Alfred Adler

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Alfred Adler.

Alfred Adler (Rudolfheim, 7 febbraio 1870Aberdeen, 28 maggio 1937) è stato uno psichiatra e psicoanalista austriaco. È considerato il primo eretico della psicoanalisi, ed un anticipatore rispetto ai temi della psicologia di comunità.

Con Sigmund Freud (1856-1939) la psicoanalisi era nata e si manteneva fermamente entro un orizzonte biologico: la psiche umana era un complesso sistema energetico determinato da conflitti istintuali e dalle crisi della sessualità infantile.

Adler non accettò questo orizzonte e spostò la psicoanalisi entro un orizzonte diverso, quello sociale: basilare è l'istinto sociale da cui derivano tenerezza, altruismo, amicizia, amore.

Indice

[modifica] Cenni storici

Allievo di Freud, pur mantenendo sempre la sua autonomia critica, Adler fu invitato dal suo stesso maestro alla presidenza dell'Associazione di Psicanalisi viennese (1910); ma, già l'anno successivo, il disaccordo scientifico tra loro era insanabile: Adler si dimise dalla presidenza e fondò la Società di psicologia individuale.

L'individuo in quanto essere razionale, cosciente e sociale è al centro della teoria della psicoterapia e del programma di educazione di Adler. Secondo lui un'inferiorità reale o un complesso di inferiorità possono essere superati grazie alla volontà di potenza dell'individuo. Si creano allora varie forme di compensazione che determinano lo stile di vita della persona. Alcune di tali compensazioni possono condurre a rapporti anormali con gli altri, come, per esempio, la frigidità femminile: molte donne, vivendo la propria femminilità come una condizione d'inferiorità, rifiutano di sottomettersi al maschio(concetto di protesta virile).

Negli Stati Uniti, ove si trasferì nel 1937, la sua teoria, meno urtante e apprensiva, anche se meno rigorosa di quella freudiana, si diffuse enormemente.

Nella direzione di una psicologia aperta alla dimensione sociale si mossero grandi personalità come Erich Fromm e Harry Stack Sullivan. Ma soprattutto egli suscitò uno stuolo di analisti e consiglieri presso i quali trovarono assennati consigli non solo nevrotici e psicopatici, ma anche milioni di americani incapaci di risolvere da soli i loro problemi personali.

Oggi la robusta impostazione freudiana continua a dare i suoi frutti a livello della scienza, ma i comprensivi confessori adleriani sono diventati un'istituzione in molti Paesi.

Il suo aspetto fisico e la salute precaria sembrano avere influito sul suo pensiero: di bassa statura, egli soffrì di rachitismo. La condizione di isolamento e di immobilità imposta per motivi terapeutici gli propose precocemente i problemi dell'inferiorità e della socializzazione.

Nel periodo dei suoi studi universitari iniziò a manifestare interesse per il marxismo e il socialismo.

Nel 1898 scrisse un lavoro in cui esaminava le condizioni igienico sanitarie dei sarti, rilevando le relazioni esistenti tra lavoro e comparsa di alcune malattie. Lo schema di "scuola sociale" qui auspicato tende a formare individui adulti disposti, più che a competere fra loro, ad operare per la collettivita' svolgendo il compito più congeniale alle loro attitudini e quindi assieme etico e gratificante.

Sposò Raissa Epstein, figlia di un ricco commerciante ebreo di origine russa. Il carattere della moglie, donna intelligente, combattiva, capace di sostenere idee anticonformiste, inesperta dei lavori domestici,poco curata nel vestire e di piccola statura, influenzò la visione adleriana del femminile. Riaffiora qui l'attenzione sempre accordata dalla Psicologia Individuale all'importanza del ruolo femminile nella collettivita' umana e ne scaturisce l'auspicio sempre attuale di una posizione della donna evoluta e paritaria.

Su probabile pressione di Freud, entrò a far parte del "gruppo del mercoledì", così detto perché si riuniva ogni mercoledì a casa di Freud per discutere i risultati di studi ed indagini. Adler, si differenziò dagli altri membri del gruppo: aveva già una sua visione autonoma della psicologia. Ma se, all'inizio, l'obiettivo comune di sostenere linee di pensiero anticonformiste e osteggiate dalla scienza ufficiale costituì l'elemento di coesione, è verosimile che nelle fasi successive queste differenze siano ritornate in primo piano, contribuendo alla scissione. Sin dall'inizio della sua professione, Adler prestò particolare attenzione alla comunicazione e al rapporto con i pazienti. Dopo una serie di contrasti, culminati nella drammatica riunione della società tenutasi il 22 febbraio 1911, Adler presentò le dimissioni. Il motivo apparente di questa frattura fu la critica di Adler alla teoria freudiana della sessualità con l'affermazione del concetto di "protesta virile". Non è difficile capire che le vere cause della scissione siano da ricercarsi nelle profonde differenze tra le due scuole di pensiero e nello spostamento dell'attenzione di Adler sulla visione teleologica della meta per comprendere l'essere umano. Fondò una nuova società che prese il nome di "Società per la libera Psicoanalisi", successivamente modificata in "Società per la Psicologia Individuale". L'orientamento sociale e la concezione plastica della mente suggerirono infine l'adozione della denominazione definitiva di "Psicologia Individuale Comparata".

Nel 1912 Adler presentò domanda per la libera docenza universitaria;la domanda venne respinta Richiamato alle armi come ufficiale medico all'età di 44 anni, a seguito dell'esplosione della prima guerra mondiale, ebbe modo di osservare sul campo le reazioni psicopatologiche agli eventi bellici. L'avanzata del nazismo in Europa e l'apertura da parte degli ambienti universitari statunitensi influenzarono la decisione del suo trasferimento definitivo in America

Gli ultimi anni della sua breve vita lo videro impegnato nel lavoro di diffusione delle sue idee, che propagandava direttamente con conferenze, spaziando dai temi della psicoterapia alla criminologia e alla pedagogia.

Tra le opere scritte, si annoverano: Il temperamento nervoso (1921), La psicologia individuale (1918), Conoscenza dell'uomo (1921), Psicologia dell'omosessualità (1930).

[modifica] Il pensiero Adleriano

[modifica] Il sentimento d'inferiorità

Adler ha introdotto il concetto di sentimento e complesso d'inferiorità. Originato dalla naturale fragilità del cucciolo d’uomo che nasce con la necessità di portarsi da una condizione di inferiorità ad una di superiorità

Il sentimento di inferiorità caratterizza il bambino alla sua nascita ed è fisiologico nell'infanzia. Si trasforma in complesso di inferiorità nell'adulto quando vengono a mancare le condizioni educativo-ambientali che consentono al bambino di liberarsene nel corso della crescita. Ad accentuare il complesso di inferiorità possono concorrere quella che Adler chiama inferiorità d'organo , intesa come insufficienza fisica o estetica e la costellazione familiare intesa come rivalità fra i fratelli a cui Adler attribuisce un'importanza maggiore che ai genitori. Gli individui si sentono inadeguati ed imperfetti, e per compensazione si autoingannano creandosi uno stile di vita che costituisce essenzialmente una modalità esistenziale tesa al raggiungimento di una superiorità nei confronti degli altri.

La compensazione è una delle modalità che la volontà di potenza usa per superare il sentimento di inferiorità. La compensazione non deve essere vista solo come artificio nevrotico ma anche come elemento di superamento dell'inferiorità. Adler distingue tra compensazioni e supercompensazioni e tra compensazioni positive e negative: quelle negative e la supercompensazione interferiscono con il sentimento sociale.

La progettazione di piani di vita può comportare una valutazione di sé e del mondo che si distacca dall'oggettività, producendo quelle finzioni che restano nell'ambito della normalità psichica finché non distanziano troppo l'individuo dai suoi simili e non alterano la coerenza del pensiero. La finzione è un'idea che aiuta a trattare la realtà più agilmente. La finzione è la sommatoria della costruzione soggettiva, Ogni individuo nel suo agire è guidato da una meta e orientato verso la meta.

[modifica] Il superamento del complesso d'inferiorità

L'individuo ha in sé una serie di potenzialità creative che sono l'essenza stessa del suo essere. Tali potenzialità esigono che l'individuo trovi la possibilità di esprimerle attraverso l'azione. Ma la capacità di esprimere la creatività personale richiede un adeguato livello di autostima. Se il processo di crescita e di maturazione ha consentito di acquisire sicurezza, l'individuo può esprimere il proprio Sé creativo. Se invece il processo di maturazione è stato incompleto, il complesso d'inferiorità impedisce l'espressione della creatività e l'individuo è costretto ad adottare artifici nevrotici per mantenere il proprio livello di autostima. Un opportuno processo di incoraggiamento fornito in un contesto relazionale adeguato può consentire il superamento del complesso e portare all'espressione della propria potenzialità creativa. L'incoraggiamento diventa lo strumento per il cambiamento. Incoraggiare significa scoprire le potenzialità creative dell'individuo, aiutarlo a vederle e sostenerlo nel mettere in campo tali potenzialità, facendogli capire che dispone degli strumenti per realizzare le sue mete. Si configura quindi un ambiente analitico morbido e non angosciante ove si mira a superare i problemi guardando alle mete e rimuovendo gli ostacoli al cambiamento, invece di entrare nei vissuti angoscianti legati al passato, all'inseguimento di regressioni non sempre liberatorie.

Anche la relazione affettiva ha una notevole importanza sullo sviluppo del bambino. Adler pone l'accento sulla correlazione tra l'insorgenza di disturbi nevrotici nell'età adulta e la condizione di bambino viziato o trascurato. La sua terapia mira a determinare come si è formato questo autoinganno, attraverso i ricordi e i sogni, non ricorre alle libere associazioni, considera il transfert come elemento facilitante e presuppone una partecipazione attiva da parte del terapeuta tesa a smascherare i falsi obiettivi a cui il paziente tende e a fornire mete esistenziali più idonee e stimolanti. Di qui l'influenza di Adler sul pensiero pedagogico contemporaneo.

[modifica] Studi sull'omosessualità

Adler ritenne che l'omosessualità fosse un fattore legato alla nevrosi individuale, non congenito. Le ricerche della psicologia individuale hanno inoltre dimostrato che un bambino sarà tanto più perverso quanto più sarà accresciuto in lui il senso di inferiorità. Naturalmente sotto questa chiave anche l'educazione assume un senso di primaria importanza: un padre-tiranno, che offusca la personalità espressiva del figlio, può essere causa dell'insicurezza dello stesso, creando un grave senso di inferiorità, ed egli si oppone all'autorità del padre in modo nascosto, acquisendo le doti tipiche del perverso. Stessa cosa accade se la madre è forte e possessiva: il bambino avrà, un domani, un forte senso di scoraggiamento e quindi di repulsione verso la donna. La fuoriuscita dallo schema tradizionale fa sì che l'omosessuale sia scarsamente adattabile alla vita sociale, dove infatti egli è condannato ad essere considerato immorale.

[modifica] Lo stile di vita

L'analisi dello stile di vita costituisce il fulcro dell'analisi adleriana: se le azioni sono la guida per capire la personalità, lo stile di vita costituisce la modalità dell'azione. Il termine, coniato da Adler, anche se passato ormai a far parte del linguaggio corrente, definisce la modalità con la quale l'individuo si muove verso la meta servendosi dei mezzi che ritiene di avere a sua disposizione e cioè della percezione soggettiva che ha di Sé. Lo stile di vita si forma nella primissima infanzia, è definito nelle sue linee fondamentali già all'età di cinque anni. È la risposta che l'individuo fornisce per muoversi nel suo contesto ambientale originario che, in genere, è costituito dalla famiglia. Per questo motivo Adler dedicò molta attenzione allo studio della costellazione familiare, cioè della posizione di nascita del bambino rispetto ai fratelli e della relazione e delle caratteristiche degli altri membri della famiglia. Inoltre Adler, con lo studio dei primi ricordi infantili, per primo mise l'accento sul valore proiettivo dei ricordi che restituiscono l'impronta dell'attuale personalità. I primi ricordi sono l'impronta, non la causa. dalla loro interpretazione si ottengono informazioni essenziali per comprendere lo stile di vita dell'individuo e per riconoscere le sue mete.

[modifica] Adler e Freud

Adler è il primo geniale eretico della psicoanalisi, è il teorico della psicologia individuale, dove si affrontano gli stessi problemi di Freud con un sistema teorico che offre per essi una soluzione differente: Freud vede la vita dell'uomo in funzione del passato, Adler la legge in funzione del suo avvenire.

Nell'uomo ci sono due istanze innate esprimibili come: volontà di potenza intesa come bisogno innato di sopravvivere e di affermarsi e come sentimento sociale da intendersi sia come sentimento di cooperare con la comunità, sia di compartecipare emotivamente con gli altri individui. La coesistenza di queste due istanze rappresenta la salute mentale, mentre il loro conflitto porta alla nevrosi: constatò che ogni individuo tende verso l'alto, cioè si muove da una posizione vissuta come inferiore, ad una meta di superiorità. Nasce il termine volontà di potenza, di matrice nietzcheana, che spiega il motivo per cui l'individuo tende a reagire alla propria inferiorità spostandosi verso l'alto, ma l'uomo è un essere sociale e la tendenza verso il sociale è innata. (Questa concezione spiega perché Adler aggiunse al nome della "Società di Psicologia Individuale" il termine "Comparata". Egli sosteneva che l'uomo non può essere compreso se non viene osservato all'interno del contesto sociale con il quale interagisce).

Per Freud: la psiche umana era un complesso sistema energetico determinato da conflitti istintuali e dalle crisi della sessualità infantile. Adler non accettò questo orizzonte e spostò la psicanalisi entro un orizzonte diverso, quello sociale: basilare è l'istinto sociale da cui derivano tenerezza, altruismo, amicizia, amore. Allievo di Freud, Adler fu invitato dal suo stesso maestro alla presidenza dell'Associazione di Psicanalisi viennese (1910); ma, già l'anno successivo, il disaccordo scientifico tra loro era insanabile: Adler si dimise dalla presidenza e fondò la Società di psicologia individuale. L'individuo in quanto essere razionale, cosciente e sociale è al centro della teoria della psicoterapia e del programma di educazione di Adler. Secondo lui un'inferiorità reale o un complesso di inferiorità possono essere superati grazie alla volontà di potenza dell'individuo. Si creano allora varie forme di compensazione che determinano lo stile di vita della persona. Alcune di tali compensazioni possono condurre a rapporti anormali con gli altri, come, per esempio, la frigidità femminile: molte donne, vivendo la propria femminilità come una condizione d'inferiorità, rifiutano di sottomettersi al maschio. Lo psichiatra in poche sedute (neppure la metà rispetto ai freudiani) porta il paziente a riconoscere la sua compensazione come un errore.Negli Stati Uniti, ove si trasferì nel 1937, la sua teoria, meno urtante e apprensiva, anche se meno rigorosa di quella freudiana, si diffuse enormemente. Nella direzione di una psicologia aperta alla dimensione sociale si mossero grandi personalità come Erich Fromm e Harry Stack Sullivan. Ma soprattutto egli suscitò uno stuolo di analisti e consiglieri presso i quali trovarono assennati consigli non solo nevrotici e psicopatici, ma anche milioni di americani incapaci di risolvere da soli i loro problemi personali. Oggi la robusta impostazione freudiana continua a dare i suoi frutti a livello della scienza, ma i comprensivi confessori adleriani sono diventati una istituzione in molti paesi.

Il tema psicosomatico fu affrontato da Adler con visione, per il suo tempo, da precursore. Troviamo negli scritti adleriani anticipate le correlazioni, aperte o segrete, alla cui individuazione la medicina psicosomatica è giunta solo nell'epoca attuale.

È appunto il senso della vita maturato durante lo sviluppo psichico ad influire in modo positivo o negativo sulle scelte professionali. Osserviamo così l'incanalamento in valide attività di lavoro di individui che, già durante l'infanzia, avevano strutturato mete di inserimento sociale attivo prefigurandosi anche nelle fantasie un compito capace di fare di farli apprezzare dai loro simili. Per i criminali sono abitualmente, con le eccezioni già ricordate, persone geneticamente non diverse dai loro simili, che hanno però maturato, per particolari esperienze di educazione e di vita, una resistenza alla cooperazione e alla compartecipazione emotiva interpersonale.

In tale fase è certo più facile prevenire la criminalità potenziale, illustrando i vantaggi concreti e le gratificazioni emotive che derivano da un'armonica e aperta integrazione interpersonale. L'indirizzo adleriano in criminologia conserva anche oggi tutta la sua validità ed è facilmente adattabile, per la duttilità naturale della dottrina, alle nuove forme di delinquenza e alle loro precoci manifestazioni. Ne consegue che la terapia adleriana è caratterizzata da incoraggiamento, da un atteggiamento empatico in cui si vuole aiutare a superare quella percezione di inferiorità che può essere freno e morte.

[modifica] Note


[modifica] Bibliografia

  • Ansbacher H.L., Ansbacher R.R., La Psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, 1997.
  • Ellenberger H.F., La scoperta dell'inconscio, Boringhieri, 1972.
  • Hall C.S., Lindzey G., Teorie della personalità, Boringhieri, 1966.
  • Parenti F., La Psicologia Individuale dopo Adler, Astrolabio, 1983.
  • Parenti F., Alfred Adler, Laterza, 1987.
  • Way L., Introduzione ad Alfred Adler, Giunti Barbera, 1969.

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