Louis-Ferdinand Céline

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« Eccoci qui, ancora soli. C'è un'inerzia in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto gran che. Se ne sono andati. Si sono fatti vecchi, miserabili e torbidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo. »
(Louis-Ferdinand Céline - Morte a Credito)

Louis-Ferdinand Céline

Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis-Ferdinand Auguste Destouches (Courbevoie, 27 maggio 1894Meudon, 1 luglio 1961), è stato uno scrittore e medico francese. Lo pseudonimo, con cui firmo tutte le sue opere, era il nome della nonna materna.

Céline è considerato uno dei più influenti scrittori del XX secolo, celebrato per aver dato vita a un nuovo stile letterario che modernizzò la letteratura francese ed europea. La sua opera più famosa, Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit, 1932), è un’esplorazione cupa e nichilista della natura umana e delle sue miserie quotidiane, dove la misantropia dello scrittore è costantemente ravvivata da un acuto cinismo. Lo stile del romanzo - con il continuo mischiarsi di linguaggio popolare ed erudito e il frequente uso di iperboli ed ellissi - impose Céline come un innovatore nel panorama letterario francese.

Per le sue prese di posizione e affermazioni durante la Seconda Guerra Mondiale, esposte in alcuni pamphlet successivamente accusati di antisemitismo, Céline rimane oggi una figura controversa e discussa.


Indice

[modifica] Biografia

[modifica] L'infanzia e la giovinezza

Nasce a Courbevoie, nei sobborghi di Parigi. È figlio di un impiegato di assicurazioni e la madre ha un negozio di porcellane e merletti. Louis-Ferdinand avrà un ricordo negativo dell'infanzia e non perdonerà mai il padre per le numerose percosse subite. La madre era una donna senza carattere che non riusciva a bloccare questi abusi sul figlio. Di questa triste infanzia, le uniche figure positive sono la nonna materna, Céline, da cui l'autore trarrà il suo famoso pseudonimo, e lo zio Eduard sempre gentile e prodigo di consigli verso il futuro scrittore.

Dopo aver frequentato le scuole di base, viene mandato dai genitori a fare l'apprendista nella bottega di un orefice. Dopo alcune esperienze negative nel settore, il padre decide di mandarlo all’estero a studiare le lingue, e seguono due soggiorni di alcuni mesi in Inghilterra e Germania.

[modifica] La vita nel Passage Choiseul

Particolare il luogo dove Céline trascorre l'infanzia, il Passage Choiseul. L'autore nomina spesso questo luogo della giovinezza e più volte lo descrive come luogo angusto, come una sorta di prigione. I passages possono essere tutt'oggi ammirati a Parigi, ma non rappresentano degnamente quello che erano all'epoca di Céline. Alla fine dell'Ottocento ed inizi del Novecento, i passages erano via parigine porticate tra due edifici, strette e poco luminose dove le famiglie vivevano in locali che svolgevano la doppia funzione di negozi/abitazione. Infatti al piano di sotto si svolgeva l’attività commerciale, ed a quello di sopra la normale vita familiare. In quell'epoca erano state montate le prime lampade a gas, che emanavano il loro ben noto odore di combustione, odore che era mischiato nella penombra a quello dell'urina.

[modifica] L'esperienza della prima guerra mondiale

Nel 1912, appena diciottenne, il giovane Céline si arruola volontario nell’esercito francese dove viene aggregato al "12e régiment de cuirassiers" a Rambouillet (l'episodio è straordinariamente descritto in Casse-Pipe 1949).

Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, Céline vi prende parte con valore come volontario ed ottiene diversi riconoscimenti. Il 27 ottobre 1914 nel corso di una missione rischiosa (per la quale si era offerto volontario) nel settore di Poelkapelle (Fiandre Occidentali), resta ferito al braccio destro (e non alla testa come vuole la leggenda). Per tale episodio viene decorato con la Croce di guerra con una stella di argento e si guadagna la copertina dell'Illustré National.

Nel 1915, dopo aver a lungo vagato negli ospedali, ottiene il congedo e viene riformato per invalidità al 70%.

Assegnato presso l'ufficio visti del consolato generale francese di Londra, frequenta gli ambienti del music-hall e della prostituzione dove incontra la sua prima moglie (dalla quale si separa dopo pochi mesi).

Sarà proprio questa guerra che apre gli occhi a Céline su quanto sia delicata ed impotente la vita umana. La guerra, oltre a segni fisici, gli lascerà anche segni mentali; soffrirà d'insonnia per il resto della sua vita ed i suoi orecchi non si libereranno mai di alcuni fischi. L'angoscia su quello che è l'esistenza non lo lascerà mai più.

Così racconta in una lettera a casa la sua esperienza dei primi combattimenti sul Lys e di Ypres:

« Da tre giorni i morti sono rimpiazzati continuamente dai vivi al punto che si formano dei monticelli che vengono bruciati e che in certi posti si può attraversare la Mosa a guado sui corpi tedeschi di quelli che cercano di passare. »

[modifica] L'Africa e gli studi

Ottenuto il congedo nel 1916 firma un contratto con la Compagnie Francaise Shanga Oubangui per dirigere una piantagione di cacao in Camerun. Dopo nove mesi, spossato dalla malaria, torna in patria e trova impiego presso una piccola rivista di divulgazione scientifica (esperienza descritta in Mort à Crédit). Nel 1918 si iscrive alla facoltà di medicina di Rennes, laureandosi nel 1924. La sua tesi di laurea costituisce un'opera molto importante, in grado di trascendere la freddezza delle argomentazioni mediche per romanzare l'esperienza del medico Semmelweis, colui che introdusse il metodo dell'asepsi nella pratica ospedaliera.

[modifica] Il Dottor Destouches

Dal 1924 al 1928 lavora per la Società delle Nazioni che lo invia a Ginevra, Liverpool, poi in Africa, negli Stati Uniti, in Canada e a Cuba. In questi spostamenti è spesso medico di bordo. Durante questi viaggi Céline affina la sua cultura e si rende conto che: "Il viaggio (sia fisico che mentale) è l'unica cosa che conta, tutto il resto è delusione e fatica". In questo periodo svilupperà la sua convinzione sull'inaridimento dell’uomo moderno. Rientrato in Francia nel 1928, si stabilisce a Montmartre dove svolge la professione di medico dei poveri, quasi gratuitamente. Durante le interminabili notti insonni scriverà Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit).

[modifica] Un po' medico ed un po' malato

È proprio da questa sua attività di medico dei poveri, i quali non sono capaci di pagarlo, che Céline si accorge che la stessa povertà è una malattia, tremenda e senza cura. Continuando a visitare senza farsi pagare finirà per ammalarsi egli stesso di quella malattia.

Quella di Céline è una lotta contro un mondo che sogna soltanto il potere ed il progresso. Il mondo che è diventato una malattia cronica. La morte sembra l'unica cosa veramente coerente. La scrittura stessa è un modo di sconfiggere la morte. Morte e ironia sono le uniche cose che fanno intravedere una speranza di guarigione dalla malattia della vita moderna. Ottenibile solo se l'uomo saprà tornare ad essere un individuo ben distinto dal resto del gregge, capace di scappare da quella piattezza e da quel grigiore dove è stato relegato.

[modifica] L'antisemitismo e il nazismo

« negli anni Trenta, Céline vantava (forse più di ogni altro) un bel curriculum di antisemita, ma dopo il '40 andò oltre imboccando un razzismo scientifico, quale a suo avviso neppure i nazisti osavano sperare… Non si può non continuare a chiederci come mai uno scrittore di quella forza e di quella novità si sia lasciato trascinare da uno spirito più che polemico, predicatore di morte e di rovine. »

Riguardo l'antisemitismo di Céline ci sono ben pochi dubbi in quanto non solo esso traspare da alcuni suoi scritti ma è esplicitamente illustrato in tre pamphlet sulla questione: Bagatelles pour un massacre (1937), L'École des cadavres (1938) e Les Beaux draps (1941). Ad esempio nel ne L'école des cadavres denunciava la rovina della Francia a causa degli ebrei e dei capitalisti e invocava una nuova alleanza con la Germania hitleriana al fine di preparare lo scontro ad ultimo sangue tra stati ariani e democrazie occidentali giudaizzate (Inghilterra e Stati Uniti) e bolscevismo. Inoltre Céline reclamava una rigenerazione razziale della Francia che avrebbe dovuto depurarsi dalle influenze meticce e mediterranee del Sud agganciandosi al Nord Europa.

Nonostante queste idee in effetti Céline non fu mai organico al regime collaborazionista di Vichy e alla Germania in quanto le sue visioni nichiliste, le visioni di morte e dissolvimento (per i vinti e i vincitori) evocate con la maestria in occasione di alcuni ricevimenti ufficiali ai quali partecipò tra il 1940 e il 1944, avevano un sapore troppo amaro per potere riuscire gradite ai gerarchi.

Per tale motivo bisogna riconoscere che Céline non ricavò grandi vantaggi dalle sue opinioni. Infatti, anche se un po' ingenuamente, ebbe a giustificarsi nel dopoguerra sostenendo che aveva sempre parlato nell'interesse della patria e che non era mai stato sul libro paga di giornali o movimenti filo-nazisti (al contrario di altri "collaborazionisti").

« Ci si accanisce a volermi considerare un massacratore di ebrei. Io sono un preservatore accanito di francesi e ariani, e contemporaneamente, del resto, di ebrei... Ho peccato credendo al pacifismo degli hitleriani, ma lì finisce il mio crimine. »
(Louis-Ferdinand Céline)

Non è un caso che l'antiebraismo (in realtà è contro tutte le culture non ariane, mescola insulti ad arabi, negri, cinesi, definisce i sovietici "asiatici") di Céline maturi a partire dal 1934. In quell'anno infatti, Céline va negli Stati Uniti in cerca dell'amata Elizabeth Craig, trovandola in California sposata con un ebreo; è difficile non ricollegare questo episodio al fatto che nei libelli antisemiti un tema ripetuto all'infinito sia quello delle donne "ariane" sedotte dagli ebrei, delle ballerine e delle attrici che si concedono agli "ebrei di Hollywood".

Così il Presidente francese Nicolas Sarkozy, di lontane origine ebree, ha detto dello scrittore:

« Non tutti quelli che, come me, leggono Céline sono antisemiti, così come non sempre chi legge Proust è omosessuale. »
(Nicolas Sarkozy)

È comunque doveroso ricordare come nei primi lavori, specialmente in Mort à crédit, Céline ironizza più volte con l'antisemitismo: ad esempio quando il padre nervoso se la prendeva con tutti, ebrei, massoni, bolscevichi, capitalisti..., viene descritto in maniera grottesca e ridicola. E il suo primo romanzo, Voyage au bout de la nuit, appena pubblicato fu accusato di essere filocomunista, e nel clima antisovietico del tempo Céline fu costretto a difendersi e a rettificare con un apposito pamphlet (Mea culpa). Da allora in poi Céline ha sempre dichiarato a gran voce il suo patriottismo e il suo legame alla nazione, più o meno nella stessa maniera del suo alter ego Bardamu nel Voyage: quando all'ospedale militare scopre che un vecchio soldato che non fa altro che gridare "Viva la Francia!" viene trattato meglio degli altri pazienti, inizia anch'egli a gridare "Viva la Francia" ad ogni momento. E finché i rapporti diplomatici tra Germania e resto dell'Europa non precipitarono, l'antisemitismo era diffusissimo tra tutte le classi sociali di tutte le nazioni europee, perciò essere "patriottici" implicava necessariamente essere "antisemiti" (l'affare Dreyfus accadde pochi decenni prima, nel 1894 anno di nascita di Céline). Non a caso i primi pamphlet di Céline a tema patriottico e antisemita ebbero un ottimo successo di pubblico e un discreto riscontro economico, generando aspre polemiche che portarono al ritiro dal commercio di suddette opere: nel 1939 infatti, Denoel e Céline sono denunciati per diffamazione e condannati. Le vendite dei libri sono proibite. "Les Beaux Draps" uscirà nel 1941 in tiratura limitata e "protetto" dagli ambienti collaborazionisti francesi: del resto i tedeschi occupavano la zona settentrionale della stessa Francia, mentre il sud era governato dal governo collaborazionista di Vichy (tra l'altro, in Bagatelle per un massacro e in La scuola dei cadaveri, Céline critica duramente il massone Petain che porterà la Francia alla guerra, alla guerra "ebrea").

Come moltissimi suoi alter-ego, non ha mai dato troppa importanza alle parole e alle teorie (i grandi ideali sono "i nostri peggiori istinti vestiti di paroloni"), e non si è mai sentito responsabile delle scelte degli altri. Questo "opportunismo", però, non sembra nascere da egoismo e disprezzo per gli altri (e la sua vita, soprattutto professionale, lo testimonia), quanto piuttosto dalla profonda consapevolezza della propria impotenza di fronte a processi storici, sociali, culturali, che procederebbero indisturbati a prescindere da ciò che un singolo uomo possa fare per contrastarli o per assecondarli.

[modifica] L'esilio

Nel 1945 finita la seconda guerra mondiale l'accusa di antisemitismo e collaborazionismo gli valsero l'esilio dalla Francia. Troverà alloggio in Danimarca dove resterà fino al 1951. Di questo periodo della vita del Dottore sappiamo solo quello che traspare dai tre romanzi che compongono la cosiddetta "Trilogia del Nord" (vale a dire "Da un castello all'altro", "Nord" e "Rigodon"), oltre a quanto si può desumere dalle poche lettere che Céline scriveva agli amici, sotto pseudonimo. Céline, che in "Rigodon" descrive la Danimarca come l'agognata terra promessa, è costretto a ricredersi sin dai primi giorni: appena arrivato a Copenaghen, aveva telegrafato a Parigi per sapere notizie di sua madre. La risposta di un parente gli annuncia che ella è morta e lui deve considerarsi responsabile di quella morte. Durante i primi mesi in Danimarca, da marzo a dicembre 1945, Céline e la moglie Lili vissero in clandestinità nell'appartamento di un'amica danese allora assente. Venne comunque notata la loro presenza e il 17 dicembre 1945 i coniugi Destouches vennero arrestati da poliziotti in borghese. Céline, credendo si trattasse di assassini, si diede alla fuga sui tetti, salvo essere catturato e rinchiuso in prigione nel carcere Vestre Faengsel per quattordici mesi. La segregazione in cella, l'obbligo di restar seduto tutto il giorno, lo scorbuto e la pellagra dovuti all'alimentazione insufficiente devastano il fisico dello scrittore, già provato dall'esperienza di Sigmaringen. Nel febbraio del 1947 Céline ottiene la libertà sulla parola e va al Rigshospitalet di Copenaghen. Quattro mesi dopo viene liberato e va a vivere con la moglie in una soffitta della Kronprinsessegade. Il periodo del suo soggiorno danese che va dall'estate del 1948 all'estate del 1950 lo passò A Korsoer, in una capanna sulle rive del Baltico, di proprietà dell'avvocato di Céline. La capanna non ha gas, elettricità, acqua. Ma quel che più pesa a Céline è la solitudine. Il 1950, he vede la condanna di Cèline da parte del Tribunale di Parigi e la travagliata operazione di Lili a Copenaghen, segna il momento forse più doloroso del suo esilio danese.

Nel 1951, l'amnistia e la guarigione di Lili porranno fine al periodo più buio di questa esperienza.

Il ritorno in Francia non è tuttavia privo di difficoltà: tutti gli scrittori di sinistra, su tutti Jean-Paul Sartre, chiederanno che sia ignorato e dimenticato da qualsiasi salotto letterario o centro culturale francese. Sartre in particolare lo additò come l'emblema del collaborazionista nel saggio "Portrait de l'antisémite" (Ritratto dell'antisemita). Nel 1948 Céline replicò a "Tartre" (com'egli definiva Sartre) con l'articolo "A l'agitè du bocal" (All'agitato del vaso). Del resto l'amnistia del 1951 lo liberava dal pericolo di essere incarcerato, gli permetteva di tornare in Francia, ma lo condannava (per "indegnità nazionale") alla confisca di tutti i beni in suo possesso e di quelli futuri, costringendolo a vivere con i pochi soldi della pensione di ex-combattente.

La diffusione delle opere di Céline soffrì inizialmente a causa dell'evoluzione antisemita e filonazista del loro autore; Céline era spesso trascurato dai libri di testo in tutti i paesi europei, Italia inclusa. Il suo nuovo editore, Gaston Gallimard, subentrato ad Albert Denoel, che era stato assassinato, riesce tuttavia a sconvolgere le carte, grazie all'abilità di Roger Nimier. Il lancio del nuovo romanzo di Céline, "Da un castello all'altro", nel giugno del 1957, è dato da una serie di scandali, che agitarono sia gli ambienti di destra che quelli di sinistra. Prima una intervista all'Express del 14 giugno realizzata da Madeleine Chapsal, poi un'altra intervista, concessa ad Albert Parinaud e apparsa il 19 giugno, riaprirono un dibattito sullo scrittore francese che si protrasse fino a settembre.

[modifica] Gli anni di Meudon

Nel 1951, tornato in Francia dopo gli anni d'esilio in Danimarca, il Dottor Destouches acquistò una casa a Meudon, un piccolo centro urbano a circa 10 km da Parigi. La casa da lui scelta si trovava su una collinetta dalla quale si dominava l’intera capitale. Céline aveva fatto piazzare la sua scrivania proprio davanti ad una finestra dalla quale si dominava il grande centro parigino. Continuò fino alla fine la sua attività di medico, anche se poche erano le persone che accettavano di farsi curare da lui. Da quella casa in dieci anni non uscì più di venti volte. Oltre alla fedele moglie, unici amici di Céline erano i numerosi animali di cui si era circondato.

Gli anni di Meudon sono gli anni dell'emarginazione sociale e culturale, ma la vena creativa non venne meno pubblicando Féerie pour une autre fois I (1952) e di Féerie pour une autre fois II detto anche Normance (1954). Sono poi gli anni della cosiddetta "trilogia tedesca" con D'un château l'autre (1957), Nord (1960) e Rigodon (1961, pubblicato postumo). I suoi libri non si ristampano, e quando iniziano ed essere ristampati non si vendono. Unica consolazione per Céline è la pubblicazione nella Biblioteca della Pléiade dei suoi primi due romanzi, con la prefazione di Henri Mondor.

Di quando in quando riceve un giornalista con il quale dimostra la nausea per l'ingratitudine dei suoi compatrioti e per lamentarsi dei suoi persecutori che gli hanno causato danni morali ed economici. Pur non avendo subito la condanna capitale come è toccato ad altri celebri uomini di cultura che hanno collaborato con il maresciallo Pétain (come Brasillach) egli soffrì e visse come un condannato.

Si apparta con Lucette nella sua casa zeppa di libri e cianfrusaglie, circondato da cani e gatti e in compagnia del pappagallo Toto spesso ritratto con lui. Si veste come un barbone con un paio di vecchi pantaloni sformati e tenuti su da una corda, maglioni consunti ed infilati l'uno sull’altro, la barba incolta.

Il 29 giugno 1961 comunicò all'editore di aver terminato il romanzo Rigodon, il 1° luglio 1961 si spense nell'indifferenza uno dei più grandi scrittori del '900, colui che ha saputo raccogliere nelle sue opere, talvolte precorrendoli, tutti i temi portanti del "secolo della violenza".

[modifica] Cimetière des Longs Réages

Tomba di Louis-Ferdinand Céline

Céline credette fino alla fine di venire sepolto al Père Lachaise, nella cappella di famiglia. La moglie, ben sapendo che il popolo francese si sarebbe opposto, lo fece invece seppellire nel cimitero di Meudon.

La tomba di Céline è una tomba semplicissima, una pietra sulla quale oltre a nome e date sono incise una croce in alto a sinistra e un veliero a tre alberi al centro. Il veliero rappresenta perfettamente l’amore per il viaggio che nutriva il dottore.

[modifica] Opere

[modifica] Viaggio al termine della notte

Per approfondire, vedi la voce Viaggio al termine della notte.

Il Voyage è indubbiamente il più famoso romanzo di Céline. Esso è un affresco della razza umana, sicuramente uno dei romanzi che meglio ha saputo capirla e rappresentarla. Affronta tutti i temi più importanti del XX secolo: la guerra, l’'industrializzazione, la decadenza coloniale, l’impoverimento e l'aridità delle coscienze.

È la storia di un medico, Bardamu, alter ego dell'autore, che dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale si imbarca per le colonie, di qui agli Stati Uniti e poi nuovamente in Francia dove diventa medico dei poveri.

Il romanzo è un pretesto per la riflessione sulla vita di Céline, viene infatti imbastito di aforismi sul senso o meglio sul non-senso di questa cosa incerta che per convenzione tutti chiamano vita.

Céline usa la parola come un bisturi, seziona la realtà con un piglio cinico, che è in realtà il grimaldello per scardinare la convinzione ottusa, i rapporti falsi, la vanagloria, i grandi ideali che a suo dire, non sono che "i nostri peggiori istinti vestiti di paroloni".

Ma tutto questo non per spregio, anzi, ciò che muove Céline (tanto il medico quanto il letterato) è un disperato amore per la vita, l'angoscia di vederla stuprata dalla modernità, dai falsi idoli, dalla guerra.

[modifica] Morte a credito

Pubblicato nel 1936, è il secondo romanzo di Céline, lo stile è spinto ancor più all'estremo, l'argot balla galleggiando su quei tre punti di sospensione che non lasciano riprendere fiato. In Italia arriva piuttosto tardi, intorno agli anni sessanta, in una traduzione monumentale di Giorgio Caproni. È considerato uno dei capolavori della letteratura francese del Novecento.

È un romanzo che segue un filo autobiografico, infatti il protagonista è un ragazzo di nome Ferdinand, che deve affrontare la vita nel Passage Choiseul, il suo inserimento nel mondo del lavoro, i suoi viaggi studio.

Il romanzo è una presa di distanze dalla vita, che non è quello che generalmente l'uomo crede e che alla fine porta a conquistare l’unico credito che siamo sicuri di riscuotere.

[modifica] I pamphlet

Nel 1936 Céline raggiunta la notorietà decide di intraprendere un viaggio in Russia per conoscere la cultura sovietica. Questo viaggio sarà documentato nel libello Mea Culpa, una pesante accusa al comunismo inteso come utopia.

Rispettivamente nel 1937 e nel 1938 pubblicherà Bagatelles pour un massacre e l'École des cadravres. Questi due pamphlet gli costeranno pesanti accuse di antisemitismo.

Nel 1941 esce negli ambienti filonazisti, in edizione limitata, Les Beaux Draps. Le opere antiebraiche di Céline non potevano essere vendute a seguito di una condanna per diffamazione del 1939.

Nel frattempo il suo stile di scrittura è diventato sempre più rivoluzionario. L'argot, lingua gergale, da lui usato per la scrittura sfocia sempre più spesso in una specie di delirio. Falso delirio, perché Céline prima di pubblicare correggeva le bozze almeno tre volte, apportando anche pesanti cambiamenti.

[modifica] Trilogia del nord

D'un château l’autre (Da un castello all'altro nella traduzione) è il primo di una serie di tre romanzi che saranno per l’Italia riuniti sotto il nome di Trilogia del Nord (scritta negli anni di Meudon), gli altri due titoli sono Nord e Rigodon, i quali impegneranno l’autore fino alla morte.

Nei tre romanzi si narrano le peripezie di Céline, della moglie Lili e del gatto Bébert che sfuggono per la Germania in fiamme. Scappati dalla Francia come collaborazionisti della Germania nazista, cercano in ogni modo di andare verso nord e raggiungere la Danimarca.

In questi romanzi la petite musique céliniana raggiunge la sua massima espressione, e persino la vena narrativa torna ad essere avvincente come nei primi titoli pubblicati.

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