Emil Cioran
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(E.Cioran - Il funesto demiurgo)
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Emil Cioran (Răşinari, 8 aprile 1911 – Parigi, 20 giugno 1995) è stato un filosofo, scrittore e saggista rumeno . Dalla seconda guerra mondiale fu in Francia con lo statuto di apolide.[1]
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[modifica] Biografia
Emil Cioran nacque a Răşinari, in Transilvania, nel 1911.
Il paese, oggi appartenente alla Romania, si trova presso Sibiu (Hermannstadt in tedesco Nagyszeben in ungherese). Precedentemente era incluso nell'impero austroungarico (chiamato Städterdorf in tedesco, Resinár in ungherese).[2]
Il padre Emilian Cioran era un prete ortodossoprima a Răşinari poi curato a Sibiu (Hermanstadt); la madre Elvira Comaniciu era originaria di Venetia de Jos (Venezia del Sud), un comune situato vicino a Făgăraş.
Il padre di Elvira, Gheorghe Comaniciu, un notaio, ascese allo status di barone per il favore di cui godeva presso le autorità austro-ungariche.
Nella famiglia di Emil a volte capitava che i genitori parlassero in ungherese, lingua che il padre aveva imparato frequentando per un certo tempo le scuole elementari ungheresi.
Durante la I guerra mondiale i genitori di Emil, come una parte degli intellettuali di origine rumena erano stati confinati; il padre a Sopron (Ödenburg), la madre a Cluj (Klausenburg), lasciando i figli alle cure della nonna a Răşinari.
Cioran ha dichiarato di aver avuto un'infanzia molto felice fino al trasferimento alle scuole medie di Sibiu «È stata la fine del mio sogno, il crollo del mio mondo».
Già nell’adolescenza è colpito da una grave crisi di insonnia..
[modifica] La formazione culturale
Dopo gli studi classici al liceo Gheorghe Lazăr di Sibiu, a 17 anni Cioran iniziò a studiare filosofia all'Università di Bucarest.
Frequentando l'università ebbe modo di fare conoscenza con Eugène Ionesco, Samuel Beckett e Mircea Eliade, che insieme a Cioran avrebbero formato un gruppo di amici per tutta la vita.
Il futuro filosofo rumeno Constantin Noica e il futuro pensatore rumeno Petre Ţuţea divennero i suoi più stretti colleghi nel periodo in cui fu sotto la direzione di Tudor Vianu e Nae Ionescu.
Conoscendo il tedesco molto bene, i suoi primi studi si incentrarono su Immanuel Kant, Arthur Schopenhauer e specialmente Friedrich Nietzsche.
In questo periodo si professò agnostico, assumendo l'assioma «l'inconvenienza dell'esistenza».
Durante i suoi studi fu anche influenzato dalle opere di Georg Simmel, Ludwig Klages e Martin Heidegger e del filosofo russo Lev Shestov, che aggiunse al suo sistema di pensiero la convinzione che la vita è arbitraria.
Si laureò con una tesi su Henri Bergson che successivamente ripudiò , affermando che non aveva compreso la tragicità della vita.
[modifica] Il trasferimento in Germania
Nel 1933 ottenne una borsa di studio presso la fondazione Humboldt, grazie alla quale si trasferì a Berlino, dove entrò in contatto con Nicolai Hartmann e Ludwig Klages, poi a Dresda e a Monaco, dove assistè all'instaurazione della dittatura hitleriana e alla sua presa del potere nella notte dei lunghi coltelli.
Pur professando il suo scetticismo verso tutti gli idealismi e dichiarandosi persecutore dell'utopia, in quegli anni si entusiasmò di fronte al vitalismo e al misticismo dei nazisti.
[modifica] Le prime opere e l'adesione al nazismo
Al ritorno in Romania venne in contatto con il locale movimento fascista delle Guardie di ferro che abbandonò solo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Dopo la pubblicazione dei primi libri in lingua rumena, che gli valsero l'etichetta di antisemita, nel 1936 per un anno insegnò filosofia al liceo di Braşov: «l’unico anno della mia vita in cui mi sia capitato di lavorare.»
[modifica] Il trasferimento definitivo in Francia
Nel 1937 si trasferì in Francia con una borsa di studio dell'istituto francese di Bucarest per fare una tesi di dottorato.
A partire dal 1947 quando mentre stava scrivendo una traduzione in rumeno di Mallarmé decise che non sarebbe rientrato in Romania e che scriverà solo in lingua francese.
Nel 1949 pubblicò il Sommario di decomposizione, opera che aveva già riscritto 4 volte prima che la giudicasse pronta per la pubblicazione.
L'attenzione e la cura posta nella scrittura in francese ne ha fatto uno dei migliori prosatori in questa lingua.
Riguardo però al suo pensiero, in un'intervista del 1970 a François Bondy l'autore dichiarò che il meglio della sua dottrina era in lingua romena: «Un libro uscito a Bucarest nel 1933: Al culmine della disperazione, che contiene già tutto quello che verrà dopo. È il più filosofico dei miei libri.»
Colto dal morbo di Alzheimer, morì a Parigi nel 1995 all'età di 84 anni.
È sepolto al cimitero di Montparnasse, dove nel 1997 lo raggiunge la moglie Simone Boué, che lasciò il carteggio del marito[3] e l'istituzione di una borsa di studio al CNL ("Centre nazionale du livre") , per scrittori di lingua francese che abbiano già pubblicato un'opera con a tema una riflessione personale, nello spirito di Cioran, su un soggetto di ordine generale.
[modifica] Pensiero
[modifica] Filosofia come terapia
Nell'ambito del pensiero filosofico, Cioran si colloca tra quelle figure che esulano dai canoni stabiliti dall'epoca e dai sistemi, e che non fanno parte di nessuna corrente o scuola. Il suo stile è caustico, diretto e profondamente emotivo, poiché egli scrive non per diffondere le proprie idee ad un pubblico, bensì per dissipare la propria sofferenza, derivante da un'insonnia costante che lo conduce sull'orlo del suicidio.
«L'insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il Paradiso stesso in un luogo di tortura. Qualsiasi cosa è preferibile a questo allerta permanente, a questa criminale assenza di oblio. È durante quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia. Le ore di veglia sono, in sostanza, un'interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero, è la coscienza esasperata da se stessa, una dichiarazione di guerra, un infernale ultimatum della mente a se medesima. Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l'insolubile fino alla vertigine.».[4]
La sua può essere definita una forma di letteratura terapeutica, poiché grazie ad essa desiste dall'uccidersi.[5]
Dilaniato da contraddizioni insanabili, il pensiero di colui che si autodefinisce un filosofo urlatore si manifesta attraverso affermazioni volutamente provocatorie.
Qualsiasi giudizio su questa figura del Novecento deve tener conto che egli ha fatto dello scandalo uno stile di vita, dell'arte un'esplosione di sentimenti e della scrittura una valvola di sfogo prettamente personale.[6]
[modifica] La Romania
Cioran nasce in una terra di contraddizioni come la Romania, paese latino, cristiano ortodosso che diventa comunista passando per una forma di fascismo filonazista. Una terra ricca di tradizioni e di superstizioni, il cui «popolo è il più scettico che esista: è allegro e disperato al tempo stesso. Per ragioni storiche coltiva la religione del fallimento» così Cioran e aggiunge: «ricordo della mia infanzia un tizio, un contadino al quale toccò una grande eredità. Passava la giornata di taverna in taverna, sempre ubriaco, accompagnato da un violinista che suonava per lui. mentre gli altri andavano in campagna a lavorare, lui passeggiava di taverna in taverna, l’unico uomo felice al mondo. Quando sentivo il suono del violino correvo a vederlo passare, perché mi affascinava. Spese tutto in due anni e poi morì.» [7]
[modifica] Il francese
Nonostante un fortissimo senso d'appartenenza al paese d'infanzia,("darei tutti i paesaggi del mondo per quello della mia infanzia"), Cioran, arrivato a Parigi nel 1937, sceglie il francese come lingua di scrittura, pubblicando il suo primo saggio in questa lingua (Précis de décomposition) nel 1949 da Gallimard. In "Storia e utopia" (1960) il filosofo spiega il suo rapporto conflittuale e resistente con questa lingua, dotata di «una sintassi d'una rigidità, d'una dignità cadaverica» e in cui non c'è «più alcuna traccia di terra, di sangue, d'anima.».[8]
[modifica] Disinganno e suicidio
Non c’è dubbio che l’opera di Cioran, pur dispiegandosi in vari libri anche lontani tra loro in ordine di tempo e di argomento, sia pervasa totalmente da uno spirito crudele ma speranzoso come il disinganno.
Crudele perché di fronte ad esso ogni fenomeno mondano sfocia nel fallimento, speranzoso perché niente è più istruttivo, in filosofia, del fallimento stesso.
Gli scritti di Cioran hanno il marchio della vertigine e della lucidità, non sono scritti secondo finalitá pedagogiche. E per questo risultano estremi, laconici epitaffi di un’esistenza casuale, priva di senso, permeata dall’amarezza e che solo l’idea di suicidio può rendere dignitosa, in quanto unico atto veramente libero, frutto del libero arbitrio.
"Ricordo un’occasione in cui per tre ore ho passeggiato nel Lussemburgo con un ingegnere che voleva suicidarsi. Alla fine l’ho convinto a non farlo. Gli ho detto che l’importante era aver concepito l’idea, sapersi libero. Credo che l’idea del suicidio sia l’unica cosa che rende sopportabile la vita, ma bisogna saperla sfruttare, non affrettarsi a tirare le conseguenze. È un’idea molto utile: dovrebbero farci delle lezioni nelle scuole! " [9]
«Vi sono notti in cui l'avvenire si abolisce, e di tutti i suoi momenti sussiste soltanto quello che sceglieremo per non più essere.» [10]
[modifica] Ironia
L'ironia capace di cogliere l'assurdità della vita salva Cioran e i suoi lettori dal pessimismo e dal nihilismo. L'ironia e l'umorismo che l'accompagna rendono tollerabile l'esistenza che talvolta appare paradossale dandole un nuovo senso razionale da cui ricominciare a vivere senza inganni.[11]
«Non ci sono argomenti che giustifichino il fatto di vivere. Dopo essersi spinti al limite di se stessi si possono ancora invocare argomenti, cause, effetti, considerazioni morali, ecc.? Certamente no. Per vivere non restano allora che ragioni destituite di fondamento. Al culmine della disperazione, solo la passione dell'assurdo può rischiarare di una luce demoniaca il caos. Quando tutti gli ideali correnti - di ordine morale, estetico, religioso, sociale, ecc. -non sanno più imprimere alla vita una direzione nè trovarvi una finalità, come salvarla ancora dal nulla? Vi si può riuscire solo aggrappandosi all'assurdo, all'inutilità assoluta, a qualcosa, cioè, che non ha alcuna consistenza, ma la cui finzione può creare un'illusione di vita».» [12]
[modifica] Mostrare, non spiegare
Il sistema filosofico di Cioran è quello di rinnegare il sistema, le regole, il formalismo accademico: non pretende di spiegare e dimostrare ma solo mostrare cos'è la vita parlando di se stesso come uomo e non dell'astratta umanità.
Vari e apparentemente incompatibili tra loro sono le strade del pensiero che egli percorre:
- lafisiologia mistica (in Lacrime e santi);
- la storia e la filosofia (in Storia e utopia);
- la letteratura (in Esercizi di ammirazione);
- la religione (in Il funesto demiurgo);
ma che conducono tutte ad un unico risultato: il fallimento che segna ogni vita e che le da senso.
[modifica] Insonnia e autoanalisi
In Cioran pensiero e vita si sovrappongono spietatamente.
Le notti passate ad occhi aperti hanno influito, come più volte riportato dallo scrittore stesso in quasi tutti i suoi libri, sullo sviluppo e sulla stesura delle opere stesse. Le notti insonni trascorse in letture e in taccuini riempiti forsennatamente hanno costruito e forgiato il pensiero attraverso la noia, eterna compagna, e la lucidità esasperata da una solitudine che proprio nelle ore notturne induce all’autoanalisi.
Un’analisi di sè stesso condotta senza risparmiare colpi, mirata a scrutare nei propri abissi e di conseguenza in quelli dell’umanità stessa.
[modifica] Il tempo
Ed è proprio in questo contesto che entra in gioco un concetto, che sarà minimo comun denominatore, anche se in certe occasioni velato, di tutta la produzione cioraniana: il tempo, nelle sue diverse accezioni, tempo storico e tempo esistenziale.
"Tutti parlano di teorie, di dottrine, di religioni, insomma di astrazioni; nessuno di qualcosa di vivo, di vissuto di diretto. La filosofia e il resto sono attività derivate, astratte nel peggior senso della parola. Qui tutto è esangue. Il tempo si converte in temporalità, ecc. Un ammasso di sottoprodotti. D’altro canto gli uomini non cercano più il senso della vita partendo dalle loro esperienze, ma muovendo dai dati della storia o di qualche religione. Se in me non c’è niente che mi spinga a parlare del dolore o del nulla, perché perdere tempo a studiare il buddhismo? Bisogna cercare tutto in se stessi, e se non si trova ciò che si cerca, ebbene, si deve lasciar perdere. Quello che mi interessa è la mia vita. Per quanti libri sfogli, non trovo niente di diretto, di assoluto, di insostituibile. Dappertutto è il solito vaniloquio filosofico." (Da Quaderni 1957-1972, di Cioran)
[modifica] Lo studioso
Non bisogna dimenticare che oltre al pessimismo e allo scetticismo di Cioran, che non si definisce come filosofo ma come un pensatore privato "Privatdenker", esiste il Cioran profondo conoscitore della filosofia.
Studioso dell’illuminismo e dei memorialisti francesi, dei Padri della Chiesa e dei filosofi scettici (pirroniani).
Della filosofia pessimista tedesca Schopenhauer, Mainländer, Nietzsche, Otto Weininger, Georg Simmel, Oswald Spengler, Dilthey
dei mistici e della mistica anche per i suoi contatti con Mircea Eliade (storico delle religioni e dello sciamanesimo) come Meister Eckhart, Teresa d’Avila, Kierkegaard, Lev Šestov.
L’esistenzialismo di Heidegger. Henri Bergson che poi abbandonerà. Gli utopisti Tommaso Moro, Fourier, Cabet, Campanella. La grande letteratura con citazioni di Baudelaire, Poe, Mallarmé, Shakespeare, Shelley, Dostoevskij, Fitzgerald, Dante
- «L’Inferno – esatto come un verbale. Il Purgatorio – falso come ogni allusione al Cielo. Il Paradiso – sfoggio di invenzioni e di insulsaggini… La trilogia di Dante è la maggiore riabilitazione del diavolo che un cristiano abbia intrapreso.» [13].
Le amicizie e relazioni con Mircea Eliade, Benjamin Fondane, Caillois, Henri Michaux, María Zambrano, Samuel Beckett, Guido Ceronetti, Paul Celan, Fernando Savater.
[modifica] Opere
[modifica] in romeno
- Al culmine della disperazione (1934)
- Libro delle lusinghe (1936)
- La trasfigurazione della Romania (1936)
- Lacrime e santi (1937)
- Il tramonto dei pensieri (1940)
[modifica] in francese
- Sommario di decomposizione (1949)
- Sillogismi dell'amarezza (1952)
- La tentazione di esistere (1956)
- Storia e utopia (1960)
- La caduta nel tempo (1964)
- Il funesto demiurgo (1969)
- L'inconveniente di essere nati (1973)
- Squartamento (1979)
- Esercizi di ammirazione (1986)
- Confessioni e anatemi (1987)
- Quaderni 1957-1972 (1997)
- L'apolide metafisico Entretiens (1995)
[modifica] Note
- ^ La "M" di E.M.Cioran, in generale accettata come Emil Mihai (Michele) Cioran è stata messa in discussione come un vezzo dello scrittore, che utilizzò questa firma per la pubblicazione delle traduzioni.
- ^ La città nel 1910 aveva 33.000 abitanti, di cui il 50% di origine tedesca, il 22% ungherese e il 26% rumena. Oggi ha 170.000 abitanti, dei quali meno del 2% sono di origine tedesca, e si trova nella regione dei Siebenbürgen (Transilvania in tedesco), già dal 1211 teatro di colonizzazione tedesca detta “sassone” (in realtà con coloni provenienti dalle regioni occidentali della Germania: dal Reno-Mosa, Fiandre, Vallonia, Lussemburgo. (Cfr.).
- ^ Dopo la morte di Simone Boué all'incirca trenta quaderni scritti da Cioran sono stati rinvenuti nel suo appartemento. Contengono un diario a partire dal 1972, l'anno in cui i Quaderni già pubblicati si fermano. La commercializzazione dei quaderni è stata bloccata dalla Corte d'Appello di Parigi.
- ^ E.M. Cioran, Al culmine della disperazione, ed.Adelphi - Collana: Biblioteca Adelphi, 1998 - ISBN 9788845914140
- ^ Intervista a Cioran di R. Arquès in M.A. Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, 'Il notes magico, 2004 pp.77, 79, 80-81, 86-87
- ^ E. Cioran, Quaderni 1957-1972, Milano, Adelphi 2001, pag,229
- ^ F. Savater, Cioran un angelo sterminatore, trad. it. C.M. Valentinetti, ed.Frassinelli (collana Noche oscura),1998, ISBN: 9788876844959
- ^ Cfr. E.M. Cioran, Storia e utopia, a cura di M.A. Rigoni, Editore Adelphi (collana Piccola biblioteca Adelphi), 1982
- ^ Intervista a Cioran di R. Arquès in M.A. Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, 'Il notes magico, 2004
- ^ E.M. Cioran, Il funesto demiurgo, trad.it. Grange Fiori D.,Editore: Adelphi, 1986, ISBN: 8845906450
- ^ E.M. Cioran, Al culmine della disperazione, ed.Adelphi - Collana: Biblioteca Adelphi, 1998 - ISBN 9788845914140
- ^ Ibidem
- ^ E. Cioran, Sillogismi dell'amarezza
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