Pamphlet

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Pamphlet anarchici in Francia.

Un pamphlet /pɑ̃'flɛ/ (termine francese traducibile con libello) è un breve saggio, o uno scritto polemico di dimensioni agili. Nato nel XVIII secolo in Francia, è diventato un vero e proprio genere letterario.

Storia ed etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dal titolo del Pamphilus seu de Amore, commedia elegiaca mediolatina di impronta ovidiana, che conobbe grande fortuna e diffusione in tutta l'Europa letteraria del XII secolo; l'opera era nota in Francia con il titolo popolare di Pamphilet (antico francese).

Sin dal XIV secolo il termine assunse il significato di "opuscolo", "libretto", significato che conserva ancora oggi; uno slittamento semantico gli fece assumere il significato di «libello satirico o polemico» nella Francia del XVIII secolo[1]. La forma intermedia tra Pamphilus e pamphlet sarebbe stata il latino anglicizzato panfletus, che a sua volta avrebbe dato luogo all'inglese pamphilet o panflet, e al diminutivo francese pamphillèt.

L'ampio successo del Pamphilus spiega, probabilmente, come il nome di un personaggio di un'opera molto popolare sia passato a indicare una classe di testi pensati per un pubblico il più possibile esteso.

Altre etimologie, meno probabili, sono «palme-feuillet», o il greco παν-φλἐγω.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Ogni singolo pamphlet presenta delle caratteristiche ricorrenti, derivanti dalla specifica codificazione di questo genere letterario.

L'autore sostiene, con esso, un argomento di attualità (sociale o politica) in modo dichiaratamente di parte e con intento polemico o satirico; ha lo scopo di risvegliare la coscienza popolare su un tema che divide. L'enunciazione è sempre in prima persona, e assume toni generalmente critici e irriverenti. Dal punto di vista esteriore, il pamphlet è spesso un testo breve, anche se non necessariamente.

Tòpoi tematici[modifica | modifica wikitesto]

A sermon preached at Fort St. George, pamphlet di William Thomson. Siccome i phamplet erano a basso prezzo e facili da produrre, erano spesso utilizzati per diffondere idee personali in materie politiche o religiose.

Tendenzialmente, l'autore del pamphlet presenta il proprio testo come uno sfogo estemporaneo, come una reazione viscerale di fronte a una situazione non più sostenibile. Un altro tratto tipico è l'equiparazione della presa di parola a un atto di coraggio: l'autore è, nella generale acquiescenza e omologazione delle idee, l'unico individuo in grado di cogliere gli eventi nella piena luce della verità.

Chi scrive risponde a un imperativo ineludibile che proviene dal proprio io interiore, ma spesso non nutre la speranza, considerata illusoria, di poter modificare il corso della realtà. A essere corrotti, a seconda dei casi, possono essere, di volta in volta: la civiltà nella sua interezza, una specifica società, oppure i costumi diffusi all'epoca dell'autore.

Nei pamphlet, inoltre, sono sovente presenti profezie apocalittiche. Tendenzialmente si fanno rientrare nel genere anche le invettive personali; ad esempio, À l'agité du bocal, perentorio attacco di Céline contro Sartre, è considerato un capolavoro del genere pamphlet.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Il fatto che l'autore presenti il proprio pamphlet come frutto di uno sfogo irriflesso condiziona la presentazione stilistico-retorica degli argomenti. Il tono è convenzionalmente vibrante e spesso isterico; largo spazio è lasciato a locuzioni ingiuriose e all'invettiva.

Il pathos è onnipresente all'interno dei pamphlet, e suo veicolo principale sono le figure retoriche, tra cui soprattutto metafore, ossimori e antitesi. Dato che colui che scrive presenta le proprie convinzioni come frutto dell'evidenza del suo sguardo sulla realtà, l'argomentazione è in genere scarna, la ricerca delle prove appare superflua e le posizioni avversarie o l'ingenuità dei lettori sono spesso oggetto di ironia e sarcasmo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ pamphlet, Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marc Angenot, La parole pamphlétaire, Payot, Paris, 1982.
  • Gilberto Rovai, Inventiva e invettiva nell'Ottocento francese. I pamphlets di Courier, About, Veuillot, Lafargue, Mimesis, Milano, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]