William Shakespeare

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Shakespeare)
William Shakespeare nel ritratto eseguito da Martin Droeshout
William Shakespeare nel ritratto eseguito da Martin Droeshout
 
Firma di Shakespeare
Firma di Shakespeare

William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564[1]Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616[2]) è stato un drammaturgo e poeta inglese, considerato come il più importante scrittore in lingua inglese e generalmente ritenuto il più eminente drammaturgo della cultura occidentale[3][4][5].

Spesso considerato il poeta più rappresentativo del popolo inglese[6] e soprannominato il "Bardo dell'Avon" (o semplicemente "Il Bardo"[7]) oppure il "Cigno dell'Avon"[8], delle sue opere ci sono pervenuti, incluse alcune collaborazioni, 37 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi. Le sue opere teatrali sono state tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e sono state inscenate più spesso di qualsiasi altra opera[9]; inoltre è lo scrittore maggiormente citato nella storia della letteratura inglese e molte delle sue espressioni linguistiche sono entrate nell'inglese quotidiano[10][11][12].

Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è possibile collocare con sufficiente certezza l'epoca di composizione della maggior parte dei suoi lavori nei circa venticinque anni compresi tra il 1588 e il 1613[13][14]. Capace di eccellere sia nella tragedia sia nella commedia, fu in grado di coniugare il gusto popolare della sua epoca con una complessa caratterizzazione dei personaggi, una poetica raffinata e una notevole profondità filosofica. Benché fosse già popolare in vita, divenne immensamente famoso dopo la sua morte e i suoi lavori furono esaltati e celebrati da numerosi e importanti personaggi nei secoli seguenti. La scarsità di documenti sopravvissuti riguardanti la sua vita privata ha fatto sorgere numerose congetture riguardo al suo aspetto fisico, alla sua sessualità, al suo credo religioso e persino all'attribuzione delle sue opere[15][16][17].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La presunta casa natale di Shakespeare a Stratford.

Shakespeare visse a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, un periodo in cui si stava realizzando il passaggio dalla società medievale al mondo moderno. Nel 1558 sul trono del regno era salita Elisabetta I d'Inghilterra, inaugurando un periodo di fioritura artistica e culturale che da lei prese il nome[18]. Il padre di William, John, si trasferì, alla metà del Cinquecento, da Snitterfield a Stratford-upon-Avon, dove divenne guantaio e conciatore[19].

John compare per la prima volta nelle documentazioni storiche nel 1552. Un documento ci informa che John Shakespeare aveva in affitto un'ala di quella che sarebbe poi diventata famosa come la casa natale del poeta, situata a Henley Street. Nel 1556 John accrebbe le sue proprietà, acquistando una proprietà fondiaria e l'altra ala della casa natale, a quel tempo era una struttura separata[20].

John prese in moglie Mary Arden, figlia del ricco agricoltore Robert Arden[21]. Mary era la figlia minore, tuttavia era probabilmente la prediletta del padre visto che quando questi morì, verso la fine del 1556, le lasciò la sua tenuta e il raccolto della sua terra[22]. Il matrimonio avvenne tra il novembre del 1556, mese in cui fu redatto il testamento di Robert Arden, e il settembre del 1558, mese in cui nacque la prima figlia[23].

A partire dall'autunno del 1558, iniziò la carriera politica di John Shakespeare: prestò giuramento come uno dei quattro connestabili[24]. Dal 1565 fu aldermanno, cioè un componente della giunta municipale di Stratford; nel 1568 ricoprì per un anno la carica più importante della città, quella di balivo[25]. Raggiunto il massimo riconoscimento cittadino, decise di rivolgersi al Collegio degli araldisti per ricevere uno stemma, ma non riuscì a ottenerlo[26]. Tra il 1570 e il 1590, John Shakespeare, oppresso dai debiti, ebbe problemi di natura finanziaria, che portarono alla fine della sua carriera pubblica e alla vendita di alcuni possedimenti[27].

La giovinezza a Stratford[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di Shakespeare in un'illustrazione del 1890. William recita l'Amleto, Anne è seduta sulla destra, Hamnet è in piedi, mentre, da sinistra, Judith e Susannah lo ascoltano.

La data di battesimo di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon risulta essere il 26 aprile 1564; la trascrizione nel registro parrocchiale riporta: "Gulielmus, filius Johannes Shakspere"[28]. Non è documentata la data di nascita, che tradizionalmente si suppone sia avvenuta tre giorni prima, il 23 aprile, giorno in cui si festeggia San Giorgio, patrono dell'Inghilterra[29][30]. William fu il terzo di otto figli[31]. Nell'estate del 1564 la peste colpì Stratford, ma risparmiò i Shakespeare[32].

Sebbene non ci siano giunti i registri scolastici di quel periodo, per molti biografi Shakespeare frequentò la King's New School, istituto gratuito per i maschi della cittadina, dedicato a Edoardo VI e fondato dalla Gilda della Santa Croce, distante circa quattrocento metri dalla sua casa[33][34][35]; lì avrebbe avuto modo di apprendere il latino e i classici della letteratura, e di essere forse sottoposto a frequenti punizioni corporali[36][37]. Le lezioni erano impartite sei giorni alla settimana, cominciavano alle sei o alle sette di mattina e continuavano fino alle undici; dopo la sosta per il pranzo riprendevano all'una per poi concludersi alle sei di sera[38]. Non abbiamo riferimenti a una sua eventuale formazione universitaria.

È probabile che William abbia lavorato come apprendista nel negozio del padre[39]; è stato messo in rilievo come Shakespeare faccia spesso riferimento a svariati tipi di pelle e ad altre conoscenze tipiche dei conciatori[40]. Il 27 novembre 1582, a diciotto anni, William sposò a Stratford Anne Hathaway, di otto anni più anziana. Considerata la data di nascita della prima figlia, il matrimonio, testimoniato da Fulk Sandalls e John Richardson, fu forse affrettato dalla gravidanza della sposa[41].

Il 26 maggio 1583 la prima figlia di Shakespeare, Susannah, fu battezzata a Stratford[42]. Due anni dopo, il 2 febbraio 1585, furono battezzati due gemelli: un maschio, Hamnet, e una femmina, Judith[43]. Gli Shakespeare chiamarono i figli come i loro vicini e inseparabili amici, Hamnet e Judith Sadler[44]. Quando nel 1598 Judith e Hamnet Sadler ebbero un figlio, lo chiamarono William[44]. Hamnet era una variante morfologica, consueta a quel tempo, di Hamlet[45], e si pensa che il nome del bambino abbia ispirato quello del protagonista dell'opera omonima, benché il nome Hamnet o Hamlet fosse a quei tempi piuttosto comune. La figlia di Susannah e di John Hall, Elizabeth, sarà l'ultima discendente della famiglia[46].

Shakespeare Before Thomas Lucy, un'illustrazione di un aneddoto sul poeta.

Gli anni perduti[modifica | modifica sorgente]

Tra il battesimo dei due gemelli e la sua comparsa sulla scena letteraria inglese, non vi sono documenti relativi alla vita di Shakespeare; per questo motivo, il periodo che va dal 1585 al 1592 è definito dagli studiosi come lost years ("anni perduti"). Il tentativo di spiegare questo periodo ha dato vita a numerose supposizioni e fantasie; spesso nessuna prova suffraga queste storie se non le dicerie raccolte dopo la morte del drammaturgo[47][48]. Nicholas Rowe, il primo biografo di Shakespeare, riporta una leggenda di Stratford secondo la quale Shakespeare abbandonò la città, rifugiandosi a Londra, per sfuggire a un processo causato dalla caccia di frodo di un cervo di Thomas Lucy, un signorotto locale[49][50]. Un altro racconto del XVIII secolo riporta che Shakespeare cominciò la sua carriera teatrale badando ai cavalli dei clienti dei teatri di Londra[51].

John Aubrey riportò che Shakespeare divenne un insegnante di campagna[52]. Alcuni studiosi hanno suggerito la possibilità che Shakespeare sia stato assunto come tutore da Alexander Hoghton di Lancashire, un proprietario terriero cattolico che cita un certo "William Shakeshafte" nel suo testamento del 1581[53][54]. Tuttavia non si hanno prove che qualche membro della famiglia del poeta usò mai la variante "Shakeshafte"[55]. È stato ipotizzato che Shakespeare abbia cominciato la sua carriera teatrale unendosi a una delle tante compagnie che visitavano Stratford annualmente. Nella stagione 1583-84 tre compagnie visitarono Stratford, nella stagione 1586-87 ben cinque, tra cui quella della regina, quella di Essex e quella di Leicester[56].

La comparsa a Londra e i primi successi[modifica | modifica sorgente]

La statua di Shakespeare a Leicester Square, Londra, opera di Giovanni Fontana del 1874[57].

Diversi documenti del 1592 ci informano del successo di Shakespeare in ambito teatrale: sappiamo che sue opere sono già state rappresentate dalle compagnie dei conti di Derby, di Pembroke e del Sussex; si ha notizia, inoltre, della rappresentazione il 3 marzo 1592 della prima parte dell'Enrico VI[58]. La fama di Shakespeare era in ascesa vertiginosa, tanto da attirarsi le gelosie dei colleghi più anziani: proprio in quest'anno Robert Greene gli dedicò la celebre invettiva:

(EN)
« an upstart Crow, beautified with our feathers, that with his Tygers hart wrapt in a Players hyde, supposes he is as well able to bombast out a blanke verse as the best of you: and beeing an absolute Johannes factotum, is in his owne conceit the onely Shake-scene in a countrey. »
(IT)
« Un corvo parvenu, abbellito dalle nostre piume, che con la sua "Arte di tigre nascosta da un corpo d'attore"[59] ritiene d'essere capace quanto il migliore di voi di tuonare in pentametri giambici; ed essendo un faccendiere affaccendatissimo, è secondo il suo giudizio l'unico 'Scuoti-scene'[60] del paese. »
(Greene, nel Groatsworth of Wit, un opuscolo pubblicato il 3 settembre 1592)

Greene era uno scrittore dalla personalità focosa che nel Groatsworth criticò anche Marlowe e Nashe[61]. Henry Chettle, il tipografo che aveva preparato per le stampe il manoscritto del Groatsworth, sentì il bisogno, pochi mesi dopo, di prendere le distanze da Greene nella prefazione alla sua opera Kind-Heart's Dream (Sogno di cuor gentile)[62]; il passo in questione, sul quale gli studiosi hanno spesso speculato dal momento che tramanda il carattere di Shakespeare, Chettle si dispiace di non averlo risparmiato, apprezzando la "rettitudine della sua condotta, che attesta della sua onestà, e della sua grazia arguta nello scrivere, che depone bene sulla sua arte"[63].

Negli anni 1593-94, a causa di un'epidemia di peste, i teatri inglesi rimasero chiusi; Shakespeare, in questo periodo, pubblicò due poemetti, Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia[64]. Il primo, stampato nel 1593, è dedicato a Henry Wriothesley, III conte di Southampton, all'epoca diciannovenne. Sono state fatte molte speculazioni intorno alla relazione tra Shakespeare e Southampton - alcuni critici lo identificano come il misterioso "W.H." destinatario dei sonetti -, tuttavia secondo Samuel Schoenbaum "non traspare una grande intimità tra poeta e mecenate"[65]. Il volume ebbe molto successo ed ebbe numerose ristampe[66]. Il successo dell'opera è testimoniato anche da un'opera teatrale, stampata nel 1606 ma di qualche anno precedente, The Return from Parnassus, rappresentata all'inizio del XVII secolo dagli studenti del St John's College di Cambridge[67]. The Return from Parnassus è la seconda di un ciclo di tre opere teatrali; al suo interno, un personaggio dice:

Lo stemma della famiglia Shakespeare.
(EN)
« Let this duncified world esteem of Spenser and Chaucer, I'll worship sweet Mr Shakespeare, and to honour him will lay his Venus and Adonis under my pillow. »
(IT)
« Che il mondo ignorante stimi pure Spencer e Chaucer. Io venererò il dolce signor Shakespeare, e in suo onore metterò Venere e Adone sotto il mio cuscino »
(The Return from Parnassus, 1606)

Tuttavia questa citazione manifesta solo la popolarità che il Venere e Adone aveva raggiunto in quegli anni; infatti, sebbene alcuni critici abbiano interpretato questa frase come un apprezzamento dell'ambiente universitario nei confronti di Shakespeare, altri hanno sottolineato che il personaggio che fa questo elogio è uno stupido[66]. A supporto dell'ipotesi che Shakespeare non era visto di buon occhio dall'ambiente universitario, è possibile citare la terza e ultima parte del ciclo "Parnassus" degli studenti dello St John's College, The Second Part of the Return from Parnassus; in questa, un personaggio che impersona William Kempe, parlando con un personaggio che impersona un altro membro della compagnia di Shakespeare, critica in maniera grossolana i drammaturghi con educazione universitaria e afferma che "il nostro compagno Shakespeare li ha tutti umiliati"[68].

Nel 1594, Shakespeare dà alle stampe il suo secondo poemetto Il ratto di Lucrezia, anch'esso dedicato al conte di Southampton. Leggendo la dedica, la maggioranza degli studiosi sono d'accordo sull'accresciuta familiarità tra il poeta e il conte[69]; tuttavia, la relazione tra i due resta di difficile interpretazione, dato che, escluse queste due dediche, Southampton non compare in nessun altro documento riguardante Shakespeare[70].

I servi del Lord Ciambellano[modifica | modifica sorgente]

Nell'autunno 1594, da alcuni mesi la peste aveva abbandonato Londra, ciò permise la riapertura dei teatri; in questi mesi Shakespeare si unisce, o contribuisce a formare, una compagnia teatrale chiamata The Lord Chamberlain's Men ("servi del Lord Ciambellano"), della quale facevano parte anche Richard Burbage e William Kempe[71]. La prima notizia dell'esistenza della compagnia si ha nel giugno 1594[72], attraverso un documento del libro dei conti del tesoriere privato della regina, che riporta la notizia di una rappresentazione della compagnia presso il palazzo reale di Greenwich, il giorno di S. Stefano (26 dicembre) e il giorno degli Innocenti (28 dicembre), di fronte a Elisabetta I[72].

New Place, casa di Shakespeare, in un disegno di George Vertue.

Nel 1596 muore il suo unico figlio maschio, Hamnet, che fu sepolto a Stratford l'11 agosto[73]. Nello stesso anno, John Shakespeare, grazie al successo avuto dal figlio, riuscì a ottenere il diritto di fregiarsi di uno stemma e del titolo di gentleman per sé e per i suoi discendenti, nonostante il suo prestigio e la sua fortuna fossero notevolmente ridotti rispetto ad alcuni anni prima[74], il motto scelto è Non sanz droict, "Non senza diritto"[75].

Nel 1597 Shakespeare comprò da William Underhill per sessanta sterline una residenza a Stratford, New Place, composta da "due granai, due giardini, due frutteti, con annessi". La casa, la più grande di Stratford a quei tempi, era stata infatti costruita da un eminente cittadino della generazione precedente, Sir Hugh Clopton[76]. Quest'acquisto testimonia il notevole guadagno che Shakespeare aveva ottenuto con la sua attività teatrale.

Per il 1598 Shakespeare si era trasferito nella diocesi di St. Helen's Bishopsgate. In questo stesso anno, Francis Meres pubblica il Palladis Tamia, dove parla di "un Ovidio risorto nel mellifluo Shakespeare", e aggiunge che tra i drammaturghi inglesi è il migliore sia nella tragedia sia nella commedia, citando i titoli di molte sue opere[75]. Sempre nel 1598, il Bardo partecipò come attore alla rappresentazione di Every Man in his Humour di Ben Jonson, nella parte di Kno'well, un vecchio gentiluomo[77]; nell'in-folio delle opere di Jonson del 1616, Shakespeare compare infatti in cima alla lista degli attori[75].

Shakespeare divenne poi azionista dei The Lord Chamberlain's Men, acquisendo circa il 10% della compagnia; quest'ultima, grazie soprattutto all'opera del poeta, era talmente popolare da far sì che, dopo la morte di Elisabetta I e l'incoronazione di Giacomo I (1603), il nuovo monarca adottasse la compagnia, che si fregiò così del titolo di The King's Men ("Gli uomini del re"); in questa compagnia Shakespeare ricoprì anche il ruolo di amministratore, oltre a quelli di drammaturgo e attore[78]. Vari documenti che registrano affari legali e transazioni economiche mostrano che la ricchezza di Shakespeare si accrebbe di molto nei suoi anni londinesi. Il 5 giugno 1607 sua figlia Susanna si sposò con il medico John Hall nella chiesa della Holy Trinity di Stratford[79].

Il ritorno a Stratford[modifica | modifica sorgente]

Intorno al 1611 si ritirò nella sua città natale, Stratford. L'11 settembre "Mr. Shackspere" figura sulla lista dei contribuenti che dovranno pagare l'imposta per la manutenzione delle strade reali[75]. In quello stesso anno, appose la sua firma in una petizione portata avanti dai cittadini di Stratford che chiedeva alla Camera dei comuni di adoperarsi per la riparazione delle strade maestre[80][81]. Il 3 febbraio 1612 fu sepolto Gilbert, un fratello di Shakespeare[82]. Nel mese di maggio Shakespeare venne convocato a Londra per testimoniare nella causa "Mountjoy-Bellott", che opponeva due fabbricanti di parrucche londinesi, Christopher Mountjoy e il genero Stephen Bellott. Gli atti del processo sono giunti fino ai nostri giorni, al termine di quelli che contengono la deposizione di Shakespeare è presente la sua firma[83].

Agli inizi del 1613 morì l'ultimo fratello di Shakespeare ancora in vita, Richard[84], mentre degli otto figli di John Shakespeare rimanevano solo William e la sorella Joan[84]. Nel mese di marzo Shakespeare acquistò una casa a Londra per 140 sterline (di cui 80 in contanti); si tratta dell'ex portineria dell'abbazia dei Frati Neri (Blackfriars), non lontano dall'omonimo teatro[75]. A partire dal 1613, sembra che Shakespeare non produsse più drammi[81]. Nel novembre 1614 trascorse a Londra diverse settimane insieme a suo genero John Hall[85].

Il 10 febbraio 1616 sua figlia Judith sposò Thomas Quiney[86]: quest'ultimo poco prima di sposarsi aveva messo incinta una ragazza di Stratford[87]. Il 25 marzo 1616 Shakespeare fa testamento: la maggior parte dei suoi beni andò alla figlia Susanna e al marito, all'altra figlia, Judith, lasciò alcune somme in denaro con clausole cautelative, mentre alla moglie venne lasciato "l'usufrutto della seconda camera da letto" nella casa a New Place; lasciò poi vari oggetti e piccole somme per l'acquisto di anelli ad alcuni conoscenti di Stratford e agli attori Richard Burbage, John Heminge e Henry Condell[88].

La tomba di William Shakespeare.

William Shakespeare morì il 23 aprile 1616, restando così sposato ad Anne fino alla morte. John Ward, un vicario di Stratford, mezzo secolo dopo raccontò che Shakespeare, dopo aver passato una serata in campagna con Michael Drayton e Ben Jonson, in cui bevve molto alcol, morì di una febbre contratta in quell'occasione[88]. È possibile comunque che questa sia una delle numerose leggende relative alla vita del Bardo[88].

Venne sepolto nel coro della Holy Trinity Church, la chiesa parrocchiale di Stratford; questo privilegio non fu dovuto alla sua fama come scrittore ma al pagamento di una quota della decima della chiesa, pari a 440 sterline. Su un muro nei pressi della sua tomba si trova un monumento, commissionato probabilmente dalla sua famiglia,[89]; questo è costituito da un busto che mostra Shakespeare nell'atto di scrivere. L'epitaffio sulla sua tomba recita:

(EN)
« Good friend, for Jesus' sake forbear,
To dig the dust enclosed here.
Blest be the man that spares these stones,
And cursed be he that moves my bones. »
(IT)
« Caro amico, per l'amor di Gesù astieniti,
dallo smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre,
E maledetto colui che disturba le mie ossa »
(Epitaffio sulla tomba di W.Shakespeare)

Albero genealogico[modifica | modifica sorgente]

Richard Shakespeare
(1490–1561)
Abigail Webb
Robert Arden
(.1550..-1556)
John Shakespeare
(circa 1531–1601)
Mary Arden
(1537–1608)
William Shakespeare
(1564-1616)
Anne Hathaway
(1555/56-1623)
Joan Shakespeare
(1569–1646)
William Hart
John Hall
(1575-1635)
Susanna Shakespeare
(1583-1649)
Hamnet Shakespeare
(1585-1596)
Judith Shakespeare
(1585-1662)
Thomas Quiney
John Barnard
Elizabeth Hall
(1608-1670)
Thomas Nash
Thomas Quiney
(1620-1639)
Shakespeare Quiney
(1616-1617)
Richard Quiney
(1618-1639)

Opere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia delle opere di Shakespeare.
The Plays of William Shakespeare, Sir John Gilbert, 1849.

L'opera poetica e drammaturgica di Shakespeare costituisce una parte fondamentale della letteratura occidentale ed è continuamente studiata e rappresentata in ogni parte del globo. La cronologia delle sue opere è incerta e rappresenta un argomento ancora dibattuto dagli studiosi[3][4][5]. Nel First Folio del 1623, redatto da John Heminges e Henry Condell, sono comprese le 36 opere teatrali di Shakespeare, elencate in base alla loro classificazione come tragedie, commedie e drammi storici[90].

Nessun'opera poetica di Shakespeare è stata inclusa nel First Folio. Alla fine del XIX secolo, Edward Dowden ha definito quattro delle ultime commedie shakespeariane, Pericle, principe di Tiro, La tempesta, I due nobili congiunti e Il racconto d'inverno, come romances e, anche se molti studiosi preferiscono chiamarle "tragicommedie", questo termine è spesso usato[91][92].

Nel 1896, Frederick S. Boas coniò il termine problem play, "drammi dialettici", per descrivere quattro scritti di Shakespeare, Tutto è bene quel che finisce bene, Misura per misura, Troilo e Cressida e Amleto[93]; il termine, nonostante sia dibattuto, rimane in uso, anche se Amleto viene definitivamente classificato come una tragedia[93][94]. Altre opere, attribuite talvolta al drammaturgo di Stratford, sono elencate come apocrife. Due sono le opere andate perdute, Cardenio e Pene d'amore vinte[93].

Opere teatrali[modifica | modifica sorgente]

Talbot in battaglia nel Enrico VI, parte I.

Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri drammaturghi alla stesura delle sue prime opere[95]; tra queste vi sono Tito Andronico, della quale un drammaturgo di fine Seicento disse "egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi principali"[96]. I due nobili congiunti, scritta in collaborazione con John Fletcher, e Cardenio, andata perduta, hanno una documentazione sull'attribuzione a Shakespeare precisa.

Le prime opere di Shakespeare furono incentrate su Enrico VI; Enrico VI, parte I, composto tra il 1588 e il 1592, potrebbe essere la prima opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena, se non commissionata, da Philip Henslowe. Al successo della prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi; queste furono in diversa misura composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed, ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del drammaturgo, descrivendo i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusisi con l'avvento della dinastia Tudor di cui discendeva l'allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile[97].

Incisione da una scena de La bisbetica domata, atto IV, scena III.

Molte opere risalenti al primo periodo della carriera di Shakespeare furono influenzate dalle opere di altri drammaturghi elisabettiani, in particolare Thomas Kyd e Christopher Marlowe, dalle tradizioni del dramma medievale e dalle opere di Seneca[98][99]. Di datazione controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un piccolo gruppo di commedie, in cui è forte l'influenza dell'eufuismo e dei testi dei letterati rinascimentali e alle ambientazioni italiane. Di questo periodo fanno parte I due gentiluomini di Verona, La commedia degli errori, in cui vi sono elementi riconducibili ai modelli classici, e La bisbetica domata, derivante probabilmente da un racconto popolare[100][101].

Dal 1594, la peste e l'inasprirsi della censura provocarono la scomparsa di molte compagnie, mentre nacquero nuove realtà teatrali, come The Lord Chamberlain's Men, di cui fece parte come autore e attore. L'abilità del drammaturgo di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappassero nei tagli del Master of the Revels gli assicurarono in questo periodo una rapida ascesa al successo. Le prime commedie shakespeariane, influenzate dallo stile classico e italiano, con strette trame matrimoniali e precise sequenze comiche, dal 1594 cedono il passo all'atmosfera romantica, con toni a volte più scuri e propri di una tragicommedia[102].

In tutte le opere di questa fase è presente il wit, gioco letterario basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere strumenti espressivi i giochi di parole, gli ossimori, le figure retoriche, che non sono mai fini a sé stessi, ma inseriti a creare voluti contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti autentici dei personaggi[103]. Questo periodo caratterizzato quindi da commedie romantiche ha inizio tuttavia con una tragedia, Romeo e Giulietta, una delle opere più note di Shakespeare, proseguendo poi con Sogno di una notte di mezza estate, che contiene diversi elementi inediti nelle opere del bardo come la magia e le fate, e Il mercante di Venezia[104][105]. Completano le opere di questa fase degli scritti shakespeariani l'ingegno e i giochi di parole di Molto rumore per nulla[106] la suggestiva cornice rurale di Come vi piace, la vivace allegria de La dodicesima notte e Le allegre comari di Windsor[107].

Negli stessi anni nacque la seconda serie di drammi storici inglesi; dopo la lirica Riccardo II, scritta quasi interamente in versi, Shakespeare presentò, alla fine del XVI secolo, alcune commedie in prosa, come Enrico IV, parte I e II ed Enrico V. L'ultimo scritto di questo periodo fu Giulio Cesare, basato sulla traduzione di Thomas North delle Vite parallele di Plutarco[108]. La produzione di opere storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III, attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591, narra di un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo circondano. In queste opere i suoi personaggi divennero più complessi e teneri, mentre si passa abilmente tra scene comiche e serie, tra prosa e poesia, raggiungendo una notevole varietà narrativa. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff[109].

Hamlet et Horatio au cimetière, Eugène Delacroix, 1839.

Nei primi anni del XVII secolo, Shakespeare scrisse quelle che verranno definite da Frederick S. Boas problem play, i "drammi dialettici" che segnano un nuovo modo di intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente dagli schemi medioevali; di queste fanno parte Tutto è bene quel che finisce bene, Misura per misura, Troilo e Cressida e alcune tra le sue tragedie più note, come Amleto[93][110]; l'eroe di quest'ultima è probabilmente il personaggio shakespeariano più conosciuto, discusso e studiato, soprattutto per il suo famoso monologo "To be, or not to be"[111]. Shakespeare inoltre ha probabilmente scritto parte della scena VI di Sir Tommaso Moro, frutto della mano di almeno cinque diversi autori, mai rappresentato e stampato soltanto nel 1814[112].

Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese; salito al trono, Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da quel momento si chiameranno The King's Men. A Giacomo I, Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello, Re Lear e Macbeth, la più breve e più compressa di tragedie di Shakespeare[113]. A differenza dell'introverso Amleto, il cui errore fatale è l'esitazione, gli eroi di queste tragedie come Otello e Re Lear furono sconfitti da affrettati errori di giudizio[114]; le trame di queste opere fanno spesso perno su questi errori fatali, che sovvertono l'ordine e distruggono l'eroe e i suoi cari[115]. Le tre ultime tragedie, che risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano aperti, senza ristabilire un ordine ma generando piuttosto ulteriori interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza. Ciò a cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione scenica, piuttosto che la sua conclusione.

Incisione de La tempesta, atto I, scena I, basata su un dipinto di George Romney.

Le sue ultime grandi tragedie contengono alcune delle più note poesie di Shakespeare e sono state considerate le migliori da Thomas Stearns Eliot[116]. I drammi di argomento classico sono l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione della storia antica ricca di corrispondenze con la realtà britannica. In Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero romano. Coriolano è invece occasione per affrontare il tema del crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù, dando voce a una intera comunità come in una sorta di coro. Timone d'Atene, probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton, contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un individualismo moderno e la denuncia della corruzione e del potere dell'oro[116].

Negli ultimi anni della produzione shakespeariana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile; il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequenta più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione; alcuni commentatori hanno visto questo cambiamento di umore come prova di una più serena visione della vita da parte di Shakespeare[117]. Il Bardo, sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, "drammi romanzeschi", tornando in parte agli scritti romantici e alle tragicommedie; nascono dunque Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta e I due nobili cugini.

A differenza delle tragedie degli anni precedenti, queste spesso terminano con la riconciliazione e il perdono di errori potenzialmente tragici[117][118]. In Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali, Shakespeare, aiutato probabilmente da Fletcher, arricchiva e perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale, riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui quell'epoca era giunta al termine[119]. Shakespeare abolisce le tre unità aristoteliche dalle proprie opere teatrali.

Elenco delle opere teatrali di Shakespeare[modifica | modifica sorgente]

Tragedie
Drammi storici

Rappresentazioni teatrali[modifica | modifica sorgente]

Gli interni del Globe Theatre nella ricostruzione del 1997.

Non è chiaro per quali compagnie teatrali Shakespeare scrisse le sue prime opere; il frontespizio dell'edizione del 1594 del Tito Andronico rileva che la tragedia è stata messa in scena da tre gruppi di attori diversi[120]. Dopo la peste del 1592-1593, le opere di Shakespeare vennero affidate alla propria compagnia, The Lord Chamberlain's Men, che si esibiva presso il The Theatre e il The Curtain di Shoreditch[121]. Quando la compagnia si trovò in conflitto con il proprietario del The Theatre, con conseguente riduzione del pubblico del teatro, Richard Burbage, capo dei The Lord Chamberlain's Men, per salvare l'investimento fatto, decise di abbattere la struttura e utilizzare il legno rimanente per costruire il Globe Theatre[122]. Il "Globe" venne aperto nell'autunno del 1599; una dei primi copioni rappresentati nel nuovo teatro fu Giulio Cesare, mentre negli anni successivi vennero messe in scena alcune delle maggiori opere shakespeariane, tra cui Amleto, Otello e Re Lear.

Nel 1603, i The Lord Chamberlain's Men entrarono nei favori di Re Giacomo I e cambiarono nome in King's Men; anche se le loro rappresentazioni non furono regolari e continue nel tempo, riuscirono a esibirsi sette volte a corte tra il 10 novembre 1604 e il 31 ottobre 1605[123]. Dal 1608 si spostarono al Blackfriars Theatre in inverno (era infatti un teatro coperto) e al Globe, che venne distrutto da un incendio accidentale il 29 giugno 1613 mentre era in corso la rappresentazione dell'Enrico VIII[124], in estate[125]. Le scenografie interne, combinate con le elaborate maschere della moda giacobina, permisero a Shakespeare di introdurre dispositivi scenici più complessi[126].

Tra gli attori della compagnia di Shakespeare vi erano Richard Burbage, William Kempe, Henry Condell e John Heminges. Burbage svolgeva il ruolo di primo attore nelle prime rappresentazioni delle opere di Shakespeare, tra cui Riccardo III, Amleto, Otello e Re Lear[127]. Il popolare attore comico William Kempe ricoprì il ruolo del servo Pietro in Romeo e Giulietta e di Dogberry in Molto rumore per nulla, oltre ad altri personaggi[128][129]. Alla fine del XVI secolo venne sostituito da Robert Armin, che fu Pietraccia in Come vi piace e dello stolto in Re Lear[130].

Opere poetiche[modifica | modifica sorgente]

Frontespizio originale dei Sonetti.

Negli anni dal 1592 al 1594 a Londra infuriò la peste, provocando la chiusura dei teatri. Shakespeare, nell'attesa di riprendere la sua attività sul palcoscenico, scrisse due poemi di diverso stile ma entrambi dedicati a Henry Wriothesley, III conte di Southampton; Venere e Adone, pubblicato nel 1593, fu ristampato numerose volte ed ebbe un notevole seguito; il ratto di Lucrezia, registrato l'anno seguente, ebbe un successo molto inferiore[131] Influenzate da Le metamorfosi di Ovidio[132], le opere, caratterizzate da forti tematiche erotiche, mostrano il senso di colpa e la confusione morale che derivano dalla lussuria incontrollata[133].

Negli anni seguenti Shakespeare continuò occasionalmente a scrivere poemi e sonetti, perlopiù diffusi nella cerchia delle sue amicizie. Nel 1609 l'editore Thomas Thorpe stampò senza il consenso dell'autore Sonnets, una raccolta di 154 sonetti del Bardo. Scritti prevalentemente tra il 1593 e il 1595, i sonetti rappresentano l'unica opera autobiografica di Shakespeare, da considerarsi anche come libro filosofico colmo di implicazioni meditative[134]. La critica ha suddiviso sommariamente la raccolta in due parti: la prima è dedicata a un non meglio specificato fair friend ("bell'amico", sonetti 1-126), la seconda a una dark lady ("donna misteriosa", sonetti 127-154); tra questi possiamo poi individuare la sequenza del "poeta rivale" (sonetti 76-86)[135].

Un terzo poema narrativo, A Lover's Complaint, attribuito a Shakespeare dalla maggior parte degli studiosi, venne stampato e inserito nella prima edizione dei Sonetti nel 1609[136][137]. Nel 1599, due prime stesure dei sonetti 138 e 144 vennero incluse ne Il pellegrino appassionato, pubblicato sotto il nome di Shakespeare ma senza il suo permesso[136] La fenice e la tortora, pubblicato in appendice a Love's Martyr, un poema di Robert Chester, è conosciuto come uno dei suoi lavori più oscuri e ha portato a molti conflitti interpretativi[138].[139].

Opere apocrife[modifica | modifica sorgente]

Facsimile di una pagina del Sir Tommaso Moro scritta dalla 'Mano D', considerata l'unico esempio pervenutoci della scrittura del Bardo.

Nel corso degli anni, un gruppo di opere teatrali e poetiche è stato talvolta attribuito a Shakespeare, anche se il dibattito sulla paternità di queste opere al Bardo è ancora aperto. Questa incertezza è dovuta alla mancanza di alcune opere all'interno del First Folio e del Palladis Tamia di Francis Meres. Tra questi vi sono Arden of Feversham, dramma del 1592 attribuito in parte a Shakespeare, che lo mise in scena almeno una volta insieme ai The Lord Chamberlain's Men[140], Edoardo III, opera edita anonimamente nel 1596, scritta almeno in parte, secondo gli studiosi, da Shakespeare[141], Locrine, pubblicata nel 1595 con la scritta "Appena redatta, supervisionata e corretta da WS"[142], Sir John Oldcastle, edita nel 1600, per la quale Shakespeare fu indicato subito come l'autore (il diario di Philip Henslowe riporta invece che questa fu opera di altri quattro scrittori), Thomas Lord Cromwell, che venne data alle stampe nel 1602 e alla quale, secondo moderni studi, il Bardo non contribuì alla stesura[143] e To the Queen, poesia ritenuta l'epilogo di Come vi piace.

The London Prodigal venne stampata nel 1605 sotto il nome di Shakespeare, anche se, secondo alcuni studiosi, manca di alcuni elementi tipici delle opere shakespeariane[143], mentre The Puritan, A Yorkshire Tragedy e The Second Maiden's Tragedy, pubblicate rispettivamente nel 1607, nel 1608 e nel 1611 e attribuite a "W.S.", vennero in seguito ritenute tutte di Thomas Middleton[143]. Degli scritti apocrifi del Bardo vi sono anche The Birth of Merlin, pubblicata nel 1662 come opera del Bardo e di William Rowley ma scritta probabilmente nel 1622, sei anni dopo la morte di Shakespeare[144], e Sir Tommaso Moro, dramma incappato subito nella censura che ne impose numerosi tagli; tre delle pagine di quest'opera possono essere state scritte da Shakespeare e rappresentare quindi, l'unico documento autografo del Bardo (fatta eccezione per le firme poste su alcuni documenti) arrivato in età contemporanea[145].

Alcune sono le opere attribuite a Shakespeare andate perdute; Cardenio (The History of Cardenio) è una commedia messa in scena dai King's Men nel 1613. Il libraio Humphrey Moseley inserì l'opera nel 1653 nello Stationers' Register, attribuendola a Shakespeare e a John Fletcher. Il contenuto della commedia, la cui esistenza è attesta da diversi documenti, non è conosciuto, ma era probabilmente basato sulle disavventure che coinvolgevano il personaggio Cardenio del Don Chisciotte[146]. Nel Palladis Tamia, Meres inserì nella lista di opere di Shakespeare Pene d'amore vinte (Love's Labour's Won); alcuni lo ritengono un lavoro a noi non giunto, altri considerano la citazione di Meres un titolo alternativo di una commedia del Bardo a noi giunta[147]. Alcuni studiosi ipotizzano inoltre la pubblicazione di Ur-Hamlet, una prima versione di Amleto[143].

Edizioni e pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Frontespizio del First Folio

A differenza del suo contemporaneo Ben Jonson, Shakespeare non ha partecipato alla redazione e pubblicazione delle sue opere. Infatti, fatta eccezione per due poemetti giovanili (Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia), il Bardo non si è mai curato di dare alle stampe le proprie opere; d’altra parte a quel tempo non vi era interesse a farlo, poiché le opere teatrali erano di proprietà della compagnia e pubblicarle avrebbe significato mettere nelle mani di compagnie rivali i propri copioni. I testi esistenti sono solitamente trascrizioni effettuate dopo le prime rappresentazioni oppure provengono direttamente dal manoscritto autografato dello scrittore o dagli stessi copioni[148].

Le prime stampe furono destinate a un pubblico popolare e le copie erano fatte senza notevoli accorgimenti estetici. Il formato utilizzato è chiamato in quarto, le cui specifiche pagine sono ottenute piegando i fogli stampati in quattro parti; talvolta la pagine non erano ordinate correttamente. La seconda edizione venne destinata a un pubblico più agiato, comportando quindi una maggiore importanza alla presentazione; per questa stampa vennero utilizzati fogli singoli (folio)[149].

Nel 1598 Francis Meres pubblicò Palladis Tamia, primo resoconto critico delle opere di Shakespeare di natura enciclopedica, importante per la ricostruzione della cronologia dei drammi shakespeariani[150]. Mr. William Shakespeare’s Comedies, Histories & Tragedies, conosciuta comunemente come First Folio, fu la prima raccolta delle opere di Shakespeare e venne pubblicata nel 1623 a cura di John Heminges e Henry Condell; questa contiene 36 testi, di cui 18 stampati per la prima volta, elencati come tragedie, commedie e drammi storici[90]. Il First Folio, che non comprende né poesie né poemi, rappresenta la sola fonte attendibile per circa venti opere e comunque una fonte molto importante anche per molte di quelle già in precedenza pubblicate[90][151]. Due opere non sono incluse nel First Folio, I due nobili congiunti e Pericle, principe di Tiro, tuttavia sono comunque accettate come parte del canone shakespeariano, dal momento che numerosi studiosi hanno concordato sul notevole contributo di Shakespeare sulla loro composizione[152].

La ricerca dei testi originali di Shakespeare è diventata una delle principali preoccupazioni degli editori moderni. Refusi, errori di battitura, interpretazioni sbagliate del copista, dimenticanze di versi sono presenti nell'in quarto e il primo folio. Inoltre il drammaturgo spesso scriveva utilizzando ortografie diverse anche per la stessa parola, aggiungendo alla confusione della trascrizione; gli studiosi devono dunque ricostruire i testi originali ed eliminandone gli errori[153]. Critici moderni credono che lo stesso Shakespeare abbia rivisto le sue composizioni nel corso degli anni, facendo così coesistere due versioni differenti di una determinata opera. Per arrivare a un testo accettabile, gli editori devono scegliere tra la prima e la versione rivista, che è generalmente più "teatrale"; in passato, gli editori risolvevano la questione con la fusione dei testi, ma i critici ora ammettono che questo processo è contrario alle intenzioni di Shakespeare[154].

Stile[modifica | modifica sorgente]

The Quarrel of Oberon and Titania, Joseph Noel Paton, 1849.

Le prime opere di Shakespeare vennero scritte seguendo lo stile convenzionale dell'epoca, utilizzando un linguaggio stilizzato che non sempre è funzionale ai personaggi e alle opere[155]. La poesia si basa su estese ed elaborate metafore e il linguaggio è spesso retorico, scritto appositamente per declamare piuttosto che per parlare[156]. Ben presto, però, Shakespeare cominciò ad adeguare lo stile tradizionale ai propri fini, riuscendo a coniugare le convenzioni e la scrittura del passato alle esigenze del pubblico; nel periodo della pubblicazione di Romeo e Giulietta, probabilmente il migliore esempio di mescolanza dei due stili, di Riccardo II e di Sogno di una notte di mezza estate, Shakespeare aveva iniziato a scrivere una poesia più naturale e scorrevole, in cui comico e tragico coesistono nello stesso testo[157], relazionando le metafore e le figure retoriche alle esigenze dell'opera[158]. L'originalità di Shakespeare non era negli intrecci, ma nell'ampiezza di respiro con cui faceva propri gli apporti più diversi[157].

La forma poetica standard utilizzata da Shakespeare sono i blank verse, mutuato nella letteratura inglese dalla tradizione classica tra XIII e XIV secolo e adottato anche da Christopher Marlowe; questo è composto da un sistema giambico a cinque accenti (pentametro giambico). Questo significava che i suoi versi, costituiti solitamente da dieci sillabe, lasciando l'accento su ogni seconda sillaba, non erano in rima; tuttavia le frasi tendono a coincidere con le righe, aumentando il rischio di una lettura monotona[159]. Il blank verse delle sue prime opere è piuttosto diverso da quello dei suoi lavori più maturi, riuscendo a modificare il ritmo delle sue opere, dando così maggiore forza e flessibilità importanza ai propri versi[160].

Dopo Amleto, Shakespeare modificò ulteriormente il suo stile poetico, in particolare nei passaggi più emotivi delle tragedie, sottolineando inoltre l'illusione del teatro[161]. Il critico letterario A.C. Bradley ha descritto questo stile come "più concentrato, veloce, vario e meno regolare nella costruzione, non di rado contorta o ellittica"[162]. Nell'ultima fase della sua carriera, Shakespeare adottò molte tecniche letterarie per raggiungere questi effetti; tra queste vi sono enjambement, pause irregolari e notevoli variazioni nella struttura della frase e nella lunghezza dei versi, riuscendo a coinvolgere maggiormente il pubblico[163]. Le opere della maturità, con le variazioni della sequenza cronologica degli eventi e i colpi di scena nella trama, sono invece caratterizzate da frasi lunghe e brevi in sequenza, dall'inversione tra oggetto e soggetto e dall'omissione di parole, creando così maggiore spontaneità[164]. Shakespeare fu in grado di combinare il suo genio poetico con un senso pratico del teatro[165], strutturando le trame delle sue opere per creare vari centri di interesse e per mostrare diversi possibili punti di vista, senza schemi preordinati[166].

Fonti letterarie[modifica | modifica sorgente]

Geoffrey Chaucer, padre della letteratura inglese, a cui Shakespeare attinse per Troilo e Cressida e Due nobili cugini.

La grande maggioranza dei lavori di Shakespeare sono rielaborazioni di opere precedenti; inoltre, non raro è il caso in cui Shakespeare attinga a gruppi separati di narrazioni per intrecciarle tra loro[167]. Il primo punto di riferimento sono evidentemente le opere dei contemporanei[75], in particolare le opere del teatro elisabettiano. Alcuni esempi di opere utilizzate come fonte d'ispirazione sono i romances Rosalynde di Thomas Lodge per Come vi piace, Pandosto o il trionfo del tempo di Robert Greene per Il racconto d'inverno, Arcadia di Philip Sidney per Re Lear, I due gentiluomini di Verona e Come vi piace, oltre alle opere di autori stranieri riproposte da autori inglesi, come The tragical History of Romeus and Juliet di Arthur Brooke, riproposizione di una novella di Matteo Bandello rifacentesi a quella omonima di Luigi da Porto, per Romeo e Giulietta o il romanzo pastorale Diana Enamorada di Jorge de Montemayor, tradotto in inglese da Bartolomew Yong, per I due gentiluomini di Verona e per Sogno di una notte di mezza estate[75]. Anche Geoffrey Chaucer venne utilizzato da Shakespeare per Troilo e Cressida e Due nobili cugini.

Per i drammi storici la fonte principale sono le imponenti compilazioni cronologiche degli storici Tudor[75]. La prima opera utilizzata da Shakespeare per i suoi drammi storici fu The Union of the Two Noble and Illustre Families of Lancastre and Yorke di Edward Hall, tuttavia "ben presto Shakespeare avrebbe abbandonato l'opera di Hall a favore delle più ricche e pittoresche Chronicles of England, Scotland and Ireland di Raphael Holinshed"[75]. Oltre che ai drammi storici, queste cronache fornirono spunti importanti anche per Macbeth, Cimbelino e Re Lear. Sia Hall sia Holinshead hanno spesso attinto dalla Anglicae Historiae Libri XXVI dei Polidoro Virgili[75]. Altre opere storiche certamente utilizzate da Shakespeare furono la Historia Regum Britanniae redatta in latino da Goffredo di Monmouth nel 1130 e poi ripresa da altri autori compreso Holinshed[75], utilizzata per Re Lear e Cimbelino, e le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, fonte principale dell'Amleto.

Numerose sono le riproposizioni di storie e tematiche presenti nella novellistica italiana; tuttavia è probabile che Shakespeare sia arrivato a conoscenza di tali storie solo attraverso la mediazione di traduzioni e adattamenti francesi e inglesi[75]. Le novelle di Matteo Bandello furono utilizzate per Romeo e Giulietta, Molto rumore per nulla e La dodicesima notte, mentre alcuni spunti del Decameron di Giovanni Boccaccio sono rintracciabili in Tutto è bene quel che finisce bene e nel Cimbelino[75]. La traduzione inglese delle 100 novelle degli Hecatommithi di Giambattista Giraldi Cinzio servì a Shakespeare per alcuni elementi di Misura per misura e una novella in particolare fu la fonte principale dell'Otello[168] Il Pecorone di Giovanni Fiorentino servì per Le allegre comari di Windsor e per Il mercante di Venezia. La novella Le piacevoli notti di Gianfrancesco Straparola servì anch'essa per Le allegre comari di Windsor. La traduzione inglese di George Gascoigne de I suppositi di Ludovico Ariosto servì per La bisbetica domata. Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 e stampata a Venezia nel 1537, fornì la guida principale per la vicenda amorosa de La dodicesima notte. La traduzione inglese di Thomas Hoby de Il Cortegiano di Baldassare Castiglione fu certamente letta da Shakespeare, attingendoci per Molto rumore per nulla[75].

Bronzo di Shakespeare a Verona.

Shakespeare probabilmente non conosceva il greco, tuttavia aveva studiato il latino e letto i classici come Seneca alla King's New School di Stratford, non c'è da stupirsi pertanto che molti spunti delle sue opere provengono da autori antichi. Le Vite parallele di Plutarco fornirono la fonte principale del Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano e del Timone d'Atene; non conoscendo il greco è probabile che Shakespeare abbia utilizzato la traduzione di Thomas North Plutarch's Lives of the noble Grecians and Romans stampata nel 1579 e nel 1595. I Menaechmi di Plauto servirono invece come spunto per La commedia degli errori e La dodicesima notte; la Mostellaria servì invece per La bisbetica domata. Le tragedie di Seneca fornirono alcuni elementi del Tito Andronico[75]. Ovidio era il modello dichiarato dei due poemetti giovanili di Shakespeare, Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia. Le Metamorfosi riecheggiano anche in Tito Andronico, La commedia degli errori, Le allegre comari di Windsor, Sogno di una notte di mezza estate (con la vicenda di Piramo e Tisbe), Troilo e Cressida e La tempesta[75].

Temi del teatro di Shakespeare[modifica | modifica sorgente]

Sono temi ricorrenti nel teatro di Shakespeare: l'amore (passione disperata in Otello, passione sensuale in Romeo e Giulietta), la lotta per il potere, la morte, il carattere illusorio e la fugacità della vita, la precarietà dell'esistenza con i frequenti motivi dell'oscura presenza della morte e del dubbio che sembrano dominare il cammino terreno dell'uomo (si pensi al celeberrimo monologo di Amleto "Essere o non essere, questo è il problema", scritto nella prima scena del terzo atto). Il tema della lotta per il potere è frequente (Amleto, Macbeth, Re Lear) anche per il fatto che l'autore vive in un'epoca in cui predomina la monarchia assoluta che, se da una parte può assicurare l'ordine e la prosperità, dall'altra crea grande brama di potere e di potenza, nonché rivalità, invidie, gelosie.

Altri temi fondamentali sono la presentazione dei sentimenti e degli stati d'animo umani nella loro varietà e complessità, senza escludere i problemi morali e psicologici nonché gli stati anomali della mente quali le contraddizioni nel comportamento, l'inquietudine, la follia (quest'ultima presente, ad esempio, in Amleto). Dalla tradizione popolare e medievale Shakespeare accoglie poi la dimensione fantastica e irrazionale (gli spettri in Amleto e Macbeth, le streghe in Macbeth, i folletti in La Tempesta, ecc.). Tali figure soprannaturali rappresentano le angosce e le colpe insite nell'animo umano. L'"eroe" si presenta come una figura complessa che resta tale e spesso esce moralmente nobilitata anche dopo drammatici conflitti di coscienza ed una sconfitta subita ad opera degli eventi.

Il fato nella tragedia classica era una forza soprannaturale, superiore anche agli dei, capace di determinare la sorte degli uomini. Nel teatro di Shakesperare esso non è più presente in quanto cede il posto al carattere, alle libere scelte e ai conflitti interiori dell'individuo. Quanto alle figure femminili, esse assumono una notevole importanza: sono dotate di autonomia e di forte individualità. I loro caratteri e i loro comportamenti sono diversi: ad esempio la tenera Giulietta (Romeo e Giulietta), l'innocente Desdemona (Otello), l'intelligente Porzia (Il mercante di Venezia). Altre invece sono coinvolte nella lotta per il potere come la sinistra Lady Macbeth (Macbeth) o le due perfide figlie di Re Lear.

Il drammaturgo inglese da una parte è figlio del Rinascimento in quanto nelle sue opere interpreta l'uomo che afferma se stesso, la propria creatività e razionalità (antropocentrismo) contro i limiti posti dalla realtà e dal destino; d'altra parte egli è anche esponente della nuova sensibilità del barocco in quanto evidenzia le lacerazioni di coscienza dell'individuo, l'incertezza degli ideali, la mutevolezza della sorte, il mistero insondabile della vita accompagnato da un senso di smarrimento esistenziale. In Shakespeare troviamo poi un dubbio radicale, cioè se la vita, oltre ad essere breve, fragile e minacciata dalla continua presenza della morte, sia anche un sogno, un'illusione: ne sono testimonianza due celebri affermazioni, una nel Macbeth (V, 5) ed una ne La Tempesta (IV, 1).

Macbeth sostiene che "la vita è solo un'ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si dimena per un'ora sulla scena e poi cade nell'oblio: la storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di foga, che non significa nulla". Nella seconda opera citata, il principe Prospero dice: "noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e la nostra breve vita è cinta di sonno". I personaggi del drammaturgo inglese tuttavia lasciano aperta la questione in quanto non forniscono una risposta definitiva a questa domanda contenente un'idea ricorrente nell'età barocca: si pensi al Don Chisciotte di Cervantes (realtà-illusione) e al capolavoro La vita è sogno del grande drammaturgo spagnolo Pedro Calderón de la Barca.[169][170]

Fortuna[modifica | modifica sorgente]

Statua di Shakespeare, opera di John Massey Rhind, situata presso il Carnegie Museums di Pittsburgh.

Durante la sua vita, benché non fosse venerato e apprezzato come dopo la morte, Shakespeare ricevette comunque numerose lodi per i suoi lavori[171]. Nel 1598, Francis Meres lo ha inserito in un gruppo di scrittori inglesi, definiti come "i più eccellenti"[172]. Gli autori del Parnassus del St John's College di Cambridge lo paragonarono a Geoffrey Chaucer, a John Gower e a Edmund Spenser[173]. Anche Ben Jonson, nel First Folio, dimostrò apprezzamento per le sue opere.

Tra la restaurazione inglese e la fine del XVII secolo, l'apprezzamento per le idee e i modelli classici fece sì che i critici del tempo apprezzavano John Fletcher e Ben Jonson piuttosto che Shakespeare[174]. Thomas Rymer, ad esempio, criticò il drammaturgo per la sua combinazione di comico e tragico; tuttavia, il poeta e critico John Dryden aveva grande considerazione di Shakespeare, dicendo di Jonson, "Lo ammiro, ma amo Shakespeare"[175]. Per alcuni decenni, il giudizio di Rymer non fu largamente diffuso, ma nel corso del XVIII secolo, i critici cominciarono a considerare l'importanza e il genio del Bardo. Una serie di critiche letterarie sulle sue opere, in particolare quella di Samuel Johnson del 1765 e di Edmond Malone del 1790, ha contribuito alla sua crescente reputazione[176]. Nel 1800, Shakespeare divenne poeta nazionale[177]. Tra il XVIII e il XIX secolo, la sua fama si diffuse anche all'estero; tra coloro che hanno apprezzato le sue opere vi sono Voltaire, Goethe, Stendhal e Victor Hugo[178].

Durante l'età romantica, venne ulteriormente riconosciuta l'importanza dei lavori di Shakespeare; venne elogiato dal poeta e filosofo Samuel Taylor Coleridge, mentre il critico Wilhelm August von Schlegel tradusse le sue opere nello spirito del romanticismo tedesco[179]. Nel XIX secolo, l'ammirazione critica per il genio di Shakespeare spesso scivolava in eccessi e nell'adulazione[180][181]; i vittoriani misero in scena le sue opere in modo sontuoso e su larga scala[182]. George Bernard Shaw definì il culto di Shakespeare come bardolatry ("bardolatria"), ritenendo che il nuovo naturalismo di Ibsen avesse fatto diventare le opere shakespeariane obsolete[183].

La rivoluzione modernista nelle arti del XX secolo utilizzò con entusiasmo i suoi testi al servizio del Avanguardia. Gli espressionisti in Germania e i futuristi a Mosca organizzarono alcune rappresentazioni delle sue commedie; anche Bertolt Brecht mise in scena il suo teatro epico, influenzato dalle opere di Shakespeare. Il poeta e critico TS Eliot, insieme a G. Wilson Knight e al New Criticism, sostenne la necessità di una lettura più attenta di opere di Shakespeare. Negli anni cinquanta, nuovi approcci critici hanno aperto la strada a studi post-moderni sul bardo. Negli anni ottanta, le sue opere cominciarono a essere utilizzate per nuovi movimenti come lo strutturalismo, il femminismo, il New Historicism, gli studi afro-americani e queer[176][184].

Influenza[modifica | modifica sorgente]

Macbeth Consulting the Vision of the Armed Head, Henry Fuseli, 1793–94.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Influenza di Shakespeare.

I lavori di Shakespeare hanno avuto una profonda influenza sul teatro e sulla letteratura successiva. In particolare, Shakespeare ampliò il potenziale drammatico della caratterizzazione dei personaggi, dell'intreccio e del linguaggio[185]. Ad esempio, i monologhi erano generalmente utilizzati per fornire informazioni sui personaggi o gli eventi; Shakespeare, invece, li utilizzò per esplorare la mente dei personaggi[186].

Le sue opere influenzarono profondamente anche la letteratura poetica successiva. La poesia romantica tentò di far rivivere i versi drammatici shakespeariani, tuttavia con scarso successo. Il critico George Steiner descrisse tutti i versi drammatici inglesi da Coleridge a Tennyson come "flebili variazioni di temi shakespeariani"[187]. Shakespeare influenzò i romanzieri come Thomas Hardy, William Faulkner, e Charles Dickens. I monologhi del romanziere americano Herman Melville devono molto a Shakespeare: il suo Capitano Achab di Moby Dick è un classico eroe tragico, ispirato al King Lear[188]. Alcune opere liriche sono direttamente collegate con i lavori di Shakespeare, tra cui due lavori di Giuseppe Verdi, l'Otello e il Falstaff[189]. Shakespeare ha inoltre ispirato molti pittori, inclusi i romantici, tra cui Henry Fuseli, e i preraffaelliti[190].

Ai giorni di Shakespeare, la grammatica, l'ortografia e la pronuncia inglese erano meno standardizzati rispetto a oggi[191], e il suo utilizzo del linguaggio aiutò la formazione dell'inglese moderno[192]. Samuel Johnson citò Shakespeare più spesso di qualsiasi altro autore nel suo dizionario di lingua inglese, il primo lavoro autorevole di questo tipo[193]. Espressioni come "with bated breath" ("con il fiato sospeso", da Il mercante di Venezia) e "a foregone conclusion" ("una conclusione inevitabile", dall'Otello) sono ormai presenti nell'inglese di tutti i giorni[11][12].

Shakespeare nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shakespeare nella cinematografia.
Screenshot di Cleopatra, film tratto da Antonio e Cleopatra.

Diversi elementi degli scritti di Shakespeare sono stati spesso utilizzati nella cultura popolare come modelli stilistici, sia per le sceneggiature, sia per le ambientazioni, sia per i personaggi. Numerose sono le opere letterarie il cui titolo si basa su frasi del Bardo; Beds in the East di Anthony Burgess si riferisce ad Antonio e Cleopatra; Under the Greenwood Tree di Thomas Hardy a Come vi piace; Time Must Have a Stop di Aldous Huxley a Enrico IV; Band of Brothers di Stephen Ambrose a Enrico V; The Dogs of War di Frederick Forsyth e There is a Tide di Agatha Christie a Giulio Cesare; Twice-Told Tales di Nathaniel Hawthorne a Re Giovanni; Pomp and Circumstance di Noel Coward a Otello; The Winter of Our Discontent di John Steinbeck e Tomorrow in the Battle Think on Me di Javier Marías a Riccardo III; What's in a Name? di Isaac Asimov a Romeo e Giulietta; Absent in the Spring di Agatha Christie e Nothing Like the Sun di Anthony Burgess ai Sonetti; Brave New World di Aldous Huxley a La tempesta; Pale Fire di Vladimir Nabokov a Timone d'Atene e Cakes and Ale di William Somerset Maugham e Sad Cypress di Agatha Christie a La dodicesima notte; Brief Candles di Aldous Huxley, By the Pricking of My Thumbs di Agatha Christie, The Moon is Down di John Steinbeck, Something Wicked this Way Comes di Ray Bradbury, The Sound and the Fury di William Faulkner, Tomorrow and Tomorrow and Tomorrow di Kurt Vonnegut, Wyrd Sisters di Terry Pratchett a Macbeth; The Glimpses of the Moon di Edith Wharton; There are More Things di Jorge Luis Borges, Tempo fuor di sesto Time Out of Joint di Philip K. Dick, Mortal Coils di Aldous Huxley, Infinite Jest di David Foster Wallace ad Amleto[194][195].

Altre opere shakespeariane sono state di grande influenza per diversi poeti, soprattutto in lingua inglese, come Childe Roland to the Dark Tower Came di Robert Browning[196], Macbeth per Out, Out— di Robert Frost[197], Amleto per Very Like A Whale di Ogden Nash e La tempesta per Full Fathom Five di Sylvia Plath[198][199][200]. Anche diverse rappresentazioni teatrali hanno attinto in qualche modo alle opere del Bardo, in particolare Amleto; la tragedia venne infatti utilizzata, tra gli altri, come base le sceneggiature da Ivor Novello per il musical Perchance to Dream[201], da Agatha Christie per The Mouse Trap[202], da Tom Stoppard per Rosencrantz & Guildenstern Are Dead e da Elmer Rice per Cue for Passion[203][204]. Inoltre Journey's End di R. C. Sherriff si basa su Otello[205], The Isle Is Full of Noises di Derek Walcott su La tempesta e Present Laughter di Noel Coward e Improbable Fiction di Alan Ayckbourn su La dodicesima notte[206][207][208]. Si ipotizza inoltre che oltre 20 000 brani musicali sono collegati con i lavori di Shakespeare[189].

Il cinema è uno dei campi che ha maggiormente risentito dell'opera di Shakespeare, sia in forma integrale sia come adattamenti. Romeo e Giulietta è l'opera che è stata riprodotta sul grande schermo il maggior numero di volte; tra gli adattamenti più famosi vi sono Giulietta e Romeo (1936), Giulietta e Romeo (1954), West Side Story, Romeo e Giulietta (1968), Romeo + Giulietta di William Shakespeare e Shakespeare in Love. Tra le altre pellicole che hanno tratto dai lavori del Bardo vi sono Falstaff da Le allegre comari di Windsor; Amleto (1948), Amleto (1964), Amleto (1990) e Amleto (1996) da Amleto; Cleopatra da Antonio e Cleopatra; La bisbetica domata e 10 cose che odio di te da La bisbetica domata; Belli e dannati da Enrico IV; Enrico V (1944) e Enrico V (1989) da Enrico V; Macbeth (1948), Il trono di sangue e Macbeth (1971) da Macbeth; Otello (1952), Otello (1965), Otfello (1995) e O come Otello da Otello; Ran da Re Lear; Riccardo III (1955), Riccardo III (1995) e Riccardo III - Un uomo, un re da Riccardo III, Sogno di una notte di mezza estate (1935), Sogno di una notte di mezza estate (1999) e Una commedia sexy in una notte di mezza estate da Sogno di una notte di mezza estate; Titus da Tito Andronico. Come vi piace, La dodicesima notte, Giulio Cesare, Il mercante di Venezia, Molto rumore per nulla, Pene d'amore perdute e La tempesta sono invece adattamenti delle rispettive opere[209][210][211].

Speculazioni su Shakespeare[modifica | modifica sorgente]

I principali quattro candidati alternativi all'attribuzione delle opere di William Shakespeare (al centro). In senso orario, da sinistra in alto: Edward de Vere, Francis Bacon, William Stanley e Christopher Marlowe

Attribuzione e identità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Attribuzione delle opere di Shakespeare.

I più recenti studi shakespeariani affermano ormai senza alcun dubbio che lo Shakespeare nato a Stratford on Avon è l'autore materiale delle opere che gli furono attribuite. Tuttavia, in passato, a causa della scarsità di notizie sulla sua vita e la sua istruzione, sono stati avanzati diversi dubbi sull'identità del drammaturgo. A partire dal XVIII secolo questi temi sono stati ampiamente e accanitamente dibattuti dagli studiosi e non.

In particolare come autori delle opere sono state avanzate le candidature di Francis Bacon, celebre filosofo e scrittore, che avrebbe scritto le opere teatrali sotto uno pseudonimo, Christopher Marlowe, autore teatrale che non sarebbe morto nel 1593 come si ritiene, ma avrebbe svolto attività di spionaggio per la corona e avrebbe continuato la propria attività letteraria con un falso nome, Edward de Vere, 17º conte di Oxford, colto nobiluomo della corte elisabettiana che avrebbe potuto continuare la propria giovanile attività poetica sotto uno pseudonimo per motivi di decoro, e William Stanley, sesto Conte di Derby, genero di Edward de Vere[212].

Sono stati fatti, tra gli altri, anche i nomi di Ben Jonson, Thomas Middleton, sir Walter Raleigh, forse in collaborazione con Francis Bacon, Mary Sidney contessa di Pembroke, e persino la regina Elisabetta I. Altre ipotesi hanno messo in discussione l'identità stessa di William Shakespeare, per cui il bardo inglese sarebbe da identificarsi ora con un linguista siciliano, Michel Agnolo (o Michelangelo) Florio Crollalanza, ora con il predicatore e teologo toscano Michelangelo Florio, ora con il figlio di quest'ultimo, l'umanista naturalizzato inglese John Florio. Tuttavia tali ipotesi non hanno mai goduto di un vero riconoscimento in campo accademico[212].

Credo religioso[modifica | modifica sorgente]

Possibili volti di Shakespeare

Alcuni studiosi affermano che i membri della famiglia Shakespeare erano cattolici[213]; sua madre, Mary Arden, proveniva infatti da una famiglia cattolica. Nel 1757, nella casa del padre di Shakespeare, fu trovato un testamento cattolico firmato da John Shakespeare; sebbene ne sia stato tramandato il contenuto, il testamento è stato perduto, pertanto gli studiosi discutono ancora della sua autenticità[214][215]. Nel 1591 le autorità più volte riportarono che John Shakespeare non andava alla funzione domenicale "per paura di essere processato per debiti", una comune scusa utilizzata dai cattolici per evitare di seguire le cerimone protestanti; tuttavia, molti documenti sembrano indicare che effettivamente all'epoca John Shakespeare avesse problemi economici. Nel 1606 il nome della figlia di Shakespeare, Susanna, apparve in una lista di persone che non presero la comunione durante la Pasqua di quell'anno[216].

Gli studiosi hanno trovato prove sia a favore sia a sfavore del cattolicesimo di Shakespeare nelle sue opere, ma la verità sembra impossibile da trovare nell'uno e nell'altro caso[217][218]. Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione Anglicana, che è anche uno studioso di letteratura, ha comunicato durante l'Hay Festival in Galles del 2011: "Non penso che questo ci debba interessare molto, se posizionarlo tra i cattolici o i protestanti. Ma per quel che vale, penso che egli avesse probabilmente un retroterra cattolico e molti amici cattolici"[219].

Il volto di Shakespeare[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Raffigurazioni di Shakespeare.

Numerosi sono i dipinti o le sculture che raffigurano William Shakespeare, tuttavia nella maggior parte dei casi si tratta di opere posteriori alla sua morte, realizzate da artisti che mai videro il vero volto di Shakespeare. Le uniche due raffigurazioni di cui è accettato il valore documentario sono la statua del monumento funebre a Stratford e l'incisione presente sul First Folio del 1623[220]. Tra i ritratti la cui attendibilità è discussa possiamo ricordare il Ritratto Chandos, il ritratto dell'Ely Palace, il ritratto Flowers, la maschera mortuaria Kesselstadt, il ritratto di Cornelius Janssen, la miniatura di Nicholas Hilliard e il recente Ritratto Cobbe[221].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La data di battesimo è il 26 aprile 1564, mentre l'esatto giorno di nascita è un argomento ancora dibattuto tra gli esperti. Si dice che sia nato il 23 aprile per convenzione in quanto in quel giorno si celebra la festa di S. Giorgio patrono della nazione.
  2. ^ La data di morte riportata segue il calendario giuliano, allora in uso in Inghilterra. Secondo il calendario gregoriano, introdotto nei paesi cattolici dal 1582, Shakespeare morì il 3 maggio. Nella stessa data del 23 aprile 1616, ma del calendario gregoriano, morirono anche Miguel de Cervantes Saavedra e il meticcio inca Garcilaso de la Vega. Per questo motivo l'UNESCO ha designato il 23 aprile per la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore.
  3. ^ a b Greenblatt, 2005, op. cit., p. 11.
  4. ^ a b Bevington, 2002, op. cit., pp. 1-3.
  5. ^ a b Wells, 1997, op. cit., p. 399.
  6. ^ (EN) Michael Dobson, The Making of the National Poet: Shakespeare, Adaptation and Authorship, 1660-1769, Oxford University Press. URL consultato il 26 febbraio 2006.
  7. ^ (EN) The Bard, Webster's Dictionary. URL consultato il 20 dicembre 2011.
  8. ^ (EN) To The Memory Of My Beloved, The Author, Mr William Shakespeare, And What He Hath Left Us, Poetry.com. URL consultato il 26 febbraio 2006.
  9. ^ Craig, 2003, op. cit., p. 3.
  10. ^ (EN) Lois Potter, William Shakespeare, The Literary Encyclopedia. URL consultato il 21 dicembre 2011.
  11. ^ a b Johnson, 2002, op. cit., p. 12.
  12. ^ a b Crystal, 2001, op. cit., p. 63.
  13. ^ Chambers, 1930, op. cit., Vol. 1, pp. 270–71.
  14. ^ Taylor, 1987, op. cit., pp. 109–134.
  15. ^ Shapiro, 2005, op. cit., p. XVII-XVIII.
  16. ^ Schoenbaum, 1991, op. cit., pp. 41, 66, 397–98, 402, 409.
  17. ^ Taylor, 1990, op. cit., pp. 145, 210–23, 261–5.
  18. ^ (EN) Andrew Gurr, The Shakespearean Stage 1574–1642, 3ª ed., Cambridge, Cambridge University Press, 1992, pp. 12-18, ISBN 0-521-50981-5..
  19. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 18-19.
  20. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 19-20.
  21. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 20.
  22. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 22.
  23. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 23.
  24. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 37.
  25. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 38-39.
  26. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 41.
  27. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 43-44.
  28. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 26.
  29. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 24-25.
  30. ^ Carlo Maria Pensa prefazione a William Shakespeare, Amleto - Sogno di una notte di mezza estate 1999.
  31. ^ (EN) A Shakespeare Genealogy, Shakespeare.palomar.edu. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  32. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 28-29.
  33. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 62-63.
  34. ^ Ackroyd, 2006, op. cit., p. 53.
  35. ^ Wells, 2005, op. cit., Capitoli XV–XVI.
  36. ^ (EN) T. W. Baldwin, William Shakspere's Small Latine & Lesse Greek, Ill, University of Illinois Press, 1944, pp. 164–184, ISBN non esistente..
  37. ^ (EN) David Cressy, Education in Tudor and Stuart England, New York, St Martin's Press, 1975, pp. 28-29, ISBN non esistente..
  38. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 73.
  39. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 80.
  40. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 80-81.
  41. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 78-79, 93.
  42. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., p. 93.
  43. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., p. 94.
  44. ^ a b Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 99.
  45. ^ Alessandro Serpieri, Il mistero del primo Amleto, in Giuseppina Restivo, Renzo Crivelli (a cura di), Tradurre/Interpretare "Amleto", Bologna, Clueb, 2002, ISBN 88-491-1853-8..
  46. ^ (EN) Shakespeare's Family, Freepages.genealogy.rootsweb.ancestry.com. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  47. ^ Honigmann, 1999, op. cit., pp. 95–117.
  48. ^ Wood, 2003, op. cit., pp. 97–109.
  49. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 97-108.
  50. ^ (EN) Nicholas Rowe, Some Acount of the Life &c. of Mr. William Shakespear, Shakespeare.palomar.edu. URL consultato il 21 dicembre 2011.
  51. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 144-145.
  52. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 110-111.
  53. ^ Honigmann, 1999, op. cit., Capitolo 1.
  54. ^ Wells, 2005, op. cit., p. xvii.
  55. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 119.
  56. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 122.
  57. ^ (EN) William Shakespeare by Giovanni Fontana. URL consultato il 30 dicembre 2011.
  58. ^ (EN) Richard Proudfoot, Ann Thompson, David Scott Kastan, The Arden Shakespeare Complete Works Paperback Edition, Thomson Learning, 2001, p. 463, ISBN 1-903436-61-3..
  59. ^ La frase in corsivo è una parodia della frase di Shakespeare "Oh, cuore di tigre nascosto da un corpo di donna!" (Enrico VI, parte III).
  60. ^ Evidente l'assonanza Shake-scene / Shake-speare.
  61. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 165.
  62. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 166.
  63. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 166-167.
  64. ^ Giorgio Melchiori, Prospetto alle opere di Shakespeare, in Shakespeare, Re Lear, Mondadori, 1989, ISBN 88-04-32575-5..
  65. ^ Schoenbaum, 1990, op. cit., p. 186.
  66. ^ a b Schoenbaum, 1990, op. cit., p. 189.
  67. ^ (PDF) Il fac-simile dell'edizione del 1606, Ia700309.us. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  68. ^ Internetshakespeare.uvic.ca. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  69. ^ Schoenbaum, 1990, op. cit., p. 191.
  70. ^ Schoenbaum, 1990, op. cit., p. 192.
  71. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., p. 184.
  72. ^ a b Schoenbaum, 1990, op. cit., p. 196.
  73. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., p. 224.
  74. ^ Anna Luisa Zazo, Cronologia della vita e delle opere di Shakespeare, in Otello, Mondadori, 1992, p. LI, ISBN 978-88-04-50938-7..
  75. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Tutto il teatro di William Shakespeare. Testo inglese a fronte. Con CD-ROM, Garzanti Libri, 2000.
  76. ^ (EN) Bill Bryson, Shakespeare: The World as a Stage, Londra, Harper Perennial, 2008, p. 119, ISBN 0-06-074022-1..
  77. ^ (EN) The Holloway Pages: Ben Jonson: Works (1692 Folio): Every Man in his Humour, Hollowaypages.com. URL consultato il 21 dicembre 2011.
  78. ^ (EN) E. K. Chambers, The Elizabethan Stage, 2, Oxford, Clarendon Press, 1923, pp. 208–209, ISBN 0-19-811511-3..
  79. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 312.
  80. ^ All'epoca le strade venivano costruite e riparate per lo più dai filantropi.
  81. ^ a b Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 302.
  82. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., pp. 303-304.
  83. ^ (EN) Deposition of William Shakespeare in the Bellott-Mountjoy Dowry Lawsuit, Jottit.com. URL consultato il 21 dicembre 2011.
  84. ^ a b Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 304.
  85. ^ Honan, 1998, op. cit., p. 387
  86. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 318.
  87. ^ Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 319.
  88. ^ a b c Schoenbaum, 1979, op. cit., p. 322.
  89. ^ (EN) Graham Holderness, Cultural Shakespeare: Essays in the Shakespeare Myth, Univ of Hertfordshire Press, 2001, pp. 152-154, ISBN 1-902806-11-5..
  90. ^ a b c Boyce, 1996, op. cit., pp. 91, 193, 513
  91. ^ (EN) Phillip Edwards, Shakespeare's Romances: 1900–1957, Cambridge, Cambridge University Press, 1958, pp. 1-10, ISBN 0-521-21500-5..
  92. ^ (EN) William Shakespeare, Shakespeare, a cura di Susan Snyder, Deborah Curren-Aquino, Cambridge, Cambridge University Press, 2007, pp. 3-15, ISBN 0-521-22158-7..
  93. ^ a b c d (EN) Ernest Schanzer, The Problem Plays of Shakespeare, Londra, Routledge and Kegan Paul, 1963, pp. 1-10, ISBN 0-415-35305-X..
  94. ^ (EN) Ralph Berry, Changing Styles in Shakespeare, Londra, Routledge, 2005, p. 37, ISBN 0-415-35316-5..
  95. ^ Wells, Orlin, 2003, op. cit., p. 49
  96. ^ Edward Ravenscroft (1654?–1707) in Jonathan Bate, Arden Shakespeare, Titus Andronicus, 1996, p. 79, ISBN non esistente..
  97. ^ Melchiori, 2008, op. cit.
  98. ^ Ribner, 2005, op. cit., p. 67
  99. ^ (EN) Patrick Gerard Cheney, The Cambridge Companion to Christopher Marlowe, Cambridge, Cambridge University Press, 2004, p. 100, ISBN 0-521-52734-1..
  100. ^ Honan, 1998, op. cit., pp. 96–100
  101. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 159-161
  102. ^ Ackroyd, 2006, op. cit., p. 235
  103. ^ (EN) William Shakespeare, Shakespeare's wit and humor, a cura di William Alexander Lawson, G. W. Jacobs, 1912, ISBN non esistente.
  104. ^ Wood, 2003, op. cit., pp. 205–206
  105. ^ Honan, 1998, op. cit., p. 258
  106. ^ Ackroyd, 2006, op. cit., p. 359
  107. ^ Ackroyd, 2006, op. cit., pp. 362–383
  108. ^ Ackroyd, 2006, op. cit., p. 356
  109. ^ Shapiro, 2005, op. cit., p. 150
  110. ^ Shapiro, 2005, op. cit., p. 151
  111. ^ Bradley, 1991, op. cit., p. 94
  112. ^ (EN) John Jowett, Sir Thomas More. Arden Shakespeare, Methuen Publishing, 2011, p. 437, ISBN 978-1-904271-47-5..
  113. ^ McDonald, 2006, op. cit., pp. 43–46
  114. ^ Bradley, 1991, op. cit., p. 86
  115. ^ Bradley, 1991, op. cit., pp. 40-48
  116. ^ a b Ackroyd, 2006, op. cit., p. 444
  117. ^ a b Dowden, 1881, op. cit., p. 60
  118. ^ Frye, 2005, op. cit., p. 123
  119. ^ (EN) F. E. Halliday, A Shakespeare Companion 1564–1964, Baltimore, Penguin, 1964, pp. 74–75, ISBN non esistente.
  120. ^ Wells, 2005, op. cit., p. xx
  121. ^ Wells, 2005, op. cit., p. xxi
  122. ^ Shapiro, 2005, op. cit., pp. 125–131
  123. ^ Wells, 2005, op. cit., p. xxii
  124. ^ Wells, 2005, op. cit., p. 1247
  125. ^ (EN) R. A. Foakes, "Playhouses and Players", in Braunmuller, Michael Hattaway, The Cambridge Companion to English Renaissance Drama, Cambridge, Cambridge University Press, 1990, ISBN 0-521-38662-4..
  126. ^ Ackroyd, 2006, op. cit., p. 454
  127. ^ (EN) William Jr. Ringler, Shakespeare and His Actors: Some Remarks on King Lear, in James Ogden, Scouten, In Lear from Study to Stage: Essays in Criticism, New Jersey, Fairleigh Dickinson University Press, 1997, p. 127, ISBN 0-8386-3690-X..
  128. ^ Chambers, 1930, op. cit., Vol. 1, p. 341
  129. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., p. 210
  130. ^ Shapiro, 2005, op. cit., pp. 247–249
  131. ^ Rowe, 2006, op. cit., p. 21
  132. ^ Frye, 2005, op. cit., p. 288
  133. ^ Rowe, 2006, op. cit., pp. 3, 21
  134. ^ Rowe, 2006, op. cit., pp. 3-24
  135. ^ (EN) Matz Robert, The World of Shakespeare's Sonnets: An Introduction, McFarland & Company, 2007, p. 111, ISBN 0-7864-3219-5.
  136. ^ a b Rowe, 2006, op. cit., p. 1
  137. ^ Honan, 1998, op. cit., p. 289
  138. ^ (EN) J. Holander, Oxford Anthology of Literature of Renaissance England, F. Kermode, 1973, p. 424, ISBN non esistente..
  139. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., p. 327
  140. ^ (EN) L. Kirschenbaum, Shakespeare and Arden of Feversham, The Review of English Studies, 1945, pp. 134-136, ISBN non esistente..
  141. ^ (EN) M.W.A. Smith, Notes and Queries 238, 1993, pp. 204-205, ISBN non esistente..
  142. ^ (EN) Baldwin Maxwell, Studies in the Shakespeare Apocrypha, New York, King's Crown Press, 1956, pp. 39-63, ISBN non esistente..
  143. ^ a b c d (EN) C.F. Tucker-Brooke, The Shakespeare Apocrypha, Oxford University Press, 1908, ISBN non esistente..
  144. ^ (EN) Mark Dominik, William Shakespeare and "The Birth of Merlin", Alioth Press, 1991, pp. 165-72, ISBN 0-945088-03-5..
  145. ^ (EN) G. Blakemore Evans, Introduction to Sir Thomas More. The Riverside Shakespeare, Houghton Mifflin Company, 1974, p. 1683, ISBN non esistente..
  146. ^ Mark Dominik, William Shakespeare and 'The Birth of Merlin', New York, Philosophical Library, 1991, p. 270, ISBN 0-945088-03-5..
  147. ^ (EN) John Berryman, Berryman's Shakespeare: essays, letters and other writings, Tauris Parke Paperbacks, 2001, p. lii, ISBN 1-86064-643-3..
  148. ^ Ciarammella, 1957, op. cit., p. 54
  149. ^ Ciarammella, 1957, op. cit., p. 61
  150. ^ Wells, 1997, op. cit., p. 90
  151. ^ Wells, 2005, op. cit., p. xxxvii
  152. ^ Boyce, 1996, op. cit., p. 91
  153. ^ Ciarammella, 1957, op. cit., p. 72
  154. ^ Ciarammella, 1957, op. cit., pp. 59-75
  155. ^ Clemen, 2005, op. cit., p. 150
  156. ^ Frye, 2005, op. cit., pp. 105, 177
  157. ^ a b William Shakespeare, Girodivite.it. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  158. ^ (EN) Wolfgang Clemen, Shakespeare's Imagery, Londra, Routledge, 2005, p. 63, ISBN 0-415-35280-0..
  159. ^ Frye, 2005, op. cit., p. 185
  160. ^ George T. Wright, The Play of Phrase and Line, in Russ McDonald, Shakespeare: An Anthology of Criticism and Theory, 1945–2000, Oxford, Blackwell, 2004, ISBN 0-631-23488-8..
  161. ^ McDonald, 2006, op. cit., p. 13
  162. ^ Bradley, 1991, op. cit., p. 91
  163. ^ McDonald, 2006, op. cit., pp. 42–46
  164. ^ McDonald, 2006, op. cit., pp. 36, 39, 75
  165. ^ Gibbons, 1993, op. cit., p. 4
  166. ^ Gibbons, 1993, op. cit., pp. 1–7, 15
  167. ^ Questa particolarità è tipica delle commedie shakespeariane; tuttavia non mancano gli esempi notevoli anche nelle tragedie, si veda ad esempio il Re Lear, con le due leggende fonte d'ispirazione: quella di Lear e quella del Conte di Gloucester.
  168. ^ E.A.J. Honigmann, Othello, The Arden Shakespeare, 1997, p. 368, ISBN 1-903436-45-1..
  169. ^ Mario Pazzaglia, Letteratura italiana, vol.2, ed. Zanichelli.
  170. ^ Marta Sambugar, Gabriella Salà; Gaot. Generi autori opere temi, La Nuova Italia, vol. 2.
  171. ^ Dominik, 1988, op. cit., p. 9
  172. ^ Grady, 2001, op. cit., p. 265
  173. ^ Grady, 2001, op. cit., p. 266
  174. ^ Grady, 2001, op. cit., p. 269
  175. ^ Dryden, 1889, op. cit., p. 71
  176. ^ a b Grady, 2001, op. cit., pp. 270–327
  177. ^ Grady, 2001, op. cit., p.270
  178. ^ Grady, 2001, op. cit., pp. 272–274
  179. ^ Levin, 1986, op. cit., p. 223
  180. ^ Sawyer, 2003, op. cit., p. 113
  181. ^ Carlyle, 1907, op. cit., p. 161
  182. ^ Schoch, 2002, op. cit., pp. 58–59
  183. ^ Grady, 2001, op. cit., p. 276
  184. ^ Drakakis, 1985, op. cit., pp. 16–17, 23–25
  185. ^ Chambers, 1944, op. cit., p. 35
  186. ^ Clemen, 1987, op. cit., p. 179.
  187. ^ Steiner, 1996, op. cit., p. 145.
  188. ^ Bryant, 1998, op. cit., p. 82.
  189. ^ a b Wells, Orlin, 2003, op. cit., pp. 641-642
  190. ^ Paraisz, 2006, op. cit., p. 130.
  191. ^ Cercignani, 1981, op. cit.
  192. ^ Crystal, 2001, op. cit., pp. 55-65, 74.
  193. ^ Wain, 1975, op. cit., p. 194.
  194. ^ (EN) Titles from Shakespeare, Barbarapaul.com. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  195. ^ (EN) Robert Moscaliuc, Shakespeare in popular culture, Litere.usv.ro.
  196. ^ Margaret Drabble, Jenny Stringer, V. De Simone, Dizionario Oxford della letteratura inglese, Gremese Editore, 1998, p. 110, ISBN 88-7742-218-1.
  197. ^ (EN) Kerry Michael Wood, Poetry Analysis: Out, out -, by Robert Frost, Helium.com. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  198. ^ (EN) Kerry Michael Wood, The difference between a simile and a metaphor, Helium.com. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  199. ^ (EN) Linda Wagner, Plath's 'Ariel': 'Auspicious Gales', Sylviaplath.de. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  200. ^ (EN) Neil Corcoran, Shakespeare and the modern poet, Cambridge University Press, 2010, ISBN 0-521-19982-4.
  201. ^ (EN) Adrian Wright, A tanner's worth of tune: rediscovering the post-war British musical, Boydell & Brewer, 2010, p. 34, ISBN 1-84383-542-8.
  202. ^ (EN) Frances N. Teague, Acting funny: comic theory and practice in Shakespeare's plays, Fairleigh Dickinson Univ Press, 1994, p. 164, ISBN 0-8386-3524-5.
  203. ^ (EN) Thomas LaBorie Burns, Foreign accents: Brazilian readings of Shakespeare, University of Delaware Press, 2002, p. 185, ISBN 0-87413-753-5.
  204. ^ (EN) Amnon Kabatchnik, Blood on the Stage, 1950-1975: Milestone Plays of Crime, Mystery and Detection: An Annotated Repertoire, Scarecrow Press, 2011, pp. 275-277, ISBN 0-8108-7783-X.
  205. ^ (EN) Laurie Di Mauro, Modern British literature, vol. 3, St. James Press, 2000, p. 172, ISBN 1-55862-418-X.
  206. ^ (EN) Harold Bloom, Derek Walcott - Bloom's modern critical views, Infobase Publishing, 2003, p. 201, ISBN 0-7910-7395-5.
  207. ^ (EN) Lucy Komisar, “Present Laughter,” Coward’s satire of an actor & his entourage, lacks sparkle, Thekomisarscoop.com. URL consultato il 12 gennaio 2012.
  208. ^ (EN) Anne Duffell, Improbable Fiction, Bbc.co.uk. URL consultato il 12 gennaio 2012.
  209. ^ (EN) William Shakespeare in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.
  210. ^ Emanuela Martini, Ombre che camminano: Shakespeare nel cinema, Torino, Lindau, 1998, ISBN 88-7180-215-2.
  211. ^ Isabella Imperiali, Shakespeare al cinema, Roma, Bulzoni, 2000, ISBN 88-8319-528-0.
  212. ^ a b Gibson, 2005, op. cit., pp. 48, 72, 124
  213. ^ Pritchard, 1979, op. cit., p. 3.
  214. ^ Wood, 2003, op. cit., pp. 75-78.
  215. ^ Ackroyd, 2006, op. cit., pp. 22-23.
  216. ^ Schoenbaum, 1987, op. cit., pp. 41-42, 186.
  217. ^ (EN) Richard Wilson, Secret Shakespeare: Studies in Theatre, Religion and Resistance, Manchester, Manchester University Press, 2004, p. 34, ISBN 0-7190-7024-4..
  218. ^ Shapiro, 2005, op. cit., p. 167.
  219. ^ Primate Anglicano Rowan Williams, Shakespeare era cattolico in Buonanotizia.org, 4 giugno 2011. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  220. ^ (EN) Tarnya Cooper, Searching for Shakespeare, National Portrait Gallery, Yale University Press, 2006, pp. 48, 57, ISBN 1-85514-361-5..
  221. ^ (EN) William L. Pressly, The Ashbourne Portrait of Shakespeare: Through the Looking Glass, Shakespeare Quarterly, 1993, pp. 54–72, ISBN 0-7864-3917-3..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Peter Ackroyd, Shakespeare: The Biography, Londra, Vintage, 2006, ISBN 0-7493-8655-X.
  • Wystan Hugh Auden, Lezioni su Shakespeare, Milano, Adelphi, 2006, ISBN 978-88-459-2114-8.
  • Gabriele Baldini, Le tragedie di Shakespeare, Torino, ERI, 1957, ISBN non esistente.
  • Gabriele Baldini, Manualetto shakespeariano, Torino, Einaudi, 1981, ISBN 978-88-06-15999-3.
  • (EN) Jonathan Bate, The Genius of Shakespeare, Oxford, Oxford University Press, 2008, ISBN 978-0-19-537299-1.
  • (EN) David Bevington, Shakespeare, Oxford, Blackwell, 2002, ISBN 0-631-22719-9.
  • Harold Bloom, Shakespeare. L'invenzione dell'uomo, Milano, Rizzoli, 2003, ISBN 978-88-17-10798-3.
  • Piero Boitani, Il Vangelo secondo Shakespeare, Bologna, Il Mulino, 2009, ISBN 978-88-15-13331-1.
  • (EN) Charles Boyce, Dictionary of Shakespeare, Wordsworth, Ware, Herts, 1996, ISBN 1-85326-372-9.
  • Andrew Cecil Bradley, Shakespearean Tragedy: Lectures on Hamlet, Othello, King Lear and Macbeth, Londra, Penguin, 1991, ISBN 0-14-053019-3.
  • Andrew Cecil Bradley, La tragedia di Shakespeare. Storia, personaggi, analisi, Milano, BUR, 2002, ISBN 978-88-17-12796-7.
  • (EN) John Bryant, Moby Dick as Revolution, a cura di Robert Steven Levine, in The Cambridge Companion to Herman Melville, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-521-55571-X.
  • Bill Bryson, Il mondo è un teatro. La vita e l'epoca di William Shakespeare, Parma, Guanda, 2008, ISBN 978-88-6088-820-4.
  • Dario Calimani, William Shakespeare: i sonetti della menzogna, Roma, Carocci, 2009, ISBN 978-88-430-4935-6.
  • (EN) Thomas Carlyle, John Chester Adams, On Heroes, Hero-worship, and the Heroic in History, Boston, Houghton, Mifflin and Company, 1907, ISBN 1-4069-4419-X.
  • (EN) Fausto Cercignani, Shakespeare's Works and Elizabethan Pronunciation, Oxford, Clarendon Press, 1981, ISBN 0-19-811937-2.
  • (EN) Edmund Kerchever Chambers, William Shakespeare: A Study of Facts and Problems, Oxford, Clarendon Press, 1930, ISBN 0-19-811774-4.
  • (EN) Edmund Kerchever Chambers, Shakespearean Gleanings, Oxford, Oxford University Press, 1944, ISBN 0-8492-0506-9.
  • Michele Ciarammella, A Short Account of English Literature, "The Age of Shakespeare", Roma, Edizioni Cremonese, 1957, ISBN non esistente.
  • (EN) Wolfgang Clemen, Shakespeare's Soliloquies, Londra, Routledge, 1987, ISBN 0-415-35277-0.
  • (EN) Wolfgang Clemen, Shakespeare's Dramatic Art, New York, Routledge, 2005, ISBN 0-415-35278-9.
  • (EN) Leon Harold Craig, Of Philosophers and Kings: Political Philosophy in Shakespeare's "Macbeth" and "King Lear", Toronto, University of Toronto Press, 2003, ISBN 0-8020-8605-5.
  • Benedetto Croce, Shakespeare, Bari, Laterza, 1948, ISBN non esistente.
  • (EN) David Crystal, The Cambridge Encyclopedia of the English Language, Cambridge, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-40179-8.
  • Masolino D'Amico, Scena e parola in Shakespeare, Roma, Storia e letteratura, 2007, ISBN 978-88-8498-381-7.
  • (EN) Mark Dominik, Shakespeare–Middleton Collaborations, Alioth Press, 1988, ISBN 0-945088-01-9.
  • (EN) Edward Dowden, Shakspere, New York, Appleton & Co, 1881, ISBN non esistente.
  • (EN) John Drakakis, Alternative Shakespeares, New York, 1985, ISBN 0-416-36860-3.
  • (EN) John Dryden, Thomas Arnold, An Essay of Dramatic Poesy, Oxford, Clarendon Press, 1889, ISBN 81-7156-323-6.
  • Northrop Frye, Tempo che opprime, tempo che redime: riflessioni sul teatro di Shakespeare, Bologna, Il Mulino, 1986, ISBN 88-15-01231-1.
  • Northrop Frye, Shakespeare: nove lezioni, Torino, Einaudi, 1986, ISBN 88-06-11713-0.
  • (EN) Roland Mushat Frye, The Art of the Dramatist, Routledge, 2005, ISBN 0-415-35289-4.
  • (EN) Brian Gibbons, Shakespeare and Multiplicity, Cambridge, Cambridge University Press, 1993, ISBN 0-521-44406-3.
  • (EN) H. N. Gibson, The Shakespeare Claimants: A Critical Survey of the Four Principal Theories Concerning the Authorship of the Shakespearean Plays, Londra, Routledge, 2005, ISBN 0-415-35290-8.
  • René Girard, Shakespeare. Il teatro dell'invidia, Milano, Adelphi, 1998, ISBN 978-88-459-1400-3.
  • (EN) Hugh Grady, Shakespeare Criticism 1600–1900, in Margreta deGrazia, Stanley Wells, The Cambridge Companion to Shakespeare, Cambridge, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-65094-1.
  • Stephen Greenblatt, Vita, arte e passioni di William Shakespeare, capocomico. Come Shakespeare divenne Shakespeare, Torino, Einaudi, 2005, ISBN 978-88-06-16225-2.
  • Raimondo Guarino, Shakespeare: la scrittura nel teatro, Roma, Carocci, 2010, ISBN 978-88-430-5275-2.
  • (EN) Park Honan, Shakespeare: A Life, Oxford, Oxford University Press, 1998, ISBN 0-19-811792-2.
  • (EN) E. A. J. Honigmann, Shakespeare: The Lost Years, Manchester, Manchester University Press, 1999, ISBN 0-7190-5425-7.
  • Gabriela Dragnea Horvath, Shakespeare: ermetismo, mistica, magia, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2003, ISBN 88-8498-150-6.
  • (EN) Samuel Johnson, Samuel Johnson's Dictionary: Selections from the 1755 Work that Defined the English Language, a cura di Jack Lynch, Delray Beach, FL: Levenger Press, 2002, ISBN 1-84354-296-X.
  • Frank Kermode, Il linguaggio di Shakespeare, Milano, Bompiani, 2000, ISBN 88-452-4561-6.
  • Jan Kott, Shakespeare nostro contemporaneo, Milano, Feltrinelli, 1983, ISBN 978-88-07-81694-9.
  • Ekkehart Krippendorff, Shakespeare politico: drammi storici, drammi romani, tragedie, Roma, Fazi, 2005, ISBN 978-88-8112-679-8.
  • Angela Leonardi, Il cigno e la tigre. Figurazioni zoomorfe in Shakespeare, Napoli, Liguori, 2010, ISBN 978-88-207-5046-6.
  • (EN) Harry Levin, Critical Approaches to Shakespeare from 1660 to 1904, in Stanley Wells, The Cambridge Companion to Shakespeare Studies, Cambridge, Cambridge University Press, 1986, ISBN 0-521-31841-6.
  • Stefano Manferlotti, Shakespeare, Roma, Salerno ed., 2010, ISBN 978-88-8402-698-9.
  • (EN) Russ McDonald, Shakespeare's Late Style, Cambridge, Cambridge University Press, 2006, ISBN 0-521-82068-5.
  • Colin McGinn, Shakespeare filosofo. Il significato nascosto nella sua opera, Roma, Fazi, 2008, ISBN 978-88-8112-944-7.
  • Giorgio Melchiori, Shakespeare. Genesi e struttura delle opere, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-7742-8.
  • John Middleton Murry, Shakespeare, Torino, Einaudi, 1977, ISBN non esistente.
  • Giovanna Mochi, Il viaggio del testo: Shakespeare tra filologia vecchia e nuova, Roma, Bulzoni, 2003, ISBN 88-8319-794-1.
  • (EN) Kenneth Muir, A New Companion to Shakespeare Studies, a cura di Samuel Schoenbaum, Cambridge, Cambridge University Press, 1971, ISBN non esistente.
  • (EN) Júlia Paraisz, The Nature of a Romantic Edition, Cambridge, Cambridge University Press, 2006, ISBN 0-521-86838-6.
  • (EN) Arnold Pritchard, Catholic Loyalism in Elizabethan England, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 1979, ISBN 0-8078-1345-1.
  • Richard Proudfoot, The Arden Shakespeare Complete Works Paperback Edition, a cura di Ann Thompson, David Scott Kastan, Londra, Thomson Learning, 2001, ISBN 0-17-443615-7.
  • (EN) Irving Ribner, The English History Play in the Age of Shakespeare, Londra, Routledge, 2005, ISBN 0-415-35314-9.
  • Max Meredith Reese, Shakespeare: il suo mondo e la sua opera, Bologna, Il Mulino, 1989, ISBN 88-15-02405-0.
  • (EN) John Rowe, The Poems: Venus and Adonis, The Rape of Lucrece, The Phoenix and the Turtle, The Passionate Pilgrim, A Lover's Complaint, by William Shakespeare, Cambridge, Cambridge University Press, 2006, ISBN 0-521-85551-9.
  • (EN) Robert Sawyer, Victorian Appropriations of Shakespeare, New Jersey, Fairleigh Dickinson University Press, 2003, ISBN 0-8386-3970-4.
  • (EN) Richard Schoch, Pictorial Shakespeare, in Stanley Wells, Sarah Stanton, The Cambridge Companion to Shakespeare on Stage, Cambridge, Cambridge University Press, 2002, ISBN 0-521-79711-X.
  • Samuel Schoenbaum, Shakespeare. Sulle tracce di una leggenda, Roma, Editori Riuniti, 1979, ISBN 88-359-4708-1.
  • (EN) Samuel Schoenbaum, William Shakespeare: a compact documentary life, Oxford Paperbacks, 1987, ISBN 0-19-505161-0.
  • Samuel Schoenbaum, Shakespeare. Sulle tracce di una leggenda., Edizioni Studio Tesi, 1990, ISBN 88-7692-226-1.
  • (EN) Samuel Schoenbaum, Shakespeare. Sulle tracce di una leggenda., Oxford, Oxford University Press, 1991, ISBN 0-19-818618-5.
  • Alessandro Serpieri, I sonetti dell'immortalità: il problema dell'arte e della nominazione in Shakespeare, Milano, Bompiani, 1998, ISBN 88-452-0052-3.
  • Alessandro Serpieri, Polifonia shakespeariana, Bulzoni, Roma, 2002, ISBN 88-8319-694-5.
  • (EN) James Shapiro, 1599: A Year in the Life of William Shakespeare, Londra, Faber and Faber, 2005, ISBN 0-571-21480-0.
  • Stefano Socci, Shakespeare fra teatro e cinema, Firenze, Le lettere, 2009, ISBN 88-6087-114-X.
  • (EN) George Steevens, Alexander Pope, Samuel Johnson, The Plays and Poems of William Shakspeare, Londra, Bathurst, 1785, ISBN non esistente.
  • George Steiner, Morte della tragedia, Milano, Garzanti, 1996, ISBN 88-11-59778-1.
  • (EN) Gary Taylor, William Shakespeare: A Textual Companion, Oxford, Oxford University Press, 1987, ISBN 0-19-812914-9.
  • (EN) Gary Taylor, Reinventing Shakespeare: A Cultural History from the Restoration to the Present, Londra, Hogarth Press, 1990, ISBN 0-7012-0888-0.
  • Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Shakespeare, Milano, Mondadori, 1995, ISBN 88-04-39780-2.
  • Fabio Vittorini, Shakespeare e il melodramma romantico, Firenze, La Nuova Italia, 2000, ISBN 88-221-4280-2.
  • (EN) John Wain, Samuel Johnson, New York, Viking, 1975, ISBN 0-670-61671-0.
  • (EN) Stanley Wells, Shakespeare: A Life in Drama, New York, W. W. Norton, 1997, ISBN 0-393-31562-2.
  • (EN) Stanley Wells, Lena Cowen Orlin, Shakespeare: An Oxford Guide, Oxford, Oxford University Press, 2003, ISBN 0-19-924522-3.
  • (EN) Stanley Wells, James Shaw, A Dictionary of Shakespeare, Oxford, Oxford University, 2005, ISBN 0-19-280638-6.
  • (EN) Stanley Wells, Gary Taylor, John Jowett et al., The Oxford Shakespeare: The Complete Works, 2ª ed., Oxford, Oxford University Press, 2005, ISBN 0-19-926717-0.
  • (EN) George Wilson Knight, The Wheel of Fire - Interpretations of Shakespearian Tragedy, Londra, Methuen & Co. Ltd, 1977, ISBN non esistente.
  • Michael Wood, Shakespeare, New York, Basic Books, 2003, ISBN 0-465-09264-0.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 96994048 LCCN: n78095332

Questa è una voce di qualità. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce di qualità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 24 gennaio 2012vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti altri suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Criteri di ammissione  ·  Segnalazioni  ·  Voci di qualità in altre lingue