Cesare Musatti
Cesare Luigi Eugenio[1] Musatti (Dolo, 21 settembre 1897 – Milano, 21 marzo 1989) è stato uno psicologo e psicoanalista italiano, fondatore della psicoanalisi italiana.
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Biografia [modifica]
Infanzia [modifica]
Nacque in località Casello 12[2] a Dolo, sulla riviera del Brenta, nella casa di campagna del nonno paterno in cui i parenti erano soliti passare dei periodi in villeggiatura.
Il padre era Elia Musatti, ebreo veneziano e deputato socialista amico di Giacomo Matteotti, mentre la madre era la napoletana Emma Leanza, cattolica non praticante. Cesare, di sangue misto, non fu circonciso, né battezzato (durante le persecuzioni razziali si era procurato un falso certificato di battesimo rilasciato dalla parrocchia di Santa Maria in Transpontina di Roma) e per tutta la vita non professò alcun credo religioso.
Dopo aver frequentato il liceo Foscarini di Venezia, passò all'Università di Padova, iscrivendosi a Matematica e trasferendosi successivamente alla facoltà di Lettere e Filosofia[3].
Giovinezza [modifica]
A diciannove anni, fu chiamato al servizio militare. Fu assegnato a Roma; dopo un periodo di addestramento a Torino, fu mandato nel 1917 al fronte come ufficiale, con impegni marginali. Terminata la guerra, tornò a Padova per concludere gli studi. Scelse ancora la Facoltà di Filosofia, poiché alla cattedra di Psicologia Sperimentale vi era Vittorio Benussi, chiamato per chiara fama da Graz nel 1919.
Musatti si laureò nel 1922, e l’anno successivo divenne assistente volontario del Laboratorio di psicologia Sperimentale. Nel 1927 Benussi, a causa di una grave forma maniaco-depressiva si uccise con il cianuro, lasciando tutto nelle mani di Musatti e della sua altra assistente volontaria (e che poi divenne moglie di Musatti), Silvia De Marchi. Il suicidio venne scoperto da Musatti, che lo nascose per paura di possibili ripercussioni negative sulla psicologia italiana (all'epoca in una situazione di estrema fragilità e precarietà accademica, e sottoposta a forti pressioni sia da parte del regime fascista con le sue istanze gentiliane, che della Chiesa Cattolica). Solo negli anni ottanta Musatti rivelò che Benussi non era morto per un malore, ma per suicidio.
Nel 1928 Musatti divenne direttore del Laboratorio di Psicologia dell'Università di Padova. Fu il primo a far conoscere in Italia la cosiddetta Psicologia della Forma con importanti lavori di livello internazionale. Dopo aver diffuso in Italia la psicologia della Gestalt, divenne il primo grande studioso italiano di psicoanalisi.
Studiando la psicologia della suggestione e dell'ipnosi, il cui studio in Italia era stato avviato dal suo maestro Vittorio Benussi, approdò alla psicoanalisi freudiana, su cui tenne il primo corso universitario italiano presso l'Università di Padova (nell'anno accademico 1933-34), e di cui divenne uno dei primi e più importanti rappresentanti italiani. In Italia, le teorie di Freud negli anni trenta non erano state accolte bene, sia dalle Università che dalla Chiesa cattolica, anche a causa dell'ideologia culturale gentiliana assunta dal fascismo. La Società di Psicoanalisi fondata nel 1925 venne limitata a causa dell’opposizione alla psicoanalisi del regime fascista, e successivamente dalle leggi razziali del 1938, che colpirono pesantemente i membri ebrei della Società. Musatti venne allontanato, lo stesso anno, dall'insegnamento universitario e declassato ad insegnante di liceo.
Maturità [modifica]
Dal 1940 divenne professore di Filosofia presso il Liceo Parini di Milano.
Nel 1943 Musatti si ritrovò insieme a Lelio Basso, Ferrazzutto ed alcuni vecchi socialisti, con l'intento di creare un partito erede dell'antico Partito Socialista Italiano; gli fu dato l'incarico di trovare il denaro per una prima organizzazione, e di allacciare rapporti col Partito Comunista clandestino. Musatti continuò a lavorare anche durante la guerra, fino a quando nel 1944, nel periodo dell'occupazione nazista, fu tratto in salvo dall'Avv. Paolo Toffanin (1890-1971) fratello di Giuseppe Toffanin che lo aiutò a trasferirsi a Ivrea, ospite dell’amico Adriano Olivetti. Qui, con il suo sostegno fondò un centro di psicologia del lavoro. Ricoprì anche l’incarico di direttore della Scuola Allievi Meccanici, cioè di studenti destinati a diventare operai meccanici specializzati. Successivamente fu richiamato dall'Esercito per andare sul fronte francese.
Nel 1947, terminata la guerra, ottenne all'Università Statale di Milano la prima cattedra di Psicologia costituita nel dopoguerra in Italia, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, ove insegnò fino al 1967. Fu a Milano che Musatti ebbe il periodo più florido nella sua ricerca scientifica: gli studenti affollavano sempre le sue lezioni. Musatti fu il leader indiscusso del movimento psicoanalitico italiano nel primo periodo del dopoguerra, quando comparve il suo “Trattato di Psicoanalisi”, pubblicato da Einaudi nel 1949. Nel 1955 divenne direttore della “Rivista di Psicoanalisi”. A partire dal 1976 è stato il curatore della edizione italiana delle Opere di Sigmund Freud, della Casa Editrice Bollati Boringhieri di Torino.[4].
Vecchiaia [modifica]
Musatti scrisse anche libri di letteratura, tra cui “Il pronipote di Giulio Cesare”, con il quale nel 1980 vinse il Premio Viareggio. Fu per due volte Consigliere Comunale di Milano per il PSIUP, dove fu anche consulente del Tribunale dei Minori. Fu sempre sostenitore della pace, del progresso dei lavoratori, dell'emancipazione femminile, dei diritti civili.
Cesare Musatti era ateo, come ebbe a dichiarare in più occasioni, l'ultima delle quali in uno dei "martedì letterari" del Casinò di Sanremo. Morì a Milano il 21 marzo 1989. Fu cremato, e le sue ceneri furono tumulate, secondo le sue ultime volontà, nel piccolo cimitero di Brinzio (VA), località in cui soleva trascorrere i periodi di vacanza, dove riposano tuttora.
L'archivio di Cesare Musatti è conservato oggi presso l'Aspi - Archivio Storico della Psicologia Italiana dell’Università degli studi di Milano-Bicocca. L'archivio Musatti è direttamente consultabile sul portale dell'Aspi all'indirizzo http://www.aspi.unimib.it.
In suo onore il comune di Dolo ha ridenominato Casello 12, dove è nato, località Cesare Musatti ed ad un istituto professionale di stato.
Musatti e il suicidio di Benussi [modifica]
Anche dopo la rivelazione che si era trattato di un suicidio e non di una morte naturale, Musatti non parlò mai volentieri della morte del maestro. Nel generale silenzio dello studioso dolese emerge un’intervista uscita sul quotidiano spagnolo El Pais del 21 ottobre 1985, quattro anni prima della morte. Nell’articolo Musatti confessa di sognare a volte di essere portato in una caserma e di essere interrogato da un maresciallo dei carabinieri, sulla morte di tre delle sue quattro mogli, decedute in circostanze tragiche, oltre che sulla fine di Vittorio Benussi. A fine colloquio il militare intima a Musatti di confessare di essere stato lui a uccidere il maestro, per succedergli nella cattedra. «Io gli rispondo – prosegue Musatti, da buon psicoanalista – che sicuramente nel mio subconscio mi sono sentito responsabile per questa e per altre morti. Il commissario, che non capiva nulla di subconscio, decide: “Mi spiace professore, ma devo arrestarla”. Io allora gli rispondo: ”Non è possibile commissario, perché si tratta di delitti commessi più di cinquant’anni fa, e quindi sono prescritti!”»[5].
Note [modifica]
- ^ Il nome Cesare è un rifermento al prozio Cesare Musatti, medico pediatra (uno dei primi in Italia) che aveva visitato il piccolo nato settimino; Luigi e Eugenio erano i nomi rispettivamente del bisnonno materno (Luigi Leanza, morto in carcere per aver partecipato alla rivolta antiborbonica del 1848) e di un altro prozio paterno, lo storico Eugenio Musatti; cfr. Musatti, op. cit., p. IX-XIII
- ^ Il nome della località allude alla fermata lungo la tranvia Padova-Malcontenta-Fusina che proprio il nonno, presidente della Società Veneta Lagunare - antenata dell'odierna ACTV -, si era fatto aprire per poter raggiungere Venezia più agevolmente.
- ^ Musatti, op. cit., p. IX-XIII
- ^ Sigmund Freud, Opere, 12 voll., a cura di Cesare Musatti. Torino, Bollati Boringhieri, prima ed. 1976-1980, ultima ed. 2000-2003.
- ^ D. Mont D'Arpizio, Vittorio Benussi, Padre della psicologia padovana, in La Difesa del popolo 2 marzo 2008, p. 35
Bibliografia [modifica]
- Questo testo proviene in parte, o integralmente, dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, opera dell'Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze (home page), rilasciata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0
- Cesare Musatti, Mia sorella gemella la psicoanalisi , 1a ed., Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1991.
Opere [modifica]
- 1926: Analisi del concetto di realtà empirica, Il Solco, Città di Castello
- 1931: Forma e assimilazione, in: Archivo italiano di psicologia 9, S. 61-156.
- 1937: Forma e movimento, Officine grafiche C. Ferrari, Venezia 1937, (Estratto da: Atti del Reale Istituto veneto di scienze, lettere ed arti 97, 1937-1938, seconda parte)
- 1938: Gli elementi della psicologia della forma, Gruppo Universitario Fascista, Padova
- 1949: Trattato di psicoanalisi, Paolo Boringhieri, Torino
- 1961: Super io individuale e Super io collettivo, Leo S. Olschki Firenze
- 1964: Condizioni dell'esperienza e fondazione della psicologia, Editrice Universitaria, Firenze
- 1967: Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e incursioni nel mondo delle immagini, Paolo Boringhieri, Torino
- 1974: Svevo e la psicoanalisi, Leo S. Olschki, Firenze
- 1975: I rapporti personali Freud-Jung attraverso il carteggio, Leo S. Olschki, Firenze
- 1977: Commemorazione accademica, Leo S. Olschki, Firenze
- 1978: Nino Valeri, Leo S. Olschki Firenze
- 1979: Il pronipote di Giulio Cesare, Mondadori Milano
- 1981: A ciascuno la sua morte, Leo S. Olschki, Firenze
- 1982: Hanno cancellato Livorno, Leo S. Olschki, Firenze
- 1982: Mia sorella gemella la psicoanalisi, Editori Riuniti, Roma
- 1983: Una famiglia diversa ed un analista di campagna, Leo S. Olschki, Firenze
- 1983: Questa notte ho fatto un sogno, Editori Riuniti, Roma
- 1987: Chi ha paura del lupo cattivo?, Editori Riuniti, Roma
- 1988: Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro, Mondadori, Milano
- 1989: Leggere Freud, Bollati Boringhieri, Torino
- 1991: Curar nevrotici con la propria autoanalisi, Mondadori, Milano
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