Sottoproletariato
Il sottoproletariato, nelle moderne società industriali, è la classe sociale economicamente e culturalmente più degradata, priva di coscienza politica e non organizzata sindacalmente, i cui componenti traggono il loro reddito da occupazioni vicine a quelle del proletariato ma tuttavia occasionali o talvolta invece sfocianti nell’illegalità. Il termine sorge per definire la classe sociale economicamente più debole rispetto al proletariato, che può vantare un reddito stabile e sicuro benché basso. Spesso si fa riferimento al sottoproletariato "urbano", proprio per sottolinearne i caratteri di tipicità nei contesti cittadini e metropolitani.
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[modifica] Cenni storici
Già nell'antica Roma nacque l'esigenza di definire una classe al di sotto dei proletari, per poter portare a termine con efficacia i censimenti. Se nei secoli successivi la figura dei sottoproletari venne sempre più associata a quella dei vagabondi e dei mendicanti, nel 1848 Karl Marx li definì come ladri e delinquenti, privi di mestieri, senza scrupoli e lazzaroni.[1]
Nel corso del Novecento si è diffusa la convinzione che il sottoproletario sia più che un segnale di arretratezza, un'inevitabile conseguenza del modello di sviluppo capitalista.
[modifica] Caratteristiche
Gli studi sociologici riguardanti il sottoproletariato, hanno evidenziato una serie di elementi caratterizzanti quali l'incapacità di organizzarsi politicamente e socialmente, la mancanza di un potenziale rivoluzionario, l'assenza di mobilità sociale, la disorganizzazione e caoticità quotidiana, una disoccupazione cronica e una possibile fonte di utilizzo come manovali della malavita e di bracci armati di terrorismi politici.[1]
[modifica] Cause e origini
Gli studi sociologici contemporanei hanno individuato alcune cause comuni presenti nelle realtà moderne, tra le quali annoveriamo uno sviluppo economico a macchia di leopardo, una disorganizzazione sociale dovuta sia a motivi economici sia a fattori politico-militari, un mercato del lavoro libero, un sempre più crescente cinismo selettivo che esclude dal mercato del lavoro, per motivi di età o per pastoie burocratiche e normative, individui ancora in grado di svolgere determinate mansioni, una urbanizzazione incontrollata tendente a creare nuovi ghetti.[1]
[modifica] Note
- ^ a b c "Sociologia dell'economia e del lavoro", di Luciano Gallino, Utet, Torino, 1989, pag.238-241, voce "Sottoproletariato"
[modifica] Bibliografia
- L. Chevalier, Classi lavoratrici, Bari (Parigi), 1976 (1958).
- P. Vercauteren, Les sous-prolétaires, Bruxelles, 1970.
- C. Donolo, Sviluppo ineguale e disgregazione sociale, Quaderni Piacentini (pubbl.n.47), 1972.