Eraclito di Efeso
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Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628, Rijksmuseum (Amsterdam
Eraclito di Efeso (Efeso, 535 a.C. – 475 a.C.) è stato un filosofo greco, uno dei maggiori filosofi presocratici.
Di Eraclito di Efeso si hanno pochissime notizie riguardanti la vita, e della sua opera filosofica sono sopravvissuti soltanto pochi frammenti. Visse in solitudine nel tempio di Artemide e gli ultimi anni prima della sua morte li trascorse sui monti, cibandosi di sole piante, e morendo così, in seguito, di idropisia. Il suo pensiero risulta particolarmente difficile da comprendere, ed è stato interpretato nei modi più diversi a causa del suo stile oracolare e del suo frequente uso di aforismi. Eraclito, inoltre, aveva fama di cripticità già nella sua epoca. Ad esempio, Aristotele, che si suppone abbia letto integralmente l'opera di Eraclito, lo definisce "l'oscuro".
Di famiglia aristocratica, il pensiero di Eraclito sembra risentire di tale ambiente sociale:
| « Uno è per me diecimila, se è il migliore » |
| « L'apprendere molte cose non insegna l'intelligenza » |
Il suo pensiero filosofico è volto a tenere una posizione alternativa rispetto al naturalismo della scuola di Talete, Anassimandro e Anassimene sul tema della natura ultima della realtà.
Eraclito è comunemente definito come il filosofo che sostiene che solo il cambiamento e il movimento siano reali e che l'identità delle cose uguali a sé stesse sia illusoria. Nella vulgata filosofica Eraclito è il pensatore del tutto scorre (panta rei) e del fuoco che sarebbe l'elemento da cui deriva ciò che ci circonda.
Indice |
[modifica] Il pensiero
Dell'opera di Eraclito ci rimangono frammenti sparsi, in forma di aforismi oracolari.
[modifica] Gli svegli e i dormienti (Eraclito, un pensiero aristocratico)
Alla base del pensiero filosofico di Eraclito c’è la contrapposizione fra la mentalità degli uomini comuni, i dormienti appunto, e i sommi filosofi, che rappresentano gli svegli, ossia quelle persone, che, andando oltre le apparenze, sanno cogliere il senso intriseco delle cose. Eraclito intende per filosofi tutti quelli che sanno indagare a fondo la loro anima, che, essendo illimitata, offre all’interrogando la possibilità di una ricerca altrettanto infinita. Il pensiero eracliteo è aristocratico, quindi, in quanto Eraclito definisce la maggioranza degli uomini superficiali, poiché tendono a dormire in un sonno mentale profondo che non permette loro di comprendere le leggi autentiche del mondo circostante. Eraclito infatti paragonava gli uomini dormienti agli animali poiché apprezzano di più il letame che le cose preziose.
[modifica] Teoria del divenire (Panta rei come Essere)
Altra chiave importante per cercare di avvicinarsi il più possibile al pensiero filosofico eracliteo è senza dubbio la teoria del divenire. Tutto il mondo viene considerato come un enorme flusso perenne nel quale nessuna cosa è mai la stessa poiché tutto si trasforma ed è in una continua evoluzione. Per questi motivi, Eraclito identifica la forma dell’Essere nel Divenire, dacché ogni cosa è soggetta al tempo e alla sua relativa trasformazione. Eraclito sostiene che solo il cambiamento e il movimento siano reali e che l'identità delle cose uguali a se stesse sia illusoria: per Eraclito tutto scorre (panta rei).
A proposito del divenire, Eraclito ha detto: "Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l'uomo né le acque del fiume sono gli stessi". In realtà il famoso motto "panta rei" non è attestato nei frammenti di Eraclito giunti fino a noi ed è probabilmente da attribuirsi al suo discepolo Cratilo che svilupperà il pensiero del maestro, estremizzandolo. Ma la formula lessicale "panta rei" verrà coniata ed utilizzata la prima volta solo da Simplicio in Phys., 1313, 11. La teoria di Eraclito è alternativa all'ontologia di Parmenide, il filosofo dell'unità e dell'identità dell'Essere, il quale insegna ai suoi allievi che è proprio il continuo cambiamento la principale caratteristica del Non Essere.
[modifica] La dottrina dei contrari
La dottrina dell’unità dei contrari è forse l’aspetto più originale del pensiero filosofico eracliteo. La legge segreta del mondo risiede nel rapporto di interdipendenza di due concetti opposti, che, in quanto tali, lottano fra di loro ma, nello stesso tempo, non possono fare a meno l’uno dell’altro dato che vivono solo l’uno in virtù dell’altro. Quindi niente esisterebbe se allo stesso tempo non esistesse anche il suo opposto.
Infatti possiamo notare che, nel caso in cui ci trovassimo di fronte una salita e vedessimo un nostro amico al di sopra di essa, quello ci direbbe che è una discesa. Si crea così una specie di armonia fra i due contrari. Inoltre molti di essi sono soggettivi come il caldo e il freddo.
In questa dualità, guerra fra i contrari (polemòs) in superficie, ma armonia in profondità, Eraclito vide quello che lui definiva il logos, la legge universale della Natura.
[modifica] L'archè
I primi filosofi greci cercavano l'"archè" negli enti della realtà sensibile, a partire da Talete il cui unico frammento pervenutoci afferma che "l'archè è l'acqua". È costante nella filosofia antica la consapevolezza che le cose derivano da un principio che in quanto tale è unico, ingenerato e imperituro, indivisibile ed immutabile.
La dottrina delle quattro essenze fondamentali della Terra (acqua, vento, aria, fuoco) fornisce gli elementi tra i quali i primi filosofi greci scelsero l'"archè", i più generali tra i costituenti del mondo sensibile. Platone mostrerà che l'archè del sensibile sono le idee iperuraniche, e che dunque non può essere trovata nemmeno nei costituenti fondamentali, e che il sensibile postula l'esistenza di una realtà trascendente che lo causa.
Aristotele affermò che l'archè secondo Eraclito fosse il fuoco. In alcuni frammenti effettivamente sembra che Eraclito sostenga questa tesi:il fuoco, condensandosi, diventa acqua e poi terra dopodiché esso può rarefarsi per tornare ad essere acqua e, in seguito, fuoco; quindi tutto ha origine e fine nel fuoco. Questo permetterebbe di collegare Eraclito con le ricerche naturalistiche dei filosofi di Mileto. In realtà, però, è probabile che il riferimento al fuoco vada inteso in senso più metaforico. In questo elemento fisico sembra infatti mostrarsi la teoria ontologica di Eraclito. Il fuoco è sempre vivo, in continuo movimento. È in ogni momento diverso dal momento precedente, ma allo stesso tempo sempre uguale a se stesso.
[modifica] L'universo come Dio-tutto
Questa visione cosmologica sfocia nell'identificazione panteistica dell'universo con Dio, inteso come unità dei contrari, mutamento continuo e fuoco generatore. Questo Dio-tutto comprende quindi in sé ogni cosa, costituisce una realtà increata che esiste da sempre e per sempre. Eraclito crede anche nella ciclicità del cosmo, concepito come insieme di fasi alterne di distruzione-produzione.
[modifica] Influenza su autori successivi
La contrapposizione del "panta rei" eracliteo al pensiero di Parmenide, filosofo dell'essere, ebbe un'influenza determinante su Platone, il quale per risolverla cercherà di mostrare come il non-essere esiste solo in senso relativo, dando così un fondamento filosofico al senso greco del divenire. Hegel intravide in questo passaggio la dialettica fondamentale della filosofia greca. Secondo la sua interpretazione la filosofia di Parmenide è riassumibile nella frase "tutto è, nulla diviene" (tesi), mentre quella di Eraclito in "tutto diviene, nulla è" (antitesi); il momento di sintesi sarebbe quindi rappresentato da Platone.
Lo stesso Hegel si considerava filosoficamente erede di Eraclito al punto da affermare: «Non c'è proposizione di Eraclito che io non abbia accolto nella mia Logica» (Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia). Eraclito però, a differenza di Hegel non concepiva il divenire come una progressiva presa di coscienza dell'assoluto; per lui il divenire sembra consistere piuttosto nelle variazioni di un identico sostrato o Lògos: «tutte le cose sono Uno e l'Uno tutte le cose»; «questo Cosmo è lo stesso per tutti... da sempre è, e sarà». Da questa visione del mondo verrà influenzato soprattutto lo stoicismo.
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