Louis-Ferdinand Céline

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« Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato. »
(Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, traduzione di Ernesto Ferrero, Introduzione)
Louis-Ferdinand Céline (1932)

Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis Ferdinand Auguste Destouches (Courbevoie, 27 maggio 1894Meudon, 1º luglio 1961), è stato uno scrittore, saggista e medico francese.

Firma

Lo pseudonimo, con cui firmò tutte le sue opere, era il nome della nonna materna.

Céline è considerato uno dei più influenti scrittori del XX secolo, celebrato per aver dato vita a un nuovo stile letterario che modernizzò la letteratura francese ed europea.[1] La sua opera più famosa, Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit, 1932), è un’esplorazione cupa e nichilista[2] della natura umana e delle sue miserie quotidiane. Lo stile del romanzo, e in generale di tutte le opere di Céline, è caratterizzato dal continuo amalgamarsi di argot e linguaggio erudito e dal frequente uso di ellissi ed iperboli, che lo impose come un innovatore nel panorama letterario francese. La maggioranza dei suoi libri originano da spunti autobiografici, e sono narrati in prima persona da Ferdinand, il suo alter ego letterario.

Per le sue prese di posizione politiche e affermazioni durante la Seconda guerra mondiale, esposte in alcuni pamphlet accusati di antisemitismo, Céline rimane oggi una figura controversa e discussa. Emarginato dalla vita culturale nel dopoguerra, il suo stile letterario fu ammirato dagli scrittori che gravitavano attorno alla Beat Generation statunitense[3]. Anche Charles Bukowski aveva grandissima ammirazione per Céline.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e la giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Courbevoie, un comune poco distante da Parigi, il 27 maggio del 1894. Il padre, Fernand Destouches (Le Havre, 1865 - Parigi, 1932), era un impiegato assicurativo di origine per metà normanna e per metà bretone mentre la madre, Marguerite Louise-Céline Guillou (Parigi, 1868 - Parigi, 1945), era proprietaria di un negozio di porcellane e merletti ed era di origini bretoni. Louis-Ferdinand avrà un ricordo negativo dell'infanzia e non perdonerà mai il padre per le numerose percosse subite. La madre era una donna senza carattere che non riusciva a bloccare questi abusi sul figlio. Di questa triste infanzia, le uniche figure positive sono la nonna materna, Céline Guillou (1847-1904), da cui l'autore trarrà il suo famoso pseudonimo (che era anche il terzo nome della madre), e lo zio Edouard sempre gentile e prodigo di consigli verso il futuro scrittore.[5]

Dopo aver frequentato le scuole di base, viene mandato dai genitori a fare l'apprendista nella bottega di un orefice. Dopo alcune esperienze negative nel settore, il padre decide di mandarlo all’estero a studiare le lingue, e seguono due soggiorni di alcuni mesi in Inghilterra e Germania.[5]

Il passage Choiseul

La vita nel passage Choiseul[modifica | modifica wikitesto]

Particolare il luogo dove Céline trascorre l'infanzia, il passage Choiseul. L'autore nomina spesso questo luogo della giovinezza e più volte lo descrive come luogo angusto, come una sorta di prigione. I passages possono essere tutt'oggi ammirati a Parigi, ma non rappresentano degnamente quello che erano all'epoca di Céline. Alla fine dell'Ottocento ed inizi del Novecento, i passages erano vie parigine porticate tra due edifici, strette e poco luminose dove le famiglie vivevano in locali che svolgevano la doppia funzione di negozi/abitazione. Infatti al piano di sotto si svolgeva l’attività commerciale, ed a quello di sopra la normale vita familiare. In quell'epoca erano state montate le prime lampade a gas, che emanavano il loro ben noto odore di combustione, odore che era mischiato nella penombra a quello dell'urina.[5]

L'esperienza della prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1912, appena diciottenne, il giovane Céline si arruola volontario nell’esercito francese dove viene aggregato al "12e régiment de cuirassiers" a Rambouillet (l'episodio è straordinariamente descritto in Casse-Pipe del 1949).

Louis-Ferdinand Destouches
Céline nel 1914, in divisa da corazziere a cavallo
Céline nel 1914, in divisa da corazziere a cavallo
27 maggio 1894 - 1º luglio 1961
Soprannome Louis-Ferdinand Céline
Nato a Corbevouie
Morto a Meudon
Cause della morte emorragia cerebrale
Dati militari
Paese servito Francia Francia
Forza armata Esercito francese
Corpo Fanteria
Unità 12e régiment de cuirassiers
Anni di servizio 1914 - 1915
Grado Sottufficiale
Ferite Braccio destro, testa
Comandanti Philippe Pétain
Guerre Prima guerra mondiale
Battaglie Battaglia delle Fiandre Occidentali
Decorazioni Croce di Guerra, Medaglia militare
Altro lavoro scrittore, medico

Fonti nel testo

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Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, Céline vi prende parte con valore come volontario ed ottiene diversi riconoscimenti. Il 27 ottobre 1914 nel corso di una missione rischiosa (per la quale si era offerto volontario) nel settore di Poelkapelle (Fiandre Occidentali), resta ferito gravemente, ufficialmente al braccio destro[6] e forse anche alla testa, come egli raccontava: un proiettile gli sarebbe rimasto in una zona del cranio, oltre al braccio che gli resta parzialmente impedito.[7] Venne operato inoltre due volte alla testa per un danno ai timpani dovuto ad un'esplosione. Per tale episodio viene decorato con la Croce di guerra con una stella di argento e con la Médaille militaire, e si guadagna la copertina dell'Illustré National.[5] Nel 1915, dopo aver a lungo vagato negli ospedali, ottiene il congedo e viene riformato per invalidità al 75%, ottenendo una modesta pensione di guerra.[7] Sarà proprio questa guerra che apre gli occhi a Céline su quanto sia delicata ed impotente la vita umana. La guerra, oltre a segni fisici, gli lascerà anche segni mentali: soffrirà d'insonnia per il resto della sua vita e le sue orecchie non si libereranno mai di alcuni fischi. L'angoscia su quello che è l'esistenza non lo lascerà mai più. Così racconta in una lettera a casa la sua esperienza dei primi combattimenti sul Lys e di Ypres:

« Da tre giorni i morti sono rimpiazzati continuamente dai vivi al punto che si formano dei monticelli che vengono bruciati e che in certi posti si può attraversare la Mosa a guado sui corpi tedeschi di quelli che cercano di passare. »

Il primo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Assegnato presso l'ufficio visti del consolato generale francese di Londra, frequenta gli ambienti del music-hall e della prostituzione dove incontra la sua prima moglie, la barista Suzanne Nebout (dalla quale si separa dopo pochi mesi, dato che il matrimonio non fu registrato nemmeno in Francia).

L'Africa e gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Ottenuto il congedo nel 1916 firma un contratto con la Compagnie Francaise Shanga Oubangui per dirigere una piantagione di cacao in Camerun. Dopo nove mesi, spossato dalla malaria, torna in patria e trova impiego presso una piccola rivista di divulgazione scientifica (esperienza descritta in Mort à Crédit). Nel 1918 si iscrive alla facoltà di medicina di Rennes, laureandosi nel 1924. Nel 1918 lavora alla prevenzione della tubercolosi in Bretagna, per una missione umanitaria della fondazione Rockefeller. La sua tesi di laurea costituisce un'opera molto importante, in grado di trascendere la freddezza delle argomentazioni mediche per romanzare l'esperienza del medico Semmelweis, colui che introdusse il metodo dell'asepsi nella pratica ospedaliera.[5]

Il secondo matrimonio e la famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 sposa Edith Follet, figlia di un medico, da cui divorzia nel 1926.[6] Da Edith avrà la figlia Colette[8], che gli darà cinque nipoti, che, a suo dire, non ebbero mai rapporti con lui.[7][9]

Il Dottor Destouches[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1924 al 1928 lavora per la Società delle Nazioni che lo invia a Ginevra, Liverpool, poi in Africa, negli Stati Uniti, in Canada e a Cuba. In questi spostamenti è spesso medico di bordo. Durante questi viaggi Céline affina la sua cultura e si rende conto che: "Il viaggio (sia fisico che mentale) è l'unica cosa che conta, tutto il resto è delusione e fatica". In questo periodo svilupperà la sua convinzione sull'inaridimento dell’uomo moderno. Rientrato in Francia nel 1928, si stabilisce a Montmartre dove svolge la professione di medico dei poveri, quasi gratuitamente. Durante le interminabili notti insonni scriverà Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit).[5]

Un po' medico ed un po' malato[modifica | modifica wikitesto]

È proprio da questa sua attività di medico dei poveri, i quali non sono capaci di pagarlo, che Céline si accorge che la stessa povertà è una malattia, tremenda e senza cura. Continuando a visitare senza farsi pagare finirà per ammalarsi egli stesso di quella malattia.

Quella di Céline è una lotta contro un mondo che sogna soltanto il potere ed il progresso. Il mondo che è diventato una malattia cronica. La morte sembra l'unica cosa veramente coerente. La scrittura stessa è un modo di sconfiggere la morte. Morte e ironia sono le uniche cose che fanno intravedere una speranza di guarigione dalla malattia della vita moderna. Ottenibile solo se l'uomo saprà tornare ad essere un individuo ben distinto dal resto del gregge, capace di scappare da quella piattezza e da quel grigiore dove è stato relegato.[5]

L'antisemitismo e il filo-nazismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bagatelle per un massacro.

L'antisemitismo di Céline traspare da alcuni suoi scritti ed è esplicitamente illustrato in tre pamphlet sulla questione: Bagatelle per un massacro (Bagatelles pour un massacre, 1937), L'École des cadavres (1938) e Les Beaux draps (1941). Ne L'école des cadavres denunciava la rovina della Francia a causa degli ebrei e dei capitalisti, e invocava apparentemente una nuova alleanza con la Germania hitleriana al fine di preparare lo scontro a ultimo sangue tra stati ariani contro democrazie occidentali giudaizzate (Inghilterra e Stati Uniti) e bolscevismo. Inoltre Céline reclamava una rigenerazione razziale della Francia, che avrebbe dovuto depurarsi dalle influenze meticce e mediterranee agganciandosi al Nord Europa.[5]

« Negli anni Trenta, Céline vantava (forse più di ogni altro) un bel curriculum di antisemita, ma dopo il '40 andò oltre imboccando un razzismo scientifico, quale a suo avviso neppure i nazisti osavano sperare… Non si può non continuare a chiederci come mai uno scrittore di quella forza e di quella novità si sia lasciato trascinare da uno spirito più che polemico, predicatore di morte e di rovine. »
(Carlo Bo)

Céline e il regime di Vichy[modifica | modifica wikitesto]

Céline non si dichiarò mai ufficialmente fascista (anzi è stato definito anche anarco-nazionalista[10][11][12]) e, nonostante queste idee, Céline non fu mai organico al regime collaborazionista di Vichy e alla Germania. Le sue posizioni nichiliste, nelle quali evocava il dissolvimento di vinti e vincitori, avevano un sapore troppo amaro per potere essere gradite ai gerarchi, così come la sua critica ai valori tradizionali e ai vari regimi.[6]

Céline tra gli anni '30 e '40

Céline non ricavò grandi vantaggi dalle sue opinioni. Nel dopoguerra ebbe a giustificarsi sostenendo che aveva sempre parlato nell'interesse della patria, e che non era mai stato sul libro paga di giornali o movimenti filo-nazisti[6] (al contrario di altri "collaborazionisti").

Dichiarazioni di Céline e giudizi critici[modifica | modifica wikitesto]

« Ci si accanisce a volermi considerare un massacratore di ebrei. Io sono un preservatore accanito di francesi e ariani, e contemporaneamente, del resto, di ebrei... Ho peccato credendo al pacifismo degli hitleriani, ma lì finisce il mio crimine. »
(Louis-Ferdinand Céline)

In un'intervista del 1957 disse di aver scritto degli ebrei, e non contro gli ebrei, e che i francesi non c'entravano nella guerra tra ebrei e Germania, mentre Hitler fu definito "coglione come gli altri" ma abile politico, visto che Céline apprezzava l'idea di un'Europa franco-tedesca.[7] Nel dopoguerra comunque Céline cercò di minimizzare il proprio ruolo e anche di non tenere in considerazione la realtà della Shoah e dei campi di concentramento, attirandosi anche accuse di negazionismo.[5]

Non è un caso che l'antiebraismo di Céline maturi a partire dal 1934. In quell'anno Céline va negli Stati Uniti in cerca dell'amata Elizabeth Craig, trovandola in California sposata con un ebreo (nei libelli antisemiti un tema ricorrente è quello delle donne "ariane" sedotte dagli ebrei).

Così il Presidente francese Nicolas Sarkozy, di origine ebraiche per ramo materno, ha detto dello scrittore:

« Non tutti quelli che, come me, leggono Céline sono antisemiti, così come non sempre chi legge Proust è omosessuale. »
(Nicolas Sarkozy)

Bisogna notare che nei primi lavori, specialmente in Mort à crédit, Céline tratta questi temi con minore serietà: ad esempio quando il padre nervoso se la prende con tutti, tra cui ebrei, massoni, bolscevichi, capitalisti, viene descritto in maniera grottesca. Inoltre, Cèline non era nuovo alle accuse di ambiguità politica: il suo primo romanzo, Voyage au bout de la nuit, appena pubblicato fu accusato di essere anti-patriottico e disfattista, e segnò la svolta di Céline con la stesura del pamphlet Mea culpa, dove inizia a sviluppare sentimenti anti-semiti e anti-democratici. Da allora in poi Céline ha sempre dichiarato a gran voce il suo patriottismo e il suo legame alla nazione, più o meno nella stessa maniera del suo alter ego Bardamu nel Voyage: quando all'ospedale militare scopre che un vecchio soldato che non fa altro che gridare "Viva la Francia!" viene trattato meglio degli altri pazienti, inizia anch'egli a gridare "Viva la Francia" ad ogni momento.[13] E finché i rapporti diplomatici tra Germania e resto dell'Europa non precipitarono, l'antisemitismo era diffusissimo tra tutte le classi sociali di tutte le nazioni europee (l'affare Dreyfus accadde pochi decenni prima, nel 1894, anno di nascita di Céline). Non a caso i primi pamphlet di Céline a tema patriottico e antisemita ebbero un ottimo successo di pubblico e un discreto riscontro economico, generando aspre polemiche che portarono al ritiro dal commercio delle suddette opere: nel 1939 infatti, Denoel e Céline sono denunciati per diffamazione e condannati, e le vendite dei loro libri vengono proibite. "Les Beaux Draps" uscirà nel 1941 in tiratura limitata e "protetto" dagli ambienti collaborazionisti francesi, sebbene in Bagatelle per un massacro e in La scuola dei cadaveri Céline critichi duramente il massone Petàin (poi Presidente della Francia di Vichy) che accusa di aver portato la Francia all'inutile strage del '14-18 contro la Germania.[5]

Come moltissimi suoi alter-ego, non ha mai dato troppa importanza alle parole e alle teorie, e non si è mai sentito responsabile delle scelte degli altri. Questo "opportunismo", però, non sembra nascere da egoismo e disprezzo per gli altri (e la sua vita, soprattutto professionale, lo testimonia), quanto piuttosto dalla profonda consapevolezza della propria impotenza di fronte a processi storici, sociali, culturali, che procederebbero indisturbati a prescindere da ciò che un singolo uomo possa fare per contrastarli o per assecondarli, senza dimenticare, osservano taluni critici, che moltissimi uomini di cultura, calati nel loro tempo, espressero deprecabili opinioni razziste, a volte poi corrette, senza per questo essere considerati criminali e ostracizzati culturalmente come accaduto a Céline: è il caso, ad esempio, di Voltaire[14], Howard Phillips Lovecraft, Emil Cioran[15], Mark Twain (nei confronti dei nativi americani) e persino degli anarchici Pierre-Joseph Proudhon e Michail Bakunin (questi ultimi due convinti antisemiti almeno quanto Céline).[16][17]

Così Pasquale Panella, poeta italiano, che spesso recita Céline in teatro, dichiarò su questo tema:

« Io ci andrei molto cauto con questa storia di Céline antisemita. Céline in realtà ha avuto una sbandata commovente perché detestava (...) il popolo come espressione borghese e convenzionale, il popolo che si sente protagonista delle rivoluzioni e della storia e non lo è... Le invettive di Céline sono rivolte, non a caso, verso due popoli in particolare: quello ebreo e quello comunista. Verso quello ebreo perché è il popolo eletto, il popolo più popolo di tutti, il popolo più testardamente tale, più duramente rinchiuso nella propria identità consortile e quindi, nella visione di Céline, più parodico di tutti. E verso quello comunista perché la Rivoluzione d'Ottobre aveva suscitato in lui una grande attrattiva anche come rivoluzione estetica, nella pittura, nella danza, nel cinema; un'aspettativa che resterà duramente delusa. (...) Oggi potrebbe prendersela benissimo col popolo di internet o col popolo globale. »
(Pasquale Panella, gennaio 2001[18])

Nella sua ultima intervista "predice" la decadenza degli europei (i "bianchi") sopraffatti dagli africani, e l'ascesa sopra tutti dei cinesi (i "gialli"), tornando sul tema degli ebrei, affermando che la Francia era finita in guerra per fare i loro interessi: «Non ho scritto nulla contro gli ebrei... tutto quello che ho detto era "che gli ebrei ci stanno spingendo in guerra", e questo è quanto. Avevano una rogna con Hitler, e non erano affari nostri, non avremmo dovuto impicciarcene. Gli ebrei hanno avuto una guerra di lamentele per due migliaia di anni, e adesso Hitler gli aveva dato causa di altri lamenti. Non ho nulla contro gli ebrei... non è logico dire qualcosa di buono o cattivo su cinque milioni di persone».[9]

Si può dire che Céline investe il mondo intero con la sua rabbia, maturata di fronte alle esperienze tragiche della vita e confluita poi nelle opere[19], e spesso non bisogna prendere troppo sul serio le sue parole, come per altri grandi romanzieri surreali e artisti "maledetti", ad esempio i vari Villon, Baudelaire, il Marchese de Sade, Apollinaire[20] o lo Swift di Una modesta proposta[21], ricordando le parole di Céline stesso:

« ...mi credevo un idealista, è così che uno chiama i propri piccoli istinti vestiti di paroloni. »
(Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, p. 95[22])

Il terzo matrimonio e l'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Prima della guerra, e dopo la relazione con la ballerina americana Elisabeth Craig (alla quale è dedicato il Voyage) nei primi anni '30[23], aveva sposato la sua terza moglie, anch'essa ballerina, Lucie Georgette Almansor[24] (nata nel 1913), detta Lucette o Lili, conosciuta nel 1936.[6] Nel 1944, con la liberazione della Francia da parte degli eserciti alleati, Céline attraversa a piedi il territorio francese giungendo fino a Sigmaringen, ove i Tedeschi avevano fatto confluire i membri del governo collaborazionista di Vichy. Nel 1945 finita la seconda guerra mondiale l'accusa di antisemitismo e collaborazionismo gli valsero l'esilio dalla Francia.[5] Troverà alloggio in Danimarca dove resterà fino al 1951. Di questo periodo della vita del Dottore sappiamo solo quello che traspare dai tre romanzi che compongono la cosiddetta "Trilogia del Nord" (vale a dire Da un castello all'altro, Nord e Rigodon), oltre a quanto si può desumere dalle poche lettere che Céline scriveva agli amici, sotto pseudonimo. Céline, che in Rigodon descrive la Danimarca come l'agognata terra promessa, è costretto a ricredersi sin dai primi giorni: appena arrivato a Copenaghen, aveva telegrafato a Parigi per sapere notizie di sua madre. La risposta di un parente gli annuncia che ella è morta e lui deve considerarsi responsabile di quella morte.[5] Durante i primi mesi in Danimarca, da marzo a dicembre 1945, Céline e la moglie Lili vissero in clandestinità nell'appartamento di un'amica danese allora assente. Venne comunque notata la loro presenza e il 17 dicembre 1945 i coniugi Destouches vennero arrestati da poliziotti in borghese. Céline, credendo si trattasse di assassini, si diede alla fuga sui tetti, salvo essere catturato e rinchiuso in prigione nel carcere Vestre Faengsel per quattordici mesi. La segregazione in cella, l'obbligo di restar seduto tutto il giorno, lo scorbuto e la pellagra dovuti all'alimentazione insufficiente devastano il fisico dello scrittore, già provato dall'esperienza di Sigmaringen.[5]

La casa di Céline a Meudon, dove passò gli ultimi anni della sua vita

Nel febbraio del 1947 Céline ottiene la libertà provvisoria ed è ricoverato al Rigshospitalet di Copenaghen. Quattro mesi dopo viene liberato e va a vivere con la moglie in una soffitta della Kronprinsessegade. Il periodo del suo soggiorno danese che va dall'estate del 1948 all'estate del 1950 lo passò a Korsoer, in una capanna sulle rive del Baltico, di proprietà dell'avvocato di Céline. La capanna non ha gas, elettricità, acqua. Ma quel che più pesa a Céline è la solitudine. Il 1950, che vede la condanna di Céline da parte del Tribunale di Parigi e la travagliata operazione di Lili a Copenaghen, segna il momento forse più doloroso del suo esilio danese.[5] Nel 1951, l'amnistia e la guarigione di Lili porranno fine al periodo più buio di questa esperienza.[5]

Il ritorno in Francia non è tuttavia privo di difficoltà: tutti gli scrittori di sinistra, su tutti Jean-Paul Sartre, chiederanno che sia ignorato e dimenticato da qualsiasi salotto letterario o centro culturale francese. Sartre in particolare lo additò come l'emblema del collaborazionista nel saggio "Portrait de l'antisémite" (Ritratto dell'antisemita). Nel 1948 Céline replicò a "Tartre" (com'egli definiva Sartre) con l'articolo "A l'agité du bocal" ("All'agitato della brocca" espressione gergale che significa "Al tizio in stato di confusione mentale", tradotto in italiano come All'agitato in provetta[6]). Viene sminuito anche come scrittore, definendolo "una copia di James Joyce", cosa che lo farà arrabbiare non poco.[5] Pochi lo difesero pubblicamente, tra di essi vi fu inaspettatamente Albert Camus, scrittore ed ex partigiano antinazista, che scrisse a suo favore durante il periodo del processo, nonostante Céline non lo amasse per niente e lo definisse "un moralista".[5][9] Del resto l'amnistia del 1951 lo liberava dal pericolo di essere incarcerato, gli permetteva di tornare in Francia, ma lo condannava (per "indegnità nazionale") alla confisca di tutti i beni in suo possesso e di quelli futuri (più tardi riuscirà ad acquistare una casa con la moglie, con l'espediente di attribuire a lei la proprietà[9]), costringendolo a vivere con i pochi soldi della pensione di ex-combattente.[5]

La diffusione delle opere di Céline soffrì inizialmente a causa dell'evoluzione antisemita e filonazista del loro autore; Céline era spesso trascurato dai libri di testo in tutti i paesi europei, Italia inclusa. Il suo nuovo editore, Gaston Gallimard (fondatore della Éditions Gallimard, nonché cugino e socio di Michel Gallimard, editore di Camus e altri celebri scrittori), subentrato ad Albert Denoel, che era stato assassinato, riesce tuttavia a sconvolgere le carte, grazie all'abilità di Roger Nimier.[5]

Il lancio del nuovo romanzo di Céline, Da un castello all'altro, nel giugno del 1957, è disturbato da una serie di scandali, che agitarono sia gli ambienti di destra che quelli di sinistra. Prima una intervista all'Express del 14 giugno realizzata da Madeleine Chapsal, poi un'altra intervista, concessa ad Albert Parinaud e apparsa il 19 giugno, riaprirono un dibattito sullo scrittore francese che si protrasse fino a settembre.[5]

Gli anni di Meudon[modifica | modifica wikitesto]

Disegno raffigurante Céline

Nel 1951, tornato in Francia dopo gli anni d'esilio in Danimarca, il dottor Destouches acquistò una casa a Meudon, un piccolo centro urbano a circa 10 km da Parigi. La casa da lui scelta si trovava su una collinetta dalla quale si dominava l’intera capitale. Céline aveva fatto piazzare la sua scrivania proprio davanti ad una finestra dalla quale si dominava il grande centro parigino. Continuò fino alla fine la sua attività di medico, anche se poche erano le persone che accettavano di farsi curare da lui. Da quella casa in dieci anni non uscì più di venti volte. Oltre alla fedele moglie, unici amici di Céline erano i numerosi animali di cui si era circondato.[5]

Gli anni di Meudon sono gli anni dell'emarginazione sociale e culturale, ma la vena creativa non venne meno pubblicando Féerie pour une autre fois I (1952) e di Féerie pour une autre fois II detto anche Normance (1954). Sono poi gli anni della cosiddetta "trilogia tedesca" o "trilogia del nord" con D'un château l'autre (1957), Nord (1960) e Rigodon (1961, pubblicato postumo). «I suoi libri non si ristampano, e quando iniziano ad essere ristampati non si vendono», come ha scritto il critico Stenio Solinas. Unica consolazione per Céline è la pubblicazione nella Biblioteca della Pléiade dei suoi primi due romanzi, con la prefazione di Henri Mondor.[5]

Di quando in quando riceve un giornalista con il quale dimostra la nausea per l'ingratitudine dei suoi compatrioti e per lamentarsi dei suoi persecutori che gli hanno causato danni morali ed economici.[5] Pur non avendo subito la condanna capitale come è toccato ad altri celebri uomini di cultura che hanno collaborato con il maresciallo Pétain (come Brasillach) egli soffrì e visse come un condannato, accentuando la sua misantropia.

Si apparta con Lucette nella sua casa zeppa di libri e cianfrusaglie, circondato da cani e gatti e in compagnia del pappagallo Toto spesso ritratto con lui. Si veste come un barbone con un paio di vecchi pantaloni sformati e tenuti su da una corda, maglioni consunti ed infilati l'uno sull’altro, la barba incolta.[6]

Nel 1958 riceve la visita di due autori beat statunitensi: il poeta Allen Ginsberg (di origini ebraiche) e lo scrittore di fantascienza William S. Burroughs, suoi ferventi ammiratori.[3]

Il 29 giugno 1961 comunicò all'editore di aver terminato il romanzo Rigodon; il 1º luglio 1961 venne colpito da aneurisma: si spense così, per la successiva emorragia cerebrale e nell'indifferenza, uno dei più grandi scrittori del '900, colui che ha saputo raccogliere nelle sue opere, talvolta precorrendoli, tutti i temi portanti del "secolo della violenza". La sua morte venne inoltre ulteriormente oscurata, dopo l'annuncio sui giornali francesi dell'indomani, dalla quasi contemporanea tragica dipartita di un altro scrittore tra luci e ombre, ma celebrato già in vita e vincitore del premio Nobel per letteratura, Ernest Hemingway, suicida il giorno dopo.[25]

Il quotidiano italiano La Stampa lo ricordò con un breve articolo del 2 luglio, in cui lo scrittore viene definito «anarchico che predicò il razzismo», e viene liquidato come autore di libri dal "successo fugace", "pieni di oscenità, scetticismo, odio e antisemitismo" e ormai in "squallida decadenza".[26] Solo dagli anni '80 Céline verrà riscoperto e riabilitato dal punto di vista letterario.

La casa di Céline, tuttora (2014) abitata dalla vedova, fu devastata da un incendio nel 1969, distruggendo la maggioranza delle sue carte.[27]

La sepoltura al Cimetière des Longs Réages[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Louis-Ferdinand Céline

Céline credette fino alla fine di venire sepolto al Père Lachaise, nella cappella di famiglia. La moglie, ben sapendo che il popolo francese si sarebbe opposto, lo fece invece seppellire nel cimitero di Meudon.

La tomba di Céline è una tomba semplicissima, una pietra sulla quale oltre a nome e date sono incise una croce in alto a sinistra e un veliero a tre alberi al centro. Il veliero rappresenta l’amore per il viaggio che nutriva il dottore. Sulla tomba fu inciso anche il nome della moglie, lasciando vuota la data di morte, a testimonianza del desiderio di essere sepolti insieme dei coniugi Destouches.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Viaggio al termine della notte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggio al termine della notte.
« La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte. »
(Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte)

Il Voyage è indubbiamente il più famoso romanzo di Céline. Esso è un affresco della razza umana, sicuramente uno dei romanzi che meglio ha saputo capirla e rappresentarla. Affronta tutti i temi più importanti del XX secolo: la guerra, l’'industrializzazione, la decadenza coloniale, l’impoverimento e l'aridità delle coscienze. Il titolo deriva da una strofa di una canzone dell'ufficiale svizzero a capo delle guardie di Luigi XVI, Thomas Legler: «La nostra vita è come il viaggio / di un viandante nella notte; / ognuno ha sul suo cammino / qualcosa che gli dà pena.»

È la storia di un medico, Ferdinand Bardamu, alter ego dell'autore, che dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale si imbarca per le colonie, di qui agli Stati Uniti e poi nuovamente in Francia dove diventa medico dei poveri.

Narrato in prima persona, come tutte le sue opere, il romanzo è un pretesto per la riflessione sulla vita.

Ritratto di Céline

Morte a credito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte a credito.

Pubblicato nel 1936, è il secondo romanzo di Céline, lo stile è spinto ancor più all'estremo, l'argot balla galleggiando su quei tre punti di sospensione che non lasciano riprendere fiato. In Italia arriva piuttosto tardi, intorno agli anni sessanta, in una traduzione monumentale di Giorgio Caproni. È considerato uno dei capolavori della letteratura francese del Novecento.

È un romanzo che segue un filo autobiografico, infatti il protagonista è un ragazzo di nome Ferdinand, che deve affrontare la vita nel Passage Choiseul, il suo inserimento nel mondo del lavoro, i suoi viaggi studio.

Il romanzo è una presa di distanza dalla vita, che non è quello che generalmente l'uomo crede e che alla fine porta a conquistare l’unico credito che siamo sicuri di riscuotere.

« Eccoci qui, ancora soli. C'è un'inerzia in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto gran che. Se ne sono andati. Si sono fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo. »
(Louis-Ferdinand Céline - Morte a Credito)

I pamphlet[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1936 Céline raggiunta la notorietà decide di intraprendere un viaggio in Russia per conoscere la cultura sovietica. Questo viaggio sarà documentato nel libello Mea Culpa, una pesante accusa al comunismo inteso come utopia.

Rispettivamente nel 1937 e nel 1938 pubblicherà Bagatelles pour un massacre ("Bagatelle per un massacro") e l'École des cadavres ("La scuola dei cadaveri"). Questi due pamphlet, in cui Céline critica duramente gli Ebrei, giudicati dal protagonista-narratore pericolosi per la cultura e la civiltà, gli costeranno pesanti accuse di antisemitismo.

Nel 1941 esce negli ambienti filonazisti, in edizione limitata, Les Beaux Draps ("La bella rogna"). Le opere antisemite di Céline non potevano essere vendute a seguito di una condanna per diffamazione del 1939.

Nel frattempo il suo stile di scrittura è diventato sempre più rivoluzionario. L'argot, lingua gergale, da lui usato per la scrittura sfocia sempre più spesso in una specie di delirio. Falso delirio, perché Céline prima di pubblicare correggeva le bozze almeno tre volte, apportando anche pesanti cambiamenti.

Louis-Ferdinand Céline

Pantomima per un'altra volta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pantomima per un'altra volta e Normance.

Céline racconta due passaggi importanti della propria vita: gli ultimi mesi nel suo appartamento di Parigi in Rue Girardon a Montmartre dove lavora come medico (prima di andare in esilio, prima in Germania e poi in Danimarca dove sarà arrestato); ed il periodo della sua carcerazione immediatamente successiva alla fine della seconda guerra mondiale. La narrazione è inframmezzata da episodi grotteschi al limite del carnevalesco; fantasmi, sogni, deliri ed ossessioni appaiono e scompaiono per poi riapparire nuovamente, intersecandosi così col particolare stile musicale di Céline, in un mondo ove la nuda realtà viene costantemente sottomessa alla fantasia dell'autore, con affermazioni del tipo: «Quando vorrete, vi proverò l’esistenza di Dio al contrario».

Il tema portante del romanzo autobiografico è la propria discolpa dalle accuse di filonazismo. Il libro porta la dedica «Agli animali, ai malati, ai prigionieri».

Trilogia del Nord[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Da un castello all'altro, Nord (romanzo) e Rigodon.

D'un château l’autre (Da un castello all'altro nella traduzione) è il primo di una serie di tre romanzi che saranno per l’Italia riuniti sotto il nome di Trilogia del Nord (scritta negli anni di Meudon), gli altri due titoli sono Nord e Rigodon, i quali impegneranno l’autore fino alla morte.

Nei tre romanzi si narrano le peripezie di Céline, della moglie Lili e del gatto Bébert che fuggono per la Germania in fiamme. Scappati dalla Francia come collaborazionisti della Germania nazista, cercano in ogni modo di andare verso nord e raggiungere la Danimarca. Solo alla fine di Rigodon Céline svela quest'attrazione magnetica per il nord: sperava, infatti, di recuperare un piccolo capitale (frutto dei diritti sui libri pubblicati) messo al sicuro in Danimarca già prima della guerra.

In questi romanzi la petite musique céliniana raggiunge la sua massima espressione, e persino la vena narrativa torna ad essere avvincente come nei primi titoli pubblicati.

Opere in ordine cronologico[modifica | modifica wikitesto]

  • La vie et l’oeuvre de Philippe Ignace Semmelweis 1818-65 (1924)
    • trad. Anita Licari [ed. parziale], Prefazione alla tesi su «La vita e l'opera di Ph.-I. Semmelweis», «Il Verri», 26, 1968
    • trad. Ottavio Fatica e Eva Czerkl, Il dottor Semmelweis, Piccola Biblioteca 30, Adelphi, Milano, 1975, con Guido Ceronetti, Semmelweis, Céline, la morte, pp. 105–134
  • Voyage au bout de la nuit (1932)
    • trad. Alex Alexis [pseudonimo di Luigi Alessio], Viaggio al termine della notte, Dall'Oglio, Milano, 1933; nuova ediz., Collana Scrittori di tutto il mondo, Dall'Oglio, 1962-1971-1980.
    • trad. Ernesto Ferrero, Viaggio al termine della notte, Collana Scrittori di tutto il mondo, Corbaccio, 1992, con Ernesto Ferrero, Céline, ovvero lo scandalo del secolo, pp. 555–572; Collana I Grandi Scrittori, Corbaccio, 2011, Milano,
  • L’Église (1933)
    • riduzione, adattamento e traduzione di Giovanni Russo e Rino Di Silvestro, L’Église, Roma, Trevi, 1968
    • trad. Manuela Congia, La chiesa, S. Lucia di Piave, Edizioni Soleil, 1993, con nota di G. R. [Gian Paolo Ritze]
    • trad. Susanna Spero, La Chiesa, Roma: Irradiazioni, 2002, con introduzione di Maurizio Gracceva
  • Mort à crédit (1936)
    • trad. Giorgio Caproni, Morte a credito, Garzanti, Milano, 1964 [ed. censurata], con Carlo Bo, Saggio critico, pp. V-XXI; Collana Narratori Moderni, Garzanti, 1981; Collana I Bianchi, Garzanti, 1985;
    • Introd. di Sebastiano Vassalli, Collana Oscar n.1947, Mondadori, Milano, 1987-1989;
    • trad. Giorgio Caproni, Morte a credito, Collana TEADUE, TEA, Milano, 1997-1999 [ed. integrale]; Collana Biblioteca, Superpocket, 2005; Collana Nuova Biblioteca n.52, Garzanti, 2007.
  • Mea culpa (1936)
    • trad. Giovanni Raboni, Mea culpa, Parma, Guanda, 1994, con in appendice (trad. Antonietta Sanna):
      • Viktor Pétrovic Balachov, Voce «Céline» della piccola enciclopedia letteraria sovietica (vol. VI, 1971, p. 734), pp. 45–46
      • A. I. [Arina Istratova], Sintesi della voce «Céline» della grande enciclopedia letteraria sovietica [vol. XXIII, 1976, p. 204], pp. 47–48
      • Arina Istratova, Mea culpa per anime interdette, pp. 49–58
      • A. Istratova, Presentazione di «Mea Culpa» sul «Giornale Indipendente» del 1º agosto 1991, pp. 59–61
      • H. G. [Henri Godard], Nota, pp. 62–63
      • H. G., Céline, Aragon, Tiolet, itinerari incrociati [piccola antologia], pp. 64–77
      • Giovanni Raboni, Introduzione, pp. 7–16
    • trad. Flaviano Pizzi, Mea Culpa. Omaggio a Zola, Piombino, Traccedizioni, 1990 [coll. «Le carte gialle», 10, 58 p.]
  • Bagatelles pour un massacre (1937)
    • Bagatelle per un massacro. Barricata individuale, trad. Alex Alexis, Milano, Corbaccio, 1938 [ed. con molti tagli]
    • trad. anonima, Bagattelle per un massacro, Caserta, Aurora, s. D. [ma 1976], 255 p., con Introduzione di Francesco Leonetti
    • trad. Giancarlo Pontiggia, Bagatelle per un massacro, Guanda, 1981, introduzione di Ugo Leonzio
  • Les beaux draps (1941)
    • trad. Delfina Provenzali, Le belle bandiere, Milano, Scheiwiller, 1975
    • trad. Daniele Gorret, in Mea Culpa. La bella rogna, Milano, Ugo Guanda, Milano 1982, 201 p. [coll. Biblioteca della Fenice, 44]
      • Notizie sulla vita e le opere di Céline, pp. 7–16
      • Bibliografia essenziale, pp. 17–20
      • Mea Culpa, trad. di Giovanni Raboni, pp. 21–34
      • Les beaux draps, trad. di Daniele Gorret, pp. 35–174
      • Jean-Pierre Richard, Nausea di Céline (trad. Daniele Gorret), pp. 175–199
  • L’École des cadavres (1942)
    • trad. anonima [Gian Paolo Ritze e Manuela Congia], La scuola dei cadaveri, S. Lucia di Piave, Edizioni Soleil, 1997
  • Guignol’s band (1944)
    • trad. Gianni Celati, Guignol's band, Torino, Einaudi, 1982, poi in Guignol’s band I e II
    • a cura di Gianni Celati, Guignol’s band I-II preceduti da Casse-pipe, note di Henri Godard, Torino, Einaudi-Gallimard, 1996;
      • G.C. [Gianni Celati], Nota sulle traduzioni, pp. XXXIII-XXXIV
      • Cronologia, pp. XXXV-LI
      • E. F. [Ernesto Ferrero], Bibliografia essenziale, pp. LIII-LVII
      • trad. Gianni Celati, Guignol’s Band I, pp. 79–309
      • Nota del traduttore, pp. 727–730
      • Notizia storico-critica, pp. 743–806
      • Note, pp. 806–838
  • Foudres et flèches (1948)
    • trad. Massimo Raffaeli, Fulmini e saette e altri testi per il cinema, Brescia, L’Obliquo, 1998
      • Fulmini e saette, pp. 7–34
      • M. R. [Massimo Raffaeli], Nota, pp. 35–36
      • Arletty, pp. 37–44 (già in «Taccuini di Barbablù», 8, Siena, 1987)
      • Segreti nell'isola (Secrets dans l’île, 1936), pp. 45–53 (già in «Il gallo silvestre», 2, Siena, 1990)
  • Scandale aux abysses (1950)
    • trad. Ernesto Ferrero, Scandalo negli abissi, Genova, il melangolo, 1984, con illustrazioni di Emilio Tadini, con Ernesto Ferrero, Il dottore e la ballerina, pp. 71–78
  • Casse-pipe (1952)
    • a cura di Ernesto Ferrero, Casse-pipe, Torino, Einaudi, 1979, contiene:
      • Rambouillet, Il taccuino del corazziere Destouches (Carnet du Cuirassier Destouches), pp. 81–87
      • Glossario, pp. 89–93
      • Ernesto Ferrero, Nota, pp. 95–111
      • Cronologia della vita e delle opere di L.-F. Céline, pp. 113–119
    • trad. Ernesto Ferrero, in Guignol’s band I-II preceduti da Casse-pipe, a cura di Gianni Celati, note di Henri Godard, Torino, Einaudi-Gallimard, 1996
      • Casse-pipe, pp. 1–64
      • Appendici (trad. Ernesto Ferrero e Piero Arlorio), pp. 65–78
        • Storia di «Casse-pipe» raccontata da Céline nel 1957 [da Robert Poulet, Entretien familiers avec L.-F. Céline, Plon, Paris 1958, p. 61]
        • Frammenti del seguito del racconto in una versione precedente
        • Il taccuino del corazziere Destouches
        • Lettera a Roger Nimier del 1º novembre sul 12° Corazzieri [da «Libération», 4 giugno 1984]
        • Il battesimo del fuoco del 1914 raccontato da Céline nel 1939 [da P. Ordioni, Commando et cinquième colonne en mai 1940, «Cahiers Céline», 1, pp. 125–28]
      • Henri Godard (trad. Piero Arlorio), Notizia storico-critica, pp. 697–726
      • Casse-pipe. Note, pp. 730–737
      • Appendici. Note, pp. 737–741
  • Féerie pour une autre fois (1952)
  • Normance. Féerie pour une autre fois II (1952)
    • trad. Giuseppe Guglielmi, Normance, Einaudi, Torino, 1988
  • Entretien avec le Professeur Y (1955)
    • trad. Gianni Celati e Lino Gabellone, Colloqui con il professor Y, Collana Letteratura n. 15, Einaudi, Torino, 1971; Collana Nuovi Coralli, Einaudi, 1980, con Gianni Celati, La scrittura come maschera, pp. 103–110; Collana Letture, Einaudi, Torino, 2009
  • D'un château l'autre (1957)
    • trad. Renato Della Torre, Il castello dei rifugiati, Vallecchi, Firenze, 1973
    • trad. Giuseppe Guglielmi, Da un castello all'altro, Collana SuperCoralli, Einaudi, Torino 1991; Introd. di Gianni Celati, Collana ET Scrittori, Einaudi, 2008; prima parte della Trilogia del Nord
    • Trilogia del Nord: Da un castello all'altro, Torino, Einaudi-Gallimard, 1994, pp. 1–291; Collana ET Biblioteca n.52, Einaudi, Torino, 2010 ISBN 978-88-06-20295-8
    • Notizie Storico-critiche, pp. 915–965
    • Note, pp. 965–1002
  • Nord (1960)
    • trad. Giuseppe Guglielmi, Nord, Collana SuperCoralli, Einaudi, Torino, 1973-1975-1997, contiene G. Guglielmi, La corte dell’ira, pp. 407–419,; Prefazione di Massimo Raffaeli, Collana Letture, Einaudi, Torino, 2014 ISBN 978-88-06-20799-1; seconda parte della Trilogia del Nord
    • Trilogia del Nord: Nord, Torino, Einaudi-Gallimard, 1994, pp. 293–683
    • Notizie Storico-critiche, pp. 1003–1022
    • Note, pp. 1022–1037
  • Guignol’s Band II: Le Pont de Londres (1964)
    • trad. Gianni Celati e Lino Gabellone, Il ponte di Londra, Collana SuperCoralli, Einaudi, Torino, ottobre 1971, con Nota introduttiva [Gianni Celati]
    • Guignol’s band I-II preceduti da Casse-pipe, a cura di Gianni Celati, note di Henri Godard, Einaudi-Gallimard, Torino, 1996
      • trad. di Gianni Celati, Guignol’s Band II, pp. 311–693
      • Note, pp. 838–881
      • Gianni Celati, Prefazione, pp. VI-XXI
  • Rigodon, Éditions Gallimard, Paris (1969)
    • trad. Ginevra Bompiani, Rigodon,Bompiani, Milano, 1970; Bompiani/Fabbri Editori, 1973-1974; Collana i Garzanti n.511, Garzanti, 1974;
    • trad. Giuseppe Guglielmi, in Trilogia del Nord: Rigodon, Torino, Einaudi-Gallimard, 1994, pp. 685–898
    • Henri Godard, Nota al testo e all’apparato critico, pp. 901–905 (trad. Beatrice Stasi)
    • H. G. [Henri Godard], Composizione della trilogia, pp. 907–914
    • Notizie Storico-critiche, pp. 1037–1054
    • Note, pp. 1054–1068
    • Henri Godard, Prefazione (trad. Beatrice Stasi), pp. IX-XXXIX
    • trad. di Giuseppe Guglielmi, Prefazione di Massimo Raffaeli, Collana Letture n.2, Einaudi, Torino, 2007 ISBN 978-88-06-18682-1
  • Progrès (1978)
    • a cura di Giuseppe Guglielmi, Progresso, Torino, Einaudi, 1981, con Giuseppe Guglielmi, Fedra e il saltimbanco, pp. V-VIII
  • Histoire du petit Mouck (1997)
    • trad. Vivien Lamarque, Storia del piccolo Mouck, con illustrazioni di Edith Destouches, Rizzoli, Milano, 1998
  • I Sotto uomini. Testi sociali, a cura di Giuseppe Leuzzi, Milano, Shakespeare and Co., 1993, contiene
    • Luisiana (1925)
    • Nota sull’organizzazione sanitaria delle fabbriche Ford a Detroit (1925)
    • Note su servizio sanitario della Compagnia Westinghouse a Pittsburgh (1925)
    • Le assicurazioni sociali e una politica economica della salute pubblica (1928)
    • La medicina alla Ford (1928)
    • Per stroncare la disoccupazione stroncheranno i disoccupati? (1933)
    • Nota bio-bibliografica, pp. 55–76
    • Nota ai testi, pp. 77–78
    • Giuseppe Leuzzi, Céline l’americano, pp. 7–54
  • Polemiche, trad. Francesco Bruno, Parma, Guanda, 1995 (interviste tratte da «Cahiers Céline», 7, 1986 con: Robert Massin, François Nadaud, François Gillois, Chambri, Georges Cazal, Francine Bloch, Julien Alvard)
  • Interviste (da «Paris Review»), trad. di Alessandro Clementi, Roma, Minimum fax, 1996
    • interviste con Jacques Darribehaude, Jean Guenot, André Parinaud e Claude Serraute
    • Bio-bibliografia essenziale, pp. 53–58
    • Erri De Luca, Louis Ferdinand, pp. 5–10
  • Lettere dall’esilio 1947-49, a cura di Elio Nasuelli, Milano, Archinto, 1992
    • Lettere a Milton Hindus, pp. 25–119
    • Note, pp. 120–27
    • Nota biografica, pp. 129–132
    • Elio Nasuelli, Prefazione, pp. 5–23
  • Lettere a Elisabeth, a cura di Alphonse Juilland, trad. Rosanna Pelà, Milano, Archinto, 1993
    • Alphonse Juilland, Introduzione, pp. 5–12
    • A. J. ed E. G. [Alphonse Juilland ed Elizabeth Craig], L’inglese di Céline, pp. 31–35
    • Commenti, pp. 37–47
    • A. J., Una cartolina, pp. 49–55
    • Intervista a Elizabeth Craig, pp. 57–66
    • Elio Nasuelli, Céline e la ballerina, pp. 67–75
  • Céline e l’attualità letteraria 1932-57, testi riuniti da Jean-Pierre Dauphin e Henri Godard, a cura di Giancarlo Pontiggia, Milano, SE, 1993 [testi da «Cahiers Céline», 1, 1976], interviste con:
    • Pierre-Jean Launay (1932)
    • Max Descaves (1932)
    • Merry Bromberger (1932)
    • Paul Vialar (1932)
    • Georges Altman (1932)
    • Victor Molitor (1933)
    • Élisabeth Porquerol (1961)
    • Robert de Saint-Jean (1933)
    • Max Descaves (1933)
    • G. Ulysse (1933)
    • Charles Chassé (1933)
    • J. T. su Balzac (1933)
    • Sterling North (1934)
    • André Rousseaux (1936)
    • Anne Fernier (1936)
    • Pierre Ordioni (1940)
    • André Parinaud (1953)
    • Madeleine Léger (1954)
    • André Brissaud (1954)
    • Gérard Jarlot (1956);
    • Qu’on s’explique. Postfazione a Voyage (1933)
    • Lettera a Hélène Gosset (1933)
    • Hommage à Zola (1933)
    • Risposta a un'inchiesta di «Commune»: Pour qui écrivez-vous? (1934)
    • Risposta a un'inchiesta di «Figaro»: Faut-il tuer les prix littéraires? (1934)
    • Lettera a «Merle Blanc» (1936)
    • Risposta a un'inchiesta di «Nouvelles Littéraires»: Où écrivez-vous? (1937)
    • Lettera a «Le Merle» (1939)
    • Prefazione ad A. Serouille, Bezons à travers les âges (1944)
    • Lettera a Théophile Briant (1944)
    • Lettera a «Combat» (1947)
    • Lettera a Galtier-Boissière (1950)
    • Risposta a un'inchiesta di «Crapouillot»: Choses vues, mots entendus par... (1950)
    • Lettera a Paul Lévy (1951)
    • Risposta a un'inchiesta di «Arts»: Pour avoir des cas de conscience il faut des loisirs (1956)
    • L’argot est né de l’haine (1957)
    • Giancarlo Pontiggia, CinéCéline, pp. 137–144
    • Piero Sanavio, Virtù dell'Odio: L.-F. Céline, Rimini, Raffaelli, 2009. ISBN 978-88-896428-70
    • Piero Sanavio, Ancora su Céline, Rimini, Raffaelli, 2013.
  • Lettere e primi scritti d’Africa (1916-17), Genova, Il melangolo [coll. “Lecturae”], 160 p.
  • Tartre, a cura di Massimo Raffaeli, Brescia, L'obliquo, 2005
  • Tre balletti senza musica, senza gente, senza niente, a cura di Elio Nasuelli, Milano, Archinto, 2005
  • Celine vivant. Entretiens - biographie (cofanetto di 2 DVD con le interviste concesse da Celine nel Secondo Dopoguerra più un opuscolo di 36 pagine scritto da Emile Brami), Collezione Regards, Editions Montparnasse, 2007
  • Le onde, trad. Anna Rizzello, Pistoia, Via del vento, 2009
  • Lettere a Marie Canavaggia. Lettere scelte 1936-1960, a cura di Jean-Paul Louis, trad. Elio Nasuelli, Milano, Archinto, 2010
    • Jean-Paul Louis, Introduzione, pp. 5–16
    • Elio Nasuelli, Postfazione, pp. 165–70
  • Celine ci scrive. Le Lettere di Louis-Ferdinand Celine alla stampa collaborazionista francese. 1940-1944, Edizioni Settimo Sigillo, 2013
  • Lettres à Henry Mondor (41 lettere inedite), Collection Blanche, Gallimard, 2013

Citazioni nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • La celebre citazione introduttiva di Viaggio al termine della notte è stata usata come "epigrafe" del film La grande bellezza di Paolo Sorrentino: «Viaggiare è molto utile, fa lavorare l'immaginazione, il resto è solo delusioni e pene. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato».
  • Giorgio Gaber e Sandro Luporini presero ispirazione da Céline per alcuni loro testi del teatro canzone, in particolare la canzone La strada (nota anche come C'è solo la strada).[28]

Canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Croix de Guerre 1914-1918, con stella d'argento - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre 1914-1918, con stella d'argento
«Langemark-Poelkapelle, 27 ottobre 1914»
— Ospedale militare, 24 novembre 1914
Médaille militaire - nastrino per uniforme ordinaria Médaille militaire
«Langemark-Poelkapelle, 27 ottobre 1914»
— Ospedale militare, 24 novembre 1914


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marta Sambugar, Gabriella Salà - Letteratura italiana ed. La Nuova Italia
  2. ^ Alberto Perconte Licatese, Louis Ferdinand Céline, un intellettuale nichilista di destra
  3. ^ a b <Due beat a Meudon>
  4. ^ Bukowski, Charles. Notes of a Dirty Old Man ("Taccuino di un vecchio sporcaccione"). San Francisco: City Light Books 1969. p. 69: "Céline è il più grande scrittore degli ultimi duemila anni". Bukowski lo cita in altre due opere (Hollywood, Hollywood!, ed. Feltrinelli, e Women, ed. TEA) dove all'interno di un'intervista, riportata nell'opera, si legge: "-perché ti piace Céline?
    -perché si è tolto fuori le viscere e ci ha riso sopra. Un uomo molto coraggioso.
    -Perché è importante il coraggio?
    -È una questione di stile. L'unica cosa che ci è rimasta."
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w La notte di Céline
  6. ^ a b c d e f g <Biografia di Céline>
  7. ^ a b c d <Andrea Lombardi, Céline, viaggio in fondo all'odio>
  8. ^ Céline, una fiaba rubata per la figlia
  9. ^ a b c d Il testamento di Céline
  10. ^ La riabilitazione di Céline
  11. ^ Céline e il dramma biologico della storia
  12. ^ Arnaud: intervista sul teatro
  13. ^ Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte
  14. ^ nella voce Giudei del Dizionario filosofico
  15. ^ in Trasfigurazione della Romania
  16. ^ Stewart Edwards, editore degli Scritti scelti di Pierre-Joseph Proudhon, afferma che: "I diari di Proudhon (Carnet, edizioni P. Haubtmann, Marcel Rivière, Parigi) rivelano che egli avesse sentimenti di odio quasi paranoico verso gli Ebrei, diffusi in Europa all'epoca. Nel 1847 considerò di pubblicare un articolo contro la razza ebraica, che affermava di odiare. L'articolo in questione avrebbe "richiesto l'espulsione degli Ebrei dalla Francia [...] l'Ebreo è il nemico della razza umana. Questa razza deve essere riportata in Asia, o sterminata. Heinrich Heine, Weil, e gli altri sono semplicemente spie segrete. Rothschild, Crémieux, Marx, Fould, uomini malvagi, invidiosi, aspri [...] che ci odiano." (Carnet, volume secondo, pag. 337)
  17. ^ "Questo mondo ebraico, consistente in un'unica setta sfruttatrice, una razza di persone succhia sangue, un genere di parassita collettivo distruttore organico, che va non solo oltre le frontiere degli Stati, ma [anche] dell'opinione politica, questo mondo è ora, perlomeno in buona parte, al servizio di Marx da una parte, e dei Rotschild dall'altra...ciò potrebbe sembrare strano. Cosa può esservi in comune tra il socialismo e una banca centrale? Il punto è che il socialismo autoritario, il comunismo Marxista, richiede una forte centralizzazione dello stato. E dove c'è la centralizzazione dello Stato deve esserci necessariamente una banca centrale, e dove tale banca esiste, potrà essere trovata la parassitaria nazione ebraica, nell'atto di speculare sul Lavoro del popolo" (M. Bakunin)
  18. ^ Intervista a Pasquale Panella
  19. ^ Philippe Forest, Céline riscattato dall’inaudita compassione
  20. ^ Gianni Nicoletti, Introduzione a: Donatien-Alphonse-François de Sade, I romanzi maledetti, Newton e Compton
  21. ^ G. Pontiggia-Ugo Leonzio, Introduzione a: L-F. Céline, Bagatelle per un massacro, edizione Guanda (fuori catalogo), 1980
  22. ^ Voyage au bout de la nuit, 1932, traduzione e note di Ernesto Ferrero, Corbaccio, 1992 ISBN 8879720171
  23. ^ Céline: biografia
  24. ^ Lucette fête aujourd’hui ses 100 ans, par Robert Faurisson
  25. ^ 'Anniversari: Céline e Hemingway
  26. ^ Immagine dell'articolo del quotidiano torinese sulla morte di Céline, 2 luglio 1961, a firma di Sandro Volta
  27. ^ Céline a Meudon
  28. ^ Far finta di essere... GABER

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Glauco Natoli, Lettera di G.N. a C., in «Circoli», maggio-giugno 1933, pp. 49-54
  • «Il Frontespizio»
    • F. Benezzi, Disfacitori, gennaio 1934
    • Piero Bargellini, Giovane doppiamente ventenne, febbraio 1934
    • Clemente Fusero, Conclusione su Céline, maggio 1934
  • Giancarlo Marmori, Louis Ferdinand Céline e il caos, «Il Mondo», 7-12-1954
  • Giacomo Antonini, Il risentimento di Céline, in «La Fiera Letteraria», 14-07-1957
  • Claudio Savonuzzi, La notte di Céline, in «Il Mondo», 6-09-1960
  • Glauco Natoli, Il caso Céline, in «Paese Sera», 14-07-1961
  • Giancarlo Vigorelli, Céline e altri compari, in «Radiocorriere», 22-07-1961
  • Giacomo Antonini, Louis-Ferdinand Céline: è venuto il momento di parlare di lui con animo sereno, in «La Fiera letteraria», 30, 23-07-1961
  • A. Frescaroli, La morte dello scrittore medico Céline, in «Vita e pensiero», luglio 1961
  • Italo Calvino, La sfida al labirinto, in «Il menabò», 5, 1962, p. 91
  • Giuliano Gramigna, Doni e veleni di Céline in «Morte a credito», in «Settimo giorno», 2-05-1964
  • Ferdinando Giannessi, La vita è per Céline una giornata infernale, in «La Stampa», 6-05-1964
  • Enzo Siciliano, L’invenzione di Céline, in «Il Mondo», 26-05-1964
  • Mario Lavagetto, Céline, in «Palatina», 29, 1965, pp. 30-48
  • Walter Mauro, Céline e Douassot, in «Il Ponte», 6, 1965, pp. 880-883
  • Anita Licari, Recensione a L.-F. Céline, «Le pont de Londres», in «Studi francesi», 29, 1966, p. 393
  • Carlo Bo, I castelli di Céline, in ‘’La religione di Serra’’, Vallecchi, Firenze, 1967, pp. 345-348
  • «Il Verri», 26, Feltrinelli, Milano, febbraio 1968
    • Prefazione alla tesi su «La vita e l’opera di Ph.-I. Semmelweis», trad. di Anita Licari, pp. 17-18
    • Omaggio a Zola, trad. Anita Licari [Hommage à Zola], pp. 19-23
    • L’argot è nato dall’odio. Non esite più, trad. Anita Licari [L’argot est né de l’haine (1957)], pp. 24-25
    • Rabelais ha fatto fiasco, trad. Valeria Borsari [Rabelais, il a raté son coup], pp. 26-28
    • Leo Spitzer, Un’abitudine stilistica (il richiamo) in Céline [1935, ma da Cahier de l’Herne, 5, 1965], trad. di Anita Licari, pp. 3-16
    • Giorgio Caproni, Problemi di traduzione, pp. 29-32
    • Franco Lucentini, Céline e i célineschi al «Petit Palais» (appunti per un’esposizione), pp. 33-41
    • Renato Barilli, Vitalità patologica di Céline, pp. 42-64
    • Anita Licari, L’effetto Céline, pp. 65-79
    • Gianni Celati, Parlato come spettacolo, pp. 80-88
  • Luigi Bàccolo, Vita e morte di Céline, in «Tempo presente», 2, febbraio 1968
  • Paolo Carile, Louis-Ferdinand Céline. Un allucinato di genio, prefazione di Dominique Deroux, Bologna, Patron, 1969, 248 p.
  • «Il Caffè», XVII, 3, Torino, Della Valle, ottobre 1970
    • Viva l’amnistia, Signore!, trad. Lino Gabellone [da Cahier de l’Herne, 5, 1965], pp. 3-6
    • L’agitato in provetta, trad. Lino Gabellone [A l’agité du bocal], pp. 7-10
    • Gianni Celati, Céline Underground, pp. 11-12
    • J.-M.-G. Le Clézio, Come si può scrivere in un altro modo? trad. Gianni Celati [da «Le Monde»], pp. 13-15
    • Antonio Faeti, Cinque sogni per Céline, pp.16-25
  • Paolo Carile, Recensione a L.-F.Céline, «Rigodon», in «Studi francesi», 41, maggio- agosto 1970, pp. 389-390
  • Pietro Citati, Feroce risata grottesca nel cuore della tragedia, «Il Giorno», 9-12-1970
  • Paolo Carile, Recensione a M. Hindus, «L.-F. Céline tel que je l’ai vu», in «Studi francesi», 43, gennaio-aprile 1971, p. 190
  • Libri Nuovi (periodico Einaudi di informazione libraria e culturale), 9-07-1971: Arte e ideologia di Céline, interventi di U. L., Cesare Cases, Sebastiano Vassalli, Nelo Risi, Goffredo Parise
  • Piero Pruzzo, Farsa e scacco, in «Il Secolo XIX», 3-12-1971
  • Giovanni Bogliolo, Céline, verbale di una fuga, in «La Stampa», 14-01-1972
  • Walter Mauro, Il ponte di Londra, in «Il Mattino», 10-02-1972
  • Michele Rago, Céline, Firenze, La Nuova Italia, 1973 [coll. «Il castoro», 83]
  • Paolo Carile, Céline oggi. L’autore del Voyage au bout de la nuit e di Rigodon nella prospettiva critica attuale, in appendice scritti celiniani apparsi sulla stampa collaborazionista 1941-44, Roma, Bulzoni, 1974 [«Biblioteca di cultura», 59, 284 p.]
  • Dinamo Cardarelli, Célineana, Roma, Volpe, 1976
  • Giuseppe Guglielmi, Non leggere Céline, in «Il manifesto», 22 luglio 1979
  • Daniele Del Giudice, Nella caserma di Céline non c’è odore di guerra, in «Paese Sera», 20-07-1979
  • Ugo Leonzio, Una parola d’ordine, «Il Messaggero», 22-07-1979
  • Massimo Raffaeli, Chi ha paura di Louis-Ferdinand Céline?, in «Il manifesto», 22-07-1979
  • Giovanni Bogliolo, Col veleno di Céline, in «La Stampa», 27-07-1979
  • Renato Barilli, Lettore gioca anche tu, esprimiti liberamente, «Il Giorno», 15-08-1979
  • Enzo Siciliano Céline: l’odio fa lo stile, in «Corriere della Sera», 19-08-1979
  • Giovanni Giudici, Tiro a segno sul corazziere, «L’Espresso», 23-09-1979
  • Renato Della Torre, Invito alla lettura di Céline, Milano, Mursia, 1979 ISBN 9788842592471
  • Alberto Arbasino, Céline e le sue amiche, «La Repubblica», 15-04-1980
  • Guido Ceronetti, Il fondo più buio di Céline, «La Stampa», 10-10-1981
  • Julia Kristeva, Poteri dell’orrore, trad. Annalisa Scalco, Milano, Spirali, 1981 [Les pouvoir de l’horreur, 1980]
  • Tarmo Kunnas, Drieu la Rochelle, Céline, Brasillach et la tentation fasciste, Trad. ital. La tentazione fascista, La Roccia di Erec, 1982
  • Attilio Lolini, «Guignol’s Band» di Céline, un crollo nelle mutande ingorgate, in «Il manifesto», 14-08-1982
  • Walter Mauro, Céline, ingegno e perversione, in «Il Messaggero Veneto», 21-09-1982
  • Felice Piemontese, Il grand Guignol di Céline, in «Il Mattino», 25-09-1982
  • Angelo Guglielmi, Céline come Pasolini in «Paese Sera», 15-10-1982
  • Fulvio Abbate, Nei bassifondi di Londra a tempo di jazz, in «L’Ora», 17-09-1982
  • Giovanni Bogliolo, Céline tra le bonibe che cadono a ritmo di jazz, in «La Stampa», 18-09-1982
  • Alberto Capatti, Maledetto buffone sei un genio della penna, in «L’Unità», 14-10-1982
  • Alberto Capatti, Tulli gli autori del tradimento, in «L’Unità», 29-12-1982
  • Alberto Moravia, Céline tragico piccolo borghese, in «Corriere della sera», 1-06-1988
  • Robert Poulet, Il mio Céline (tit. originale Mon ami Bardamu), a cura di Massimo Raffaeli, Ripatransone (AP), Sestante, 1993
  • Alberto Arbasino, Docteur Destouches, in Parigi o cara, Milano, Adelphi, 1995 [coll. «Piccola biblioteca», 359], pp. 78-85
  • Philipe Alméras, Céline, trad. di Francesco Bruno, Milano, Corbaccio, 1997, 557 p. [Céline. Entre haines et passion]
  • Massimo Raffaeli, Céline e altri francesi, Ancona, PeQuod, 1999
  • Maurizio Gracceva, Le parole e la morte. L’enigma Céline, Roma, Antonio Pellicani Editore, 1999 [coll. «La storia e le idee», 13, 180 p.]
  • Stenio Solinas, Céline e il suo doppio, in Compagni di solitudine, Milano, Ponte alle Grazie, 1999
  • Francesco Eugenio Negro, Céline medico e malato, Milano, FrancoAngeli, 2000
  • Pietro Benzoni, Da Céline a Caproni. La versione italiana di «Mort à credit», Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 2000, pp. 131-152
  • Piero Buscioni,Louis Ferdinand Céline, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, marzo-agosto 2005
  • Marina Alberghini, Louis-Ferdinand Céline. Gatto randagio, Milano, Mursia, 2009 ISBN 9788842536581
  • Piero Sanavio, Virtù dell'Odio: L.-F. Céline, Rimini, Raffaelli, 2009
  • Andrea Lombardi (cur.), "Louis-Ferdinand Céline in foto. Immagini, ricordi, interviste e saggi", Genova, Effepi, 2009
  • Stefano Lanuzza, Maledetto Céline. Un manuale del caos, Roma-Viterbo, Stampa Alternativa, 2010
  • «Quaderni d'Altri Tempi», n. 34, settembre-ottobre 2011
    • Gino Pagliuca, Musica per gatti randagidi, conversazione con Marina Alberghini;
    • Luca Bifulco, L’impotenza-onnipotenza al termine della notte;
    • Francesco Zago, Quel punkettone di Louis-Ferdinand;
  • Livio Santoro, Ignazio Filippo Semmelweis, ovvero la vertigine della verità;
  • Giovanni de Leva, Anche le anime dovranno venire alle mani;
  • Adolfo Fattori, I retrobottega della Ville lumiére;
  • Gennaro Fucile, Turista per caso?
  • Riccardo De Benedetti, Céline e il caso delle "Bagatelle", Milano, Medusa, 2011
  • Piero Sanavio, Ancora su Céline, Rimini, Raffaelli 2013

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