Molière

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Molière ritratto da Nicolas Mignard (1658)

Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin (Parigi, 15 gennaio 1622Parigi, 17 febbraio 1673), è stato un commediografo e attore teatrale francese.

Firma di Molière

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 gennaio 1622 venne battezzato nella chiesa di sant'Eustachio a Parigi[1]. Ben presto chiamato Jean-Baptiste per distinguerlo dal fratello minore Jean, solo in seguito, a ventidue anni, prese lo pseudonimo di Molière. Suo padre Jean era un tappezziere, un artigiano agiato; la madre, Marie Cressé morì quando il figlio aveva solamente dieci anni; i due si erano sposati l'anno prima.

In seguito, nel 1633, il padre si sposò con Catherine Fleurette, la quale morì nel 1636. L'infanzia del piccolo fu segnata da lutti ed inquietudini, che però spiegano solo in parte il fondo di tristezza del suo umore e la rarità dei ruoli materni nel suo teatro. Nella fanciullezza furono, invece, fondamentali la vivacità popolare, l'animazione, il rumore, l'accanito lavoro oltre agli spettacoli con i quali da piccolo fu ogni giorno a contatto grazie alla passione che gli fu data dal nonno materno Louis Cressé, che spesso lo portava all'Hotel de Bourgogne e al Pont Neuf, dove si poteva assistere alle rappresentazioni dei comici italiani e alle tragedie dei comédien.

Nel quartiere delle Halles, dove visse, il vivace spirito di Poquelin poté impregnarsi del senso di una vita formicolante, dello scherzo pittoresco e della varietà della realtà umana. Il padre gli permise scuole molto più prestigiose di quelle destinate ai figli degli altri commercianti, infatti compì i suoi studi dal 1635 al 1639 al Collège de Clermont, collegio di gesuiti, considerato il migliore della capitale e frequentato da nobili e ricchi borghesi. Qui egli imparò la filosofia scolastica, in lingua latina, ed una perfetta padronanza della retorica. Nel 1637 prestò giuramento come futuro erede della carica di tappezziere del re, carica ricoperta dal padre.

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1641 porta a termine gli studi di diritto, ottenendo la Licenza in diritto ad Orléans. Comincia a frequentare gli ambienti teatrali, conosce il famoso Scaramuccia Tiberio Fiorilli e intrattiene una relazione con la ventiduenne Madeleine Béjart, giovane attrice rossa di capelli, già madre di un bambino avuto dalla precedente relazione con il Barone di Modène Esprit de Raymond de Mormoiron. Con l'aiuto di tale donna colta e capace di condurre con intelligenza i propri affari, leale e devota, organizzò una loro compagnia che servì a Molière per capire la propria vocazione di attore. Il 6 gennaio del 1643 Molière rinuncia alla carica di tappezziere reale; il mese successivo Madeleine dà alla luce Armande Béjart, futura sposa del drammaturgo.

Il 30 giugno 1643, firmò il contratto che costituì una troupe teatrale di dieci membri, l'Illustre Théâtre, di cui facevano parte Madeleine Béjart (in qualità di prima attrice), il fratello Joseph e la sorella Geneviève. La piccola compagnia prese in affitto il Jeu de Paume des Métayers ("sala dei mezzadri") di Parigi, e nell'attesa della conclusione del lavori per adattare la sala alle rappresentazioni teatrali si stabilì a Rouen, inscenando spettacoli di ogni tipo, dalle tragedie alle farse. Il 1º gennaio del 1644 l'Illustre Théatre debutta nella capitale.

Il pubblico tuttavia non rispose a dovere; iniziarono ad accumularsi debiti sino all'arresto di Molière per insolvenza, quindi la compagnia nel 1645 si sciolse. Una volta liberato per l'interessamento del padre e di Madeleine, lui ed alcuni membri della compagnia abbandonarono la capitale francese. Dal 1645 al 1658 con i suoi compagni lavorò come attore ambulante con la compagnia di Charles Dufresne, rinomata e finanziata dal duca di Epernon, governatore della Guienna. Nel 1650 Molière ottenne la direzione della troupe che iniziò a fare le sue rappresentazioni a Pézenas, dove ogni anno si tenevano gli Stati della Linguadoca, e nel sud della Francia.

A partire dal 1652 la compagnia, ormai ben affermata, iniziò ad avere un pubblico regolare a Lione. Durante questo girovagare egli conobbe bene l'ambiente della provincia ma, soprattutto, imparò a fare l'attore ed a capire i gusti del pubblico e le sue reazioni. In questo periodo iniziò a scrivere alcune farse e due commedie, ossia Lo stordito (L'Etourdi), commedia di intrigo, rappresentata a Lione nel 1655 e Il dispetto amoroso (Le dépit amoureux), opera non eccezionale, rappresentata a Narbona l'anno seguente.

Nel 1658 tornò a Parigi dopo un soggiorno a Rouen con la sua compagnia, la Troupe de Monsieur, nome accordatole da Filippo d'Orléans. Il 24 ottobre di quell'anno recitarono davanti al re Luigi XIV, il quale si entusiasmò solo con la farsa Il dottore amoroso (Le Docteur amoureux), scritta da Molière (il testo fu ritrovato e pubblicato nel 1960). La compagnia venne autorizzata ad occupare, alternandosi con la troupe degli Italiani, il teatro del Petit-Bourbon, e quando nel 1659 gli Italiani se ne andarono, lo stesso teatro fu a sua completa disposizione. Iniziò così a mettere in scena delle tragedie ma con scarso successo.

Scrisse anche un'opera che non fu né una tragedia né una commedia, il Don Garcia de Navarre, incentrata sul tema della gelosia, ma fu un fiasco. Molière allora capì che la commedia era la sua aspirazione ed in questo genere eccelse già con la prima opera Le preziose ridicole (Les précieuses ridicules), nel 1659. In questa farsa mise in luce gli effetti comici di una precisa realtà contemporanea, le bizzarrie tipiche della vita mondana e ne ridicolizzò le espressioni ed il linguaggio. Tutto ciò provocò l'interruzione delle rappresentazioni per qualche giorno, ma gli inviti a corte e nelle case dei grandi signori si susseguirono ugualmente.

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV invita Molière per condividere la sua cena, di Jean-Léon Gérôme.

Nel 1660 vi fu il gran successo di Sganarello o il cornuto immaginario, e fu il comico d'intrigo l'argomento principale, con il qui pro quo che regnava in un ambiente dove ognuno si preoccupava solo ed esclusivamente della propria situazione. Nel frattempo venne demolito il salone Petit-Bourbon, ma il re fece prontamente assegnare alla compagnia la sala del Palais-Royal, ed in giugno vi fu la presentazione de La scuola dei mariti (École des maris). In questa commedia attraverso le buffonerie, vennero ancora presentati problemi gravi e scottanti come l'educazione dei figli e la libertà da concedere alle mogli.

In onore ad una festa offerta a Luigi XIV, in quindici giorni Molière scrisse e mise in scena la commedia Gli importuni (Les Fâcheux). Il 20 febbraio 1662, sposò Armande Béjart ufficialmente sorella, ma quasi sicuramente figlia, di Madeleine, ed anch'essa entrò a far parte della compagnia (dall'unione nacquero tre figli, due maschi e una femmina, l'unica che sopravvisse al padre). In dicembre, venne rappresentata La scuola delle mogli (L'École des femmes) che superò in successo ed in valore tutte le commedie precedenti. L'opera portò tuttavia allo scontro con i rigoristi cristiani e, nel 1663, egli fu interamente occupato dalla querelle de La scuola delle mogli, parallelamente al suo successo. Il 12 maggio del 1664 ci fu la prima rappresentazione de Tartufo o l'Impostore.

Tra il 1667 e 1668, ispirandosi alla commedia in prosa di Tito Maccio Plauto, Aulularia, e prendendo spunti anche da altre commedie (I suppositi dell'Ariosto; L'Avare dupé di Chappuzeau, del 1663; La Belle plaideuse di Boisrobert, del 1654; La Mère coquette di Donneau de Vizé, del 1666) scrive L'avaro (L'Avare ou l'École du mensonge) che viene rappresentato per la prima volta a Parigi, al Palais-Royal il 9 settembre 1668 dalla "Troupe de Monsieur, frère unique du Roi" che è la compagnia di Molière stesso, che in quell'occasione recita la parte di Harpagon. Nel 1673, anno della morte del drammaturgo, la sua compagnia l'Illustre Theatre assorbe i resti di quella del Teatro di Marais e nel 1680, a sette anni dalla morte di Molière, il re, con un ordine speciale, sancisce la fusione con l'Hotel de Bourgogne, dando vita all'inizio della Comédie Française, con casa all'Hotel Guénégaud.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Molière, oggi nel cimitero di Père Lachaise

Molière morì il 17 febbraio 1673 di tubercolosi mentre recitava Il malato immaginario, prima di morire aveva recitato a fatica, coprì la tosse - si dice - con una risata forzata, e morì durante la notte tra le braccia di due suore che lo avevano accompagnato a casa. Da qui nasce la superstizione di non indossare, in Francia, il verde in scena, in quanto egli indossava un abito dello stesso colore. In Italia la superstizione si basa, invece, sul colore viola, poiché durante i quaranta giorni quaresimali, nel Medioevo venivano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici che si tenevano per le vie o le piazze delle città.

Questo comportava per gli attori e per tutti coloro che vivevano di solo teatro notevoli disagi economici. Non potendo lavorare, infatti, le compagnie teatrali non avevano guadagni e di conseguenza anche procurarsi il pane quotidiano era ardua impresa. Il divieto di inumazione cattolica per gli attori e commedianti che vigeva all'epoca fu aggirato, su intercessione del Re presso l'Arcivescovo, con la sepoltura di Molière nel cimitero di Saint-Eustache, ma ad una profondità di più di quattro piedi, misura che fissava l'estensione in profondità della terra consacrata. Oggi la tomba di Molière si trova nel famoso cimitero parigino del Père-Lachaise, proprio accanto a quella di Jean de La Fontaine.

Onori postumi[modifica | modifica wikitesto]

L'Accademia di Francia non accettò mai mentre era in vita, Molière tra gli immortali, perché il commediante, ancora definito guitto, era considerato culturalmente inferiore. Riparò in seguito dedicandogli nel 1774 una statua con l'iscrizione Rien ne manque à sa gloire, il manquait à la nôtre (Nulla manca alla sua gloria, Egli mancò alla nostra).

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Molière a Parigi

Molière, attore e allo stesso tempo drammaturgo, ricercò uno stile di scrittura e recitazione meno legato alle convenzioni dell'epoca, e proteso verso una naturalezza realistica, che descrivesse al meglio le situazioni e la psicologia dei personaggi. Queste idee, che si realizzeranno in seguito nel teatro borghese, cominciano ad emergere con forza ne La scuola delle mogli e ne Il misantropo. Un nuovo stile che Molière accompagna con una critica feroce della morale dell'epoca, cosa che impedì a lungo alla commedia Il tartufo di essere rappresentata in pubblico. La sua acuta osservazione della realtà fu spesso per Molière fonte di guai, specialmente quando i nobili oggetto delle sue satire si riconoscevano nei suoi personaggi.

È nota la reazione del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito pronunciando la battuta del Marchese: «Torta alla crema! Torta alla crema!». Simili incidenti accaddero con Monsieur d'Armagnac, scudiero di Francia, e con il duca di Montausier, precettore del Delfino, che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste, il misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell'onore concessogli.

L'aspirazione di Molière, spesso costretto a scrivere commedie-balletto per compiacere ai gusti del re, fu quella di dedicarsi a sviluppare un nuovo tipo di commedia, che porterà in seguito alla nascita della commedia di costume moderna, ispirata agli accadimenti quotidiani, scritta in prosa e che obbedisca alla verosimiglianza. Molière può essere considerato a tutti gli effetti il precursore di quel rinnovamento teatrale che comincerà ad esprimersi compiutamente un secolo dopo, con Carlo Goldoni, fino a raggiungere la piena maturità nel teatro di Anton Čechov. Anche Dario Fo lo ha spesso indicato tra i suoi maestri e modelli.

Molière e la figura del medico[modifica | modifica wikitesto]

Molière ritratto da Pierre Mignard, Museo Condé (Chantilly)

Un luogo comune abbastanza diffuso consisterebbe nella presunta ossessione di Molière nei confronti della medicina e dei medici: basterebbe, infatti, una semplice lettura di alcune opere del drammaturgo per imbattersi diverse volte nel personaggio del medico, che sembra essere direttamente preso di mira da parte dell'autore (basti pensare a L'amore medico del 1665 o al successivo Il medico per forza sino al celebre Il malato immaginario). Per esempio, nella prima commedia menzionata l'autore non si limitava a moltiplicare il numero dei medici (addirittura cinque) ma sembra acquisizione definitiva che, dietro i nomi fittizi e "parlanti" dei personaggi, Molière satireggiasse celebri medici professionisti della Parigi di Luigi XIV, ognuno dei quali caratterizzato a suo modo[2].

La satira da parte dell'autore in quest'opera si manifesta nella rappresentazione, palesemente caricaturale, dell'atteggiamento dei medici in scena, i quali si esibiscono in duelli sulle reciproche conoscenze, assolutamente pomposi[3]. Ancora Molière insiste sul medico come professionista di scarsa qualità che agisce solo in funzione dei propri interessi. In particolare, tutti i dottori di Molière sono profondamente legati al denaro; i medici dimenticano del tutto il loro ruolo positivo e vengono dipinti in atteggiamenti arrivisti che hanno il solo scopo di "far fruttare la malattia, con la frode, con l'inganno"[4].

In generale, l'assiduità delle battute aspre e pungenti che Molière non lesina ai medici sembrerebbe insomma tradire una forma di astio personale, al limite del maniacale, forse espressione della personale esperienza dell'autore con la malattia e, quindi, con i medici (non si dimentichi la tubercolosi di cui soffrì il drammaturgo: egli ricevendo i medici, potrà rendersi personalmente conto della loro inadeguatezza e avrà subito modo di scriverne in Il medico per forza)[5].

Tuttavia, come afferma un importante studioso (Sandro Bajini) la critica all'imperizia dei medici, di per sé, si potrebbe giustificare sullo sfondo della più ampia disamina delle illusioni umane, che, com'è noto, rappresenterebbe la dimensione più profonda del teatro del commediografo. C'è dunque da notare che un'attenta lettura delle scene in cui Molière inserisca la "maschera" del dottore porta alla conclusione che il drammaturgo non nutrì mai alcuna seria ostilità nei confronti dei medici. La stessa biografia dell'autore può risultare in questo senso illuminante: con Monsieur Mauvillain, suo medico personale, Molière avrebbe intrattenuto rapporti quanto meno cordiali, sia pure nella professata ironia da parte dell'autore verso la necessità di assumere i farmaci suggeritigli dal medico[6].

Elenco delle opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'effettiva data di nascita non è precisata nell'atto di battesimo, trascritto da E. Révérend du Mesnil in La famille de Molière, Parigi 1879, p. 66 (consultabile su Gallica).
  2. ^ [1]Sandro Bajini, Molière, i medici e la medicina
  3. ^ Sandro Bajini, Molière, i medici e la medicina [2][3].
  4. ^ Benedetta Montagni, Angelo consolatore e ammazzapazienti; La figura del medico nella letteratura italiana dell'Ottocento, Quaderni Aldo Palazzeschi, Le Lettere 1999, p.345.
  5. ^ Sandro Bajini, introduzione a Il Malato Immaginario, Garzanti, Milano 2011, p.260.
  6. ^ "Facciamo piacevoli conversazioni ... Quando sono malato, mi prescrive dei rimedi, io non li prendo e guarisco" (citazione tratta da Sandro Bajini, Molière, i medici e la medicina, ... ).[4][5]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Molière - Commedie - A cura di Luigi Lunari - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2006 ISBN 978-88-17-01098-6
  • Michail Afanas'evič Bulgakov - Vita del signor de Molière - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 1992 ISBN 978-88-17-16861-8
  • AA. VV., Molière, il comico, in «Atti & Sipari», n. 1, ottobre 2007 (con contributi di Concetta D'Angeli, Guido Paduano, Francesco Orlando, Giacomo Magrini)
  • Leontine Miglietti "Comme Moliere disait" - Spiridon - Aubagne 1949
  • Molière, Il malato immaginario, Garzanti, Milano 2011, p. 260
  • Benedetta Montagni, Angelo consolatore e ammazzapazienti. La figura del medico nella letteratura italiana dell'Ottocento, Quaderni Aldo Palazzeschi, Le Lettere 1999, p. 345
  • Jean-Léonor Gallois de Grimarest, Vita di Monsieur de Molière, Liberilibri, Macerata 2006

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