Ignác Fülöp Semmelweis

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Ignác Fülöp Semmelweis (Buda, 1 luglio 1818Döbling, 13 agosto 1865) è stato un medico ungherese.

Svolse i suoi studi di medicina presso l'università di Pest e a Vienna. Per il suo importante contributo nello studio delle trasmissioni batteriche da contatto e specialmente nella prevenzione della febbre puerperale è conosciuto anche come il Salvatore delle Madri.

Ignác Fülöp Semmelweis, disegno a penna di Jenő Dopy, 1860

Indice

[modifica] Biografia

Era il quinto figlio di un facoltoso salumiere ungherese di origine sassone (con lingua madre tedesca). Iniziò studiando legge all'università di Vienna, ma presto passò a medicina. Laureatosi nel 1844, cercò di specializzarsi in medicina interna e, non trovandone la possibilità, accettò il tirocinio di assistente presso il Padiglione I di ostetricia. Ma le sue teorie rivoluzionarie e soprattutto il modo aggressivo ed irriverente di presentarle misero il giovane assistente in aperto contrasto con il direttore professor Klein, che gli fece revocare l'incarico. Grazie alle raccomandazioni dell'ex insegnante e amico Joseph Škoda, nel marzo del 1847, quando Semmelweis rientrò da un viaggio in Italia, si vide offerta una seconda possibilità di lavorare nello stesso ospedale. Non durò a lungo. Nel 1849 il contratto non venne rinnovato ed a Semmelweis non restò che tornare a Pest a lavorare nella maternità dell'ospedale San Rocco e quindi dal 1855 presso la locale Università. Ma nemmeno lì le cose andarono bene. Sebbene per merito suo la mortalità per febbre puerperale fosse scesa ben sotto l'1%, egli veniva considerato un arrogante e presuntoso viennese che imponeva con prepotenza le proprie disposizioni. La situazione peggiorò quando nel 1861 pubblicò un trattato sulla “Eziologia Concetto e Profilassi della Febbre Puerperale”. Era un testo voluminoso, ripetitivo, scritto in modo confuso e poco documentato ma soprattutto violentemente polemico nei confronti della scienza ufficiale. Il mondo accademico rispose attaccandolo in modo sistematico, continuo e definitivo.

Semmelweis non ebbe più la forza di reagire e cadde in depressione, poi cominciò a dare segni di squilibrio mentale al punto che i famigliari, aiutati dal vecchio amico von Hebra, con un inganno, riuscirono a farlo internare in un manicomio viennese (Döbling). Il 13 agosto del 1865, dopo soli 14 giorni, Semmelweis morì per emorragia interna probabilmente provocata dalle percosse dei suoi guardiani. Si diffuse però la voce che si fosse suicidato procurandosi una volontaria infezione durante l'autopsia di una donna deceduta per febbre puerperale. Questa diceria venne alimentata da ulteriori pettegolezzi che attribuivano alcune sue stranezze e soprattutto questo suicidio così eclatante alla demenza senile conseguente ad una infezione sifilitica contratta in età giovanile. Solo nel 1965 un'indagine paleopatologica dimostrerà che Semmelweis non era mai stato sifilitico.

[modifica] Collocazione storica

A quell'epoca una terribile malattia caratterizzata da dolore, malessere generale e febbre elevata, conosciuta come "febbre puerperale" decimava letteralmente le puerpere ricoverate negli ospedali viennesi, così come in altri ospedali europei ed americani. Le cause venivano attribuite alle più fantastiche ipotesi:

  • i fluidi prodotti dall'utero e bloccati al suo interno, ristagnando, sarebbero andati incontro a putrefazione che diffondendosi nell'organismo ne avrebbe determinato la morte,
  • l'utero ingrossato dalla gravidanza avrebbe compresso e bloccato l'intestino provocando al suo interno il ristagno delle feci il cui imputridimento, attraverso il sistema venoso, avrebbe determinato la malattia mortale,
  • gas velenosi presenti nell'aria sarebbero stati inalati dalle donne provocando nelle stesse il blocco dei flussi uterini con conseguente putrefazione degli stessi.

Semmelweis era ossessionato da queste morti così frequenti e continuava a praticare autopsie sui cadaveri delle donne riscontrando quadri anatomo-patologici sempre uguali. Ma la cosa che più lo disorientava era la constatazione che nel Padiglione II dello stesso ospedale, gestito non da medici ma esclusivamente da ostetriche, la mortalità per febbre puerperale era dieci volte più bassa. Il turbamento creato da questo problema aumentava la pignoleria che metteva nelle sue ricerche.

[modifica] L'intuizione

Nel suo libro del 1861 Semmelweis da in evidenza la coincidenza tra sviluppo dell'anatomia patologica e l'aumento del numero letale delle mamme a causa della febbre puerperale nel 1823 (prima lineetta verticale). La seconda lineetta verticale ci fa vedere il cambiamento a causa dell'introdurre lavarsi mani con soluzione cloruro di calcio nel 1847. La curva blu ci fa vedere la statistica istorica dell'ostetricia di Dublin, dove non c'era l'anatomia patologica nella rata di 1784-1849.

Durante l'assenza di Semmelweis tra il primo ed il secondo periodo contrattuale, un suo collega ed amico, Jacob Kolletschka, era morto a seguito di una breve malattia. Semmelweis ebbe la possibilità di studiarne la cartella clinica e fu colpito da due elementi:

  • l'autopsia praticata sul cadavere evidenziava lesioni simili a quelle che si riscontravano sulle donne morte per febbre puerperale
  • Kolletschka solo qualche giorno prima si era ferito nel corso di una autopsia praticata sul cadavere di una di queste mamme.

Ciò fu sufficiente a Semmelweis per giungere ad un'ipotesi, straordinaria per l'epoca: la febbre puerperale è una malattia che viene trasferita da un corpo all'altro a seguito del contatto che i medici e gli studenti presenti in reparto hanno prima con le donne decedute (su cui praticano autopsia) ed immediatamente dopo con le partorienti che vanno a visitare in corsia.

Era una teoria sconvolgente per i tempi. Per dimostrarla il giovane Semmelweis mise in atto una banale disposizione: tutti coloro che entravano nel Padiglione I sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di cloruro di calcio. A questo aggiunse la disposizione che tutte le partorienti cambiassero le lenzuola sporche con altre pulite. I fatti gli diederò immediatamente ragione. Era il maggio 1847.

[modifica] La conferma della teoria

Effetto della disinfezione delle mani, senza (A), dopo lavarsele saponico (B), dopo disinfettarle con alcool (C).

Nell'anno 1846, su circa 4.000 puerpere ricoverate presso il Padiglione I ne erano morte 459 (pari all'11%) per febbre puerperale. Nel 1847, dopo l'adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calcio, su 3.490 pazienti ne morirono 176 (pari al 5%) e l'anno successivo la percentuale si attesterà intorno all'1%, la stessa da sempre del Padiglione II.

Questi dati avrebbero potuto suscitare se non entusiasmo almeno interesse o curiosità, invece gli attirarono gelosia, invidia e risentimenti vari. Il suo direttore trovava irritanti le iniziative di questo straniero ungherese, per giunta nazionalista (partecipò con entusiasmo ai moti del 1848) e che si arrogava il diritto di emanare disposizioni che non gli competevano, offensive per il personale (l'obbligo di lavarsi le mani) ed onerose per le pazienti (cambio delle lenzuola) e non gli fece rinnovare il contratto. L'appoggio di alcuni amici - Škoda, von Hebra, del suo vecchio maestro e grande patologo Rokitansky - servì solo in parte ad aiutarlo a diffondere le nuove teorie, osteggiate dal mondo medico che per principio rifiutava di ammettere che i medici stessi potessero essere degli "untori". Uno dei suoi più accaniti oppositori fu Rudolf Virchow, considerato il padre dell'istologia moderna.

[modifica] Riconoscimento postumo

I lavori del 1879 di Louis Pasteur e del 1883 di Joseph Lister avrebbero dimostrato la grandezza delle intuizioni di Semmelweis. Mettendo fine ad uno dei più grandi esempi di pregiudizio nei confronti di un uomo geniale, la città di Budapest nel 1894 gli eresse un monumento tombale e poi nel 1906 una statua, che successivamente sarebbe stata collocata davanti all'ospedale San Rocco, e infine gli intestò la Clinica Ostetrica dell'Università.

Già durante le più accese polemiche contro Semmelweis, l'amico Ferdinand von Hebra si era esposto in suo favore, pubblicando numerosi lavori sulle sue straordinarie scoperte ed attirandosi per questo non poche né trascurabili inimicizie. Sono sue le parole: "Quando qualcuno scriverà la storia degli errori umani ne troverà pochi più gravi di quello commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis."

[modifica] Film

[modifica] Bibliografia

  • Nuland Shervin B., Il morbo dei dottori. La strana storia di Ignác Semmelweis, Edizioni Codice, 2004
  • Carl Gustav Hempel, Filosofia delle scienze naturali, Il Mulino 1980 (Seconda edizione)
  • Louis-Ferdinand Céline, Il dottor Semmelweis, Adelphi edizioni, 1975
  • Louis-Ferdinand Céline, Semmelweis (1818-1865), Editions Gallimard, 1952

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