Principio di falsificabilità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Quello di falsificabilità (termine ricalcato sul tedesco Fälschungsmöglichkeit, traducibile più correttamente come "inficiabilità") è il criterio formulato da Karl Popper per demarcare l'ambito delle teorie controllabili, che pertiene alla scienza, da quello delle teorie non controllabili, da Popper stesso identificato con la metafisica.

Modello interpretativo della scienza basato sull'errore: quanto più si sbaglia, quanto più si elaborano nuove teorie che si rivelano fallaci, tanto più è possibile circoscrivere l'orizzonte della verità. Il progresso, secondo Popper, non consiste nell'accumulo di certezze, bensì nella progressiva eliminazione degli errori, in maniera analoga all'evoluzione biologica.[1]

Perché la metafisica non è scienza?[modifica | modifica sorgente]

La metafisica, per Popper, dunque non è più un insieme di teorie e fedi prive di senso, come per il neopositivismo; non è nemmeno la filosofia prima di Aristotele o in generale (come la si intende volgarmente) lo studio delle verità ultime e trascendenti. Essa è semplicemente ogni teoria (dotata di senso e significato) che non è scienza (ma che può, all'occasione, venire in aiuto alla scienza e al ricercatore, fornendogli idee e prospettive per inquadrare i problemi; o può addirittura, col crescere del sapere di sfondo, diventare scienza) perché non è mai falsificabile. In effetti, Popper dimostrò che la "verifica" non è sufficiente quando si vuol garantire la verità di una teoria scientifica. Di fatto, le teorie verificate si succedevano senza che nessuna riuscisse ad acquisire una volta per tutte l'infallibilità. E, rovesciando l'apparente evidenza secondo la quale la teoria scientifica sarebbe portatrice di certezza, Popper dimostrava che, invece, la caratteristica propria della scientificità di una teoria consiste nel "fallibilismo".[2]

Il concetto popperiano di falsificabilità (che definisce appunto un criterio di scientificità), si oppone nettamente a quello neopositivista di verificabilità, inteso a definire un criterio di senso (sono significative, cioè dicono qualcosa, solo le asserzioni verificabili induttivamente; le asserzioni delle metafisiche, che non lo sono, non sono significative). Un chiaro esempio di pseudo-scienza è l'astrologia, la quale non può essere sottoposta a un vaglio di falsificabilità.

Cosa afferma il criterio[modifica | modifica sorgente]

Il criterio di falsificabilità afferma dunque che una teoria, per essere controllabile, e perciò scientifica, deve essere “falsificabile”: in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti, secondo il procedimento logico del modus tollens (in base a cui, se da A si deduce B, e se B è falso, allora è falso anche A). Se una teoria non possiede questa proprietà, è impossibile controllare la validità del suo contenuto informativo relativamente alla realtà che essa presume di descrivere.

Come ha sottolineato Karl Popper, se una proposta teorica o un'ipotesi non può essere sottoposta a un controllo che possa falsificarla, allora il teorico che l'ha avanzata può suggerire, a partire da essa, qualsiasi altra concezione senza possibilità di contraddittorio: l'ipotesi iniziale può portarci a qualunque conclusione senza che si possa confutarla.[3]

« L'inconfutabilità di una teoria non è (come spesso si crede) un pregio, bensì un difetto. Ogni controllo genuino di una teoria è un tentativo di falsificarla, o di confutarla. La controllabilità coincide con la falsificabilità; alcune teorie sono controllabili, o esposte alla confutazione, più di altre; esse per così dire, corrono rischi maggiori. »
(K. Popper, in AA.VV., Filosofia e pedagogia dalle origini a oggi, vol. 3, p. 615, La Scuola, Brescia 1986)

Importanza del criterio[modifica | modifica sorgente]

L'assunzione del criterio di falsificabilità determina un mutamento di indirizzo nella concezione del metodo scientifico. In primo luogo, il falsificazionismo (filosofia della scienza basata appunto sul concetto di falsificabilità) implica il deduttivismo: la scienza procede per congetture, da cui si deducono conseguenze, e che possono essere confutate in base a tali conseguenze (di qui il titolo di una delle opere fondamentali di Popper: Conjectures and Refutations). Una volta che l'induzione per enumerazione è stata fatta fuori dall'esperimento mentale del tacchino induttivista; una volta che l'induzione per esclusione (secondo cui, per dirla con lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle "quando hai eliminato l'impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità") è stata destituita di fondamento in base all'osservazione che le teorie formulabili sono infinite di principio; l'unica cosa che resta è infatti il metodo deduttivo dei controlli. Collegato al deduttivismo è il comando metodologico della falsificazione: si deve cercare di falsificare una teoria, per eliminare al più presto l'errore e correggerlo.

Falsificazionismo e verosimiglianza[modifica | modifica sorgente]

Deducendolo dalle premesse della sua epistemologia falsificazionista, Popper formulò altresì un duplice criterio logico di verisimiglianza, che avrebbe dovuto guidare il ricercatore nella scelta fra due teorie: posto infatti che una teoria è sempre falsa di principio, si potrà solo cercare di minimizzare l'errore, cercando teorie sempre più verosimili, in un cammino infinito di approssimazione alla verità. Il criterio logico di verisimiglianza di Popper è così articolato:

Una teoria T2 è migliore di un'altra teoria T1 se:

1) rispetto a T1, il contenuto di verità di T2 è maggiore senza che sia maggiore il suo contenuto di falsità;

2) rispetto a T1, il contenuto di falsità di T2 è minore senza che sia minore il suo contenuto di verità.

Problemi insiti nel falsificazionismo[modifica | modifica sorgente]

Il falsificazionismo dissolve i problemi legati al verificazionismo dei positivisti logici e al principio di induzione. Tuttavia non è privo esso stesso di gravi incertezze sul piano logico. In primo luogo, è sempre possibile in linea di principio formulare ipotesi scientificamente valide sul piano del metodo, che pretendano di confutare lo stesso protocollo falsificante della vecchia teoria. La possibilità del moltiplicarsi delle ipotesi ad hoc, tese a evitare la falsificazione, rende pertanto comunque difficile, in linea di principio, comprendere in che cosa differisca una teoria scientifica da una teoria metafisica, anch'essa, e per definizione, sempre verificabile, perché sempre disponibile a nascondersi dietro il paravento teorico di ragionamenti che eludono la confutazione. Il problema è complicato da alcune prese di posizione dei filosofi analitici del linguaggio religioso, che finiscono per avere peso sulla distinzione più generale fra scienza e metafisica. Hick ad esempio descrive il linguaggio religioso (e per estensione, quello delle metafisiche) come soggetto a falsificazione non definitiva. Un altro teologo avvezzo ai metodi della filosofia analitica, Mitchell, ha parlato poi di verifica escatologica della religione (essendo l'esperienza della morte, l'ultimo angolo della via, in greco l'éskhaton, il luogo della sua conferma o smentita). Critiche massicce al falsificazionismo vengono poi dall'epistemologia anarchica di Paul Feyerabend, che in Contro il metodo ha appuntato i suoi strali contro il falsificazionismo popperiano e i suoi editti (per quanto il Popper contro cui Feyerabend polemizza non sempre corrisponda ai toni sfumati del vero pensiero di Popper stesso). Il risultato che emerge da queste critiche è in definitiva riassumibile nei seguenti punti (collegabili con la tesi di Quine-Duhem, circa l'impossibilità dell'experimentum crucis e della falsificazione conclusiva):

  • il falsificazionismo pretende di distinguere una teoria controllabile da una incontrollabile, dicendo che una teoria controllabile può essere confutata dall'esperienza;
  • tuttavia nulla vieta di tentare di confutare in maniera metodologicamente coerente la confutazione di una teoria;
  • allo stesso modo, una teoria di principio incontrollabile può essere criticata adottando prospettive di metodo ad essa opposte o contrarie; teniamo presente che, per Popper, una teoria incontrollabile contiene comunque degli indirizzi di metodo;
  • nulla vieta al sostenitore di una teoria incontrollabile, intesa come assunzione di un indirizzo di metodo, di tentare una controcritica perfettamente coerente;
  • sul piano puramente logico, non esiste pertanto alcuna effettiva possibilità di distinguere la controcritica metodologicamente coerente di una metafisica e la controconfutazione metodologicamente coerente di una teoria scientifica;
  • si tenga presente, in ogni caso, che la storia della scienza dimostra che il campo del vero e il campo del controllabile non coincidono (Popper) e che spesso una teoria di principio non controllabile può essere la madre cattiva di asserzioni buone (controllabili) (Watkins); dunque una metafisica particolarmente coerente e feconda e una teoria scientifica difficile da controllare osservativamente (o la teoria di una scienza debole come la sociologia, che risentisse fortemente del clima culturale della sua formulazione) sarebbero alquanto difficili da distinguere da un punto di vista puramente logico.

Di qui la difficoltà di demarcare nettamente la scienza dalla metafisica. L'unica cosa che rimane al ricercatore, come garanzia di principio per una corretta pratica di ricerca, è, oltre alla "fede nella ragione", l'atteggiamento di apertura verso i fatti (orientamento fallibilista), vòlto ad arricchire continuamente il contenuto informativo della teoria con cui lavora, tramite ripetuti tentativi di messa alla prova della teoria stessa.

Una costituzione più solida e autoconsistente del fallibilismo è forse ricavabile dalla filosofia della fondazione assoluta basata sugli universali logici del linguaggio, quale è stata formulata da parte di Karl-Otto Apel (pur aspramente criticato dai seguaci più accesi del popperismo, come William Bartley III -Herr. Prof. Otto Apel und sein hermeneutisches Gott-, che lo accusa di essere l'assertore, potenzialmente intollerante, di una sorta di suprema divinità ermeneutica annidata nei fondamenti del linguaggio).

Approfondimenti e aggiustamenti del falsificazionismo sono venuti da Imre Lakatos, con la formulazione di un falsifcazionismo sofisticato (lotta fra teorie in contrasto) contro il falsificazionismo ingenuo della prima Logik der Forschung (lotta fra teoria e fatti) e la definizione del concetto di programma di ricerca (dinamico se scientificamente produttivo e predittivo, degenerativo se fatto solo di ipotesi ad hoc); da John Watkins, che ha centrato l'obbiettivo sull'analisi logico-filosofica delle cosiddette metafisiche, definendole, in una sorta di rivisitata terminologia neo-kantiana, come degli a priori non necessari che indicano la via da seguire nella ricerca; da Thomas Kuhn, ideatore del concetto di paradigma, di esperimento come rompicapo (puzzle), dell'opposizione fra scienza normale e rivoluzione scientifica, intesa come totale riorientamento gestaltico dell'interpretazione del mondo; da Larry Laudan, che ha incentrato il suo pensiero sulla storia della scienza, fatta di dibattito sui problemi, e ha proposto una soluzione pragmatica, e non semplicemente logica, come via d'uscita dalla crisi del criterio popperiano di verosimiglianza.

Critiche al criterio logico di verosimiglianza proposto da Popper[modifica | modifica sorgente]

Una serie di pensatori post-popperiani, Pavel Tichý,[4][5] David Miller[6][7] e John Henry Harris,[8] hanno affermato l'insostenibilità logica del criterio di verosimiglianza di Popper in tutte e due le sue forme.

Partiamo infatti dalla prima delle formulazioni di tale criterio: T2 è più verosimile di T1, se il suo contenuto di verità è maggiore di quello di T1, senza che per questo risulti maggiore anche il suo contenuto di falsità. Consideriamo quindi l'insieme V di tutte le previsioni vere e la sua intersezione con P2, inteso come l'insieme delle previsioni di T2. L'intersezione fra P2 e V costituirà l'insieme P2 ∩ V, che sarà l'insieme delle previsioni vere di T2. Chiameremo F2 l'insieme delle previsioni non vere di T2. Data la struttura logica di T2, sarà sempre possibile instaurare correlazioni non vere fra una proposizione dell'insieme P2 ∩ V (previsioni vere di T2) e una proposizione dell'insieme F2 delle previsioni non vere di T2. Anche ammesso di aumentare il contenuto di verità di T2, all'aumentare delle previsioni vere di T2 aumenteranno propozionalmente anche le sue previsioni false. E un procedimento logico uguale, ma di senso inverso, si verifica con la diminuzione del contenuto di falsità della teoria nuova rispetto alla vecchia. In parole povere, il criterio di verosimiglianza di Popper si scontra con un dato elementare, cioè che ogni teoria (sempre di principio falsa) può implicare infinite previsioni false e infinite previsioni vere, e dunque la differenza di validità del loro contenuto informativo non risulta quantificabile su un piano meramente logico.

Lo stesso Popper scrisse:

« Accettai la critica della mia definizione pochi minuti dopo che mi fu presentata, chiedendomi come mai non avessi visto prima l'errore.[9] »

A questa grave aporia risponde il criterio pragmatico di Larry Laudan, il quale, assunte le conseguenze dell'inefficacia e della contraddittorietà del concetto di maggior verosimiglianza, arriva a concludere semplicemente che: 1) una teoria viene escogitata, in un dato momento della storia della scienza, per risolvere i problemi che in quel momento storico sono centrali nel dibattito scientifico; 2) che la teoria scientifica migliore è quella, che in un dato momento storico, risolve più problemi e i problemi all'epoca più importanti.

Implicazioni ontologiche sottese al falsificazionismo; falsificazionismo e teoria della politica[modifica | modifica sorgente]

Il falsificazionismo è un'epistemologia (di stampo razionalista) fortemente realistica: ogni teoria descrive comunque, in modo obbiettivo, aspetti reali dell'oggetto della sua indagine. Nella sua formulazione più pura, il falsificazionismo vede la storia della scienza come orientata teleologicamente alla conoscenza della verità e cerca di fornire delle forti regulae ad derectionem ingenii, per governare, dal punto di vista logico, questo cammino storico di conoscenza teleologicamente orientato.

Un corrispettivo, sul piano politico e della filosofia del diritto, del falsificazionismo, è l'idea di società aperta intesa come sistema predisposto costituzionalmente alla falsificazione ordinaria (e dunque non violenta) delle linee politiche inefficaci (di qui anche il complesso dibattito sulle scienze storico-sociali e politiche, da parte di Popper e di Gustav Hempel contro esponenti della scuola di Francoforte come Jurgen Habermas ed Hans Albert); la società aperta, come luogo permanente della sperimentazione politica, è tesa a un governo sempre più razionale ed efficace del sistema sociale (nella sua forma estrema, una sorta di governo logico-critico della storia).

La crisi del falsificazionismo ha implicato, dopo Popper, la rinuncia all'idea di una storia della scienza teleologicamente orientata, almeno in senso forte (il massimo obbiettivo che si è riusciti a raggiungere è stata la formulazione, da parte di Laudan, di una teleologia pragmatica e storicamente condizionata della conoscenza scientifica).

Epistemologia falsificazionista e psicologia[modifica | modifica sorgente]

Falsificabilità e psicoanalisi[modifica | modifica sorgente]

Popper racconta, relativamente alla sua esperienza nel campo della psicopedagogia, che all'epoca in cui lavorava con Alfred Adler, uno dei grandi teorici della psicoanalisi, si trovò di fronte il caso di un bambino che sembrava non collimare con le impostazioni di fondo della teoria psicologica adleriana. Popper sottopose ad Adler il problema e questi, con grande sorpresa del filosofo, riuscì a darne un'interpretazione perfettamente adleriana sotto ogni punto di vista. Alla domanda di Popper, come Adler avesse fatto a ricondurre un caso atipico nell'alveo della propria teoria psicologica, Adler stesso rispose: "Grazie alla mia esperienza di mille casi come questo"... che adesso, concluse Popper, era divenuta esperienza di mille e un caso. Da questo aneddoto si ricava che Popper dedusse il suo criterio di scientificità anche dalla sua esperienza sul campo, proprio confrontandosi con le teorie psicoanalitiche in voga nella prima metà del Novecento. Se ne deduce anche che, dal punto di vista del razionalismo critico di Popper, la psicoanalisi non è una teoria controllabile, ma una metafisica del comportamento umano.

Falsificabilità e comportamentismo[modifica | modifica sorgente]

L'epistemologia falsificazionista si basa su una teoria della conoscenza contraria all'induzione e a ogni processo cognitivo basato sull'apprendimento per ripetizione ed enumerazione. Il principio euristico alla base del razionalismo critico popperiano consiste nell'affermazione che il processo conoscitivo per prova ed errore di a priori teorici, tipico della scienza, non sia altro che la formalizzazione metodologica di quella che è l'interazione cognitiva fra individuo e ambiente nell'esperienza quotidiana. Pertanto è ovvio che il concetto di falsificabilità si inserisca nell'ottica di una filosofia e di un approccio cognitivo che si oppongono al concetto di riflesso condizionato (che, essendo una sorta di apprendimento iterativo per induzione, non esiste) e al comportamentismo, che su di esso si fonda.

Falsificabilità, psicologia della forma ed epistemologia genetica di Jean Piaget[modifica | modifica sorgente]

Il falsificazionismo popperiano è invece vicino alla psicologia della forma o Gestaltpsychologie, il cui principio di fondo è l'idea che la psiche umana possegga di per sé, in modo innato, forme (in tedesco Gestalten) entro cui strutturare i dati sensori dell'esperienza. Ancora più congeniale al falsificazionismo è la teoria della psicologia dell'età evolutiva (epistemologia genetica) formulata e sperimentata da Jean Piaget, secondo il quale l'uomo, nella formazione delle sue strutture cognitive, a partire dall'infanzia, non fa altro che sviluppare moduli interpretativi dell'esperienza che poi vengono progressivamente sostituiti con altri moduli interpretativi e cognitivi più evoluti e complessi.

Falsificazionismo ed ermeneutica[modifica | modifica sorgente]

Il falsificazionismo sembra avere inoltre forti punti di contatto con la teoria ermeneutica di Hans Georg Gadamer, il quale concepisce l'interpretazione come una dinamica conoscitiva in cui le pre-comprensioni e i pre-giudizi (Vorurteile) dell'interprete si scontrano con l'alterità dell'oggetto interpretato, il testo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. Dario Antiseri, Karl Popper: protagonista del secolo XX, p. 118, Rubbettino, 2002.
  2. ^ Edgar Morin, La conoscenza della conoscenza, Feltrinelli 1986
  3. ^ Benjamin Libet, Mind time, Cortina 2007
  4. ^ (EN) P. Tichý (1974), On Popper's Definitions of Similitude, in British Journal for the Philosophy of Science 25 (2):155-160. Parzialmente disponibile online.
  5. ^ (EN) P. Tichý (1976), Verisimilitude Redefined, in British Journal for the Philosophy of Science 27 (1):25-42. Parzialmente disponibile online.
  6. ^ (EN) D. Miller (1974), Popper's Qualitative Theory of Verisimilitude, in British Journal for the Philosophy of Science 25 (2):166-177. Parzialmente disponibile online.
  7. ^ (EN) D. Miller (1974), On the Comparison of False Theories by Their Bases, in British Journal for the Philosophy of Science 25 (2):178-188. Parzialmente disponibile online.
  8. ^ (EN) J.H. Harris (1974), Popper's Definitions of 'Verisimilitude', in British Journal for the Philosophy of Science 25 (2):160-166. Parzialmente disponibile online.
  9. ^ K.R. Popper, Poscritto alla logica della scoperta scientifica, vol 1: Il realismo e lo scopo della scienza, Milano, il Saggiatore, 1984, p. 23. Nuova edizione economica 1994. ISBN 8842802050; ISBN 9788842802051.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

filosofia Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di filosofia