti negativi di un numero di farmaci (come i beta-bloccanti e gli steroidi).[17]

Stati psicosociali[modifica | modifica wikitesto]

Un certo numero di stati psicologici aumentano il rischio di suicidio, tra cui disperazione, perdita di piacere nella vita, depressione e una progressiva impotenza. Una scarsa capacità di risolvere problemi, la perdita della capacità e lo scarso controllo degli impulsi possono anch'essi svolgere un ruolo.[37][60] Negli anziani la percezione di essere un peso per gli altri è importante.[61]

Episodi come la perdita recente di un familiare o di un amico, la perdita di un posto di lavoro o di l'isolamento sociale (come vivere da solo) aumentano notevolmente il rischio.[37] Essere religiosi può ridurre il proprio rischio di suicidio[62], un fattore che è stato attribuito alle posizioni negative che molte religioni intraprendono contro il suicidio[62]; tra i credenti, i musulmani sembrano essere quelli con un tasso più basso.[63]

Alcuni possono togliersi la vita per sfuggire al bullismo o ai pregiudizi.[64] Una storia di abuso sessuale infantile e un periodo trascorso in affidamento, possono essere anch'essi fattori di rischio[65][66]: si ritiene che l'abuso sessuale possa contribuire a circa il 20% del rischio complessivo.[34]

La povertà è associata con il rischio di suicidio.[67] L'aumento della povertà relativa rispetto alla media della società in cui si vive aumenta il rischio di suicidio.[68] Oltre 200.000 contadini in India si sono tolti la vita dal 1997, in parte a causa di problemi di debito.[69] In Cina il suicidio è tre volte più probabile nelle regioni rurali rispetto a quelle urbane in parte a causa delle difficoltà finanziarie in queste zone del paese.[70]

Media[modifica | modifica wikitesto]

I mezzi di comunicazione, compreso internet, possono giocare un ruolo importante nei casi di suicidio.[25] Il modo in cui il suicidio viene presentato può avere un effetto negativo, glorificandolo e romanticizzandolo con un grande impatto emotivo e mediatico.[71]

Questo contagio di suicidio è noto come effetto Werther, dal nome del protagonista de I dolori del giovane Werther, di Goethe, che appunto finisce con l'uccidersi.[72] Questo rischio è maggiore negli adolescenti che possono idealizzare la morte.[73] Sembra che mentre le notizie dei media abbiano un effetto significativo, quello dei mezzi di intrattenimento sia equivoco.[74] L'opposto dell'effetto Werther è l'effetto Papageno la cui presenza di efficaci meccanismi di adattamento, può avere un effetto protettivo. Il termine si basa su un personaggio presente nell'opera di Mozart Il flauto magico, che temendo la perdita di una persona cara stava per togliersi la vita, ma l'aiuto degli amici riuscì a salvarlo.[72]

Razionalità[modifica | modifica wikitesto]

Suicidio razionale è il motivato abbandono della propria vita,[75] anche se alcuni ritengono che il suicidio non è mai logico.[75] L'atto di perdere la vita per il bene degli altri è noto come suicidio altruistico.[76] Un esempio di questo è quando un anziano termina la propria vita per lasciare una maggiore quantità di cibo per i più giovani della comunità.[76] In alcune culture eschimesi questo è visto come un atto di rispetto, di coraggio e di saggezza.[77]

Un attacco suicida è un atto politico in cui un attaccante perpetra la violenza contro gli altri sapendo che ciò provocherà la propria morte.[78] Alcuni attentatori suicidi sono motivati dal desiderio di essere considerati dei martiri.[35] Le missioni kamikaze sono state effettuate come un dovere per una causa superiore o come un obbligo morale.[77] L'omicidio-suicidio è un atto in cui a un omicidio segue il suicidio del colpevole entro una settimana dall'atto.[79] Tra il gennaio e il dicembre 2003, in Italia, i casi di suicidio a opera dell'autore del delitto erano stati 42, di cui 38 commessi da uomini e quattro da donne. Solo in uno dei casi l'omicidio-suicidio era concordato da entrambe le parti.[80] I suicidi di massa sono spesso eseguiti sotto la pressione sociale in cui i membri rinunciano alla propria autonomia per seguire un leader.[81] Un suicidio di massa può avvenire con un minimo di due persone, spesso definito come un patto suicida.[82]

Come attenuante alle situazioni in cui continuare a vivere sarebbe intollerabile, alcune persone usano il suicidio come una via di fuga.[83] Alcuni detenuti nei campi di concentramento nazisti sono noti per essersi uccisi deliberatamente toccando le recinzioni elettrificate.[84]

Metodi[modifica | modifica wikitesto]

Metodi fatali di suicidio negli Stati Uniti.[31]

Il metodo principale utilizzato per suicidarsi, varia da paese a paese. I più frequenti nelle diverse regioni sono l'impiccagione, l'avvelenamento da pesticidi e l'utilizzo di armi da fuoco.[85] Queste differenze sono da ritenersi parzialmente dovute alle disponibilità dei diversi metodi.[24] Uno studio effettuato su 56 paesi, ha rilevato che l'impiccagione è stato il sistema più comune,[86] messo in pratica dal 53% dei suicidi di maschi e dal 39% dei suicidi di femmine.[87]

Il 30% dei suicidi a livello mondiale avviene mediante l'assunzione di pesticidi. Tuttavia l'utilizzo di questo metodo varia geograficamente notevolmente, da un 4% in Europa a oltre il 50% nella regione del Pacifico.[88] È comune anche in America Latina per via del suo facile accesso all'interno delle popolazioni agricole.[24] In molti paesi, l'overdose di droga rappresenta circa il 60% dei suicidi tra le donne e del 30% tra gli uomini.[89] Molti sono pianificati e si verificano durante un periodo acuto di ambivalenza.[39]

Il tasso di mortalità varia a seconda del metodo utilizzato. Per le armi da fuoco vi è una mortalità dell'80-90%, l'annegamento tra il 65 e l'80%, l'impiccagione tra il 60% e l'85%, l'inalazione degli scarichi dell'auto tra il 40% e il 60%, il gettarsi da altezze variabili tra il 35% e il 60%, l'assunzione di pesticidi e l'overdose di farmaci hanno un tasso che varia dall'1,5% al 4%.[39] I metodi più comuni di suicidio differiscono dai metodi con più probabilità di successo con fino al all'85% dei tentativi tramite overdose di droga, perpetrati nel mondo sviluppato.[39]

Negli Stati Uniti, il 57% dei suicidi comportano l'uso di armi da fuoco, un metodo leggermente più comune negli uomini rispetto alle donne.[17] Il secondo più frequente è l'impiccagione nei maschi e l'avvelenamento nelle femmine.[17] Messi insieme, questi metodi comprendevano circa il 40% di tutti i suicidi compiuti negli Stati Uniti.[90] In Svizzera, dove quasi tutti possiedono un'arma da fuoco, il maggior numero di suicidi avviene per impiccagione.[91] Gettarsi dall'alto è comune sia a Hong Kong sia a Singapore con percentuali rispettivamente del 50% e dell'80%.[39] In Cina l'assunzione di pesticidi è il metodo più comune.[92] In Giappone, il tradizionale seppuku (o harakiri)[92] si verifica ancora.[92] tuttavia l'impiccagione rimane il metodo più frequente.[93]

Società e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Legge[modifica | modifica wikitesto]

Un tantō un coltello preparato per il seppuku.

Nella maggior parte dei paesi occidentali, il suicidio non è più considerato un reato,[94] tuttavia lo era in molti paesi europei dal Medioevo fino almeno al XIX secolo.[95] Molti paesi islamici lo considerano un reato.[63]

In Australia il suicidio non è un reato,[96] tuttavia è un crimine consigliarlo, incitarlo o aiutare un altro nel tentativo di attuarlo. La legge canadese consente esplicitamente a chiunque di utilizzare "la forza che possa ragionevolmente essere necessaria" per evitare che un individuo si suicidi.[97] Il Territorio del Nord dell'Australia aveva brevemente legalizzato il suicidio assistito tra il 1996 e il 1997.[98]

Nessun paese europeo attualmente considera il suicidio o il tentato suicidio un crimine.[14] L'Inghilterra e il Galles lo hanno depenalizzato tramite il Suicide Act del 1961 e la Repubblica d'Irlanda nel 1993.[14]

In India, il suicidio è illegale e i famigliari sopravvissuti possono dover affrontare difficoltà di ordine giuridico.[99] In Germania, l'eutanasia attiva è illegale e chiunque dei presenti durante la pratica può essere perseguito per il mancato aiuto.[100] La Svizzera ha recentemente preso provvedimenti per legalizzare il suicidio assistito per i malati mentali cronici. L'alta corte di Losanna, con una sentenza del 2006, ha concesso a un individuo anonimo con una lunga storia di problemi psichiatrici il diritto di porre fine alla sua vita.[101]

Negli Stati Uniti, il suicidio non è illegale, ma può essere associato a sanzioni per coloro che lo tentano.[14] Il suicidio assistito è legale negli Stati di Oregon[102] e di Washington.[103]

Opinione delle religioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suicidio e religioni.
Una vedova Indù si da fuoco con il corpo del marito, 1820.

Nella maggior parte delle confessioni cristiane, il suicidio è considerato un peccato. Ciò si basa in particolare su autorevoli scritti di pensatori Medioevali, come Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino. Tuttavia il suicidio non era considerato un peccato sotto il codice Corpus iuris civilis dell'imperatore bizantino Giustiniano.[104][105] Nella dottrina cattolica, la tesi si basa sul comandamento "non uccidere" applicabile ai sensi della Nuova Alleanza da Gesù in Matteo 19:18), così come l'idea che la vita sia un dono dato da Dio, la quale non deve essere disprezzata e che il suicidio è contro l'"ordine naturale" e interferisce con il piano di Dio per l'umanità.[106]

Tuttavia, si ritiene che la malattia mentale o il timore grave della sofferenza diminuisca la responsabilità di chi lo attua.[107] Una controdeduzione è che il quinto comandamento è più esattamente tradotto come "non uccidere", non necessariamente applicato a sé e che Dio ha dato il libero arbitrio per l'uomo. Prendere la propria vita non violerebbe la legge di Dio e che un certo numero di suicidi, da parte dei seguaci di Dio, sono registrati nella Bibbia con nessuna terribile condanna[Per questa 'deduzione' Si fa riferimento a una fonte relativa all'induismo con conclusioni sulla Bibbia!].[108]

L'Ebraismo si concentra sull'importanza di valorizzare questa vita, e come tale, il suicidio equivale a negare la bontà di Dio nel mondo Nonostante questo, in circostanze estreme, quando vi è altra scelta che uccidersi o essere uccisi o costretti a tradire la propria religione, gli ebrei si sono tolti la vita o individualmente o in suicidi di massa (vedi ad esempio assedio di Masada) e come un severo monito vi è anche una preghiera della liturgia ebraica per "quando il coltello è alla gola", per coloro che muore "per santificare il Nome di Dio" (cfr. Martirio). Questi atti hanno ricevuto risposte contrastanti dalle autorità ebraiche, considerato da alcuni come esempi di martirio eroico, mentre altre affermano che era sbagliato togliersi la vita in previsione di un martirio.[109]

Il suicidio non è consentito nell'Islam.[63] Nell'Induismo, il suicidio è generalmente malvisto e viene considerato ugualmente peccaminoso come uccidere un altro individuo. Scritture indù affermano che chi si suicida entrerà a far parte del mondo degli spiriti, vagando in terra fino a quando sarebbe altrimenti morto, se non avesse commesso l'atto.[110] Tuttavia, l'induismo accetta il diritto di un uomo di porre fine alla propria vita attraverso la non violenta pratica del digiuno fino alla morte, pratica chiamata Prayopavesa.[111] Tuttavia tale pratica è strettamente limitata alle persone che non hanno alcun desiderio o ambizione e nessuna responsabilità ai rimanenti in questa vita.[111] Il giainismo ha una pratica simile di nome Santhara. La pratica del Sati o di auto-immolazione della vedova, era prevalente nella società indù durante il Medioevo.

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Immanuel Kant si schierò contro il suicidio.

Il tema del suicidio è stato oggetto di numerose domande lungo la storia della filosofia, tra cui il cosa porta a compiere un gesto così estremo, se sia da considerare una scelta effettivamente razionale, che cosa lo renda un atto lecito o illecito dal punto di vista morale.[112]

Nell'Etica Nicomachea Aristotele definisce il suicidio un atto di viltà; del resto, già il suo maestro Platone non ammetteva il suicidio se non per qualche necessità assolutamente ineluttabile mentre Seneca ammette la liceità della scelta suicida[112] partendo dal presupposto che "non è un bene vivere, ma vivere bene".[113]

Cicerone ribadisce le idee di Pitagora secondo il quale l'uomo non appartiene che alla divinità.[114] Platone condanna i suicidi e li considera dei vigliacchi, meritevoli di sepolture senza un nome e in luoghi solitari. Per il filosofo greco il suicidio è un atto contro la divinità.[115] Tra gli altri oppositori al suicidio ricordiamo i filosofi cristiani come Agostino di Ippona e Tommaso d'Aquino[112], Immanuel Kant[116] e, senza dubbio, John Stuart Mill.[117] Proprio per Kant, il suicidio è da considerarsi immorale poiché non può diventare una legge universale.[118]

Altri pensatori hanno considerato il suicidio come una questione legittima di scelta personale. I sostenitori di questa posizione sostengono che nessuno dovrebbe essere costretto a subire contro la propria volontà, in particolare da condizioni come una malattia incurabile, una malattia mentale e la vecchiaia, che non hanno alcuna possibilità di miglioramento. Essi rifiutano la convinzione che il suicidio sia sempre irrazionale, sostenendo invece che possa essere l'ultima risorsa valida per quelli che sperimentano un dolore prolungato.[119] Per Epicuro, ad esempio, il suicidio è un'affermazione della libertà umana sulla legge della necessità che governa la natura. Epicuro scrive: "È una sventura vivere nella necessità, ma vivere nella necessità non è per niente necessario".[120]

Secondo Schopenhauer l'obiettivo per liberarsi dal dolore dell'esistenza è superare la volontà di vivere, ma non attraverso il suicidio, il quale non è una soluzione ma una delle massime manifestazioni della volontà di vivere. Schopenhauer sostiene che proprio perché si ama troppo la vita e non la si vuole vivere in una condizione sgradevole ci si libera con il suicidio.

« Il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate. »
(A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, par 69, 1818.)

Emil Cioran, in qualche modo ricollegandosi al pensiero di Martin Heidegger, intende il costante riferimento alla morte come indispensabile alla fondazione della morale soggettiva; caratteristica è quindi la sua posizione sul suicidio, senza il pensiero del quale, egli dice esplicitamente, non sarei riuscito a sopravvivere. Il suicidio è interpretato così non come gesto effettivo, ma come possibilità estrema che, in quanto mantenuta nella sua possibilità e non attuata, rende possibile ogni altra azione.[121]

Una presa di posizione forte è quella di coloro che sostengono che le persone dovrebbero poter scegliere autonomamente di morire, indipendentemente dalla loro condizione. Nietzsche scrive: "Muori al momento giusto [...] Io lodo la mia morte che giunge perché la voglio io".[122] I maggiori sostenitori di questa scuola di pensiero sono l'empirista scozzese David Hume[119] e il bioeticista statunitense Jacob Appel.[101][123]

Promozione del suicidio[modifica | modifica wikitesto]

La promozione del suicidio si è riscontrato in molte culture e sottoculture. L'esercito giapponese, durante la seconda guerra mondiale, ha incoraggiato e glorificato gli attacchi kamikaze, che erano attacchi suicidi da parte di aviatori militari dell'Impero del Giappone contro le navi da guerra alleate nelle fasi finali della campagna del Pacifico. La società giapponese, nel suo complesso, è stata descritta come "tollerante" verso il suicidio.[124]

Su internet si trovano molte pagine dedicate a incoraggiare o facilitare i tentativi di suicidio. Vi è una certa preoccupazione che tali siti possono spingere soggetti predisposti a compiere tale atto. Sono capitati casi di individui che hanno fanno patti suicidi on-line, sia con preesistenti amici o con persone nelle chat o nei forum. Internet, tuttavia, può anche aiutare a prevenire il suicidio, fornendo un gruppo sociale per coloro che si sentono isolati.[125]

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni luoghi particolari, sono diventati noti per gli alti livelli di tentativi di suicidio.[126] Fra questi, il Golden Gate Bridge di San Francisco, la foresta Aokigahara giapponese,[127] la Beachy Head in Inghilterra[126], il Prince Edward Viaduct di Toronto.[128] e il Nanjing Yangtze River Bridge in Cina.[129]

Al 2010, dal Golden Gate Bridge vi sono stati più di 1.300 suicidi dalla sua costruzione avvenuta nel 1937.[130] Molti luoghi in cui il suicidio è comune hanno costruito barriere per impedirlo.[131] Ad esempio l'installazione di una vetrata a Toronto,[128] e di barriere sulla Torre Eiffel di Parigi e sull'Empire State Building di New York.[131] A partire dal 2011 una barriera è stata costruita anche per il Golden Gate Bridge.[132] Questi sistemi appaiono essere generalmente molto efficaci.[125]

Casi degni di nota[modifica | modifica wikitesto]

Un famoso esempio di suicidio di massa è accaduto nel 1978 ed è ricordato come eccidio di Jonestown dove 918 membri del Tempio del Popolo, un culto statunitense guidato da Jim Jones, si tolsero la vita avvelenandosi con cianuro.[133][134][135] Oltre 10.000 civili giapponesi si sono suicidati negli ultimi giorni della battaglia di Saipan, avvenuta nel 1944.[136]

I 1.981 scioperi della fame, guidati da Bobby Sands, hanno provocato 10 morti.[137] Erwin Rommel, durante la seconda guerra mondiale è stato trovato colpevole di aver partecipato all'attentato a Hitler del 20 luglio 1944 fu minacciato di un processo pubblico, dell'esecuzione e di rappresaglie sulla sua famiglia, a meno che non si fosse tolto la vita.[138]

Il suicidio come atto di protesta estrema nonviolenta venne alla ribalta nel 1963 quando alcuni monaci buddhisti si diedero pubblicamente alle fiamme per protestare contro le discriminazioni anti-buddiste del regime del Vietnam del Sud.[139]

Analogo fu il gesto dimostrativo di Jan Palach, compiuto a Praga in piazza San Venceslao dopo l'invasione della Cecoslovacchia da parte del Patto di Varsavia nell'agosto del 1968, durante la cosiddetta primavera di Praga.[140]

Il suicidio nelle arti[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il suicidio ha sempre affascinato gli scrittori e gli artisti in generale. Tra letteratura e filosofia, Dante Alighieri nella Divina Commedia, colloca i suicidi nell'Inferno nel cerchio dei violenti contro sé stessi (XI, 40-45) ove condanna Pier delle Vigne. Tuttavia giustifica Catone, uccisosi a Utica, collocandolo nel Purgatorio poiché aveva rinunciato alla vita per non sottomettersi al regime di Giulio Cesare. Presenta questo personaggio scrivendo:"libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta" (Purgatorio, I, 71-72).

Qualche esempio classico della trattazione del suicidio in letteratura può essere la tragica conclusione di "Romeo e Giulietta" (1600 circa) di William Shakespeare o il già citato "I dolori del giovane Werther" di Johann Wolfgang Goethe (1774) o le "Ultime lettere di Jacopo Ortis" di Ugo Foscolo considerato il primo romanzo epistolare della letteratura italiana (1801), dove il protagonista si uccide, atto che è insieme una liberazione e una protesta: liberazione dal dolore e protesta contro la natura, che ha destinato l'uomo all'eterna infelicità. Nel pensiero di Vittorio Alfieri c'è una visione eroica del suicidio quale estremo atto di libertà. Il tema del suicidio ricorre spesso nelle "Operette morali" (per esempio nel Dialogo di Plotino e di Porfirio) di Giacomo Leopardi (1827), in cui il poeta fa una distinzione su quelli che potevano essere i motivi di suicidio per le genti del passato e quelli della sua epoca, e fu argomento di ispirazione per "Madame Bovary" di Gustave Flaubert (1856).

Capolavori della letteratura russa, quali "I demoni" (1871) e il racconto "La mite" (1876) entrambi di Fedor Dostoevskij (1871) e "Anna Karenina" di Lev Tolstoj (1877), trattano il tema del suicidio.

Tra le letteratura del XX secolo possiamo citare "La signorina Else" di Arthur Schnitzler (1924), "L'airone", di Giorgio Bassani (1968), "Post Mortem" racconto di Albert Caraco (1968), "Il mare della fertilità", tetralogia di Yukio Mishima (1970), "Le vergini suicide" di Jeffrey Eugenides (1994) e "Veronika decide di morire" di Paulo Coelho (1998).

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Il cantautore Leonard Cohen ha trattato spesso il tema del suicidio nelle sue canzoni.

Il gesto disperato e insieme eroico del suicidio è stato spesso drammatizzato, in chiave per lo più sublime, nel teatro d'opera. È celebre l'aria della protagonista nell'ultimo atto della Gioconda di Amilcare Ponchielli su libretto di Arrigo Boito, che inizia appunto con la parola Suicidio! ("Suicidio! ... in questi / Fieri momenti / Tu sol mi resti ...").

Nella musica contemporanea è famosa la canzone di Roberto Vecchioni intitolata Tommy. Fabrizio De André dedicò alcuni suoi più commoventi brani proprio ai suicidi, tra questi Preghiera in gennaio, dedicata a Luigi Tenco, ma che rappresenta un vero e proprio atto di pietà e comprensione nei confronti di coloro che: "...all'odio e all'ignoranza preferirono la morte". Di De Andrè va ricordata anche La ballata del Michè, dove parla del suicidio di un uomo che preferisce morire piuttosto che sopportare il carcere dopo la condanna per aver ucciso un rivale in amore, Nancy, traduzione di un brano di Leonard Cohen, Andrea, che parla del suicidio di un giovane omosessuale dopo la morte in guerra del suo amante. I Queen hanno scritto due canzoni, entrambe con testo di Freddie Mercury, che affrontano il tema del suicidio, Don't Try Suicide (dall'album The Game) e Keep Passing The Open Windows (dall'album The Works).

Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi, parla invece di un uomo internato in un manicomio per molti anni, che alla fine si suicida "volando" dal tetto. Dello stesso autore, Legato a te, ispirato alla vicenda reale del suicidio assistito di Piergiorgio Welby. La locomotiva di Francesco Guccini racconta, in maniera romanzata, la vera storia del tentativo fallito di suicidio del giovane ferroviere anarchico Pietro Rigosi nel 1893, un esempio di suicidio simbolico a sfondo politico, per protesta contro le dure condizioni di lavoro degli operai e dei contadini e le disuguaglianze sociali. Dello stesso autore anche Primavera di Praga, che narra un altro suicidio di protesta, quello di Jan Palach nel 1968.

In Guardati indietro di Umberto Tozzi, l'aspirante suicida ascolta la sua coscienza e decide di rinunciare a compiere l'estremo gesto, così come accade anche al protagonista di Meraviglioso di Domenico Modugno. In un altro brano di Tozzi, Luci ed ombre invece il protagonista si toglie la vita perché non può sopportare la perdita della sua ragazza, e lo stesso avviene in Preghiera dei Cugini di Campagna. Il tema è affrontato anche in Lamette di Donatella Rettore, Albergo a ore di Herbert Pagani, Ultimo amore di Vinicio Capossela, La guerra è finita dei Baustelle, Suicidio d'amore di Gianna Nannini, Morire di leva di Claudio Lolli, Giuda e Tradimento e perdono di Antonello Venditti (entrambi dall'album Dalla pelle al cuore), Breve Invito A Rinviare Il Suicidio di Franco Battiato.

Lo stesso tema è stato affrontato più volte nel rock, nel grunge (ad esempio dai Nirvana di Kurt Cobain, il quale si suicidò egli stesso) e nell'emo statunitensi, ma in particolar modo nel metal estremo. Questo tema viene affrontato molto spesso nel genere chiamato depressive black metal. Qui il suicidio è visto come la fonte di liberazione dalle sofferenze, come qualcosa di estremamente romantico e sublime. Sempre nell'ambito dell'extreme metal si possono ricordare due macabri episodi di suicidio, ovvero quello dell'ex cantante dei Mayhem Per Yngve Ohlin, che l'8 aprile 1991 si uccise tagliandosi la gola e le vene dei polsi e sparandosi un colpo di fucile alla testa, e la morte di Jon Nödtveidt, ex cantante e chitarrista dei Dissection, avvenuta la notte del 16 agosto 2006 a causa di un colpo di pistola autoinflittosi alla testa: il ritrovamento del corpo di quest'ultimo all'interno di un cerchio di candele accese diede vita fra i fan ad ogni genere di supposizioni riguardo alle ragioni del gesto[141]

Oggetto di controversie anche Gloomy Sunday che parla di un "lucido" suicidio, interpretato nella versione originale, simile a una marcia funebre, da Diamanda Galas. E in versioni più "soft" da svariati artisti tra cui Billie Holiday e Emilie Autumn. Le controversie stanno nel fatto che non solo il compositore del pezzo si sia suicidato ma anche la sua fidanzata e numerose altre persone, per via, si dice, del brano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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