Ossimoro

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L'ossimoro (pronunciabile tanto ossimòro quanto ossìmoro, dal greco ὀξύμωρον, composto da ὀξύς «acuto» e μωρός «sciocco») è una figura retorica che consiste nell'accostamento di due termini in forte antitesi tra loro. Si tratta di una combinazione scelta deliberatamente o comunque significativa, tale da creare un originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti effetti stilistici. Esempi: brivido caldo, urlo silenzioso, disgustoso piacere.

Se alcuni ossimori sono stati immaginati per attirare l'attenzione del lettore o dell'interlocutore, altri nascono per indicare una realtà che non possiede nome. Questo può accadere perché una parola non è mai stata creata, oppure perché il codice della lingua, in virtù di alcuni limiti formali, deve contraddire se stesso per poter indicare alcuni concetti particolarmente profondi. Ciò accade spesso in poesia (si riportano qui due versi di S'amor non è, un sonetto di Petrarca):

O viva morte, o dilectoso male,
come puoi tanto in me, s’io nol consento?

Oppure anche nell'Infinito di Giacomo Leopardi:

E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.

E ancora nella canzone Alla Primavera o della favole antiche di Leopardi:

La bella età, cui la sciagura e l'atra face del ver consunse Innanzi tempo.

Comunque, la notevole incisività e forza delle espressioni basate su ossimori è stata ampiamente sfruttata in tutta una serie di forme di arte per produrre, fra le altre cose, titoli a effetto:

Anche nel romanzo 1984 di George Orwell gli slogan ripetuti ossessivamente dal regime del Grande Fratello sono basati su ossimori, quali:

  • La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza.
  • "L'allegria di naufragi", della raccolta L'Allegria di Giuseppe Ungaretti.

Interessante è anche l'ossimoro di San Paolo che descrive l'espressione del vero potere:

  • ... quando sono debole, è allora che sono forte. (2 Corinzi 12, 10)
  • riferendosi a quanto gli rivela Dio stesso: Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Corinzi 12, 9).


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