Il disagio della civiltà

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« La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subito restrizioni con l'evolversi della civiltà. »
(Sigmund Freud)
Il disagio della civiltà
Titolo originale Das Unbehagen in der Kultur
Freud Unbehagen Kultur 1930.jpg
Copertina della prima edizione tedesca
Autore Sigmund Freud
1ª ed. originale 1930
Genere Saggio
Lingua originale tedesco

Il disagio della civiltà è un libro di Sigmund Freud. Scritto nel 1929, venne pubblicato la prima volta in tedesco nel 1930 come Das Unbehagen in der Kultur ("L'infelicità nella civiltà") e, sempre lo stesso anno, in inglese con il titolo Civilization and Its Discontents ("Il disagio dell'uomo nella civiltà").

La prima edizione italiana, col titolo Il disagio nella civiltà, è del 1949, curata da Joachim Flescher per le edizioni Scienza moderna di Roma. Apparirà nei "Saggi" di Boringhieri nel 1971, quindi nella Newton Compton (a cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci, traduzione di Sossio Giametta) e nella Einaudi (a cura di Stefano Mistura, traduzione di Enrico Ganni), entrambe nel 2010[1].

Tratti generali[modifica | modifica sorgente]

In questo saggio sociopolitico, Sigmund Freud, propone il suo punto di vista esplicando ciò che egli vede come la tensione fondamentale tra la civiltà e l'individuo. L'attrito principale, afferma, nasce dalla ricerca della persona della libertà istintiva mentre la civiltà tende a richiedere l'esatto contrario ovvero una limitazione della libertà istintuale degli individui che la compongono. Molti istinti primitivi e per nulla sopiti degli esseri umani quali: l'istinto assassino, il desiderio di appagamento sessuale ecc. sono chiaramente dannosi per il funzionamento di una comunità umana. Perciò la società crea leggi che inibiscono tali desideri proibendo l'uccisione, lo stupro e l'adulterio, e implementa severe punizioni se tali norme sono violate. Questo processo, sostiene Freud, è una caratteristica intrinseca e necessaria della civiltà che inevitabilmente però infonde sentimenti di insoddisfazione perpetua nei suoi cittadini.

La teoria di Freud esposta nel libro si basa quindi sulla nozione che gli esseri umani hanno certi istinti caratteristici che sono immutabili e la loro ostacolazione li rende civilmente conformi e insieme infelici poiché gli esseri umani sono governati dal principio di piacere, e il principio del piacere è soddisfatto dagli istinti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Anche '"l'Espresso" nel 2006 nel primo di due volumi allegati, con prefazione di Michele Ranchetti, e il "Corriere della Sera" in occasione dell'uscita in allegato della collana "Biblioteca della mente" (2011, traduzione di Sossio Giametta, prefazione di Stefano Bolognini) ne hanno stampato una loro edizione.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]