Costruttivismo (filosofia)

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Il costruttivismo è una posizione filosofica e epistemologica che considera la nostra rappresentazione della realtà, e quindi il mondo in cui viviamo, come il risultato dell'attività costruttrice delle nostre strutture cognitive.

Teoria generale[modifica | modifica wikitesto]

La vita è un processo cognitivo: vivere significa conoscere e conoscere significa vivere. È attraverso il processo cognitivo, che nasce dall’esperienza individuale, che ogni essere vivente genera il proprio mondo. L’esperienza vissuta è il punto di partenza di ogni conoscenza e l’uomo compie le proprie esperienze attraverso il proprio corpo avente struttura determinata. Soggetti diversi rispondono in maniera diversa ad uno stesso stimolo e la risposta sarà determinata dal modo in cui l’osservatore è strutturato. È la struttura dell’osservatore che determina come esso si comporterà e non l’informazione ricevuta. L’informazione in sé non ha significato se non quello che le attribuisce il sistema con cui interagisce, perciò la sua stessa esistenza, e la stessa realtà oggettiva, può essere messa «tra parentesi», secondo un'espressione utilizzata da Husserl.

Tutte quelle proprietà che si credeva facessero parte delle cose, si rivelano così proprietà dell’osservatore, per cui l'oggettività che conta non è quella esterna e indipendente dal soggetto, ma quella data dall'obiettivo (mentale) verso cui si dirige ogni atto intenzionale del pensiero.

Gli esiti di questa concezione sono diversi. Da un lato, se ogni soggetto costruisce la propria realtà quale i suoi sensi gli presentano (soggettivismo), e se questa realtà è mutevole nel tempo e nello spazio in ragione dello stato in cui egli stesso e l'oggetto osservato si trovano, si aprirebbero le porte del relativismo, in base al quale non esisterebbe più alcuna vera differenza tra ciò che si conosce e ciò che è. D'altro lato, non mancano posizioni critiche nei confronti del relativismo stesso, che rilevano come esso cada in una palese contraddizione in termini quando pretende di negare ogni possibilità di conoscenza oggettiva da un punto di vista oggettivo, o di affermare la relatività del tutto facendone una tesi assoluta.[1]

Critico del costruttivismo è stato il filosofo statunitense Paul Artin Boghossian autore dell'opera Paura di conoscere. Contro il relativismo e il costruttivismo (Roma, Carocci, 2006).

Origini ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del costruttivismo, come di tutte le correnti filosofiche soggettiviste, sono molto antiche. Tra i precursori troviamo in Occidente la scuola sofista (V secolo a.C.) dagli esiti relativistici, la quale, come tramandatoci da Platone nel Teeteto, afferma con Protagora: L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono per quello che sono, di quelle che non sono per quel che non sono. Ancor prima (a partire dal VI secolo a.C.) in Oriente si sviluppa il pensiero buddista che fonda la saggezza sul principio di vacuità, secondo il quale i fenomeni non hanno esistenza intrinseca (oggettiva), ma sono solo convenzioni e apparenze nominali (velo di maya), che occorre eliminare del tutto fin quando si approderà al nulla, che però non sarà più il nulla dei fenomeni illusori e relativi della maya, ma un nulla causato dalla perdita totale della coscienza e dell'io individuale che si smarrisce nel Nirvana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Husserl, ad esempio, contestando lo psicologismo, sosteneva che le leggi della logica esprimono una necessità assoluta, su cui si basa la possibilità stessa del conoscere e del pensare (cfr. Husserl, Ricerche logiche, 1901-1903).

Esponenti principali[modifica | modifica wikitesto]

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