Umorismo nero

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"Campana verso l'oblio", su un tetto di Barcellona
"Scendi da lì! I vicini stanno guardando!"

L'espressione umorismo nero si riferisce a un sottogenere di satira e di comicità che tratta di eventi o argomenti generalmente considerati molto seri o addirittura tabù, come la guerra, la morte, la violenza, la religione, la malattia (e quindi la disabilità), la sessualità, la diversità culturale, l'omicidio e così via.

Sebbene l'umorismo nero possa essere fine a se stesso, e avere l'unico scopo di causare l'ilarità attraverso la violazione di regole non scritte di buon gusto, è stato anche usato in letteratura e in altri campi con l'intento di spingere l'ascoltatore a ragionare in modo serio su temi difficili.

L'umorismo nero si differenzia dal genere della blue comedy, che si concentra più su argomenti grezzi e volgari, come la nudità, il sesso e i fluidi corporei. Anche se i due generi sono interdipendenti, l'umorismo nero si differenzia dalla semplice oscenità in quanto è più sottile e non ha necessariamente l'intenzione esplicita di offendere delle persone. Nell'obscene humor, gran parte dell'elemento umoristico proviene da shock e repulsione, mentre la commedia nera include elementi di ironia e di fatalismo. Si veda ad esempio un episodio della storia di Tristram nel romanzo inglese Tristram Shandy, in cui compare l'archetipo black comedy dell'automutilazione. Tristram, all'epoca di cinque anni, inizia ad urinare fuori da una finestra aperta per mancanza di un vaso da notte. Il battente cade e lo circoncide; la sua famiglia reagisce con azioni caotiche e digressioni filosofiche.

Fra gli scrittori che si sono distinti per l'uso dell'umorismo nero, si possono citare fra gli altri Mark Twain, Kurt Vonnegut, William Faulkner, Ambrose Bierce, Thomas Pynchon e George Bernard Shaw. Al di fuori della letteratura esempi noti di umorismo nero sono le opere televisive e cinematografiche dei Monty Python.

Origine della locuzione[modifica | modifica sorgente]

La locuzione umorismo nero è stata coniata dal teorico del surrealismo André Breton nel 1935 (francese: humour noir),[1][2] per indicare un sotto-genere della commedia e della satira[3][4] nel quale l'umorismo nasce dal cinismo e dallo scetticismo,[1][5] spesso in riferimento ad argomenti come la morte.[6][7]

Breton coniò la locuzione per il suo libro Anthologie de l'humour noir, in cui accreditò Jonathan Swift come il creatore dell'umorismo nero e del gallows humor. Oltre ai brani di Swift, il libro contiene anche brani di 45 altri scrittori; tra questi Breton incluse sia esempi in cui l'umorismo nasce da una vittima con la quale il pubblico si immedesima (come sarebbe più tipico per il genere del gallows humor), sia esempi in cui la commedia viene impostata sulla derisione della vittima, la cui sofferenza viene banalizzata e porta a simpatizzare con il carnefice - è ciò che avviene ad esempio nei racconti del Marchese de Sade. L'umorismo nero è legato al genere del grottesco.[8]

Breton identificò Swift come il creatore dell'umorismo nero e del gallows humor particolarmente per le sue opere Una modesta proposta (1729), Directions to Servants (1731), A Meditation Upon a Broom-Stick (1710) e per alcuni suoi aforismi.[2][5]

Talvolta vengono usate anche le locuzioni humour nero e le inglesi black comedy e dark comedy, le ultime due entrambe traducibili, oltre che come "comicità nera", anche come "commedia nera".

Il concetto di umorismo nero negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di umorismo nero fu importato negli Stati Uniti da Bruce Jay Friedman grazie alla sua antologia intitolata Black Humor. In essa Friedman include sotto il genere dell'umorismo nero autori e opere molto diversi. La sua etichettatura venne alla ribalta negli anni 1950 e 1960.

I primi scrittori americani che impiegarono l'umorismo nero furono Nathanael West[9] e Vladimir Nabokov.[9]

Nel 1965 è stato rilasciato un libro tascabile per il mercato di massa intitolato Black Humor. Questo contiene il lavoro di una miriade di autori, che comprendono JP Donleavy,[10][11] Edward Albee,[10][11] Joseph Heller,[10][11] Thomas Pynchon,[10][11] John Barth,[10][11] Vladimir Nabokov,[10][11] Bruce Jay Friedman[10][11] stesso, e Louis-Ferdinand Celine.[10][11] Il libro fu una delle prime antologie americane dedicate al concetto di umorismo nero come genere letterario; la sua pubblicazione suscitò un vasto interesse nazionale nei confronti dell'umorismo nero.[11][12] Tra gli scrittori etichettati come umoristi neri da giornalisti e critici letterari vi sono Roald Dahl,[13] Thomas Pynchon,[3] Kurt Vonnegut,[3] Warren Zevon, John Barth,[3] Joseph Heller[3] e Philip Roth.[3] Il motivo per applicare l'etichetta di umorista nero per tutti gli scrittori sopra citati è che hanno scritto romanzi, poesie, racconti, opere teatrali e canzoni in cui eventi profondi e terribili vengono ritratti in maniera comica.

I comici che fino ai tardi anni '50 erano etichettati sotto il genere della sick comedy ("comicità malata") - tra i quali ad esempio spicca Lenny Bruce[4] - dai giornalisti principali, sono stati inclusi anche nel genere "black comedy". Dopo Lenny Bruce,[4] altri che hanno subito trattamento simile sono stati Sam Kinison, Richard Pryor, George Carlin, Bill Hicks, Jimmy Carr, Frankie Boyle, Chris Morris, i Monty Python, Louis C.K., Christopher Titus, Daniel Tosh, Doug Stanhope, Jeff Dunham, Dane Cook e Anthony Jeselnik.

Nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Nel filone della black comedy si inseriscono alcuni film di satira girati talvolta anche in tono drammatico. Esistono molti film cult che fanno parte di questa corrente oltre ad alcuni show televisivi e videogames. Il film Il dottor Stranamore, di Stanley Kubrick, è un ottimo esempio di black comedy. Il soggetto del film è la guerra atomica e, normalmente, argomenti del genere implicano una certa serietà; tuttavia, nel film, molte delle scene più drammatiche servono a generare ilarità (ne è un esempio l'ultima scena del film, in cui il maggiore Kong cavalca una bomba atomica come un cowboy).

Altri esempi di umorismo nero nel cinema comprendono la scena finale del film Brian di Nazareth dei Monty Python, in cui Brian ed altri condannati a morte per crocifissione cantano e fischiano un'allegra melodia centrata intorno alla morte, intitolata "Always Look on the Bright Side of Life" ("Guarda sempre il lato positivo della vita"); nonché i film Babbo bastardo, incentrato su un ladro professionista ubriaco e sboccato che lavora come figurante di Babbo Natale, e Come ammazzare il capo... e vivere felici, un film del 2011 su tre uomini che decidono di uccidere i rispettivi capi. Gli ultimi due film sono stati in generale ben accolti e hanno raggiunto lo status di culto tra i fan.

Nella televisione[modifica | modifica sorgente]

Un esempio di situation comedy che è anche incentrata sull'umorismo nero è la serie televisiva M*A*S*H, che, come la versione cinematografica che l'ha ispirata, considera la Guerra di Corea come un soggetto da commedia nera; ad esempio, vengono deliberatamente inserite delle risate registrate durante le sequenze sulla sala operatoria, e molti degli episodi evidenziano l'assurdità di molte situazioni di combattimento, anche in sequenze in cui i personaggi sono sotto fuoco ostile.

La serie televisiva Wilfred, sia nella versione australiana che in quella statunitense, è un altro esempio di umorismo nero. In entrambe le versioni il protagonista sta combattendo una forma di malattia mentale (presumibilmente schizofrenia), tema serio, e tuttavia in tale condizione comunica comicamente con un cane che immagina nella sua mente e che ovviamente nessun altro può ascoltare.

Louie, una serie scritta, diretta, curata da e con protagonista Louis C.K., è diventato uno degli esempi televisivi di umorismo nero più acclamati dalla critica. Lo spettacolo trae gran parte del suo umorismo da situazioni scomode, come quelle in cui Louie interagisce con donne emotivamente instabili o sconosciuti malevoli. in un episodio, in particolare, Louie acquista un cane solo per vederlo morire subito dopo l'arrivo a casa sua.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Real, Hermann Josef (2005) The reception of Jonathan Swift in Europe, p.90:
    (EN)
    « At least, Swift's text is preserved, and so is a prefactory note by the French writer André Breton, which emphasizes Swift's importance as the originator of black humor, of laughter that arises from cynicism and scepticism. »
    (IT)
    « [...] il testo di Swift è conservato, così come la nota presente nella sua prefazione scritta dallo scrittore francese André Breton, che sottolinea l'importanza di Swift come il creatore dell'umorismo nero, della risata che nasce dal cinismo e dallo scetticismo. »
  2. ^ a b Nicholas Lezard, From the sublime to the surreal in The Guardian, 2009-02-21.
  3. ^ a b c d e f http://www.encyclopedia.com/doc/1E1-blackhum.html
  4. ^ a b c black humor - Hutchinson encyclopedia article about black humor, Encyclopedia.farlex.com. URL consultato il 2010-06-24.
  5. ^ a b Introduzione di André Breton a Swift nell'Antologia dello humour nero:
    (EN)
    « When it comes to black humor, everything designates him as the true initiator. In fact, it is impossible to coordinate the fugitive traces of this kind of humor before him, not even in Heraclitus and the Cynics or in the works of Elizabethan dramatic poets. [...] historically justify his being presented as the first black humorist. Contrary to what Voltaire might have said, Swift was in no sense a "perfected Rabelais." He shared to the smallest possible degree Rabelais's taste for innocent, heavy-handed jokes and his constant drunken good humor. [...] a man who grasped things by reason and never by feeling, and who enclosed himself in skepticism; [...] Swift can rightfully be considered the inventor of "savage" or "gallows" humor. »
    (IT)
    « Quando si parla di umorismo nero, tutto lo indica come il vero iniziatore. In realtà, è impossibile coordinare le tracce diffuse di questo tipo di umorismo prima di lui, nemmeno in Eraclito e i Cinici o nelle opere dei poeti drammatici elisabettiani. [...] storicamente giustifica il suo essere presentato come il primo umorista nero. Contrariamente a quanto avrebbe detto Voltaire, Swift non era in alcun modo un "Rabelais perfezionato". Ha condiviso solo al più piccolo grado possibile il gusto di Rabelais per gli innocenti scherzi a mano pesante e per il suo costante buon umore ubriaco. [...] un uomo che ha afferrato le cose con la ragione e non col sentimento, e che si è chiuso nello scetticismo; [...] Swift può a buon diritto essere considerato l'inventore dell'umorismo "selvaggio" o "del patibolo". »
  6. ^ Thomas Leclair (1975) Death and Black Humor in Critique, Vol. 17, 1975
  7. ^ W. Woodin Rowe, Observations on Black Humor in Gogol' and Nabokov in The Slavic and East European Journal, vol. 18, n. 4, 1974, pp. 392-399.
  8. ^ Merhi, Vanessa M. (2006) Distortion as identity from the grotesque to l'humour noir
  9. ^ a b Merriam-Webster, Inc (1995) Merriam-Webster's encyclopedia of literature, entry black humor, p.144
  10. ^ a b c d e f g h Bloom, Harold (2010) Dark Humor, ch. On dark humor in literature, pp.80-88
  11. ^ a b c d e f g h i Freud (1927) Humor
  12. ^ Bloom, Harold (2010) Dark Humor, ch. On dark humor in literature, pp.82
  13. ^ James Carter Talking Books: Children's Authors Talk About the Craft, Creativity and Process of Writing, Volume 2 p.97 Routledge, 2002

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]