Nichilismo

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Il termine nichilismo, o nihilismo (dal latino classico nihil e dal latino medievale nichil, "nulla"), è la dottrina filosofica che suggerisce la negazione di uno o più aspetti putativamente significativi della vita, da cui il mondo, l'esistenza umana in particolare, è privo di senso, scopo, valore etico, e la verità è incomprensibile; se inteso in forma di nichilismo esistenziale, la vita stessa è senza senso, obiettivo e valore intrinseco.

Moralmente intende affermare che la morale non esiste di per sé, e che tutti i valori morali sono stabiliti astrattamente e artificiosamente. Il nichilismo può anche assumere forme epistemologiche o metafisico-ontologiche, ovvero, rispettivamente, che per qualche aspetto la conoscenza non sia possibile, o che la realtà in effetti non esista. Il termine nichilismo è talvolta usato in associazione con anomia per spiegare lo stato d'animo generale di disperazione e di una inutile percezione dell'esistenza; si può sviluppare quando si realizzi che non ci sono necessariamente norme, regole o leggi.

Estensione del concetto e storia[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo pone molto in discussione: nichilista, inteso in senso colloquiale, può divenire sinonimo di disfattista, persona che ama distruggere le convinzioni altrui senza individuare una possibilità di esistenza serena, tranne la propria. In generale si intendono come nichiliste le dottrine e i comportamenti corrispondenti, che negano la possibilità di pervenire ad una realtà ultima, ovvero sostanziale, affermando, a volte in modo polemico, la limitazione della conoscenza umana al solo apparire.

Nel nichilismo bisogna distinguere tra un nichilismo etico e un nichilismo più propriamente gnoseologico.

Alla fine del XVIII secolo il filosofo tedesco F.H. Jacobi, nella sua Lettera a Fichte del 1799, definì nichilistico il trascendentalismo kantiano. Il termine nichilismo è poi divenuto popolare con il romanzo Padri e figli del drammaturgo russo Ivan Sergeevič Turgenev pubblicato nel 1862.

Il termine nichilismo è spesso usato in associazione a una anomia per spiegare una sensazione generale di disperazione sotto una percezione secondo la quale l'esistenza non ha alcuno scopo, realizzando che non vi è necessità di norme, regole e leggi.[1] Movimenti come il futurismo e il decostruttivismo,[2] insieme a molti altri sono stati spesso identificati da molti come "nichilistici" varie volte e in numerosi contesti.

Il nichilismo assume inoltre diverse caratteristiche a seconda del contesto storico in cui si inquadra: per esempio, Jean Baudrillard e altri, hanno spesso definito il postmodernismo come un'epoca nichilista,[3] e diversi teologi cristiani e figure di autorità religiose hanno spesso sostenuto che il postmodernismo[4] e diversi aspetti della modernità,[2] rappresentano il rifiuto del teismo, e il non accettare dottrine teiste è uno dei punti cardini del nichilismo.

Forme di nichilismo[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo in sé può essere suddiviso secondo diverse definizioni e la loro ricorrenza è utile a descrivere posizioni filosofiche che sono tra loro indipendenti e sconnesse, seppur talvolta è possibile una correlazione o una consequenzialità tra l'una e l'altra.

Nichilismo metafisico[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo metafisico è una teoria filosofica secondo cui "è possibile" che non esistano realtà oggettive nella loro totalità, o più teoricamente, si ritiene che vi sia un mondo ipotetico in cui queste non esistano; o al più che non possano esistere realtà oggettive "concrete"; perciò se ogni parola possibile contiene degli oggetti, ce n'è alla fine almeno una che contiene enti astratti.

Una forma estrema nel nichilismo metafisico è comunemente definita come la credenza per cui non esiste nessun componente di un mondo auto-sufficiente.[5] Un modo per interpretare una simile affermazione può essere: «È impossibile distinguere l'esistenza dalla non-esistenza, poiché questi due concetti non hanno delle caratteristiche oggettive definite, e un fondamento di verità che un'affermazione può possedere, in modo da trovare una differenza tra i due.» Se non esiste qualcosa che può discernere il significato di "esistenza" dalla sua negazione, il concetto di esistenza non ha alcun significato; o in altre parole, non esiste alcun valore intrinseco. Il termine "significato" in questo senso è usato per affermare che come l'esistenza non possiede un alto livello di "realtà", l'esistenza in se non significa nulla. Si potrebbe dire che questa credenza, unita insieme al nichilismo epistemologico, darebbe come risultato l'idea che nulla può essere definito come reale o vero, poiché questi parametri non esistono.

Nichilismo epistemologico[modifica | modifica sorgente]

La forma epistemologica del nichilismo può essere vista come un'estremizzazione dello scetticismo, in cui ogni forma di conoscenza o sapere è negata.[6]

Nichilismo mereologico[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo mereologico (altresì detto nichilismo compositivo) è la posizione secondo cui non esistono enti con identità proprie (non solo nello spazio, ma anche nel tempo), ma enti sprovvisti di identità - detti anche "blocchi da costruzione" - e che il mondo come lo percepiamo e lo sperimentiamo, in cui crediamo vi siano questi enti dotati di identità, sono solo un prodotto della fallacia delle percezioni umane.

Nichilismo esistenziale[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo esistenziale (ateo) è la credenza per cui la vita non ha alcun valore o senso intrinseco. Nell'universo, il nichilismo esistenziale afferma che l'uomo senza Dio è l'attore del suo farsi nel mondo ed è responsabile di ogni sua azione. Non esistendo la figura di Dio, è l'uomo a crearsi in ogni sua azione. L'inesistenza del senso della vita è stato un problema largamente trattato dalla scuola filosofica dell'esistenzialismo, e può riassumersi nella massima Dostoevskiana "Se Dio non esiste tutto è permesso".

Nichilismo morale[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo morale, noto anche come nichilismo etico, è una posizione metaetica che sostiene l'inesistenza della moralità come realtà oggettiva; perciò non vi è azione che sia necessariamente preferibile a un'altra. Per esempio, un nichilista morale potrebbe affermare che l'uccidere una persona, per una qualsiasi ragione, non è inerentemente né giusto né sbagliato. Altri nichilisti potrebbero addirittura dire che non vi è alcuna moralità, e se questa esiste, è un'invenzione umana e quindi una costruzione artificiale, nella quale ciascun senso è relativo a seconda delle diverse possibili conseguenze. Ad esempio, se qualcuno uccide una persona, un nichilista potrebbe sostenere che uccidere non sia per forza sbagliato, indipendentemente dai nostri principi morali: è tale solo perché la moralità è costruita come una dicotomia rudimentale, in cui viene affermato che una cosa negativa ha un peso ben più grave di un qualcosa definito come positivo: come risultato, uccidere qualcuno è sbagliato perché non si lascia la possibilità a questo di vivere, al cui vivere è arbitrariamente conferito un senso positivo. In questo modo, un nichilista morale crede che tutte le dichiarazioni etiche siano false.

Nichilismo politico[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo politico è una branca che segue i punti caratteristici della filosofia nichilista, come il rifiuto di istituzioni non-razionalizzate o non-provate, nella fattispecie, le più importanti strutture sociali e politiche, come il governo, la famiglia e le leggi. Il movimento Nichilista espose una dottrina simile nel diciannovesimo secolo in Russia. Il nichilismo politico è una corrente di pensiero assai differente dalle forme di nichilismo, ed è spesso considerata più come una forma di utilitarianismo. Un'analisi influente sul nichilismo politico ci è stata presentata da Leo Strauss.[7]

Contesti[modifica | modifica sorgente]

Il nichilismo russo[modifica | modifica sorgente]

In Russia, il termine «nihilista» fu adoperato per la prima volta nel 1829 dal critico letterario Nikolaj Ivanovič Nadeždin nel suo articolo L'adunata dei nihilisti. Scene della fiera letteraria[8] per indicare semplicemente chi «non sa e non capisce nulla». Un decennio dopo un altro critico, Michail Katkov diede invece alla parola, con intenzioni polemiche, il significato più filosofico di «colui che non crede a nulla»: «Se si guarda al cosmo, posti di fronte a due atteggiamenti estremi, è più facile diventare mistico che nihilista».[9]

Egualmente con intenti polemici il romanziere Ivan Turgenev, pubblicando nel 1862 Padri e figli, fece del personaggio del giovane rivoluzionario Bazarov un «nihilista», un uomo «che non s'inchina dinanzi a nessuna autorità, che non presta fede a nessun principio, da qualsiasi rispetto tale principio sia circondato»,[10] e che concentra in sé quanto di più moralmente negativo l'autore vedeva in quella intelligencija giovanile che, pur proveniente dalla classe piccolo-borghese, rifiutava le posizioni politiche liberali e costituiva la militanza sovversiva più radicale di tutta la Russia. Anche Fëdor Dostoevskij condannò nel romanzo I demoni ogni politica rivoluzionaria, tracciando diverse figure umane di nichilisti, come quelle di Verchovenskij e Stavrogin.

La scelta di Turgenev era tuttavia infelice, scrisse Saltykov-Ščedrin, perché erano proprio i giovani condannati da Turgenev i più fermamente convinti delle proprie idee: in quel contesto il nihilismo era un «vocabolo privo di senso, capace meno di qualsiasi altro di caratterizzare la giovane generazione, nella quale si poteva discernere ogni genere di "ismi", ma non certo il nihilismo».[11] Un altro redattore del «Sovremennik», Maksim Antonovič, recensì Padri e figli, accusando Turgenev di aver falsificato la realtà.[12]

Al contrario, il redattore del «Russkoe slovo» (Русское слово, "La parola russa") Dmitrij Pisarev, scrivendo che Turgenev aveva descritto con esattezza la condizione spirituale dell'intelligencija materialista e rivoluzionaria del suo tempo, si dichiarò egli estesso un nihilista. Positiva era la funzione violentemente critica delle condizioni politiche e sociali della Russia svolta dalla gioventù intellettuale, e necessaria era l'emancipazione dell'individuo, la formazione di caratteri «criticamente pensanti».[13]

Nietzsche[modifica | modifica sorgente]

Con il filosofo Friedrich Nietzsche il fenomeno del nichilismo assume il carattere ambiguo e ambivalente di vera e propria cifra interpretativa, sia teorica sia pratica, della civiltà occidentale. In senso più esplicitamente negativo, esso viene descritto come segno dei tempi, sintomo della decadenza in cui versa la civiltà; nello stesso tempo, in positivo, il crepuscolo dei valori e degli idoli "con i piedi d'argilla" che hanno dominato la storia dell'Occidente, e quindi nel suo insieme e nel suo avanzare costituisce l'annuncio di una nuova "aurora", la profezia di una nuova era, che sorgerà dalle ceneri della morte dell'uomo così come esso storicamente si è dato, e del Dio che egli ha costruito a propria immagine e somiglianza. Profeta e interprete di questa nuova era sarà dunque non più l'uomo, ma una sorta di figura mitica, designata come l'oltreuomo (Übermensch), capace di assumere su di sé il senso profondo del nichilismo e superarlo, rendendosi autore e creatore di nuovi valori.

Nella fondamentale opera Così parlò Zarathustra (1883-1885), Nietzsche raffigura la civiltà decadente, il nichilismo e l'oltreuomo con alcune metafore. In primis quella del cammello: portatore del peso dei valori e degli idoli che si è creato (la storia umana e la cultura) e che lo appesantiscono nel suo movimento libero e creativo, esso rappresenta una sorta di sapere storico che reprime e indebolisce la potenza e la forza dell'istinto di libertà creativa ch'era invece presente in più larga misura in figure e popolazioni che ci hanno preceduto. In secondo luogo la figura del leone, il nichilismo stesso ma anche il filosofo distruttore poiché anch'egli immerso, pur in maniera attiva, nel processo di decadenza e quindi anch'egli figura del nichilismo, ed infine l'aurora oltre l'umano, troppo umano: l'oltreuomo che, liberatosi dalle catene della storia e alleggeritosi dai fardelli del passato che imprigionavano il gioco creativo delle sue facoltà e dei suoi istinti primordiali, come un fanciullo gioca finalmente libero e creatore di sempre più nuove possibilità esistenziali, sì che la Terra diventa "luogo di guarigione".

In Nietzsche dunque la parola nichilismo designa l'essenza della crisi che ha investito la civiltà europea moderna: per Nietzsche il nichilismo è un evento che porta con sé decadenza e spaesamento, tanto da costituire una sorta di malattia da cui il mondo moderno è affetto; tale malattia condurrebbe alla disgregazione del soggetto morale, alla debilitazione della volontà e alla perdita del fine ultimo dell'esistenza (nichilismo passivo).

In Wille zur Macht ("La volontà della potenza") (ed. Kröner) egli afferma (va però tenuto conto che quest'opera fu ampiamente modificata e travisata dalla sorella e dal cognato):

« Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l'avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa è qui all'opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce da decenni in decenni, come protesa verso una catastrofe: irrequieta, violenta, precipitosa; simile ad una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha paura di riflettere. »

A tale condizione seguirebbe, secondo Nietzsche, un risorgimento della volontà legislatrice umana e un superamento della condizione di malattia attraverso una multiforme rivalutazione dell'esistenza (nichilismo attivo) libera da ogni pretesa di verità assoluta. Fondamento ontologico del nichilismo è la "morte di Dio", simbolo della perdita di ogni punto di riferimento e massima rivelazione del nulla universale.

Heidegger[modifica | modifica sorgente]

« Il nichilismo. Non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest'ospite e guardarlo bene in faccia »
(Martin Heidegger)

Heidegger, fra i principali pensatori del XX secolo, in particolare in seguito alla svolta del suo percorso di pensiero, che lo porta a volgere la sua riflessione ontologica al problema della verità dell'essere, ha descritto ripetutamente la sua ontologia come un compimento, e un possibile superamento, di quella tradizione metafisica che egli riteneva essersi definitivamente compiuta con Nietzsche, che egli peraltro considera uno dei suoi maestri. Nella sua opera Il nichilismo europeo, che nasce da una rilettura dell'opera filosofica nietzschiana, Heidegger individua nella formula nietzschiana "Dio è morto" la miglior auto-definizione del nichilismo.

Alla riflessione sul tema del nichilismo oltre a questo testo, Heidegger dedicherà altri scritti tra cui:

  • Il superamento della metafisica (1938-1939) dove esprime la tesi secondo la quale la metafisica è l'origine e l'essenza del nichilismo che ne costituisce pertanto il suo tratto fondamentale. L'essenza della metafisica si manifesta infatti, secondo Heidegger, nella soppressione della differenza ontologica, a causa della quale l'essere viene considerato come un ente fra gli altri e dunque dell'essere stesso, letteralmente, "non ne è più ni-ente".
  • L'essenza del nichilismo (1946-1948).

Secondo Karl Löwith (1897-1973), uno dei maggiori allievi di Heidegger, mentre Nietzsche con la dottrina dell' "eterno ritorno" aveva pensato il nichilismo come principio filosofico, Heidegger, invece, pensa il principio filosofico come nichilismo.

Nichilismo e tecnica[modifica | modifica sorgente]

Va infine ricordato il profondo nesso tra nichilismo e tecnica, come viene sviluppato nella riflessione di Heidegger e molti altri.

Nel 1953, Heidegger pone la domanda circa l'essenza della tecnica moderna: l'uomo di oggi esperisce la verità dell'Essere sotto forma di tecnica, ma l'essenza più profonda della tecnica non è nulla di tecnico (M. Heidegger, La questione della tecnica), ma appartiene all'ambito dell'arte. Infatti il concetto greco di τέχνη (téchne) è antico, in origine usato per indicare una prerogativa divina di cui è stato fatto dono agli uomini per sopperire alla loro intrinseca debolezza.

Il concetto di téchne diventa centrale nella filosofia socratico-platonica. Da Socrate, si spiega la genesi della tesi secondo cui la virtù è una scienza e il filosofo ha lo scopo di indagare la possibilità di un sapere tecnico nel campo della morale e della politica.

Anche nei Dialoghi di Platone, e in particolare negli scritti giovanili, le tecniche vengono additate come modello epistemologico per eccellenza. "Il sapere in generale, privo di un oggetto proprio", non ha alcun senso per Platone: ogni scienza ed ogni tecnica sono sempre una determinata scienza o tecnica, vertono su alcuni oggetti specifici e non su altri. Una tecnica che non si sia delimitata il campo in base al proprio oggetto non è una tecnica.

La tecnica circoscrive in modo chiaro e riconoscibile il proprio oggetto, ed è perciò il modello epistemologico a cui si rifà anche il filosofo. Ciò diventa ancora più evidente nella contrapposizione della filosofia con la poesia e la retorica, le quali invece non sono in grado di restringere il loro oggetto. Spostandoci nell'epoca contemporanea, in ottica fine ottocentesca, la tecnica costituisce l'esito necessario della conoscenza, quando questa si sia liberata dalle pastoie della metafisica o della religione. In Nietzsche, la "morte di Dio" apre l'epoca del nichilismo attivo, dove l'umanità utilizzerà consapevolmente le forze della Terra in direzione del dominio sulle cose.

Attualità[modifica | modifica sorgente]

Scrive Emanuele Severino che la moderna visione del nichilismo è erratamente basata sul concetto di ente che nasce dal nulla, esiste, per poi ritornare nel nulla.

Come osserva Diego Fusaro, «per Severino tutto è eterno. Non basta: solo in superficie si crede che le cose vengano dal nulla e che nel nulla alla fine precipitino, perché nel profondo siamo convinti che quel breve segmento di luce che è la vita è esso stesso nulla. È il nichilismo. È l'omicidio primario, l'uccisione dell'essere. Ma è una contraddizione: ciò che è non può non essere, né può essere stato o potrà mai essere nulla. Una contraddizione che è la follia dell'Occidente, e ormai di tutta la terra. Una ferita che necessita di numerosi conforti, dalla religione all'arte, tutti affreschi sul buio, tentativi di nascondere, medicare il nulla che ci fa orrore. Per fortuna ci attende la Non Follia, l'apparire dell'eternità di tutte le cose. Noi siamo eterni e mortali perché l'eterno entra ed esce dall'apparire. La morte è l'assentarsi dell'eterno. Abbiamo tutti nel sangue il nichilismo. (...) Tutto è eterno significa che ogni momento della realtà è, ossia non esce e non ritorna nel nulla, significa che anche alle cose e alle vicende più umili e impalpabili compete il trionfo che si è soliti riservare a Dio.»

Contro nuovi e possibili irrigidimenti metafisici (non sono più concepibili princìpi immutabili) si esprime il filosofo italiano Gianni Vattimo che critica il "nichilismo negativo", che si ostina a propugnare l'idea di un fondamento (una verità, un valore, un’idea) naturale:

  • […] già tentare di modellare leggi, costituzioni, provvedimenti politici ordinari, sull'idea di una progressiva liberazione di norme e regole da ogni preteso limite "naturale" (e cioè ovvio solo per chi detiene il potere) può diventare un progetto politico positivo. (in Nichilismo ed emancipazione. Etica, politica, diritto, 2003, p. 8).

Egli affida un compito politico alla tradizione della Sinistra:

  • una sinistra nichilistica non-metafisica, non potrà più fondare le proprie rivendicazioni sull’uguaglianza, ma dovrà invece porre alla base la dissoluzione della violenza. È chiaro perché: l’uguaglianza è sempre ancora una tesi metafisica che si espone a essere confutata come tale, in quanto pretesa di cogliere una essenza umana data una volta per tutte. (p. 104).

Nella società attuale possono essere ricondotti al nichilismo vari fenomeni sociali; fra essi, quasi come un estremo, l'odierno fenomeno Punk, che associa al nichilismo una visione politica incentrata su un concetto di anarchia fortemente individualista. Da ultimo è da ricordare il "nichilismo giuridico ontologico", secondo cui "il diritto non può reclamare "verità", ma si fonda soltanto sulla volontà più forte, capace di imporre l'ordinamento giuridico e l'ordine del mondo ad essa congeniali"; "il diritto è volontà di potenza" "come aveva visto Nietzsche" (N. Irti, in C. Magris-N. Irti, "La legge e il nulla", in Cor. Sera,6.4.2007, 47).

Altri filosofi[modifica | modifica sorgente]

Con le parole del filosofo Pier Paolo Ottonello (n. 1941) possiamo affermare:

« Il nichilismo come negazione radicale o metafisica, è dunque negazione del senso dell'essere e degli enti in quanto significato e realtà sostanziali e valorativi, che possono essere tali solo in quanto fondati nell'assolutezza dell'essere. Nichilismo è dunque, essenzialmente, l'assoluta negazione di ogni assolutezza, che percorre le strade o dell'indeterminazione dell'essere e degli enti o dell’univocità radicale essere nulla[14]»

In un significato più comune, il nichilismo è una concezione delle cose in base alla quale la realtà sarebbe inesorabilmente destinata a declinare nel nulla, ovvero, dal punto di vista etico, sarebbe indeterminabile o assente una finalità ultima che orienti il corso delle cose e la vita dell'uomo. Dato che questi è limitato e sperimenta ogni giorno questo limite nella morte e nelle sue dolorose anticipazioni, allora egli può essere spinto a considerare - al di là di quanto ne sia cosciente - che il niente sia il vero senso dell'essere. L'affermazione nichilista nega pertanto, in questo senso, vera consistenza alla realtà e di conseguenza esclude che l'uomo possa fare esperienza della verità in quanto tale, considerata come oggettiva e universale.

Per l'italiano Sergio Givone, se da una parte il "nichilismo metafisico" afferma che il mondo non ha senso (perché la morte è l'orrore che tutto annienta) e termina così in un assurdo, dall'altra il nichilismo dei nostri giorni è più tranquillizzante e consolatorio: predica l'accettazione da parte dell’uomo della propria condizione e l'inutilità delle speranze che sono fuori dalla sua portata.

Invece Wilhelm Weischedel, filosofo tedesco del Novecento, ha elaborato una teologia filosofica nell'età del nichilismo.

Leonardo Vittorio Arena propone la sua "visione/non visione" del nonsense attraverso un nichilismo costruttivo, ispirandosi a concezioni filosofiche dell'Occidente, come quelle di Nietzsche e Wittgenstein, e dell'Oriente, come quelle del Buddhismo Chan/Zen e del taoismo di Zhuangzi, in due sue opere: Nonsense o il senso della vita e Note ai margini del nulla. Altri filosofi e pensatori che hanno trattato il nichilismo a vario titolo sono Giacomo Leopardi, Arthur Schopenhauer, Emil Cioran, Umberto Galimberti, Sigmund Freud, Michel Onfray.

Riferimenti culturali[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Il professore di filosofia della Baylor University, Thomas Hibbs, ha affermato che la sitcom Seinfeld è una manifestazione di nichilismo in ambito televisivo. Il tema principale della sitcom è quello di essere uno "show sul nulla". La maggior parte degli episodi sono soliti a concentrarsi su fatti minuziosi o di bassa rilevanza. La visione esistenziale che Seinfeld propone è molto probabilmente assimilabile a una filosofia nichilista, basandosi sull'idea che la vita è senza uno scopo, da cui sorge un senso dell'assurdo che caratterizza con un tono ironico e umoristico lo stesso show.[15]

Dada[modifica | modifica sorgente]

Il termine Dada è stato per la prima volta usato da Tristan Tzara nel 1916.[16] Il movimento, che durò dal 1916 al 1922, sorse durante la prima guerra mondiale, un evento che fu di influenza culturale per gli artisti del periodo.[17] Il movimento Dada è nato a Zurigo, in Svizzera – inizialmente conosciuto sotto il nome di "Niederdorf" o "Niederdörfli" – al Café Voltaire.[18] I Dadaisti affermano che il Dada non fu un movimento artistico, ma una forma di anti-arte, nella quale spesso si utilizzavano oggetti qualsiasi trovati casualmente, elaborati, decontestualizzati e modificati, per poi essere uniti in un'opera unica. Il concetto di anti-arte è nato per affrontare la sensazione di vuoto che si venne a creare dopo la guerra. Questa tendenza a svalutare l'arte ha portato molti a concepire il Dadaismo come un movimento nichilista. I soliti artisti Dada davano alle proprie creazioni un significato di loro invenzione per interpretarle, ed è così difficile classificarle insieme ad altre manifestazioni artistiche contemporanee. Perciò, proprio a causa di questa ambiguità, è stato definito come un modus vivendi nichilista.[17]

Arte contemporanea[modifica | modifica sorgente]

A cavallo fra Ventesimo e Ventunesimo secolo l'arte visiva manifesta sempre più accentuate istanze nichilistiche.[19] Asseconda, per esempio, la propensione della cultura contemporanea a ridurre il reale al virtuale, al simulacro senza più referente.[20] Nei casi più radicali, appare come «un' ARTE SENZA FINE, senza capo né coda, in cui, letteralmente, non si distingue più niente, se non il furore ritmologico».[21] Jean Baudrillard giudica come massimo rappresentante di questa tendenza Andy Warhol le cui immagini sono «una esaltazione della potenza del segno che, perso ogni significato naturale, risplende nel vuoto con tutta la sua luce artificiale».[22]

In altre sue manifestazioni, l'arte contemporanea tende ad esprimere una vera e propria teoria visiva della coincidenza di essere e di non-essere, di vita e di morte, ovvero una sorta di metafisica nichilistica per immagini.[23] L'artista Gino De Dominicis, a partire dagli anni Settanta del Novecento, teorizza che, fino a quando gli uomini non saranno in grado di rendersi immortali, essi non esisteranno veramente, essendo solo verifiche di possibilità di esistenza.[24] Altri, come Maurizio Cattelan e Damien Hirst, esplicitano, con le loro opere, la rassegnazione dell'uomo contemporaneo occidentale di fronte alla intrascendibilità della morte in quanto evento definitivo, con tutto il portato di insensatezza che ne deriva.[25]

Per Cattelan è centrale che «noi siamo forse le uniche creature intimamente consapevoli del fatto che dovranno morire, anche quando la morte non è imminente».[26]

Per Hirst «Si riduce tutto alla morte. Voglio dire, stiamo morendo. È una carneficina (...). Che stiamo facendo, moriamo? È delizioso, è bellissimo, è favoloso. (...). La forza motrice, la roba in cui viviamo, si decompone. E le cose in decomposizione sono coloratissime, è incredibile, a qualsiasi livello. E stiamo morendo. Non ha senso».[27]

Cattelan e Hirst comunicano questo sentimento di impermanenza attraverso diversi espedienti semantico-stilistici. In particolare, con opere che presentano animali mentre esprimono la loro vitalità al massimo grado pur essendo palesemente morti, come quelli conservati in teche ripiene di formaldeide da Damien Hirst - ad esempio The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living del 1991, con il corpo di un vero squalo tigre dalle fauci spalancate come se fosse in procinto di aggredire una preda - oppure come quelli che, nelle installazioni di Maurizio Cattelan, appaiono pieni di vita - il cagnolino scodinzolante che porta il giornale al padrone (Pluto, 1998), il gatto che arcua la schiena in segno di difesa (Felix, 2001) - ma in forma di scheletri, dunque come se, da vivi, fossero già morti.[28]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Anton Čechov ha realizzato un ritratto del nichilismo nel suo romanzo Tre sorelle. La ricorrente locuzione "che cosa importa" o altre varianti simili è spesso pronunciata da molti dei personaggi di fronte a determinati eventi; la significanza di alcuni di questi eventi suggerisce una sottoscrizione al nichilismo come una forma di copiatura psicologica.

Nella graphic novel dei Watchmen, il personaggio Edward Blake/Il Comico dimostra di essere, e viene presentato, come un nichilista, sia moralmente che politicamente, con la sua disinvoltura nel commettere apertamente un omicidio solo per dimostrare una mancanza di nervo e midollo negli umani (affermando che il Dr. Manhattan l'avrebbe potuto fermare in ogni momento, ma ha deciso di non farlo) Anche il Dr. Manhattan è dipinto come una personalità nichilista su scala cosmica, affermando che se la Terra fosse distrutta e tutta la vita su di essa sradicata, l'universo non ci farebbe caso.

Nella novella La rivolta di Atlante, Ayn Rand condanna assai aggressivamente il nichilismo, partendo proprio dalle posizioni di Nietzsche, ne rovescia gran parte, affermando che alcuni valori (come la libertà e l'individualismo) sono necessari e innegabili. L'ideologia dello scrittore francese Marchese de Sade è stata spesso definita come un esempio di nichilismo. Uno scrittore fortemente nichilista è un altro francese, Louis-Ferdinand Céline.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Nel terzo atto dell'opera di Šostakovič "Lady Macbeth del Distretto di Mcensk", vi è un nichilista tormentato dalla Polizia Russa.

Nell'articolo del 2007, il The Guardian fece presente "...nell'estate del 1977, ...la spavalderia nichilista del punk è stata una delle cose più devastanti in Gran Bretagna."[29] La canzone dei Sex Pistols God Save The Queen, con la sua strofa "no future" ("nessun futuro"), divenne presto uno slogan per la gioventù disoccupata e disagiata durante gli ultimi anni '70.[30]

In particolare, il black metal e il death metal sono due generi musicali che hanno spesso enfatizzato su tematiche nichilistiche.[31][32][33]

L'album dei Nine Inch Nails, The Downward Spiral, ruota attorno a svariati concetti a sfondo nichilista, con un Trent Reznor narrante che intona strofe anti-establishment contro la società e la religione (con strofe come "God is dead/ And no one cares/ If there is a Hell/ I'll see you there" ["Dio è morto, a nessuno importa. Se esiste un inferno, ti vedrò lì"]).

Il nichilismo si può anche ritrovare in alcune opere di gangsta rap, sotto forma di un vero e proprio codice, anche se non sempre.[34]

"Nihilism" è anche il nome di una canzone dei Rancid, presente nel loro album Let's Go.

Con la sua categoria non concettuale del "non suono", Leonardo Vittorio Arena propone una musica nonsensical, tra il suono e il silenzio, che incorpora il nichilismo oltrepassandolo, e si riferisce principalmente a John Cage e Brian Eno, al di là del suono e del silenzio, nella sua opera La durata infinita del non suono.[35]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Il personaggio di John Morlar presente nel romanzo del 1973 di Peter Van Greenaway, Il tocco della medusa così come nella sua rispettiva riproposizione cinematografica, mostra di avere una visione nichilista della vita, allo stesso modo del marine Animal presente sul film di Stanley Kubrick Full Metal Jacket, e di O-Dog nel film del Nella giungla di cemento di Allen & Albert Hughes.

Tre degli antagonisti del film del 1998 Il grande Lebowski sono esplicitamente chiamati e descritti come i "nichilisti"; e nel film The Matrix la personalità di Thomas A. Anderson si presenta come un'incarnazione vivente del trattato di Jean Baudrillard, Simulacre et Simulation,: lo stesso libro è sotto forma di file nel suo pc, ed egli stesso in esso conserva dei dati informatici da contrabbando nella sezione "Sul Nichilismo."

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bazarov, il protagonista di Padri e figli scritto intorno agli anni '60 dell'800 da Ivan Turgenev, viene quotato in cui afferma che il nichilismo è una maledizione. Afferma: "Da una parte, iul termine è ampiamente usato per denotare una dottrina per la quale le norme morali e gli standard morali non possono essere giustificati da argomentazioni razionali. Dall'altra, per indicare una sensazione di disperazione sull'empietà e la trivialità dell'esistenza umana. Questo doppio significato pare che derivi dall'idea che il termine è stato spesso impiegato nel diciannovesimo secolo dai religiosi nei confronti degli atei, visti come nichilisti "ipso facto". L'ateo, come dicono i religiosi, non si vuole sentire rinchiuso in norme morali; di conseguenza tenderà a essere calloso o egoista, o addirittura un criminale " (p. 515).
  2. ^ a b Robert Phillips, Deconstructing the Mass in Latin Mass Magazine, Winter, 1999.
    «For deconstructionists, not only is there no truth to know, there is no self to know it and so there is no soul to save or lose." and "In following the Enlightenment to its logical end, deconstruction reaches nihilism. The meaning of human life is reduced to whatever happens to interest us at the moment…».
  3. ^ For some examples of the view that postmodernity is a nihilistic epoch see Toynbee, Arnold (1963) A Study of History vols. VIII and IX; Mills, C. Wright (1959) The Sociological Imagination; Bell, Daniel (1976) The Cultural Contradictions of Capitalism; and Baudrillard, Jean (1993) "Game with Vestiges" in Baudrillard Live, ed. Mike Gane and (1994) "On Nihilism" in Simulacra and Simulation, trans. Sheila Faria Glasser. Vedere Rose, Gillian (1984) Dialectic of Nihilism; Carr, Karen L. (1988) The Banalization of Nihilism; and Papa Giovanni Paolo II (1995), Evangelium vitae: Il valore e l’inviolabilita delta vita umana. Milan: Paoline Editoriale Libri.", citati in: Nihilism and the Postmodern in Vattimo's Nietzsche, ISSN 1393-614X Minerva - An Internet Journal of Philosophy, Vol. 6, 2002, fn 1.
  4. ^ Jim Leffel, Dennis McCallum, The Postmodern Challenge: Facing the Spirit of the Age, Christian Research Institute.
    «…the nihilism and loneliness of postmodern culture...».
  5. ^ Oxford Dictionary Answers dictionary defines one form of nihilism as "an extreme form of skepticism that denies all existence." Answers.com
  6. ^ Alan Pratt defines nihilism as "the belief that all values are baseless and that nothing can be known or communicated." Internet Encyclopedia of Philosophy
  7. ^ L. Strauss, “German Nihilism”, Interpretation 26 (3) (1999): pp. 353-378.
  8. ^ N. I. Nadeždin, in «Vestnik Evropy», I, 1829.
  9. ^ M. N. Katkov, Recensione delle Opere di S. Tolstaja, «Otečestvennie zapiski», XII, 1940.
  10. ^ I. S. Turgenev, Padri e figli, 1970, p. 44.
  11. ^ M. E. Saltykov-Ščedrin, La nostra vita sociale, «Sovremennik», III, 1864.
  12. ^ M. A. Antonovič, L'Asmodeo del nostro tempo, «Sovremennik», III, 1862.
  13. ^ F. Venturi, Il populismo russo, I, 1952, pp. 533-534.
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  20. ^ Jean Baudrillard, Le crime parfait, Éditions Galilée, Paris 1995; trad. it. Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Raffaello Cortina, Milano 1996.
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  24. ^ Gino De Dominicis, Lettera sull'immortalità (Roma, aprile 1970), in «Flash Art», XXXII, 215, aprile-maggio 1999, pp. 82-84. Oppure, anche con traduzione in inglese e francese, in Andrea Bellini, Laura Cherubini, a cura di, Special issue on Gino De Dominicis, pubblicato in occasione della mostra tenuta a Nizza, Torino, New York 2007-2008, Giancarlo Politi, Milano 2007, pp. 154-159.
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  26. ^ Barbara Casavecchia, Voglio essere famoso. Strategie per il successo, in «Flash Art», XXXII, 215, aprile-maggio 1999, p. 81.
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    «Known widely as Black metal or the Satanic Metal Underground, this latest genre represents the hardest strain of heavy metal, emphasizing cold-blooded murder, hate and prejudice, nihilism, and the unbridled expression of masculine lust.».
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  34. ^ Charis E. Kubrin, ""I see death around the corner": Nihilism in Rap music", ''Sociological Perspectives'', Vol. 48, No. 4, pp. 433–459, Winter (2005), Caliber.ucpress.net. URL consultato il 2 settembre 2009.
  35. ^ Leonardo Vittorio Arena, La durata infinita del non suono, Mimesis, Milano 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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