Aforisma

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« Aforisma: una verità detta in poche parole - epperò detta in modo da stupire più di una menzogna. »
(Giovanni Papini, Dizionario dell'Omo Selvatico)
« Chi scrive aforismi non vuole essere letto ma imparato a memoria. »

Un aforisma o aforismo (dal greco aphorismós, definizione) è una breve frase che condensa - similmente alle antiche locuzioni latine - un principio specifico o un più generale sapere filosofico o morale.

Indice

[modifica] Termini

L'aforisma assume, secondo i tempi e gli autori, differenti nomi. "Aforisma" viene chiamato da Leonardo Fioravanti, da Tommaso Campanella da Emanuele Tesauro; "ricordo" per Francesco Guicciardini; "avvedimento" per Giovanni Francesco Lottini; "proposizione" per Cesare Speciano, "massima" e "sentenza "per Giammaria Mazzuchelli, "pensiero" per Alessandro Tassoni, Francesco Algarotti, Niccolò Tommaseo e Aristide Gabelli; "degnità" e "assioma" per Giambattista Vico.

Nel Novecento aumentano, con carattere metaforico, i nomi dati al termine aforisma. Così troviamo in Giovanni Boine "frantumi" e "fosforescenze", in Federigo Tozzi "barche capovolte", in Umberto Saba "scorciatoie", in Camillo Sbarbaro "fuochi fatui" e "asterischi", in Ennio Flaiano "errori", in Giovanni Papini "schegge", in Alessandro Morandotti "minime".

Aforismi per antonomasia furono fino al Cinquecento quelli usati in campo medico, prima di Ippocrate e poi della Scuola medica salernitana mentre verrà estesa al'astronomia da Girolamo Cardano e alla politica da Tommaso Campanella.

[modifica] Temi

I temi trattati negli aforismi di tutti i secoli riguardano soprattutto i vizi e le virtù che cambiano, rimangono o scompaiono completamente secondo il periodo. Ad esempio il vizio della gola che fino al Cinquecento era assai trattato, in seguito scompare, così come la virtù della prudenza che fino al Seicento veniva messa in evidenza, sarà in seguito raramente trattata. Il tema della misoginia rimane invece, da Paolo da Certaldo ad oggi, quasi intatto.

Nella seconda metà del Novecento con il diffondersi dell'editoria di massa è venuta a moltiplicarsi la pubblicazione di libri appositamente dedicati a raccolte di aforismi di autori diversi, spesso suddivise su base tematica e che presentano modelli diversi, dall'affermazione al dialogo, dal racconto alla citazione e al saggio. Essi, a confronto dei libri di aforismi dei secoli precedenti, trattano temi differenti che alla base hanno comunque sempre l'uomo.

[modifica] Stile

Per quanto riguarda lo stile con il quale va scritto l'aforisma, in tutti i secoli si raccomanda come qualità la brevità.

Già Bartolomeo da San Concordio, nel 1305 affermava nel suo libro "Ammaestramenti degli antichi", che "'l dire breve è migliore che 'lungo" e Francesco Guicciardini, nel 1576, scriverà nella sua opera pubblicata dapprima con il titolo "Più consigli e avvertimenti in materia di re pubblica e di privata" e in seguito con il titolo "Ricordi politici e civili", "Poco e buono" e che era meglio "uno fiore che accumulare tanta materia".

Gesualdo Bufalino ha scritto un aforisma ironico sulla lunghezza ottimale dell'aforisma: «Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole».

[modifica] Contenuto

Quanto al contenuto, Karl Kraus affermava che «L'aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezza» e «Un aforisma non ha bisogno di esser vero, ma deve scavalcare la verità. Con un passo solo deve saltarla» (Detti e Contraddetti, Adelphi Editore).

[modifica] Qualche esempio

[modifica] Dal Duecento al Quattrocento

  • Non ti lodare e non ti incolpare, che questo fanno li stolti li quali la vanagloria conturba. (dai "Disticha Catonis", autore ignoto, II-III d.c..

[modifica] Dal Cinquecento al Seicento

[modifica] Il Novecento

  • Il destino è un'invenzione della gente fiacca e rassegnata (Ignazio Silone, Vino e pane, Mondadori).
  • L'uomo è come una bestia, che vorrebbe far niente (Cesare Pavese, Lavorare stanca, Einaudi).
  • Non sempre ciò che vien dopo è progresso (Alessandro Manzoni, Del romanzo storico).
  • Non esistono fenomeni morali ma soltanto una interpretazione morale dei fenomeni (Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza).
  • La morte è un fenomeno terribile per i vivi (Marco Chierici - Acuità - Ed. Donati)
  • Una domanda non è mai indiscreta, una risposta può esserlo (Oscar Wilde, Il ventaglio di Lady Windermere).
  • La riconoscenza è il sentimento della vigilia (Enrico De Nicola, Discorsi tramandati).
  • Il ballo è una manifestazione verticale di un desiderio orizzontale.(Woody Allen).
  • Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare.(Charles Bukowski).
  • La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello. (Ronald Laing).

[modifica] Bibliografia

  • Scrittori italiani di aforismi, a cura di Gino Ruozzi, 2 voll., Milano, «I Meridiani» Mondadori, 1994-1996
  • Configurazioni dell’aforisma. Ricerca sulla scrittura aforistica diretta da C. Rosso, vol. 2, a cura di Gino Ruozzi, Bologna, Clueb, 2000

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