Pragmatismo

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Per pragmatismo si intende l'indirizzo filosofico contemporaneo, affermatosi a cavallo tra XIX e XX secolo negli Stati Uniti, secondo il quale l'attività pratica, che agisce direttamente sulla realtà, deve avere la preminenza sulle attività speculative, e la verità, o la validità di una teoria è affidata alla sua verifica pratica, nella quale la funzione fondamentale dell'intelletto è di consentire una conoscenza obiettiva della realtà, e non è separabile dalla funzione di consentire un'efficace azione su di essa.

Un pragmatista, in altre parole, sarà interessato a questioni di metodo o di fine se la loro risoluzione porta ad agire con profitto ed efficacia, attraverso un continuo rimando a premesse e circostanze concrete, tralasciando le sottigliezze meramente verbali. Avrà un atteggiamento mentale e comportamento di chi privilegia la pratica e la concretezza rispetto alla teoria, agli schemi astratti e ai principi ideali. Al concetto tradizionale di verità teoretica come criterio di scelta tra diverse dottrine si sostituisce dunque la pratica utilità, intesa in senso ampio (fecondità per la vita religiosa e morale come per la scienza).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Richard Rorty (Consequences of Pragmatism. University of Minnesota Press, 1982) propone tre caratterizzazioni del termine "pragmatismo" (termine a suo dire "vago, ambiguo e trito"):

  • Il pragmatismo "è semplicemente l'antiessenzialismo applicato a nozioni come verità, conoscenza, linguaggio, moralità, ed simili oggetti della teorizzazione filosofica". Concetto questo che deriva direttamente dal rifiuto da parte dei pragmatisti classici (Peirce, James, ecc.) della teoria della verità come corrispondenza con la realtà. Secondo James è nel vocabolario della pratica e dell'azione, piuttosto che della teoria e della contemplazione, che si può dire qualcosa di utile sulla verità.
  • Secondo i pragmatisti "non esiste una differenza epistemologica tra la verità circa ciò che deve essere e la verità circa ciò che è, né alcuna differenza metafisica tra moralità e scienza", perché "gli schemi di tutte le ricerche - scientifiche come morali - è la deliberazione circa le relative attrattive delle varie alternative concrete"
  • Il pragmatismo "è la dottrina secondo cui non vi sono limiti o paletti alla ricerca se non quelli della conversazione - nessun limite generale imposto dalla natura degli oggetti, o della mente, o del linguaggio, ma solo quei limiti particolari che sorgono nella discussione con i nostri compagni di ricerca", ovvero il riconoscimento del carattere contingente dei nostri punti di partenza e l'accettazione che l'unica fonte di guida per noi è la comune eredità e la discussione interna alla comunità umana.

Critiche al funzionalismo[modifica | modifica wikitesto]

  • Il concetto può essere esteso ad ogni forma di conoscenza?
  • Il fatto che una teoria funzioni o meno è l'unico criterio di conoscenza?
  • Una teoria è vera perché funziona o funziona perché è vera?

Considerando la seconda questione, i pragmatisti propongono un'"epistemologia del relativismo": non esiste un'unica verità, ma tante verità legate ai diversi contesti culturali.

Neo-pragmatismo[modifica | modifica wikitesto]

Il pragmatismo venne pressoché soppiantato con l'avvento del neopositivismo a cavallo delle due guerre mondiali, ma rimase come leitmotiv sotterraneo della filosofia americana sino alla sua attuale riscoperta. Il neo-pragmatismo è attualmente una delle correnti maggiori della filosofia americana.

Pragmaticismo[modifica | modifica wikitesto]

Il pragmaticismo è una corrente teorica affine e parzialmente sovrapponibile al pragmatismo, ideata da Charles Sanders Peirce; la principale differenza tra il pragmatismo di James e il pragmaticismo di Peirce è che il primo sostenne che il significato di una parola coincide con le conseguenze pratiche che quella parola suscita, significato e azione tendono perciò, qui, a sovrapporsi. Per il secondo, invece, una teoria del significato che si risolve nell'azione è di fatto un controsenso. Per Peirce le conseguenze pratiche di un'azione, non coincidono con il significato in sé, quanto con una sorta di indice cognitivo, che ci costringe ad aggiornare la mappa mentale dei significati legati a quella parola.

Pragmatismo e filosofia americana[modifica | modifica wikitesto]

Il pragmatismo fu la prima filosofia americana elaborata autonomamente. Il suo padre ispiratore fu Ralph Waldo Emerson, che alcuni già considerano un protopragmatista o anche un vero e proprio pragmatista, e i suoi fondatori furono Charles Sanders Peirce e William James. Il filosofo e pedagogista americano John Dewey, tornando fra l'altro ad una personale rilettura di Emerson, elaborò il pragmatismo in una nuova filosofia che chiamò Strumentalismo.

I pragmatisti consideravano la conoscenza come adattamento soddisfacente alla realtà. La conoscenza quindi, non è più un sapere piramidale, cumulativo e un patrimonio stabile, bensì un flusso sempre in divenire. L'azione diventa criterio di conoscenza. Se per Aristotele la conoscenza aveva come fine il sapere, il conoscere, per uno scopo contemplativo che nasceva dalla meraviglia e dallo stupore degli antichi nei confronti della natura, ora la conoscenza è causata dal semplice bisogno di agire nel mondo. Le teorie non sono più domande, ma costituiscono gli strumenti che permettono l'adattamento. Le questioni metafisiche non interessavano ai pragmatisti, in particolare a James, poiché non sono domande che la filosofia si doveva porre.

Rappresentanti del pragmatismo[modifica | modifica wikitesto]

Protopragmatismo

  • Ralph Waldo Emerson (il protopragmatista moderno, dopo i sofisti greci; filosofia esistenziale e pedagogica)

Pragmatismo classico

Neo-Pragmatisti

Pragmatisti in senso lato

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