Costruttivismo (filosofia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« L’uomo è infelice perché non sa di essere felice. »
(Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici, 1983)
L'illusione di Herring. Le linee orizzontali sembrano oblique e convesse (falsa percezione), ma in realtà le due linee sono parallele (realtà). Nell'ambito del costruttivismo, a seconda dell'individuo la cui mente decodifica l'immagine, entrambe le proposizioni sono potenzialmente "vere".

Il costruttivismo è una posizione filosofica e epistemologica che considera la rappresentazione della realtà, e quindi il mondo in cui viviamo, come il risultato dell'attività costruttrice delle nostre strutture cognitive, assumendo una prospettiva spesso relativistica e soggettivista.

Seppur molti costruttivisti, di matrice più razionalista, affermino l'esistenza di una realtà oggettiva e fisica e di alcuni principi morali, quello che conta, nell'interazione tra soggetti e tra soggetto e mondo, è solo e unicamente la realtà percepita. Da questo deriva una prospettiva di tolleranza paradossalmente superiore a quella oggettivista nei confronti delle opinioni e dei fatti altrui, e la possibilità di migliorare la realtà stessa, anche solo migliorandone la percezione (come si può peggiorarla, peggiorandone la percezione).[1]

Precursori[modifica | modifica wikitesto]

« Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. »
(Epitteto)

Tale teoria ha nei suoi precursori diversi pensatori: da Eraclito agli stoici (come Epitteto, per cui non conta la realtà ma la nostra immagine di essa, insistendo così sulla necessità di costruirsi comunque una realtà soddisfacente), dai sofisti (specialmente Protagora e Gorgia, con il loro relativismo gnoseologico ed etico) fino ad alcuni esistenzialisti talvolta portatori di relativismo o costruttori di un'etica personale, come Husserl, Nietzsche, Stirner, Schopenhauer (Il mondo come volontà e rappresentazione), Camus[2], Sartre (con il suo soggettivismo) e Heidegger, e, in oriente, il buddhismo e il taoismo, senza escludere Henri Bergson, Karl Popper e Giambattista Vico.[3]

Origini ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del costruttivismo, come di tutte le correnti filosofiche soggettiviste, sono molto antiche. Tra i precursori troviamo in Occidente la scuola sofista (V secolo a.C.) dagli esiti relativistici, la quale, come tramandatoci da Platone nel Teeteto, afferma con Protagora:

« L'uomo è la misura di tutte le cose di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono »
(Protagora, fr.1, in Platone, Teeteto, 152a)

. Ancor prima (a partire dal VI secolo a.C.) in Oriente si sviluppa il pensiero buddista che fonda la saggezza sul principio di vacuità, secondo il quale i fenomeni non hanno esistenza intrinseca (oggettiva), ma sono solo convenzioni e apparenze nominali (velo di maya), che occorre eliminare del tutto fin quando si approderà al nulla, che però non sarà più il nulla dei fenomeni illusori e relativi della maya, ma un nulla causato dalla perdita totale della coscienza e dell'io individuale che si smarrisce nel Nirvana.

Vi sono anche dei rapporti con lo strutturalismo e anche taluni aspetti della fisica quantistica e della teoria della relatività generale, nonché della psicoanalisi (Freud, Jung) e dei suoi derivati (come il surrealismo), hanno influenzato il pensiero costruttivista.

« La realtà è una cospirazione creata dall'illusione dei sensi. »
(Roger Penrose, fisico teorico)

Teoria generale[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« The belief that one’s own view of reality is the only reality is the most dangerous of all delusions »

(IT)

« La credenza che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni »

(Paul Watzlawick, La realtà della realtà[4])

La vita è un processo cognitivo: vivere significa conoscere e conoscere significa vivere. È attraverso il processo cognitivo, che nasce dall’esperienza individuale, che ogni essere vivente genera il proprio mondo. L’esperienza vissuta è il punto di partenza di ogni conoscenza e l’uomo compie le proprie esperienze attraverso il proprio corpo avente struttura determinata. Soggetti diversi rispondono in maniera diversa ad uno stesso stimolo e la risposta sarà determinata dal modo in cui l’osservatore è strutturato. È la struttura dell’osservatore che determina come esso si comporterà e non l’informazione ricevuta. L’informazione in sé non ha significato se non quello che le attribuisce il sistema con cui interagisce, perciò la sua stessa esistenza, e la stessa realtà oggettiva, può essere messa «tra parentesi», secondo un'espressione utilizzata da Husserl.

Tutte quelle proprietà che si credeva facessero parte delle cose, si rivelano così proprietà dell’osservatore, per cui l'oggettività che conta non è quella esterna e indipendente dal soggetto, ma quella data dall'obiettivo (mentale) verso cui si dirige ogni atto intenzionale del pensiero.

Gli esiti di questa concezione sono diversi. Da un lato, se ogni soggetto costruisce la propria realtà quale i suoi sensi gli presentano (soggettivismo), e se questa realtà è mutevole nel tempo e nello spazio in ragione dello stato in cui egli stesso e l'oggetto osservato si trovano, si aprirebbero le porte del relativismo, in base al quale non esisterebbe più alcuna vera differenza tra ciò che si conosce e ciò che è, dato che ogni essere senziente ha il proprio mondo personale (il principio di non contraddizione viene a decadere).

D'altro lato, non mancano posizioni critiche nei confronti del relativismo stesso, che rilevano come esso cada in una palese contraddizione in termini quando pretende di negare ogni possibilità di conoscenza oggettiva da un punto di vista oggettivo, o di affermare la relatività del tutto facendone una tesi assoluta. Husserl, ad esempio, contestando lo psicologismo, sosteneva che le leggi della logica esprimono una necessità assoluta, su cui si basa la possibilità stessa del conoscere e del pensare.[5]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il costruttivismo così definito, per vari cambiamenti sul piano culturale, filosofico e della ricerca tecnologica, nasce come un nuovo quadro teorico negli anni '70 e 80. Esso scaturisce dal crollo dell'idea che la conoscenza possa essere oggettivamente appresa.[6]

Nasce soprattutto come esigenza di abbandonare un cognitivismo H. I. P. (Human Information Processing) che non ha mai del tutto rinunciato ad alcune componenti meccanicistiche proprie del comportamentismo.[6]

Gnoseologia[modifica | modifica wikitesto]

I concetti principali che caratterizzano l'attuale costruttivismo sono i seguenti[6]:

  1. la conoscenza è prodotto di una costruzione attiva del soggetto,
  2. la conoscenza ha carattere "situato", ancorato nel contesto concreto,
  3. la conoscenza si svolge attraverso particolari forme di collaborazione e negoziazione sociale.

In primo piano viene posta la "costruzione del significato" sottolineando il carattere attivo, polisemico, non predeterminabile di tale attività.[6]

La teoria della conoscenza (gnoseologia) dei costruttivisti postula che il conoscere sia[6]:

  • il prodotto di una costruzione attiva da parte del soggetto;
  • strettamente collegato alla situazione concreta in cui avviene l'apprendimento;
  • nascente dalla collaborazione sociale e dalla comunicazione interpersonale.

Nel costruttivismo si assume che la formazione sia un'esperienza situata in uno specifico contesto: il soggetto, spinto dai propri interessi, costruisce attivamente una propria concezione della realtà attraverso un processo di integrazione di molteplici prospettive offerte.[6]

Didattica[modifica | modifica wikitesto]

Il costruttivismo recupera alcuni concetti del positivismo e del neopositivismo: la conoscenza come costruzione attiva del soggetto, è un concetto presente in gran parte della ricerca di questo secolo. Dewey, Piaget e Vygotskij possono essere considerati costruttivisti. L'apprendimento non è visto solo come un'attività personale, ma come il risultato di una dimensione collettiva d'interpretazione della realtà. La nuova conoscenza si costruisce non solo in base a ciò che è stato acquisito in passate esperienze ma anche e soprattutto attraverso la condivisione e negoziazione di significati espressi da una "comunità di interpreti".[6]

Esso è anche un nuovo quadro di riferimento learning centered che pone, cioè, il soggetto che apprende al centro del processo formativo, in alternativa ad un approccio educativo teaching centered, basato sulla centralità dell'insegnante, unico e indiscusso detentore di un sapere universale, astratto e indipendente dal contesto di riferimento.[6]

Critici[modifica | modifica wikitesto]

Un critico del costruttivismo è stato il filosofo statunitense Paul Artin Boghossian.[7] Al costruttivismo si oppongono anche il neopositivismo classico, il neoidealismo, l'oggettivismo e spesso il giusnaturalismo, oltre che le filosofie assolutiste e anti-relativiste, che pongono un Assoluto come punto di verità immodificabile, che sia religioso (come nella filosofia cattolica) o laico (come nella filosofia della libertà di von Hayek, che per altri versi è però affine a Popper).

Campi di applicazione[modifica | modifica wikitesto]

Il costruttivismo, oltre che nella filosofia generale, ha prodotto contributi principalmente nella forma epistemologica, nella psicologia (specialmente la psicologia sistemica, la psicoterapia strategica e quella cognitivo-comportamentale, con influssi di quella Ericksoniana, nonché nella disciplina non riconosciuta della programmazione neuro linguistica) e nella sociologia (costruttivismo sociale e costruzionismo) ma anche in matematica e in cibernetica, linguistica e arte (da non confondere con il costruttivismo artistico sorto nel 1913, che rappresenta un movimento a sé stante).

Psicologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Costruttivismo (psicologia).
« Il fondamentale modello ci è fornito dalla storiella dell'uomo che batteva le mani ogni dieci secondi. Interrogato sul perché di questo strano comportamento, rispose: "Per scacciare gli elefanti". "Elefanti? Ma qui non ci sono elefanti!" E lui: "Appunto" »
(Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici)

Notevoli applicazioni sono derivate dalle teorie costruttiviste in psicologia, dove la realtà può essere "piegata" a fini terapeutici e autoterapeutici (un esempio è l'utilizzo della fallacia argomentativa). Nell'ambito della matrice epistemologica costruttivista, viene messa in discussione la possibilità di una conoscenza "oggettiva", in quanto sapere totale che rappresenti, in modo fedele, un ordine esterno indipendente dall’osservatore; la stessa osservazione diretta dei fenomeni non è più considerata fonte privilegiata di conoscenza obiettiva.[8] Un'affermazione che ben riflette i cambiamenti avvenuti nel campo dell’epistemologia moderna da Karl Popper in poi, è la seguente proposizione:

« Tutto ciò che è detto è detto da qualcuno. »
(Gregory Bateson, ripreso da Humberto Maturana[8])

Non esistono fatti "nudi", ovvero al di fuori delle teorie. Al contrario, ogni osservazione, è ritenuta possibile solo alla luce di teorie, e nessuna conoscenza è data dall'ambiente, ma è sempre sviluppo di una conoscenza precedente. L’approccio si dice costruttivista in quanto tiene in considerazione il punto di vista di chi osserva, di chi esamina; esso considera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) dal soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La realtà, in quanto oggetto della nostra conoscenza, sarebbe dunque creata dal nostro continuo "fare esperienza" di essa. La determiniamo dal modo, dai mezzi, dalla nostra disposizione nell’osservarla, conoscerla e comunicarla. Si forma nei processi d’interazione ed attraverso l’attribuzione di significati alla nostra esperienza. In questi processi il linguaggio ha certamente un ruolo fondamentale. La "costruzione" si poggia quindi su mappe cognitive che servono agli individui per orientarsi e costruire le proprie interpretazioni.[8] Persino alcuni disturbi mentali non vengono ritenuti tali, ma solo distorsioni eccessive e forme della propria visione del mondo.[9]

« È reale ciò che viene definito tale da un numero sufficientemente alto di essere umani. In questa occasione estrema la realtà è una convenzione interpersonale, proprio come l'uso di una lingua si basa sull'accordo tacito e per lo più assolutamente inconscio che determinati suoni e segni abbiano un ben preciso significato. La realtà di una banconota, per esempio, non consiste tanto nel fatto di essere un pezzo di carta stampato a vari colori, bensì nell'accordo interpersonale secondo cui tale oggetto rappresenta un valore specifico. »
(Paul Watzlawick, Il codino del barone di Münchhausen. Ovvero: psicoterapia e realtà, citato in Patrizia de Mennato, La ricerca "partigiana" teoria di ricerca educativa, Libreria CUEM, Milano 1994))

Esponenti principali[modifica | modifica wikitesto]

Studiosi costruttivisti o a vario titolo ispirati ad esso, divisi secondo il loro principale campo di lavoro (Nota: molti di loro sono o furono comunque attivi in più di un singolo ramo della conoscenza). Per un elenco di filosofi specificamente costruttivisti vedi categoria:Costruttivisti

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Psicologia[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Matematici[modifica | modifica wikitesto]

Scienziati e studiosi[modifica | modifica wikitesto]

Cibernetica, informatica e linguistica[modifica | modifica wikitesto]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «La profezia dell'evento porta all'avverarsi della profezia. La sola condizione è che ci si profetizzi o ci si faccia profetizzare qualcosa, e che la si ritenga un fatto imminente e di forza maggiore. In questo modo si arriva proprio là dove non si voleva arrivare». (Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici)
  2. ^ The Constructivist Leader, VII, Teachers College Press, 2002
  3. ^ Costruttivismo, fenomenologia e brain imaging
  4. ^ Titolo originale "How Real is Real?: Confusion, Disinformation, Communication", Vintage Books, 1976, p. XIII
  5. ^ E. Husserl, Ricerche logiche, 1901-1903
  6. ^ a b c d e f g h Costruttivismo: lezione su Wikiversità
  7. ^ P. A. Boghossian, Paura di conoscere. Contro il relativismo e il costruttivismo, Roma, Carocci, 2006
  8. ^ a b c L'albero della conoscenza: Maturana e Varela
  9. ^ a b «Ogni persona costruisce la realtà sulla base di ciò che fa, guidata dalla prospettiva che assume nella percezione della realtà con la quale interagisce. (...) Non esiste una conoscenza vera, ma solo una conoscenza idonea (..) che ci permette cioè di gestire la realtà in cui viviamo. (...) I disturbi mentali sono il risultato di una percezione e reazione disfunzionale verso la realtà.»(G. Nardone, Psicosoluzioni. Risolvere rapidamente complicati problemi umani, RCS, 1998, pagg. 9-19)
  10. ^ Wittgenstein Was a Social Constructivist
  11. ^ a b c Catia Giaconi, Le vie del costruttivismo, Armando editore, 2008, pag. 45
  12. ^ Basi teoriche della terapia breve strategica
  13. ^ Marcello Candotto, Dietro le quinte, 2013

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • Devitt, M. 1997. Realism and Truth, Princeton University Press.
  • Gillett, E. 1998. "Relativism and the Social-constructivist Paradigm", Philosophy, Psychiatry, & Psychology, Vol.5, No.1, pp. 37–48
  • Joe L. Kincheloe 2001. Getting beyond the Facts: Teaching Social Studies/Social Science in the Twenty-First Century, NY: Peter Lang.
  • Joe L. Kincheloe 2005. Critical Constructivism Primer, NY: Peter Lang.
  • Joe L. Kincheloe 2008. Knowledge and Critical Pedagogy, Dordrecht, The Netherlands: Springer.
  • Kitching, G. 2008. The Trouble with Theory: The Educational Costs of Postmodernism, Penn State University Press.
  • Friedrich Kratochwil: Constructivism: what it is (not) and how it matters, in Donattela Della Porta & Michael Keating (eds.) 2008, Approaches and Methodologies in the Social Sciences: A Pluralist Perspective, Cambridge University Press, 80-98.
  • Mariyani-Squire, E. 1999. "Social Constructivism: A flawed Debate over Conceptual Foundations", Capitalism, Nature, Socialism, vol.10, no.4, pp. 97–125
  • Matthews, M.R. (ed.) 1998. Constructivism in Science Education: A Philosophical Examination, Kluwer Academic Publishers.
  • Edgar Morin 1986, La Méthode, Tome 3, La Connaissance de la connaissance.
  • Nola, R. 1997. "Constructivism in Science and in Science Education: A Philosophical Critique", Science & Education, Vol.6, no.1-2, pp. 55–83.
  • Jean Piaget 1967. Logique et Connaissance scientifique, Encyclopédie de la Pléiade.
  • Herbert A. Simon 1969. The Sciences of the Artificial (3rd Edition MIT Press 1996).
  • Slezak, P. 2000. "A Critique of Radical Social Constructivism", in D.C. Philips, (ed.) 2000, Constructivism in Education: Opinions and Second Opinions on Controversial Issues, The University of Chicago Press.
  • Suchting, W.A. 1992. "Constructivism Deconstructed", Science & Education, vol.1, no.3, pp. 223–254
  • Ernst von Glasersfeld 1987. The construction of knowledge, Contributions to conceptual semantics.
  • Ernst von Glasersfeld 1995. Radical constructivism: A way of knowing and learning.
  • Tom Rockmore 2008. On Constructivist Epistemology.
  • Romm, N.R.A. 2001. Accountability in Social Research, Dordrecht, The Netherlands: Springer. http://www.springer.com/social+sciences/book/978-0-306-46564-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]