Borghesia

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La borghesia è una delle classi sociali nelle quali viene tipicamente suddivisa la società capitalista (colui che possiede un capitale), secondo alcune scuole di pensiero economiche occidentali, in particolare il marxismo. Il termine deriva da borgo, ossia dalle parti costituenti delle città medioevali, e di cui è rimasta ancora oggi traccia nella toponomastica di alcune città, come nel caso dei fiorentini Borgo San Frediano e Borgo San Jacopo. Un borghese era quindi una persona che aveva una casa nel centro di un villaggio anziché nel castello, e praticava un libero mestiere, che poteva spaziare dall'artigianato al commercio, dalla medicina all'arte. Inoltre, non essendo nobile, era escluso, almeno in origine, dalla possibilità di portare le armi e una derivazione di questa norma è rintracciabile nel gergo militare che definisce borghese colui che non veste la divisa. È da sottolineare che una grande parte di quei mestieri considerati tipicamente borghesi, erano già presenti nella struttura socio-economica dell'impero romano e delle polis greche.

Origine del termine e nascita della borghesia[modifica | modifica sorgente]

La parola deriva da borghi, cioè i quartieri sorti all'esterno delle mura che poi venivano inglobati con il successivo allargamento cittadino, poiché magari la borghesia a causa della non elevatissima disponibilità finanziaria non poteva permettersi di abitare nel centro città dove abitavano i nobili, ed era così costretta ad abitare più in periferia, in questo caso fuori dalle mura cioè nei quartieri chiamati appunto borghi. Il nome italiano deriva dall'appellativo nel linguaggio usato nella Francia settentrionale, in alcune zone della Germania e nelle Fiandre "burgenses" che divenne in francese "bourgeois" e in tedesco "bürger".

La borghesia emerse in luoghi e tempi diversi. Nell'Occidente europeo, e soprattutto in Italia, la nascita di tale classe fu particolarmente precoce, potendosi collegare allo sviluppo economico e sociale di età comunale (XII - XIII secolo), mentre in alcuni paesi dell'Europa orientale una borghesia propriamente detta iniziò svilupparsi solo nel corso del XIX secolo (e, in alcuni casi, in forma incompleta, come ad esempio nella Russia zarista). In linea generale si può affermare che il sorgere di tale classe è da considerarsi un fenomeno urbano, legato allo sviluppo dei villaggi e delle borgate medievali e alla propria trasformazione in città. Gli abitanti di tali centri proto-urbani iniziarono a godere di un maggiore benessere economico in relazione a coloro che vivevano nelle campagne circostanti. Tale benessere diede loro un potere e una influenza maggiori all'interno della società, avvicinandoli alla classe governante e al clero, consentendogli di assumere cariche pubbliche e amministrative, e allontanandoli dalle classi rurali. L'archetipo del primo borghese medievale fu, quasi certamente, il proprietario del mulino, che acquisì rapidamente un'influenza notevole sull'economia locale.

Nei secoli seguenti, il termine venne meglio applicato per definire i primi banchieri e le persone coinvolte nelle attività nascenti del commercio e della finanza.

In Inghilterra nel Seicento la borghesia già deteneva il potere economico, e grazie alle rivoluzioni del 1640 e del 1688 si affiancò alla nobiltà nella gestione politica del Paese. Gli Stati Uniti nacquero con i caratteri tipici borghesi, dato che erano assenti le tradizioni e gli agganci con il mondo feudale. In Italia e in Germania, invece, la borghesia raggiunse il potere solo con l'unità nazionale.[1]

In Francia invece la Rivoluzione Francese segnò una tappa fondamentale nella transizione tra il "mondo antico" e il nuovo rappresentato dall'accrescimento del prestigio e del ruolo sociale della borghesia. Il terzo Stato riuscì ad abolire privilegi e diritti di tipo feudale ed impostò un programma di riforme istituzionali e di cambiamenti nei rapporti sociali. Balzac nei suoi romanzi presentò un preciso e profondo quadro dei sentimenti del mondo borghese, essa si sviluppò enormemente nei momenti di rivoluzioni scientifica e industriale.

Nell'arte e nella letteratura il passaggio storico rappresentato dalla decadenza della nobiltà e dell'ascesa della borghesia fu immortalato efficacemente da Cervantes nel Don Chisciotte, da Molière con i suoi personaggi descriventi i borghesi gentiluomini e dai pittori fiamminghi, che raffigurarono i borghesi di Anversa e di Amsterdam.

La borghesia nella teoria marxista[modifica | modifica sorgente]

Nella teoria marxista la borghesia è la classe sociale che ha il controllo dei mezzi di produzione e di distribuzione. Il controllo si deve distinguere dalla proprietà formale o giuridica in quanto indica la capacità effettiva di utilizzare, o meglio di far utilizzare, i mezzi di produzione. La borghesia, secondo la visione marxista, è il movimento storicamente nemico del proletariato, perché ha utilizzato le braccia operaie e contadine per portare a termine con successo la sua rivoluzione, producendo cultura, informazione mistificanti e plagianti.[2][3]

Concezione nel senso comune[modifica | modifica sorgente]

Nel parlare comune, i termini borghesia e proletariato si riferiscono più in generale ai concetti di ricco e povero e non, più specificamente, a possessore o non possessore di mezzi di produzione.

Nel XX secolo alcune sottoclassi venivano indicate per precisare la definizione con alta borghesia composta dalle classi più ricche (industriali, grossi commercianti, ecc.), media borghesia (proprietari di patrimoni o redditi solidi, ma meno ricchi dei precedenti) e piccola borghesia composta da artigiani, piccoli commercianti, coltivatori diretti ed anche impiegati, con un reddito sufficiente per essere anche (o ancora) consumatori. In questa visione, il proletariato sarebbe il resto delle classi più basse (i poveri). Questa versione della parola borghesia ignora completamente l'originale focalizzazione sulla proprietà dei mezzi di produzione. Questa visione, non è comune a tutti gli economisti e riflette maggiormente un approccio politico classista.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Universo, De Agostini, Novara, Vol. II, pag.362-363
  2. ^ Sociologia dell'economia e del lavoro, di Luciano Gallino, Utet, Torino, 1989 (alla pag.142,143)
  3. ^ Riassunto del «Capitale», di Marx e Engels, ediz. Newton&Compton, Roma, 1997, (alla pag.7-14, voce "Introduzione")

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