Emil Cioran

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Ritratto di Emil M. Cioran

Emil M.[1] Cioran (IPA: [eˈmil t͡ʃjoˈran]) (Răşinari, 8 aprile 1911Parigi, 20 giugno 1995) è stato un filosofo, saggista e aforista rumeno, tra i più influenti del XX secolo.

Dal 1933 al 1935 visse a Berlino e dalla seconda guerra mondiale in poi risiedette in Francia con lo statuto di apolide; scrisse i primi libri in rumeno, ma dalla fine del conflitto in poi scrisse sempre in francese e, nonostante non fosse il suo idioma di nascita, viene considerato da molti uno dei migliori, se non il migliore, prosatore in questa lingua di tutti i tempi.[2] Vicino al pensiero esistenzialista, si distacca comunque dal movimento per la sua distanza ideologica dai principali esponenti quali Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Albert Camus, rifiutando l'impegno politico attivo sul fronte progressista, e condividendo la filosofia dell'assurdo del suo amico Eugène Ionesco, ma caricandola di pessimismo estremo. Cioran è infatti influenzato da Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger (peraltro rispetto al tecnicismo di quest'ultimo maturerà un'estrema reazione) e successivamente anche da Leopardi (pur, per sua stessa ammissione, mai profondamente conosciuto, ma avvertito quale "fratello d'elezione"[3]), dai quali trae il suo nichilismo[4] e il suo pessimismo. I suoi aforismi, anche per esperienze personali, sono infatti pervasi da una profonda amarezza e misantropia, che però vengono temperate dalla sua acuta ironia e dalla sua capacità di scrittura.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La casa natale di Cioran a Răşinari

Emil Cioran nacque a Rășinari, in Transilvania, l'8 aprile del 1911.[5]

Il toponimo, attualmente parte della Romania, si trova presso Sibiu (Hermannstadt in tedesco, Nagyszeben in ungherese) ed era, all'epoca, parte dell'impero austro-ungarico.[6]

Il padre, Emilian Cioran, era un sacerdote ortodosso, dapprima attivo a Răşinari ed in seguito, in veste di curato, presso la vicina Sibiu; la madre, Elvira Comaniciu, era originaria di Venetia de Jos (Venezia del Sud), un comune situato nei pressi della città di Făgăraş. Il padre di Elvira, Gheorghe Comaniciu, era un notaio, asceso allo status di barone grazie al favore di cui godeva presso le autorità asburgiche.[5]

Sebbene fossero rumeni, non era infrequente che i genitori, nel privato, parlassero anche in ungherese, idioma che il padre aveva imparato frequentando per un certo tempo le scuole elementari ungheresi.[5] Durante la prima guerra mondiale, i genitori di Emil, come per molti intellettuali di origine rumena, erano stati confinati dalle autorità dell'Ungheria; il padre a Sopron (Ödenburg), la madre a Cluj (Klausenburg), lasciando i figli alle cure della nonna a Răşinari.[5] Cioran ha dichiarato di aver avuto un'infanzia molto felice ("coronata") fino al trasferimento alle scuole medie di Sibiu: «È stata la fine del mio sogno, il crollo del mio mondo». Già nell'adolescenza è colpito da grave insonnia, un male che lo segnerà in maniera indelebile.[5]

La formazione culturale[modifica | modifica sorgente]

Dopo gli studi classici al liceo Gheorghe Lazăr di Sibiu, a 17 anni Cioran iniziò a studiare filosofia all'Università di Bucarest.[5] Frequentando l'università ebbe modo di fare conoscenza con Eugène Ionesco e Mircea Eliade, che insieme a Cioran avrebbero formato un gruppo di amici per tutta la vita.[5] Il futuro filosofo rumeno Constantin Noica e il futuro pensatore rumeno Petre Ţuţea divennero i suoi più stretti colleghi nel periodo in cui fu sotto la direzione di Tudor Vianu e Nae Ionescu.[5]

Conoscendo il tedesco molto bene, i suoi primi studi si incentrarono su Immanuel Kant, Arthur Schopenhauer e specialmente Friedrich Nietzsche.[7] In questo periodo si professò agnostico, assumendo l'assioma «l'inconvenienza dell'esistenza». Per il suo interesse per varie forme di spiritualità, dal punto di vista filosofico, è stato definito "ateo-credente".[8]

Durante i suoi studi fu anche influenzato dalle opere di Georg Simmel, Ludwig Klages e del filosofo russo Lev Šestov, che aggiunse al suo sistema di pensiero la convinzione che la vita è arbitraria.[5] Ammirava anche i cinici[9], gli stoici, ed Epicuro[10], e successivamente studiò anche Heidegger.[5]

Un francobollo commemorativo legionario della Guardia di Ferro, il movimento di destra a cui Cioran aderì brevemente in gioventù.

Si laureò con una tesi su Henri Bergson che successivamente ripudiò, affermando che non aveva compreso la tragicità della vita.[11]

Il trasferimento in Germania e il periodo nella Guardia di Ferro[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver pubblicato Al culmine della disperazione nel 1933 ottenne una borsa di studio presso la fondazione Humboldt, grazie alla quale si trasferì a Berlino, dove entrò in contatto con Nicolai Hartmann e Ludwig Klages, poi a Dresda e a Monaco, dove assisté all'instaurazione della dittatura hitleriana (1933) e alla sua presa definitiva del potere nella notte dei lunghi coltelli (1934).[12]

Pur professando il suo scetticismo verso tutti gli idealismi e dichiarandosi persecutore dell'utopia, in quegli anni si entusiasmò di fronte al vitalismo e al misticismo dei nazisti:

« Alcuni dei nostri amici crederanno che sono diventato hitleriano per ragioni di opportunismo. La verità è che qui ci sono certe realtà che mi piacciono e sono convinto che la cialtroneria autoctona potrebbe essere arginata, se non distrutta, da un regime dittatoriale. In Romania solo il terrore, la brutalità e un'inquietudine infinita potrebbero far cambiare qualcosa. (...) È terribile essere romeno: non guadagni la fiducia affettiva di nessuna donna e gli uomini non ti prendono sul serio; anzi se sei intelligente ti prendono per un imbroglione. »
(Lettera a Petre Comarnescu, 27 dicembre 1933.[13])

Al suo rientro in Romania, nel 1935, venne in contatto con il locale movimento fascista della Guardia di Ferro che abbandonò solo nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale.[5] In una foto si è sostenuto (ma la cosa è controversa) che il giovane Cioran fosse ritratto, accanto ad un altro "legionario" ed egualmente in divisa, assieme al leader Corneliu Zelea Codreanu[14]. Di questa "infatuazione" non andrà fiero e scrisse qualche anno dopo: «Come ho potuto essere ciò che sono stato?», .[15]

Le prime opere e l'allontanamento dal fascismo[modifica | modifica sorgente]

Avvenne in questi anni la pubblicazione dei primi libri in lingua rumena, tra cui Trasfigurazione della Romania, che gli valse l'etichetta di antisemita:

« Se fossi ebreo mi suiciderei all'istante. (...) si sono opposti con tutte le forze delle quali dispone il loro imperialismo sotterraneo, il loro cinismo e l'esperienza secolare. Il regime democratico della Romania ha avuto la sola missione di sostenere gli ebrei e il capitalismo giudaico-romeno »
(Trasfigurazione della Romania, pp. 132-133[16])

Nello stesso periodo, però, prova simpatia anche per il bolscevismo russo, anche se non ne approva il materialismo.[17]

Emil Cioran negli anni '30 (foto dal passaporto)

Nel 1936 per un anno insegnò filosofia al liceo di Braşov: «l'unico anno della mia vita in cui mi sia capitato di lavorare.»[18] I suoi alunni lo consideravano un folle, e pensavano avesse la sifilide: egli fece un test e rimase deluso dal non averla contratta, poiché, a suo dire, era "prestigiosa".[19] Dal 1940 in poi, e ancora di più nel dopoguerra, cambiò idea sugli ebrei definendo ogni ebreo come suo "fratello nel dolore", ancora prima che venisse fatta piena luce sullo sterminio avvenuto. Già all'epoca dell'invasione tedesca della Francia, egli provava già avversione per le precedenti idee, rinnegando il suo pamphlet, e negando sempre ogni ristampa, fino all'edizione rumena di Bucarest, in cui però taglierà le parti xenofobe, nazionaliste e razziste.[20] Probabilmente, a mostrare la vera realtà del nazismo che fino ad allora aveva ingenuamente visto come un movimento di idealisti, fu la deportazione del suo amico ebreo Benjamin Fondane ad Auschwitz, che cercò inutilmente di impedire.[21] Dopo aver abbandonato le idee fasciste professate per qualche anno, spesso si domandò come avesse potuto scrivere certe cose, sotto l'influsso di quell'ambiente politico[22] , scrivendo al fratello Aurel:

« L'epoca in cui ho scritto Trasfigurazione della Romania è per me incredibilmente lontana. A volte mi domando se sia stato proprio io a scriverlo. In ogni caso, avrei fatto meglio ad andare a spasso nel parco di Sibiu... L' entusiasmo è una forma di delirio. »

[20]

Nel 1956 dedicò agli ebrei un intero capitolo di La tentazione di esistere, intitolato "Un popolo di solitari":

« Essere uomo è un dramma; essere ebreo, un altro ancora. Così l'Ebreo ha il privilegio di vivere due volte la nostra condizione. (...) Durante tutto il Medioevo gli Ebrei si fecero massacrare perché avevano crocifisso uno dei loro. Nessun popolo ha pagato così caro un gesto sconsiderato, ma comprensibile, e tutto sommato naturale.[23] »

Nel dopoguerra non prese più posizioni politiche attive, anche se si definì "liberale intrattabile".[24][25] e sostenne che "tutte le società sono cattive; vi sono dei gradi, lo riconosco, e se ho scelto questa in cui vivo [la democrazia francese] è perché so distinguere fra le sfumature del peggio."[26]

Il trasferimento definitivo in Francia[modifica | modifica sorgente]

21 rue de l'Odéon (punto rosso): all'ultimo piano, l'abitazione parigina di Emil Cioran (sinistra); l'ingresso del palazzo con foto di Cioran visibile sul portone (destra). 21 rue de l'Odéon (punto rosso): all'ultimo piano, l'abitazione parigina di Emil Cioran (sinistra); l'ingresso del palazzo con foto di Cioran visibile sul portone (destra).
21 rue de l'Odéon (punto rosso): all'ultimo piano, l'abitazione parigina di Emil Cioran (sinistra); l'ingresso del palazzo con foto di Cioran visibile sul portone (destra).

Nel 1937 si trasferì in Francia con una borsa di studio dell'istituto francese di Bucarest per fare una tesi di dottorato.[5] Nel 1947, mentre stava scrivendo una traduzione in rumeno di Mallarmé, decise che non sarebbe rientrato in Romania e che avrebbe da allora in poi scritto solo in lingua francese.[27] Nel 1949 pubblicò il Sommario di decomposizione, opera che aveva già riscritto 4 volte prima di ritenerla pronta per la pubblicazione. L'attenzione e la cura posta nella scrittura in francese ne ha fatto uno dei migliori prosatori in questa lingua.[27] Cioran non rientrerà più in Romania, neanche dopo la rivoluzione rumena del 1989, a causa di problemi di salute che lo colpiranno in età avanzata.[19] Dal dopoguerra al 1989, infatti, il regime comunista lo privò della cittadinanza e divenne apolide, e Cioran visse con lo status di rifugiato in Francia.[28] Riguardo però al suo pensiero, in un'intervista del 1970 a François Bondy l'autore dichiarò che il meglio della sua dottrina era in lingua romena: «Un libro uscito a Bucarest nel 1933: Al culmine della disperazione, che contiene già tutto quello che verrà dopo. È il più filosofico dei miei libri.»[27]

In Francia rimase isolato dall'ambiente culturale; criticò pesantemente il marxista Jean-Paul Sartre, che spesso sedeva vicino a lui al café Flore, ma a cui non rivolgeva mai la parola. Albert Camus, meno distante filosoficamente da lui, lo incitò un giorno a impegnarsi politicamente e socialmente, al che Cioran gli rispose pesantemente di andarsene.[19] Suoi amici nell'ambiente intellettuale erano Mircea Eliade e Eugene Ionesco, connazionali esuli e anche loro avversi al regime comunista rumeno di Ceaușescu. Le loro opere erano proibite al di là della "cortina di ferro".[19] Era anche molto amico di Samuel Beckett, Henri Michaux e Gabriel Marcel. Tentò di esserlo anche con Paul Celan, che curò la versione tedesca del Sommario di decomposizione, ma sostenne che era impossibile, perché "tutto lo feriva".[29]

La sepoltura a Montparnasse con la compagna Simone Boué

Visse in povertà, prima, e in semplicità dopo il successo di vendite dei suoi libri, rifiutando ogni premio letterario [30] tranne il "Premio Rivarol" nel 1950.[31] [5] Negli anni ottanta ebbe una breve relazione sentimentale con la giovane insegnante tedesca di filosofia Friedgard Thoma, senza per questo lasciare la compagna Simone Boué, che aveva poi sposato, e che, anzi, come scrive lei stessa, divenne poi amica della Thoma.[32][33] All'epoca dell'incontro, Cioran aveva 72 anni e la Thoma 36. Nelle lettere raccolte dalla donna emerge un Cioran meno pessimista e più vitalista di quanto appaia nelle sue opere letterarie e filosofiche.[34]

Colto dalla malattia di Alzheimer nel 1989, morì a Parigi il 20 giugno 1995 all'età di 84 anni, dopo un lungo periodo di declino psicofisico[19], in cui comunque non perse la sua lucidità, almeno fino a pochi giorni prima del ricovero all'ospedale di rue Pascal, 54; tra maggio e giugno concesse infatti un'ultima intervista.[35]

È sepolto al cimitero di Montparnasse, dove nel 1997 lo raggiunge, probabilmente suicida - fu trovata annegata nell'oceano atlantico[36] - la moglie Simone Boué, che lasciò il carteggio del marito[37] e l'istituzione di una borsa di studio al CNL (Centre national du livre), per scrittori di lingua francese che avessero già pubblicato un'opera con a tema una riflessione personale, nello spirito di Cioran, su un soggetto di ordine generale.[38]

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

« Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto »
(Emil Cioran , Lacrime e santi[39])

La filosofia come terapia[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito del pensiero filosofico, Cioran si colloca tra quelle figure che esulano dai canoni stabiliti dall'epoca e dai sistemi, e che non fanno parte di nessuna corrente o scuola. Il suo stile è caustico, diretto e profondamente emotivo, poiché egli scrive non per diffondere le proprie idee ad un pubblico, bensì per dissipare la propria sofferenza, derivante da un'insonnia costante che lo conduce sull'orlo del suicidio.

«L'insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il Paradiso stesso in un luogo di tortura. Qualsiasi cosa è preferibile a questo allerta permanente, a questa criminale assenza di oblio. È durante quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia. Le ore di veglia sono, in sostanza, un'interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero, è la coscienza esasperata da se stessa, una dichiarazione di guerra, un infernale ultimatum della mente a se medesima. Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l'insolubile fino alla vertigine.».[40]

La sua può essere definita una forma di letteratura terapeutica, poiché grazie ad essa desiste dall'uccidersi.[41]

Emil Cioran

Dilaniato da contraddizioni insanabili, il pensiero di colui che si autodefinisce un filosofo urlatore si manifesta attraverso affermazioni volutamente provocatorie.

Qualsiasi giudizio su questa figura del Novecento deve tener conto che egli ha fatto dello scandalo artistico uno stile di vita, dell'arte un'esplosione di sentimenti e della scrittura una valvola di sfogo prettamente personale.[42]

La Romania[modifica | modifica sorgente]

Cioran nasce in una terra di contraddizioni come la Romania, paese latino in mezzo alle nazioni slave, cristiano ortodosso che diventa comunista passando per una forma di fascismo[43]. Una terra ricca di tradizioni e di superstizioni, il cui «popolo è il più scettico che esista: è allegro e disperato al tempo stesso. Per ragioni storiche coltiva la religione del fallimento» così Cioran e aggiunge: «ricordo della mia infanzia un tizio, un contadino al quale toccò una grande eredità. Passava la giornata di taverna in taverna, sempre ubriaco, accompagnato da un violinista che suonava per lui. mentre gli altri andavano in campagna a lavorare, lui passeggiava di taverna in taverna, l'unico uomo felice al mondo. Quando sentivo il suono del violino correvo a vederlo passare, perché mi affascinava. Spese tutto in due anni e poi morì.»[44]

La lingua francese[modifica | modifica sorgente]

Nonostante un fortissimo senso d'appartenenza al paese d'infanzia ("darei tutti i paesaggi del mondo per quello della mia infanzia") Cioran, arrivato a Parigi nel 1937, sceglie il francese come lingua di scrittura, pubblicando il suo primo saggio in questa lingua (Précis de décomposition) nel 1949 da Gallimard. In "Storia e utopia" (1960) il filosofo spiega il suo rapporto conflittuale e resistente con questa lingua, dotata di «una sintassi d'una rigidità, d'una dignità cadaverica» e in cui non c'è «più alcuna traccia di terra, di sangue, d'anima.».[45]

Nel 2011 una raccolta delle sue opere è stata inserita nella prestigiosa Bibliothèque de la Pléiade di Gallimard.

La nascita come sciagura[modifica | modifica sorgente]

L'atteggiamento di Cioran nei confronti dell'esistenza si estrinseca in un'apologia del non-essere e quindi del suicidio: vivere è una disgrazia e la nascita un'irrimediabile sciagura.

Disegno raffigurante Emil Cioran

Nell'opera L'inconveniente di essere nati del 1973 egli mette a fuoco la visione tragica dell'esistere e il suo pessimismo che è l'estremizzazione di quello di Schopenhauer dal quale trae anche l'interesse per il Buddhismo e la teorizzazione dell'incubo del dolore del vivere:

« "Tutto è dolore". La formula buddhista, modernizzata, suonerebbe: "Tutto è incubo". [....] Non mi perdono di essere nato. È come se, insinuandomi in questo mondo, avessi profanato un mistero, tradito un qualche impegno solenne, commesso una colpa di inaudita gravità. Mi capita però di essere meno perentorio: nascere mi appare allora una calamità che sarei inconsolabile di non aver conosciuto.[46] »

È questo l'assurdo che caratterizza il pensiero di Cioran: odiare la vita ma nello stesso tempo apprezzarne le esperienze, anzi considerarle irrinunciabili.[5]

Ma mentre valorizza in un certo senso i travagli dell'esistenza egli sente anche il fascino del nulla, dell'abisso originario.

« Nessuna differenza tra l'essere e il non-essere, se si percepiscono con pari intensità [....] Ci fu un tempo in cui il tempo non era ancora... Il rifugio della nascita non è altro che la nostalgia di quel tempo anteriore al tempo.[47] »
« Il terrore di fronte all'avvenire si innesta sempre sul desiderio di provare quel terrore [....] Nascita e catena sono sinonimi [....] Non nascere è indubbiamente la migliore formula. Non è purtroppo alla portata di nessuno.[48] »

Disinganno e suicidio[modifica | modifica sorgente]

Non c'è dubbio che l'opera di Cioran, pur dispiegandosi in vari libri anche lontani tra loro in ordine di tempo e di argomento, sia pervasa totalmente da uno spirito crudele ma al contempo speranzoso, come il disinganno: crudele perché di fronte ad esso ogni fenomeno mondano sfocia nel fallimento, speranzoso perché niente è più istruttivo, in filosofia, del fallimento stesso.[5]

Gli scritti di Cioran hanno il marchio della vertigine e della lucidità, non sono scritti secondo finalità pedagogiche. E per questo risultano estremi, laconici epitaffi di un'esistenza casuale, priva di senso, permeata dall'amarezza e che solo l'idea di suicidio può rendere dignitosa, in quanto unico atto veramente libero, frutto del libero arbitrio.

« Ricordo un'occasione in cui per tre ore ho passeggiato nel Lussemburgo con un ingegnere che voleva suicidarsi. Alla fine l'ho convinto a non farlo. Gli ho detto che l'importante era aver concepito l'idea, sapersi libero. Credo che l'idea del suicidio sia l'unica cosa che rende sopportabile la vita, ma bisogna saperla sfruttare, non affrettarsi a tirare le conseguenze. È un'idea molto utile: dovrebbero farci delle lezioni nelle scuole![49] »
« Vi sono notti in cui l'avvenire si abolisce, e di tutti i suoi momenti sussiste soltanto quello che sceglieremo per non più essere.»[50] »

L'ironia[modifica | modifica sorgente]

L'ironia capace di cogliere l'assurdità della vita salva Cioran e i suoi lettori dal pessimismo e dal nichilismo. L'ironia e l'umorismo che l'accompagna rendono tollerabile l'esistenza che talvolta appare paradossale dandole un nuovo senso razionale da cui ricominciare a vivere senza inganni.[40]

«Non c'è nulla che giustifichi il fatto di vivere. Dopo essersi spinti al limite di se stessi si possono ancora invocare argomenti, cause, effetti, considerazioni morali, ecc.? Certamente no. Per vivere non restano allora che ragioni destituite di fondamento. Al culmine della disperazione, solo la passione dell'assurdo può rischiarare di una luce demoniaca il caos. Quando tutti gli ideali correnti - di ordine morale, estetico, religioso, sociale, ecc.- non sanno più imprimere alla vita una direzione né trovarvi una finalità, come salvarla ancora dal nulla? Vi si può riuscire solo aggrappandosi all'assurdo, all'inutilità assoluta, a qualcosa, cioè, che non ha alcuna consistenza, ma la cui finzione può creare un'illusione di vita».[51]

Mostrare, non spiegare[modifica | modifica sorgente]

Caricatura di Cioran

Il sistema filosofico di Cioran è quello di rinnegare il sistema, le regole, il formalismo accademico: non pretende di spiegare e dimostrare ma solo mostrare cos'è la vita parlando di se stesso come uomo e non dell'astratta umanità.[5]

Varie ed apparentemente incompatibili tra loro sono le strade del pensiero che egli percorre:

ma che conducono tutte ad un unico risultato: il fallimento che segna ogni vita e che le dà senso.

« Soffrire è produrre conoscenza »
(E.Cioran - Il funesto demiurgo)

Insonnia e autoanalisi[modifica | modifica sorgente]

In Cioran pensiero e vita si sovrappongono spietatamente.
Le notti passate ad occhi aperti hanno influito, come più volte riportato dallo scrittore stesso in quasi tutti i suoi libri, sullo sviluppo e sulla stesura delle opere stesse. Le notti insonni trascorse in letture e in taccuini riempiti forsennatamente hanno costruito e forgiato il pensiero attraverso la noia, eterna compagna, e la lucidità esasperata da una solitudine che proprio nelle ore notturne induce all'autoanalisi.Un'analisi di se stesso condotta senza risparmiare colpi, mirata a scrutare nei propri abissi e di conseguenza in quelli dell'umanità stessa.[5]

Il tempo[modifica | modifica sorgente]

Ed è proprio in questo contesto che entra in gioco un concetto, che sarà minimo comun denominatore, anche se in certe occasioni velato, di tutta la produzione cioraniana: il tempo, nelle sue diverse accezioni, tempo storico e tempo esistenziale.

« Tutti parlano di teorie, di dottrine, di religioni, insomma di astrazioni; nessuno di qualcosa di vivo, di vissuto di diretto. La filosofia e il resto sono attività derivate, astratte nel peggior senso della parola. Qui tutto è esangue. Il tempo si converte in temporalità, ecc. Un ammasso di sottoprodotti. D'altro canto gli uomini non cercano più il senso della vita partendo dalle loro esperienze, ma muovendo dai dati della storia o di qualche religione. Se in me non c'è niente che mi spinga a parlare del dolore o del nulla, perché perdere tempo a studiare il buddhismo? Bisogna cercare tutto in se stessi, e se non si trova ciò che si cerca, ebbene, si deve lasciar perdere. Quello che mi interessa è la mia vita. Per quanti libri sfogli, non trovo niente di diretto, di assoluto, di insostituibile. Dappertutto è il solito vaniloquio filosofico.[52] »

Lo studioso[modifica | modifica sorgente]

Non bisogna dimenticare che oltre al pessimismo e allo scetticismo di Cioran, che non si definisce come filosofo ma come un pensatore privato "Privatdenker", esiste il Cioran profondo conoscitore della filosofia.

Fu studioso dell'illuminismo e dei memorialisti francesi, dei Padri della Chiesa e dei filosofi scettici (pirroniani), ma anche della filosofia pessimista tedesca di Schopenhauer, Mainländer, Nietzsche, Otto Weininger, Georg Simmel, Oswald Spengler, Dilthey e dei mistici e della mistica, anche per i suoi contatti con Mircea Eliade (storico delle religioni e dello sciamanesimo), come Meister Eckhart, Teresa d'Avila, Kierkegaard, Lev Šestov.[5] Tra le sue ispirazioni vi sono anche l'esistenzialismo di Heidegger, Henri Bergson che poi abbandonerà, gli utopisti Tommaso Moro, Fourier, Cabet, Campanella, la grande letteratura con citazioni di Baudelaire, Poe, Mallarmé, Shakespeare, Shelley, Dostoevskij, Fitzgerald, Dante[53] e Leopardi.[5]

Come detto, ebbe amicizie e relazioni intellettuali, oltre che con i citati Mircea Eliade ed Eugene Ionesco, con Benjamin Fondane, Caillois, Henri Michaux, María Zambrano, Samuel Beckett, Guido Ceronetti, Pietro Citati, Paul Celan, Fernando Savater, Mario Andrea Rigoni.[5]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Opere non tradotte[modifica | modifica sorgente]

  • Cartea Amăgirilor (in fr. Le Livre des leurres) (1936)
  • Schimbarea la fata a Romaniei (in fr. Transfiguration de la Roumanie) (1937)
  • Amurgul gindurilor (in fr. Le Crépuscule des pensées) (1940)
  • Bréviaire des vaincus (1944) e Bréviaire des vaincus II, trad. in fr. di Gina Puicǎ e Vincent Piednoir (2011)
  • Valéry face à ses idoles (1970)
  • Essai sur la pensée réactionnaire. À propos de Joseph de Maistre (1977, ma 1957)
  • Ébauches de vertige (1979)
  • Face aux instants (1985)
  • Œuvres (1995, raccolta, nella collana "Quarto")
  • Solitude et destin (2004)
  • Exercices négatifs: En marge du précis de décomposition (2005)
  • De la France, trad. in fr. da Alain Paruit (2009)
  • Lettres 1961-1978, a cura di Vincent Piednoir (2011)
  • Œuvres (2011, raccolta a cura di Nicolas Cavaillès e Aurélien Demars, nella collana "Bibliothèque de la Pléiade")

Altro[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Andrea Rigoni, Il pensiero di Leopardi, prefazione di Emil Cioran, Milano, Bompiani, 1997 (ed. accresciuta, con una nota di Raoul Bruni, Torino, Aragno, 2010).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La "M" di E.M.Cioran, in generale accettata come Emil Mihai (Michele/Michel) Cioran è stata messa in discussione come un vezzo dello scrittore (il cui nome vero era semplicemente Emil Cioran, come risulta dal passaporto del 1934), che utilizzò questa firma - o in alternativa E.M. Cioran, in onore di E. M. Forster cfr. Sanda Stolojan, Nori peste balcoane. Jurnal din exilul parizian, București, ed. Humanitas, 1996, p. 191.; - per la pubblicazione delle traduzioni. In francese a volte è citato come Émìle Cioran
  2. ^ Cioran: la morte dell'utopia
  3. ^ L'amico italiano il saggista e scrittore Mario Andrea Rigoni gli fece conoscere i Canti e le Operette morali, che Cioran apprezzò, tanto da mettere la traduzione francese de L'infinito, in un quadretto appeso nella sua mansarda. (Cfr. Le vie parallele di Cioran e Leopardi, intervista a Mario Andrea Rigoni di Antonio Castronuovo)
  4. ^ Cioran l'antiprofeta - recensione
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Emil Cioran. La vita e la carriera. URL consultato il 27 dicembre 2013.
  6. ^ La città nel 1910 aveva 33.000 abitanti, di cui il 50% di origine tedesca, il 22% ungherese e il 26% rumena. Oggi ha 170.000 abitanti, dei quali meno del 2% sono di origine tedesca, e si trova nella regione dei Siebenbürgen (Transilvania in tedesco), già dal 1211 teatro di colonizzazione tedesca detta “sassone” (in realtà con coloni provenienti dalle regioni occidentali della Germania: dal Reno-Mosa, Fiandre, Vallonia, Lussemburgo, Alsazia).
  7. ^ Metafisica dell'addio. Studi su Emil Cioran
  8. ^ Cioran, l'enigma dell'ateo-credente, Rosita Copioli
  9. ^ scriverà che "I cinici sono i santi del paganesimo"
  10. ^ Emil Cioran, Quaderni 1957-1972, Milano, Adelphi, 2001, pag. 179
  11. ^ Biography of Cioran
  12. ^ Così l'inquieto Emil Cioran cedette al fascino del Führer
  13. ^ Il Giornale, articolo citato
  14. ^ La "Guardia di Ferro"
  15. ^ In memorial Emil Cioran
  16. ^ in: Emanuela Costantini, Nae Ionescu, Mircea Eliade, Emil Cioran: antiliberalismo nazionalista alla periferia d'Europa, Morlacchi, 2005, pag. 180
  17. ^ Costantini, op. cit., pp. 180-183
  18. ^ Cultura romena
  19. ^ a b c d e Ulderico Munzi, Cioran - L'ultimo cavaliere del nulla, Corriere della Sera, 1995
  20. ^ a b Fabio Gambaro, Quando Cioran si infatuò del nazismo. URL consultato il 27 dicembre 2013.
  21. ^ Costantini, op. cit., pp. 180-183
  22. ^ Cioran: da razzista fanatico a pessimista scettico
  23. ^ Un popolo di solitari, in E.M. Cioran, La tentazione di esistere
  24. ^ Cioran, l'uomo sedotto dal nulla
  25. ^ Recensione di Storia e utopia
  26. ^ E. Cioran, Storia e utopia, capitolo II, Su due tipi di società: lettera ad un amico lontano
  27. ^ a b c Cioran, tra aforismi e nichilismo. URL consultato il 27 dicembre 2013.
  28. ^ Emil Cioran e letteratura rumena: cultura apolide al Salone del Libro
  29. ^ Mario Ajazzi Mancini, A nord del futuro: scritture intorno a Paul Celan, Ed. Clinamen, 2009, p.46
  30. ^ A quanto riferisce Fernando Savater nel suo libro Contrattempi, anche il Nobel per la letteratura, che quindi quell'anno andò a Elias Canetti)
  31. ^ Corriere della sera, 23 maggio 1995
  32. ^ La storia del rapporto è alla base del libro di Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran
  33. ^ Foto con Cioran, Simone Boué e Friedgard
  34. ^ L'apocalisse può attendere. La passione brucia ancora
  35. ^ L'ultima intervista di Cioran
  36. ^ Così il pessimista assaporava il proibito
  37. ^ Dopo la morte di Simone Boué, all'incirca trenta quaderni scritti da Cioran sono stati rinvenuti nel suo appartamento. Contengono un diario a partire dal 1972, l'anno in cui si fermano i Quaderni già pubblicati. La commercializzazione dei quaderni è stata bloccata dalla Corte d'Appello di Parigi, a causa della controversia legale sull'eredità: la Boué fu nominata erede per testamento da Cioran, insieme al fratello superstite, in parti uguali. Sia lo stato della Romania che gli eredi legali dell'uomo, morto pochi anni dopo, sia i parenti francesi della moglie, avanzano pretese sui diritti d'autore dei rimanenti quaderni.
  38. ^ Bourse Cioran - Centre National du Livre
  39. ^ Emil Cioran , Lacrime e santi, Adelphi 1986, p.92
  40. ^ a b E.M. Cioran, Al culmine della disperazione, ed. Adelphi - Collana: Biblioteca Adelphi, 1998 - ISBN 978-88-459-1414-0
  41. ^ Intervista a Cioran di R. Arquès in M.A. Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, 'Il notes magico, 2004 pp.77, 79, 80-81, 86-87
  42. ^ E. Cioran, Quaderni 1957-1972, Milano, Adelphi 2001, pag,229
  43. ^ Roberto Balzani, Alberto De Bernardi, Storia del mondo contemporaneo, Editori Pearson, Paravia, Bruno Mondadori, 2003 pag.161
  44. ^ F. Savater, Cioran un angelo sterminatore, trad. it. C.M. Valentinetti, ed. Frassinelli (collana Noche oscura),1998, ISBN 978-88-7684-495-9
  45. ^ E.M. Cioran, Storia e utopia, a cura di M.A. Rigoni, Editore Adelphi (collana Piccola biblioteca Adelphi), 1982
  46. ^ E.Cioran, L'inveniente di essere nati,ed.Adelphi, Milano 1973, pagg.20-21
  47. ^ E, Cioran, Op. cit., p. 22
  48. ^ E. Cioran, Op. cit., pp. 186-187
  49. ^ Intervista a Cioran di R. Arquès in M.A. Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, ed. Il notes magico, 2004
  50. ^ E.M. Cioran, Il funesto demiurgo, trad.it. Grange Fiori D.,Editore: Adelphi, 1986
  51. ^ Ibidem
  52. ^ E. Cioran, Quaderni 1957-1972
  53. ^ "L'Inferno – esatto come un verbale. Il Purgatorio – falso come ogni allusione al Cielo. Il Paradiso – sfoggio di invenzioni e di insulsaggini… La trilogia di Dante è la maggiore riabilitazione del diavolo che un cristiano abbia intrapreso." in Sillogismi dell'amarezza

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Ananda Sunya, “Cioran and other saints”, Complexul, Sibiu,1997.
  • Anna Maria Tripodi, Cioran, metafisico dell'impossibile, L'Aquila, Japadre, 1987.
  • Sylvie Jaudeau, Conversazioni con Cioran; seguite da Mistica e saggezza, traduzione di Leopoldo Carra, Parma, Guanda, 1993.
  • Fernando Savater, Cioran. Un angelo sterminatore, Milano, Frassinelli, 1998.
  • Raffaello Vizioli, Lucia Orazi, La depressione creativa di E. Cioran: quasi un dizionario, Roma, EUR, 2002.
  • Mario Andrea Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, il notes magico 2004.
  • Piero Buscioni, Emile Cioran, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, marzo-maggio 2004.
  • Giovanni Rotiroti, Il demone della lucidità: il caso Cioran tra psicanalisi e filosofia, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005.
  • Emanuela Costantini, Nae Ionescu, Mircea Eliade, Emil Cioran: antiliberalismo nazionalista alla periferia d'Europa, Perugia, Morlacchi, 2005.
  • Fabio Rodda, Cioran, l'antiprofeta: fisionomia di un fallimento, Milano, Mimesis, 2006.
  • Aurelio Rizzacasa, Sentinella del nulla. Itinerari meditativi di E. M. Cioran, Perugia, Morlacchi 2007.
  • Alexandra Laignel Lavastine, Il fascismo rimosso: Cioran, Eliade, Ionesco: tre intellettuali rumeni nella bufera del secolo, traduzione di Laura Verrani, Torino, Utet libreria, 2008.
  • Antonio Castronuovo, Emil Michel Cioran, Napoli, Liguori, 2009.
  • Barbara Scapolo, Esercizi di de-fascinazione: saggio su E. M. Cioran, Milano, Mimesis, 2009.
  • Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran, Falconara Marittima, L'orecchio di Van Gogh, 2010.
  • Antonio Di Gennaro, Metafisica dell’addio. Studi su Emil Cioran, Roma, Edizioni Aracne, 2011.
  • Giovanni Rotiroti, Il segreto interdetto. Eliade, Cioran e Ionesco sulla scena comunitaria dell'esilio, Pisa, ETS, 2011.
  • Mario Andrea Rigoni, Ricordando Cioran, Napoli, La Scuola di Pitagora 2011.
  • AA.VV., Cioran in Italia, a cura di A. Di Gennaro e G. Molcsan, Roma, Edizioni Aracne, 2012.
  • Renzo Rubinelli, Tempo e Destino nel pensiero di E.M. Cioran, Aracne Editrice, Roma, 2014

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